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9788831547673Il giorno 9 agosto 2015 è morto ad Amandola Padre Pietro Lavini, il Muratore di Dio nato a Potenza Picena il 7 luglio del 1927.

Padre Pietro è conosciuto in particolare perché dal 1971 ha ricostruito da solo l’antico Monastero di San Leonardo sui monti Sibillini in territorio del Comune di Montefortinio.

A distanza di un anno dalla sua morte, il giornalista e scrittore Vincenzo Varagona di Ancona ha scritto un libro molto interessante dove si ripercorre la storia millenaria del Monastero di San Leonardo e l’impegno di padre Pietro alla sua ricostruzione, impresa definita da tutti fin dall’inizio “da matto”, e non di certo incoraggiata dai suoi confratelli cappuccini del Santuario della Madonna dell’Ambro, che dai suoi familiari, ed in particolare da sua sorella Armanda Lavini.

Il libro è stato pubblicato dalle Edizioni Paoline di Roma ed è in vendita al prezzo di € 16,00. È stato presentato presso il Monastero di San Leonardo il giorno martedì 9 agosto 2016 in occasione dell’anniversario della sua morte e contiene una prefazione del Cardinale Edoardo Menichelli, una presentazione di padre Gianfranco Priori, Rettore del Santuario della Madonna dell’Ambro oltre all’introduzione dell’autore, Vincenzo Varagona, giornalista dal 1982, collabora con Avvenire e Famiglia Cristiana, e dal 1987 lavora alla redazione del TGR delle Marche.

È nato a Lecco nel 1960 e vive in Ancona, ha pubblicato diversi libri.

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Padre Pietro Lavini all’età di 26 anni. Prop. Prop. Famiglia Lavini Domenichini.

 

Il libro inoltre contiene diverse interviste a persone che hanno conosciuto p. Pietro ed hanno collaborato con lui alla ricostruzione del Monastero di San Leonardo. Contiene anche l’ultima sua intervista data a Vincenzo Varagona poco prima che lui si sentisse male ed è stato ricoverato d’urgenza con l’eliambulanza presso l’Ospedale di Ancona, per poi proseguire il suo calvario presso l’Istituto S. Stefano di Porto Potenza Picena ed infine alla RSA di Amandola dove è morto il giorno 9 agosto 2015.

Dalle interviste di quanti lo hanno conosciuto emerge un personaggio straordinario, visionario, che ha portato a termine un’impresa giudicata da tutti impossibile fin dall’inizio, ma che poi molti si sono affiancati al suo lento ricostruire un luogo che oggi è diventato meta di pellegrinaggio di molti fedeli, si parla di oltre 30.000 presenze all’anno.

Senza ripetere quello che hanno già scritto altri parlando di questo libro, vorrei mettere in risalto alcuni aspetti che legano p. Pietro a Potenza Picena, la città che lo ha visto nascere in Via S. Croce da Nazzareno e Palmina Reucci. In particolare questa sua predisposizione a fare il muratore, capace di poter portare a termine un’opera colossale. Potenza Picena è stata sempre famosa per i suoi muratori e manovali, grazie anche al fatto che nella nostra città hanno operato personaggi come il Prof. Umberto Boccabianca ed il Prof. Giuseppe Asciutti che nel contesto della Scuola d’Arte applicata all’Industria “Ambrogio Della Robbia”, con la sezione femminile “Margherita di Savoia” hanno formato in particolare muratori, fabbri, falegnami, sarte e ricamatrici.

Padre Pietro ha risentito sicuramente nella sua formazione di questa influenza locale, in particolare questa sua capacità edilizia di muratore nasce proprio da questo contesto secondo il mio modesto parere.

Inoltre la sua incrollabile fede religiosa che lo ha portato a vestire l’abito dei cappuccini, come suo fratello p. Isidoro, ha sicuramente risentito del favorevole clima religioso che si poteva vivere a Potenza Picena, l’antica Monte Santo, città dove si trovavano ben 27 luoghi di culto, Chiese, Cappelle private ed oratori, oltre a 7 Monasteri e Conventi.

Dall’intervista del nipote di p. Pietro, il Prof. Silvano Domenichini, emerge che suo zio, tanto preso nell’opera di ricostruzione del Monastero di San Leonardo, all’età di 88 anni non avesse mai fatto la richiesta della pensione.

