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Archive for maggio 2015

img_8807Sono trascorsi 7 anni da quando nel lontano 15 maggio 2008 abbiamo iniziato questa straordinaria esperienza con Rodolfo Cingolani, ideatore e mente del nostro blog, web master di grande bravura. Dopo aver superato le 100.000 pagine consultate il 27/12/2011, le 200.000 il 27/1/2013, le300.000 il 12 Aprile 2014, abbiamo superato le 400.000 il giorno 30 Aprile 2015. Dal 1 Maggio 2015 abbiamo aggiunto altre 4.028 pagine, portando il totale del periodo a 404.028. In questi 7 anni di attività si è consolidato sicuramente il rapporto di fiducia con i nostri lettori, locali, nazionali ed internazionali, in particolare con quelli che oggi vivono in Argentina, dimostrandosi il nostro blog fondamentale punto di riferimento per tutti coloro che amano veramente Potenza Picena, la sua storia, la sua tradizione e cultura. Per quanto riguarda le collaborazioni possiamo contare per le traduzioni dei testi per lo spagnolo del contributo straordinario di Emilio Zamboni, per l’inglese di George Dernowsky e per il francese di Loretta Lazzarini. Per quanto riguarda le foto possiamo sempre contare sulla disponibilità di Mario Barbera Borroni, Simona Ciasca, Elena Garbuglia, Sergio Sabbatini, Aido Consolani e non solo. Per la scrittura dei testi, fondamentale ed insostituibile il contributo di Paola Cingolani ed anche ultimamente del Prof. Gianfranco Morgoni. I nostri articoli, grazie alla collaborazione con Lino Palanca, continuano ad essere pubblicati anche sulla rivista “Lo specchio” Magazine di Porto Recanati, riscuotendo sempre molti apprezzamenti. Abbiamo ospitato articoli di altri autori, tra cui quelli di Andrea Bovari, Pier Marino Simonetti, don Andrea Bezzini, del Prof. Marco Severini, della Dott.ssa Sifmona Ciasca (in collaborazione con Paolo Onofri), delle monache benedettine locali, di padre Nazzareno Pistelli.

scheda-teatro-appesa

L’Economo Comunale Dott.ssa Simona Ciasca e Paolo Onofri a finaco della scheda del teatro.

Vogliamo continuare su questa strada, mettendo sempre a disposizione il nostro blog di tutti coloro che vogliono raccontare Potenza Picena, Porto Potenza Picena, S.Girio, Monte Canepino e la nostra campagna meravigliosa, i suoi personaggi e non solo. Nel contesto della storia locale abbiamo dato grande spazio e risalto alle celebrazioni dei 70 anni della liberazione di Potenza Picena da parte dei soldati polacchi del 4° Reggimento Corazzato Skorpion (30/6/1944 – 30/6/2014), abbiamo seguito l’allestimento del Museo Gipsotéca della Scuola d’Arte “Ambrogio Della Robbia” nella sala dedicata a Giuseppe Riccobelli, seguendo anche tutti i restauri degli oggetti in ferro battuto e mobili fatti gratuitamente da Franco Carestia, come abbiamo seguito tutti i lavori di restauro effettuati da Paola Carestia per quanto riguarda l’epigrafe marmorea del 1567 di Porta Girola o Marina e la colonnina rinascimentale del 1562 dedicata alla nobile famiglia romana Colonna di Piazza Matteotti. Abbiamo seguito il lavoro di restauro dell’antico Gonfalone realizzato dalle monache benedettine locali con filo d’oro nel 1933, restauro effettuato da Nelide Mazziero di Potenza Picena. Abbiamo seguito il ritorno a Potenza Picena il giorno 18 Giugno 2014 del Trittico di Paolo Bontulli da Percanestro del 1507 “Madonna col Bambino tra i Santi Giacomo Maggiore e Rocco” da Urbino e collocato nel contesto della Fototeca Comunale “B. Grandinetti”, nell’ex Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria.

