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Archive for luglio 2020

Antifonale Graduale dei Santi del 1544.

Il giorno 22/07/2020 il restauratore di Urbino Gabriele Dondi della “Legatoria artistica e restauro del libro” ha portato a termine il lavoro di restauro dei 3 antifonali dei secc. XVI e XVII di proprietà del Comune di Potenza Picena. I tre antifonali erano stati ritirati dal sig. Dondi il giorno 29/02/2020.

Gli antifonali restaurati sono stati collocati all’interno dei locali della Pinacoteca Comunale “Benedetto Biancolini” di Via Trento, che così si arricchisce di altre importanti opere d’arte.

Il restauro rientra nel progetto Art Bonus del Comune di Potenza Picena ed i mecenati che hanno finanziato l’intervento sono il Dott. Roberto Domenichini e la Fondazione “Anton Mario Filippetti” di Potenza Picena.

Il dott. Roberto Domenichini ha finanziato il restauro dell’Antifonale Graduale dei Santi del 1544 e dell’Antifonale Proprio del Tempo e dei Santi del 1611, per un importo complessivo di € 3.764,43.

La Fondazione “Anton Mario Filippetti” di Potenza Picena ha finanziato il restauro dell’antifonale del Tempo e Comune di Tempo del 1614 per un importo di € 2.032,52.

Rimane ancora da finanziare il 4° antifonale, quello del sec. XVII, Antifonale Proprio dei Santi e Comune dei Santi per un importo di €2.091,57.

Anitifonale del Tempo e Comune di Tempo del 1614

I lavori di restauro sono stati seguiti per il nostro Comune dall’Economo Comunale Dott.ssa Simona Ciasca, responsabile del patrimonio artistico e storico dell’Ente.

La Soprintendenza Archivistica e Bibliografica aveva approvato il progetto di restauro del sig. Gabriele Dondi in data 26/11/2019.

Il lavoro di restauro d Gabriele Dondi ci ha riconsegnato i tre antifonali riportandoli all’antico splendore, costituendo in questo modo un patrimonio storico, culturale ed artistico di eccezionale valore.

La comunità di Potenza Picena ringrazia di cuore i mecenati, il Dott. Roberto Domenichini e la Fondazione “Anton Mario Filippetti” di Potenza Picena, nella persona del suo Presidente, Mario Carlocchia.

Antifonale Proprio del Tempo e dei Santi del 1611.

Questo recupero fa seguito al restauro delle dieci statue lignee portareliquari degli Apostoli del sec. XVII completato il giorno 8 novembre 2019, sempre all’interno del progetto Art Bonus e finanziato da 6 mecenati locali: il dott. Roberto Domenichini, il dott. Franco Senigagliesi, Enzo Romagnoli, Samuele Grappini, la ditta Elettromedia srl ed il Panificio Eredi Borroni.

Il restauro è stato eseguito dalla dott.ssa Letizia Bruscoli di Pesaro ed è costato € 7.500,00.

Siamo certi che il nostro comune riuscirà a trovare i finanziatori per il restauro del quarto antifonale del sec. XVII, in modo da completare il secondo progetto Art Bonus.

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

Elio Dante Percossi. Foto di Guglielmo Percossi.

Nel contesto della storia economica di Potenza Picena, del dopoguerra in particolare, un ruolo molto importante ha rivestito un personaggio locale veramente straordinario.

Si tratta di Elio Dante Percossi, nato a Potenza Picena il giorno 15/04/1907 da Effrendo e da Teresa Bernacchini. Il giorno 16/04/1932 si sposa con la signora Giuseppa Morgoni e dal loro matrimonio nasceranno i figli Maria Pia, Bruna e Guglielmo. Muore a Potenza Picena il 23/02/1968.

Dopo la scuola elementare che frequenta a Potenza Picena con i maestri Renato De Angelis, Raffaele Petetti ed Alessandro Palombari, si iscrive alla scuola d’arte “Ambrogio della Robbia”, segue il corso di avviamento professionale e a 14 anni inizia l’apprendistato presso il fabbro Gualtiero Maggini, in Piazzale Santo Stefano.

