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Archive for marzo 2017

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Quadro di saint Gérard (San Girio) presente all’interno della Chiesa di Notre-Dame du Lac di Lunel. (Foto Mathilde Delprat)

San Girio è il comprotettore di Potenza Picena, insieme a Santo Stefano Protomartire ed a Santa Maria Maddalena, ed è venerato non solo nella nostra città, ma anche in Francia, a Lunello sua città natale.

In un libro pubblicato in francese nel 1878 dal titolo “Notice sur la ville de Lunel au Moyen-Age et vie de Saint Gérard” scritto dall’abate A. Roüet (il volume è consultabile in rete), troviamo al suo interno notizie sulla città di Lunello, sulla vita di San Girio  e riferimenti a p. Antonio Maria Costantini da Monte Santo, postulatore della causa sopra il culto immemorabile del santo, oltre ad altri documenti e notizie molto interessanti.

Tra l’altro viene pubblicata una lettera del Vescovo di Fermo Mons. Gabriele Ferretti del 28/1/1838 indirizzata al Vescovo di Montpellier Mons. Thibault, da cui dipendeva Lunel, che ci fa conoscere notizie che denotano l’interesse della città di Lunello verso San Girio, questo loro figlio illustre morto a Monte Santo.

Infatti nel 1838 il Vescovo di Montpellier mandò due canonici a Fermo, i reverendi Paleirac e Caumette a conferire con il Vescovo della città Mons. Gabriele Ferretti, per poter avere una reliquia di San Girio, per i francesi S. Gérard, da portare a Lunello per la venerazione dei fedeli di quella città.

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Statua di S. Gérard (San Girio) presente all”interno della Chiesa di Notre-Dame du Lac di Lunel. (Foto Mathilde Delprat)

Da questa lettera, sconosciuta a Potenza Picena, si possono conoscere notizie molto importanti, mai citate in precedenza, ad esempio che il corpo di S. Girio era stato cercato nella Piazza Grande, oggi Giacomo Matteotti, dopo il 1796 quando era stata abbattuta la Pieve di S. Stefano dove al suo interno si trovava un altare dedicato a S. Girio. Il Vescovo Gabriele Ferretti comunica che in tale ricerca non è stato ritrovato il corpo del Santo. Pertanto tenendo conto che a Monte Santo si conservavano all’epoca due piccole reliquie di S. Girio, una da parte dei canonici della Collegiata di S. Stefano e l’altra da parte del canonico Terenzio Pierandrei che la usava per far guarire i malati di epilessia, consentì ai due parroci francesi di portarsi via la reliquia che era conservata dal Pierandrei. Inoltre venne mandata in Francia, nel 1874, a Lunello anche una copia del libro sulla vita di S. Girio di Alessandro Marinucci del 1766, insieme ad un libro di preghiere che si usava a Potenza Picena per poter ottenere i favori del Santo e due copie delle bolle del Pontefice Pio II del 27/5/1463 che confermava l’una i miracoli di S. Girio e l’altra accordava le indulgenze alla Chiesa che porta il suo nome.

Gli originali di queste due bolle si conservano ancora oggi gelosamente nel contesto del nostro archivio storico comunale.

Copertina del libro di Adolphe Auguste Roüet. Montpellier 1878.

Copertina del libro di Adolphe Auguste Roüet. Montpellier 1878.

La reliquia di San Girio portata a Lunello è stata collocata in una teca e deposta ai piedi della statua che rappresenta l’immagine del santo. L’avvenimento dell’arrivo della reliquia di San Girio a Lunello è stata una grande festa per tutta la comunità religiosa di quella città. Questo libro storico della città di Lunello ci è stato segnalato da Luca Carestia e testimonia ancora di più il culto di S. Girio nella sua città natale e sarebbe opportuno che la nostra biblioteca comunale ne acquistasse una copia. Inoltre il nostro comune dovrebbe instaurare con Lunello un rapporto di gemellaggio sia nel nome di San Girio ed anche dell’uva, in quanto questa città è famosa per il suo vino moscato, mentre Potenza Picena è rinomata per la sua festa del Grappolo d’Oro, manifestazione che si svolge ogni anno, dal 1955, alla fine di settembre.

Desideriamo ringraziare Mathilde Delprat, segretaria della parrocchia di St. Philippe Vidourle, per averci gentilmente inviato e concesso la pubblicazione delle foto del quadro e della statua di S. Gérard presenti nella chiesa di Notre-Dame du Lac a Lunel. Da come riferisce la sig.ra Delprat non risulta che nella chiesa sia attualmente presente la reliquia di S. Girio; motivo di tale mancanza rimane a lei ignoto, cosi come del fatto che al posto di quella di S. Girio sia presente quella di S. Fructueux.


Le culte de Saint Gérard, copatron de Potenza Picena, à Lunel (France) sa ville natale et la possibilité d’un jumelage entre les deux villes au nom du Saint.

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Quadro di saint Gérard (San Girio) presente all’interno della Chiesa di Notre-Dame du Lac di Lunel. (Foto Mathilde Delprat)

Traduction par Sandra Moroncini

Saint Gérard est le copatron de Potenza Picena, avec le protomartyr Saint Etienne et Sainte Marie Madeleine, il est vénéré non seulement dans notre ville, mais en France aussi, à Lunel sa ville natale.
Dans un livre édité en français en 1878, intitulé « Notice sur la ville de Lunel au Moyen Age et vie de Saint Gérard » et écrit par l’abbé A. Roüet (le volume peut être consulté sur internet), nous trouvons des notices sur la ville de Lunel, sur la vie de Saint Gérard écrite par le père Matteo Masio de l’ordre des Augustins, des références à père Antonio Maria Costantini de Monte Santo, postulateur de la cause au sujet du culte immémorial du Saint, et encore d’autres documents et notices très intéressants.
Entre autres vient éditée une lettre de l’évêque de Fermo, Monseigneur Gabriele Ferretti, duquel dépendait Lunel, qui nous fait connaître des notices lesquelles dénotent l’intérêt de la ville de Lunel pour Saint Gérard, leur fils illustre mort à Monte Santo.
En effet en 1838 l’évêque de Montpellier envoie deux chanoines à Fermo, les curés Peleirac et Caumette, pour avoir un entretien avec l’évêque de la ville, Monseigneur Gabriele Ferretti, dans le but d’obtenir une relique de Saint Gérard à transporter à Lunel, pour la vénération des fidèles de cette ville-là.

