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Archive for marzo 2014

Decorazioni della volta del Teatro Comunale

Decorazioni della volta del Teatro Comunale

Uno dei più importanti pittori marchigiani che ha caratterizzato a livello artistico Potenza Picena nel periodo successivo alla seconda metà dell’Ottocento, coincidente con il passaggio storico che ha portato alla Unità d’Italia, è stato sicuramente Filippo Persiani. Di questo pittore, decoratore in particolare, secondo Mauro Mancini nato a Recanati, ma secondo me in base ai documenti d’archivio, forniti da Mario Latini, nato a Morrovalle il 27/5/1826 da Domenico originario di Tolentino e da Leandra Radicini di Monte Giorgio, esistono scarne notizie sia biografiche che artistiche. In particolare a Monte Santo ha lasciato il segno più importante forse della sua opera che si conosce, cioè le decorazioni del Teatro Condominiale (oggi Comunale intitolato a Bruno Mugellini), Teatro inaugurato il giorno 27/12/1862. Dopo averlo abbellito in maniera eccellente su incarico dei proprietari condomini, rendendo il nostro piccolissimo Teatro uno scrigno d’arte, l’amministrazione Comunale dell’epoca lo ha incaricato di decorare la nuova sala del consiglio comunale ricavata all’interno del Palazzo Municipale. In questo locale, oggi trasformato in Sala della Giunta Comunale, intitolata nel 2004 ad Antonio Carestia primo Sindaco democratico eletto nel 1946, gli amministratori hanno voluto rendere omaggio a coloro che hanno reso possibile l’unificazione dell’Italia da poco avvenuta. Infatti ritroviamo nella volta i ritratti del Re Vittorio Emanuele II e della sua consorte la Regina Maria Adelaide Ranieri, di Giuseppe Garibaldi e di Camillo Benso conte di Cavour. Nei quattro angoli sono stati riprodotti altrettanti medaglioni molto caratteristici e significativi del periodo post unitario. Vengono esaltate la letteratura, il teatro, la pittura, la musica, cioè le arti e la scienza, con presenti anche chiari riferimento massonici, come i compassi e le squadre. Queste decorazioni sono state restaurate nel 2003 dalla Ditta Ares snc di Alessandra Valeri e Elisabetta Luciani di Ancona su progetto dell’Arch. Laura Francioni di Recanati.

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Medaglione Sala Giunta

È l’esaltazione di una visione della società laica ed illuministica, senza alcun riferimento religioso, tipica dell’epoca. Anche nelle decorazioni del Teatro Condominiale non vi è alcun riferimento religioso, anzi in corso d’opera, per esaltare l’Unità d’Italia da poco avvenuta, lo stesso Filippo Persiani, su incarico dei condomini, commissiona al pittore romano Ignazio Tirinelli, una tela a forma ovale a tempera da inserire al centro del plafone dove si esalta l’Italia e la commedia, rappresentata da una maschera, rispetto alla musica, in quanto la struttura viene dedicata alla prosa. Ultimamente, grazie all’interessamento della sig.ra Luisa Flamini, direttrice delle Poste di Potenza Picena, abbiamo ritrovato presso il Palazzo Marefoschi, oggi sede delle Poste in Via Silvio Pellico, probabilmente un’altra testimonianza pittorica di Filippo Persiani. In una piccola stanza, al secondo piano del Palazzo, sul soffitto vi sono ancora delle significate decorazioni anche in questo caso senza alcun riferimento religioso, ma con una fascia tricolore, che ci aiuta a datarle. Inoltre risulta che Filippo Persiani, su incarico del Comune di Potenza Picena, abbia decorato cinque stemmi. Probabilmente il mecenate che ha portato a Monte Santo il pittore Filippo Persiani dovrebbe essere stato il conte Giulio Compagnoni Marefoschi. In quel periodo risulta tra i proprietari condomini del nuovo Teatro di Monte Santo, tra gli amministratori del nostro Comune e dai documenti d’archivio troviamo che ha ospitato presso il suo Palazzo nel nostro centro storico il pittore Filippo Persiani, che nel censimento del 1861, il primo fatto dopo l’Unità d’Italia, risulta nato a Morrovalle e residente a S. Severino Marche.

