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Archive for settembre 2015

Domenico Carestia, secondo da dx, durante le celebrazioni per l'inauguarazione della Piramide de Mayo

Domenico Carestia, secondo da dx, durante le celebrazioni per l’inauguarazione della Piramide de Mayo

Quando il giorno 29 Luglio 2014 è venuta a Potenza Picena per la prima volta la Sig.ra Agnese Carestia, figlia di Domenico che nel lontano 1967 aveva promosso insieme ad altri santesi emigrati in Argentina, la costruzione della Piramide de Mayo a Potenza Picena, inaugurata il giorno 16 Luglio, come al solito mosso da grande curiosità intellettuale, ho voluto approfondire la conoscenza di Domenico Carestia, un personaggio veramente straordinario.
La sig.ra Agnese Carestia in questa sua visita a Potenza Picena, dove è stata ricevuta ufficialmente dal Sindaco Francesco Acquaroli, era accompagnata dal figlio Abel Di Lello II e da sua moglie Patricia Fernandez, ed hanno donato al nostro Comune un bellissimo orologio da parete fatto artigianalmente da Abel, oggi collocato nello Ufficio del Sindaco nel Palazzo Comunale.
Domenico, Ennio Carestia nasce a Potenza Picena in Via XX Settembre n° 125 (l’attuale Via Guglielmo Marconi), il giorno 4/7/1910 da Angelo, muratore e da Agnese Camoranesi, casalinga. La sua era una famiglia molto numerosa e comprendeva anche Giuseppe, nato il 9/12/1897, che ha combattuto durante la prima guerra mondiale, Igino, nato il 10/9/1904, Manlio, nato il 26/9/1906 ed ultimo Virgilio, nato il 11/l/1914.
Domenico Carestia frequenta le scuole locali con il maestro Raffaele Petetti. Quella dei Carestia è stata la classica famiglia di Potenza Picena dove tutti i componenti sono emigrati in Argentina nel corso degli anni. Hanno iniziato Giuseppe Carestia, sua moglie Erminia Mogliani e la loro figlia Teresa, emigrati con i loro fratelli Igino, Manlio e Domenico nel 1928. Per ultimi, l’anno successivo, sono emigrati i loro genitori Angelo Carestia e Agnese Camoranesi, insieme al loro figlio più piccolo Virgilio, partiti il giorno 4/5/1929. Nessuno di loro è più ritornato a Potenza Picena ed hanno proseguito la loro vita a Buenos Aires, in Argentina.

La Banda Cittadina scalinata di Via Trento 1953

La Banda Cittadina scalinata di Via Trento 1953

Domenico Carestia si è sposato con la sig.ra Milka Pito e dal loro matrimonio sono nate Agnese nel 1936 e Mirtha nel 1939. In Argentina, a Buenos Aires, Domenico, insieme ai fratelli Igino, Manlio e Virgilio hanno iniziato come muratori, per poi mettersi in proprio, costituendo la ditta “Carestia Fratelli Costruttori, impresa Edile”, riuscendo ad ottenere un grande successo economico.
Tanta era la nostalgia della loro Potenza Picena, che Domenico nel giardino della sua casa ha voluto anche collocare una fontana similare a quella che sta da noi in Piazza Matteotti, costruita dal fratello Manlio.
Domenico, come tutti gli altri fratelli, a parte Giuseppe morto molto giovane nel 1935 a soli 33 anni, ha sempre fatto parte della Società Potentina di Mutuo Soccorso di Buenos Aires, situata in Via Yerbal 6240, di cui è stato anche Presidente, una delle più importanti organizzazioni dei nostri emigrati in Argentina, fondata nel 1935, il cui primo Presidente è stato Domenico Giampaoli.
Troviamo Domenico Carestia, insieme ad altri componenti la Società Potentina di Mutuo Soccorso di Buenos Aires in una bellissima foto del 1952, oggi conservata nel nostro Archivio Storico Comunale, dove all’interno della loro sede ricevono la sig.ra Rita Carlini in Pastocchi che aveva portato dall’Italia il cofanetto con la terra dei 5 colli di Potenza Picena. Inoltre nel 1955 Domenico, insieme al fratello Manlio, alla moglie Milka, alla figlia Mirtha ed alla nipote Ofelia, figlia del fratello Giuseppe, fa ritorno per la prima volta a Potenza Picena e lo troviamo in una foto famosa che lo ritrae insieme a tutti i componenti la Banda Cittadina, diretta all’epoca dal maestro Edgardo Latini, all’inizio della scalinata di Via Trento. L’anno successivo, cioè nel 1956, Domenico, insieme ai suoi fratelli Igino, Manlio e Virgilio donano il tessuto per le nuove divise dei componenti la Banda Cittadina. Il tessuto è stato fatto arrivare tramite la sig.ra Adriana Monsù Cipollari del luogo, loro parente.