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Statua di S. Gérard (San Girio) presente all”interno della Chiesa di Notre-Dame du Lac di Lunel. (Foto Mathilde Delprat)

Dans cette lettre, inconnue à Potenza Picena, on peut trouver des notices très importantes, jamais citées précédemment, par exemple on dit qu’en 1796, après la démolition de l’église paroissiale de Saint Etienne où se trouvait un autel dédié à Saint Gérard, le corps du Saint avait été cherché dans la « Piazza Grande », aujourd’hui « Giacomo Matteotti », mais la recherche n’avait pas donné de résultats positifs.
Du moment que Monte Santo conservait, à cette époque-là, deux petites reliques de Saint Gérard, l’une chez les chanoines de l’église collégiale de Saint Etienne et l’autre chez le chanoine Terenzio Pierandrei qui l’utilisait pour faire guérir les malades d’épilepsie, l’évêque autorisa les deux curés français à prendre la relique qui était conservée chez Pierandrei.
En outre, en 1874, furent envoyés à Lunel une copie du livre de Alessandro Marinucci sur la vie de Saint Gérard, un autre livre de prières qui était utilisé à Potenza Picena pour obtenir les faveurs du Saint et deux copies des bulles du Pape Pie II du 27 mai 1463, la première confirmait les miracles de Saint Gérard et l’autre accordait les indulgences à l’église qui porte son nom.
Les originaux des deux bulles sont encore conservés, jalousement, dans nos archives historiques.

Copertina del libro di Adolphe Auguste Roüet. Montpellier 1878.

Copertina del libro di Adolphe Auguste Roüet. Montpellier 1878.

La relique de Saint Gérard, amenée à Lunel, a été placée dans une châsse et déposée aux pieds de la statue du Saint.
L’arrivée de la relique de Saint Gérard à Lunel a été une grande fête pour toute la communauté religieuse de la ville.
Luca Carestia nous a signalé ce livre historique, sur la ville de Lunel, qui témoigne encore plus le culte de Saint Gérard dans sa ville natale et il conviendrait d’en acheter une copie pour notre bibliothèque municipale.
De plus notre commune devrait instaurer avec Lunel un jumelage au nom de Saint Gérard et du raisin aussi, puisque cette ville est célèbre pour son muscat et Potenza Picena est renommée pour la fête du « Grappolo d’oro », une manifestation qui se réalise chaque année, depuis soixante-deux ans, fin septembre.
Nous désirons remercier madame Mathilde Delprat, secrétaire de la paroisse de Saint Philippe Vidourle, d’avoir voulu nous envoyer les photos du tableau et de la statue de Saint Gérard qui sont dans l’église de Notre-Dame du Lac à Lunel.
Madame Delprat rapporte que dans l’église la relique de Saint Gérard n’est pas présente, elle ne connaît pas la raison de cette absence et elle ne sait pas expliquer pourquoi dans l’église il y a les reliques de Saint Fructueux à la place de celles de Saint Gérard.

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Il giorno martedì 14 marzo 2017, alle ore 11,30, la Sig.ra Margarita Scocco e le sue figlie Miriam e Nanci Degano Scocco di Rosario in Argentina sono state ricevute in Comune dal nostro Sindaco Francesco Acquaroli.

Erano presenti all’incontro anche due parenti delle Sig.re Scocco, don Bruno Marconi di Porto Potenza Picena, attualmente parroco a Monte San Giusto, con suo fratello Maurizio che invece vive a Civitanova Marche.

Sono i nipoti della signora Rosa Scocco. Insieme sono voluti essere presenti all’incontro alcuni cittadini di Potenza Picena che si occupano dell’accoglienza dei discendenti dei nostri emigrati che vengono dall’Argentina.

Tra di loro Emilio Zamboni, Mariella Morello, Nazzareno Girotti, Giuseppe Properzi e Paolo Onofri che ha mantenuto i rapporti con le Sig.re Scocco. Presenti inoltre l’assessore al turismo Paolo Scocco e l’addetto stampa del nostro comune Michele Emili. Il servizio fotografico è stato effettuato con molta professionalità da Bruno Belardinelli, socio del locale fotoclub, che ringraziamo per la sua disponibilità.

Le signore Scocco sono le parenti del calciatore argentino Ignacio Martin Scocco che attualmente gioca con la squadra di seria A dei Newell’s Old Boys di Rosario, il cui bisnonno Giuseppe era partito nel 1913 da Potenza Picena per emigrare in Argentina.

Ignacio Martin Scocco.Il Sindaco Francesco Acquaroli ha ricevuto dalle Sig.re Scocco la maglia n. 32 di Ignacio Martin Scocco “Nacho”, con una sua dedica alla nostra città.

Consegnati altri doni inviati tramite le signore Scocco dall’Associazione Familia Marchigiana di Rosario e dal Sindaco della città di Elortondo.

Il Comune di Potenza Picena ha consegnato una copia del libro su Potenza Picena “Il Fascino della storia ed il respiro del mare” curato da Renza Baiocco alle Sig.re Scocco, ad Ignacio Martin Scocco, all’Associazione Familia Marchigiana di Rosario ed al Sindaco di Elortondo, che è stato invitato a Potenza Picena. Inviato anche il DVD con la cerimonia dell’inaugurazione della Piramide de Mayo in Largo Leopardi del 16 luglio 1967 e lo scritto di Emilio Zamboni “Panorama di Potenza Picena”.

Il Sindaco di Potenza Picena Francesco Acquaroli ha inoltre consegnato una lettera alle Sig.re Scocco per il calciatore Ignacio Martin Scocco dove lo si ringrazia per il suo dono, cioé la maglietta, e lo si invita a Potenza Picena a conoscere la città del suo bisnonno Giuseppe.