Alcuni restauri eseguiti da Franco Carestia

Alcuni restauri eseguiti da Franco Carestia

Abbiamo fatto conoscere tanti personaggi, conosciuti e non, ma che comunque hanno fatto la storia di Potenza Picena, tra cui Giuseppe Riccobelli, a cui è stata intitolata la sala che ospita il Museo Gipsotèca, l’Avv. Silvano Mazzoni, già Sindaco di Potenza Picena, Nazzareno Romano Pierandrei, nipote del Prof. Umberto Boccabianca, Remo Galvani e sua moglie Amalia Melatini, uniti nella vita e nella morte, il Dott. Luigi Parigi, Gaudenzio Rampioni, primo tipografo di Potenza Picena, don Primo Pennacchioni, già parroco di Potenza Picena, il tenente Francesco Brunacci, medaglia di bronzo al valor militare morto in Libia, Alfredo Melatini, tra i primi operai eletto consigliere comunale di Potenza Picena nel 1920, Giovanna Pistarelli dall’Argentina, tra le più assidue lettrici del nostro blog, Vittoria Germondari Giampaoli, “la mamma dei soldati”, medaglia d’oro della CRI nel 1964 e per ultimo l’Ing. Luigi Scarfiotti, il deputato pilota padre dell’indimenticabile Ludovico.
Abbiamo curato la recensione di diversi libri, tra cui quello del Prof. Silvano Domenichini “Perché non svanisca tutto nell’illusorio. La Fede, la Sofferenza, la Libertà”, di Maurizio Margaretini “Quande cose deo zombà, da Galazzà ad Affari tuoi”, di Simona Arrigoni “Vicino al cuore” e di Giovanni Pastocchi “Colori e Sorrisi”.
Colonnina rinascimentale dopo il restauro. Foto di Paola Carestia.Abbiamo pubblicato diversi libri tra cui “Potentini Illustri” e “Visioni Potentine” di Norberto Mancini e per ultimo le Memorie storiche dell’Istituto Figlie dell’Addolorata di Potenza Picena, scritte da suor Maria Candida Italiani.
Abbiamo pubblicato in edizione plurilingue, la storia del nostro Teatro Comunale “Bruno Mugellini”, scritta da Simona Ciasca e Paolo Onofri, con versioni in Inglese, Francese e Spagnolo che ha riscosso una grande successo nella rete e non solo. Abbiamo avuto anche l’onore di vedere collocata questa storia, incorniciata, nel contesto del foyer del teatro, finanziata da Mario Morgoni.
Abbiamo accolto dall’Argentina la Sig.ra Ofelia Fermani insieme a suo figlio Jorge il giorno 18 Marzo 2015.
L’articolo più letto del nostro blog rimane quello scritto dal nostro collaboratore Emilio Zamboni “Panorama di Potenza Picena” con versione in italiano e castigliano.
Il risultato numerico di questo intenso lavoro in 7 anni è stato veramente incredibile, raggiungendo le 404.028 pagine consultate, con un incremento in questo settimo anno di 97.223 pagine, di molto superiore a quello del sesto anno che era stato di 83.688, con una differenza in più di 13.535 pagine pari ad un aumento del 16,17%.

Comunque la progressione dei primi sette anni è molto significativa;

1° anno pagine

7.849

2° anno pagine

23.403

3° anno pagine

42.960

4° anno pagine

65.356

5° anno pagine

83.549

6° anno pagine

83.688

7° anno pagine

97.223

Inoltre dal mese di ottobre 2014 siamo anche proprietari del dominio isantesi.it che ha totalizzato dall’inizio n. 1736 pagine consultate.
All’interno del nostro sito ci sono complessivamente n. 411 articoli, 3641 foto e documenti e n° 62 video, il più grande archivio online della nostra città. Il nostro blog continua ad essere linkato dal sito “Il Cittadino” di Recanati, ma non da quello del Comune di Potenza Picena. Iniziamo questo ottavo anno fiduciosi di poter continuare il positivo rapporto con i nostri concittadini ed i nostri lettori, che sono i nostri più importanti collaboratori, sparsi in Italia e nel resto del mondo, certi di poter dare un servizio utile a tutta la nostra comunità.

