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Archive for febbraio 2021

A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

Il Maestro Bruno Mugellini, nato a Potenza Picena in Piazza Grande (oggi Giacomo Matteotti) il giorno 24 dicembre 1871 dal dott. Pio e da Maria Paganetti e morto a Bologna il 15 gennaio 1912, è famoso in tutto il mondo in particolare per il suo rivoluzionario metodo di esercizi tecnici per pianoforte.

Il nuovo metodo di Bruno Mugellini risale al 1911, un anno prima della sua prematura scomparsa a Bologna ed è composto da 8 libri, stampati in Germania dalla Casa Editrice Carisch e Janichem di Milano.

Durante il Convegno nazionale che si è svolto a Potenza Picena presso il Teatro “Bruno Mugellini” il giorno 21 gennaio 2012, organizzato dal nostro comune in occasione del centenario della morte del maestro, il prof. Antonio Tarallo del Conservatorio “G. Nicolini” di Piacenza ha svolto un intervento molto interessante e completo su “Bruno Mugellini ed il suo metodo di esercizi tecnici. Istruzioni per l’uso”, intervento che si può trovare all’interno del volume che raccoglie gli atti di questo straordinario convegno nazionale, l’unico che si è svolto in Italia.

Inoltre la dott.ssa Claudia Ottaviano di Ragusa ha svolto una tesi di laurea su “Bruno Mugellini e l’innovazione didattica pianistica italiana”, dove parla proprio del metodo di esercizi tecnici per pianoforte del 1911, tesi che si può consultare presso la nostra Biblioteca Comunale “Carlo Cenerelli Campana” di Via Trento.

Noi con questa nostra iniziativa editoriale musicale, cioè con la pubblicazione sul nostro blog degli 8 libri del metodo di Bruno Mugellini, vogliamo farli conoscere a tutti i nostri lettori.

Verranno pubblicati in 8 puntate, ogni fine mese, a decorrere dal mese di ottobre 2020 fino al mese di maggio 2021.

Piano degli otto volumi del Metodo di esercizi tecnici di Bruno Mugellini

Avendo trovato in rete tutti gli 8 libri del metodo (di cui uno addirittura originale del 1911, il libro n.3, mentre gli altri 7 sono delle riedizioni successive), acquistati privatamente, ora noi li vogliamo rendere pubblici.

In questo modo facciamo conoscere a tutti il metodo di esercizi tecnici per pianoforte di Bruno Mugellini, un grande musicista nato nella nostra città nel 1871, che gli ha dedicato il giorno 28 ottobre 1933 il suo Teatro Condominiale, nel 1951 una via principale del centro storico che da Piazzale Santo Stefano conduce alla piazza principale Giacomo Matteotti, che ha organizzato in suo nome nel 2012 un Convegno Nazionale, che ha acquistato un busto del maestro in ceramica, opera dell’artista di Recanati Michela Nibaldi e che organizza dal 2016 con successo un Festival a lui dedicato, giunto quest’anno alla 5° edizione.

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a cura di Maria Belardinelli

Luigi Morichetti. Foto prop. Famiglia Morichetti.

Luigi Morichetti, nacque a Potenza Picena (MC), il 23/05/1940.

Ultimo di tre fratelli, conobbe i tempi bui della seconda guerra mondiale, con le ristrettezze economiche che ne conseguirono.

All’ epoca c’era molta solidarietà tra parenti e vicini.

Ci si sosteneva affettivamente e materialmente.

Da bambino percorreva diversi chilometri a piedi, per raggiungere certi parenti in campagna, che lo facevano mangiare, dandogli anche qualcosa da portare a casa.

Spesso il ritorno solitario, capitava di sera e quando la paura lo assaliva, cantava, per farsi compagnia.

Da giovanissimo emigrò in Francia, unitamente alla propria famiglia, dopo aver frequentato il quinto Ginnasio presso il seminario di Fermo.

Quando, insieme a suo fratello Mario, arrivò alla Gare de Lyon di Parigi con le “famose valigie di cartone” e vide persone e cose avvolte in una fitta nebbia, provò l’istinto di rimettersi in treno e tornare indietro.

L’ Italia già gli mancava!

Dopo essersi scambiati sguardi di sconforto ma anche di speranza, accettarono la sfida di iniziare una nuova vita in un paese straniero.

Luigi rimase in Francia ventitre’ anni, imparando velocemente la lingua ed integrandosi perfettamente nel mondo lavorativo.