Non poteva mancare a coronamento dell’incontro la foto di gruppo davanti alla Piramide de Mayo di Largo Leopardi, simbolo dell’indipendenza argentina e testimonianza della nostra emigrazione in quella terra lontana del sud America.

flia.José Scocco

Potenza Picena è stata molto felice di aver potuto incontrare le signore Scocco, Margarita e le sue figlie Miriam e Nanci e ci si augura che anche il calciatore Ignacio Martin Scocco, possa accettare l’invito del nostro Sindaco e venire finalmente a Potenza Picena.

 


Potenza Picena Encuentra a la Familia Scocco de Rosario, en Argentina

_DSC1764traducción por Emilio Zamboni

El dia 14 de marzo de 2017, a la hora 11,30, la señora Margarita Scocco y sus hijas Miriam y Nanci Degano Scocco de Rosario en Argentina, fueron recibidas en el Municipio de nuestro Sindico Francesco Acquaroli.

Estaban presente también dos parientes de la Señora Scocco, don Bruno Marconi del Puerto Potenza Picena, actualmente Parroco de Monte San Giusto, con su hermano Maurizio que vive en Civitanova Marche. Son sobrinos de la Señora Rosa Scocco.

También estaban presentes en este encuentro, algunos ciudadanos de Potenza Picena que se ocupan de recibir descendientes de nuestros emigrados que vengan de la Argentina, entre ellos: Emilio Zamboni, Mariella Morello, Nazzareno Girotti, Giuseppe Properzi e Paolo Onofri, que mantuvo la relación con las Scocco.. Presentes además el asesor al turismo, Paolo Scocco, y el diplomático de nuestro municipio, Michele Emili. El servicio fotográfico fue realizado con profesionalidad por Bruno Belardinelli, socio del Foto Club, a quien agradecemos por su disponibilidad.

Las señoras Scocco son parientes del futbolista argentino, Ignacio Martín Scocco, que actualmente juega en la escuadra A de Newell’s Old Boys de Rosario, cuyo bisnono Giuseppe partió en el 1913 de Potenza Picena para emigrar a la Argentina.

Nuestro Sindico Francesco Acquaroli recibió de las señoras Scocco, la camiseta N* 32 de Ignacio Martín Scocco, “Nacho”, con una dedicación a nuestra ciudad. Además recibió otras donaciones de, la Associazione Familia Marchigiana de Rosario y del Sindico de la Ciudad de Elortondo.

Por su parte el Municipio de Potenza Picena remitió una copia del libro sobre Potenza Picena “Il Fascino della storia ed il respiro del mare”, dedicado de Renza Baiocco a las señoras Scocco. a Ignacio Martín Scocco, a la Associazione Familia Marchigiana de Rosario y al Sindico de Elortondo, que fue invitado a Potenza Picena. También fue enviado el DVD con la ceremonia de la Inauguración de la Pirámide de Mayo en Largo Leopardi, el 16 de julio de 1967 y, el folleto escrito por Emilio Zamboni “Panorama de Potenza Picena”.

Ignacio Martin Scocco.El Sindico de Potenza Picena Francesco Acquaroli, además, remitió una carta a traves de las señoras Scocco para el futbolista Ignacio Martín Scocco, donde le agradece por su envío, la camiseta y, lo invita a Potenza Picena a conocer la ciudad de su bisnono Giuseppe.

No podía faltar para completar este encuentro, la foto del grupo delante de la Pirámide de Mayo del Largo Leopardi, símbolo de la independencia argentina y testimonio de nuestra emigración hacia aquella lejana tierra de Sudamérica.
flia.José Scocco
Potenza Picena ha estado muy feliz de haber encontrado a las señoras Scocco, Margarita y sus hijas Miriam y Nanci y deseamos que también su hijo Ignacio Martín, acepte la invitación de nuestro Sindico a visitar Potenza Picena.

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La Maddalena ai piedi della croce – sec. XVIII

Visitando il giorno domenica 8 gennaio 2017 la mostra curata dal Prof. Vittorio Sgarbi nel Palazzo Apostolico di Loreto dal titolo “Maddalena tra peccato e penitenza”, che era stata inaugurata il giorno 3 settembre 2016, mi è venuto in mente di analizzare S. Maria Maddalena nelle opere d’arte che sono presenti nella nostra città. Perché questa curiosità vi domanderete?

Il motivo è legato al fatto che S. Maria Maddalena era compatrona di Monte Santo, dopo S. Stefano Protomartire, già nel Medioevo.

Infatti nello Statuto Comunale approvato nel 1445 viene definita “Governatrice Feconda della città di Montesanto”. Nel contesto della mostra di Loreto faceva una bellissima figura, secondo molti era l’opera più bella dopo quella di Carlo Crivelli di Montefiore dell’Aso, la tela di Jacopo Negretti detto Palma il Giovane La Crocifissione del 1599 (secondo il Dott. Roberto Domenichini è del 1595), proveniente dalla Chiesa di S. Antonio di Padova dei Frati Minori di Potenza Picena. Inoltre a Monte Santo c’era anche una Chiesa dedicata a S. Maria Maddalena, quella degli agostiniani, chiamata popolarmente di Sant’Agostino.

Questa struttura dal giorno 19/12/2004 è stata trasformata in Auditorium Ferdinando Scarfiotti.

All’interno di questa chiesa si trovava il busto in terracotta della Maddalena attribuito a fra Ambrogio della Robbia del sec. XVI, poi collocato nel contesto del Palazzo Municipale da dove è stato rubato il giorno 14 gennaio 1997 e mai più ritrovato.

L’altare maggiore di questa chiesa conserva ancora oggi una grande tela del pittore di Pesaro Pietro Tedeschi La Maddalena ai piedi della Croce sec. XVIII, opera firmata.

Nel contesto della stessa chiesa si trova inoltre una piccola tela di autore ignoto del sec. XVIII raffigurante la Maddalena.

All’interno della Chiesa di S. Lorenzo dei Frati Cappuccini al Colle Bianco si trova la tavola di Simone De Magistris del 1576 la Deposizione dalla Croce e i Santi Francesco d’Assisi e Lorenzo Diacono, dove la Maddalena guarda nostro Signore deposto dalla Croce.

