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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri
780972Oltre duecento anni fa, nel 1817, nella notte di San Giovanni tra il 24 ed il 25 Giugno, a Macerata è stato organizzato il primo moto del Risorgimento marchigiano. Pochi animosi di Macerata e delle terre vicine, tra cui Monte Santo, Montelupone, Monte Cosaro, Montolmo (Corridonia), Loreto, Filottrano, Ancona, Fermo ed Ascoli Piceno, affiliati alla società Carbonara hanno tentato di insorgere contro “la tirannide sacerdotale e straniera, ma scoperti e oppressi giacquero nelle galere pontificie.” Il tentativo rivoluzionario probabilmente fallì perché qualcuno dei congiurati tradì. Comunque non bisogna dimenticare il coraggio di tutti coloro che hanno messo a rischio la propria vita per lottare per la libertà e l’unità d’Italia. Questo ambizioso obiettivo è stato raggiunto solo il giorno 17 Marzo del 1861.
La città di Monte Santo, come quella vicina di Montelupone, è stata una del¬le realtà territoriali più attive nell’organizzazione di questo tentativo rivoluzionario. Forte da noi era la società Carbonara e molte riunioni si sono svolte in città.
Ma chi erano i santesi che hanno partecipato a questo fallito tentativo rivoluzionario del 1817 e che in due casi hanno anche pagato con la galera il loro impegno?
Il più importante è stato sicuramente Pierangelo Pierangeli, possidente, figlio di Saverio e di Teresa Ventura, nato a Monte Santo il giorno 17 Ottobre 1791. Aveva sposato la sig.ra Maria Tanfoni di Civitanova; era un ex carabiniere che aveva servito nel Corpo della Gendarmeria sotto il Governo di Gioacchino Murat, Re di Napoli.

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Stemma Comunale tratto dal frontespizio del Catasto rustico di Monte Santo (1762-1765) presso l’archivio storico di Potenza Picena, disegnato da Giuseppe Federici.

Pierangeli era l’elemento di spicco che poteva tenere i contatti con gli organizzatori di questo tentativo rivoluzionario marchigiano-romagnolo, i vari Papis, Riva, Carletti e Braga. Per questo suo ruolo strategico nel complotto venne condannato dal Tribunale di Roma all’ergastolo a vita e fu rinchiuso nel Forte di Civita Castellana (VT) il giorno 24/11/1818 e venne messo in libertà solo il giorno 26/2/1831.
Un altro condannato dal Tribunale di Roma è stato Luigi Fioretti, di Monte Santo. Gli è stata inflitta la pena di anni 7 ed è stato rinchiuso nel Forte di Civita Castellana fino al giorno 16/7/1822, dopo di che è stato trasferito al carcere di Macerata.
Altri santesi hanno partecipato a vario titolo a questo tentativo rivoluzionario, ma non sono stati condannati dal Tribunale di Roma; tra di loro troviamo Bernardino Canepini, Luigi Canepini, Vincenzo Michelangeli e Fedele Somma.
A testimonianza di quanto avvenuto a Macerata nel 1817, in via Garibaldi, sulla parete del Palazzo Cioci, oggi si trova ancora una lapide marmorea con il seguente testo:

Nel 1817
Pochi animosi di Macerata e delle terre vicine affratellati nella società dei Carbonari qui si accordarono
per insorgere contro la tirannide sacerdotale e straniera ma scoperti e oppressi giacquero nelle galere pontificie

Noi con questo articolo abbiamo voluto ricordare e rendere omaggio a tutti i santesi che hanno partecipato in vario modo a questo fallito tentativo rivoluzionario del 1817. Già nel 1950 Norberto Mancini nel suo libro “Potentini illustri”, aveva reso omaggio ai nostri Carbonari santesi.

Notizie tratte da:
“Potentini Illustri” del 1950 di Norberto Mancini, Recanati Tipografia Pupilli.
Domenico Spadoni “Il tentativo rivoluzionario marchigiano-romagnolo del 1817 – Atti e Memorie della Regia Deputazione di Storia per le Marche, serie IV, volume III, anno 1926”. “La Rucola” di Macerata n° 233 dell’ottobre 2017, articolo di Romano Ruffini.