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Medaglione Sala Giunta

Esistono inoltre oggi presso l’archivio storico della famiglia Marefoschi, presso Palazzo Rosso, delle lettere indirizzate dal sindaco di Morrovalle nel 1866 a Filippo Persiani.
In una di queste il Municipio di Morrovalle riconosce al pittore la somma di lire 15 per aver partecipato come volontario nel Corpo Marchigiano che ha combattuto durante la Terza guerra d’Indipendenza nel 1866 che ha portato all’annessione all’Italia del Veneto. Anche l’altro fratello maggiore Antonio, nato il 26/1/1824, è ricordato per il suo impegno risorgimentale.
Oggi finalmente sappiamo dove è nato il pittore Filippo Persiani, a Morrovalle, città che non lo conosce neppure, ma che ha lasciato a Potenza Picena delle importanti testimonianze artistiche che ci debbono stimolare e continuare nelle ricerche per approfondire maggiormente la conoscenza di questo artista marchigiano.

Documenti allegati:

  •  persiani_20140326200841.pdf. Progetto decorativo di Filippo Persiani per il Teatro di Monte Santo. Archivio Storico Comunale.
  •  persiani_20140326200812.pdf Lettera del pittore Ignazio Tirinelli di Roma a Filippo Persiani del 24/5/1860 a proposito dell’arrivo del quadro del plafone del Teatro. Archivio Storico Comunale.
  •  persiani_20140326200750.pdf Lettera di Filippo Persiani a Gaetano Solfanelli del 11/11/1861 per il completamento del quadro del plafone che deve arrivare da Roma opera di Ignazio Tirinelli. Archivio Storico Comunale.
  •  persiani_20140326200546.pdf Lettera di Filippo Persiani ai proprietari del Teatro Condominiale di Potenza Picena del 20/11/1871 in cui il pittore si offre di poter eseguire i lavori di restauro delle decorazioni del Teatro Rovinate dall’umidità. Archivio Storico Comunale.

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Concerto di Pianoforte di Matto Simonetti

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quadro di San Girio

quadro di San Girio

Continuando nel lavoro di ricerca presso il nostro Archivio Storico Comunale spesso mi imbatto in documentazione molto interessante, che contribuisce a sollevare dubbi sulla proprietà di alcuni beni mobili sia della Parrocchia dei Santi Stefano e Giacomo che del Comune di Potenza Picena. Nel 2007 avevo sollevato dubbi sulla proprietà comunale del quadro di Simone de Magistris del 1584 “Madonna col Bambino tra i Santi Rocco e Martino”, un tempo di competenza della Confraternita dei Santi Rocco e Martino ed oggi stranamente di proprietà comunale, esposto all’interno della Sala “Antonio Carestia” della Giunta Comunale, nel Palazzo Municipale. Oggi, viceversa, ho trovato della documentazione che attesta la proprietà comunale del quadro di S.Girio, attualmente collocato all’interno della sagrestia della Collegiata di S.Stefano, ma che nel 1896 era esposto in una sala del Palazzo Comunale. Dopo tale data, dai registri degli inventari comunali del 1896, risulta che sia stato consegnato al Prevosto dell’epoca della Parrocchia di S.Stefano don Alessandro Cipollari “per la venerazione dei fedeli da esporsi all’interno della Collegiata”. E’ documentato che il comprotettore di Monte Santo, S.Girio, nell’Ottocento il giorno 26 Maggio veniva solennemente festeggiato con un Triduo nella Collegiata di S.Stefano, dove era consuetudine esporre anche l’effigie del Santo per la venerazione dei fedeli, cioè il quadro di proprietà comunale. Ovviamente era solo un deposito temporaneo, non veniva di certo ceduta la proprietà del bene. Purtroppo oggi sia per quanto riguarda il quadro di S.Girio come per quello di Simone De Magistris del 1584 la proprietà risulta di chi ne ha il possesso, senza avere alcuna documentazione che ne attesti la proprietà. Tutto questo accade perché il Comune di Potenza Picena ogni qual volta che decide di fare un inventario del proprio patrimonio mobiliare, non tiene mai conto della documentazione storica, cioè dei precedenti inventari, ma fotografa solo la situazione oggettiva dei beni presenti all’interno della proprie strutture, senza verificare se può vantarne la proprietà.

San Rocco e San Martino

San Rocco e San Martino

Anche con l’ultimo incarico dato alla società G.i.e.s. srl di Gualdicciolo, Rep. di San Marino (delibera Giunta Comunale n° 337 del 16/12/2005), la filosofia non è cambiata. In questo modo possiamo vantare proprietà molto discutibili, come ad esempio il quadro di Simone De Magistris del 1584, mentre perdiamo beni come il quadro di S.Girio. L’elenco potrebbe continuare senza fine. Nel caso particolare del quadro di S.Girio il comune di Potenza Picena, in particolare l’assessore al patrimonio Ugo Riccobelli e l’economo comunale, dott.ssa Simona Ciasca, informati con lettera il 16/1/2014 cosa intendono fare? Vogliono approfondire la questione, o far finta di niente? Anche il parroco della Parrocchia dei Santi Stefano e Giacomo, don Andrea Bezzini, è stato tempestivamente informato di questa situazione. Tutti tacciono, ma la verità è nei documenti d’archivio.