Luigi Morichetti insieme alla moglie Maria Belardinelli il giorno del loro matrimonio. Foto Prop. Fam. Morichetti

Il suo primo impiego fu presso una grande Ditta che costruiva televisori e che però, dopo qualche anno fallì.

Successivamente esercitò la sua attività, alle dipendenze della DITTA MEUBLES FADI con sede in Argenteuil, con la qualifica di capo delle vendite, in effetti con funzioni vicarie del proprietario.

La struttura organizzativa dell’Azienda era di tali dimensioni sia dal punto di vista dell’estensione (6000 mq di esposizione e 16.000 mq di deposito), sia dal punto di vista contabile-amministrativo.

Era molto amato dal proprietario, che lo considerava quasi come un figlio, dagli impiegati e dagli operai.

Quando qualcuno si trovava in difficoltà per incomprensioni tra colleghi o per richieste particolari al titolare, lui faceva da tramite e con il suo “savoir faire”, fatto di gentilezza e di fermezza all’ occorrenza, appianava ogni cosa.

Dal 1970 al 1981 fu iscritto all’ Albo dei Dirigenti d’ Azienda Francese.

Un caldo pomeriggio d’ estate del 1975, conobbi Luigi, amico d’ infanzia di mio fratello Mauro.

Stavano bevendo qualcosa in Piazza della Stazione a Porto Potenza Picena.

In quel momento mentre passavo, mio fratello mi vide e mi chiamò presentandomi Luigi.

Fu un colpo di fulmine!

Facemmo di tutto per dimenticare quell’ incontro, ma si sa “la lontananza spegne i fuochi piccoli, ma accende quelli grandi, grandi…”.

Luigi Morichetti da giovane. Foto di Sergio Ceccotti

Così nel 1981 ci fidanzammo ed il 24/07/1983 ci sposammo presso l’Abbazia di San Claudio.

Mentre la Francia, lo accolse a braccia aperte e gli permise di realizzarsi in senso lavorativo, sociale ed umano, il suo ritorno in Patria fu invece traumatico.

Per alcuni anni tutte le porte si chiusero per lui!

Non si scoraggiò e dotato di spirito di adattamento, creatività e tenacia, si inventò un nuovo lavoro.

Da sempre coltivava un vero e proprio amore per il legno che considerava “materia viva”.

Da autodidatta imparò a restaurare vecchi mobili, partendo dagli insegnamenti acquisiti su un vecchio libro francese.

Progettò e realizzò artigianalmente diversi mobili di casa nostra, una biblioteca a casa di mio fratello ed un tabernacolo in Collegiata prima del restauro definitivo, appoggiandosi, alla falegnameria di Enzo Torresi per i lavori più impegnativi, che necessitavano di strumenti adeguati.

Sempre per la Collegiata restaurò alcuni mobili provenienti dalla Chiesa di Sant’ Agostino.

Inoltre restaurò anche per il nostro Comune, un antico tavolo a ferro di cavallo con le relative sedie (in origine arredo della sala consiliare) e gratuitamente un’antica consolle in noce del settecento.

Sempre gratuitamente restaurò un Crocifisso attualmente situato alla Madonna della Neve.

Qualunque cosa “fioriva” nelle sue mani, nei suoi pensieri ed ancor prima nel suo cuore.

Qualcuno vedendo le sue realizzazioni gli disse: “Luigi, tu sei un artista e non lo sai!”.

Lettera di ringraziamento del Sindaco Mario Morgoni a Luigi Morichetti per aver restaurato gratuitamente la consolle in noce del sec. XVIII. 16/12/2002. Foto di Sergio Ceccotti

Diverse volte la sofferenza ed il dolore bussarono alla porta, mettendo in pericolo le nostre vite.

Accettammo con pazienza, confidando nell’aiuto di Colui che tutto sa, tutto può e che comunque sempre ama.

Il 10 aprile 2020, iniziò il suo Calvario reso più straziante dai sette trasferimenti da un Ospedale all’ altro.

Il Covid-19 è stata la causa iniziale, ma non quella che ha determinato la sua morte.

E’ vero, stiamo combattendo contro un nemico invisibile e pericoloso, ma spesso l’uomo, per superficialità, negligenza o vanagloria, vi aggiunge del suo, rendendo ancora più dolorose le storie di tanta gente.

Tutto ha sopportato senza un lamento, con dignità e sempre con un “grazie” pronto sulle labbra.

Da donna innamorata, gli dedicai alcuni versi, nel pieno della nostra giovinezza e dopo il triste epilogo.