Successivamente, nel dopoguerra, si mette in proprio e diventa uno dei commercianti più importanti di Potenza Picena, esempio di coraggio ed intraprendenza.

Elio Dante Percossi suona molto bene la fisarmonica e fa parte della Banda Cittadina, come il fratello Giuseppe, con il maestro Giulio Gasparrini. Ama molto il saltarello.

La sua passione commerciale è iniziata come rappresentante, venditore e riparatore di macchine da cucire “Necchi Meccaniche”, con filiali non solo a Potenza Picena, ma anche a Porto Potenza Picena, Montelupone e Recanati. In queste realtà si effettuano anche i corsi professionali per insegnare alle ragazze del luogo ad usare le macchine meccaniche Necchi.

Macchina da cucire Necchi. Foto Fulgor di Adriano Andreani. Prop. Guglielmo Percossi.

Elio, con la sua macchina Fiat Topolino, garantiva l’assistenza tecnica alle ragazze che avevano acquistato le macchine della ditta di Pavia.

Si tenga conto che, nello stesso periodo, a Potenza Picena c’erano altri due rappresentanti di macchine da cucire, veramente un record, Stelvio Grandinetti per la Borletti ed Igino Ciuccarelli per la Singer.

Grazie alla presenza massiccia di questi rappresentanti di macchine da cucire, Potenza Picena è riuscita a fornire tante ragazze che costituiranno la manodopera per le industrie di abbigliamento che sorgeranno nella nostra città successivamente, in particolare per la Rogin Fashion e non solo.

Esterno del Negozio Necchi di Elio Dante Percossi in Viale Trieste. Foto di Guglielmo Percossi.

Elio Dante Percossi non solo vendeva e curava la manutenzione delle macchine da cucire Necchi, ma successivamente avrà anche la rappresentanza e vendita delle biciclette Bianchi, di motorini e delle moto Motobi e Benelli.

In queste sue molteplici attività commerciali, Elio era aiutato dal figlio Guglielmo.

Oggi il figlio Guglielmo Percossi, fabbro in pensione, possiede una straordinaria collezione di macchine da cucire Necchi e non solo, tutte funzionanti, testimonianza eloquente dell’attività del padre Elio, un vero vulcano di iniziative commerciali ed un esempio di imprenditorialità a Potenza Picena.

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Presentazione a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

Luigi Manzi. Foto e documenti di Luca Manzi.

Il giorno 23 aprile del 1920 nasceva a Porto Potenza Picena Luigi Manzi, figlio di Giuseppe, operaio e di Eugenia Giorgetti. Il padre Giuseppe Manzi era nato a Morciano di Romagna il giorno 2/4/1888 ed aveva combattuto durante la prima guerra mondiale. Era stato nel 1921 tra i promotori della collocazione della lapide dedicata ai caduti della prima guerra mondiale di Porto Potenza Picena e collocata sulla facciata esterna del palazzo di Via Regina Margherita, all’epoca sede della scuola elementare ed oggi sede della delegazione comunale, dal giorno 17/03/2019 intitolata al conte Alessio Conestabile della Staffa.

Ha frequentato la scuola elementare locale e si è sposato con la signora Elda Cingolani e dal loro matrimonio sono nati Ezio e Miria.

Ha lavorato presso la SCA (Società Ceramica Adriatica) di Porto Potenza Picena fino dall’età di 15 anni. Ha combattuto durante la seconda guerra mondiale in Albania, poi colpito da malaria nel 1942 è dovuto rientrare in Italia, ricoverato in diversi ospedali. Dopo l’8 settembre 1943, fugge per entrare in clandestinità allo scopo di sottrarsi all’arruolamento nell’esercito della R.S.I.

A Potenza Picena aderisce al PCI e al GAP locale (Gruppo di Azione Patriottica). Per questo suo impegno nel 1984 il Presidente della Repubblica Sandro Pertini ed il Ministro della Difesa Giovanni Spadolini gli conferiscono il diploma d’onore al combattente per le libertà, mentre il Segretario Generale della CGIL Sergio Cofferati nel 1995 gli conferirà la medaglia d’argento come dirigente sindacale che ha preso parte alla lotta di liberazione.