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Rosone Chiesa di San Giacomo

 

La Chiesa di S. Giacomo Maggiore di Potenza Picena a Galiziano è veramente sfortunata. Dopo la prolungata chiusura, il recente cedimento della volta centrale in camorcanna, il temporaneo trasferimento ad Urbino, presso la Galleria Nazionale nel Palazzo Ducale, del trittico di Paolo Bontulli da Percanestro del 1507 “Madonna col Bambino tra i Santi Giacomo Maggiore e Rocco”, adesso sembra che sia a rischio anche l’antico rosone trecentesco della facciata, manufatto in arenaria, la più antica testimonianza di questa Chiesa. Ultimamente si nota in uno dei suoi elementi, in particolare quello posto sulla sinistra, uno sfinimento del materiale. Nel caso in cui si dovesse eventualmente verificare un suo cedimento, l’intero rosone sarebbe a rischio. Anche in questo caso è necessario un pronto intervento di restauro per evitare danni molto più gravi ed irreparabili. La Parrocchia dei Santi Stefano e Giacomo di Potenza Picena, proprietaria della Chiesa, pur nelle difficoltà economiche in cui si dibatte, essendo già impegnata in un importante intervento presso la sua struttura della Collegiata di S. Stefano, saprà affrontare adeguatamente anche questo problema?

Chiesa di S. Giacomo Maggiore, prima dei lavori di modifica eseguiti nel 1943

Chiesa di S. Giacomo Maggiore, prima dei lavori di modifica eseguiti nel 1943

Più in generale la Chiesa di S. Giacomo Maggiore di Galiziano non va comunque abbandonata al suo destino, come se non rappresentasse la testimonianza di una antica Parrocchia che ha segnato la nostra comunità dal 1766 fino al 2008, quando è stata unita a quella di S.Stefano, e l’identità religiosa di un quartiere popolare come quello di Galiziano. La sua salvaguardia e il suo recupero deve riguardare tutta la comunità parrocchiale di Potenza Picena nel suo insieme. Sarebbe intollerabile comunque che il trittico di Paolo Bontulli da Percanestro del 1507, esposto ad Urbino fino al 6 Aprile 2014, successivamente venisse collocato o all’interno delle strutture della Collegiata di S. Stefano oppure in quelle comunali, come ad esempio a S. Agostino, mentre la Chiesa di S. Giacomo Maggiore viene abbandonata al suo destino senza prevedere in futuro alcun intervento di sistemazione. Allora, per assurdo, sarebbe meglio che rimanga per sempre ad Urbino.

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Corriere Adriatico – cronca locale del 9-3-2014

 

 

 

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Silvio Hodach insieme alla moglie Adua Vucenovich

Silvio Hodach insieme alla moglie Adua Vucenovich

  Ogni anno, con la legge n°92 del 30 Marzo 2004, in Italia il giorno 10 Febbraio si celebra la giornata del ricordo in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo di circa 350.000 italiani dalle città giuliano-dalmate di Pola, Fiume, Zara e non solo, realtà che dopo il Trattato di Pace di Parigi del 10/2/21947 sono passate sotto il controllo della Jugoslavia di Tito, in virtù del fatto che l’Italia è stata considerata come una nazione sconfitta dopo la seconda guerra mondiale. Il Comune di Potenza Picena non ha mai celebrato questo avvenimento.
Le Marche hanno ospitato a Servigliano un importante centro di raccolta dei profughi e degli esuli giuliano-dalmati, partiti dalla loro terra nel 1947. Da Servigliano diversi di questi esuli sono giunti anche nella nostra città. Secondo le mie ricerche d’archivio, ed anche secondo i ricordi delle persone più anziane, nella nostra realtà abbiamo avuto la presenza di diversi nuclei familiari, che si sono fermati in città. Già nel 2012 abbiamo parlato della storia di uno di questi esuli, il maestro Silvio Hodach, nato a Zara il 28/12/1936 , orfano era giunto a Potenza Picena nel 1949 all’età di soli 13 anni, ospitato dalla famiglia di Giuseppe Andri, suo zio, anche lui esule nato a Zara il 20/2/1896 la cui famiglia era composta dalla moglie Angiolina Rodini, dal figlio Aldo e dalla suocera Carmela Tecovich, tutti di Zara. Giuseppe Andri a Zara era un dipendente comunale ed anche nella nostra città è stato assunto presso il nostro ente locale. Silvio Hodach, successivamente si è sposato a Potenza Picena il 28/10/1961 con la sig.ra Adua Vucenovich, anche lei originaria di Zara, ma residente a Pescara e dal loro matrimonio sono nati Fabio e Maria-Tiziana.