Sono questi:

A  TE

“Mi tuffo nei tuoi occhi verdi,
mare di infiniti silenzi,
di dolci tenerezze,
di trasparenze luminose.

Incontro gli abissi
più tormentati
della tua anima.

Mi sento smarrita.

Torno a guardarti.

Mi perdo di nuovo
nel tuo mare”.

PERDERMI

 “Vorrei perdermi
nella corolla
di un fiore,
nelle note
di un pentagramma.

 Vorrei perdermi
in una goccia
delle tue lacrime,
nel tuo sorriso…

Per sentire
meno dolore
e più amore!”.

E come disse Giobbe (1, 21-22)
“Il Signore ha dato,
il Signore ha tolto,
sia Benedetto il
Nome del Signore!”.

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

La Torre Civica di Piazza Matteotti a Potenza Picena è il simbolo della nostra comunità ed è necessario conoscere la sua storia.

Lapide del 1923

L’attuale struttura quadrata, che termina con un terrazzetto, alta in totale 34,50 metri (rilevazione effettuata dal prof. Gianfranco Morgoni di Potenza Picena) è il risultato dell’ultimo lavoro di restauro effettuato dopo che nella notte dell’ 11 gennaio 1886 un fulmine aveva danneggiato in modo irreparabile la cuspide, di forma ottagonale ed alta complessivamente 46,90 metri, cioè 12,40 metri in più rispetto all’attuale, una delle più alte di tutta la provincia di Macerata (come afferma anche Carlo Cenerelli Campana nel suo libro sulla storia di Monte Santo del 1852). Il fulmine aveva causato gravissimi danni alla struttura, ma purtroppo, per gli alti costi necessari per la sua ricostruzione, fu deciso di mettere al suo posto una ringhiera con pilastrini. Gli amministratori dell’epoca chiamarono per i lavori di restauro un ingegnere architetto di Ancona, Gustavo Bevilacqua, amico di un amministratore, anche lui originario di Ancona, il dott. Felice Schelini, eroe garibaldino. I lavori murari furono eseguiti da Cesare Sensini di Potenza Picena.

Il fulmine aveva anche danneggiato, facendole cadere al suolo, due delle quattro campane della Torre e l’orologio. Il nuovo orologio fu acquistato dalla ditta di Milano Isidoro Sommaruga, compresi i due quadranti, mentre, per quanto riguarda le campane, una venne acquistata dalla ditta Pasqualini Pasquale di Montedinove (ditta poi trasferitasi successivamente a Fermo), mentre per la seconda si decise di utilizzare un’antica campana della chiesa di Santa Croce dell’omonimo quartiere di Potenza Picena, di proprietà del demanio dello Stato. Un altro importante intervento intrapreso dopo i danni causati dal fulmine fu quello di installare un parafulmine, per evitare danneggiamenti legati agli agenti atmosferici.

L’originaria torre, la cui prima pietra fu posta il giorno 10 giugno 1732, secondo lo storico locale dott. Roberto Domenichini (il relativo documento si trova presso il nostro archivio storico comunale), era dotata di una cuspide, la stessa che fu danneggiata dal fulmine del 1886, alla quale lavorò alla fine del Settecento l’architetto ingegnere Pietro Augustoni (Como 2/7/1742- Fermo 12/10/1815).

Torre civica di Potenza Picena vista da via Silvio Pellicolo. Foto Bruno Grandinetti. 1960 circa.

All’esterno della cuspide era piantato un olivo benedetto, che la nostra comunità collocava per tradizione.

Sul lato destro della torre si trovava il Palazzetto del Podestà o Pretorile, a sinistra c’era il macello ed un arco li collegava. L’arco nel 1732 venne demolito per costruire al suo posto la nuova pubblica Torre della Comunità di Monte Santo. Il doppio quadrante fu introdotto con i lavori del 1732, con quadranti ottagonali in pietra con numeri arabi (1,2,3 ecc.), oltre al quadrante era presente anche una meridiana. Dopo i lavori del 1886 vennero collocati due quadranti metallici Sommaruga con numerazione romana (I, II, III ecc).

Nel 1938, quando si decise di costruire il Palazzo con il serbatoio dell’acquedotto comunale, questo fu posizionato accanto alla Torre, una scelta molto discutibile, in quanto stona molto con l’antichità della Torre ma soprattutto con il Palazzetto del Podestà e rompe la simmetria in altezza.