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Galleria di una grotta che attraversa il centro storico.

Tratto di una galleria che attraversa il sottosuolo del centro storico

a cura di Luca Carestia

Sono passati poco più di trent’anni da quando Sergio Anselmi e Gianni Volpe esortavano ad indagare sotto ogni centro storico di collina, ponendo attenzione a un’altra città fatta di cunicoli e labirinti, di sotterranei ramificati e collegati tra loro [1]. Da allora la conoscenza di questi spazi è cambiata, ovvero si è assistito a un graduale e crescente interesse verso questi ambienti sia da un punto di vista storico-culturale che in ambiti più strettamente tecnico-urbanistici.

Per la città di Potenza Picena il quadro che ad oggi emerge si compone di tipologie ipogee abbastanza comuni. Si ha notizia di fosse granarie nella Piazza Matteotti, di una neviera nella zona del Parco delle Fontanelle e di pozzi e cisterne collocati in proprietà pubbliche e private del centro urbano. Cenni di sistemi cunicolari di varia estensione sono segnalati in diverse zone del territorio comunale, mentre lo scavo di gallerie utilizzate come rifugio antiaereo ha interessato principalmente la zona che si estende da via Scarfiotti a via Le Rupi. A queste opere si aggiunga poi la fitta trama di grotte private che costituisce il corpus più diffuso di una realtà sotterranea che ha sedotto (e seduce) la curiosità e la fantasia di molti.

174 hoepli

Planimetria di una grotta tratta da un manuale Hoepli del 1910. Si noti la disposizione delle botti all’interno delle nicchie.

Utilizzate principalmente come deposito di materiale di vario genere, la forma di queste ultime si caratterizza da una o più gallerie di varia lunghezza che si sviluppano da un corridoio principale. Una serie di nicchie di dimensioni pressoché simili si dispongono ortogonalmente all’interno di queste gallerie divenendo deposito per botti o altro.

Sebbene tale forma risulti abbastanza riconoscibile nelle sue innumerevoli variazioni, non raramente accade di imbattersi in cavità che presentano caratteristiche non riconducibili ad un unico modello. Capita infatti che, a seguito di particolari necessità, la grotta subisca nel tempo degli interventi che ne modificano la volumetria, rendendo complessa l’identificazione delle varie fasi evolutive e dei motivi che ne hanno giustificato lo scavo.

La ricerca di materiale documentale risulta quindi di fondamentale importanza perché può restituirci delle utili informazioni sulle probabili cause di un determinato intervento, offrendoci inoltre nuovi punti di vista su segni e forme che magari non “dicono nulla” ma che possono svelare le tracce di un vissuto sino a quel momento ignorato.

A tal proposito una grotta privata posta a ridosso delle mura urbiche può rivelarsi un utile esempio.

Un rifugio antiaereo privato

La cavità in questione (che chiameremo “Grotta Rifugio”) presenta una lunghezza complessiva poco inferiore ai 70 m e un dislivello di circa 8 m. Dallo schizzo planimetrico appare sin da subito evidente uno sviluppo differente tra due diverse zone. Un primo settore può essere individuato nel tratto iniziale della grotta (di colore grigio), caratterizzato dalla lunga scalinata di accesso dal cui fondo avanza un corridoio con nicchie che da esso si sviluppano ortogonalmente. Da una di queste si estende quello che potremmo definire il secondo tratto (di colore bianco), identificabile con una lunga galleria che, ramificandosi nel tratto finale, procede nel senso inverso alla scalinata d’accesso.

Schizzo planimetrico della

Schizzo planimetrico della “Grotta Rifugio” .

Se il tratto iniziale (sebbene non eccessivamente articolato) presenta le caratteristiche tipiche di ambienti adibiti al deposito o alla conservazione di vari prodotti, le finalità di utilizzo della lunga galleria appaiono incerte. 