Nel contesto del Monastero delle Clarisse di S. Tommaso si trovava una grande tela, una tempera, raffigurante il Calvario degli inizi del Sec. XVIII di autore ignoto, oggi collocata all’interno dei locali della Pinacoteca Comunale Benedetto Biancolini di via Trento.

Presso la Chiesa di San Girio, negli affreschi di Ciro Pavisa de 1951, troviamo la Maddalena come compatrona di Potenza Picena insieme a S. Stefano Protomartire e San Girio.

Infine citiamo un’opera d’arte molto importante rubata il giorno 14/1/1997 dal Palazzo Municipale e mai più ritrovata. Si tratta di una piccola tempera su tavola raffigurante La deposizione del Cristo dalla Croce, Sec. XV/XVI di autore ignoto di scuola umbra che proveniva dalla Chiesa di San Francesco, dove è presente la Maddalena.

Il Calvario inizi Sec. XVII autore ignoto. Foto Sergio Ceccotti.

Il Calvario inizi Sec. XVII autore ignoto. Foto Sergio Ceccotti.

Queste sono le più importanti opere d’arte di Potenza Picena dove troviamo la presenza della Maddalena. I festeggiamenti di S. Maria Maddalena cadono il giorno 22 luglio e nel contesto della Chiesa di Sant’Agostino veniva solennemente celebrata.

Nel 1962 il Sindaco dell’epoca, l’avv. Silvano Mazzoni, aveva ripristinato questa ricorrenza nel contesto della Chiesa. Comunque credo che sia opportuno che le autorità religiose e civili riprendano a celebrare degnamente S. Maria Maddalena anche perché è compatrona di Potenza Picena e questo è ampiamente documentato.

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Affreschi di Ciro Pavisa 1951 – Chiesa di San Girio. Tra i santi la Maddalena. Foto tratta dal libro “San Nicola da Tolentino e le Marche, culto e arte” a cura di Roberto Tollo ed Elena Bisaccci. Loreto 1999.

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di Luca Carestia

Incisione raffigurante Gérard e il fratello Effrénaud nei pressi di Pont du Gard.

Tra i testi che contribuiscono alla narrazione della vita di san Girio vi sono la recente Vita di San Girio comprotettore di Potenza Picena, scritta da padre Eugenio Bompadre (1876-1958) nei primi decenni del XX secolo e il ben più antico Della vita, culto, e miracoli di S. Girio confessore Specialissimo Protettore di Monte Santo nel piceno di Alessandro Marinucci, stampato a Roma nel 1766. Nella premessa al suo libro il Bompadre afferma che per la stesura del testo si è servito di una vecchia vita del Santo, stampata nel 1766 a Roma, dando così certezza che lo scritto a cui fece riferimento sia quello del Marinucci. Questi, come ribadito nell’avvertimento premesso al testo, desunse le notizie agiografiche dagli Atti del Santo, e da un autentico Manoscritto in lingua francese. Riguardo queste fonti il Marinucci ci informa che nel 1326 gli Atti furono trovati nell’Archivio della Curia Arcivescovile di Fermo e ne venne fatta una copia che si conserva nella Biblioteca Vallicelliana di Roma; il manoscritto invece fu redatto sugl’antichi Libri della Ven. Confraternita de’ Penitenti Bianchi (oggi detta altresì del Confalone) di Lunello, città del sud della Francia dove si ritiene san Girio provenga.

 

Antonio Maria Costantini e il culto di san Girio

Entrambi i documenti furono consultati dal cappuccino Antonio Maria Costantini da Monte Santo (1693-1767) a seguito dell’incarico affidatogli dall’arcivescovo di Fermo Alessandro Borgia (1682-1764) circa il riconoscimento ufficiale del culto del beato Girio. Per assolvere tale compito l’erudito santese risiedette a Roma dal 1740 al 1741 e, grazie alla sua opera, la S. Congregazione dei Riti concesse officii et missae in honorem beati Gerii nel 1743 (Urbanelli, 1988, p.472, nota 6). Dalla consultazione del testo I cappuccini a Potenza Picena risulta che una tela raffigurante il beato Girio, realizzata nella seconda metà del secolo XVIII forse a opera della bottega del fermano Filippo Ricci (1715-1793), sia conservata all’interno del convento potentino. Stando agli scritti di padre Giuseppe da Fermo, a cui gli autori fanno riferimento, i cappuccini fecero eseguire questo quadro a ricordo dell’opera del p. Costantini e per devozione verso il beato, considerato, perché terziario francescano, loro “confratello” (Monelli, Santarelli, Urbanelli, 1993, p.129).

Olio su tela del XVIII secolo raffigurante il Beato Girio (cm 140×96). Il dipinto è conservato presso il convento dei frati cappuccini di Potenza Picena.

Definito nella Biblioteca Picena come un dotto religioso preso dal genio verso l’antichità (Vecchietti, Moro, 1793, p.314), il Costantini fu uno studioso molto apprezzato nel suo tempo, autore di interessanti ricerche a cui molti eruditi hanno fatto riferimento. Tuttavia, all’entusiasmo di “scavar tra le sue carte”, si accompagna talvolta una nota di sconforto dovuta allo smarrimento di alcuni suoi scritti. Nelle Antichità picene Giuseppe Colucci (1752-1809) affermò infatti che P. Costantini ha scritto ancora separatamente intorno a questo Santo, ma neppur questo mi fù voluto mostrare, precisando in tal modo che non ebbe possibilità di consultare sia il testo agiografico che la raccolta di documenti riguardanti Monte Santo (Colucci, 1795, p.247).  Della difficile reperibilità di quest’ultima opera, stampata nel 1742 a Ronciglione per i tipi del Poggiarelli e attualmente ritenuta dispersa, ne fa menzione anche Carlo Cenerelli Campana (1773-1859) nella sua Istoria, riferendo che anche il conte Monaldo Leopardi (1776-1847) cercò di rintracciarla ma dopo infinite ricerche dovette persuadersi, che con affetto non era stata redatta (Campana, 1852, pp.137-138). Riguardo san Girio il Cenerelli Campana ne traccia un sommario quadro agiografico, facendo cenno alle prime tappe che ne affermarono il culto e ribadendo il valido apporto offerto dal Costantini alla storia di questo santo (Campana, 1852, pp.146-147).