Nel 1943 anche le campane della Torre Civica furono prelevate per essere fuse per fini bellici. Solo dopo la fine della 2° guerra mondiale, il giorno 21/5/1951, le tre nuove campane fuse dalla ditta Pasqualini Giuseppe e figli di Fermo vennero ricollocate al loro posto sulla nostra Torre.

La Torre Civica è stata il soggetto di diversi quadri antichi: vogliamo ricordare, in particolare, il quadro di San Sisto del sec. XVII, che probabilmente rappresenta l’unica raffigurazione antica, prima della ricostruzione con la cuspide ottagonale del 1732. Questa raffigurazione è presente invece nel quadro di Benedetto Biancolini del 1770, il “Sant’Emidio”, oggi collocato all’interno della Sala Giunta “Antonio Carestia” nel contesto del palazzo municipale.

Propsetto della Torre Civica prima e dopo il fulmine del giorno 11 gennaio 1886 redatto dal Prof. Gianfranco Morgoni.

La Torre comunale, inoltre, il giorno 30/06/1944 fu colpita da una cannonata tedesca sparata dalle colline di Recanati che causò 5 morti in Piazza, mentre un’altra cannonata colpì un’abitazione in C.da La Concia e provocò altri 3 morti. La cannonata danneggiò la Torre, distruggendo la lapide che ricordava la caduta dei santesi della prima guerra mondiale, disegnata da Giuseppe Mainini di Macerata ed inaugurata nel 1923. Questa lapide, dopo la fine della seconda guerra mondiale fu ricostruita di nuovo, aggiungendo anche i nomi dei caduti della seconda guerra mondiale ed i partigiani locali Mariano Cutini e Mariano Scipioni.

Altre lapidi sono state collocate sulla Torre nel corso degli anni, vogliamo ricordare la prima del 1905, poi spostata sulla parete del Palazzetto del Podestà, dove si trova oggi, che ricorda alcuni personaggi famosi santesi del passato, come il medico Orazio Augeni, il conte Mons. Alessandro Buonaccorsi e Ludovico Marefoschi. Nel 1955, in occasione della proclamazione di Potenza Picena “Città di Maria”, fu collocata una statua in terracotta della Madonna dell’Assunta, opera dello scultore di San Ginesio Nino (Giovanni) Patrizi, fratellastro del Sindaco di Potenza Picena di quel periodo, il prof. Lionello Bianchini.

Nel 1968, in occasione del 50° anniversario della fine della prima guerra mondiale, venne collocata una targa a ricordo.

Infine il giorno 25 aprile 2000 fu collocata una lapide a ricordo degli 8 morti in conseguenza delle due cannonate tedesche del 30/06/1944.

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A cura di Luca Carestia

Nella parte nord-ovest della città di Potenza Picena ricorre con particolare frequenza il toponimo cava: contrada della cava, fosso della cava, porta della cava e fonte della cava.  L’origine di questo termine sarebbe da ascrivere – secondo il Cenerelli Campana – alle attività estrattive che in passato hanno interessato quest’area. Gli «strati di creta smaltati di sostanza argentea» ritrovati durante lo scavo delle fondamenta della fonte della cava, fanno supporre allo storico santese che nella zona vi fosse una cava, successivamente abbandonata perché la «spesa non era compensata dalla rendita».

Sebbene nella città di Potenza Picena (già Monte Santo) la lavorazione della terracotta risulti attiva già nel tardo Trecento e altre testimonianze ne riferiscono il prosieguo anche nei secoli successivi, è bene però osservare che non si ha certezza dove questa attività di scavo fu condotta, quale sia stata la sua entità e se l’escavazione venne praticata a cielo aperto o in galleria. Tuttavia, questa esitazione sembra svanire nella tradizione popolare dato che l’esistenza di una cavità sotterranea, capace di estendersi fin nel cuore della città, risulti opinione abbastanza diffusa.

Riferimenti in proposito ci giungono da uno scritto in vernacolo di Severino Donati e da una nota contenuta nel libro Da Potentia a Monte Santo a Potenza Picena di Vincenzo Galiè. In entrambi i testi i due autori concordano nel posizionare nell’area adiacente la fonte della cava e dell’omonima porta, l’ingresso di una lunga galleria capace di raggiungere la piazza principale, finendo poi il suo percorso in un pozzo situato nei pressi dell’angolo dove c’era la chiesa di San Giovanni de Platea.

Raduno in Piazza Principe di Napoli (oggi Piazza Matteotti) negli anni trenta del Novecento. A destra si noti la chiesa di San Giovanni de Platea.

