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Archive for luglio 2013

Frontespizio dello Statuto Comunale del 1736.

Frontespizio dello Statuto Comunale

La decisione di pubblicare integralmente sul nostro blog a puntate dal 30 Giugno 2013 lo Statuto Comunale a stampa del 1736, Statuto risalente agli inizi del secolo XV, è nata dopo che il Comune di Potenza Picena è ritornato in possesso del volume che era scomparso dall’Archivio Storico nel 1980, ed è un fatto straordinario di natura storica e culturale, ma anche editoriale. Siamo abituati a scelte coraggiose ed innovative, premiate sempre dall’interesse dei nostri lettori. Vogliamo che la nostra storia, civile e religiosa, non sia solo patrimonio di pochi studiosi privilegiati che frequentano gli archivi, ma bensì sia alla portata di tutti coloro che amano veramente la nostra Monte Santo, anche di quelli che vivono lontani, magari all’estero. In passato sul nostro blog abbiamo pubblicato lavori inediti, come quello di Mons. Giovanni Cotognini sulla storia dell’Insigne Collegiata di S.Stefano, oppure le 14 lettere sopra Monte Santo scritte nell’Ottocento dal marchese Filippo Bruti Liberati. Per non parlare del libro sulla vita di S.Girio, comprotettore di Potenza Picena, scritto nel 1940 da padre Eugenio Bompadre, con i testi anche in inglese, francese e spagnolo. Il testo dello Statuto Comunale del 1736 stampato a Macerata dalla Tipografia degli eredi Pannelli, riporta il manoscritto risalente inizi del secolo XV, approvato dal Pontefice Eugenio IV nel 1445.

part-stemma

Particolare dello Stemma

Consapevoli della difficoltà di leggere un testo scritto in latino medioevale, vogliamo comunque farlo conoscere, dando alcune indicazioni utili per comprendere l’importanza di questo volume per la nostra comunità. In primo luogo nel libro viene indicato l’autore del testo originario, cioè il forlivese Bartolomeo de Vallario, che risultava essere anche il Podestà della nostra comunità. Un’altro particolare su cui chiediamo ai nostri lettori di soffermarsi è lo stemma comunale che sta sul frontespizio del libro. Tenendo conto che Monte Santo all’epoca faceva parte dello Stato Pontificio, è interessante comunque notare i santi che vengono raffigurati sopra i cinque colli. Secondo don Vincenzo Galiè, noto storico, i santi sono Pietro e Paolo, ma leggendo il testo dello Statuto ed analizzando nei dettagli le figure dei santi rappresentati, credo si possa affermare che siano i protettori della nostra comunità dell’epoca, cioè agli inizi del secolo XV, S.Stefano Protomartire sulla sinistra e S. Maria Maddalena sulla destra. In quel periodo S. Stefano era il protettore principale mentre S. Maria Maddalena seconda protettrice “gubernatricis secundae nostri Comunis”.

Don Andrea Bezzini e il Sindaco Sergio Paolucci.

Don Andrea Bezzini e il Sindaco Sergio Paolucci.

Anche S. Girio, veniva festeggiato nel mese di Maggio, ma all’epoca non era ancora tra i protettori della nostra comunità. S. Stefano Protomartire veniva festeggiato, secondo quanto stabilito dallo Statuto Comunale, nel mese di Agosto. Per quanto riguarda inoltre i festeggiamenti di S.Girio, questi coincidevano nello stesso mese di Maggio con quelli di S.Angelo, ed erano occasione di gravi disordini che costringevano le autorità locali ad intervenire. Ovviamente all’epoca non si parlava di S. Anna. Altro particolare molto importante era la suddivisione del territorio comunale in 4 quartieri: S. Paolo, S. Pietro, S. Giovanni, e S. Angelo. Nella regolamentazione nell’uso delle fonti vengono citate tutte quelle esistenti all’epoca, e ne erano molte. Alcune di queste, come quelle di Galiziano e Carpineto, sono arrivate fino a noi, anche se oramai abbandonate al loro destino di degrado, mentre nel Medioevo erano fondamentali per l’approvvigionamento idrico della nostra comunità. Queste sono solo alcune delle curiosità dello Statuto Comunale che siamo riusciti a comprendere cercando di leggere il testo.

Prof. Arturo Sardini.

Prof. Arturo Sardini.