Del dotto religioso ne fa spesso menzione nelle sue lettere anche il marchese Filippo Bruti Liberati (1791-1867), reclamando in più d’una il desiderio di trovar le carte di una poco nota storia della sua Patria (Bruti Liberati, 1839, prima lettera, p.9) indicando nella settima lettera il percorso di ricerca di quest’opera. Nella decima ritorna sul Costantini, ribadendo che assai si occupò di S. Girio Protettore della sua patria, a cercare notizie, e promuoverne il culto e apponendo in nota a questo passo che dal conte Monaldo Leopardi fu pubblicata un’antica Leggenda di S. Girio. C’è da ricordare a proposito che il corpo del santo venne conteso tra la popolazione santese e quella recanatese e la conoscenza di questa vicenda così come del testo del Marinucci da parte del conte Leopardi è ben nota e se ne ha conferma anche negli Annali (Leopardi, 1993a, pp.11-12, nota l).

 

Sulla Vita de Santo Gerio Franzese di Monaldo Leopardi

Frontespizio del Memoriale di frate Giovanni di Niccolò da Camerino, pubblicato dal conte Monaldo Leopardi. Edizione del 1833.

Riguardo il giovane di Lunel e la sua antica leggenda, Monaldo Leopardi diede alle stampe nel 1828 e poi nel 1833 il Memoriale di frate Giovanni da Camerino nel quale era contenuta La vita de Sancto Gerio Franzese. Lo scritto agiografico, come il conte riferisce, faceva parte di un codice medievale conservato presso la sua biblioteca, acquistato insieme a molte altre carte provenienti da beni ecclesiastici soppressi dalle leggi napoleoniche (Leopardi, 1833, p.5). Adottando un “prudente” volgare marchigiano come linguaggio narrativo, la prima edizione del Memoriale ottenne positivi riscontri da parte di alcuni letterati dell’epoca: Il Vieusseux e il Giordani ne furono entusiasti, così come Giuseppe Ignazio Montanari e Domenico Vaccolini che lo giudicò cosa del beato trecento (Leopardi, 1993b, p.10); diffidente invece fu il parere di Niccolò Tommaseo in merito all’utilizzo di alcuni vocaboli ritenuti di dubbia origine e sui quali la Crusca avrebbe dovuto indirizzare la sua attenzione. Il parere di quest’ultimo centrava la questione sollevando il dubbio in merito all’autenticità dello scritto, rilevando che questo memoriale di frate Giovanni ha un certo sapore, odore, e colore d’antichità, che…Ma poi, ripensandoci, in alcune pagine, ha tanta finezza, tanta malizia, che… La questione è difficile! – Se si trattasse d’un frate toscano, io potrei dire: i fra Giovanni in Toscana nella seconda metà del Trecento non iscrivevan così: ma si tratta di un frate da Camerino; e chi sa come nel trecento scrivessero i frati da Camerino? (Covino, 2009, vol.I, pp.265-266). Va infatti detto che La vita de Sancto Gerio Franzese (e più in generale il Memoriale) vennero man mano esaminati da vari studiosi che ne confermarono la falsità. La vita de Sancto Gerio, composta da Monaldo Leopardi sulla base dell’agiografia del Marinucci,  fu in pratica la risposta alla provocazione lanciata da suo figlio Giacomo con il Martirio de’ Santi Padri. Se vogliamo, possiamo quindi considerare queste opere come “atti di sfida” con i quali i due Leopardi si fronteggiarono in un duello erudito che trova nel panorama letterario italiano ottocentesco altri e interessanti esempi di contraffazioni testuali (Covino, 2009). Va comunque notata l’abilità di Monaldo nel saper giocare con le rarefatte atmosfere in cui le vicende storiografiche riferibili al santo sono immerse, sviluppando inoltre attorno ad esse una delicata trama giocata sull’arte della simulazione e del non detto. La fioca luminosità che avvolge quegli antichissimi Atti sollevarono la curiosità di Giacomo che, con “elegante ed occultato furore”, chiese al padre nella lettera del 1 marzo del 1826 se gli sapesse dir qualche cosa circa il tempo in cui si sa o si crede che sia vissuto quel San Gerio, ponendo in tal modo l’accento su una questione a lungo discussa dai bollandisti, ovvero sulla contemporaneità tra san Girio e san Liberio i cui apocrifi atti ne sollevavano legittima dubbiosità.

 

Frontespizio del Catalogus sanctorum italiæ di Filippo Ferrari. Edizione del 1613.

Due bollandisti nella Marca

Tale dibattito trova origine nel XVII secolo con i gesuiti Daniel Papebroch (1628-1714) e Godefroid Henschen (1601-1681), i due padri bollandisti che XVII secolo viaggiarono nella Marca con lo scopo di raccogliere informazioni e documenti per la compilazione degli Acta Sanctorum. Riferimenti sur le actes de S. Geri, pelerin, natif de Lunel  si trovano nella nota XXXVIII dell’Histoire générale de Languedoc: in essa viene fatto riferimento al parere di Filippo Ferrari (1551-1626) che ritenne soggette a critica alcune choses peu vraisemblables contenute negli antichi atti della vita del santo. Senza entrare nel merito della discussione gli autori dell’Histoire preferirono citare Henschen affidandosi cautelarmente al suo giudizio: je n’y trouve rien qui mérite une si grande censure (Histoire, 1737, p.594)

Di tutt’altro parere fu invece Agostino Peruzzi (1764-1850) nella sua dissertazione su La chiesa anconitana. Opponendosi al parere dei gesuiti e a quello di Edoardo Corsini (1702-1765), affermò che il Liberio nostro non è il compagno di s. Geri nel secolo decimoterzo, come il Papebrockio congetturò, non il compagno di s. Gaudenzio nell’undicesimo, come il Corsini e gli annalisti camaldolesi congetturarono, ma sì il santo romito, quale l’anconitana tradizione ebbelo sempre, anteriore al secolo stesso di s. Marcellino, e val dire al sesto (Peruzzi, 1845, p.29).

Frontespizio de Histoire generale de Languedoc. Parigi 1730.