Idea di indubbio fascino, apparentemente avallata anche da un curioso toponimo che già dal XIV secolo compare nelle succinte annotazioni del Vogel (1756-1817). Tra gli appunti del sacerdote alsaziano vi è infatti la segnalazione di una «porta coniculi» negli Annali di Monte Santo del 1365, di una «porta Conocchiarii» in quelli del 1425 e, «sita in conichiario prope ortum S. Francisci», viene poi indicata un’abitazione. Considerando che il vocabolo cuniculus (cunicolo) è all’origine del termine conocchiario (o cunicchiaro), la presenza di quest’ultimo toponimo nella documentazione cittadina del basso Medioevo sembrerebbe quindi dare una certa validità alla presenza di una “grotta” – o meglio -, di un cunicolo nella zona.

La stretta relazione tra quest’opera e uno specifico settore della città deve però rendersi evidente attraverso altre prove, capaci di documentare anche la possibile funzione assolta da questo cunicolo. Nelle antiche fonti letterarie ed epigrafiche il termine cunicolo veniva infatti usato per identificare un transitum occultum, una via sotterranea utile per vari scopi. Poteva indicare un percorso militare, far riferimento a un angusto passaggio minerario oppure suggerire opere di natura idraulica come canali e acquedotti. In questa prospettiva, orientata a valutare i probabili elementi che possono far emergere questo rapporto, l’accenno del Cenerelli Campana a «riadunare nell’esterno le acque, ed in prossimità alle mura castellane, che fluiscono dall’interna fonte della Cava», credo possa rappresentare un promettente percorso di ricerca, perché in grado di svelare scenari inediti sulle questioni sollevate nelle righe precedenti.

Un cunicchio da indagare

Il passo poco sopra citato precede le considerazioni dello storico santese sul «nome di Cava», e fa riferimento agli interventi effettuati per la costruzione di una nuova fonte pubblica da collocarsi all’esterno delle mura cittadine.

Nella Mappa del Circondario di Monte Santo del 1817, appare una struttura segnalata come «nuova costruzione di una Fontana», mentre un’altra viene identificata come «antiche Fonti della Cava». Essendo queste ultime «in parte dirute» venne proposta una loro «rimessa in attività» ma, vista la «gravissima spesa» per questo intervento e l’ampliamento della «strada esterna che collega la Porta Girola con quella di Galazzano», ciò non avvenne e si decise di costruire una nuova fonte, utile a chi era in transito verso località prossime al nostro comune. Le “acque interne” che fluivano dall’antica fonte della cava vennero quindi “riadunate” e convogliate in prossimità delle mura castellane, presso una fonte di nuova costruzione.

Mappa del Circondario di Monte Santo del 1817. A: porta della cava. B: «antiche Fonti della Cava» C: «nuova costruzione di una Fontana»

Svelando importanti interventi idraulici, cenni sulla presenza di una grotta compaiono in un resoconto del 1821. Nell’agosto di quell’anno venne redatto un elenco di lavori necessari a ripristinare un corretto flusso d’acqua presso la fonte della cava. Nello scritto si fa riferimento all’ispezione di una grotta e al lavoro di sterro da compiersi per tutta la lunghezza della cavità al fine di predisporre un nuovo canale per «trasportare l’acqua nelle tre cannelle». Nel settembre dell’anno successivo si fa cenno alla «livellazione della Fontana della Cava, incominciando dalla Cisterna dove è la sorgente per fino alle Fonti Vecchie entro l’abitato». Infine, ulteriori lavori nel «cunicolo ove scorre l’acqua» ed altri «necessari ripari di cui abbisogna la cisterna ove evvi la sorgente» vengono eseguiti nel 1855, ribadendo così, in maniera inequivocabile, la presenza di un cunicolo e di una cisterna destinata alla raccolta d’acqua sorgiva.

Resoconto del 1821 riguardante i lavori da effettuarsi nella fonte della cava.

