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Archive for ottobre 2014

Nazzareno Romano Pierandrei

Nazzareno Romano Pierandrei

Il giorno Lunedì 30 Giugno 2014 è venuto a mancare presso l’Ospedale di S.Severino Marche Nazzareno Romano Pierandrei. Pur vivendo da tempo a Macerata, prima ancora a Recanati, Nazzareno Romano Pierandrei era molto legato a Potenza Picena e spesso veniva nella nostra città a trovare i suoi vecchi amici. Era anche socio sia della Bocciofila Montesanto che dall’Associazione Amici della Musica “Arturo e Flavio Clementoni”. L’ultimo concerto a cui ha partecipato è stato quello di sabato 21 Giugno 2014, pochi giorni prima di morire. Nazzareno Romano Pierandrei era nato ad Osimo il giorno 19/4/1930 da Ignazio e da Hilda Boccabianca, la figlia del prof. Umberto Boccabianca, nata a Potenza Picena il giorno 11/1/1901. Il padre Ignazio era morto durante la seconda guerra mondiale nell’ex Jugoslavia, a Obzovica Martinovic il giorno 18/7/1941 ed è stato decorato alla memoria con la medaglia d’argento al valor militare. Nazzareno Romano Pierandrei aveva sposato la sig.ra Magda Pianesi e dal loro matrimonio sono nati Marco e Francesca, che gli hanno dato i nipoti Enrico, Federico e Chiara. Nazzareno Romano aveva altri fratelli e sorelle: Bruno, Fabiola, Umberto, Guido e Maria Vittoria. Dopo che il giorno 23/3/2001, (delibera della Giunta Comunale n°110), il Comune di Potenza Picena aveva intitolato al Prof. Umberto Boccabianca i sotterranei di S. Francesco, accogliendo una petizione popolare sostenuta da ben 286 firme, Nazzareno Romano ed il fratello Umberto, residente in Ancona, con il consenso sia di Galileo Tarantino, figlio di Bianca Boccabianca, che di Mario Filippucci, figlio di Elvia Boccabianca, hanno voluto donare il giorno 13/10/2011 alla nostra comunità alcuni documenti appartenuti al nonno e di grande valore storico e culturale ed acquisiti al patrimonio dell’Ente con delibera di Giunta Comunale n° 246 del 19/12/2011.

Hilda Boccabianca

Hilda Boccabianca

Si trattava di 4 pezzi originali completi di cornice e vetro, tra cui una pergamena opera dell’artista di S. Ginesio Guglielmo Ciarlantini del 29/9/1907, il diploma di abilitazione all’insegnamento superiore rilasciato nel 1880 dal Provveditore agli studi di Ascoli Piceno, il diploma di abilitazione rilasciato nel 1895 dal Liceo “Luigi Mercantini” di Ripatransone per l’insegnamento di materie tecniche nei corsi di lavoro manuale educativo promossi dal Prof. Emidio Consorti a Ripatransone, il diploma di medaglia d’argento rilasciato dal Ministero della Pubblica Istruzione di Roma nel 1900, per aver partecipato alla Mostra Nazionale del 1899 con i lavori degli allievi della Scuola d’Arte “Ambrogio Della Robbia” di Potenza Picena. Questi 4 documenti oggi si trovano esposti all’interno dei locali della Biblioteca Comunale “Carlo Cenerelli Campana” di Via Trento n°3. Il giorno 9/6/2012 inoltre Nazzareno Romano ed il fratello Umberto hanno partecipato alla manifestazione organizzata nei locali della Scuola Primaria di Potenza Picena “Giacomo Leopardi”, dove è stato intitolato al prof. Umberto Boccabianca anche il Teatrino della Scuola, ora Auditorium.

Ignazio Pierandrei

Ignazio Pierandrei

Nonostante l’età avanzata, Nazzareno Romano è stato uno dei primi che ha seguito il nostro blog i santesi, lasciando spesso interessanti commenti. Per me Nazzareno Romano era una persona speciale, fonte di tante informazioni storiche e di documenti.