Anno 1952 Buenos Aires. Membri del direttivo della Società Potentina di Mutuo Soccorso. Da sx in piedi Tanoni Galliano, Rossini Alceo, Pianaroli Cesare, Carestia Domenico, Rinaldelli Giuseppe, Rossi Vincenzo, Carestia Manlio. Da sx seduti: Orselli Alessandro, Percossi Ivo, Roseti Cesare (Presidente), Sorichetti Armando insieme alla Sig.ra Rita Carlini. Archivio Storico Comunale.

Anno 1952 Buenos Aires. Membri del direttivo della Società Potentina di Mutuo Soccorso. Tra loro Domenico Carestia.

Nel 1966 è tra i promotori della costruzione della Piramide de Mayo in Largo Leopardi ed il giorno della sua inaugurazione, il 16 Luglio del 1967, si troverà di nuovo a Potenza Picena insieme ai fratelli Igino e Virgilio, a Mario Percossi, l’autore della statua della Libertà che sormonta la Piramide, a Faustino Fontinovo, Presidente della Società Potentina e a Luigi Pianaroli.
Domenico Carestia muore a Buenos Aires, circondato dall’affetto dei suoi cari, nel 1978. A Potenza Picena vivono ancora dei suoi lontani parenti, i figli di Orazio Carestia, Ermanno, Duilio e David che sono cugini di secondo grado di Agnese e di Mirtha Carestia.
Potenza Picena non deve dimenticare Domenico Carestia, uno dei suoi figli più illustri, che pur lontano dalla sua terra natia, non l’ha mai dimenticata e l’ha portata sempre nel suo cuore, trasmettendo l’amore per la nostra città alle sue figlie Agnese e Mirtha ed ai suoi nipoti.

LA HISTORIA DE DOMÉNICO CARESTIA, UNO DE LOS PADRES DE LA PIRÁMIDE DE MAYO DE POTENZA PICENA

Domenico Carestia, secondo da dx, durante le celebrazioni per l'inauguarazione della Piramide de Mayo

Domenico Carestia, secondo da dx, durante le celebrazioni per l’inauguarazione della Piramide de Mayo

Cuando el dia 29 de julio de 2014 vino a Potenza Picena por primera vez la señora Agnese Carestía, hija de Doménico que en el lejano 1967 había promovido, junto a otros Santeses emigrados a la Argentina, la construcción de la Pirámide de Mayo en Potenza Picena, inaugurada el dia 16 de julio, como es habitual movido de una gran curiosidad intelectual, he querido profundizar el conocimiento de Doménico Carestía, un personaje realmente extraordinario.
La señora Agnese Carestía en esta, su visita a Potenza Picena, donde fue recibida oficialmente por el Intendente de Potenza Picena Francesco Acquaroli, era acompañada del hijo Abel Di Lello II y de su mujer Patricia Fernandez, que donaron a nuestra Comuna
un bellisimo reloj de pared, hecho artesanalmente por Abel, colocado hoy en la oficina del Intendente en el Palacio Comunal.
Doménico Ennio Carestía nació en Potenza Picena, calle XX de Setiembre 125 ( actual calle Guglielmo Marconi), el día 4 de julio de 1910, hijo de Angelo, albañil y de Agnese Camoranesi, ama de casa. Su familia era muy numerosa y comprendía también a Giuseppe, nacido el 9 de diciembre de 1897, que combatió durante la primera guerral mundial, a Igino, nacido el 10 de setiembre de 1904, Manlio, 26 de setiembre de 1906 y el último Virgilio, nacido el 11 de enero de 1914.
Doménico Carestía frecuentó la escuela local con el maestro Raffaele Petetti.
La familia Carestía ha sido como la clásica familia de Potenza Picena donde todos los componentes emigraron a la Argentina en el curso de los años. Comenzó Giuseppe Carestía, su mujer Erminia Mogliani y la hija Teresa, emigrados con sus hermanos Igino, Manlio y Doménico en 1928. Por último, en el año sucesivo emigraron los padres, Angelo Carestía y Agnese Camoranesi junto al hijo menor Virgilio, que viajaron el 4 de mayo de 1929. Ninguno de ellos retornaron a Potenza Picena y continuaron su vida en Buenos Aires, Argentina.
Doménico Carestía se casó con la señora Milka Pito y del matrimonio nacieron: Agnese, en 1936 y Mirtha en 1939. En Buenos Aires, Doménico junto a sus hermanos Manlio e Virgilio, se iniciaron como albañiles, para después independizarse fundando la sociedad “Carestía Fratelli Constructores, Empresa Edil”, que economicamente obtuvieron un gran suceso.