A tali testimonianze va aggiunta poi una relazione degli anni Trenta del secolo scorso che, sottolineando la costante opera manutentiva praticata nel tempo all’interno questa cavità, offre la possibilità di comprendere meglio il suo sviluppo. Nello scritto si fa presente che il sig. Agostino Asciutti, abitante in via Cesare Battisti, chiese al Comune di Potenza Picena un sussidio in denaro per ricostruire la propria casa, crollata – a suo dire – a causa dell’«improvviso franamento di una grotta sottostante la sua abitazione». Al fine di verificare se sussistevano eventuali responsabilità da parte del Comune, il locale Ufficio Tecnico iniziò a condurre degli accertamenti all’interno della «grotta (o galleria) della cava». Vennero notati piccoli crolli dovuti a «rilasci delle stratificazioni di tufo arenario misto ad argilla della volta» tali però da non destare preoccupazione di stabilità e quindi non imputabili al crollo dell’abitazione. Oltre ciò, «la imponente massa di terreno soprastante la grotta, che nei punti più critici arriva ad avere lo spessore minimo di mt.17», non aveva subìto cedimenti di rilevante importanza e pertanto rappresentava un ulteriore elemento in disaccordo con la tesi del sig. Asciutti che, in tal maniera, vide naufragare la sua richiesta.

Ad incrementare le testimonianze sulla presenza della cosiddetta “grotta (o galleria) della cava” va infine citato lo «Stato finale dei lavori in muratura eseguiti al rifugio della Cava». Durante l’ultimo conflitto mondiale la cavità fu infatti ritenuta idonea per ospitare un rifugio antiaereo e, per garantire una maggiore sicurezza a tutto l’ipogeo, vennero effettuati alcuni interventi. A sostegno della volta furono costruiti 8 archi in muratura «a sesto intero con pilastri da 30 cm»; «in fondo ad una Galleria» venne eretto un muro di chiusura che, alto 2 metri e largo 1,50, ci consente di valutare le dimensioni della galleria, mentre «ad una svolta di incrocio» ne fu posto uno di sostegno.

Agostino Asciutti

Un ambiente da immaginare

Nonostante tutte queste informazioni ci offrano la possibilità di individuare l’area in cui questa cavità si trovi, gli interrogativi irrisolti sono ancora molti. Se l’incertezza principale riguarda il reale sviluppo del suo tracciato, lasciando anche incognita la direzione e la lunghezza di possibili tratti che da quella «svolta di incrocio» potrebbero estendersi, altri dubbi avanzano per la presenza all’interno dell’ipogeo di opere di raccolta e canalizzazione dell’acqua. Queste, offuscando l’ipotesi estrattiva proposta dal Cenerelli Campana, offrono esplicite evidenze alla funzione idraulica del cunicolo che, però, non trova un chiaro riscontro della sua estensione fino al pozzo della cava.

Sebbene possa confortare l’idea che la «cisterna ove evvi la sorgente» corrisponda – per dirla con le parole di Severino Donati – al «pozzo, lla lo spigolo verso la cchjesa de Sagnuànno», alcune perplessità impongono una certa cautela che è bene conservare fino a quando non si avranno ulteriori prove, utili per valutare il tutto con maggiore chiarezza. Poter disporre di una più ampia documentazione potrebbe infatti dissipare molti dubbi, ma, ad oggi, possiamo solo immaginare se lo sviluppo e la funzione originaria di questo cunicolo vada oltre le evidenze che si sono imposte.

Supporre l’esistenza di luoghi che si trovano sottoterra è lecito, la loro perfetta invisibilità può innescare nella nostra immaginazione una sorprendente moltitudine di forme e spazi che si plasmano nell’ascolto di un flebile sussurro. Come la città invisibile di Argia «da qua sopra, non si vede nulla; c’è chi dice: «È là sotto» e non resta che crederci. Di notte, accostando l’orecchio al suolo, alle volte si sente una porta che sbatte».

Mappa del centro storico di Monte Santo tratta dal catasto gregoriano. In evidenza alcuni punti di interesse citati nel testo. 1: porta della cava. 2: nuove fonti della cava. 3: antiche fonti della cava. 4: casa Agostino Asciutti. 5: pozzo della cava. 6: via del cunicchiaro (attuale via Galvani). Il tratto 2-5 indica l’ipotetico tracciato della “grotta (o galleria) della cava”.

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

Bologna, A. Caselli, Ritratto di Bruno Mugellini Olio su compensato riproduzione fotografica ink jet.

Il giorno 24 dicembre 1871 in Piazza Grande (oggi Giacomo Matteotti) di Potenza Picena, nel Palazzo Pierandrei, proprietà dell’ingegnere comunale Giuseppe Pierandrei, nasceva il musicista Bruno Mugellini.

Il padre, il dott. Pio, nato a Roma il giorno 18/04/1847 da Brunone e laureato all’Università di Roma il 18 dicembre 1869, era medico chirurgo nella nostra città e la madre, Maria Paganetti, era una possidente. Vennero ad abitare a Potenza Picena nel 1870, proveniente da Morro d’Alba, nell’anconetano.