Mi mancheranno i suoi consigli, i suoi complimenti, la sua saggezza. Nazzareno Romano Pierandrei amava molto Potenza Picena, la nostra Monte Santo. A dimostrazione del suo attaccamento alla nostra città, il funerale si è svolto il giorno 2 luglio 2014 presso la nostra Collegiata di S.Stefano, celebrato da don Andrea Bezzini, in una Chiesa gremita di parenti ed amici ed è stato sepolto presso il nostro Cimitero del Capoluogo, sulla nuda terra, comunque sempre vicino alle tombe dei suoi genitori Ignazio Pierandrei e Hilda Boccabianca.

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articolo delle Monache benedettine di Santa Caterina in San Sisto di Potenza Picena (Macerata)

Le suore Benedettine di Potenza Picena

Il primo pensiero va all’episodio della guarigione dell’epilettico indemoniato. I discepoli cercano di guarirlo ma non ci riescono, Gesù sì. «Entrò poi in una casa e i discepoli gli chiesero in privato: “Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?”» Vedendo quanto male c’è intorno a noi, vengono in mente tante cose che potrebbero essere fatte ma non lo sono, o altre fatte ma senza successo. Si vive lo stesso sgomento degli apostoli: «Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?»Ecco la risposta di Gesù:«Questa specie di demoni non si può scacciare in alcun modo se non con la preghiera.»
Tutto il negativo che abbiamo davanti agli occhi è frutto dello spirito del male che può essere contrastato solo dallo Spirito di Dio, datore di ogni bene. La preghiera “mette in azione” lo Spirito Santo, per questo è cosi importante, ma non saremo mai abbastanza consapevoli di quanto potere ha. Gesù, nel Getsemani, chiede al Padre: «Se possibile, passi da me questo calice», ma il calice della sofferenza non gli viene risparmiato. E dalle sue sofferenze è scaturita la nostra redenzione. Anche noi, quando vediamo avvicinarsi le difficoltà, vorremmo evitarle e sembra che Dio non ci ascolti. Ma se le accogliamo, immersi in Cristo che ci ha dato l’esempio, la fede si rafforza e diventiamo pronti anche per il martirio.

Interno della Chiesa di San Sisto

Interno della Chiesa di San Sisto

Questo ci stanno insegnando i nostri fratelli in difficoltà: la via per educarci a una fede matura. Quando nella clausura riceviamo una richiesta di preghiere, è come risentire le parole che ci vengono dette nel giorno della consacrazione monastica quando riceviamo il breviario: «Ricevi dalla Chiesa il libro della preghiera: sii fedele a questo ministero santo che ad esso ti elegge, perché tu lo eserciti in suo nome per tutto il mondo». La preghiera accorcia le distanze e dona la forza per affrontare le difficoltà.

Articolo tratto dal quotidiano l’Avvenire del 15/8/2014

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facciata

Esterno palestra del Pincio

Questa ridente cittadina ha trascorso ieri una giornata che lascerà ricordo ed impronta indelebile nella mente e nell’animo di questa buona e laboriosa popolazione. Sono state inaugurate le Opere che la volontà costruttiva dell’amatissimo Gerarca e Podestà avv. Paolo Scarfiotti ha ideato e condotto a termine in questo anno VII°, fedelmente coadiuvato dall’ottimo Nicola Spinaci, Segretario Politico ed ora anche Commissario Prefettizio di questo Comune, dall’infaticabile Segretario Comunale avv. Spaccialbello e sotto la direzione sapiente del Capo dell’Ufficio Tecnico locale Geom. Raoul Moschini. Queste opere sono: La Casa e la Palestra del Balilla, la Casa del Fascio, il Dopolavoro e la sistemazione della Officina idroelettrica Comunale. Nella ricorrenza fu anche donata alla benemerita arma dei RR.CC. la bandiera Nazionale ed una bella pergamena opera dello artista locale Prof. Asciutti, e fu offerta la fiamma agli Avanguardisti locali. La ristrettezza dello spazio non ci consente di descrivere le opere inaugurate; basterà dire che esse, per vastità e bellezza, potrebbero figurare in un centro di maggiore importanza. Intervennero alla cerimonia: S.E. il Prefetto Foschi, il segretario Federale avv. Scarfiotti, l’On. Luigi Scarfiotti, il Presidente della Provincia Dott. Decarolis, il Professore Bonalis per la R. Università di Macerata, il R. Questore Comm. Brandi, il Colonnello Cantalamessa, il Console Biscaccianti, il Maggiore dei RR.CC. Cav. Ortensi anche in rappresentanza del Comandante dell’Arma S.E. Di S.Marzano e del Colonnello Comandante la Legione di Ancona, il Cav. Broise, il Giudice Dott. Liberati, il Presidente del’O.N.B. Sig. Casimiro Scarfiotti, il Presidente della Federazione degli Agricoltori Conte Cristofanelli, il segretario dei Sindacati Fascisti dell’Agricoltura Sig. Saloni, i Signori Podestà e rappresentanti dei Comuni di Macerata, Recanati, Porto Recanati, Portocivitanova, Civitanova, Montecosaro, Montelupone, ed altre Autorità il cui nome ci sfugge. Aderirono pur non potendo venire Sua Eminenza l’Arcivescovo Castelli, l’On. Cingolani, S.E. il Generale comandante il 3° gruppo dei RR.CC.