La Banda Cittadina scalinata di Via Trento 1953

La Banda Cittadina scalinata di Via Trento 1953

Tanta era la nostalgia por Potenza Picena, que Doménico colocó en el jardín de su casa una fuente de agua similar a la fuente de Piazza Matteotti, construida por su hermano Manlio.
Doménico, como todos sus hermanos, excepto Giuseppe muerto en 1935 a los 33 años,
perteneció siempre a la Sociedad Potentina de Mutuo Soccorso, situada en la calle Yerbal 6240 de Buenos Aires, en la cual a sido también Presidente. Una de las más mportantes organizaciones de nuestros emigrados en Argentina, fundada en el año 1935, cuyo primer presidente fue Doménico Gianpaoli.
Vemos a Doménico Carestía, junto a otros componentes de la Sociedad Potentina de Buenos Aires, en una bella foto de 1952, conservada en nuestro Archivo Histórico Comunal, donde en el interior de la sede reciben la señora Rita Carlini in Pastochi que llevó de Italia un cofrecillo con la tierra de cinco bolsas de Potenza Picena.
Además, en 1955, Doménico junto al hermano Manlio, a la mujer Milka, a la hija Mirtha y a la sobrina Ofelia, hija del hermano Giuseppe, hizo un retorno por primera vez a Potenza Picena y lo vemos en una foto famosa que lo retrataron junto a todos los componentes de la Banda Ciudadana, dirigida en aquella época por el maestro Edgardo Latini, al inicio de la escalinata de la Calle Trento. En el año sucesivo, 1956, Doménico junto a sus hermanos Iginio, Manlio y Virgilio, donaron la tela para la nueva divisa de los componentes de la Banda Ciudadana. El tejido lo hizo traer la señora Adriana Monsú Cipollari de sus parientes.
En el 1966, entre los promotores de la construcción de la Pirámide de Mayo en Largo Leopardi el día de la inauguración, 16 de julio de 1967, se encontró de nuevo en Potenza Picena, junto a sus hermanos Igino e Virgilio, a Mario Percossi, el autor de la estatua de la libertad en la parte superior de la pirámide, a Faustino Fontinovo, Presidente de la Sociedad Potentina y a Luigi Pianaroli.

Anno 1952 Buenos Aires. Membri del direttivo della Società Potentina di Mutuo Soccorso. Da sx in piedi Tanoni Galliano, Rossini Alceo, Pianaroli Cesare, Carestia Domenico, Rinaldelli Giuseppe, Rossi Vincenzo, Carestia Manlio. Da sx seduti: Orselli Alessandro, Percossi Ivo, Roseti Cesare (Presidente), Sorichetti Armando insieme alla Sig.ra Rita Carlini. Archivio Storico Comunale.

Anno 1952 Buenos Aires. Membri del direttivo della Società Potentina di Mutuo Soccorso. Tra loro Domenico Carestia.

Doménico Carestía murió en Buenos Aires, rodeado del afecto de sus queridos parientes, en 1978. En Potenza Picena viven todavía parientes lejanos: el hijo de Orazio Carestía, Ermanno, Duilio y David que son primos en segundo grado de Agnese y de Mirtha Carestía.
Potenza Picena no debe olvidar a Doménico Carestía, uno de sus hijos ilustres, que a pesar de estar lejos de su tierra, nunca la olvidó y la llevaba siempre en su corazón, trransmitiendo el amor por su ciudad a sus hijos Agnese y Mirtha y a sus nietos.