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Vincenzo Varagona

Inoltre all’inizio della sua esperienza nell’ordine dei Cappuccini, quando si trovava a Cingoli, i suoi familiari per andarlo a trovare e portargli qualche cosa partivano a piedi da Potenza Picena, un tragitto andata e ritorno di circa 100 Km che poteva durare la bellezza di 24 ore. L’ultima cosa curiosa che molti ricordano nelle loro interviste è il liquore che era solito preparare p. Pietro ed offrire ai suoi amici, la cui formula è rimasta segreta, ma che utilizzava mistrà insieme a fogliame e radici macerate nell’alcool che lui stesso raccoglieva a San Leonardo, liquore da tutti chiamato “antisismico”, cioè per quanto era forte ed intenso chi lo beveva non sentiva neppure le scosse di terremoto.

Per concludere il libro di Vincenzo Varagona è molto interessante e consiglio a tutti di leggerlo, scorre molto facilmente ed alla fine si rimane con un arricchimento straordinario, alla luce dell’esperienza di p. Pietro, il Muratore di Dio di Potenza Picena, che da solo ha portato a termine un’opera miracolosa che rimarrà nei secoli.

Ci si augura infine che questo libro possa essere presentato a Potenza Picena, la sua città natale.

Ringraziamo il Prof. Silvano Domenichini per averci messo a disposizione il libro di Vincenzo Varagona.

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Carta di identità di p Pietro Lavini rilasciata dal Comune di Loreto nel 1953. Prop. Famiglia Lavini Domenichini.

 

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Un anno fa moriva padre Pietro Lavini il “muratore di Dio” di Potenza Picena. Un libro del giornalista Vincenzo Varagona lo ricorda.

a cura di Graziella Carassi

Padre Ortensio da Spinetoli con i coniugi Gino Carassi e Clarice Rampioni.

Padre Ortensio da Spinetoli con i coniugi Gino Carassi e Clarice Rampioni.

Desidero portare alla memoria di molti, non solo della mia, la figura del grande Religioso Esegeta e Biblista, Padre Ortensio da Spinetoli, a poco più di un anno dalla morte, avvenuta a Recanati il 31 marzo 2015, all’età di 90 anni.

E’ stata officiata per Lui una Messa di commemorazione a Spinetoli, nel “Santuario della Madonna “, miracolosa per i soldati in guerra i quali, da tutta la provincia di Ascoli Piceno e da altre parti, si rivolgevano a Lei per ricevere la Sua protezione e che poi l’avevano ringraziata con molti ex–voto. Questa chiesa è situata di fronte alla casa natale di Nazzareno Urbanelli (il futuro p. Ortensio), dove il bambino andava a prestare il suo servizio di chierichetto.

Alla cerimonia, oltre a parenti e ad amici, erano presenti i giovani della famiglia Urbanelli, con i figli e i nipoti di Francesco, fratello del defunto , insegnante a riposo di 95 anni , che non è stato messo al corrente della morte di Ortensio. Però era rappresento da sua moglie Adelfia. Gli altri due fratelli, p. Callisto e p. Agatangelo, anch’essi Frati Cappuccini e scrittori, sono morti da tempo.

Fra i veri amici, ritengo di potermi ascrivere anche io. Conobbi p. Ortensio ad Osimo , alla metà degli anni ’60, ad una conferenza da Lui tenuta sull’ “Infanzia di Gesù”. C’era un clima di forte attesa, quel giorno, perché la notorietà nazionale ed internazionale del grande studioso biblico, e la novità delle sue osservazioni teologiche attraevano e richiamavano l’attenzione di molte persone, anche di quelle che Gli si sarebbero rivelate in radicale opposizione.