palestra

Interno palestra Pincio

Erano presenti anche tutte le autorità civili, politiche e religiose del luogo; i rappresentanti delle industrie sigg. Ing. Sciaccaluga, Cavalli, Antonelli ed i maggiori proprietari agrari, Buonaccorsi-Matteucci, S.E. Douhet, Amm.ne Scarfiotti ed altri. A ricevere i convenuti ospiti graditissimi erano il Commissario Prefettizio signor Nicola Spinaci e il Vice Presidente dell’O.N.B. Sig. Prof. Filippetti. Lungo il Viale Trieste, fuori Porta Marina, si è formato il corteo imponente cosi composto: Banda Comunale, Milizia, Avanguardisti, Balilla, Giovani Piccole Italiane, Scuole, Clero, Convitto frati minori, Fascio Femminile, fasci di Potenza Picena e Porto Potenza, Sezione Mutilati, Sezione Combattenti, Congregazione di Carità, Società Operaia Speranza, Società Cattoliche, Istituti di Credito, Sindacati Agricoltori, dell’Artigianato, dei coloni mezzadri (numerosissimi), dei ceramisti del Porto Potenza al completo, dei fornaciai, dei muratori, dei trasporti terrestri ed infine una squadra dei baldi giovani della Società Sportiva locale. Alle ore 9.30 giunse S.E. il Prefetto Foschi accolto al suono della Marcia Reale ed ossequiato da tutte le autorità presenti.

Mentre il gruppo delle autorità con S.E. il Prefetto raggiungevano la Piazza Principale Principe di Napoli per prendere posto in apposito palco si snodava l’interminabile corteo che percorrendo il Corso Vittorio Emanuele sfarzosamente imbandierato, sfilava poi in bell’ordine dinnanzi alle autorità per recarsi al Largo Giacomo Leopardi ove dovevano svolgersi le cerimonie inaugurali. Autorità ed invitati sostarono brevemente nella Sede Comunale dove vennero le presentazioni e venne servito un lauto rinfresco; ovunque fiori a profusioni e ricche piante ornamentali gentilmente offerte dalla Nobil Donna C.ssa Giuseppina Ved. Buonaccorsi e che rendevano i locali Comunali e quelli da inaugurare vere serre meravigliose ed incantevoli.

gerarchi

Palco delle Autorità

Si passò quindi allo svolgimento della cerimonia inaugurale. In quella terrazza meravigliosa che è il Largo Giacomo Leopardi da cui lo sguardo si estende dall’appennino al mare su larga parte della Regione, si era adunato tutto il paese. Su di un palco costruito al lato della Palestra del Balilla presero posto le Autorità e si compì la prima cerimonia della benedizione e consegna della bandiera ai RR. CC. e del gagliardetto agli Avanguardisti. Madrina della prima la Nobil Donna Francesca Faà di Bruno e del secondo Donna Fanny Foschi alle quali furono offerti fiori bellissimi. Celebrò la benedizione il Rev.do Don Giuseppe Corallini.

