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La Maddalena ai piedi della croce – sec. XVIII

Visitando il giorno domenica 8 gennaio 2017 la mostra curata dal Prof. Vittorio Sgarbi nel Palazzo Apostolico di Loreto dal titolo “Maddalena tra peccato e penitenza”, che era stata inaugurata il giorno 3 settembre 2016, mi è venuto in mente di analizzare S. Maria Maddalena nelle opere d’arte che sono presenti nella nostra città. Perché questa curiosità vi domanderete?

Il motivo è legato al fatto che S. Maria Maddalena era compatrona di Monte Santo, dopo S. Stefano Protomartire, già nel Medioevo.

Infatti nello Statuto Comunale approvato nel 1445 viene definita “Governatrice Feconda della città di Montesanto”. Nel contesto della mostra di Loreto faceva una bellissima figura, secondo molti era l’opera più bella dopo quella di Carlo Crivelli di Montefiore dell’Aso, la tela di Jacopo Negretti detto Palma il Giovane La Crocifissione del 1599 (secondo il Dott. Roberto Domenichini è del 1595), proveniente dalla Chiesa di S. Antonio di Padova dei Frati Minori di Potenza Picena. Inoltre a Monte Santo c’era anche una Chiesa dedicata a S. Maria Maddalena, quella degli agostiniani, chiamata popolarmente di Sant’Agostino.

Questa struttura dal giorno 19/12/2004 è stata trasformata in Auditorium Ferdinando Scarfiotti.

All’interno di questa chiesa si trovava il busto in terracotta della Maddalena attribuito a fra Ambrogio della Robbia del sec. XVI, poi collocato nel contesto del Palazzo Municipale da dove è stato rubato il giorno 14 gennaio 1997 e mai più ritrovato.

L’altare maggiore di questa chiesa conserva ancora oggi una grande tela del pittore di Pesaro Pietro Tedeschi La Maddalena ai piedi della Croce sec. XVIII, opera firmata.

Nel contesto della stessa chiesa si trova inoltre una piccola tela di autore ignoto del sec. XVIII raffigurante la Maddalena.

All’interno della Chiesa di S. Lorenzo dei Frati Cappuccini al Colle Bianco si trova la tavola di Simone De Magistris del 1576 la Deposizione dalla Croce e i Santi Francesco d’Assisi e Lorenzo Diacono, dove la Maddalena guarda nostro Signore deposto dalla Croce.

Nel contesto del Monastero delle Clarisse di S. Tommaso si trovava una grande tela, una tempera, raffigurante il Calvario degli inizi del Sec. XVIII di autore ignoto, oggi collocata all’interno dei locali della Pinacoteca Comunale Benedetto Biancolini di via Trento.

Presso la Chiesa di San Girio, negli affreschi di Ciro Pavisa de 1951, troviamo la Maddalena come compatrona di Potenza Picena insieme a S. Stefano Protomartire e San Girio.

Infine citiamo un’opera d’arte molto importante rubata il giorno 14/1/1997 dal Palazzo Municipale e mai più ritrovata. Si tratta di una piccola tempera su tavola raffigurante La deposizione del Cristo dalla Croce, Sec. XV/XVI di autore ignoto di scuola umbra che proveniva dalla Chiesa di San Francesco, dove è presente la Maddalena.

Il Calvario inizi Sec. XVII autore ignoto. Foto Sergio Ceccotti.

Il Calvario inizi Sec. XVII autore ignoto. Foto Sergio Ceccotti.

Queste sono le più importanti opere d’arte di Potenza Picena dove troviamo la presenza della Maddalena. I festeggiamenti di S. Maria Maddalena cadono il giorno 22 luglio e nel contesto della Chiesa di Sant’Agostino veniva solennemente celebrata.

Nel 1962 il Sindaco dell’epoca, l’avv. Silvano Mazzoni, aveva ripristinato questa ricorrenza nel contesto della Chiesa. Comunque credo che sia opportuno che le autorità religiose e civili riprendano a celebrare degnamente S. Maria Maddalena anche perché è compatrona di Potenza Picena e questo è ampiamente documentato.

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Affreschi di Ciro Pavisa 1951 – Chiesa di San Girio. Tra i santi la Maddalena. Foto tratta dal libro “San Nicola da Tolentino e le Marche, culto e arte” a cura di Roberto Tollo ed Elena Bisaccci. Loreto 1999.

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Ignacio “Nacho” Martin Scocco

Dall’anno 1988, legge 470, esiste anche presso il nostro stato civile l’albo degli italiani residenti all’estero (A.I.R.E.).

Si tratta degli italiani che pur residenti all’estero hanno diritto alla cittadinanza italiana e possono anche votare dal 2006, legge 459 del 2001, in determinate tornate elettorali, come le politiche ed i referendum nazionali. Non possono invece votare alle amministrative locali e regionali, mentre per le europee possono solo votare coloro che risiedono nei paesi CEE.