Ci auguriamo che qualcun altro, molto più competente di noi in materia di traduzione dal latino medioevale, possa aiutarci a capire la realtà di Monte Santo agli inizi del Quattrocento. Ringraziamo il Comune di Potenza Picena che ci ha consentito di pubblicare il testo dello Statuto Comunale. In particolare il Sindaco ing. Sergio Paolucci, l’assessore alla cultura Andrea Bovari, l’economo comunale dott.ssa Simona Ciasca e il dott. Roberto Domenichini, responsabile dell’Archivio Storico Comunale.

Dedichiamo questa seconda puntata al Prof. Arturo Sardini che ci ha lasciato il 10 giugno del 2012. La nostra comunità ha perso la più importante personalità intellettuale e culturale, profondo conoscitore del latino.

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di Nico Coppari

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Marina e la campionessa mondiale Giorgia Bronzini

Il coraggio di reagire, senza piangersi addosso. La forza del sogno. La voglia di tornare a camminare.

Sono trascorsi poco più di tre anni da quel giorno. Da quel 1 giugno del 2010, quando per Marina Romoli tutto è cambiato.

Era in sella alla passione della sua vita, la bicicletta, per il solito allenamento quotidiano, sotto il sole di una splendida mattinata di giugno, lungo le strade nella provincia di Lecco. L’allora quasi ventiduenne astro nascente del ciclismo internazionale (argento nel mondiale juniores su strada a 17 anni, nel 2006, quando militava con la società di Potenza Picena Gruppo Sportivo Potentia 1945) era uscita per preparare una prova di coppa del mondo del Grand Prix di Valladolid.

La solita grinta della giovane Marina per migliorarsi, diventare sempre più forte. Con lei il suo fidanzato Matteo e altri giovani ciclisti con tanti sogni e un avvenire tutto ancora da scrivere.

All’improvviso quell’auto, il tempo di sfiorare appena i freni, l’urto spaventoso.

Quando erano circa le 11,30 di quella mattina del 1 giugno 2010, si stava chiudendo il primo capitolo della vita di Marina, della Marina “fuoriclasse della bicicletta”. Le ultime pagine di quel primo capitolo raccontano delle ferite profonde al viso, del trauma alla schiena, del trasbordo urgente all’ospedale Manzoni di Lecco, poi dell’immediato trasferimento al San Raffaele di Milano, del lunghissimo intervento al viso durato oltre 9 ore nel corso del quale sono stati necessari circa 500 punti di sutura per ricostruirle il viso e riportarlo alla sua naturale bellezza. Ma, soprattutto, raccontano delle condizioni della sua schiena, gravemente lesionata.

Marina alla partenza del giro d'Italia femminile

Marina alla partenza del giro d’Italia femminile

Poi si è aperto il secondo capitolo. Quello con protagonista la Marina “fuoriclasse della vita”. Quello in cui Marina, dal momento stesso in cui ha riaperto gli occhi e ha preso consapevolezza di cosa le era accaduto, ha raccolto a due mani tutto il coraggio di cui poteva essere capace e ha avuto una forza incredibile nel saper reagire.

Coraggio e forza che le sono serviti nei primissimi e terribili giorni della sua nuova vita. E poi ancora per affrontare le prime pagine del nuovo capitolo, i tanti e delicati interventi per recuperare la mobilità e per la lunga riabilitazione, durante la quale Marina non ha mai mollato. Pagine di vita ben differenti da quando correva in bici e trionfava in giro per l’Italia e per l’Europa, ma ugualmente pervase dall’identica grinta, determinazione, entusiasmo che Marina mette in tutto ciò che fa.

“Piangersi addosso non ci fa crescere, non ci da nulla – dice Marina, esempio cristallino di carattere d’acciaio – in tutto questo tempo ho pianto poco, ho cercato di rimboccarmi subito le maniche per cominciare la mia nuova vita. Soltanto un giorno mi sono lasciata andare, ma poi mi sono detta che non siamo fatti per piangere, per stare fermi, ma siamo fatti per crescere, per progredire”.

Marina con il papà Giordano

Marina con il papà Giordano

Un calvario che sta ancora attraversando delle tappe. E’ dello scorso 11 giugno l’ennesimo intervento, questa volta al viso. Un calvario che ha lasciato cicatrici interne troppo difficili da rimarginare: “Oggi sono già tre anni. E non è un anniversario da festeggiare”, scriveva Marina nella sua bacheca facebook lo scorso 1 giugno.