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I coniugi Henry J. Novaira e Rosa Kosmus al fianco della Bandiera Argentina, all'interno della sala della Giunta Comunea. Foto gentilmente concesse da Oscar Tramannoni

I coniugi Henry J. Novaira e Rosa Kosmus al fianco della Bandiera Argentina, all’interno della sala della Giunta Comunale. Foto gentilmente concesse da Oscar Tramannoni

Potenza Picena rimane sempre nel cuore degli argentini che non perdono occasione per visitarla, quando vengono in Italia in vacanza. È successo anche pochi giorni fa, il 7 aprile 2015, quando i coniugi Henry J. Novaira e Rosa Kosmus di Rosario, originari di Carignano (TO), genitori della Sig.ra Silvia Novaira moglie di Oscar Tramannoni, conosciuto per aver donato alla nostra città il 16 Ottobre 2013 la bandiera argentina che si trova oggi all’interno della sala “Antonio Carestia” della Giunta Comunale nel Palazzo Municipale, sono capitati al Porto di Ancona per una breve sosta, non programmata, con una nave crociera sul mare Adriatico.
Non ci hanno pensato due volte, hanno preso un taxi nella città dorica e sono venuti a Potenza Picena per una breve visita in Comune. Nessuno di noi sapeva di questa visita e non abbiamo potuto neppure salutarli.
Comunque il nostro Sindaco Francesco Acquaroli e l’Assessore ai Lavori Pubblici Luisa Isidori li hanno ricevuti, hanno fatto le foto insieme a loro e alla bandiera argentina e si sono anche recati a rendere omaggio alla Piramide de Mayo di Largo Leopardi, simbolo dell’indipendenza argentina e testimonianza della nostra emigrazione in quella terra lontana, unica copia al mondo di quella presente in Plaza de Mayo a Buenos Aires. Successivamente Oscar Tramannoni ci ha fatto sapere di questa visita lampo dei genitori di sua moglie Silvia e ci ha inviato le foto che pubblichiamo e di questo gliene siamo grati.
Ci dispiace comunque non aver incontrato i coniugi Henry J. Novaira e Rosa Kosmus.
Sarà per un’altra volta, ne siamo certi.

Potenza Picena, Siempre En El Corazón De Los Argentinos
Traducción de Emilio Zamboni

I coniugi Henry J. Novaira e Rosa Kosmus al fianco della Bandiera Argentina, all'interno della sala della Giunta Comunea. Foto gentilmente concesse da Oscar Tramannoni

I coniugi Henry J. Novaira e Rosa Kosmus.

Potenza Picena está siempre en el corazón de los argentinos, que no pierden ocasión para visitarla cuando vienen a Italia en las vacaciones. Hace pocos días, el 7 de abril de 2015, cuando el matrimonio Henry J. Novaira y Rosa Kosmus, de Rosario, originarios de Carignano (TO), padres de la señora Silvia Novaira, conyugue de Oscar Tramannoni, conocido por haber donado a nuestra ciudad el 16 de octubre de 2013, la bandera argentina que se encuentra en el interior de la sala “Antonio Carestia” de la Junta Comunal, en el Palacio Municipal, hicieron una parada en el Puerto de Ancona por un breve tiempo no programado, con un crucero en el mar Adriático.
No lo pensaron dos veces, tomaron un taxi en la ciudad dorica y vinieron a Potenza Picena para una fugaz visita a la Comuna. Ninguno de nosotros lo sabía y no hemos podido saludarlos.
De cualquier modo nuestro Intendente Francesco Acquaroli y la asesora a los Trabajos Públicos, Luisa Isidori, los han recibido, hicieron una foto junto a la bandera argentina y además, fueron a rendir homenaje a la Pirámide de Mayo en el Largo Leopardi, símbolo de la independencia argentina y testimonio de nuestra emigración hacia aquella lejana tierra. Esta copia de la pirámide que se encuentra en la Plaza de Mayo de Buenos Aires, es única en el mundo.
Después, Oscar Tramannoni nos hizo saber de esta visita relámpago de los padres de Silvia y nos ha enviado la foto que publicamos, quedamos muy agradecidos-
De cualquier modo nos da pena no haber encontrado al matrimonio Novaira.
Será para otra ocasión. Estamos seguros.