Nel 1945 è ritornato a lavorare presso la SCA, dove ricopre il ruolo di responsabile della Commissione interna. Per il suo impegno sindacale viene licenziato dalla SCA nel 1956, insieme a Marcello Morgoni, Ferruccio Rebichini, Armando Spinaci e Franco Babbini e non verrà più riassunto. Diversi anni dopo gli verrà riconosciuto il “licenziamento per discriminazione sindacale” e quindi assegnati tutti i diritti allora ingiustamente negati. La vicenda è stata anche oggetto di una interrogazione parlamentare degli onorevoli Bei Ciufoli Adele, Massola e Capalozza nel 1957.

Giuseppe Manzi

E’ stato Segretario della Sezione del PCI di Porto Potenza Picena e funzionario della Federazione del PCI di Macerata dal 1957 al 1961, facendo parte della Segreteria Provinciale, come organizzatore. Durante questo periodo frequenta un corso di Partito presso la Scuola “quadri” comunista alle Frattocchie.

E’ stato inoltre consigliere provinciale per il PCI dal 1960 fino al 1970. E’ stato consigliere comunale di Potenza Picena per il PCI dal 1960 al 1980. Nel 1962 è stato un funzionario sindacale della CGIL, come Dirigente della Camera del Lavoro di Civitanova Marche. E’ stato tra i fondatori dell’ANPI di Macerata.

Il nipote Luca Manzi, figlio di Ezio, oggi è Presidente della locale sezione Anpi di Potenza Picena “Cutini e Scipioni”. Anche il figlio Ezio Manzi è stato consigliere provinciale ed amministratore di Potenza Picena, ricoprendo anche il ruolo di assessore sia con il sindaco Mario Morgoni che con il sindaco Sergio Paolucci.

Nel 1964 il nome di Luigi Manzi compare insieme a quelli di Giuseppe Cerquetti, Dandolo Sebastianelli, Romualdo Clementoni di Potenza Picena, Irnerio Madoni e Argeo Gambelli della Provincia di Macerata, fra gli enucleandi del “Piano Solo”, ideato dal generale Giovanni Di Lorenzo, che dovevano essere arrestati e rinchiusi a Capo Marrangiu, in Sardegna, insieme ad altre 700 persone da arrestare in tutta Italia.

E’ morto a Civitanova Marche il giorno 4 agosto del 2004.

Nel libro della CGIL Marche “Dizionario biografico del movimento sindacale nelle Marche (1900-1970)”, a cura di Roberto Giulianelli e Massimo Papini, presentazione di Gianni Venturi, Casa Editrice Ediesse srl, Roma 2006, la dott.ssa Annalisa Cegna, dell’Istituto Storico della Resistenza di Macerata, ha tracciato una completa biografia di Luigi Manzi, che noi pubblichiamo integralmente.

Testo biografico di Annalisa Cegna

Luigi Manzi al centro in basso insieme a Palmiro Togliatti segretario del PCI ed altri dirigenti comunisti alle Frattocchie di Roma. Foto e documenti di Luca Manzi.

Nasce a Potenza Picena (MC) il 23 aprile 1920. Consegue la licenza ele­mentare. Da bambino, mentre frequenta la scuola, aiuta la famiglia an­dando saltuariamente a pescare in mare. All’età di quindici anni viene assunto presso uno stabilimento industriale che produce piastrelle di ceramica a Porto Potenza Picena, la Società Ceramica Adriatica (SCA). È qui che matura una coscienza sindacale che lo porterà in seguito a diventare prima membro, poi se­gretario della commissione interna di fabbrica.