Il Segretario Federale Paolo Scarfiotti nostro amato concittadino, ha porto il saluto a S.E. il Prefetto ed alle Autorità convenute ed ha pronunciato un poderoso discorso rivolto ai cittadini, ai fascisti, ai giovani avanguardisti e balilla ed infine all’Arma Benemerita per la quale ha avuto parole di viva ammirazione. Ha quindi parlato S.E. il Prefetto commovendo ed entusiasmando tutti col suo dire ispirato alla più pura fede fascista ed alla devozione all’Italia, al Re ed al Duce e che chiuse con un alato saluto dell’Arma dei RR.CC. nei secoli fedele. Applausi entusiastici hanno raccolto il discorso di S.E. il Prefetto e quello del Segretario Federale. In punto infine ha preso la parola il Maggiore dei RR.CC. Sig. Cav. Ortensi per ringraziare calorosamente il Comune e la cittadinanza del dono offerto all’arma da lui rappresentata, ed ha compiuto col bacio alla bandiera l’atto di fede alla Patria, al Re, al Duce. Dopo i discorsi le autorità hanno visitato i locali della Palestra e Casa del Balilla, della Casa del Fascio e del Dopolavoro. Sono poi passate a compiere atto di omaggio al Parco delle Rimembranze. Indi preso commiato dai presenti S.E. e le altre Autorità sono partiti per la via del ritorno passando per Strada Regina onde poter visitare sia le officine idroelettriche comunali di recente restaurate a nuovo sia l’impianto di sollevamento dell’acqua che fornisce il sano ed abbondante alimento al paese che sino a poco tempo fa ne era quasi privo.

Partecipanti all'inaugurazione della palestra

Partecipanti all’inaugurazione della palestra

Anche queste opere furono vivamente ammirate da S.E. il Prefetto e dal seguito delle Autorità convenute. Furono inviati telegrammi a S.E. Turati da S.E. il Prefetto per ringraziarlo dell’alto onore fatto a Potenza col suo desiderato intervento. Così si compiva la cerimonia semplice ma profondamente suggestiva, di stile prettamente fascista della inaugurazione delle opere del regime. Alla sera i fascisti vollero chiudere la bella giornata con una festa danzante privata che riuscì mirabilmente e simpaticamente animata sino alle ore piccole.

Potenza Picena, li 21 Ottobre 1929 – VII°

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a cura di Emilio Zamboni

Angel Gregorio Villoldo

Angel Gregorio Villoldo

Nato a Buenos Aires, figlio di genitori argentini, Juan y Victoria Arroyo. Musicista, cantante, poeta, autore, compositore, chitarrista, pianista, violinista e ballerino. È stato attore nel Circo Rafetto, autore teatrale e di farse giocose. Ricevette lezioni di musica dal maestro e compositore italiano Ermanno Andolfi, morto in Argentina nel 1940, a cui dedicò due tanghi “ El Porteñito e Yunta Brava”.

Sulla vita di Villoldo, ci racconta Orlando Del Greco nella sua opera: “Affrettò y primi scontra con la vita insieme ai vigorosi e robusti cavalli di forza di Barracas e la costa di Montes de Oca, vicino a Constituciòn, Li se lo vide tante volte castigando il suo cavallo per aiutare le carrozze, e anche, se lo udì nella “La Banderita” e tante altre botteghe nella campagna, dopo qualche canzone dialogata (Stornellatori) intervenire con le sue canzoni, che cantava con voce soave e intonata accompagnandosi con la chitarra.”

Cantando, Villoldo registrò su fonografi e dischi, “R:C:A: Victor”. “Columbia”, “Odeon”, “Record”, “Zonofono”, “Era” e “Artigas”. Come poeta scrisse nelle riviste “Fray Mocho”, “La Pampa Argentina”, “Caras y Caretas”, “Papel y Tinta” e nel 1895, pubblicò un album omaggio a Carlos Guido Spano. Destó ammirazione nel 1903 quando il pianista Jose Luis Roncallo debuttò con il suo famoso tango “EL CHOCLO” nel Bar “El Americano”, nella via Cangallo 966 (oggi Presidente Perón) e nello stesso anno, nella Sala Parisiana di Esmeralda 320, Dorita Miramar gli cantò la sua milonga “El Porteñito” per la prima volta. Inoltre, nel 1905 Villoldo scrisse le parole del tango “La Morocha” nel Bar Ronchetti, delle vie Reconquista e Lavalle, con musica di Enrique Saborido e dopo, nel 1913, crea le parole del tango il ”13” di Alberico Spatola. È anche autore tra l’altro delle parole dei tanghi “Apolo” di Alfredo Bevilacqua e “El Entrerriano” di Rosendo Mendizabal. Come compositore, oltre a gli indimenticabili “El Choclo”, “El Porteñito” ed “ El Esquinazo”, lasciò altri importanti tanghi: “El Torito”, Cuidado con los 50”, “Una Fija”, “ La Caprichosa”, “El Pechador”, ”Bolada de Aficionado”, “Soy Tremendo, “Chiflala que va a venir”, “El Farrista, “Don Pedro, “Que haces Chamberguito”,“Petit Salón”,“Trigo Limpio”,“El Pinchazo”, “Papita pa’l loro”, “Pineral”, “El Argentino”, “Calandria”, “La Bicicleta”,”, “A la Ciudad de Londres”, il già menzionato “Yunta Brava” e altre 100 titoli.