La consultazione di una lettera conservata presso il nostro Archivio storico ne fuga però ogni ipotesi. Nelle poche righe della missiva (scritta nel febbraio del 1944) si fa infatti menzione degli scavi che venivano condotti nelle mura del Gioco del Pallone per ricavarne dei rifugi antiaerei. La Superiora Generale dell’Istituto dell’Addolorata ammoniva l’ingegnere comunale circa le gravissime conseguenze di quest’azione per la stabilità del complesso, affidando al Municipio la responsabilità di eventuali danni.

Testimoniando in maniera inequivocabile l’attività di scavo condotta nella zona in quel periodo, tale documento ci offre quindi l’opportunità di prendere in considerazione che parte dell’ipogeo in questione sia stato utilizzato come ricovero antiaereo e che quindi le estreme diramazioni possono essere riconducibili a tale finalità.

Galleria della "Grotta Rifugio"

La lunga galleria che conduce al fondo della “Grotta Rifugio”.

D’altra parte va notato che  lo scavo di cavità a scopo protettivo era già abbastanza diffuso e molte grotte private furono utilizzate (si veda il commento della signora Giovanna Pistarelli riguardo la l’utilizzo della grotta esistente presso il palazzo Cenerelli Campana) e riadattate per le medesime esigenze in base ad una serie di norme emesse sin dai primi anni del 1930.

Dalla pubblicazione di piccoli fascicoli informativi dove si esortavano i cittadini a sistemare gli ambienti sotterranei delle loro abitazioni in modo da neutralizzare gli effetti di piccole bombe e dall’invasione dei gas tossici, si passò all’emanazione di normative che regolamentavano lo scavo dei rifugi attraverso specifici criteri costruttivi.

Esortando le autorità competenti ad eseguire un controllo sugli scavi effettuati in prossimità dell’Istituto, il timore espresso dalla Superiora Generale si fondava pertanto sulla mancata osservanza di tali norme. D’altra parte la necessità di seguire precise indicazioni nella costruzione era stata sottolineata anche in una comunicazione emessa nel gennaio 1944 dal commissario prefettizio. In essa, infatti, si chiedeva di effettuare una preventiva autorizzazione allo scavo dato che si era osservato che gruppi di vari cittadini eseguivano tali operazioni senza quegli accorgimenti tecnici che devono dare quel minimo di garanzia per l’incolumità delle persone.

 

[1] Sergio Anselmi, Gianni Volpe, L’architettura popolare in Italia. Marche, Laterza, Bari, 1987.

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Lega dei muratori  e manuali di Potenza Picena 1920.

Potenza Picena è la città dove storicamente ci sono stati sempre molti muratori. Nella Scuola d’Arte “Ambrogio Della Robbia”, fondata nel 1873 da Domenico Filippetti, poi ampliata e riqualificata dal prof. Umberto Boccabianca ed infine professionalizzata dal prof. Giuseppe Asciutti, si sono formati tantissimi muratori. Infatti nell’ambito di questa Scuola d’arte c’era un corso per i muratori, come c’era per fale­gnami, fabbri, calzolai, oltre alla sezione femminile “Margherita di Savoia” per sarte, ricamatrici e cucitrici.
Ma quanti erano i muratori, apprendisti e manuali di Potenza Picena e co­me erano organizzati? Scarse sono le notizie storiche.
Nel 1904 esisteva una Società dei Muratori di Potenza Picena che raggrup­pava 25 soci e svolgeva un ruolo sindacale a favore dei propri aderenti. Nel corso di una vertenza sindacale verificatasi nel 1920, abbiamo avu­to la possibilità di avere maggiori informazioni su questa categoria so­ciale molto importante a Potenza Picena. In quell’anno i loro rappresentanti sindacali, riuniti in due distinte associazioni, una di ispirazione cattolica, la Unione del Lavoro, rappresentata da Ermenegildo Zucchini, ed un’altra di ispirazione socialista, la Lega dei Muratori e manuali, capeggiata da Bonaventura Granati, Filippo Paoletti, Lavini Giuseppe e Paolucci Alessandro, hanno contrattato con i rappresentanti padronali le ta­riffe del lavoro dei muratori, manuali, apprendisti e donne di Potenza Pi­cena. La più grande organizzazione dei nostri muratori era sicuramente quella della Lega dei muratori che in quell’anno 1920 poteva contare ad­dirittura su un numero molto elevato di muratori di 1°, 2° e 3° livello, cioè 37, n° 14 apprendisti e n° 3 manuali, per un totale di 54 unità.