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antonio bernacchia

Antonio Bernacchia

Il 10 giugno 1946 veniva inaugurato a Potenza Picena il nuovo campo sportivo costruito su di un terreno della Famiglia Favale Scarfiotti, grazie all’apporto dei soldati polacchi del 4° Reggimento Corazzato Skorpion al Comando del Colonnello Ignacy Kowalczewski, chiamato inizialmente Potentina-Skorpion, poi successivamente Luigia Favale Scarfiotti ed infine Favale-Scarfiotti-Skorpion.
La partita inaugurale del nuovo campo sportivo fu svolta tra una rappresentativa di giovani di Potenza Picena ed una di soldati polacchi, molto più grandi ed esperti rispetto ai locali. Il risultato finale è stato impietoso per i nostri beniamini, infatti hanno vinto i polacchi con un punteggio tennistico di 8 a 1.
Il goal della bandiera per i santesi fu realizzato da Antonio Bernacchia, all’ora ventiseienne. Nella stessa squadra di Antonio Bernacchia giocava un giovane che poi avrà un grande successo, arrivando con l’Anconitana in Serie B, Mario Zucchini.
Il goal di Antonio Bernacchia è stato anche lo spunto per un bellissimo articolo apparso sull’inserto settimanale del quotidiano il Corriere Adriatico di Ancona del giorno 20 ottobre 2013 a firma dello storico Paolo Boldrini, dal titolo “Il goal della bandiera, perdere fu come vincere”, perché per noi santesi quella partita e quel goal avevano un importante significato ideale, rappresentavano l’uscita dal tunnel dell’occupazione nazi-fascista della nostra città, liberata dai polacchi il giorno 30 giugno 1944.
Antonio Bernacchia, per la sua avanzata età e per le sue condizioni di salute, non aveva potuto partecipare alle manifestazioni che si sono svolte nella nostra città nei giorno 28 e 29 giugno 2014 per ricordare i 70 anni dalla liberazione (30/6/1944 – 30/6/2014).
Il giorno mercoledì 11 febbraio 2015 Antonio Bernacchia si è spento nella sua abitazione di via Flavio Clementoni, circondato dall’affetto dei suo i cari familiari.

Inaugurazione dello stadio comunale "U.S. Potentina-Skorpion" di Potenza Picena costruito dai soldati polacchi.

Inaugurazione dello stadio comunale “U.S. Potentina-Skorpion” di Potenza Picena costruito dai soldati polacchi.

Antonio Bernacchia era nato a Potenza Picena il giorno 26 aprile 1920 da Giuseppe e da Maria Mataloni e nella sua vita ha svolto il lavoro di sarto poi di produttore avicolo. Si è sposato il giorno 18/04/1949 con la Sig.ra Nerina Bartoli e dal loro matrimonio sono nate Maria Grazia ed Elisabetta (Lisi). La città di Potenza Picena, gli sportivi santesi, salutano con affetto e riconoscenza un personaggio simbolo dello sport locale che verrà ricordato per sempre come l’uomo che ha segnato il giorno 10 giugno 1946 il goal della bandiera per la Potentina.

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a cura del Prof. Marco Severini

Ing. Luigi Scarfiotti - Archivio Storico Comunale.

Ing. Luigi Scarfiotti

Si è già avuto modo di vedere come Luigi Scarfiotti, industriale e notabile torinese trapiantato a Porto Recanati, sia stato un deputato di lungo corso sotto il regime fascista: infatti, designato alla Camera dei Deputati nelle consultazioni plebescitarie del 1929 e del 1934, fu consigliere nazionale alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni (1939-43), ricoprì dal 1934 al 1943 la carica di segretario dell’Ufficio di presidenza delle due Camere, divenendo infine, nel febbraio 1943, sottosegretario di Stato per le Comunicazioni.
Il padre di Luigi, Lodovico (1861-1924), avvocato ed ex ufficiale di cavalleria, si era distinto negli ambienti finanziari e industriali del capoluogo sabaudo: amico di Orlando e Facta, vice presidente della Società italiana del ghiaccio artificiale, era stato nel luglio 1899 tra i soci fondatori della FIAT e suo presidente fino al luglio 1908, allorché si era dimesso con l’intero Consiglio d’amministrazione (che aveva avuto come primo segretario Giovanni Agnelli) in seguito ad accuse di malevoli, poi rivelatesi infondate, che avevano però catalizzato l’attenzione della stampa e dell’opinione pubblica.
Lodovico, pure proprietario di una fabbrica di lampadine a Bari, aveva deciso con un tipico understatement piemontese di porsi alla ricerca di nuove attività e, proprio a Porto Recanati, località in cui trascorreva da qualche anno la stagione balneare, fondò nel dicembre 1906 quel Cementificio che per 83 anni avrebbe contrassegnato la vita della cittadina marchigiana: Scarfiotti sborsò 200.000 delle 250.000 lire che costituivano il capitale sociale iniziale, coinvolgendo nella Società in accomandita semplice, per un patto sociale decennale Enrico Volpini, sindaco della cittadina e rampollo di una delle famiglie che allora detenevano il potere politico ed economico della zona, e Giuseppe Moro, ingegnere livornese e pioniere delle nuove frontiere dell’industrializzazione locale.