Fin dall’inizio fui colpita dal suo naturale coraggio nell’affrontare temi spinosi, segno di una limpidità di fondo, dalla sua apertura intellettuale scevra da pregiudizi, ipocrisie e chiusure mostrati talvolta da una certa parte della Chiesa. E soprattutto venni attratta dalla sua capacità di accoglienza e dalla grande umanità, come pure dalla bonarietà, non semplicistica, che lo contraddistinguevano. L a sua naturale elasticità mentale era arricchita da studi approfonditi che avrebbero potuto rischiare di renderlo individualista, ma che invece completavano la sua personalità rendendolo propenso al rapporto. Un dialogo autentico, in cui il ricercatore teneva conto dell’altro, non effettuando alcun tentativo di facile prevaricazione, ma senza neppure rinunciare ad esprimere le proprie idee, non tradizionalistiche anzi audaci e non sempre immediatamente condivisibili. Per di più, possedendo un rilevante strumento di comunicazione come la conoscenza di ben sette lingue straniere, tra cui l’ Aramaico ed il Greco antico, riusciva a trasmettere oralmente quei concetti , derivati dalla sua attività di ricercatore, che andava esprimendo per iscritto. (E’ autore di ben venticinque libri e di numerosissimi articoli!!…). Dialogava semplicemente con tutti, spinto dalla necessità interiore di far comprendere, chiarire. La sua esegesi attenta mirava anche a liberare le Sacre Scritture dagli aspetti sociali e ambientali dell’epoca , allo scopo di rendere il messaggio evangelico assoluto e generalizzabile. Da ciò p. Ortensio traeva un chiaro indirizzo : riportare il Cristianesimo alla semplicità, all’umiltà ed alla povertà delle origini. Quando Cristo si proclamava il servo dei servi e non il Re dei Re. Lo studioso, seguendo gli insegnamenti evangelici, aveva fortemente intaccato l’immagine di un Dio giudice severo a favore di un Dio misericordioso, e lui stesso , nella sua funzione di confessore, praticava nel giudizio La Misericordia. Era convinto che il senso di colpa, appesantito da un giudizio impietoso, imprigiona la persona, la paralizza, impedendole non solo di liberarsi dal male ma anche di riprendere la via del bene. Esprimeva per questo grande forza nell’incoraggiare colui che era prostrato dal peccato. E’ grazie a queste idee di autentica cristianità che aveva instaurato una proficua corrispondenza epistolare con Papa Francesco, dal quale si sentiva compreso a fondo, corrisposto e per questo accolto, al contrario di certe Autorità Ecclesiastiche del passato che lo avevano emarginato.

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Padre Ortensio da Spinetoli con i coniugi Gino Carassi e Clarice Rampioni.

A distanza di poco più di un anno dalla sua morte, mi fa piacere parlare di Lui, quasi allo scopo di tenerlo ancora in mezzo a noi, come persona e come sacerdote, anche se in lui queste due immagini andavano a coincidere. Egli ha riservato a me ed ai miei familiari tanti anni di profonda amicizia, partecipando con la sua funzione di Religioso ai momenti più significativi della famiglia. In particolare ha benedetto i miei genitori per il 50 anniversario del loro matrimonio, le gioiose Nozze d’Oro, evento che ha riunito tutti noi, figli e nipoti, attorno ai nostri cari nell’allegria. Egli stesso vi ha partecipato con i medesimi sentimenti perché era considerato affettivamente, e si considerava , uno di noi. Una cerimonia proprio intima, nella Chiesetta di legno del lungomare di S. Benedetto del Tronto. C’era mio fratello maggiore, Guido, sua moglie Maribel , laureata in Medicina e chirurgia a Madrid, trasferitasi con la famiglia a Caracas, dove esercitava la professione di anestesista , ruolo che ha poi continuato a rivestire, dopo il matrimonio con un marchigiano e dopo la convalida della Laurea e della specializzazione a Roma, all’Ospedale Maggioni di Ascoli Piceno , ed il loro figlio, adolescente, ErmesGuido; mio fratello Giampiero, secondogenito, sua moglie Tina (Benedettina), figlia della famosa maestra Pavoni di S. Benedetto del Tronto, e le loro figlie adolescenti: Monica, Clarice, Barbara. I soli “invitati” erano le persone a noi più vicine e care: zia Fortunata, sorella di mio padre Gino, che da Offida era andata a vivere con Guido ad Ascoli; il padre di mia cognata Maribel, il Dott. Luis de Léon, anch’egli medico a Caracas, in pensione in quel momento, e che passava alcuni mesi dell’anno ad Ascoli; la signora Maria Canullo, dirimpettaia del nostro appartamento, la quale, pur non essendo nostra parente diretta, aveva, con le figlie Tiziana e Teresa, un posto importante nel cuore di mia madre ed in quello di noi tutti.

P. Ortensio è stato inoltre presente in altri avvenimenti fondamentali, pur se tristissimi: ha officiato il rito funebre di mio padre, quello di mia madre, ed infine quello di mia zia Fortunata, seguendoci al Camposanto di Offida in un gesto di profonda condivisione del dolore.

