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Archive for febbraio 2018

Frontespizio del volume di Orazio Augeni del 1570. ASCPP.

Frontespizio del volume di Orazio Augeni del 1570. ASCPP.

Molti storici hanno scritto su Monte Santo. Conosciamo bene quanto hanno scritto Filippo Bruti Liberati, Carlo Cenerelli Campana, Gaetano Moroni e Norberto Mancini.
E’ poco conosciuto invece quanto ha scritto su Monte Santo alla fine del Cinquecento, cioè nel 1597, padre Orazio Civalli, frate dei Minori Conventuali nato a Macerata da Pietro e da Bellafiore Pellicani, cultore di memorie storiche dell’ordine religioso e delle Marche. Nel suo ruolo di Provinciale dell’ordine dei Frati Conventuali delle Marche, eletto nel Capitolo che si è tenuto proprio a Monte Santo il giorno 9 Luglio dei 1594, nella sua relazione sulla visita triennale alla nostra città, ci fa conoscere tante notizie storiche di Monte Santo, alcune già citate da Gaetano Moroni nel 1846, molte altre non conosciute. Il testo integrale di tale visita è stato pubblicato nell’opera dell’abate Giuseppe Colucci del 1795, volume XXV. Copia in anastatica si trova presso la nostra Biblioteca Comunale “Carlo Cenerelli Campana”. Il Civalli ci dice che la città di Monte Santo è dotata di un bellissimo stagno. Si riferisce sicuramente a quello esistente in contrada Pampanesche, detta lo Stagno, già citato nel Catasto Federici del 1765 e che si trovava nella zona Nord di Porto Potenza Picena, ai confini con Porto Recanati, corrispondente oggi con il Natural Village, zona Torrenova. Questa zona era storicamente paludosa ed è stata bonificata negli anni Trenta del Novecento dalla famiglia Scarfiotti. Si dice inoltre che in un arco della Porta di San Giovanni si legge il millesimo MCC (1200).
Si cita il Vescovo di Fermo Liberto che nel 1128, il giorno 27 Settembre ha concesso a Monte Santo il titolo di città e la sua autonomia, con la facoltà di eleggere i propri rappresentanti. In questo documento si parla della nostra città, chiamandola Monte Santo Stefano, dal nome della Pieve che si trovava nella Piazza centrale, allora Piazza Grande e che è stata abbattuta nel 1796.

Frontespizio del volume di Arcangelo Mercenari del 1582. ASCPP.

Frontespizio del volume di Arcangelo Mercenari del 1582. ASCPP.

All’epoca, cioè alla fine del Cinquecento, l’avvocato, cioè il protettore della nostra città, secondo il Civalli, era San Girio, la cui festa si celebrava il giorno 25 Maggio di ogni anno. Inoltre il Civalli dice di aver avuto modo di leggere un manoscritto sulla vita di San Girio, da lui ritenuto molto bello, e fornito dal sig. Gio.Girio. Monte Santo all’epoca, dal Biondo, veniva chiamata Terra Nobile Oppidum, “poichè è tale per gli uomini illustri che hanno in lei fiorito in ogni tempo”. A questo proposito cita molti nomi di santesi illustri, alcuni dei quali all’epoca viventi.
Tra di loro i medici Sebastiano Augeni, detto Paparella, Arcangelo Mercenari, Orazio Augeni e suo padre Ludovico Eugenio, oltre ai suoi fratelli Simone, Fabrizio e Lelio, ed il dott. Ventidio Zamberlani. Altri personaggi viventi all’epoca l’Ambasciatore Rodolfo Corraducci, il Vescovo di Teramo Vincenzo Busciatti, che poi morì il giorno 6/1/1609.
Presso il Convento dei frati Conventuali al Pincio di Monte Santo era vissuto nel Trecento il Beato Gerardo da Monte Santo. Inoltre nello stesso Convento si erano svolti diversi Capitoli dell’ordine dei Conventuali, tra cui quello del 1425, del 1477, del 1566 e l’ultimo quello del giorno 9 Luglio del 1594 quando è stato eletto Provinciale lo stesso Orazio Civalli.