Dopo aver svolto il servizio militare, il 2 febbraio 1940 viene chiamato alle armi con la specializzazione di marconista e nel 1941 è trasferito in zona di operazioni di guerra in Albania. Qui contrae la malaria e nell’agosto del 1942 viene rimpa­triato, in precarie condizioni fisiche. Ricoverato in vari ospedali militari, 1’8 set­tembre 1943 fugge per entrare in clandestinità, allo scopo di sottrarsi all’arruola­mento nell’esercito della RSI. La brutta esperienza della guerra, l’amore per la pace e il desiderio di combattere contro la dittatura e le ingiustizie lo portano, appena ritornato a Potenza Picena, a iscriversi al PCI e ad aderire al GAP locale, all’interno del quale svolge l’importante funzione di mantenere i contatti tra i vari gruppi partigiani. Attività, questa, che gli varrà due riconoscimenti: nel 1984 gli sarà conferito dal presidente della Repubblica, Pertini, e dal ministro della Difesa, Spadolini, il Diploma d’onore al combattente per la libertà d’Italia e nel 1995 il segretario generale della CGIL, Cofferati, gli consegnerà a nome della Confederazione una medaglia d’argento come dirigente sindacale che ha preso parte alla lotta di liberazione.

Nel 1945 ritorna a lavorare presso la SCA, dove riprende l’attività sindacale portando avanti, in qualità di responsabile della commissione interna, dure lotte. Molte sono in questo periodo le denunce a suo carico: il 30 gennaio 1948 viene denunciato per minacce gravi all’ing. Giovanni Serra; il 28 dicembre 1950 viene condannato per aver affisso manifesti senza licenza; il 2 dicembre 1951 è di nuovo condannato per aver venduto giornali in luogo pubblico senza licenza, ecc. Del resto, negli anni cinquanta Manzi, che nel frattempo è diventato segretario della sezione del PCI di Potenza Picena, svolge attività sindacale anche all’esterno della fabbrica, partecipando a varie lotte, in particolar modo a fianco dei lavoratori delle campagne, alla testa dei quali partecipa alle proteste per il miglioramento del riparto mezzadrile. Nel 1956 viene licenziato dalla SCA: vari anni dopo gli verrà riconosciuto il “licenziamento per discriminazione sindacale” e quindi gli saranno assegnati i diritti allora ingiustamente negati.

Luigi Manzi al Centro, alla sua sinistra Romualdo Clementoni al settimo congresso del PCI di Macerata. Foto e documenti di Luca Manzi.

Dal 1957 al 1961 viene chiamato alla segreteria della Federazione provinciale del PCI di Macerata, dove svolge la funzione di organizzatore. Durante questo periodo partecipa a un corso di partito presso la scuola “quadri” comunista alle Frattocchie. Nel 1960 viene eletto consigliere comunale nelle liste del PCI a Potenza Picena, carica che manterrà ininterrottamente per quattro mandati, fino al 1980. Nello stesso anno diviene anche consigliere provinciale, funzione che svolgerà fino al 1970. Nel 1962 è chiamato a dirigere e organizzare la nuova CDL di Civitanova Marche, che opera in una zona molto importante e vasta, comprendente tutte il distretto calzaturiero. Nel 1964 il suo nome compare fra gli enucleandi del Piano Solo, ideato dal generale Giovanni De Lorenzo, il quale, oltre a prevedere l’occupazione, da parte dell’arma dei carabinieri, di prefetture, questure, sedi di partiti, giornali e altri punti di controllo, indica il nome di oltre settecento persone considerate pericolose, da arrestare e trasferire coattivamente a Capo Marrargiu in Sardegna. Manzi è tra i fondatori della sezione ANPI di Macerata, del cui direttivo provinciale e consiglio nazionale fa parte. Muore a Civitanova Marche il 4 agosto 2004.

Documentazione giornalistica:

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

Trenta anni fa, nel mese di maggio 1990, il dott. Mauro Mancini di Potenza Picena ha pubblicato il libro “Il Teatro Bruno Mugellini, cenni storici, Bruno Mugellini, l’uomo, l’insegnante, l’artista”, stampato dalla Tipografia Bieffe di Recanati e sponsorizzato dalla ditta Poltrona Frau di Tolentino, a cura dell’amministrazione comunale di Potenza Picena, guidata dal Sindaco Leonardo Melatini.