A proposito della orazione funebre di mia madre, Clarice Rampioni Carassi, non dimenticherò mai alcune parole di quel sacerdote ispirate da grande fede, consolatorie e affettuose insieme, alcune delle quali tratte dal Vangelo ed altre concernenti le sue proprie riflessioni: “ La nostra vera patria è nei cieli (Fil. 3,20 – 21) … la morte non è la fine, ma l’inizio della vita. Essa riguarda noi, non Clarice. Siamo noi ora gli infermi, i paralitici, i ciechi che attendono la guarigione. Non dipende dal nostro credere o non credere il destino di felicità che ci attende, come non dipende da nessuno di noi l’esistere o il non esistere. Possiamo solo accettarlo di buona volontà , come ha fatto lei che nella fede ha trovato sempre la sua serenità e la sua pace. Personalmente ho conosciuto la Signora Clara circa 25 anni fa. Era una persona riguardosa delle situazioni e delle persone. Mi è venuto qualche volta in mente che avrebbe voluto anche a me dire qualcosa. Forse non era convinta della nuova linea che il Concilio aveva accordato ai sacerdoti e che poteva apparire più laicale che religiosa, ma non ha mai detto una parola. L’ha accettato con quella cortesia, bontà e rispetto che le erano abituali. Carissimi, la partenza di un nostro caro lascia sempre un vuoto in noi e attorno a noi. Ci mancherà una persona insostituibile, cara. La fede non varrà a cancellare il dispiacere della sua assenza, ma al di là delle distanze che ci separano, la Signora Clarice è ancora con noi, in un piano superiore del grande edificio in cui pure noi abitiamo, solo che lei è più in alto e ci saluta dal suo nuovo balcone con la sua abituale festosità e con il suo sorriso, e ci attende, in un giorno che nessuno sa quale, presso il Signore della luce. Lei con tutta la sua realtà corporea e spirituale ha acquisito una nuova esistenza , si muove e parla con i suoi congiunti (e sono i più!) compagni di viaggio. Un mondo più bello dove violenze e lutti non esistono . Nel nostro dolore troviamo conforto nella parola del Signore che supera ogni nostra attesa. Con la Liturgia ripetiamo ancora una volta anche noi “La VITA ETERNA dona a noi Signore, splenda su di lei la luce perpetua, VIVA in pace. Così sia.”

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Padre Ortensio da Spinetoli con i coniugi Gino Carassi e Clarice Rampioni.

Parole così semplici, convinte, genuine, direi candide, tali da giungere naturalmente al cuore di noi tutti, portandovi calore e speranza.

Desidero anche ricordare che in un momento di grande mio dolore, p. Ortensio mi spedì in una lettera “La preghiera del Viandante”, da “La Grande Sintesi”, che sarebbe interessante riproporre qui per intero. Mi limito a riferirne alcune frasi:

“Quando la tempesta ruggisce e la terra trema, una voce ti dice: Dio. E la visione stupenda supera ogni dolore… Rispondi, o anima, all’immenso amplesso e sentirai veramente Dio. Se l’intelligenza dei Grandi si prostra e venera…. si accosta al Divino per le vie del dolore e dell’amore, lo sente per le vie di questa più profonda Sapienza. Così prega, o anima stanca. Posa il capo sul Suo petto e riposa”

Nella stessa busta inserì anche ”La preghiera del Grande Spirito”, scritta dal Capo Sioux, di cui riporto qualche frase:

“Sono piccolo e debole. Ho bisogno della tua forza e della tua saggezza. Fammi camminare fra le cose belle. Fa’ che i miei occhi ammirino il tramonto rosso, fa’ che le mie mani rispettino ciò che tu hai creato e le mie orecchie siano acute nell’udire la tua voce”.

P. Ortensio aggiunse ad entrambi gli stampati, quasi a scusarsi, queste parole scritte di suo pugno :
“CARISSIMA, AVREI VOLUTO, DOVUTO, INVIARTI DUE RIGHE PIU’ PERSONALI, RICORDANDOTI TUTTA LA MIA STIMA E FIDUCIA CHE SEMPRE HO AVUTO IN TE DA QUANDO CI INCONTRAMMO LA PRIMA VOLTA AD OSIMO ED IN SEGUITO SEMPRE CON EGUALE SIMPATIA, MA MI MANCA IL TEMPO PER FARLO. NON PERDERE LA SPERANZA, TIENITI FERMA IN CHI NON TI HA PERSO MAI DI VISTA, GINO E CLARICE, E IL SOTTOCRITTO P. ORTENSIO.”