Zona Pampanesche dette Li Stagni. Dal catasto Federici del 1765. ASCPP.

Zona Pampanesche dette Li Stagni. Dal catasto Federici del 1765. ASCPP.

All’epoca della visita del Civalli si trovava già il polittico, chiamato cona, del pittore veneziano Vittore Crivelli del 1499 (si cita per errore l’anno 1463) ed era posto nell’altare maggiore della chiesa di San Francesco. Per quanto riguarda le informazioni sul convento dei Conventuali di Monte Santo il Civalli ci fornisce molte interessanti notizie, tra cui ci dice che il Vescovo di Fermo Gerardo nel 1257, dona ai nostri frati conventuali un pezzo di terreno vignato, che poi venduto il ricavato serviva per costruire la chiesa di San Francesco sul monte di San Nicolò al Pincio. Inoltre si cita anche il medico santese Giulio Pechini (lui lo chiama Picchini) per aver aiutato in vita i frati conventuali di Monte Santo a restaurare la loro chiesa, dando poi denaro e successivamente alla sua morte ha lasciato ai frati una “possessione” con casa, con facoltà di vendere il tutto ed il ricavato utilizzarlo per la fabbrica del convento. Dalla vendita della casa si ricavò sopra 600 scudi.
Indubbiamente questo breve testo della visita triennale del Provinciale dei Conventuali delle Marche, padre Orazio Civalli, è molto interessante ed importante per la storia millenaria di Monte Santo e ci è sembrato giusto farlo conoscere a tutti.
Notizie tratte dal tomo n° XXV delle Antichità Picene dell’abate Giuseppe Colucci del 1795. Biblioteca Comunale “Carlo Cenerelli Campana”.

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La Maddalena ai piedi della Croce di Pietro Tedeschi. Foto di Sergio Ceccottia cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri
All’interno della chiesa di Sant’Agostino di Potenza Picena, trasformata dal giorno 19/12/2004 in Auditorium “Ferdinando Scarfiotti”, si trova la tela “La Maddalena ai piedi della Croce”, sec. XVIII di Pietro Tedeschi, collocata sulla parete dell’abside, dietro a dove un tempo si trovava l’altare maggiore.
La tela era stata prelevata da questa chiesa nel 1977 per essere collocata all’interno dei locali della Pinacoteca Comunale “Benedetto Biancolini” di Via Trento, inaugurata il giorno 27 Settembre del 1980.
L’autore del quadro è stato individuato solo nel 1962, grazie all’iniziativa dell’allora Sindaco di Potenza Picena, l’avvocato Silvano Mazzoni, che ha commissionato la ripulitura della tela. Solo dopo tale operazione è emersa la scritta rossa in basso a destra “Petrus Tedeschi pinxit Romae”.
Il pittore Pietro Tedeschi è nato a Pesaro nel 1750 ed è morto nella stessa città nel 1806.
Allievo di Gianandrea Lazzarini di Pesaro, ha lavorato insieme al suo maestro ed ad un altro allievo, Carlo Paolucci, alla realizzazione della parte decorativa della Galleria del Palazzo Bonaccorsi di Macerata.
Della tela “La Madonna ai piedi della Croce” nel passato nessuno storico ne aveva fatto cenno nei suoi scritti su Monte Santo, nè il marchese Filippo Bruti Liberati nelle sue 14 lettere scritte “sopra Monte Santo” tra il 1839 ed il 1858, nè Carlo Cenerelli Campana nella sua storia di Monte Santo del 1852, nè Norberto Mancini in “Visioni Potentine” del 1958.

Firma di Pietro Tedeschi. Foto Kriterion Bologna.