Il teatro Bruno Mugellini riapriva al pubblico in quell’anno, il 1990, dopo lunghi e costosi lavori di restauro. Soltanto il sipario dedicato a Minerva non fu stato restaurato e ricollocato al suo posto, operazione effettuata solo nel 2006.

Il dott. Mauro Mancini, nato a Potenza Picena il giorno 13/11/1926 da Alfonso (Catillo), facocchio (cioè costruttore di birocci) e da Adriana Morresi, sposato con la signora Giuliana Giustozzi, ha avuto tre figli: Maria Grazia, Maurizio e Maria Michela.

È stato dirigente dello Stato Civile di Potenza Picena e sindaco di Montelupone dal 1960 fino al 1965. Si è laureato nell’anno accademico 1977/1978 presso l’Università degli Studi di Macerata, facoltà di Giurisprudenza, corso di laurea in scienze politiche con la tesi “Montesanto e la sua amministrazione sotto il Regno Italico (1808-1815), dai documenti dell’archivio storico del Comune “, relatore il Prof. Dante Cecchi. È stato un dirigente politico della Democrazia Cristiana di Potenza Picena, ha fatto parte della Corale Santo Stefano e nel 1965 è stato tra i fondatori della Pro-Loco di Potenza Picena, Presidente il maestro Edgardo Latini. È morto il giorno 18/06/1996.

Il dott. Mancini aveva già pubblicato nel 1980 un volumetto sulla storia del Teatro Mugellini, a cura della Carima, dopo aver consultato il nostro ricchissimo archivio storico comunale.

Mauro Mancini. Foto Giuliana Giustozzi.

Il nostro teatro, inaugurato il giorno 27 dicembre 1862, è stato costruito grazie all’iniziativa di 20 condomini locali, che hanno finanziato i lavori, diventando ognuno di loro proprietario di un palco, mentre il Comune ha messo a disposizione il locale dove poter ricavare il teatro. Il progetto è opera dell’architetto di Recanati Giuseppe Brandoni, mentre le decorazioni sono del decoratore di Morrovalle Filippo Persiani. Il quadro del plafone, raffigurante l’incoronazione dell’Italia, è opera del pittore di Roma Ignazio Tirinelli. Il giorno 28 ottobre 1933, dopo i lavori di ristrutturazione, il teatro è stato intitolato al musicista Bruno Mugellini, nato a Potenza Picena il 24 dicembre 1871 dal dott. Pio e dalla signora Maria Paganetti e morto a Bologna il giorno 15 gennaio 1912.

Per quanto riguarda le notizie su Bruno Mugellini, il dott. Mauro Mancini ha esaminato tutta la documentazione che è riuscito a trovare sia a Bologna, presso il Conservatorio Musicale “G.B. Martini”, dove Mugellini aveva studiato prima, poi successivamente insegnato, che a Fossombrone dove il maestro è vissuto e dove è sepolto.

Il lavoro svolto dal dott. Mancini sia sul teatro che su Bruno Mugellini è un ottimo approfondimento e noi vogliamo farlo conoscere ai nostri lettori, in occasione della ricorrenza dei 30 anni dalla sua pubblicazione.

Il volume è oggi introvabile.

Nel 2012, in occasione del centenario della morte di Bruno Mugellini, il giorno 21 gennaio presso il teatro che porta il suo nome dal 28 ottobre 1933, si è svolto un convegno nazionale che ha richiamato a Potenza Picena tutti i maggiori studiosi del maestro. Presente anche la nipote, la signora Rosa Mugellini di Roma, insieme al figlio Bruno Re, anche lui famoso musicista.

Nel 2016 è stato pubblicato da Andrea Livi di Fermo il volume che raccoglie gli atti del convegno nazionale, grazie alla disponibilità finanziaria del Dott. Roberto Domenichini, Direttore dell’Archivio di Stato di Pesaro.

Dal 2016 si svolge a Potenza Picena il Mugellini Festival.