Grazie, caro p. Ortensio! Come per te il messaggio del Vangelo è guida alla tua vita, anche per me “la tua parola è lampada ai miei passi”.

Graziella, con affetto

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9788831547673Abbiamo iniziato il giorno 15 maggio del 2008 questa straordinaria avventura del nostro blog. Dopo otto anni e tre mesi abbiamo raggiunto un traguardo impensabile all’inizio.
Con l’articolo che ricorda l’anniversario della morte di padre Pietro Lavini “il muratore di Dio” che ha ricostruito l’Eremo di San Leonardo sui Monti Sibillini, abbiamo raggiunto i 500 articoli pubblicati sul nostro sito.
C’erano tre obiettivi che avevamo e tutti a che fare con il 5. Il numero delle pagine consultate dai nostri lettori, con 500.000 raggiunto il giorno 28 maggio 2016, 500 articoli pubblicati, raggiunto il giorno 8 agosto 2016. Ora manca l’ultimo obiettivo, cioè le 5000 tra foto e documenti che noi ospitiamo nel nostro blog dall’inizio di questa esperienza.

Ad oggi siamo arrivati a quota 4517, mancano ancora 483 foto e documenti e pensiamo di poterlo raggiungere entro al fine del 2016 o al massimo agli inizi del 2017. Il nostro blog nel giro di poco più di 8 anni è diventato sicuramente un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono conoscere Potenza Picena, la sua storia, tradizione, cultura, arte e i suoi personaggi più significativi.
È una vera e propria enciclopedia locale aperta ed in continua evoluzione. Ringraziamo tutti i nostri lettori con l’augurio di poter essere sempre di più al servizio della nostra comunità in futuro.

Grazie in particolare a tutti coloro che ci seguono dall’Argentina, e sono molti. In questa nazione a noi molto vicina anche se lontana come distanza, oggi vivono tantissimi discendenti dei nostri emigrati che sono partiti tanti anni fa e che vogliono conoscere meglio la città di origine dei loro avi. Quando vengono in Italia, Potenza Picena per loro è una meta obbligata e noi li accogliamo sempre a braccia aperte.
Un ringraziamento particolare va rivolto al nostro webmaster Rodolfo Cingolani, fondamentale nella gestione del blog. Rodolfo dedica tanto del suo tempo libero e non solo alla migliore cura del sito. Grazie al fotografo Sergio Ceccotti che con la sua professionalità è riuscito a dare qualità tecnico-artistica alle immagini che pubblichiamo sul nostro sito. Grazie anche ai servizi fotografici di Mario Barbera Borroni, sempre disponibile quando noi lo chiamiamo. Grazie alle ricerche ed approfondimenti del Prof. Gianfranco Morgoni. I suoi lavori sicuramente arricchiscono di contenuti qualificanti il blog. Un ringraziamento speciale va rivolto alla Dott.ssa Simona Ciasca per la sua disponibilità e collaborazione a scrivere insieme a me articoli che riguardano il patrimonio storico, artistico e architettonico della nostra città. Grazie ad Emilio Zamboni per le sue continue traduzioni dall’italiano allo spagnolo e viceversa, legame fondamentale con i nostri discendenti in Argentina. Grazie infine a George Dernowski e Loretta Lazzarini per le loro traduzioni in inglese e francese.

Siamo orgogliosi del nostro lavoro collegiale, che cercheremo sempre di più di allargare ad altri collaboratori che amano la nostra città sempre ed esclusivamente con l’obiettivo di essere al servizio della nostra comunità, senza altri fini.