Firma dell’autore del dipinto

Solo in un inventario del 20/2/1908 sulle opere d’arte di Potenza Picena, voluto dal Prefetto di Macerata, si cita la presenza nella nostra città di quest’opera d’arte, definita “Il Crocifisso con la Maddalena”, di “buon autore ignoto, forse il Pomarancio”. Inoltre viene citata dall’avvocato Silvano Mazzoni ne “L’A-B-C dell’arte a Monte Santo”, sulla pubblicazione per le celebrazioni italo-argentine per l’inaugurazione della Piramide de Mayo di Largo Leopardi del 16 Luglio 1967.
Bisogna rilevare che la presenza di quest’opera d’arte nel contesto della struttura religiosa era giustificata dal fatto che la Maddalena, soggetto principale della tela, era anticamente la titolare della chiesa, successivamente intitolata a Sant’Agostino. Inoltre la figura della Maddalena riveste per la comunità di Monte Santo un ruolo molto importante in quanto nel nostro Statuto Comunale del 1441 viene considerata “Governatrice Feconda della città”, cioè protettrice di Monte Santo, la cui festa si celebra solennemente il giorno 22 Luglio.
Quindi non solo importante opera d’arte della nostra città di enorme valore artistico e storico, ma anche di notevole significato religioso e civile.

quadro pre restauro

Dipinto prima del restauro

Il quadro nel 2007 è stato sottoposto ad un accurato restauro da parte dei tecnici della ditta Kriterion di Bologna, sotto la guida della dott.ssa Francesca Rabbi e l’intervento è costato la somma di Euro 7.800 + IVA. Tra i restauratori che hanno lavorato al recupero della tela, troviamo anche Linda Ricci e Paolo Sciapichetti. Con l’occasione del restauro è stato anche ricollocato al suo posto il pezzo di cornice che si era staccato durante il trasferimento del 1977. La tela dopo il restauro, è stata sistemata nel suo originario posto il giorno 31 Agosto 2007 all’interno dell’Auditorium “Ferdinando Scarfiotti”, abbellita dalla cornice marmorizzata, un capolavoro.

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Giordaniel copertina

Copertina del Rondò

Il Monastero di San Tommaso delle Clarisse di Potenza Picena è stato chiuso nel 2008 e le ultime monache trasferite al Monastero di Pollenza. Questa antica istituzione religiosa di Monte Santo, le cui origini risalgono addirittura a prima del 1227, conservava al suo interno una partitura musicale manoscritta di fine Settecento del compositore napoletano Giuseppe Giordani, detto Giordaniello. Si tratta dell’opera Rondò, tratta da “Alciade e Telesia”, composta alla fine del Settecento, dove nella copertina si trova la seguente dicitura “Per uso della sig.na Michelina Tintori”.
Questo antico documento era stato trovato da Mauro Mazziero all’interno del Monastero delle Clarisse e consegnato all’economo comunale, dott.ssa Simona Ciasca. Quando il giorno 4 Novembre 2017 la partitura musicale è stata depositata dalla dott.ssa Simona Ciasca presso l’archivio storico Comunale di Via Trento, come al solito mosso da curiosità storica ed intellettuale, ho chiesto al prof. Gianfranco Morgoni di fare una ricerca minuziosa in rete per acquisire informazioni sul compositore napoletano Giuseppe Giordani..

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Music Division, The New York Public Library. “Giuseppe Giordani” The New York Public Library Digital Collections