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

Copertina del libro

Settanta anni fa, nel 1949, è pubblicato dalla casa editrice Cappelli di Bologna il romanzo storico “La morte è nelle foibe” di Giancarlo Marinaldi, pseudonimo di Carlo Gonan.

Il romanzo storico è autobiografico dell’autore, esule da Pola ed è ambientato nel periodo dal 1943 al 1945, nei territori italiani di Fiume, Pola e di tutta l’Istria, occupata dopo l’8 settembre 1943 dalle truppe jugoslave di Tito.

Prima dell’arrivo degli alleati, nel 1945, questi territori italiani hanno vissuto pagine tragiche a causa dell’occupazione jugoslava, che ha visto il perpetuarsi di crimini nei confronti degli italiani, fascisti e antifascisti, uccisi gettati nelle foibe, in particolare nel racconto si parla di quella di Vines.

Le foibe sono delle cavità carsiche e sono state la tomba di migliaia di italiani, nei cui confronti si è consumata una vera e propria pulizia etnica nel periodo dal 1943 fino al 1945.

Nel 1947 è incominciato poi l’esodo di oltre 300.000 nostri compatrioti, scappati da questi territori prima italiani, poi passati alla Jugoslavia.

Alcuni di questi sono anche venuti a Potenza Picena e noi abbiamo raccontato la loro storia in un nostro precedente articolo, tra cui il maestro Silvio Hodach.

Il libro in oggetto, uscito solo nel 1949, faceva parte della Biblioteca del Centro di Lettura della scuola elementare di San Girio ed è molto interessante.

Carlo Gonan, autore del libro, è nato a Marzana (Pola) nel 1910. È stato insegnante dal 1933 fino al 1943, poi richiamato in servizio ad Abbadia e quindi in Jugoslavia sino all’8 settembre 1943. Sorpreso dall’armistizio, raggiunge in borghese a Marzana i propri familiari. Preso dagli slavi, durante l’insurrezione partigiana, viene processato dal Tribunale del popolo e condannato a morte per i suoi sentimenti di italianità. Condotto sino all’orlo della foiba di Vines, ebbe salva la vita per la richiesta corale dei propri compaesani che misero in risalto la sua onestà di intenti e la limpida condotta morale.

Ritornato a Pola per riprendere l’insegnamento, prende parte alla lotta clandestina di liberazione e diventa membro della Resistenza. A guerra terminata ricopre l’incarico di capo-dipartimento dell’istruzione nell’amministrazione cittadina di Pola, dimettendosi quasi subito da tale incarico. Trasferitosi esule a Padova nel 1945, insegna in quella città fino al 1949, quando raggiunge Imperia, dove si impegna attivamente nelle fila della Democrazia Cristiana. Viene per due volte eletto Sindaco di questa città, dal 1956 al 1962, dove ricopre anche la carica di Segretario Provinciale della Democrazia Cristiana dal 1962 al 1965.

Vinto il concorso come Preside del Liceo Scientifico di Villafranca Lunigiana, si assenta per un breve periodo da Imperia. Vi ritorna successivamente, concludendo la sua carriera di insegnante alla Presidenza del Liceo Classico cittadino.

Si sposa con la signora Alda Gatti ed hanno tre figli: Marina, Giancarlo e Giuseppe. Muore ad Imperia il giorno 30/10/1976.

Il resto del Carlino 9/2/2019

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Letizia Offidani. Foto di Leonardo Campugiani.

A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

Sabato 17 dicembre 2016 presso il Teatro “Bruno Mugellini” di Potenza Picena si è svolto lo spettacolo musicale “Cammina nel sole”, scritto e diretto da Leonardo Campugiani, voci narranti di Giulia Poeta e Yuri Manzi. Siamo venuti a conoscenza della storia di una donna, Letizia Offidani, madre di Leonardo Campugiani, morta il giorno dopo che l’aveva partorito, cioè il 18 luglio 1950 a San Ginesio, all’età di soli 24 anni. Letizia Offidani è stata la prima fotografa di Porto Potenza Picena, la prima donna del nostro Comune.