Ing. Luigi Scarfiotti - con la sua macchina Alfa Romeo 6C 1750 G.S. Spider Zagato targata MC iniseme a Piero Bucci. La coppia marchigiana festeggiata per il 6° posto assoluto nella Mille Miglia del 1931. Foto tratta dal libro di Oddo Bucci

Ing. Luigi Scarfiotti – con la sua macchina Alfa Romeo

Nello Biondi (Lodovico Scarfiotti, Macerata 1977) e poi Lino Palanca (Gli Scarfiotti e Porto Recanati. Una Famiglia nella storia della Città, Cappelletti, Porto Recanati 1991) hanno dedicato pagine documentate e interessanti al legame tra il clan Scarfiotti e la località adriatica, approfondendo aspetti e momenti delle tre diverse generazioni: quella del patriarca Lodovico, quella del figlio Luigi e infine quella dell’omonimo nipote e figlio di Luigi, Ludovico, campione di Formula Uno e pilota della Ferrari, morto tragicamente nel 1968 in una gara e ricordato recentemente in uno speciale giornalistico (Speciale Scarfiotti, supplemento all’8 giugno 2003 de “il Resto del Carlino”).
Qui interessa sottolineare la passione sportiva del deputato Luigi, corridore di primo livello nell’epoca aurorale dell’automobilismo, cioè negli anni in cui si affermavano i primi gran premi e le corse internazionali destinate a diventare classiche (Targa Florio, 1906; Mille Miglia, 1927) e iniziava a delinearsi il concetto di formula per suddividere i mezzi in rapporto alle loro caratteristiche (cilindrata, peso, consumo, tipo di alimentazione): così, le competizioni furono divise in due differenti categorie, le prove di velocità, su appositi circuiti o autodromi, e quelle di regolarità, su strada, che traevano origine dai primi famosi raid e dalle competizioni stradali d’inizio Novecento.
Primogenito di Lodovico, laurea in ingegneria, carattere chiuso e introverso, autorevole e al tempo stesso autoritario, ma sempre pronto a riconoscere capacità e meriti (come dimostrò con gli stessi dipendenti della Cementi portorecanatese, nella quale si occupò della parte tecnica, divenendo gerente con il fratello Paolo dal 1924 e presidente dal 1948), Luigi si distinse trentaduenne classificandosi secondo nella III Coppa delle Alpi (1923), categoria “Militari”, guidando una Fiat. L’anno seguente, ancora con un veicolo della fabbrica torinese, egli giunse primo nella Osimo Stazione-Castelfidardo e nella Tolentino-Colle di Paterno (classe fino a 1500 cc.) e terzo al Circuito del Garda; nel 1925, su Lancia, vinse la Sambucheto-Recanati, di nuovo, su Talbot, la Tolentino-Colle di Paterno – corsa che si sarebbe aggiudicata anche nel 1926, nel 1928 e nel 1930, con un secondo posto nel 1927 – mentre fece conoscere nome e bravura anche in competizioni nazionali, come la Roma-Norcia (1926, secondo posto, su Talbot), la Coppa Mengara (1929, secondo posto su Lancia) e la coppa Acerbo.

copertina del libro di Marco Severini Notabili e funzionari I deputati delle Marche tra crisi dello Stato liberale e regime fascista (1919-1943) Ed. affinità elettive, Ancona 2006