Gianfranco Morgoni ha trovato molto materiale su questo personaggio. Risulta nato a Napoli il giorno 19/12/1751 ed è morto a Fermo, nelle Marche, il giorno 4/1/1798. Con la rappresentazione delle sue opere “La morte di Abele” e “La distruzione di Gerusalemme” è stato inaugurato tra il 1790 e il 1791 il Teatro dell’Aquila di Fermo.
Inoltre abbiamo trovato a Fermo un Centro Studi dedicato proprio a Giuseppe Giordani, il cui Presidente è il prof. Ugo Gironacci ed il vice-Presidente il prof. Italo Vescovo.
Abbiamo quindi scritto subito una email a questo centro studi di Fermo, segnalando il ritrovamento di questa partitura musicale del Giordani. Dopo qualche giorno il prof. Ugo Gironacci ci ha risposto, dimostrando molto interesse a poter visionare il testo della partitura, chiedendoci di scansionarla ed inviargliela.
Dopo aver avuto l’autorizzazione da parte della dott.ssa Simona Ciasca abbiamo scansionato il testo e lo abbiamo inviato al prof. Ugo Gironacci a Fermo.
Dall’esame del testo è emerso che la partitura in nostro possesso il “Rondò” è rarissima. In Italia se ne trovano solo due copie, una a Faenza ed una al Conservatorio di Milano. Inoltre il prof. Ugo Gironacci ha voluto riordinare in maniera corretta le facciate della partitura. Vista l’importanza del documento in nostro possesso, il prof. Ugo Gironacci si è impegnato di venire a Potenza Picena per visionarlo di persona presso il nostro Archivio Storico comunale.
Con l’occasione ci farà dono di alcune pubblicazioni che lui con il prof. Italo Vescovo, hanno scritto sul compositore Giuseppe Giordani, detto Giardaniello, nel corso di questi anni.
Firma Giuseppe GiordaniGrazie alla disponibilità dell’economo comunale ed alla collaborazione con il Centro Studi Giuseppe Giordani di Fermo, ed in particolare con il suo Presidente il prof. Ugo Gironacci, siamo riusciti a valorizzare adeguatamente questa partitura musicale proveniente dal Monastero di San Tommaso delle Clarisse di Potenza Picena, di cui essere orgogliosi.

pdficon_large Telesia-S ‘Dall’affanno del tuo core’ (Rondò da ‘Alciade e Telesia’ II-12).pdf

tratto da “Alciade e Telesia” (verosimilmente: Roma, Teatro Argentina, carnevale 1788), Atto Secondo, scena 12. Il Rondò è di Telesia, moglie di Alciade re di Armenia.
La prima rappr. fu a Bologna (teatro Zagnoni, carn. 1787) ed era in tre atti ed il rondò era nel terzo atto scena 2.

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don andreaIl giorno 8 Ottobre 2017 ha concluso la sua missione come parroco della Parrocchia dei Santi Stefano e Giacomo di Potenza Picena don Andrea Bezzini, sostituito da padre Michele Ardò.
Ha lasciato la nostra città dopo 16 anni di presenza per assumere l’incarico di parroco della Parrocchia di San Lorenzo Martire a Montecosaro.
Era arrivato a Potenza Picena don Andrea Bezzini nel 2001 e in tutti questi anni la nostra comunità ha saputo apprezzare le sue doti di Parroco e di uomo di cultura.
Ha fatto molto per Potenza Picena ed ha portato a termine un’opera molto importante, il nuovo Oratorio parrocchiale “Carlo Acutis” e la casa parrocchiale. Inoltre prima di andarsene a Montecosaro ha voluto concludere i lavori per poter riaprire al culto sia la Collegiata di Santo Stefano che la chiesa della Madonna della Neve.
Per tutto quello che ha saputo fare a Potenza Picena don Andrea Bezzini merita non solo l’affetto da parte di tutti i santesi che gli vogliono veramente bene, ma crediamo che il nostro comune gli debba dare un doveroso riconoscimento per la sua straordinaria opera a favore della nostra comunità, conferendogli la cittadinanza onoraria, annoverandolo tra coloro che la nostra città ricorda con grande affetto e riconoscenza.

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Inaugurazione Oratorio e Casa Parrocchiale Potenza Picena. Foto di Elisa Cartuccia.

Lo stesso riconoscimento nel passato è stato dato giustamente ad altri due parroci, don Vincenzo Galiè e don Cesare Di Lupidio. Siamo certi che il nostro Sindaco Francesco Acquaroli e l’intera Giunta comunale prenderanno seriamente in considerazione questa proposta, che sicuramente sarà accolta con grande entusiasmo da parte di tutti i cittadini di Potenza Picena.