(Traducción de Emilio Zamboni)

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a cura del Dott. Roberto Domenichini – Direttore dell’Archivio di Stato di Pesaro

1-grappolo-doroÈ difficile rintracciare quelle che si possono definire le origini delle sagre o feste dell’uva e del vino in Italia. Secondo alcuni studiosi le moderne feste si collegherebbero addirittura agli antichi “riti” pagani del mondo romano che celebravano la raccolta dei grappoli ed il vino. Si pensi, ad esempio, alle vinalia ed alle stesse baccanali. Personalmente ritengo non sia il caso di operare collegamenti così remoti e storicamente incerti. Molto più fondata appare la tesi che collega i primi “riti” della vendemmia con la diffusione “su larga scala” della viticultura, che nelle nostre zone inizia ad essere attestata su ampie parti del territorio dal secolo XVIII, come dimostrano i nostri catasti dell’epoca.
Nell’Ottocento, poi, aumentano sia i vigneti a coltura intensiva sia le produzioni dell’uva e del vino e questo finisce per diventare la bevanda più diffusa specie tra le classi sociali più umili.
Che la vendemmia autunnale e la produzione del vino fossero sentite e vissute come un particolare momento di gioia ed allegria, è testimoniato indirettamente anche dal fatto che prima dell’Unità d’Italia, nello Stato pontificio, le vacanze degli scolari generalmente non iniziavano alla fine della primavera e neppure in estate, bensì all’inizio dell’autunno, quando nelle nostre campagne, allora non interessate dai cambiamenti climatici dell’oggi, iniziavano la vendemmia e la pigiatura. Pertanto, si può sostenere che all’epoca, sebbene non ci fossero feste specifiche, tuttavia di certo la vendemmia, e le operazioni ad essa seguenti erano vissute come momento d’allegria e di gioia, quasi una sorta di festa del raccolto ed una dimostrazione della fecondità della terra.
Dopo l’Unificazione, poi, dal tardo Ottocento, un forte impulso alla produzione vitivinicola ed al miglioramento dei vitigni viene dato, nelle nostre zone, anche dall’arrivo dei “Piemontesi”; si pensi agli stessi Scarfiotti e, soprattutto, ai Casalis-Douhet, i quali sperimentano ed introducono nuovi vitigni; questi forestieri, poi, vengono imitati da talune nobili famiglie locali, come i Bonaccorsi ed i Compagnoni Marefoschi, proprietarie di numerosi terreni e generalmente aperte alle innovazioni. Al proposito è il caso di ricordare il conte Prospero Compagnoni M., a lungo impegnato a migliorare i suoi vitigni, che ai primi del Novecento inizia ad esportare il suo vino oltralpe, persino in Inghilterra.
MANIFESTO GRAPPOLO D'OROL’interesse per il settore vitivinicolo coinvolge tuttavia molti produttori della Penisola; non meraviglia dunque che nel primo Novecento, dopo la grande guerra, si organizzino feste e sagre dell’uva e del vino in vari centri d’Italia, incluse le Marche, allo scopo di promuovere i vini prodotti in loco. Ed è pure ben noto che in epoca fascista (1930) viene istituita la “festa nazionale dell’uva” allo scopo di “diffondere il consumo dell’uva” e, probabilmente, anche quello del vino (prodotto in gran quantità nella Penisola), del quale si esaltavano anche le proprietà benefiche (purché consumato in dosi moderate). Ma a Potenza Picena l’idea di dar vita ad una vera e propria festa, quella del Grappolo d’oro, col fine di rievocare e far rivivere tradizioni del passato da una parte e, dall’altra, di promuovere prodotti locali, non sorge in questo periodo, bensì nel secondo dopoguerra. Significativamente la prima festa (1955) viene “celebrata” pochi anni dopo il noto censimento della popolazione italiana del 1951, che fotografa ed attesta, per la prima volta, il maggior numero (il cosiddetto “sorpasso”) degli addetti all’industria ed al terziario, rispetto agli addetti al settore agricolo. Erano già avviati dunque, in quegli anni, quei processi di abbandono delle campagne e di urbanizzazione sui quali molto si è scritto. Sebbene tali mutamenti sociali siano stati piuttosto lenti nella nostra area, tuttavia già a metà degli anni Cinquanta i sintomi del cosiddetto processo di industrializzazione si avvertono chiaramente: alcuni artigiani, che praticano mestieri tradizionali si trasferiscono al Porto, si assiste al progressivo superamento dei contratti di mezzadria ed aumentano i contadini che lasciano “la terra”. Una riprova di ciò si ha pure nella sostenuta crescita, in quegli anni, di Porto Potenza Picena, cittadina a maggior vocazione industriale, commerciale e turistica.