Bruno Mugellini è stato iscritto all’anagrafe di Potenza Picena con i nomi di Bruno, Stanislao, Pierfederico ed Ignazio, venne battezzato presso la Collegiata di Santo Stefano il giorno 26 dicembre 1871 anche con i nomi di Natale e Giuseppe dal preposto don Alessandro Cipollari. Svolsero il ruolo di padrini l’ingegnere Giuseppe Pierandrei e Costanza Delicati, rappresentata per procura da Volumnia Pierandrei (sorella di Giuseppe).

Nel 1873 il dott. Pio Mugellini fu tra i fondatori della locale filodrammatica, insieme a Corrado Buonaccorsi, Francesco Saverio Fioretti, Ettore Bocci, Guido Palombi, Raffaele Zannini, Enrico Gasparrini, Domenico Antonio Rossini, Alessandro Cipriani, Alfonso Anfolzi, Guglielmo Gasparrini, Lamberto Gasparrini, Giovanbattista Sassetti, Francesco Zannini, il dott. Nicola Palombi, Filippo Canepini e Paolo Sassetti, lasciò Potenza Picena nel 1874 insieme alla sua famiglia per recarsi a Campagnano, in provincia di Roma, ad esercitare la sua professione di medico chirurgo.

Atto di Battesimo di Bruno Mugellini del 26 Dicembre 1871. Archivio Storico Parrocchia di SS. Stefano e Giacomo PP

Il musicista, morto a Bologna il 15 gennaio 1912, è famoso in tutto il mondo per il suo rivoluzionario metodo di esercizi tecnici per pianoforte del 1911, 8 libri pubblicati un anno prima della sua prematura morte. Per onorare e ricordare i 150 anni dalla nascita del musicista, abbiamo deciso di pubblicare sul nostro blog gli 8 libri del suo rivoluzionario metodo: abbiamo incominciato nel mese di ottobre 2020 con il primo libro e finiremo nel mese di maggio 2021 con l’ottavo ed ultimo libro.

La nostra città il giorno 28 ottobre 1933 gli ha intitolato il Teatro Condominiale, grazie all’iniziativa del maestro Azzolino Clementoni, fratello dei musicisti Arturo e Flavio.

Il giorno 10/08/1951, cioè 70 anni fa, il Consiglio Comunale di Potenza Picena ha deciso di intitolargli una delle principali vie del nostro centro storico, quella che collega il Piazzale Santo Stefano alla Piazza Principale Giacomo Matteotti, in precedenza chiamata Giuseppe Garibaldi.

Nel 1950 Mugellini è stato inserito tra “I Potentini Illustri” da Norberto Mancini, mentre nel 2000, dal 7 al 22 gennaio, è stata organizzata a Potenza Picena la I° celebrazione del M° Bruno Mugellini.

Nel 2012, in occasione del centenario della sua morte, la nostra città è stata sede di un Convegno nazionale, che ha richiamato a Potenza Picena i massimi studiosi del nostro musicista: sono intervenuti anche alcuni suoi parenti, la nipote Rosa Mugellini, figlia di Mario, con suo figlio Bruno Re, anche lui musicista, professore al Conservatorio di Roma Santa Lucia in viola da gamba, oltre alla signora Laura Mugellini, pronipote del musicista, di Codignola di Ravenna.

Gli atti di questo straordinario convegno nazionale sono stati raccolti in un volume, stampato dall’editore di Fermo Andrea Livi e finanziato dal dott. Roberto Domenichini. Gli interventi contenuti nel volume sono fondamentali per poter conoscere la vita e le opere del musicista, già nel 1990 il dott. Mauro Mancini di Potenza Picena aveva pubblicato un libro sulla vita di Bruno Mugellini e la storia del Teatro da poco restaurato ed inaugurato.

Dal 2016 si svolge a Potenza Picena il Mugellini Festival, giunto nel 2020 alla quinta edizione, i cui direttori artistici sono il maestro Lorenzo Di Bella e Mauro Mazziero e sempre dal 2016, all’interno del nostro teatro si trova un busto in ceramica di Bruno Mugellini, opera dell’artista di Recanati Michela Nibaldi; è presente, inoltre, una riproduzione fotografica del ritratto di Bruno Mugellini, opera di A. Caselli, un olio su compensato presente a Bologna nel Museo Internazionale e Biblioteca della Musica.

Ci si augura che nel corso del 2021, 150° anniversario della nascita di Bruno Mugellini, la nostra città gli potrà dedicare uno straordinario evento.

