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Archive for the ‘Il paese’ Category

A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

vasca termale di epoca romana

Pochi sanno che nel territorio di Potenza Picena, in aperta campagna, in località San Paterniano, Monte Maggio, nel 1921 sono stati effettuati dei ritrovamenti archeologici molto interessanti.

Durante alcuni lavori in questa zona, non siamo riusciti a capire di che tipo, in un terreno condotto dal mezzadro Giovanni Borroni, sono state trovate molte testimonianze d’epoca romana, tra cui 6 colonne quadrate, un medaglione in terracotta con l’effigie di una giovane donna, una piccola bottiglia colorata, una lampada funeraria in terracotta, molte monete romane ed una vasca romana termale in marmo.

Di questi ritrovamenti è stata informata la Soprintendenza ai musei e agli scavi di Ancona delle Marche e degli Abruzzi, il cui Segretario era all’epoca il dott. Giuseppe Moretti, che mandò a Potenza Picena una squadra di operai per poter continuare gli scavi fino al 1923.

L’unica testimonianza di queste scoperte archeologiche del periodo 1921/1923 nel territorio di Potenza Picena, restata poi nella nostra città, è la vasca romana termale in marmo, oggi conservata all’interno dei locali della Fototeca comunale “Bruno Grandinetti” nella ex chiesa di Santa Caterina d’Alessandria. Il resto del materiale archeologico dovrebbe essere conservato presso i depositi del Museo Archeologico di Ancona e sarebbe importante ed interessante poterli ritrovare e riportare a Potenza Picena per farli conoscere a tutti i nostri concittadini ed ai turisti.

Comunque abbiamo ritenuto opportuno far conoscere a tutti i nostri affezionati lettori la storia di questi ritrovamenti archeologici risalenti al periodo 1921/1923 cioè 100 anni fa.

Anche recentemente, nel 1996, nella stessa contrada San Paterniano, tra i comuni di Potenza Picena e Civitanova Marche, sono stati ritrovati i resti di due ville romane, con frammenti dei pavimenti a mosaico e monete romane.

È evidente che la nostra è una terra ricca di tesori, con un favoloso patrimonio storico ed artistico, ancora in buona parte da scoprire.

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Telegramma del custode Palma Ivanohe del 28/02/1923

Potenza Picena, 28/2/1923

Illustrissimo Sig. Direttore,
non ho mancato di allargare di 3 metri più l’ho prolungato di 6 o 7 metri e alla distanza di 2 metri e mezzo ho trovato un’altra colonna come sono le altre ma nulla si trova eccettuata una figura femminile in terra cotta alta cm 19, più un frammento di altra dello stesso genere, un’altra in terracotta in forma di sfinge con la testa sembra di ariete; un frammento di colonna in pietra con base dell’altezza di cm 15, diametro cm 8, una moneta romana.

Fatto lo scavo dove si diceva eravi un muretto è risultato che non è muro ma sembra come una strada a massicciata di ciottoli trifacce.

Nello scavo nelle vicinanze della vasca si sta lavorando e alla profondità di 80 cm già si trova la terra vergine. Attendo sempre i suoi ordini io proseguo ancora la trincea ove sono le colonne.

Le rammento la ricevuta per gli operai.

Saluti ed ossequi.

Dev.mo Custode Palma Ivanohe.

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

Lapide funeraria all’interno della Ex Chiesa di S. Caterina d’Alessandria. Foto Sergio Ceccotti.

Durante i lavori di ristrutturazione della ex chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, oggi Fototeca Comunale “Bruno Grandinetti”, un tempo chiesa del Monastero delle Benedettine locali, è emersa un’antica lapide con iscrizioni funerarie in latino ed il progettista dei lavori dell’epoca, l’Architetto Giorgio Scataglini di Potenza Picena ha voluto evidenziare questa antica testimonianza con un vetro trasparente ed illuminandola con un faretto, per permettere di vederla e leggerne il testo.

La struttura, dopo la conclusione dei lavori, è stata inaugurata il giorno 28 novembre 2003.

Fino ad oggi pochi avevano fatto caso a questa lapide funeraria, in quanto si vede solo se si accende il faretto posta sopra. Noi, nel fare l’inventario dei beni storico-artistici di questa struttura il giorno mercoledì 26 agosto 2020, ci siamo resi conto della sua importanza storica ed abbiamo provato a leggere la scritta in latino, ma la visuale non era completa. Solo successivamente, grazie ad una bellissima foto di Sergio Ceccotti senza il faretto acceso, ci siamo potuti rendere conto del testo completo. Dal tipo di scrittura della lapide, si capisce che è molto antica, in stile romano, probabilmente risalente al periodo medioevale-rinascimentale.