Padre Erasmo Percossi

Padre Erasmo Percossi

Alla luce di ciò, è probabile che, al di là di motivazioni contingenti, l’idea della festa del Grappolo d’oro affondi le sue radici proprio nella volontà, in quel momento, di far rivivere, attraverso la festa, i carri, i tipici balli ed i costumi del passato, tradizioni antiche e finanche le stesse atmosfere del passato, momenti di vita “tradizionali” che, in quella fase di cambiamenti si correva il rischio di perdere, forse per sempre. Sembra infatti prevalere, in tutte le prime edizioni del Grappolo d’oro il recupero della tradizione e si ha la netta sensazione che sia stato proprio il folklore il principale protagonista di quasi tutte le edizioni degli anni Cinquanta e Sessanta. Vanno proprio in questa direzione sia i tipi di complessi invitati all’epoca sia la stessa idea di “affiancare” a quella dell’uva la sagra dei piselli (maggio 1959), che avrà 6 edizioni consecutive. Significativamente, in una pubblicazione del 1961, si riferisce che durante la sagra dei piselli si fanno soprattutto gare di saltarello.
Nell’ambito della riproposizione dei valori tradizionali della cultura contadina non può mancare, neppure nella festa, il momento religioso: la benedizione del parroco e la celebrazione eucaristica, momenti che però sembrerebbero in netto contrasto col cosiddetto “annuncio di Bacco”, il quale, nella mitologia classica pagana rappresenta il dio della vendemmia e del vino ed evoca i noti “baccanali”. Ma nell’ambiente potentino il tutto viene rivisitato in chiave popolaresca e quasi ludica, perdendo così, il Bacco potentino, i classici riferimenti ai riti orgiastici del culto dionisiaco.
È stato scritto che dopo gli anni Sessanta “la magica rassegna del grappolo d’oro” si interrompe, un silenzio che durerà circa sei anni. Secondo alcuni, ragioni di natura economica o contrasti tra gli organizzatori sarebbero state alla base di questa lunga interruzione. Ma è probabile che negli anni successivi al cosiddetto “mitico” ’68 anche il comune sentire della popolazione fosse mutato. Chi scrive ricorda che termini quali tradizione, passato, conservazione di valori, etc. allora non erano più di moda e mal si conciliavano con quello spirito di contestazione che ormai aveva pervaso larghi strati della società del tempo. Tutto questo non poteva non influire negativamente su una festa particolare come quella del Grappolo d’oro, che in questi anni sembra non trovi sostegno neppure nell’Amministrazione comunale, che pure attraversa momenti di instabilità.