Ha svolto la sua attività di fotografa insieme al fratello Adriano (conosciuto per le sue innumerevoli attività imprenditoriali, tra cui la Stylint, l’Italorto e l’Edalit) ed ha operato fino al 1949, quando si è trasferita a San Ginesio con il marito Aurelio Campugiani.

La sua attività fotografica, che all’epoca si chiamava “3P”, è stata poi rilevata dal fotografo Igino Ceccotti e tutte le foto che sono state scattate a Porto Potenza Picena dal dopoguerra fino al 1949 sono opera di Letizia Offidani.

Porto Potenza Picena dovrà annoverare questa donna tra i suoi fotografi storici, insieme ad Igino Ceccotti ed Araldo Polidori.

Aurelio Campugiani. Foto di Leonardo Campugiani.

Ma chi era Letizia Offidani? Nata a Porto Potenza Picena il giorno 9/7/1926 da Agostino, postino locale e da Giulia Giampaoli, casalinga, in Via Marina, ha avuto altri tre fratelli: Adriano, Graziano e Giorgio ed una sorella Rosa. Ha frequentato la scuola locale e si è sposata a Loreto il giorno 2/10/1949 con il maestro elementare Aurelio Campugiani, originario di Sarnano. Dopo il matrimonio, il 29 ottobre 1949, si è trasferita con il marito a San Ginesio, dove nove mesi dopo è nato Leonardo Campugiani, il giorno 17 luglio del 1950. Il giorno dopo, il 18 luglio 1950, è morta Letizia Offidani. Il marito, Aurelio Campugiani, pochi giorni dopo, il 29 luglio 1950, anche lui è morto in conseguenza di una malattia contratta durante la sua prigionia in un campo di concentramento nazista di Kala, dove era rinchiuso come soldato.

Il piccolo Leonardo Campugiani, rimasto orfano di entrambi i genitori nel giro di pochi giorni, è ritornato a Porto Potenza Picena ed è cresciuto insieme ai nonni materni, Agostino Offidani e Giulia Giampaoli, con l’affetto dei suoi zii, Adriano, Graziano, Giorgio e Rosa e di tutti i suoi parenti.

Lo spettacolo di sabato 17 dicembre 2016 presso il nostro teatro ha raccontato la sua vicenda ed è stato molto toccante ed emozionante.

L’iniziativa a ricordo è stata replicata anche a Porto Potenza Picena al cineteatro “Divina Provvidenza” il giorno 10/03/2017. Parte del ricavato delle serate è stato donato all’Istituto Comprensivo “Giacomo Leopardi” di Sarnano, con cui sono stati acquistati due computer portatili.

Nel nostro blog avevamo pubblicato un articolo dedicato ad un’altra donna coraggiosa, ricordata per il suo impegno a favore dei nostri soldati feriti che transitavano presso la nostra stazione ferroviaria durante la seconda guerra mondiale.

Vittoria Germondari Giampaoli, questo è il suo nome, conosciuta come la “mamma” dei soldati, il giorno 11/5/1964 ha ricevuto dalla Croce Rossa Italiana la medaglia d’oro per il suo impegno umanitario.

Il giorno del Matrimonio a Loreto. Da sx Graziano Offidani, Letizia Offidani, Aurelio Campugiani, Rosa Offidani ed Adriano Offidani; in seconda fila da sx Giulia Giampaoli, Giorgio Offidani ed Agostino Offidani. Foto di Leonardo Campugiani.

Questa donna, simbolo dell’impegno civile verso chi soffriva, era la nonna di Letizia Offidani.

In conclusione ci è sembrato doveroso ricordare Letizia Offidani, la prima donna fotografa del nostro comune e la prima fotografa di Porto Potenza Picena, insieme al fratello Adriano e la sua vicenda umana molto toccante. Nello stesso periodo in cui operava Letizia Offidani come fotografa, a Potenza Picena c’era solo un altro fotografo, Secondo Torregiani, detto “Secondo lo ritrattista”.

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