Abbiamo chiesto la collaborazione, per poter tradurre correttamente iltesto, sia al dott. Roberto Domenichini, Direttore dell’Archivio di Stato di Pesaro, che al prof. Gianfranco Morgoni.

Tutti e due ci hanno confermato l’antichità della lapide e la sua importanza.

Per quanto riguarda il testo inizialmente avevamo pensato alla tomba di un rappresentante di una famiglia patrizia di Monte Santo, nello specifico a Francesco Ruggeri. La famiglia Ruggeri viene citata da Carlo Cenerelli Campana nel suo libro sulla storia di Monte Santo del 1852, come una delle tante famiglie locali che si sono estinte dal sec. XIV in poi. Questa nostra tesi è stata confermata con la traduzione in italiano del testo latino della lapide.

Interno mostra Ora et Labora nella Chiesa di S. Caterina.

Il testo latino di questa lapide funeraria è il seguente:

Francisci.Tumulus
Ruggeri.Flore. Iuvent
Quem. Ferus.Heu. Petas
Equore.Mersit.Equus

Che tradotto significa:

Tumulo sepolcrale di Francesco Ruggeri
Che nel fiore degli anni un cavallo impetuoso
Violentemente colpì e, ahimè, uccise.
Quindi questo Francesco Ruggeri dovrebbe essere morto giovane colpito da un cavallo.

La tradizione della sepoltura dei nobili all’interno delle chiese di Monte Santo era una prassi comune, mentre i rappresentanti del popolo venivano seppelliti in fosse comuni. Ad esempio nella chiesa della Madonna della Neve, fuori Porta Girola o Marina, troviamo ancora oggi la lapide che ricorda la sepoltura in quella chiesa del corpo di Ludovico Marefoschi, che nell’anno 1702 aveva istituito, con proprio testamento, nella nostra città l’orfanotrofio femminile a lui intitolato.

Anche nella chiesa di Sant’Agostino, oggi Auditorium “Ferdinando Scarfiotti”, si trovano ancora oggi sotto il pavimento le tombe con i resti dei defunti. All’interno di una di queste, quella centrale vicino all’altare maggiore, nel passato venne trovata una daga della Guardia Nazionale.

Durante i lavori di costruzione del nuovo Albergo Centrale nel 1960 in Piazza Giacomo Matteotti sono emersi resti umani, in quanto in quella zona della nostra piazza fino al 1796 si trovava la Pieve di Santo Stefano, elevata ad Insigne Collegiata nel 1754 dal Pontefice Benedetto XIV ed aveva un Cimitero.

Durante i lavori di sistemazione della Collegiata di Santo Stefano nel 1997, sotto il pavimento della chiesa, all’interno di una cassa in legno, è emerso un corpo mummificato, probabilmente di un gesuita in abiti religiosi, ben conservato. La chiesa, prima del trasferimento della Collegiata di Santo Stefano nel 1796, era del Collegio dei Gesuiti, dedicata a Santo Ignazio di Loyola.

Solo dopo il provvedimento adottato il giorno 17/10/1808 dal Consiglio Comunale di Monte Santo è stato costruito il Cimitero posto vicino al Convento dei Frati Cappuccini al Colle Bianco, dove si trova tutt’ora ed i cui lavori iniziarono dopo il giorno 29/06/1817.

Per quanto riguarda la lapide della ex Chiesa di Santa Caterina, posta vicino alla vasca termale romana, essa costituisce sicuramente un’importante attrazione storica della nostra città ed uno dei tanti tesori da far conoscere e valorizzare.

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

Sipario dedicato a Minerva del Teatro Mugellini. Foto Sergio Ceccotti.

Il Teatro Comunale “Bruno Mugellini” di Potenza Picena nel 1990, il giorno giovedì 3 maggio, è stato ufficialmente inaugurato dopo i lunghi lavori di restauro, costati complessivamente un miliardo e cento milioni delle vecchie lire. Nella stessa giornata è stato anche inaugurato il Palazzetto dello Sport a Porto Potenza Picena.

Le elezioni amministrative si sono tenute pochi giorni dopo, il 6 e 7 maggio 1990 ed hanno portato all’elezione del Sindaco Paolo Moscioni della Democrazia Cristiana.