Bonaventura Granati

Tra di loro troviamo personaggi che hanno fatto la storia di Potenza Picena, come Bonaventura Granati, Filippo Paoletti, Attilio Riccobelli, Augusto Riccobelli, Giuseppe Riccobelli, Giuseppe Persichini, Carlo Cardina­li, Ruggero Piani, Manlio Piani, Augusto Cipollari, Domenico Lucia­ni e tanti altri che compaiono nell’elenco che la Lega dei Muratori e manuali di Potenza Picena ha consegnato alle autorità comunali. In quell’anno, cioè il 1920, addirittura sono riusciti, con la loro forza contrat­tuale, a predisporre un tariffario da applicare nel contesto della realtà di Potenza Picena e dove si nota che in questo settore ancora all’epoca venivano utilizzate le donne ed i fanciulli. Nella vertenza sindacale con i rappresentanti padronali addirittura Bonaventura Granati ha portato avanti la proposta di limitare l’orario giornaliero per i muratori a so­le 8 ore, in quanto molto faticoso.
Con l’avvento del fascismo queste rappresentanze dei nostri muratori e manuali sono state sciolte, in quanto espressione sia dei socialisti che dei cattolici popolari. Molti di questi muratori e manuali sono emigrati in Argentina per sfuggire al fascismo, ma la tradizione è continuata nel corso degli anni. I nostri muratori sono accorsi in 15, guidati dal ca­pomastro Bonaventura Granati, nel 1930 a Senigallia, per la ricostru­zione della città colpita da un violento terremoto, con l’impresa edile di Porto Recanati di Italo Frati. Sono emigrati in Francia, a Parigi, ne­gli anni dal 1956 in poi a centinaia, con l’impresa edile dei fratelli Pagnanini di Civitanova Marche.

Attilio Riccobelli. ASCPP.

La Lega dei Muratori e manuali di Potenza Picena era solita festeggiare San Martino, cioè il giorno 11 Novembre di ogni anno, con una iniziativa del loro sodalizio fuori Porta, in cui arrivavano in corteo con la pro­pria bandiera.
Una foto che ci è stata inviata dalla Francia, da Parigi negli anni scor­si da Candido Cardinali, figlio di Carlo ed anche lui muratore, secondo noi ritrae i muratori e manuali di questa gloriosa Lega di Potenza Picena negli anni Venti del Novecento, probabilmente è proprio del 1920 in occa­sione della vertenza sindacale, fotografia scattata da Secondo Torregiani, “Secondo Lo Ritrattista”, vicino al Pincio, nella scalinata di Via Castelfidardo. Questa fotografia nel passato è stata attribuita ai socialisti di Potenza Picena e pubblicata nel libro fotografico della storia del PCI nazionale.
È una bellissima foto di Potenza Picena e si possono riconoscere molti muratori, tra cui Attilio Riccobelli, Giuseppe Persichini, Carlo Cardinali, Filippo Paoletti, Nicola Spinaci (Nicolino La Gatta), Domenico Luciani e tanti altri.

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Prof. Bruno Brunacci

Prof. Bruno Brunacci

Il giorno 14 settembre 1919, cioè cento anni fa, moriva a Roma all’età di 40 anni il Prof. Bruno Brunacci, eminente fisiologo. Era nato a Potenza Picena il giorno 22 dicembre del 1879 da Cesare e da Giovanna (Anna) Bocci in via Corso n. 338 (l’attuale Corso Vittorio Emanuele II) nel palazzo oggi di proprietà di Alberto Rosciani.

La sua famiglia, proveniente da Civitanova (il nonno Ignazio è stato vis-duca di Civitanova, Governatore di Monte Cosaro e nobile di Morrovalle), era di origini toscane, e poteva annoverare tra i suoi antenati Piera, co­gnata di Dante Alighieri ed anche il Cardinale Ercole Brunacci-Consalvi, Segretario di Stato del Papa Pio VII. Anche la madre di Michelangelo Buonarroti era una Brunacci.