Nel frattempo accanto a lei sono sempre rimasti le sue colonne più vicine, i genitori Giordano e Marisa e il fratello Paolo. Così come non si sono mai fermati gli attestati di stima e di solidarietà nei suoi confronti che Marina ha ricevuto fin dalle primissime ore dopo l’incidente anche dalle sue colleghe e da tutto il mondo sportivo, ricordata più e più volte dalle giovani cicliste con cui Marina ha condiviso tante battaglie agonistiche sulle due ruote. Così come nella sua Potenza Picena, dove in ogni circostanza la attendono tutti con infinito affetto per abbracciarla e trascorrere con lei del tempo.

Da Marina non solo l’insegnamento di non piangersi mai addosso e di saper trarre nuova linfa dalle brutte sorprese che la vita riserva, ma anche un esempio che sta scolpendo nel granito, giorno dopo giorno, attraverso il suo operato: Marina, fin dalle primissime pagine della sua nuova vita, ha infatti deciso di inseguire il sogno di riprendere a camminare e di aprire le porte della speranza anche a tutti coloro che si trovano nelle sue condizioni. A tale scopo dedica oggi tutte le sue energie. Nelle sedute di allenamento quotidiane in palestra e in piscina. Ma anche con la onlus che ha fondato e che porta il suo nome. La “Marina Romoli onlus” si occupa della raccolta fondi per la ricerca medica sulle lesioni spinali.

Marina con la mamma Marisa

Marina con la mamma Marisa

Così nei mesi scorsi la onlus ha messo in piedi un evento presso il crossodromo di Faenza in cui hanno gareggiato in bici le stelle del motociclismo (tra cui anche Marco Melandri, Andrea Dovizioso, Pozzato, Guardini), mentre in questi giorni sta partendo la preparazione per il prossimo grande evento, il Ride for life 2013 che si terrà sul circuito internazionale della pista South Milano di Ottobiano, in provincia di Pavia. Sempre a testa alta, sempre a spingere sui pedali della vita, perché, come Marina dice nel refrain della sua canzone, “io ne ho ancora, senti le mia braccia, tengo duro e la vittoria è mia”.

(articolo tratto dall’inserto domenicale del Corriere Adriatico del 23 Giugno 2013)

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del Prof. Arturo Sardini

Pasqualina Pezzola

Pasqualina Pezzola

Pasqualina Pezzola, detta anche la Montesanta, dal patronimico del marito, – per l’anagrafe Costanza Porfiri – veggente diagnosta e telediagnosta di straordinaria efficacia, vive ed opera a Civitanova Marche, ma nacque il 2 Agosto 1908 in una numerosa famiglia di contadini, a Cascinare di S. Elpidio a Mare, dove frequentò la terza elementare e dove si maritò con Luigi Pezzola, recentemente scomparso, dal quale ebbe tre figli: Edda, Benito e Stella, tutti sposati, e da questi, una nutrita schiera di nipoti e pronipoti. Su Pasqualina molto è stato scritto, talvolta anche a sproposito, da taluni giornalisti e molto è stato detto da studiosi di fenomeni paranormali, ma molto resta ancora da dire, in quanto, al di là degli esperimenti scientifici, tutti con riscontri positivi, cui la veggente diagnosta e telediagnosta in più occasioni è stata sottoposta da illustri clinici e da note personalità del mondo della parapsicologia, ci sono altri aspetti da non trascurare e che devono essere esaminati e valutati alla stregua di altrettanti documenti, anch’essi probanti non solo la lunga attività della veggente-diagnosta, ma soprattutto la efficacia delle sue diagnosi ed il patrimonio di umanità che essi costituiscono; aspetti e documenti che superano di gran lunga i risultati degli esperimenti scientifici pubblici e ufficiali. Mi riferisco alle migliaia di lettere, provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo, intelligentemente ed ordinatamente conservate e catalogate dal Geom. Mario Pistilli, genero di Pasqualina, le quali attestano, inconfutabilmente, non solo la gratitudine dei tanti pazienti visitati dalla diagnosta – tra questi, Papi, teste coronate, oltre che personalità del cinema, dello spettacolo, della politica e della cultura – ma anche una vasta e varia casistica patologica, con riscontri esattissimi, attraverso dettagliatissime diagnosi, per non parlare dei rapporti di una umana solidarietà, stabilitasi tra la veggente ed i suoi innumerevoli pazienti in quasi 60 anni di esercizio delle sue facoltà diagnostiche e telediagnostiche.