copertina del libro

Il 15 agosto 1928 Scarfiotti partecipò al 1° Circuito automobilistico di Senigallia, una prova indubbiamente impegnativa: il circuito era infatti completamente in terra battuta (in alcuni punti costituito da vero e proprio sterrato di campagna) con una larghezza massima di non più di tre metri ed aveva richiesto un imponente sforzo organizzativo e finanziario: così, per renderlo più agevole, si era provveduto all’ampliamento di un ponte, all’allargamento e alla bitumazione delle curve più pericolose, al ritocco dei bordi delle strade e al taglio delle siepi nei punti in cui queste ostruivano la visibilità.
I tre nomi che garantirono sicuro successo alla nuova manifestazione furono Luigi Fagioli, sulla piccola Salmson, Luigi Arcangeli (che avrebbe vinto le prime due edizioni della gara) su Bugatti, e appunto Luigi Scarfiotti, su Lancia Lambda: “tre presenze di indubbio valore per la loro classe e la perizia tecnica già dimostrate nelle più importanti competizioni nazionali ed estere”, ha scritto Benito Quadraroli in un prezioso volume di qualche anno fa (Circuito di Senigallia. Annali, Senigallia 1989, p. 22).
Scarfiotti partiva con un brillante allungo che però si arrestava al secondo giro a causa di un’imprevedibile rottura dell’acceleratore alla curva Cappuccini e il suo ritiro toglieva “interesse alla gara”.
Nella seconda edizione (1930) Scarfiotti si presentava per la categoria oltre 1500 cc. Con un’Alfa Romeo e, dopo che Arcangeli aveva presto guadagnato la testa della corsa, l’onorevole, con un démarrage fulmineo, si portava a ridosso del campione uscente, lasciando prevedere un duello testa a testa: invece Scarfiotti perdeva improvvisamente una posizione dopo l’altra e si ritirava, infine, per noie all’accensione.
Tuttavia la gara che consacrò la fama di Scarfiotti fu la “Mille Miglia” – la celebre corsa su strada, disputata per la prima volta nel 1927, su un circuito che da Brescia toccava diverse città dell’Italia centro-settentrionale per poi concludersi nello stesso capoluogo lombardo dopo aver percorso una distanza oscillante tra 1615 e 1650 km, corrispondenti appunto a mille miglia inglesi – cui partecipò nel 1927 con una Maserati ritirandosi, nel 1928 con una Lancia Lambda (3000 cc., 4 cilindri) classificandosi al settimo posto e nel 1929 all’undicesimo, sempre con lo stesso veicolo.
Per la VI° edizione dell’aprile 1932 si profilò tra gli sportivi una grande attesa, testimoniata dall’interesse che anche i giornali locali dedicarono all’evento, come si può cogliere leggendo l’articolo del “Corriere Adriatico” dell’8 aprile 1932 nel quale si ricordava, tra l’altro, che l’ormai classica corsa avrebbe toccato, tra le altre, le località di Tolentino, Macerata e Ancona.
In anni in cui gli incidenti automobilistici e motociclistici erano all’ordine del giorno sulle colonne dei quotidiani – come un articolato esame delle pagine sportive del quotidiano marchigiano più importante ha testimoniato – non meravigliarono né i ritiri per incidente di campioni del calibro di Pietro Ghersi e Tazio Nuvolari né il grave incidente avvenuto presso la stazione ferroviaria di Ancona e coinvolgente alcuni civili, in occasione del passaggio delle “Mille Miglia” (“Corriere Adriatico”, 12 aprile 1932).