M° Edagardo Latini

M° Edagardo Latini

La ripresa (a partire dal 1977) è stata resa possibile da mutamenti avvenuti sia nell’Amministrazione comunale sia nel vertice della pro Loco, ma si ha la sensazione che essa sia stata trainata da privati, dai locali produttori vitivinicoli che hanno inteso, anche attraverso la festa, far conoscere i prodotti del territorio. Tutti ricordano, ad esempio, il conte Carlo Lazzarini, già presidente del Consorzio per la tutela del Rosso piceno, noto per il suo attivismo, un’energia operosa, la sua, che sembra aver positivamente contagiato anche presidenti della pro Loco di quegli anni come l’attivissimo Carlo Strovegli.
Che la ripresa degli anni Settanta-Ottanta nasca primariamente dall’impegno di far conoscere prodotti (vini) locali, è dimostrato anche dalle importanti innovazioni introdotte in quegli anni, prime fra tutte, i convegni sul vino e, in seguito, più in generale, sui prodotti enogastronomici del territorio. Ad essi sono invitati a partecipare nomi di indubbio prestigio (noi, per ragioni si spazio, ricordiamo solo quello del giornalista, gastronomo e scrittore Vincenzo Buonassisi, che diventerà anche un “amico” del Grappolo d’oro potentino). Siccome poi, il percorso dalla discussione o dibattito (sui cibi ed i vini) alla pratica spesso è breve, a metà degli anni Ottanta nascono i “piatti delle vergare”, testimoni della ricchezza e varietà della cucina popolare. Concorrono ad accrescere il livello, per così dire, “culturale” ormai raggiunto dalla manifestazione, anche le mostre d’arte contemporanea, che vedono la partecipazione di artisti non solo locali.
Gli anni Novanta, al contrario dei precedenti, non paiono ricchi di importanti novità. Si ha quasi l’impressione che, in quel decennio, si sia voluto “capitalizzare” le acquisizioni o i progressi precedenti. Si ha, tuttavia, anche la sensazione che nelle varie edizioni di questi anni (a volte, purtroppo, anche guastate in parte dal cattivo tempo) si sia voluto puntare più sul folklore e sul recupero delle tradizioni rispetto al recente passato. Molto numerosi sono infatti i gruppi folkloristici, italiani e non, invitati in questi anni, mentre tra gli ospiti spicca la presenza dell’attore maceratese Silvio Spaccesi (1995). Ancora a proposito di ospiti, si ricorda in questi anni la presenza di attori comici “di grido”, invitati allo scopo, in buona parte riuscito, di avvicinare al Grappolo d’oro parte del numeroso “popolo della televisione”.
Firma dell'atto di cessione del campoLa novità più rilevante degli ultimi anni viene introdotta, dietro suggerimento del gruppo di giovani della pro Loco guidati da Giuseppe Castagna, nel 2000, quando inizia l’esperienza delle cosiddette notti bianche o “notti d’oro”, in onore del nostro Grappolo. A dir il vero il sabato precedente il giorno della sfilata era stato sempre animato da cene nei vari rioni del vecchio centro storico e da qualche spettacolo. Ma le “notti d’oro”, con l’introduzione di spettacoli di artisti di strada, giocolieri, acrobati, funamboli, compagnie teatrali, musicisti di vari generi, poeti, clowns e marionette, sono qualcosa di diverso e contribuiscono ad immergere il centro storico potentino in un’atmosfera particolare, a tratti medievaleggiante, apprezzata molto dai giovani, che numerosi accorrono da varie località. L’esperienza ha avuto e continua a riscuotere molto successo perché essa sembra rispondere alle mutate aspirazioni o esigenze di divertimento delle nuove generazioni. Il successo è stato così convincente che nel 2010 le “Notti d’oro” sono di fatto raddoppiate in quanto alcune manifestazioni serali sono anticipate anche al venerdì precedente, mentre nuove iniziative quali le cene nella Cappella dei contadini (dal 2003) ed il “Carginello d’oro” (dal 2005) appaiono quasi manifestazioni di contorno, destinate più ai potentini che ai “forestieri”. Questi ultimi comunque sembrano gradire anche le sfilate dei carri della domenica, dimostrando di apprezzare il continuo forzo dei carristi di proporre temi, scenografie, costumi musiche e coreografie sempre nuovi.
Vero è che, come la società muta rapidamente, cambiano pure i gusti e le esigenze della gente. Di questo non possono non tener conto gli organizzatori del Grappolo d’oro. E se il compito dello storico è quello di non far cadere nell’oblio e nella dimenticanza le vicende e le preziose esperienze del passato, l’impegno ben più arduo degli amministratori pubblici e, soprattutto, dei responsabili della pro Loco è quello di traghettare il nostro Grappolo d’oro verso mete impareggiabili, tenendo conto delle mutevoli esigenze della società e del pubblico. Il compito, ripeto, è difficile e gravoso, ma si è certi che non mancano tra i responsabili di cui sopra l’impegno, la dedizione e la competenza, doti queste che costituiscono la più solida garanzia per il migliore futuro del Grappolo d’oro potentino.

Articolo tratto dall’opuscolo della 55ª Edizione del Grappolo d’Oro a cura della Pro Loco di Potenza Picena.

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come eravamoSiamo arrivati alla terza edizione di questa iniziativa, quest’anno incentrata sugli anni 1953-1954. Promossa dalla Fototeca Comunale “Bruno Grandinetti”, gestita dal locale Fotoclub, sono state esposte n° 45 foto scansionate da Caterina Grandinetti, figlia di Bruno, e restaurate da Enzo Romagnoli. La mostra è stata inaugurata il giorno Domenica 21 Giugno 2015 alla presenza del Sindaco di Potenza Picena, Francesco Acquaroli, dell’assessore Tommaso Ruffini, del Presidente del Consiglio Comunale Mirco Braconi, del Presidente del Fotoclub Giuliano Margaretini, di Enzo Romagnoli, della sig.ra Bruna Simonetti e Caterina Grandinetti, moglie e figlia del fotografo Bruno Grandinetti.
Nel contesto della mostra sono stati esposti diversi lavori eseguiti tanti anni fa dagli allievi della Scuola d’Arte “Ambrogio Della Robbia” e restaurati gratuitamente di recente da Franco Carestia, stabilmente esposti nel contesto della Sala “Giuseppe Riccobelli” del Museo-Gipsoteca di Via Trento n° 3.
Ancora una volta dall’obiettivo di Bruno Grandinetti sono usciti 45 capolavori fotografici che documentano un’epoca di Potenza Picena, i suoi personaggi, i costumi della nostra comunità.
È una Potenza Picena che si sta preparando a gettare le basi per il futuro sviluppo economico degli anni successivi, che porterà il nostro Comune ad essere uno dei centri industriali più dinamici della nostra Provincia.