Prof. Sardini e Pasqualina

Prof. Sardini e Pasqualina

Questa semplice modestissima donna scopre, occasionalmente, nel 1933, a motivo di un preoccupante ritardo del marito, di possedere quelle straordinarie facoltà mentali che, perfezionatesi, potenziatesi ed affinatesi con l’esercizio quotidiano, faranno parlare per oltre mezzo secolo del personaggio Pasqualina, talora suscitando polemiche e perplessità, diffondendone, comunque, la fama oltre i confini nazionali, fin dove la sua azione benefica ed umanitaria, richiestissima, ha potuto portare sollievo e speranza e, talvolta, anche certezze amare, fugando, comunque, in tali casi, dolorose, preoccupanti perplessità e predisponendo alla cristiana rassegnazione. E’ questa carica di umanità che, nei prossimi scritti, si dovrà sottolineare e recuperare, perchè spesso dimenticata dalla euforia dei risultati che, come sempre accade, lascia nel dimenticatoio le fasi di lunghi, inimmaginabili calvari, affrontati prima di approdare al “santuario dei miracoli”, quale per molti è stata la casa della veggente. Pasqualina, religiosissima, scrupolosissima, nella sua umiltà, tanto da richiedere ed ottenere l’autorizzazione dalle autorità ecclesiastiche per l’esercizio delle sue facoltà, ha visto bussare alla sua porta torme di pellegrini venute a chiederle aiuto, una parola di speranza o di certezza, di fronte alla impotenza o ai dubbi della scienza ufficiale; e quando per la stanchezza fisica e psichica, – specialmente dopo i difficili ed estenuanti “viaggi”, cui spesso si sottoponeva, per portare lenimento alle sofferenze del prossimo, ancorché lontano migliaia di Km. – era costretta ad interrompere la sua attività, si doleva per il disagio di coloro che, da ore, sostavano in anticamera, nell’attesa angosciosa di essere chiamati; e, se avesse potuto, avrebbe moltiplicato i suoi poteri, per aiutare tutti. Questi aspetti e questa carica di umanità non dovranno essere trascurati, quando si scriverà la storia di Pasqualina, così come appaiono dal cumulo di corrispondenza di tanti beneficiati, nell’arco di oltre mezzo secolo di attività diagnostica e telediagnostica, fin dai tempi della Contessa Mancini-Spinucci la quale, accortasi delle straordinarie facoltà di Pasqualina, la portò con sé a Roma dove esercitava la professione medica, per accertamenti e studi.

Prof.Sardini e Pasqualina

Prof.Sardini e Pasqualina

Potrei addurre testimonianze personali, dirette ed indirette, sulla particolarissima attività di Pasqualina, che mi onora della sua amicizia e della sua stima, sempre da me ricambiate con singolare affetto e riconoscenza; ma non aggiungerei molto a quello che altri hanno scritto e che io, anni addietro, pur essendone ignaro, avevo riassunto e condensato nei 14 versi e nella nota esplicativa del sonetto: “LA GRANDE PASQUALINA”, pubblicato, all’epoca, dai giornali, e giudicato dalla diagnosta “la cosa più vera, più bella e più esatta, nella sua brevità, scritta su di lei e sulle sue straordinarie facoltà”. Mi sono incontrato con Pasqualina, per una cordialissima conversazione, giovedì 6 Settembre, dopo una ennesima, estenuante giornata di visite, in compagnia di mia moglie e dell’Avv. Gaetani, rispettivamente al registratore e al flash, e ci siamo lungamente trattenuti a parlare della sua ultracinquantenne attività, dall’inizio ai nostri giorni; ed è stata cosa veramente piacevole ed interessante ascoltare dalla sua viva voce le tante esperienze, i tanti casi difficili risoltisi nel migliore dei modi, grazie anche ai suoi suggerimenti oltre che alle sue diagnosi talora in contrasto con la medicina ufficiale, che poi ha finito per accettare e giovarsi quasi sistematicamente della diagnosta civitanovese, consultata spesso nei casi ritenuti difficili o di non facile intervento.