Avv. Lodovico Scarfiotti

Avv. Lodovico Scarfiotti

Scarfiotti mostrò una conduzione di gara attenta e lungimirante e formidabili capacità di recupero: soltanto quattordicesimo nel primo passaggio a Bologna, transitò a Firenze decimo, a Roma settimo, a Macerata sesto, quinto – dopo essere passato alle 21.17 ad Ancona “entusiasticamente e simpaticamente salutato dalla folla (”Corriere Adriatico”, 10 aprile 1932) – nel secondo passaggio felsineo, tagliando infine il traguardo bresciano terzo, coprendo i 1640 km in 15 ore, 44 minuti, 41 secondi e 3 quinti, per una media oraria di 103, 75 km (il vincitore Baconin Borzacchini coprì la distanza alla media oraria di 109, 602 km).
Il “Corriere Adriatico” del 17 aprile 1932, nel riportare le gesta di Scarfiotti, biasimava gli “stillati pronostici dei soliti competenti e critici di sport” i quali, pur annoverando il deputato alla sua prima legislatura tra i “migliori guidatori”, non avevano “neppure osato prevedere” la “quasi strepitosa prova del nostro gerarca”.
Scarfiotti aveva guidato con perizia e audacia – come audace appare il gesto, immortalato in una splendida fotografia di p. 37 del citato volume di Quadraroli, nella quale l’onorevole interpreta la difficile curva del Cavallaro nel Circuito senigalliese alla guida di un’Alfa Romeo 1750 6C – e la sua grande affermazione veniva di fatto corroborata da precisi dati tecnici: l’esser stato preceduto solo da due macchine di cilindrata superiore (2-3000 cc.); l’aver battuto il record assoluto della gara dell’anno precedente (innalzandolo da 101,46 a 103,75) e lo stesso record di categoria (2000 cc.) detenuto da Nuvolari con 100,45; l’essersi infine classificato secondo nella categoria “non esperti”, preceduto quindi solo da un pilota (Trossi) che guidava una macchina di cilindrata superiore.
Ma, al di là dell’arida esposizione di cifre e di tempi, il quotidiano dorico esprimeva al gerarca “l’entusiasmo e la sincera ammirazione di tutti gli sportivi della provincia che hanno seguito ansiosamente, vivendola in ogni suo particolare, la mirabile corsa”.
Anche il fratello di Luigi, Casimiro, si cimentò nell’automobilismo, giungendo quinto su Amilcar, alla quarta edizione della gara tolentinate, mentre l’altro fratello, l’avvocato Paolo, si occupò di tennis e sostenne, come tutta la famiglia, la squadra di calcio di Porto Recanati: in occasione di una gara di corsa campestre, Paolo elogiò sia il vincitore sia gli altri partecipanti: “Lo sport è la disciplina nella quale fermamente crediamo, ci insegna a stimarci, a rispettarci, a sentirci uniti ed appartenenti tutti ad una sola famiglia”.
Nella famiglia Scarfiotti la passione automobilistica giunse infine al giovane Ludovico, figlio di Luigi, che iniziò l’attività sportiva appena quattordicenne, nel 1947, classificandosi secondo nel Circuito motociclistico di Porto Recanati, con il ciclomotore “Cucciolo”, con il quale nello stesso anno vinse la gara di Porto San Giorgio.

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Ludovico Scarfiotti

Poi il passaggio all’automobilismo, con le prime gare nel 1956, diventando nel 1957 campione italiano della categoria turismo 2000 cc., e ancora la Ferrari, le affermazioni nel Campionato italiano e nel Campionato europeo della montagna e la vittoria “più bella di tutte”, a Monza nel 1966, tre anni dopo aver maturato la decisione del ritiro in seguito ad un grave incidente riportato a Reims durante le prove del Gran Premio di Francia; infine il divorzio dalla scuderia di Maranello nel luglio 1967, con il seguente caustico commento del patron Enzo: “Scarfiotti? È un dilettante e la nostra casa non può permettersi di allestire una macchina per un dilettante. Le corse oggi sono riservate ai professionisti. E poi l’avvocato Agnelli, suo cugino, mi ha mandato una lettera chiedendomi di non farlo più correre in formula uno…”.
Ludovico morì, alla guida di una Porsche, sul circuito tedesco di Rossfeld, nella seconda prova del Campionato europeo della montagna, l’8 giugno 1968, a 35 anni non ancora compiuti: pilota-gentleman che correva per hobby, affabile e composto, un giorno disse: “Perché corro? Non è facile rispondere. È più forte di me. Mi basta vedere una macchina per sentire il desiderio di salirci sopra e correre il più possibile”.
L’ex deputato Luigi, settantasettenne, apprese telefonicamente la tragica notizia della morte del figlio nella sua casa di Porto Recanati, mentre sua moglie si trovava ad una cerimonia nuziale in una villa nei pressi di Macerata.
I funerali di Ludovico, seguiti da giornali e opinione pubblica, si celebrarono a Torino, un anno dopo la morte, a Montecarlo, di Lorenzo Bandini, altro grande esponente dell’automobilismo italiano di quegli anni.
Il deputato-pilota Luigi si spense invece a Roma, ottuagenario, qualche anno più tardi, in maniera più mesta, lontano dall’ufficialità e da quel mondo politico e sportivo in cui aveva recitato un soggetto brillante e imprevedibile, riuscendo a distinguersi tra pochi protagonisti e molte controfigure.