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Padre Pietro Lavini

Un anno fa, il giorno 9 agosto 2015, moriva ad Amandola padre Pietro Lavini, per tutti “il muratore di Dio”, il frate cappuccino eremita di Potenza Picena che da solo ha ricostruito il Monastero di San Leonardo sui Monti Sibillini.
Pochi giorni prima, il 31/7/2015, era morto il fratello, padre Isidoro, anche lui frate cappuccino.
La morte di padre Pietro Lavini è stata una grave perdita per la comunità marchigiana. Sia padre Pietro che il fratello padre Isidoro sono stati sepolti nella cappella della Comunità dei Cappuccini e di Frati Minori di Potenza Picena, presso il cimitero del capoluogo.
La tomba di padre Pietro è meta continua di tanti suoi estimatori, che vengono da ogni parte delle Marche.
Il registro delle firme è pieno di testimonianze dedicate a lui.
Il giornalista RAI Vincenzo Varagona ha scritto un libro dedicato a padre Pietro Lavini, per le edizioni Paoline di Roma in vendita al prezzo di € 16,00 dal titolo “Il Muratore di Dio Padre Pietro Lavini e il Monastero di San Leonardo”.
9788831547673Il giorno 9 agosto 2016 in occasione dell’anniversario della morte di Padre Pietro Lavini, il libro verrà presentato al Monastero di San Leonardo. Saranno presenti l’autore Vincenzo Varagona, il Sindaco di Montefortino Domenico Ciaffaroni, madre Ida Del Gobbo, Abbadessa del Convento Benedettino di Santa Vittoria in Matenano, Alberto Palma, Presidente della Carifermo. Porterà i saluti il reverendo Card. Edoardo Menichelli.
Ci si augura che questo importante libro possa essere presentato anche a Potenza Picena, la città che ha visto nascere padre Pietro Lavini il giorno 9 luglio 1927 in via S. Croce n. 379.
La casa, che è la stessa dove attualmente abita sua sorella Armanda con il nipote Prof. Silvano Domenichini, potrebbe ospitare una targa che ricordi a tutti dove è nato “il muratore di Dio”.

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Organo da sala Giovanni Fedeli del 1757. Foto Sergio Ceccotti.

Organo da sala Giovanni Fedeli del 1757. Foto Sergio Ceccotti.

Potenza Picena possiede all’interno del suo patrimonio artistico uno straordinario organo da sala Giovanni Fedeli del 1757.
L’organo in oggetto nel passato si trovava nella cantoria della Chiesa di Sant’Agostino di Potenza Picena ed era stato abbandonato al suo destino, come era successo per l’intero complesso degli Agostiniani. L’importanza di tale organo è stata sempre messa in risalto dal fotografo Bruno Grandinetti, ma solo il 10/7/1997, quando gli studiosi Paolo Peretti e Fabio Quarchioni hanno individuato l’autore dello strumento e l’anno di costruzione dietro alla canna centrale, la sua importanza storica e strumentale è risultata evidente.
Dalle loro ricerche è emerso che l’organo proveniva dal Monastero delle Clarisse locali che lo avevano acquistato nel 1766 dai conti Compagnoni Marefoschi.
Questa nobile famiglia santese, famosa per il suo mecenatismo in campo musicale, dovrebbe averlo commissionato al costruttore Giovanni Fedeli della Rocchetta di Camerino, l’attuale Corgneto di Serravalle di Chienti, nato il 22/10/1711 e morto il 26/4/1782, per tenerlo nel loro palazzo nobiliare di Via Silvio Pellico, dove si trova il Teatro “Aurora”, all’epoca salone dei ricevimenti e delle feste della famiglia.
Dopo che l’Amministrazione Comunale, guidata all’epoca dal Sindaco Mario Morgoni, ha avviato il recupero della Chiesa di Sant’Agostino, per una spesa complessiva di lire 1.150.000.000, anche il restauro di questo straordinario strumento del Settecento è rientrato nell’ambizioso progetto.
Il lavoro è stato affidato successivamente dal Sindaco Sergio Paolucci al restauratore di Camerino Michel Formentelli, per un importo di Euro 53.217 + IVA (il Comune ha potuto anche usufruire di un contributo da parte della Fondazione Carima di Euro 25.000). Il restauro è stato presentato alla popolazione di Potenza Picena il giorno 31 agosto del 2006, alle ore 16,00 alla presenza del restauratore Michel Formentelli, dell’Ispettore Onorario della Soprintendenza di Urbino, il M° Mauro Ferrante, degli studiosi Paolo Peretti e Fabio Quarchioni.

Organo da sala Giovanni Fedeli del 1757. Foto Sergio Ceccotti.

Interno Auditorium F. Scarfiotti. Foto Sergio Ceccotti.

Hanno suonato lo strumento restaurato i Maestri Mauro Ferrante e F. Muñoz (Spagna).
È stata sicuramente una giornata memorabile per la comunità di Potenza Picena che è ritornata in possesso di questo straordinario strumento del 1757, riascoltando a distanza di tanti anni di silenzio forzato, la sua meravigliosa melodia.
Ancora una volta un sogno di Bruno Grandinetti, il restauro dell’antico organo della Chiesa di Sant’Agostino, si è realizzato anche grazie alla sua perseveranza.
Questo articolo viene arricchito da un servizio fotografico curato con molta professionalità da Sergio Ceccotti, che ringraziamo.

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