Locandina del brano musicale El Porteñito

Locandina del brano musicale El Porteñito

Nel mese di maggio del 1911, in occasione dell’inaugurazione dell’organo della chiesa San Carlos di Buenos Aires, si sono interpretate 4 opere del compositore italiano Domenico Zipoli, gesuita fiorentino, arrivato in Argentina nel 1717 e morto nel 1726; questo concerto è stato diretto dal musicista italiano Pietro Mascagni e per questa occasione, Villoldo compose il tango “Don Pedro” dedicato all’esimio maestro.

Oltre ai tanghi, Villoldo compose canzoni creole, marcie, maxixe, lanciere, mazurche, jota (ballo popolare spagnolo) fox-trot, habanere (ballo originario de L’Avana) fado (canzone popolare portoghese) e valzer creole. Si deve osservare che la prima canzone creola registrata dal famoso Duo Gardel Razzano nel 1917, “Cantar Eterno” appartiene anche a Angel G.Villoldo.

Portò il tango a Parigi nel 1907, con Alfredo Eusebio Gobbi, insegnando a suonare e ballare il tango Argentino. Nel 1910 creò un “Metodo per Suonare la Chitarra” per numeri, con le stesse caratteristiche attuali. Sicuramente è stato un grande precursore. Fu chiamato “ Il Padre del Tango”, non solo perché fu uno dei primi, ma anche per il suo talento creativo e la sua estesa e variata opera.
Angel Gregorio Villoldo, nato il 16 di febbraio 1861 e morto il 14 ottobre 1919, sono 95 anni.
Il 14 Ottobre di ogni anno, data della sua morte, in Argentina si ricorda come il “Giorno del Collezionista del Tango”


EN CASTELLANO

Nacido en Buenos Aires, hijo de padres argentinos, Juan y Victoria Arroyo. Fue Músico, Cantor, Poeta, Autor, Compositor, Guitarrista, Pianista, Violinista y Bailarín. Autor de obras teatrales y de sainetes. Actor en el Circo Rafetto. Recibió lecciones de música del maestro y compositor italiano Ermanno Andolfi, a quien dedicó los tangos “El Porteñito” y “Yunta Brava”.
Nos cuenta Orlando Del Greco en su libro:
“Villoldo, apuró los primeros encontrones con la vida junto a los vigorosos y fornidos cuarteadores de Barracas y la cuesta de Montes de Oca, cerca de Constitución. Allí se lo vio muchas veces, castigando a su montado, sacar de apuro a los carruajes y se lo escuchó también en «La Banderita» y tantas otras pulperías y boliches de los alrededores, terciar después de alguna payada con sus canciones camperas, que cantaba con voz suave y entonada acompañándose él mismo en la guitarra.”