Oggi si conviene che i due santi siano vissuti in periodi differenti: Girio (Gerio, Rogerio) nel XIII secolo e Liberio (Liverio, Oliviero) anteriormente all’anno mille. Su quest’ultimo nella Bibliotheca Sanctorum viene riportato che gli Atti, che ne possediamo e a cui si sono ispirate anche le lezioni del Proprium anconitanum, contengono, secondo il giudizio del bollandista Papebroch, elementi chiaramente favolosi e non risalgono oltre il sec. XIII; non è da accertarsi, peraltro, l’ipotesi dello stesso, che il santo sia un eremita o canonico del sec. XIII. Basti ricordare che l’invocazione in onore di s. Liberio appare nei frammenti di alcuni «usi liturgici» anconitani, certamente anteriori al mille; una chiesa in suo onore è ricordata in un documento del 1051 e la figura del santo appare accanto a quella di altri santi anconitani in una lastra graffita del sec. XI-XII (Bibliotheca sanctorum, VIII, pp.24-25).
Riguardo alcune vicende riferibili alla vita di san Girio il Burchi non usa mezzi termini, considerandole una leggenda fantastica e niente affatto originale, da cui non si può trarre nessun dato sulla vita del santo. L’accenno a s. Liberio di Ancona non aiuta perché la sua vera identità è sconosciuta. La sola cosa certa è il culto a Montesanto, antico di molti secoli, e confermato da Benedetto XIV nel 1742 (Bibliotheca sanctorum, VI, p.222). La figura di san Girio assume quindi attualmente dei caratteri complessi, che la collocano in un settore “problematico” della storiografia religiosa perché avente un’identità documentaria dai tratti incerti, fragili e a volte poco definiti (Grégoire, 2013, p.79).

 

Polittico del XV secolo di Pietro di Domenico da Montepulciano (cm 129×214). Si noti sulla destra l’immagine di san Girio.

Perdite e smarrimenti

Delle remote vestigia attribuibili al culto di san Girio nelle nostre contrade, si ricorda che la più antica effige attualmente conosciuta risale al XV secolo ed è identificabile in un polittico realizzato da Pietro di Domenico da Montepulciano, collocato originariamente all’interno della Pieve di Santo Stefano. Anche in questo caso il Bruti Liberati fa presente nella terza lettera sopra Monte Santo che dopo la demolizione dell’antica Pieve, indi Collegiata, situata in Piazza, fu trasportata in questa Chiesa una tavola, che se non avrà altro pregio, avrà quello dell’antichità, essendo stata da due Pittori riportati nel Processo della Causa avanti la Congregazione de’ Riti nell’anno 1741. Se di quest’opera dal valore per noi inestimabile (venduta a un privato nel 1974) rimane il rammarico e uno sbiadito “necrologio” che ne sancisce in maniera ufficiale la perdita, del mancato ritrovamento dei resti del corpo di san Girio si avverte l’eco di una parola incerta,  trattenuta dal palpito di un’ipotesi che sfuma in un silenzio imperscrutabile.

Sulla Pieve di Santo Stefano, secondo uno scritto inedito di Mons. Giovanni Cotognini (1908-1991), nel 1714 i resti del corpo che si disse di s. Girio per il fatto che una lapide lo diceva chiaramente venne trovato dal pievano don Lorenzo Vecchini e questi per ragioni non dettate da prudenza allontanò gli operai e fece scomparire ogni traccia. Della questione si interessarono negli anni seguenti in molti: primo fra tutti Domenico Mozzoni da Montefiore successore del Vecchini e nel 1732 venne fatta un’inchiesta dall’arcivescovo di Fermo Alessandro Borgia che ne diede incarico a Mons. Alessandro Buonaccorsi (1663-1737). Da come scrive il Cotognini le indagini durarono alcuni giorni e furono interrogati 15 testimoni e tutti affermarono che il corpo di S.Girio era stato trovato e che il pievano lo aveva di nuovo nascosto. Riponendo forse tra le righe il desiderio di stimolare maggiori e più approfonditi studi sulla ricerca di questo corpo, l’autore da testimonianza di una nota posta nel libro X dei Battesimi a fianco dell’atto, n°110, a p.164: “Il primo battesimo amministrato nel Battistero di nuovo rimosso dal luogo dove l’avevo fatto trasportare il 17/4/1720, perché nel luogo dove era stato posto, luogo che era sotto l’arco con le pitture della B.V. e di S. Girio, c’era il tumulo di detto Santo, il cui corpo ritrovato nel tempo in cui dal R. Vecchini Pievano, si costruiva in un muro della cappella il Cimitero, fu poi rubato, ex testium depositionibus.

 

Medaglia in ricordo della prima festa in onore di san Gérard. L’iscrizione riporta: S. GÉRARD DE LUNEL PRIEZ POUR NOUS – 1837.

Il pellegrino di Lunel

Noto d’oltralpe come Gérard, l’interesse attorno alla figura di san Girio è in Francia decisamente più recente. Il suo culto fu introdotto nella diocesi di Montpellier dal vescovo Charles-Thomas Thibault e la prima festa in onore del santo avvenne l’8 giugno del 1837. In quell’occasione venne coniata una medaglia con l’effigie del santo posto in atteggiamento meditativo all’interno di una grotta nei pressi di Pont du Gard (Guérin, 1872, p.148). Tale grotta sarebbe secondo il parere di Adolphe Auguste Roüet, quella di Balauzière. Il sito, di particolare interesse archeologico per il ritrovamento di tracce di occupazione umana risalenti al paleolitico, è dal 1958 classificato come monumento storico.

Merito di questo rinnovato interesse per la figura del giovane pellegrino lo dobbiamo a due religiosi nativi di Lunel: l’abate Berlen e il sacerdote Farnarier che, costretti ad abbandonare la loro terra dalla furia rivoluzionaria, ebbero modo di venire a conoscenza del culto e dell’ampia devozione che aveva il santo nella Marca. Da come riferisce il Roüet, Berlen attinse le informazioni relative alla vita del santo da un’edizione écrite en italien et imprimée à Rome en 1760 (ovvero dal testo del Marinucci) e, ritornati in Francia, diedero alle stampe nel 1838 per l’editore Seguin di Montpellier, la Vie de Saint Gérard de Lunel (Roüet, 1878, p.148, nota 1). Del testo ne fa ampia menzione l’abate Roüet nel suo Notice sur la ville de Lunel au moyen-age et vie de saint Gérard seigneur de cette ville au XIII° siècle stampato nel 1878.