I fratelli Mario e Roberto Carlocchia.

I fratelli Mario e Roberto Carlocchia.

Nelle foto troviamo tra i tanti personaggi Alberto Rosciani, futuro imprenditore nel settore dell’abbigliamento femminile che nel 1962 insieme al socio Gino Cameranesi e successivamente con la moglie Giuseppina (Juska) Fioranelli, riuscirà a far nascere una delle più importanti realtà produttive nel campo dell’abbigliamento locale, la Rogin Fashion. Nella nostra città vi erano inoltre all’epoca i rappresentanti di tre note marche di macchine da cucire nazionali, la Borletti, con il negozio di Stelvio Grandinetti in Via Mugellini, la Necchi con il negozio di Dante Elio Percossi in Viale Trieste e la Singer con il negozio di Iginio Ciuccarelli. Grazie ai corsi organizzati in particolare dalla Necchi e dalla Borletti, tantissime ragazze di Potenza Picena, Porto Potenza Picena e Montelupone hanno potuto imp-parare a cucire a macchina costituendo la manodopera professionale futura dell’industria dell’abbigliamento, che ha visto la Rogin Fashion come la sua massima espressione produttiva industriale, ma non solo. Tra i bambini ritratti in una foto notiamo i fratelli Roberto e Mario Carlocchia, che negli anni successivi, insieme alla sig.ra Antonella Mazzarella, moglie di Mario, daranno vita alla Map, importante azienda nel campo pubblicitario a livello nazionale. La foto scattata al Pincio di Nello Torresi e Giuseppina Macellari ci mostra gli artefici di una realtà produttiva legata alla nostra agricoltura, il frantoio Torresi, nato nel 1964 e che oggi prosegue la sua attività grazie all’iniziativa della figlia Fausta e dei suoi nipoti.

Nello Torresi e Giuseppina Macellari a l Pincio.

Nello Torresi e Giuseppina Macellari a l Pincio.

Uno dei momenti più importanti dei ragazzi e della ragazze era la prima comunione e troviamo sia la foto di gruppo davanti alla Collegiata di Santo Stefano, insieme alle Suore dell’Istituto Figlie dell’Addolorata, che di singoli ragazzi, come Antonio Ciuccarelli, Silvano Rinaldelli, Claudio Rinaldelli e Mario Amicucci.
Non mancano le nostre brave sarte, in particolare le sorelle Bartoli, Maria, Bianca e Clara, figlie di Angelo e Zelmira Mancini, e di Bruna Mercuri.
Grazie all’attività dei soci del Fotoclub locale, Potenza Picena ancora una volta ha avuto la possibilità di ammirare questi 45 capolavori fotografici di Bruno Grandinetti e la partecipazione di oltre 300 persone ne è stata la testimonianza del successo dell’iniziativa, che ci si augura possa proseguire in futuro con altri importanti recuperi.

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Foto panoramica Potenza Picena

Lo studio dei nomi delle vie del nostro Centro Storico mi ha sempre molto appassionato e affascinato. Oggi non siamo capaci di fare correttamente una cartina del nostro Centro Storico. Siamo in grado ancora di sbagliare i nomi delle vie, ce ne dimentichiamo alcuni di essi ed addirittura li cambiamo arbitrariamente, senza alcun motivo. I nostri antenati erano invece molto precisi e corretti.
L’evoluzione della denominazione dei nomi delle diverse zone del nostro Centro Storico ha subito nei secoli molte modifiche. Nel Medioevo Monte Santo era suddiviso in 4 quartieri: S. Pietro, S. Giovanni, S. Paolo e S. Angelo. Successivamente c’è stata una suddivisione per contrade, che spesso prendevano il nome della chiesa, Convento o Monastero che vi si trovava nei dintorni. Quindi avevamo contrada S. Antonio, S. Caterina, S. Agostino, S. Tommaso, S. Francesco, S. Pietro, S. Giacomo, S. Paolo, S. Stefano, S. Marco, S. Sisto, S. Rocco. In seguito troviamo i nomi delle più importanti famiglie di Monte Santo legati a vie e vicoli. Nel 1876 se ne contavano la bellezza di ben 27 famiglie. Non solo le più importanti e conosciute storicamente come i Bonaccorsi, Marefoschi, Carradori, Bravi, Mancini, Masina Paparella, Bocci, Cenerelli, Tridenti, Massucci, Solanelli, Fioretti, Pierangeli, ma anche famiglie meno importanti ma comunque sempre significative come i Casciotti, Bernabei, Pasquali, Canepini, Guarnieri, Bufalari, Scarcarelli, Subissi, Costantini, Casagrande, Canevacci, Ricciardi, Anfolsi, Zallocco. Diversi nomi di vie sono molto curiosi e significativi e spesso li sentiamo nominare ancora oggi dai più anziani.