Alla data del 12 febbraio 2017 risultavano iscritti all’AIRE di Potenza Picena ben 2.416 cittadini, uomini e donne, adulti e bambini, distribuiti in tutto il mondo. La maggior parte si trova in Argentina e sono 1.813, pari al 75% del totale. È un numero in continua crescita in conseguenza della nostra emigrazione in quella terra del sud America. Si pensi che nel 2013 erano 1514.

Tra di loro troviamo anche la ex-tennista internazionale Gabriela Sabatini ed il calciatore Ignacio Martin Scocco, nato a Venado Tuerto e che gioca attualmente con la squadra di Rosario Newell’s Old Boys. Fino a qualche anno fa si trovava anche il campione del mondo con la maglia della nazionale italiana del 2006 Mauro German Camoranesi.

Non manca la presenza di Oscar Tramannoni e delle sue figlie Melisa Victoria e Lucia, la famiglia che il giorno 16/10/2013 ha donato al nostro Comune la bandiera argentina che è stata benedetta all’interno della Cattedrale di Rosario, la città dov’è nata la bandiera.

gabriela sabatini

Gabriela Sabatini

La presenza dei nostri concittadini è notevole in nazioni europee come la Spagna, 104, la Francia, 87, la Germania, 71, la Gran Bretagna, 67, la Svizzera, 38, Andorra 14 e il Belgio 13. Fuori dall’Europa è significativa la presenza dei nostri concittadini in Brasile 40, Australia 32, Stati Uniti 25, Canada 15.

Molti nostri giovani, ragazzi e ragazze, oggi vivono in Europa e ci si augura che presto facciano ritorno a Potenza Picena per dare un miglior futuro alla nostra città.

Lo studio di questa realtà è molto interessante e ci consente di poter conoscere tanti nostri connazionali che oggi vivono all’estero, ma che non vogliono dimenticare le proprie origini, la terra dei loro padri.

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1_dsc9849Una delle opere d’arte di Potenza Picena più belle e significative è sicuramente il trittico di Paolo Bontulli da Percanestro del 1507, Madonna con Bambino tra i santi Giacomo Maggiore e Rocco, cm 195×212, tempera su tavola.

L’opera dal giorno 18 Giugno del 2014 si trova presso i locali della Fototeca Comunale Bruno Grandinetti, nella ex chiesa di Santa Caterina d’Alessandria.

La proprietà di questa tavola è della Parrocchia dei Santi Stefano e Giacomo ed il nostro Comune si è offerto di ospitarla nella propria struttura, assicurandola per una somma di Euro 250.000.

In precedenza il trittico era stato asportato dalla chiesa di San Giacomo Maggiore e dopo un accurato restauro da parte di Isidoro Bacchiocca di Urbino, collocato nel contesto dei locali della Galleria Nazionale delle Marche ad Urbino dal giorno 22 dicembre del 2013 fino al giorno 6 aprile 2014. Il trittico era stato prelevato dalla Chiesa il giorno 22 novembre 2013, in quanto la struttura non poteva più garantire l’incolumità dell’opera d’arte per il crollo della volta centrale in camorcanna.

Il pittore Paolo Bontulli da Percanestro è vissuto tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento ed era nato a Percanestro, anticamente borgo facente parte di Camerino, oggi rientrante invece nel territorio di Serravalle di Chienti.

Lo stile del pittore si richiama alla scuola di Carlo e Vittorio Crivelli. Di questo pittore poco conosciuto, di cui la maggiore opera è quella di Potenza Picena, nell’anno accademico 1974-1975 la studentessa Rosina Gentili ha effettuato un accurato studio, lavoro che si è concretizzato con una tesi di laurea presso l’Università degli Studi di Macerata, Facoltà di Lettere e Filosofia, relatore il Prof. Franco Barbieri, dal Titolo Paolo Bontulli da Percanestro (la copia della Tesi è disponibile presso la Biblioteca Comunale Carlo Cenerelli Campana di via Trento).

s.giacomo-internoLa chiesa di San Giacomo Maggiore, Parrocchia dal 20/10/1774, che ospitava il trittico si trova nel quartiere popolare di Galiziano e le sue origini risalgono alla seconda metà del Trecento. Al suo interno operava la Confraternita del Corpus Domini o di San Giacomo, le cui origini risalgono al Quattrocento (il più antico documento che parla di questa Confraternita è del 1430).

La tavola in oggetto dovrebbe essere stata commissionata da aderenti di questa Confraternita, che vengono indicati in basso sulla tavola ed il motivo dovrebbe essere stato una grave epidemia di peste, probabilmente quella che ha colpito la nostra comunità nel 1503-1504. La presenza di San Rocco, protettore contro la peste, insieme a San Giacomo Maggiore, titolare della Chiesa, potrebbe giustificare questa commissione dell’opera d’arte al pittore di Percanestro. Colpisce la presenza nell’opera di molta frutta, mele, pere, ciliege ed agrumi. Il trittico, oggi mancante in alto della lunetta e lateralmente delle due originali colonnine, ha mantenuto dopo cinque secoli la predella, dove ci sono qundici comparti.