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Fasi di restuaro del sipario. Foto di Sergio Ceccotti.Il giorno mercoledì 31 gennaio 2018 le restauratrici Linda Ricci e Patrizia Rugginelli Fanini per conto della Ditta Archigeo di Fermo hanno provveduto al restauro del sipario dedicato a Minerva del nostro Teatro Comunale “B. Mugellini”.
L’intervento è stato eseguito a regola d’arte, riportando il nostro sipario all’originario splendore. Il danno era stato riscontrato il giorno 16 agosto 2017. I coniugi Giorgio Ballesi e Margherita Mazzoni di Macerata hanno finanziato il restauro del sipario, costato la somma di euro 366, IVA compresa.
I lavori sono stati seguiti dall’economo comunale Dott.ssa Simona Ciasca. La nostra comunità ringrazia di cuore i coniugi Ballesi-Mazzoni per la loro generosità, la Dott.ssa Simona Ciasca per la tutela del nostro patrimonio storico ed artistico e loda il lavoro professionale delle due restauratrici Linda Ricci e Patrizia Rugginelli Fanini.
Il servizio fotografico dei lavori di restauro è stato effettuato da Sergio Ceccotti.

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Senza titolo-7-4a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri
Il giorno 10 Febbraio del 1968, cioè 50 anni fa, presso la Chiesa di San Sisto, alla presenza del Vicario del Vescovo di Fermo, Mons. Michetti, si consacrava nell’ordine delle Benedettine di Potenza Picena Rita Bernardi, prendendo il nome di suor Maria Paola. Il giorno 25 Gennaio 1967 si è svolta la cerimonia di vestizione.
Nata a Cingoli il giorno 13 Febbraio del 1948 da Armando ed Oliva Fratoni, sorella di Gabriele, Maria, Adriana, Vittorio, Giuseppe ed Anna, viene a Potenza Picena da Monte Roberto nel 1960 quando il padre Armando inizia a lavorare presso la Ceramica Adriatica di Porto Potenza Picena. La loro famiglia viveva inizialmente in contrada Casette Torresi.
Prima di entrare nel Monastero delle Benedettine di Potenza Picena, Rita per 6 mesi ha anche lavorato presso la fabbrica di confezioni Rogin.
È entrata nel nostro Monastero a soli 18 anni, nel 1966, nel 1968 si è consacrata e nel 2006 è diventata Badessa, carica che ricopre tutt’oggi. Il Monastero delle Benedettine di Potenza Picena si trova oggi all’interno del Palazzo un tempo della famiglia Massucci, imparentati con i Marefoschi di Monte Santo, in Via Mariano Cutini.
Senza titolo-2-5Fino al 1880 le monache Benedettine vivevano all’interno del loro antico Monastero di Santa Caterina d’Alessandria, dove oggi si trova la Casa di Riposo e la Chiesa è sede della Fototeca Comunale “Bruno Grandinetti”. Le origini del Monastero delle nostre Benedettine risalgono al 1348 ed oggi nella sede di Via Mariano Cutini ci sono 5 monache, ma nel passato ne ha ospitate molte di più. Tra di loro vogliamo ricordare anche Francesca Cenerelli, la figlia di Carlo Cenerelli Campana, autore del libro sulla storia di Monte Santo, pubblicato nel 1852.

L’ultima monaca che è entrata in questo monastero è stata suor Maria Beatrice Antonini, al secolo Ilaria, consacrazione avvenuta presso la Collegiata di Santo Stefano il giorno 3/10/2012, presente il Vescovo di Fermo, Mons. Luigi Conti.
Madre Maria Paola Bernardi si è sempre fatta apprezzare per la sua capacità di saper ascoltare tutti, per la sua profonda umanità e sensibilità e per la sua fede religiosa.
Senza titolo-4-6Il giorno della sua consacrazione, cioè il 10 febbraio, è la festa di una Santa molto legata all’ordine delle Benedettine, Santa Scolastica, sorella di San Benedetto da Norcia, e fondatrice dell’ordine e 3 giorni dopo, il 13, è anche il compleanno di Madre Maria Paola Bernardi.
Quindi doppia festa per lei. Auguri di cuore a madre Maria Paola Bernardi da parte nostra, di tutti i nostri lettori e siamo sicuri anche di tutti i cittadini di Potenza Picena che in questi 50 anni hanno imparato a conoscerla ed apprezzarla.