Portiamo a conoscenza dei nostri affezionati lettori l’ultimo contributo per la conoscenza di Bruno Mugellini redatto dalla prof.ssa Paola Ciarlantini di Recanati, una delle massime studiose in Italia dell’artista, insieme al prof. Paolo Peretti di Sant’Elpidio a Mare.

Palazzo Pierandrei

Si tratta di un interessantissimo lavoro di ricerca storica su “Il musicista Bruno Mugellini e Bologna”, uscito sul periodico annuale di studi e ricerche di storia, d’arte e di cultura bolognese, a cura del Comitato per Bologna storica artistica, Editore Pàtron di Bologna, anno LXX-2020.

Presso la nostra Biblioteca Comunale “Carlo Cenerelli Campana” di Via Trento, grazie al dott. Roberto Domenichini, è possibile consultare questo interessantissimo contributo storico della prof.ssa Paola Ciarlantini.

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

Collettiva di pittura a Potenza Picena in Vico Scipioni. Da dx Ottorino Marinangeli, Sergio Ceccotti, Renato Rossini, Enzo Mazzoni, Beniamino Carestia, Bruno Bertini, Dino Mazzoni, Romeo Renzi, Prof. Giuseppe Asciutti, Leopoldo Grandinetti, Mario Grandinetti, M.llo CC Elvis Lontri e Giovanni Reggioli. Foto B. Grandinetti.

Negli anni Settanta, a Potenza Picena, si sono tenute diverse edizioni di collettive di pittura di artisti locali nel periodo di ferragosto, presso il Vicolo Scipioni.

Le collettive erano organizzate dagli artisti locali Beniamino Carestia, Enzo Mazzoni e Sergio Ceccotti, aiutati da Antonio Mancini con la collaborazione della locale Pro Loco.

Tra gli artisti locali che partecipavano a queste collettive di pittura troviamo, tra gli altri: Beniamino Carestia, Enzo Mazzoni, Sergio Ceccotti, Antonio Mancini, Gianni Perrini, Romeo Renzi, Maria Pia Renzi, Bruno Bertini, Mario Carlocchia, Roberto Carlocchia, Renato Rossini, Erasmo Domenichini, Amleto Luciani, Silvano Fontinovo, Mario Percossi, Marta Linardelli, Giuseppina Riccobelli, Lorena Grandinetti, Iginia Marabini, Franco Luciani, Tony Casole, Giovanni Reggioli, Eliseo Fratalocchi, Lucia Scotti, Maria Grazia Mancini, Gianfranco Torbidoni, Andrea Sabbatini.

Vicolo Scipioni collettiva di pittura. Foto Bruno Grandinetti.

Grazie alla disponibilità di Beniamino Carestia, che di quelle collettive era uno dei principali organizzatori, siamo in grado di poter far conoscere alcune di queste edizioni nelle bellissime foto di Bruno Grandinetti. All’inaugurazione di queste collettive di artisti locali interveniva il prof. Giuseppe Asciutti, il sindaco pro-tempore Maria Magi con i Presidenti della Pro Loco locale Ottorino Marinangeli e Nazareno Torregiani, oltre che il maresciallo dei carabinieri della locale stazione Elvis Lontri.

Tra gli espositori di queste collettive troviamo Mario Percossi, il “Gaucho”, che ha realizzato la statua delle libertà che sormonta la Piramide di Mayo di Largo Leopardi, inaugurata il giorno 16 luglio 1967, l’unica copia presente in Europa della Piramide di Plaza de Mayo di Buenos Aires, simbolo dell’indipendenza argentina e testimonianza dell’emigrazione santese in quella lontana terra del Sud America.

Gli artisti che hanno esposto le loro opere in queste collettive si sono ispirati per lo più al paesaggio ed al folclore locale ed hanno voluto rendere una tangibile testimonianza artistica alla loro terra d’origine.

Il vicolo Mariano Scipioni che ha ospitato queste collettive viene definito “uno degli scorci più tipici e suggestivi” di Potenza Picena.

Vicolo Scipioni collettiva di pittura. Foto Bruno Grandinetti.

Ad ogni partecipante alle collettive di pittura la Pro Loco di Potenza Picena consegnava una targa ricordo durante la Festa del Turista in Piazza Matteotti. Beniamino Carestia ne ha conservate tre, quelle del 1976, del 1977 e del 1978. In quella del 1976 è stilizzato il vicolo Mariano Scipioni dove si svolgevano le collettive di pittura.

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