El Choclo

El Choclo

Cantando, Villoldo grabó cilindros y luego discos, “Victor”, “Columbia, “Odeón”, “Record”, ”Zonófono”, “Era” y “Artigas”. Como poeta escribió en las revistas “Fray Mocho”, “La Pampa Argentina”, “PBT”, “Caras y Caretas”, “Papel y Tinta” y en 1895, participó con un poema en un homenaje que le rindieron a Carlos Guido y Spano los mejores literatos argentinos; su poema, “A la Bandera Argentina” lo compuso en ocho piés de décimas.
En el año 1903 despertó admiración cuando el notable pianista José Luis Roncallo le estrenó su luego famoso tango “El Choclo”, en el “Bar El Americano” de la calle Cangallo (hoy Presidente. Perón) 966; en este mismo año, en la Sala Parisiana de Esmeralda 320, la cantante Dorita Miramar le cantó su milonga “El Porteñito” por primera vez; además, en 1905 Villoldo escribió en el Bar Ronchetti de Reconquista y Lavalle, la letra del tango “La Morocha”, con música de Enrique Saborido y luego,. diez años después, en 1913, hizo la letra del tango el “13” y en 1914, el “14”, los dos de Alberico Spátola; también es autor de las letras de los tangos “Apolo” de Alfredo Bevilacua, “El Entrerriano” de Rosendo Mendizabal, “Pobre Percanta” de E.J.Scazziota y ”La Taba” y “La Criollita” con músicas de A.F.Bellomo y J. Mariano, respectivamente, amén de otras obras imperecederas de este creador.
Como compositor desarrolló una gran actividad, además de los inolvidables “El Choclo”,“El Porteñito” y “El Esquinazo”, compuso un centenar de tangos, más de veinte canciones criollas y unos setenta cantos populares argentinos y por si todo esto fuera poco, tiene registrados una veintena de obras más con diferentes ritmos, desde un fox-trot hasta un fado, pasando por marchas patrióticas y un pericón.
En el mes de mayo de 1911, con motivo de la inauguración de un órgano en la Iglesia San Carlos de Buenos Aires se interpretaron 4 obras del compositor Doménico Zipoli, jesuita florentino llegado a la Argentina en 1717; este concierto fue dirigido por el músico italiano Pietro Mascagni y en esta oportunIdad, Angel G.Villoldo compuso el tango “Don Pedro” y se lo dedicó al insigne maestro.
Es de destacar que la primera canción criolla grabada en 1917 por el Dúo Gardel Razzano, Disco N° 18.000, Matriz 28, titulada “Cantar Eterno”, pertenece también a Villoldo.
Llevó el Tango Argentino a París en 1907, junto a Alfredo Eusebio Gobbi, donde lo enseñó a tocar y a bailar. Fue uno de los primeros compositores argentinos que cobró derechos de autor provenientes de Europa. Además, en el año 1907, fue admitido como socio de la S.A.C.E.M., Sociedad de Autores y Compositores de Francia.
Con las mismas características de los métodos actuales, Angel Gragorio Villoldo creó en la década de 1910 un “Método para tocar la Guitarra” por Cifra”, es decir, sin necesidad de maestros y sin conocer notas musicales, editado por la Casa América.. Realmente un verdadero precursor.
Fue llamado “El Padre del Tango”, no solo por ser uno de los primeros sino también por su talento creador y su extensa y variada obra. El 14 de octubre de cada año, fecha de su fallecimiento, en Argentina es recordado como “Dia del Coleccionista del Tango”.
. En el comienzo de la fonografía universal se incluye a este músico entre los más importantes. Sus partituras, distribuidas por todo el mundo forman parte del repertorio de las primeras empresas grabadoras. La Compañia Edison tenía formada su propia banda y su propia orquesta sinfonica y, estaban constituidas por músicos de todas las nacionalidades, italianos, franceses. ingleses, alemanes y norteamericanos, que tenían a su cargo el estudio de las partituras para ser grabadas. En 1906 eligieron varios tangos criollos escritos por Angel Villoldo y los registraron en los primitivos cilindros de 2 minutos de duración, que aparecieron en el mercado mundial.
Angel Gregorio Villoldo nació un 16 de febrero de 1861 y falleció el 14 de octubre de 1919 , es decir, hace 95 años.
Agustín Remon, periodista de “Caras y Caretas” dijo el 13 de octubre de 1937: “Con los versos del tango “La Morocha,” Villoldo supo hacer subir el tango de los pies a los labios”

BIBLIOGRAFÍA

  • DEL GRECO, Orlando-Carlos Gardel y los Autores de sus Canciones”
  • Akian Ediciones-1990 Buenos Aires
  • LUCCI, Héctor – Archivo
  • PENNA, Julio A. – Archivo
  • PUCCIA, Enrique Horacio “El Buenos Aires de Angel Villoldo” 1977-1997
  • Buenos Aires
  • ARCHIVO del autor