Pasqualina e il prof Sardini

Pasqualina e il prof Sardini

Si potrebbero riempire volumi, in tal senso, per non parlare di ricerchexp, effettuate in zone remotissime del pianeta, al tempo della guerra, sui campi di battaglia o di prigionia, perfino in fondo al mare, ad oltre 1000 m. di profondità, come nel caso del naufragio del battello a vapore “Ercole”, proveniente da Palermo, su cui viaggiava lo scrittore-soldato Ippolito Nievo, uno degli artefici del nostro Risorgimento, con casse di documenti, comprovanti le spese della impresa garibaldina dei Mille, inabissatosi, purtroppo, nel mare di Napoli il 4 Marzo 1861, dove Pasqualina, su richiesta del pronipote del patriota, anch’egli scrittore, si sarebbe ripetutamente “immersa”, riscontrando il relitto e talune salme, ma non quella del Nievo, forse trascinata altrove dalle correnti marine. Né in questo breve escursus intendo riportare ciò che di Pasqualina hanno scritto Massimo Inardi, Stanislao Nievo, Leo Talamonti, Caterina Kolosimo, R. Allegri ed altri ancora, nei libri o nella stampa periodica; ho solo voluto tratteggiare la figura umana di Pasqualina Pezzola, quale omaggio, dovuto e meritatissimo, di CRONACHE alla illustre diagnosta di Civitanova Marche, nella certezza di interpretare i sentimenti dei cittadini e delle autorità, nonché quelli di quanti hanno potuto giovarsi delle straordinarie facoltà diagnostiche e telediagnostiche di Pasqualina, la quale si rammarica solo di non poter fare di più, nel constatare, purtroppo, la vertiginosa crescita del “male del secolo” o meglio della nostra “civiltà”.

Articolo tratto dal periodico mensile “Cronache” settembre/ottobre 1990 n° 2/3 – Cooperativa 2020 Editore – Civitanova Marche.

Pasqualina e il Prof. Sardini

Pasqualina e il Prof. Sardini

LA GRANDE PASQUALINA (1)

(Alla Gentile Signora Pasqualina Pezzola)

La grande Pasqualina, “s’addormenta”
E sfiora l’ammalato, con la mano,
In ogni parte, scrupolosa, attenta,
“Radiografando” tutto, piano piano.

Talor «viaggia», quando si presenta
Un caso disperato, e va lontano…
Ed ospedali e cliniche frequenta,
Chiamata per consulti, non invano.

“Visitato” il paziente, si “ridesta”,
Scuotendosi in un brivido; a quel punto, –
Ora rassicurante ed ora mesta – (2)

Diagnostica, dettando qualche appunto,
Accennando un sorriso, oppur la testa
Muovendo all’indirizzo d’un congiunto.

                         Prof. Arturo Sardini

1) Pasqualina Pezzola, VEGGENTE-DIAGNOSTA, di Civitanova Marche, cadendo in una specie di “trance”, sfiora con la mano il corpo dei pazienti, riuscendo a vedervi quello che, talvolta, sfugge alle più moderne apparec­chiature radiologiche. Spesso viene chiamata a consulto nei casi disperati, negli interventi di difficile esecuzione nonché al capezzale di illustri infermi. Ella, inoltre, nello stato di “trance”, riesce a compiere, senza muoversi, spo­stamenti di centinaia e migliaia di Km., per visitare, in ospedali o altrove, malati intrasportabili o di riguardo, con riscontri dettagliatissimi;

2) Secondo la gravità delle situazioni.

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Statuto Comunale – 2ª Puntata

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Bruno Grandinetti

Il 12 Luglio del 2003, dieci anni fa, moriva a Macerata Bruno, Gabriele Grandinetti, il più importante fotografo di Potenza Picena, che attraverso le sue foto ha caratterizzato la seconda metà del Novecento di vita cittadina. Molto si sa di Bruno come fotografo, poco invece del suo grande amore e la passione che aveva per la sua Monte Santo da un punto di vista culturale, storico e religioso. Bruno conosceva tutto della nostra realtà, dei suoi personaggi, in particolare di quelli provenienti dalle fasce sociali più popolari, dei suoi monumenti, delle opere d’arte, delle Chiese, monasteri e conventi, dei parroci, delle suore e dei frati. Aveva un particolare amore per le nostre antiche fonti, in particolare per quella di Galiziano, che lui insieme a me si era anche prodigato a ripulire. Inoltre questa fonte è stata il logo della sua ultima mostra fotografica. In un momento molto difficile della mia vita, Bruno nel 1996 mi aveva accolto nel suo laboratorio come un figlio, insegnandomi tutto quello che lui conosceva del nostro Paese. Mi ha sopportato con molta pazienza, facendomi dono di tutta la sua esperienza, che non era solo quella fotografica, ma anche umana, sociale, culturale e storica nella nostra realtà.