Il 12/12/1918 presso la Collegiata di S. Stefano di Potenza Picena si spo­sa con la Sig.ra Erminia (detta Lydia) Bocci, figlia del prof. Balduino Bocci, e dal loro matrimonio non avranno figli. Infatti Bruno Brunacci muo­re a Roma il 14/9/1919, a soli quarant’anni.

Compiuti gli studi classici, si iscrive all’Università di Roma, dove nel 1902 si laurea in medicina e chirurgia. Dall’ottobre dello stesso anno sino al novembre del 1912 è stato assistente nell’Istituto di Fisiologia dell’Università di Siena presso lo zio prof. Balduino Bocci, che poi succes­sivamente diventerà anche il suocero, (avendo spostato la figlia di Balduino, cioè sua cugina) ottenendo poi la docenza in fisiologia sperimentale. In seguito è stato assistente e quindi aiuto presso l’Istitu­to di Fisiologia dell’Università La Sapienza di Roma, chiamato dal fisiolo­go di fama mondiale Luigi Luciani.

Lydia Bocci

Lydia Bocci

Il prof. Bruno Brunacci portò preziosi contributi specialmente alla cono­scenza della secrezione parotidea e biliare dell’uomo, dell’adattamento de­gli anfibi all’ambiente liquido esterno mediante la regolazione della pres­sione osmatica dei loro liquidi interni e dell’importanza dei sacchi lin­fatici e della vescica urinaria.

Il prof. Bruno Brunacci è ricordato anche per un nuovo metodo per la preparazione dei brodi di carne negli stabilimenti militari.

Per molti anni l’opera di questo straordinario fisiologo a Potenza Picena non è stata conosciuta.

Dobbiamo a Norberto Mancini, che lo ha inserito di diritto tra i “Potentini illustri” nel suo libro uscito nel 1950 e successivamente anche nel volume “La mia terra” del 1954, se la nostra comunità ha potuto conoscere il valo­re di questo insigne fisiologo.

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Il prof. Bruno Brunacci con il fratello tenente Francesco Brunacci

A Potenza Picena dal 31/1/1970 (delibera del Consiglio Comunale n° 11) c’è una via dedicata a Bruno Brunacci. Si tratta del tratto di strada che da Viale Trieste costeggia il campo sportivo comunale “Luigia Favale-Scarfiotti- “Skorpion”, fino all’impianto in sintetico “Ferruccio Orselli”.

Notizie tratte da “Potentini Illustri” Tipografia – Pupilli – Recanati, 1950 e “La mia terra” – Ancona, 1954 di Norberto Mancini.

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Cav. Anselmo Anselmi

Uno degli storici più importanti delle Marche, il Cav. Anselmo Anselmi di Arcevia, Regio Ispettore ai Monumenti delle Marche, tra la fine dello Ottocento e gli inizi del Novecento ha contribuito a farci conoscere meglio sia il polittico di Vittore Crivelli del 1493, che le due opere in terracotta di fra Ambrogio Della Robbia nel periodo in cui egli ha vissuto a Monte Santo (tra il 1523 ed il 1527/28).

Anselmo Anselmi nato ad Arcevia nel 1859 e morto nel 1907 è venuto a Po­tenza Picena diverse volte ed ha avuto la possibilità di consultare il nostro archivio storico comunale, in particolare quello notarile che all’epoca si trovava ancora nella nostra città, mentre oggi si trova a Macerata.

Queste sue ricerche d’archivio hanno riguardato sia l’opera di Vittore Crivelli a Monte Santo del 1493, pubblicate sulla “Nuova Rivista Misena” e distribuite in Regione dal 1888 fino al 1897. In questa rivista si ap­profondisce la conoscenza del polittico di Vittore Crivelli che si tro­vava nel contesto della chiesa di San Francesco dei Frati Francescani Conventuali al Pincio.

Santa Caterina d’Alessandria, parte del polittico di Vittore Crivelli di Monte Santo del 1493. Esposta presso l’Asmolean Musem di Oxford.