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Antico gonfalone d'oro del 1933

Antico gonfalone d’oro del 1933

Il giorno 4/2/2011 avevamo pubblicato un interessante articolo sul Gonfalone del nostro Comune che era stato realizzato dalle Suore Benedettine di Potenza Picena nel 1933, Commissario Prefettizio Nicola Spinaci. Il Gonfalone in oggetto, alto cm. 138 e largo cm. 81, è stato confezionato utilizzando anche il filo fine d’oro sia in parte dello stemma comunale che sulle scritte. È stato realizzato con raso rosso di seta, utilizzando matassine di seta, satin rosso, cordone, frangia gialla per una spesa complessiva di lire 366,35 di solo materiale. La manodopera delle Suore Benedettine di Potenza Picena è stata considerata pari a lire 213,65, per un totale pagato dal Comune di Potenza Picena di lire 580, una somma veramente notevole per l’epoca. Nei giorni scorsi parlando con Madre Maria Paola Bernardi, Abbadessa del Monastero delle Benedettine di Potenza Picena, gli ho fatto vedere la foto che aveva scattato nel 2011 al Gonfalone Aido Consolani, esposto nei locali dell’Ufficio del Dirigente dello Stato Civile Luigino Garbuglia. L’Abbadessa mi ha fatto presente che presso il loro Archivio Storico dei lavori a ricamo che avevano eseguito negli anni passati doveva trovarsi anche il disegno originale relativo al Gonfalone del Comune di Potenza Picena. Infatti il giorno Venerdì 26 Settembre 2014 mi sono recato presso il Monastero di Via Cutini Mariano e Suor Maria Beatrice Antonini mi ha fatto vedere il disegno originale, ancora integro dopo 81 anni e che abbiamo provveduto a fotografare.

Disegno preparatorio

Disegno preparatorio

Il disegno contiene ancora tutti i particolari della lavorazione, dove mettere i vari componenti, ad esempio l’oro chiaro e quello scuro. Sul retro del disegno si trova ancora l’appunto con l’indicazione di tutte le materie prime utilizzate per la lavorazione ed il relativo costo dell’epoca. Sul disegno si nota inoltre un particolare curioso. La scritta “Potentia in Piceno de Civitate Potentiae” collocata sotto lo stemma comunale, inizialmente era prevista invece sopra. Un’altro particolare che è emerso sia dai documenti d’archivio e dalla conversazione con Madre Maria Paola Bernardi, sono i nomi delle Suore Benedettine del Monastero di Potenza Picena che nel lontano 1933 hanno lavorato materialmente a questo Gonfalone, un vero e proprio capolavoro della nostra tradizione, di notevole valore storico-artistico ed economico. Si dovrebbe trattare di Suor Maria Matilde Innocenzi e di Suor Maria Agnese Mataloni di Potenza Picena, ricamatrici. Successivamente altre suore hanno svolto questo importante ruolo di ricamatrice, come Suor Maria Agostina Morroni, Suor Maria Angela Angelini e Suor Maria Ildegarde Gasparretti. Il Gonfalone del nostro Comune del 1933 è stato considerato tra i beni dell’Ente, grazie all’interessamento dell’economo comunale, dott.ssa Simona Ciasca, sempre attenta a salvaguardare e valorizzare il nostro patrimonio storico. Inoltre è stata anche ritrovata l’asta che serviva per sorreggere il Gonfalone durante la sua esposizione in pubblico. I due pezzi si trovano attualmente nei locali della Gipsoteca Comunale “Giuseppe Riccobelli”, ed anche questi oggetti sono stati inventariati e fotografati dalla dott.ssa Simona Ciasca.

Laboratorio di ricamo

Laboratorio di ricamo

A questo punto si chiede al nostro Sindaco Francesco Acquaroli un sforzo ulteriore per far restaurare questo nostro capolavoro artigianale, collocandolo successivamente in un luogo dove potrebbe essere maggiormente valorizzato all’interno di una teca protettiva. Si propone per questo la sala “Antonio Carestia” della Giunta Comunale nel Palazzo Municipale. Comunque consideriamo finalmente questo Gonfalone “d’oro” una vera e propria opera d’arte da salvaguardare e valorizzare adeguatamente.