I lavori di restauro sono iniziati nel 1984 e si sono conclusi nel mese di febbraio 1990. Il nostro Teatro Comunale nel 1970 era stato chiuso per inagibilità e solo grazie all’iniziativa di un comitato promotore locale, formato dal Centro Culturale “Teorema”, dal Circolo dell’Azione Cattolica “Luigi Petetti”, dall’Associazione “Città e Territorio” e dalla Sezione “F. Margaritini” del PCI di Potenza Picena, nel 1982 sono state raccolte tra la popolazione ben 1604 firme in calce alla petizione popolare che chiedeva il restauro del nostro bellissimo teatro, la cui inaugurazione risale al giorno 27 dicembre 1862 durante la quale si esibì la Compagnia di Demetrio Mugnaini con lo spettacolo “Il più brutto anatroccolo d’Inghilterra”, ovvero Glocester il Crudele soprannominato “cuore di volpe”.

Il progetto e la direzione dei lavori relativi all’intervento di recupero sono stati affidati all’Ing. Dino Caraceni con la collaborazione dell’Architetto Franco Cortellucci.

Le opere murarie sono state eseguite dalle ditte: I.C.E.S.P. snc di Ancona, Pa.co.ri. srl di Roma ed Enzo Giannini di Porto Potenza Picena, l’impianto elettrico è stato affidato alla Ditta di Evelia Mazzantini di Macerata, mentre l’impianto di riscaldamento, idrico ed antincendio alla Ditta Linardelli e Reucci di Potenza Picena.

Gli stucchi sono stati restaurati da Renzo Lambertucci, le decorazioni ed il quadro del plafone sono stati restaurati da Patrizia Antinori ed Elisabetta Vinciguerra, le opere di falegnameria sono della Ditta dei F.lli Pastocchi di Potenza Picena, i tendaggi della ditta Italscene di Spoleto e le poltrone della platea della ditta Poltrona Frau di Tolentino.

Il Sindaco, Prof. Leonardo Melatini, taglia il nastro, all’inaugurazione del teatro. Vicino a lui Girio Marabini e Favio Sampaolo. 3 maggio 1990, inaugurazione del Teatro Bruno Mugellini, dopo i lavori di Restauro. Foto di Bruno Grandinetti.

Nell’ambito di questo intervento è rimasto fuori il sipario dedicato a Minerva degli inizi dell’Ottocento di autore ignoto, che è stato successivamente restaurato e collocato al suo originario posto, con l’inaugurazione del 18 novembre 2006.

Alla cerimonia di inaugurazione del teatro restaurato è intervenuto il sindaco Prof. Leonardo Melatini e tutti i componenti della Giunta Comunale: Girio Marabini, Maria Magi, Alfredo Antinori, Fabio Sampaolo, Luciano Bilò e Giovanni Pitzalis. Sono intervenuti anche il consigliere regionale Ferdinando Foschi di Recanati e l’imprenditore di Recanati Mario Clementoni.

Alla cerimonia di inaugurazione era presente anche la Banda Cittadina, diretta dal Maestro Edgardo Latini.

Ad arricchire l’evento è stata prevista, inoltre, una mostra di pittura di Aldo Beltrami presso la chiesa di San Francesco e la presentazione del libro curato dal dott. Mauro Mancini sul Teatro e su Bruno Mugellini.

Il servizio fotografico della giornata di inaugurazione del teatro restaurato è stato curato da Bruno Grandinetti.

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Una delle più importanti aziende vitivinicole del nostro territorio è sicuramente l’Azienda Casalis Douhet di Monte Coriolano, che risale, sembrerebbe, al 1899; abbiamo, inoltre, a Potenza Picena altre due aziende: la Santa Cassella e la Cooperativa Montesanto.

Il fondatore di questa azienda, il senatore Bartolomeo Casalis, che è stato anche Prefetto di Macerata, era di Torino ed ha acquistato i terreni un tempo di proprietà della Prepositura di Santo Stefano, dati in enfiteusi ai conti Matteucci di Fermo.

I vigneti di questa importante tenuta erano già presenti quando il senatore Bartolomeo Casalis ha acquistato questi terreni, oppure li ha introdotti lui?

Dai documenti d’archivio storico emerge che la data del 1899 è innanzitutto sbagliata, in quanto l’attività della casa vinicola Casalis è documentata già molti anni prima, nel 1880 risulta come conduttore il figlio del Senatore Casalis, Francesco (enologo), mentre nel 1899 risultano ben 250.000 viti su 33 ettari di terreno.

I vigneti della tenuta Casalis Douhet di Montecoriolano di Potenza Picena. Foto tratta dal libro “Il Fascino della Storia, il respiro del Mare” Op. Cit.

I vigneti in origine dovrebbero essere stati introdotti addirittura dai frati francescani conventuali che avevano il possesso di tali terreni, compresa la villa e la chiesa di San Francesco.