Copertina del libro di Adolphe Auguste Roüet. Montpellier 1878.

Copertina del libro di Adolphe Auguste Roüet. Montpellier 1878.

In esso, oltre alle notizie relative sia alla vita del santo che alle fonti documentarie che hanno caratterizzato la nascita e la diffusione del suo culto nelle diocesi di Fermo e di Montpellier, risulta di particolare interesse la trascrizione di importanti documenti quali: il decreto di papa Benedetto XIV relativo alla canonizzazione di san Girio, le due bolle di papa Pio VII e un’agiografia del santo scritta da Antonio Maria Costantini. Vi è poi il testo in latino degli atti di s. Girio, seguiti da una “vita” scritta da Matteo Masio dell’ordine degli eremiti di Sant’Agostino. Il libro dell’abate Roüet si rivela quindi un autentico scrigno, che presenta molti particolari di una storia in parte conosciuta ma della quale ci propone un punto di vista inedito, capace di svelare anche vicende a noi poco note come quella che fa riferimento alla donazione alla chiesa parrocchiale di Lunel di una delle due reliquie del santo, utilizzate dal canonico santese Terenzio Pierandrei (1770-1830) per benedire i malati di epilessia (Roüet, 1878, pp.196-201).

 

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Dipinto raffigurante saint Gérard (San Girio) conservato all’interno della Chiesa di Notre-Dame du Lac di Lunel. (Foto Mathilde Delprat)

Tracce 

A seguito dei contatti avuti con la sig.ra Mathilde Delprat, segretaria della parrocchia di St. Philippe Vidourle, non risulta che nella chiesa di Notre-Dame du Lac a Lunel ci sia la reliquia di san Girio; motivo di tale mancanza rimane a lei ignoto, così come del fatto che al posto di quella di san Girio ci sia quella di st. Fructueux. Certa è invece la presenza di una statua e un dipinto della prima metà del XIX secolo che raffigura il santo in preghiera nel suo romitorio. La tela appare in un discreto stato di conservazione ed è riconoscibile nell’angolo in basso a destra il periodo nel quale è stata realizzata. Sembra infatti che la data apposta faccia riferimento agli anni trenta dell’ottocento, periodo di particolare importanza per il culto del santo nella città.

Recentemente è stato pubblicato nel quotidiano regionale Midi Libre un articolo  che illustra la ricerca condotta dal sig. Gérard Mathan in merito alle origini di saint Gérard. Innescata dalla consultazione del libro stampato nel 1838 dall’abate Berlen appartenuto ai suoi familiari, l’indagine si è rivolta inevitabilmente verso la nostra terra riallacciando, grazie all’intermediazione del sig. Claudio Galleri direttore del Museo Médard di Lunel, le trame di eventi remoti e rivelando una molteplicità di sopravvivenze che affiorano nelle pagine di una storia comune.

 

Si ringraziano Marco Campagnoli e Paolo Onofri per i preziosi suggerimenti. Un particolare ringraziamento è rivolto a Mathilde Delprat per aver gentilmente concesso la pubblicazione della foto del dipinto di saint Gérard.

 

BIBLIOGRAFIA:

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Battistini M., 1933, I padri bollandisti Henschenio e Papebrochio nelle Marche del 1660, in Atti e memorie, serie IV, vol.X, Ancona, pp.93-105.

Berlen, 1838, Vie de Saint Gérard, Seguin, Montpellier.

Bompadre E., 1940, Vita di San Girio comprotettore di Potenza Picena, Tipografia Sonciniana, Fano.

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Bruti Liberati F., 1839-1858, Quattordici lettere sopra Monte Santo, Tipografia Jaffei, Ripatransone.

Cenerelli Campana C., 1852, Istoria dell’antica città di Potenza rediviva in Monte Santo, Tipografia Jaffei, Ripatransone.

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Histoire générale de Languedoc, 1737,  Tomo III, Chez Jacque Vincent, Parigi.

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Leopardi M., 1993a, a cura di Franco Foschi, Annali di Recanati Loreto e Portorecanati, CNSL, Recanati.

Leopardi M., 1993b, a cura di Franco Foschi, Pensieri ed ammonimenti, CNSL, Recanati-Campione d’Italia.

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Vecchietti F., Moro T., 1793, Biblioteca Picena o sia notizie istoriche delle opere e degli scrittori piceni, Tomo terzo, Presso Domenicantonio Quercetti, Osimo, pp.313-314.

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scocco

Ignacio “Nacho” Martin Scocco

Dall’anno 1988, legge 470, esiste anche presso il nostro stato civile l’albo degli italiani residenti all’estero (A.I.R.E.).

Si tratta degli italiani che pur residenti all’estero hanno diritto alla cittadinanza italiana e possono anche votare dal 2006, legge 459 del 2001, in determinate tornate elettorali, come le politiche ed i referendum nazionali. Non possono invece votare alle amministrative locali e regionali, mentre per le europee possono solo votare coloro che risiedono nei paesi CEE.

Alla data del 12 febbraio 2017 risultavano iscritti all’AIRE di Potenza Picena ben 2.416 cittadini, uomini e donne, adulti e bambini, distribuiti in tutto il mondo. La maggior parte si trova in Argentina e sono 1.813, pari al 75% del totale. È un numero in continua crescita in conseguenza della nostra emigrazione in quella terra del sud America. Si pensi che nel 2013 erano 1514.

Tra di loro troviamo anche la ex-tennista internazionale Gabriela Sabatini ed il calciatore Ignacio Martin Scocco, nato a Venado Tuerto e che gioca attualmente con la squadra di Rosario Newell’s Old Boys. Fino a qualche anno fa si trovava anche il campione del mondo con la maglia della nazionale italiana del 2006 Mauro German Camoranesi.