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7°_DSC3091La chiesa di San Giacomo Maggiore a Galiziano di Potenza Picena è chiusa dal 2001, la volta interna è crollata, il rosone trecentesco della facciata è danneggiato.
In prospettiva per questa chiesa non ci sono interventi previsti di restauro da parte della Parrocchia dei Santi Stefano e Giacomo, proprietaria dell’immobile storico.
Inoltre in conseguenza della forte scossa di terremoto del giorno 30 Ottobre del 2016, anche il manufatto che si trova sopra alla facciata della chiesa e che racchiude la statua della Madonna, è stato danneggiato. Una delle colonnine interne si è spezzata.
Il giorno lunedì 22 Gennaio 2018 abbiamo segnalato il fatto al parroco, padre Michele Ardò, che ha subito coinvolto i nostri vigili urbani, che dopo un sopralluogo, vista la gravità della situazione, hanno provveduto a transennare lo spazio sotto alla facciata della chiesa di San Giacomo.
Inoltre hanno anche fatto una relazione, che hanno consegnato sia al parroco che al dirigente dell’ufficio tecnico comunale, ing. Giuseppe Percossi per poter adottare i necessari provvedimenti del caso, dopo aver effettuato un sopralluogo.
La Parrocchia di San Giacomo Maggiore era stata istituita con Bolla il giorno 20/10/1774 dall’arcivescovo di Fermo, Cardinale Urbano Paracciani ed è stata sciolta nel 1989, per confluire in quella di Santo Stefano.
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All’interno di questa storica Parrocchia ha sempre operato la Confraternita del Corpus Domini, le cui origini risalgono al 1430 ed oggi il Priore è Stefano Pescetti.
Dalla chiesa di San Giacomo Maggiore, dopo il crollo della volta del giorno 22/11/2013 è stato rimosso il trittico di Paolo Bontulli da Percanestro del 1507 “Madonna col Bambino tra i Santi Giacomo Maggiore e Rocco” compresa la predella. Il trittico, è stato portato prima ad Urbino, dove è stato ripulito ed è rimasto esposto dal giorno 22/12/2013 fino al giorno 6/4/2014 all’interno dei locali della Galleria Nazionale, poi il giorno 18 Giugno 2014 è stato collocato all’interno della ex chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, dove si trova ancora oggi.
Si ricorda che nell’anno 2004 si era formato a Potenza Picena un comitato cittadino con l’intento di raccogliere fondi che dovevano servire per il restauro della chiesa di San Giacomo Maggiore.
Si doveva restaurare in particolare il rosone trecentesco della facciata della Chiesa, dove si era riscontrato il distacco di un elemento. Per questo recupero si era fatta avanti la Fondazione Anton Mario Filippetti, con il suo Presidente Mario Carlocchia, ma purtroppo non si è fatto ancora nulla.
Chiesa di San Giacomo Maggiore a Galiziano.  Foto di Sergio Ceccotti.Il destino di questa antica chiesa, che era stata restaurata nel lontano 1943 su progetto dell’architetto santese Eusebio Petetti, continuando in questo modo, sembra segnato. Nonostante i tanti seri problemi che si sono manifestati, non si fa ancora niente.
Pur in condizioni molto difficili, bisogna battersi perché non venga abbandonata al suo destino, ma prima passibile recuperata.
Incominciamo mettendo in sicurezza subito sia il rosone trecentesco che il manufatto che si trova sopra alla facciata.

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