Questo particolare dei vigneti di Monte Coriolano è citato già nel 1852 nel libro scritto da Carlo Cenerelli Campana “Istoria dell’antica città di Potenza rediviva in Montesanto” (pagina 16 di questo testo).

Quindi da questo documento storico si può desumere che la presenza di questi vigneti è molto più antica di quanto noi oggi crediamo e va sicuramente fatta risalire ai frati francescani conventuali.

Indubbiamente un importante ruolo nel miglioramento di questi vigneti si deve al senatore Bartolomeo Casalis, al figlio Francesco, avvocato ed enologo, alle figlie Teresa e Ida, ma in particolare al generale Giulio Douhet, marito di Teresa Casalis.

Questo chiarimento è doveroso, anche per sfatare la tesi per cui la produzione di vino nella nostra realtà è stata introdotta dai piemontesi Casalis e da Lodovico Scarfiotti, il nonno del grande pilota di Formula uno. Anche le famiglie locali dei Bonaccorsi e dei Marefoschi erano grandi produttori di vino.

Villa Casalis a Montecoriolano di Potenza Picena.

Da un documento del nostro Archivio Storico risulta inoltre che l’Azienda delle sorelle Casalis (così si chiamava all’epoca) esportava il suo vino addirittura in Argentina, fin da 1910.

Queste notizie storiche valorizzano ancora di più la storia e la tradizione della casa vitivinicola di Monte Coriolano di Potenza Picena, di cui possiamo essere orgogliosi.

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

Quadro di S. Michele Arcangelo prima del restauro. Foto di Roberto Doemnichini.

Ancora una volta abbiamo una bella notizia in fatto di restauro di opere d’arte della tradizione santese: la Parrocchia dei Santi Stefano e Giacomo di Potenza Picena, guidata da Padre Lorenzo Turchi e dal suo Vice Padre Gabriele Lazzarini, ha deciso di procedere al restauro della tela di San Michele Arcangelo del sec. XVIII, di autore ignoto, attualmente collocata presso la Collegiata di Santo Stefano, ma proveniente dalla Chiesa di San Giacomo Maggiore a Galiziano, dove era situata sul lato destro della chiesa. Il quadro, un olio su tela, misura cm. 126×180 e raffigura l’Arcangelo Michele attorniato da angeletti, mentre trafigge un demone.

Il restauro dell’opera d’arte del sec. XVIII verrà eseguito dalle restauratrici di Fano Paola Bartoletti e Maria Letizia Andreazzo e l’intervento costerà alla Parrocchia Euro 5.300,00 compresa la cornice. Il progetto di restauro è stato approvato dalla Soprintendenza di Ancona e verrà finanziato per intero dal Dott. Roberto Domenichini, nostro concittadino ed attualmente Direttore dell’Archivio di Stato di Pesaro. La tela è stata ritirata dalla chiesa della Collegiata di Santo Stefano il giorno 10/02/2021.

Il Dott. Domenichini aveva già in precedenza finanziato il restauro del quadro del sec. XVII di Giacinto Brandi dove troviamo insieme San Girio, compatrono di Potenza Picena e Sant’Ignazio di Loyola, titolare della chiesa omonima, poi successivamente trasformata in Collegiata di Santo Stefano. L’intervento in oggetto è costato la somma di Euro 2.200,00 ed i lavori di restauro sono stati eseguiti da Ars Nova di Montecosaro.

P. Gabriele e P. Lorenzo

Inoltre il Dott. Domenichini ha finanziato, nell’ambito del Progetto Art Bonus per il Comune di Potenza Picena, il restauro di n.3 statue lignee degli Apostoli del sec. XVII, San Giacomo Maggiore, San Giacomo Minore e Sant’Andrea per un importo di euro 2.350,00 (lavori eseguiti dalla dott.ssa Letizia Bruscoli di Pesaro) ed il restauro di n.2 antifonari del 1544  e del 1611, per un valore di euro 3.764,43 (lavoro effettuato dal sig. Gabriele Dondi della “Legatoria artistica e restauro del libro” di Urbino).

A favore delle locali suore Benedettine del Monastero di San Sisto ha anche finanziato il restauro del quadro del 1630 di Pietro Paolo Jacometti “Madonna con Bambino tra i Santi Caterina d’Alessandria, Benedetto e Scolastica” oltre ad altri 4 quadri, restauri eseguiti da Letizia Bruscoli di Pesaro. Ha contribuito notevolmente al restauro del quadro, sempre delle locali Benedettine, del sec. XVII, di autore ignoto “Madonna con Bambino tra i Santi Giovanni Battista e Sisto Papa”. Il restauro è stato effettuato dalle restauratrici Eleonora Maria Milani di Muccia e Paola Carestia di Potenza Picena ed è costato euro 5.200,00.