Non manca la presenza di Oscar Tramannoni e delle sue figlie Melisa Victoria e Lucia, la famiglia che il giorno 16/10/2013 ha donato al nostro Comune la bandiera argentina che è stata benedetta all’interno della Cattedrale di Rosario, la città dov’è nata la bandiera.

gabriela sabatini

Gabriela Sabatini

La presenza dei nostri concittadini è notevole in nazioni europee come la Spagna, 104, la Francia, 87, la Germania, 71, la Gran Bretagna, 67, la Svizzera, 38, Andorra 14 e il Belgio 13. Fuori dall’Europa è significativa la presenza dei nostri concittadini in Brasile 40, Australia 32, Stati Uniti 25, Canada 15.

Molti nostri giovani, ragazzi e ragazze, oggi vivono in Europa e ci si augura che presto facciano ritorno a Potenza Picena per dare un miglior futuro alla nostra città.

Lo studio di questa realtà è molto interessante e ci consente di poter conoscere tanti nostri connazionali che oggi vivono all’estero, ma che non vogliono dimenticare le proprie origini, la terra dei loro padri.

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Bruno Grandinetti. Foto per gentile concessione di Beniamino Carestia.

Bruno Grandinetti

Il giorno 1 Marzo 2017, con l’articolo sull’architetto ticinese Pietro Bernasconi, principale collaboratore del Vanvitelli, abbiamo raggiunto e superato anche l’obiettivo delle 5.000 foto e documenti inseriti nel contesto del nostro blog dall’inizio di questa straordinaria esperienza, cioè dal giorno 15 maggio 2008.

Già in precedenza avevamo raggiunto sia quello delle 500.000 pagine consultate dai nostri lettori e lettrici, che quello dei 500 articoli pubblicati.

Il nostro blog in questo modo è diventato una vera e propria fototeca di immagini storiche ed attuali. Grazie alla recente collaborazione con il fotografo Sergio Ceccotti di Potenza Picena, abbiamo la possibilità di poter disporre di tante foto anche di notevole qualità tecnica ed artistica.

In particolare per tutti i servizi che vengono fatti sulle nostre opere d’arte.

Abbiamo iniziato nel 2016 analizzando storicamente già 6 opere d’arte del patrimonio comunale con la Dott.ssa Simona Ciasca ed abbiamo intenzione di proseguire con lo studio e l’analisi di tutte le altre opere d’arte presenti nelle nostre chiese del territorio e all’interno delle strutture comunali.

Dopo ogni mostra fotografica promossa dalla locale Fototeca Comunale B. Grandinetti, della serie Come eravamo, nel 2016 incentrata nell’anno 1955, su concessione del Fotoclub le foto vengono da noi pubblicate.

Queste foto di Bruno Grandinetti hanno un grandissimo successo tra i nostri lettori sia italiani che stranieri, in particolare argentini.

Sergio Ceccotti

Sergio Ceccotti

Oltre alle foto, nei nostri articoli di natura storica, inseriamo spesso documenti che riusciamo a ritrovare nel contesto del nostro ricchissimo Archivio Storico Comunale di Via Trento.

In conclusione il nostro blog non solo è importante per i suoi articoli, ma colpisce sempre di più per la straordinaria ricchezza sia di foto che di documenti.

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Palazzo Comunale facciata. Foto di Sergio Ceccotti.

Palazzo Comunale facciata. Foto di Sergio Ceccotti.

L’architetto ticinese Pietro Bernasconi era nato a Riva San Vitale nel 1705 ed è morto nel 1767 a Caserta, cioè 250 anni fa.

Principale collaboratore di Luigi Vanvitelli, ha lavorato con il grande maestro sia a Roma, a Loreto ed in particolare alla Reggia di Caserta. Il loro solido rapporto di collaborazione si è deteriorato nel 1766, un anno prima che morisse, in quanto Bernasconi aveva cercato di sottrargli un incarico professionale, il rifacimento della Chiesa Parrocchiale del Villaggio Torre, l’attuale Caserta.

Nelle Marche oltre a Loreto ha lavorato nel 1741 in Ancona ed anche secondo le ricercatrici Daniela Biancolini e Patrizia Chierici nella Chiesa di San Vito a Recanati.

A Monte Santo, l’antico nome di Potenza Picena cambiato il giorno 21 dicembre 1862, ha lavorato nel 1744 nel contesto della Villa Bonaccorsi a Montecanepino, sia come Direttore dei lavori che come ideatore dell’ampliamento del complesso. Nel 1745 ha inoltre provveduto, secondo il Dott. Roberto Domenichini, attuale Direttore dell’Archivio di Stato di Pesaro, al progetto dei lavori del Palazzo Comunale nella Piazza Grande, oggi Giacomo Matteotti, prevedendo una facciata con doppio loggiato.

I lavori si sono conclusi nel 1750 e dopo la costruzione del Teatro Condominiale, inaugurato il giorno 27 dicembre del 1862, l’architetto Giuseppe Brandoni ha provveduto alla chiusura del secondo ordine superiore del loggiato. Recentemente presso l’Archivio Storico della Parrocchia dei Santi Stefano e Giacomo di Potenza Picena è stato trovato l’atto di battesimo della figlia di Pietro Bernasconi, una scoperta straordinaria che documenta la permanenza temporanea dell’architetto nella nostra città, probabilmente ospite dei Bonaccorsi e ci consente di poter acquisire ulteriori notizie sulla sua famiglia. Infatti il giorno 26 maggio 1745 è nata a Monte Santo la figlia Rosa Maria Ascenzia ed è stata battezzata nella Pieve di Santo Stefano, che all’epoca si trovava ancora nel contesto della Piazza Grande.

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Villa Buonaccorsi – Potenza Picena.

Il padre dell’architetto si chiamava Giuseppe, la moglie era Elisabetta Albertini di Ancona, mentre la città di provenienza risultava Corsilia o Corzilia.

Questo importante documento d’archivio ci consente di affermare con certezza del solido rapporto dell’architetto Pietro Bernasconi con Monte Santo, dove lui ha lasciato importanti testimonianze della sua opera come il Palazzo Comunale ed anche la Villa Bonaccorsi, ma in particolare perché nella nostra città è nata sua figlia Rosa Maria Ascenzia, che è subito morta, e dove lui è vissuto per un periodo anche insieme alla moglie Elisabetta Albertini.

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