Grazie alla fiducia che poteva riporre in me, l’ho convinto ad organizzare delle mostre fotografiche con le sue tante opere. La prima nel 1996 all’interno del corridoio della Biblioteca Comunale di Via Trento, ripetuta successivamente con una seconda edizione ampliata alcuni mesi dopo, nel 1997, all’interno dei locali recuperati dei sotterranei di S.Francesco, dove non c’era il pavimento e l’illuminazione. La terza mostra, un anno prima che morisse, nel 2002, nei locali restaurati dell’archivio storico comunale, all’interno del Palazzo Municipale. Sono state le uniche mostre fotografiche dove Bruno Grandinetti ha scelto personalmente le foto da esporre e che hanno ottenuto un grande successo di pubblico e di critica. Nella prima mostra “Ignoti sulla bocca di tutti” ho avuto modo di vedere come alcuni miei parenti erano stati immortalati dall’obiettivo di Bruno.

Bruno Grandinetti all'interno del suo negozio

Bruno Grandinetti all’interno del suo negozio

In particolare mi avevano colpito le foto di mia nonna Fermina Boccanera, in abiti tradizionali contadini, tra cui una prima foto a colori scattata durante la benedizione del Grappolo d’Oro da parte del Parroco don Giacomo Fortunati davanti alla Collegiata di S.Stefano, oppure la foto del mio bisnonno Enrico Bernabiti, “Rigo de Quaglia”, che sotto il peso di una grande fascina di paglia, che sembrava più grande di lui, attraversava Porta Galiziano. Erano foto che emanavano una grande umanità, un profondo rispetto degli anziani, anche se Bruno era sempre molto professionale nella scelta dei suoi soggetti. Un’altra cosa che mi ha sempre colpito frequentando la casa di Bruno Grandinetti in Corso Vittorio Emanuele II, era la grande fotografia che ritraeva un bambino che faceva veramente tenerezza. Quando ho chiesto a Bruno chi era quel bambino, mi ha risposto molto emozionato che era il suo primo figlio David, nato il 6/2/1963 e morto a soli 3 anni il 14/41966 per una grave malattia, la leucemia. In questo articolo voglio che il protagonista delle foto sia solo Bruno Grandinetti, ritratto da altri fotografi. Alcune foto me le hanno fornite la moglie Bruna Simonetti e la figlia Caterina, altre le ho trovate casualmente tra le foto di Iginio Ciuccarelli e Guglielmo Percossi. Pubblichiamo inoltre una delle prime foto scattate da Bruno Grandinetti nel Marzo 1950 quando era in società con Domenico Falaschetti. Inoltre presso l’archivio storico comunale ho trovato un interessante documento dove Bruno Grandinetti risulta in società nel 1950, quando ha iniziato, con Domenico (Dik) Falaschetti, ed avevano fondato il laboratorio fotografico “Foto Ideale”, un nome molto suggestivo.

Bruno Grandinetti  insieme a Guglielmo Percossi  e Mario Zucchini

Bruno Grandinetti insieme a Guglielmo Percossi e Mario Zucchini

Facciamo conoscere inoltre il video realizzato da Mario Giannini nel 1996 con l’unica intervista fatta da Bruno in occasione della inaugurazione della sua prima mostra fotografica “Ignoti sulla bocca di tutti” all’interno dei locali della Biblioteca comunale, presentato da Milva Tolentinati, allora assessore alla cultura del nostro Comune. E’ un pezzo straordinario, veramente emozionante. Pubblichiamo inoltre tre componimenti poetici dedicati a Bruno Grandinetti e alle sue fotografie. Si tratta di una poesia in dialetto di Giovanni Pastocchi, di un sonetto del prof. Arturo Sardini ed infine di un componimento di Riccardo Pastocchi. Questo è il mio modo originale per ricordare Bruno Grandinetti, come segno di ringraziamento per tutto quello che mi ha insegnato, impegnandomi a portare avanti alcune delle sue battaglie culturali e civili a favore della nostra comunità, che lui amava immensamente.