L’approfondimento sulla presenza di fra Ambrogio Della Robbia a Monte Santo è stato pubblicato invece sulla Rivista di Firenze “Arte e Storia” del Di­cembre 1904. Di fra Ambrogio Della Robbia all’epoca erano presenti a Potenza Picena due opere, la Maddalena e la Pietà ne1 Palazzo Pierandrei.

Il metodo di ricerca di Anselmi si basava essenzialmente sulla consultazione di documenti di archivio storico, e grazie a lui si è potuto approfondire la conoscenza a Monte Santo delle opere di due grandi artisti del XV e XVI secolo italiano.

 

vittore crivelli web.pdf  – articolo del Cav. Anselmo Anselmi sul polittico di Vittore Crivelli di Monte Santo del 1493.

Adobe PDF icon Arte e storia.pdf – Copia della rivista “Arte e Storia” di Firenze del 31-12-1904 che riporta l’articolo dello storico marchigiano Anselmo Anselmi sul ritrovamento dei documenti che attestano la presenza di Fra Ambrogio della Robbia a Monte Santo negli anni Venti del Cinquecento.

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SANTA MARIA MADDALENA

A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Nel 1904 il cav. Anselmo Anselmi di Arcevia (1859-1907), Ispettore ai Monumenti delle Marche, ha scoperto nell’Archivio Notarile di Potenza Picena una straordinaria notizia. Il plastificatore fiorentino fra Am­brogio Della Robbia, frate domenicano, al secolo Francesco figlio di Andrea, nato a Firenze nel 1477 e morto a Monte Santo nel 1527/28, ha avuto nella nostra città casa ed officina nel quartiere di San Giovanni, nel periodo tra il 1523 ed il 1527/28 ed è stato cappellano nella Pieve di Santo Stefano della nostra città.

Questa scoperta del cav. Anselmo Anselmi è stata possibile grazie anche alla collaborazione con il Segretario Comunale di Potenza Picena, dott. Giuseppe Gazzoni.

Portale in terracotta del 1402 di Palazzo Properzi in Via Marefoschi a Potenza Picena. Foto di Sergio Ceccotti.

Secondo lo storico Anselmi a Potenza Picena Ambrogio Della Robbia ha la­sciato due importanti opere in terracotta: si tratta della Maddalena, conservata in Comune, ma che proveniva dalla Chiesa di Sant’Agostino, rubata il giorno 13 Gennaio del 1997 e mai più ritrovata e di un Redentore, busto, sempre in terracotta invetriata, di proprietà della famiglia di Giuseppe Pierandrei, ingegnere comunale. Quest’ultima opera attribui­ta ad Ambrogio Della Robbia, non si sa che fine abbia fatto.

Il 16 Dicembre del 1905 il consiglio comunale di Potenza Picena, su pro­posta del prof. Umberto Boccabianca, ha deciso di intitolare ad Ambrogio Della Robbia la locale Scuola d’Arte applicata all’industria.

Presepio in terracotta Sec. XVII – Scuola Marchigiana

Nel passato sono state inoltre attribuite ad Ambrogio Della Robbia altre opere d’arte presenti a Potenza Picena, tra cui i famosi portali in terracotta del palazzo oggi della famiglia Properzi in Via Marefoschi. In uno dei due portali si indica chiaramente una data, 1402. In quell’anno Ambrogio Della Robbia ancora non era nato, quindi questa attribuzione è sicuramente da scartare per evidenti motivi, la seconda attribuzio­ne, dell’avv. Silvano Mazzoni, è quella del presepio in terracotta delle Clarisse del sec. XVIII. Anche in questo caso gli esperti hanno dato una diversa attribuzione, cioè alla scuola marchigiana ed a un periodo di­verso dal sec. XVI

In ogni modo la presenza a Monte Santo di un artista del calibro di fra Ambrogio Della Robbia è pienamente documentata.

Notizie tratte dalla Rivista “Arti e Storia” del Dicembre 1904, articolo a cura del cav. Anselmo Anselmi.

Lucia Cingolani “Attività e opere dei Della Robbia nel maceratese”. Studia Picena Ancona Istituto Teologico Marchigiano Anno 1996 numero LXI.

“L’Ordine Il Corriere delle Marche” del 2/3 Gennaio 1906. Archivio Storico Comunale Potenza Picena.