Articolo tratto dal libro:
Notabili e funzionari
I deputati delle Marche tra crisi dello Stato liberale e regime fascista (1919-1943)
Ed. affinità elettive, Ancona 2006

Si ringrazia per averci segnalato l’articolo, il Dott. Roberto Domenichini, Direttore dell’Archivio di Stato di Pesaro. Inoltre si ringraziano sia il Prof. Marco Severini, autore del testo, che la Dott.ssa Valentina Conti, della Casa Editrice Affinità Elettive di Ancona, per averci consentito di pubblicarlo. Grazie anche all’Ing. Gianfranco Morgoni per averlo trascritto.

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manif sant'anna

clic per ingrandire il manifesto

Il nostro Archivio Storico Comunale riesce sempre a riservarci delle bellissime sorprese. L’ultima in ordine di tempo è stata fatta pochi giorni fa, mentre si stavano cercando notizie su di un evento straordinario capitato nella nostra città il giorno 3 settembre 1928, quando un nubifragio, con violente trombe d’aria aveva causato tanti danni alle nostre campagne, compresi sradicamenti di molte piante, alberi da frutto, olivi, querce e notevoli danni ai vigneti.

All’interno della cartella riguardante le società operaie di mutuo soccorso locali, c’era un manifesto della festa di Sant’Anna del 1928, festa che veniva organizzata dalla società operaia di mutuo soccorso “Speranza” “Giovanni Colocci” di Porto Potenza Picena.

Le altre società operaie presenti in quel periodo nel nostro capoluogo erano la Società Operaia Cattolica “San Giuseppe” e la Società Cittadina, Operaia ed Artigiana di Mutuo Soccorso. Il manifesto, in buone condizioni di conservazione, stupendo anche da un punto di vista tipografico, una vera opera d’arte, largo 70 cm e alto 178 cm, era stato stampato dal Premiato Stabilimento Tipografica Rampioni di Porto Recanati, attività da poco aperta in quella città dal nostro concittadino Francesco Rampioni. Francesco era il figlio maggiore di Gaudenzio, primo tipografo di Potenza Picena ed aveva portato avanti l’attività di famiglia, prima a Potenza Picena poi trasferitosi a Porto Recanati.

Le Festa di Sant’Anna a Porto Potenza Picena veniva organizzata dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso “Speranza”, società fondata il giorno 9 giugno 1907 da Giovanni Colocci. La prima festa dedicata alla Titolare della Parrocchia e Protettrice del Porto è stata organizzata nel 1907, insieme alla fiera, che all’epoca era di merci e bestiame, autorizzata dalla Prefettura di Macerata il giorno 11 febbraio 1907. Il parroco della Parrocchia di Sant’Anna era don Silvio Spinaci di Potenza Picena, mentre la Parrocchia era stata istituita solo dal giorno 15 marzo 1899 e la nuova chiesa di Sant’Anna era stata consacrata ed inaugurata il giorno 23 ottobre 1926.

Da questo manifesto ci si può rendere conto dell’importanza che doveva avere questa festa per tutta la comunità di Porto Potenza Picena e non solo, dove insieme alle manifestazioni più strettamente religiose, tra cui la Santa Messa e la Processione con la reliquia della Santa Protettrice della cittadina rivierasca insieme alla banda di Potenza Picena, il giorno 29 luglio 1928 vi erano interessanti iniziative sportive, ludiche, musicali, la pesca di beneficenza e la tombola. In questa edizione non erano previsti i fuochi d’artificio e la tradizionale fiera.

Don Silvio Spinaci, I° Parroco di S. Anna

Don Silvio Spinaci, I° Parroco di S. Anna

Colpisce la presenza per il concerto musicale della Premiata banda comunale “Città di Macerata”, diretta dal M° V. Pece. Tra le iniziative sportive non passa inosservata la gara ciclistica Coppa di S. E. Generale Giulio Douhet, a cui verrà successivamente intitolata la piazza principale di Porto Potenza Picena, l’albero della cuccagna, la tombola con l’ambito premio di lire 1.000, il cui ricavato serviva per finanziare il locale asilo infantile aperto appena un anno prima. Il Presidente della Società Operaia di Mutuo Soccorso “Speranza” era all’epoca Celso Daniele Fava, mentre il segretario R. Balestra. Comunque questo artistico manifesto abbiamo ritenuto opportuno farlo conoscere a tutti i nostri concittadini, grazie anche alla bella foto scattata da Mario Barbera Borroni, nostro collaboratore, che ringraziamo per la sua disponibilità.

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