Modifica del 16-1-2015

Il giorno giovedì 15 gennaio 2015 l’Economo Comunale Dott.ssa Simona Ciasca, seguendo il nostro consiglio, ha provveduto finalmente a far togliere dalla parete il gonfalone d’oro del 1933 del Comune di Potenza Picena. In questo modo il gonfalone, protetto, non si rovinerà ulteriormente.

Ringraziamo l’Economo Comunale con l’augurio che il prezioso gonfalone possa successivamente essere anche restaurato dall’Amministrazione Comunale e collocato all’interno della teca nel contesto della sala “Antonio Carestia” della Giunta nel Palazzo Comunale.

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a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

orologio torre

Orologio da torre

Sono trascorsi 10 anni da quando è stato restaurato da parte di Sauro Corinaldi di Cingoli l’orologio da Torre del 1887 costruito dalla Ditta Isidoro Sommaruga di Milano. Le fasi di restauro, seguite dalla Soprintendenza di Urbino, sono state curate dalla dott.ssa Simona Ciasca, economo comunale, con la consulenza storica di Paolo Onofri e il coordinamento dell’assessore alla cultura Fabio Sacconi. La spesa complessiva dell’intervento, escludendo il basamento, è stata di Euro 2707,44. Le due campanelle sono state donate dalla Parrocchia dei Santi Stefano e Giacomo e da Paolo Onofri.
L’impianto, in funzione fino agli anni Sessanta del Novecento nella Torre Civica, è rimasto abbandonato per molti anni nei sotterranei di S.Francesco, dove nel 1996, grazie all’opera dei volontari e degli amministratori dell’epoca, con in testa il Sindaco Mario Morgoni, è stato recuperato, ripulito e collocato in Pinacoteca Comunale. E’ doveroso ricordare in questo contesto l’impegno di Bruno Grandinetti, che molto ha fatto in quest’opera di recupero e valorizzazione del nostro patrimonio storico; questo restauro viene dedicato anche a lui, che il 12 Luglio 2003 ci ha lasciato. Si tratta di un modello a tre tamburi, con carica a trenta ore, per il movimento delle sfere su due, tre o quattro quadranti con suoneria a cremagliera di ore e quarti con ripetizione. E’ costruito in fusione di ghisa, acciai ed ottone fuso e fresato. Il pendolo è in legno con lente in fusione di ghisa. L’impianto fu commissionato alla ditta “Isidoro Sommaruga” di Milano, dal Comune di Potenza Picena, dopo che un fulmine il giorno 11 Gennaio del 1886 aveva colpito la Torre Civica, danneggiando in maniera irreversibile sia la cuspide che l’impianto dell’orologio. La Torre, in precedenza alta 46,90 metri, dopo i danni arrecati dal fulmine e la conseguente eliminazione della cuspide, fu ridotta agli attuali 34,50 metri, con una riduzione di 12,40 metri e con la trasformazione dell’estremità, con un terrazzo coronato da una balaustra a pilastrini. Inoltre con l’acquisto dell’impianto dalla ditta di Isidoro Sommaruga, l’antico quadrante ottagonale in pietra con numerazione araba (1,2,3,4 ecc.), fu sostituito con un lamierone con cornice in fusione di ghisa con la numerazione romana (I, II, III, IV ecc.)

Orologio da Torre Isidoro Sommaruga prima del restauro.

Orologio da Torre Isidoro Sommaruga prima del restauro.

L’impianto veniva gestito manualmente da un incaricato del Comune di Potenza Picena, chiamato il “moderatore” dell’orologio e veniva anche retribuito dall’Ente. L’orologio dopo il sapiente restauro di Sauro Corinaldi è stato collocato nel foyer del Teatro Comunale “Bruno Mugellini” ed è stato ammirato in questi 10 anni con molto entusiasmo da parte di tanti cittadini, turisti ma in particolare dai ragazzi e ragazze delle nostre scuole di Potenza Picena e Porto Potenza Picena che rimangono affascinanti vedendolo ancora in funzione, rapiti dalla suggestione dei suoi meccanismi perfetti e dal suono delle ore e dei quarti. Veramente un gioiello della nostra storia, cultura e tradizione di cui essere orgogliosi.

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