Si ringrazia per la fattiva collaborazione il dott. Roberto Domenichini che ci ha fornito la copia della Rivista “Arti e Storia” del mese di Dicembre 1904.

 

Adobe PDF icon Arte e storia
Copia della rivista “Arte e Storia” di Firenze del 31-12-1904 che riporta l’articolo dello storico marchigiano Anselmo Anselmi sul ritrovamento dei documenti che attestano la presenza di Fra Ambrogio della Robbia a Monte Santo negli anni Venti del Cinquecento.

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V0000248 Horatius Augenius. Line engraving, 1688.Di Norberto Mancini

Un oblio ingiustificato, non da oggi, copre la memoria di alcuni potentini che, attraverso i secoli, recarono il loro valido contributo al progresso dell’arte sanitaria. Meritano di esser conosciuti non solo perché beneficiarono spesso l’umanità sofferente con geniali e severe conquiste, ma anche in quanto sono il decoro e il vanto della terra nativa e della nostra regione.

Il primo insigne medico di cui si occupano gli annali di Potenza Picena è Lodovico Augeni assai famoso nella professione sanitaria che esercitò nelle principali città della Toscana e della Romagna. Egli fu accettissimo a diversi principi francesi e al papa Cle­mente VII che lo prese al suo servizio.

Nel 1511 andò a insegnare nello studio di Perugia. Morì vecchissi­mo il 17 gennaio del 1573. Gae­tano Marini, nel primo tomo della sua opera «Degli archiatri pon­tifici», afferma che scrisse un «Trattatello dei vini».

Figlio del precedente è Orazio Augeni (1527-1603). Fu lettore di logica all’Università di Macerata. A Roma, nella Sapienza, tenne la cattedra di medicina teorica straordinaria per cinque anni, sino al 1558. In seguito si ritirò a vita privata. Ma per breve tempo, poi­ché il principe Carlo di Savoia gli assegnò la prima cattedra di medicina nello studio di Torino dove rimase sino al 1593. Fu as­sunto, in ultimo, alla cattedra di medicina teorica in Padova. In questa città, carico di anni e consunto dalle fatiche, morì nel 1603. Pubblicò non poche opere. Se ne può vedere l’elenco nel primo to­mo dell’opera incompleta «Biblioteca picena» di Filippo Vecchietti e Tommaso Moro. Il figlio Ilario le fece stampare di nuovo offrendole, con lettera dedicatoria, al cardinale Alessandro Peretti. Al­l’edizione egli aggiunse di suo due indici: l’uno contenente il titolo dei capitoli delle varie materie e l’altro delle cose più degne di osservazione. L’edizione uscì a Ve­nezia nel 1607 «apud haeredem Damiani Zenari».

Console Generale Gaetano Solanelli

Gaetano Solanelli

Gli storici della medicina consi­derano Sebastiano Augeni (+1578) come uno dei migliori scienziati del suo tempo. Esercitò la professione di medico a Camerino. Recatosi a Firenze, per alcuni suoi interessi, Cosimo de’ Medici gli affidò la cattedra di medicina dell’Università di Pisa. Da questa, dopo vari anni, passò a quella di Perugia dove si trattenne lunganente. Lasciò opere di non piccolo pregio che trattano svariatissimi argomenti. Notevole quella intitolata «De natura humana».

Arcangelo Mercenari ( + 1585) in­segnò nell’Università di Padova. Ebbe una lunga polemica, su que­stioni di carattere scientifico, con Orazio Augeni. Le dottissime ri­sposte che diede al suo concitta­dino furono raccolte in volume. Si hanno di lui parecchi lavori di non secondaria importanza.

Gli storici Carlo Cenerelli Cam­pana, Antonio Maria Costantini, Giovanni Panelli e Filippo Bruti Liberati ci danno scarse notizie su altri due medici potentini: Giu­lio Pechini e Nicola Casanova. Vissero nel secolo XVI. Si distin­sero assai nelle discipline medico-­scientifiche. Il secondo stampò vari suoi scritti.