Poesia di Riccardo Pastocchi dedicata a Bruno Grandinetti

ogni volta che passo su qualche viuzza
con i muri non intonacati
con i mattoni denudati che ancora oggi
odorano d’antico

ogni volta che scappo dalla confusione
e mi rifugio sulla cresta della Castelletta
ad osservare la sagoma lontana e fiera
de Montesanto

ogni volta che scruto un volto
con uno sguardo fugace
e con un rispettoso e timido pensiero
cerco di carpirne un segreto nell’anima

ogni volta che respiro consapevolmente
la storia del Mio paese
non so come non so perchè ma sento quell’inconfondibile “clik” di una macchina fotografica

e se chiudo gli occhi già me lo vedo
a Bruno Grandinetti
in un fermo immagine sbiadito
pronto a catturare i segreti, i vizi e le peripezie
de un popolo de matti e de fantasie

13 marzo 2009
“un omaggio a lo fotografo de Montesanto”
Riccardo Pastocchi

Ricordanze – sonetto del Prof. Arturo Sardini dedicato alla mostra ignoti sulla Bocca di Bruno Grandinetti

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Parete del Palazzo De Angelis

Parete del Palazzo De Angelis

Il giorno 15 Maggio del 2013 il Sindaco di Potenza Picena, ing. Sergio Paolucci, ha inaugurato la restaurata targa metallica del Touring Club Italiano degli inizi del Novecento, collocata di nuovo nello stesso punto da dove era stata rimossa nel 1950, quando fu deciso l’abbattimento infausto della Porta Girola o Marina, la principale porta di ingresso al nostro Centro Storico. Sotto la Porta Girola, oltre ad una immagine sacra dell’Addolorata, sostituita nel 1951 con un’immagine bellissima dell’Assunta formata da un mosaico in ceramica, opera del decoratore Pietro Di Orazio che lavorava alla Ceramica Adriatica di Porto Potenza Picena, c’era anche un antica lapide marmorea risalente al 1567, che documentava i lavori di restauro della cinta muraria di Monte Santo eseguiti in quell’anno su autorizzazione del Pontefice Pio V a difesa dal pericolo dei Turchi. Una parte di queste antiche mura sono emerse nel 2008 durante i lavori di sistemazione della scarpata della Circonvallazione Nord.

La lapide è oggi collocata sopra l’immagine sacra dell’Assunta sulla parete del Palazzo De Angelis, oramai illeggibile e in parte coperta da cavi, che andrebbero spostati. Tenuto conto che questa lapide è una delle più antiche del nostro territorio comunale, rilevato che addirittura sul testo e sulla data ci sono delle divergenze tra quello che ha scritto il Filippo Bruti Liberati nella VI lettera sopra Monte Santo del 16/4/1844, pubblicata in occasione del matrimonio di Gaetano Andriani e di Amelia Forti e il Cenerelli Campana nella sua storia di Monte Santo del 1852 a pagina 73 (il primo sostiene 1567 il secondo 1566), sarebbe interessante ed opportuno una volta per sempre chiarire qual’è il testo corretto della lapide e la data di esecuzione. Per questo motivo il sig. Beniamino Carestia durante la cerimonia di inaugurazione della targa del TCI ha sollecitato il Sindaco Sergio Paolucci a prendere in considerazione l’eventualità di poterla ripulire, riprendendo tutte le scritte della lapide e spostando i cavi che la coprono parzialmente.

Resti delle antiche mura

Resti delle antiche mura

Allo scopo ha offerto la sua consulenza tecnica per i lavori di restauro, impegnandosi altresì a fornire gratuitamente i prodotti necessari per l’intervento. In questo modo con un piccolo impegno, si potrebbe ottenere un grande risultato storico e culturale, che darebbe lustro alla nostra città. Della vicenda è stata anche informata la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici delle Marche di Ancona, nella persona dell’arch. Alberto Mazzoni, in data 21/6/2013.

Un’ultima curiosità. Questa antica lapide marmorea, a tutt’oggi, sembra che non risulti tra i beni storici di proprietà del nostro Comune. Signor Sindaco, rimedi immediatamente a questa carenza.

Traduzione del testo riportato dal Cenerelli Campana:

Cesare Gush. Patriarca (Vescovo) di Alessandria
sotto Pio IV liberò dal grave periocolo dei turchi
incaricato di munire i luoghi di un lungo
circuito di mura restaurate
nell’anno del Signore 1566.

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