Un grazie particolare la nostra comunità deve necessariamente rivolgere al Dott. Roberto Domenichini per questo suo ennesimo bellissimo gesto di sensibilità, che dimostra un grande interesse al recupero ed alla valorizzazione dello straordinario patrimonio artistico e storico della nostra città.

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

Vico Dogali
Vico Dogali – Foto Ernesto Riccobelli

In un nostro precedente articolo abbiamo parlato molto ampiamente di Vicolo Scipioni, chiuso dal giorno 27 settembre 2017.

In questa occasione parliamo, invece, di Via Dogali, la via che collega Corso Vittorio Emanuele II a Via Mariano Cutini. La denominazione Dogali è stata data solo dopo il 1887. Dogali è una località dell’Eritrea tra Massaua e Asmara e durante la nostra prima impresa coloniale del 1887 in questa località, il giorno 26 gennaio, una colonna italiana formata da 548 soldati, al comando del Tenente Colonnello Tommaso De Cristoforis, venne assalita e distrutta da forze preponderanti. In quella occasione morirono 430 soldati italiani, compreso il comandante De Cristoforis.

In precedenza la via era chiamata Via San Sisto, in quanto in questa via troviamo l’ingresso della chiesa di San Sisto, che dal 1887 è la chiesa del Monastero delle Benedettine. In precedenza era la chiesa della Confraternita della Buona Morte di Monte Santo, le cui origini risalgono al sec. XVI e che ha la propria sede in questa via, la prima abitazione a sinistra dal Corso Vittorio Emanuele II.  Sulla parete esterna di questa abitazione si trova una ceramica con il simbolo della Confraternita e le iniziali (V.C.D.M.) “Venerabile Confraternita della Buona Morte”.

Il Monastero di San Sisto delle Benedettine dal 1887 occupa il Palazzo della famiglia Massucci di Monte Santo.

Vico Dogali
Vico Dogali – Foto Ernesto Riccobelli

All’interno della chiesta di San Sisto si trovano diverse opere d’arte: – un antico crocefisso, molto venerato, del sec. XVI, secondo lo storico locale Mauro Mazziero, – il quadro raffigurante la Madonna col Bambino tra i Santi Giovanni Battista e Sisto, di autore ignoto, del sec. XVII dove possiamo vedere uno scorcio di Monte Santo di quel periodo, con la Torre Civica con la cuspide; il dipinto è stato restaurato nel 2007, grazie ad una raccolta fondi tra la cittadinanza di Potenza Picena, dalle restauratrici Paola Carestia di Potenza Picena ed Eleonora Milani di Muccia, – la pala di Pietro Paolo Jacometti del 1630 raffigurante la “Madonna con Bambino tra i Santi Caterina d’Alessandria, Benedetto da Norcia e Scolastica”, restaurata nel 2018 dalla restauratrice di Pesaro Letizia Bruscoli.

All’interno del Monastero le suore conservano molto gelosamente la poltrona antica e la papalina del Pontefice marchigiano Pio IX, Papa Mastai Ferretti, dove il giorno 16 maggio 1857 si è seduto nella sua visita al Porto di Montesanto.

Il giorno 3 maggio di ogni anno si celebra nella chiesa di San Sisto la Festa delle Crocette, una solennità molto sentita nella nostra città, dove vengono benedette le crocette tenute da tanti bambini e bambine.

Nel mese di dicembre 2009 questa via è stata anche immortalata nelle bellissime foto di Ernesto Riccobelli, nella sua pubblicazione “Notturni potentini”.

La pavimentazione di questa via è in cemento. Bisognerebbe, per poterla riqualificare, pavimentarla con lo stesso materiale delle vie vicine, come quella di Vico Balilla, Via Silvio Pellico, Via Mercantini e Vico Solanelli, in questo modo la via riacquisterebbe l’antico splendore.

La via inoltre è caratterizzata da un ponte, che si trova alla fine della via prima di immettersi in Via Mariano Cutini, un tempo Via Massucci, la stessa famiglia nobile santese proprietaria del Palazzo oggi sede del Monastero di San Sisto. Nel nostro centro storico ci sono altre due caratteristici ponti, uno a Galiziano, in Vicolo del Ponte ed uno tra via Buonaccorsi e Via Corradori, molto belli e caratteristici, anche questi immortalati nelle foto di Ernesto Riccobelli.

All’inizio di Via Dogali si trovava il negozio di articoli casalinghi e da taglio gestito da Antonio Giannini, “Antò de Pistacchià”, il padre di Mario Giannini.

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