Molto interessante la vita di Gaetano Solanelli (1834-1898). Lau­reatosi giovanissimo all’Università di Bologna, andò a perfezio­narsi alla Sorbona di Parigi. Fu anche per qualche tempo in In­ghilterra. Egli si trovava in pa­tria il 18 settembre del 1860 quan­do tutta la popolazione era fuori Porta Marina — non esisteva ancora via Piana — e sul colle dei Cappuccini per seguire costernata le sorti della battaglia di Castelfidardo. Quando i «papalini», sbandati e in fuga, protestandosi vittime di una imboscata, attra­versarono la vallata del Potenza per risalire affannosamente i colli di Montesanto e di Montelupone, i cittadini ritennero prudente di rientrare nelle loro case e di chiu­dere le porte del paese. Il Solanelli e altri pochi animosi resta­rono fuori delle mura per soccor­rere i feriti e gli invalidi sotto il porticato della chiesa della Madonna della Neve e per con­vincere i fuggiaschi, violenti per disperazione e per paura, a pro­seguire il loro cammino verso Macerata.

Prof. Bruno Brunacci

Prof. Bruno Brunacci

Dopo un breve regime militare, il Solanelli fu il primo sindaco di Montesanto e quando il Governo Piemontese si trasferì a Firenze, eleggendo questa città a capitale, egli e il consiglio comunale, al­l’unanimità, deliberarono di cam­biare il nome di Montesanto in quello di Potenza Picena.

Per quanto fosse dottore, in me­dicina e chirurgia, riuscì ad entrare nella carriera diplomatica. Fu console d’Italia a Larnaca di Cipro, a Trebisonda, a Tagarong sul Mare d’Azof, a Gerusalemme e a Corfù dove chiuse l’operosa esistenza terrena. I suoi resti mor­tali furono portati nella terra na­tale il 7 marzo del 1898.

Poche le notizie della vita di Bruno Brunacci (1879-1919). Essa fu breve e fruttuosa. Nacque da famiglia antichissima della quale una donna, Piera, fu cognata a Dante Alighieri, e alla quale ap­partenne il celebre cardinale Ercole Brunacci-Consalvi, ministro di Pio VII. Insegnò fisiologia nel­le Università di Siena e di Roma. Egli portò contributi preziosi spe­cialmente alla conoscenza della secrezione parotidea e biliare nel­l’uomo e dell’adattamento degli anfibi all’ambiente liquido esterno mediante la regolazione dei loro liquidi interni. A proposito scrisse pregevoli lavori che resero noto il suo nome in Italia e all’estero, soprattutto in Germania.

Ecco, in ultimo, uno scienziato e umanista di fama internaziona­le: Balduino Bocci (1852-1945). Fu medico provinciale di Roma e pro­fessore di fisiologia nell’Ateneo ro­mano e in quello di Siena. Pub­blicò geniali memorie su l’ottica fisiologica e su la meccanica car­diaca.  Numerosissimi i lavori scientifici da lui dati alle stam­pe, quali: «L’Organo del gusto», «Immagini visive cerebrali» e «Guida allo studio sperimentale della psicologia». Quest’ultimo è il risultato della sua vita di scienziato e specialmente degli intenti che lo guidarono e lo sorressero nell’ardua via dell’insegnamento.

Balduino Bocci

Balduino Bocci

Oltre che scienziato il Bocci fu scrittore, critico, saggista e poe­ta. Molti i suoi libri di argomento letterario. Di particolare valore i seguenti: il poema epico-lirico «Italia! Italia», «Piccolo Decamerone eroico», «Il dinamismo cerebrale del genio: G. Leopardi» e « Le api ».

Maestro della esperienza scien­tifica, scrittore animoso e affascinante, poeta della grazia, uomo di vecchio stampo tutto d’un pezzo, Balduino Bocci può essere addita­to come esempio alle nuove gene­razioni.

Recentemente è stato proposto alla dottoressa Maria Sabbatini, attivissima dirigente del Circolo didattico di Potenza Picena ed amante dello spirito e dell’arte, della storia e della vita delle Mar­che, di adoperarsi perché al Bocci venga dedicato il nuovo edificio scolastico di Porto Potenza.

Articolo tratto dal Resto del Carlino del 1969.

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