Ernesto Gobbi

Ernesto Gobbi

Dopo la morte di Silvio Hodach, avvenuta il 21/1/1975 in Ancona, la famiglia si è trasferita a Pescara. Hodach è stato consigliere comunale per la DC ed era un virtuoso del pianoforte. Un’altra famiglia che si è stabilita a Potenza Picena è stata quella di Ernesto Gobbi, nato a Canale San Bovo (Trento), e di sua moglie Eufemia Micatovich originaria di Torre di Parenzo (Pola), arrivati nella nostra città partiti da Gaeta. Non hanno avuto figli ed Ernesto Gobbi ha fatto la Guardia Municipale. Una terza famiglia che si è stabilità a Potenza Picena, in particolare al Porto, il cui capofamiglia proveniva da Fiume, è stata quella di Silvino Duiz, di sua moglie Costa Maria di Collazzone (PG), del padre Luigi Alessandro di Fiume e del figlio Claudio nato a Passignano sul Trasimeno. Da Passignano si sono trasferiti a Porto Potenza Picena dove Silvino ha lavorato come impiegato presso l’Istituto Elioterapico S.Stefano. Di questa famiglia originaria di Fiume vive ancora oggi al Porto il figlio Claudio che nel frattempo si è sposato con la sig.ra Maria Assunta Moscioni. Nel 1945, cioè prima dell’inizio dell’esodo giuliano-dalmata, risultava presente a Porto Potenza Picena un’altra famiglia proveniente da Zara, che non si è stabilita definitivamente in città. Si trattava della famiglia Unich, composta da Giovanni, da sua moglie Jvanco Edvige, dal figlio Matteo, dalla nuora Beneveria Domida e dal nipote Gianni. Anche la sig.ra Ronconi Giorgia del fu Mariano il 7/6/1946 risulta presente a Potenza Picena, proveniente da Fiume, ospite delle sorelle Antonia e Luigia, sarte di Potenza Picena, conosciute come le “profughe”. Oggi vive a Potenza Picena anche la sig.ra Piccolo Isabella (Edda), nata a Fiume il 15/4/1930, dopo essere stata per molti anni a Bergamo. Quella della famiglia Ronconi è una storia incredibile. Infatti i componenti questa famiglia si trovavano a Potenza Picena come profughi, come altre 50 persone, già durante la prima guerra mondiale, provenienti dalle zone di guerra, ed esattamente da Susak (Fiume).

Ida Beghin

Ida Beghin

Era una famiglia molto numerosa, composta dalla madre Maria Blazevich nata a Markopaly, da un figlio Ernesto, poi sposato con la sig.ra Amelia Fontinovo, la “Frajentina” che gestiva la cantina di Via S.Marco nel centro storico, e da altre 5 figlie, tutte sarte, Antonia, Luigia, Maria, Giorgia e Veronica. Dopo la fine della prima guerra mondiale, a differenza di tutti gli altri profughi che sono ritornati nelle loro zone di origine, i Ronconi sono rimasti tutti nella nostra città e solo nel 1934 la madre Maria Blazevich e una delle figlie, Giorgia Ronconi, hanno fatto ritorno a Markopaly. Una delle sorelle Ronconi, Maria ha sposato Roul Torresi ed un’altra, Veronica un soldato polacco del battaglione Skorpion Sergio Krylow, andati poi in Argentina. Un’altra profuga, proveniente da Gorizia durante la prima guerra mondiale che con la sua famiglia era approdata prima a Corridonia poi giovane nel nostro Monastero dell’Addolorata è stata Ida Beghin, che è venuta nella nostra città insieme alla sorella Margherita. Successivamente sono tutte e due diventate suore dell’Addolorata ed Ida addirittura è stata Superiore del nostro Monastero dal 1963 al 1979. Queste sono le storie delle famiglie che si sono fermate a Potenza Picena, esuli o dai territori giuliano-dalmati nel 1947, oppure profughi nel 1918 a causa della prima guerra mondiale. La nostra città ha saputo accoglierli tutti, nonostante le difficoltà, considerandoli fratelli ed italiani. La causa di queste tragedie familiari due guerre mondiali. Mai più guerre, mai più nazionalismi.

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