“Costa delle donneIl più importante è sicuramente Costa delle Donne, riferito alle scalette che collegano il Corso Vittorio Emanuele II al Piazzale Diaz, a S. Croce. Oppure Pozzo del Comune, riferito al piazzale oggi Nazario Sauro, o Pozzo della Farina, oggi Via Piave, come via delle Carceri, oggi vico Edmondo De Amicis, delle Orfane, oggi Vico Balilla, Orfanotrofio Vecchio, oggi Via Tripoli, oppure Trivio o Trebbio, oggi Via Trento.
Un discorso a parte merita la nostra Piazza principale. Pochi sanno che si chiamava Piazza Grande, poi Principe di Napoli, dal 5/1/1944 Piazza del Popolo ed oggi Giacomo Matteotti (dal 27/11/1946) dal nome del deputato socialista assassinato dai fascisti il giorno 10/6/1924. Per quanto riguarda il nostro Pincio, ricavato nel 1874 dal chiostro dei frati francescani conventuali, esso veniva chiamato Piazzale Mercato S.Francesco. Solo nel 1898, in occasione del centenario della nascita del grande poeta di Recanati, Giacomo Leopardi, prese il nome di Piazzale Giacomo Leopardi. Noi successivamente, con molta leggerezza, lo abbiano cambiato in Belvedere Donatori di Sangue ed oggi lo vorremmo chiamare Giardino dei Tigli. C’è solo un particolare che a tutti sfugge.

Piazza Matteotti - FontantaNessuno ha mai annullato la delibera del consiglio comunale del 28/4/1898 e pertanto il suo nome dovrebbe rimanere legato al poeta di Recanati, Giacomo Leopardi.
Molti di questi nomi delle nostre vie nel corso del Novecento sono stati cambiati attingendo in particolare ai nomi dei personaggi o dei luoghi suggestivi sia del nostro Risorgimento, che della prima guerra mondiale. Quindi abbiamo Carlo Zima, Luca Spano, Castelfidardo, Balilla, Masaniello, Palestro, Trento, Piave, Diaz, Nazar io Sauro, Caprera, Solferino, Garibaldi, Vittorio Emanuele II, Edmondo De Amicis, Mercantini, Silvio Pellico, Cesare Battisti, San Martino, Vittorio Veneto, Marsala, oppure a partigiani come Mariano Cutini e Mariano Scipioni o a personaggi famosi come Bruno Mugellini, Guglielmo Marconi, Enrico Fermi, Luigi Galvani, Lodovico Scarfiotti, Umberto I.
Passano gli anni, i nomi delle vie vengono cambiati, ma quello che si tramanda dai più vecchi ai più giovani è la tradizione orale storica dei nomi, che hanno sempre una motivazione. Quindi quando noi sentiamo i più anziani dire in riferimento ad una determinata zona del nostro Centro Storico, Costa delle Donne, S. Antonio, Mercato delle Monache (di S. Tommaso), Trebbio, Pozzetto o Pozzo ad esempio rendiamoci conto che chiamano con il loro vero nome antico determinate zone di Monte Santo che sono le attuali via Luca Spano, Via Tripoli, Viale Cesare Battisti, Via Trento e Piazzale Nazario Sauro. Recentemente abbiamo trovato tra i documenti del nostro ricchissimo archivio storico comunale una piantina del Centro Storico di Potenza Picena riferibile alla fine dell’Ottocento con i nomi corretti di tutte le Vie, Vicoli e Piazze.

Il PincioPer dare la possibilità a chiunque di conoscere questo straordinario documento, abbiamo deciso di pubblicarlo così come lo abbiamo trovato in Archivio. È un documento di una precisione impressionante. Tutte le Vie, i Vicoli, le Piazze hanno il loro nome corretto, compresa la modifica apportata nel 1898 al nostro Pincio e a Via Massucci, che sono state intitolate al poeta Giacomo Leopardi.
Il passo successivo sarà quello di fare la storia minuziosa dell’evoluzione dei nomi delle vie che ci sono stati negli ultimi tempi, chiarendo anche chi sono i personaggi, i luoghi che ogni giorno ci troviamo difronte, di cui spesso non sappiamo niente.

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