Vengono rappresentati tutti e dodici gli Apostoli, al centro c’è il Redentore Benedicente ed ai lati l’Arcangelo Gabriele a sinistra e la Vergine Annunciata a destra. Per quanto riguarda la data di esecuzione dell’opera, non ci sono più dubbi che debba essere l’anno 1507, ma in passato molti hanno ipotizzato altre date, come 1505, 1502 o addirittura 1506, in quanto l’ultimo numero dell’anno della tavola era di difficile lettura.

Di quest’opera ne parla ampiamente e con molti dettagli il Marchese Filippo Bruti Liberati in due delle sue lettere sopra Monte Santo, sia nella III che nella IV, pubblicate rispettivamente nel 1840 e nel 1841. Anche lo storico Carlo Cenerelli Campana nella sua storia di Monte Santo del 1852 riprende quanto scritto in precedenza da Bruti Liberati e ne parla alle pagine 131 e 132.

don Gustavo Spalvieri

don Gustavo Spalvieri

Il trittico è stato sottoposto ad un accurato restauro nel 1955, grazie all’interessamento del parroco di San Giacomo, don Gustavo Spalvieri. Il restauro è stato effettuato a Firenze, con il lavoro eseguito da Giuseppe Rosi e riconsegnato alla nostra comunità il giorno 3 aprile del 1956. Il risultato di tale intervento è stato veramente straordinario ed il trittico è ritornato all’antico splendore. Oggi l’opera d’arte è ben conservata e valorizzata all’interno della Fototeca, ma l’augurio sincero è che prima possibile possa ritornare nel contesto della Chiesa di San Giacomo Maggiore a Galiziano, chiusa da diversi anni, perché significherebbe che la struttura finalmente è stata restaurata e riconsegnata alla popolazione di Potenza Picena, che ne sente la mancanza.

 

Notizie tratte da Un’opera salvata Madonna con Bambino e Santi di Paolo Bontulli a Potenza Picena a cura di Gabriele Barucca, Urbino, 2013.

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a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

vista-da-piazza-douhetUno dei palazzi più antichi di Porto Potenza Picena è sicuramente quello che attualmente ospita la Delegazione Comunale, collocato lungo viale Regina Margherita.
Costruito nel 1891 su di un terreno di proprietà del conte Flavio Bonaccorsi, è fin dall’inizio stato utilizzato come sede della Scuola Elementare del Porto, dove la popolazione alla fine dell’Ottocento era in continua crescita.
Il fabbricato aveva sopra un piccolo campanile ad uso scolastico. L’istruzione elementare al Porto risale a 150 anni fa. Era infatti la fine del 1867 quando il nostro Comune decise l’apertura di una nuova scuola al Porto, chiamata all’epoca “rurale”, affidandone l’incarico al Maestro Antonio Pandolfi, per un compenso annuo di Lire 200, figlio del Maestro della Scuola Elementare di Montecanepino Ludovico, originario di Petriolo.
Nel primo anno Scolastico (1868) gli alunni sono stati 22, mentre già nel 1872 sono saliti a 37.
Il progetto di tale fabbricato si deve ad un giovane studente della Scuola d’Arte di Roma, originario della nostra città, Aristide Marazzi che era nato il giorno 5/5/1869 a Potenza Picena in C.da S. Stefano da Achille, Maestro elementare e da Tarsilia Pasquali.
Il giorno 6 Agosto 1925 si è sposato a Como con Maria Ceschinelli ed è morto nella stessa città il 7/8/1952.
Aristide Marazzi aveva potuto studiare a Roma grazie anche ad un contributo annuo di L. 150 elargito dal nostro Comune per sostenere nello studio i suoi figli migliori; successivamente si è laureato, acquisendo il titolo di architetto, ha aperto un proprio studio a Parma ed ha realizzato importanti progetti sia in Italia che all’estero, in particolare in Uruguay dove ha progettato il Palazzo del Governo.
Ha anche insegnato nelle Scuole superiori del nostro Regno, ha scritto libri di architettura per le scuole superiori italiane e i licei scientifici in particolare. Era grande amico del Prof. Umberto Boccabianca.
senza-titolo-4Direttore dei lavori della nuova Scuola Elementare di Porto Potenza Picena è stato l’ingegnere comunale Giuseppe Pierandrei, nato a Potenza Picena il giorno 23/8/1836 e morto nella nostra città il 7/10/1921, il quale ha anche rivestito la carica di Presidente della Scuola d’Arte “Ambrogio Della Robbia” di Potenza Picena.
I lavori sono iniziati nel 1891 e si sono conclusi nel 1894. Il collaudo è stato fatto nel 1895 e la spesa complessiva è stata di lire 18.813,22. Nello stesso periodo il nostro comune ha costruito anche le scuole elementari di Montecanepino e San Girio; i lavori edili sono stati eseguiti dall’impresa di Erminio Monsù, quelli di falegnameria da Cesare Pastocchi e quelli di fabbro da Enrico Rinaldelli, tutti di Potenza Picena, mentre l’imbiancatura è stata effettuata da Nazzareno Lombardi di Civitanova.
Nel 1921 la facciata di Viale Regina Margherita è stata arricchita da una lapide marmorea, inaugurata il giorno 17/7/1921, che ricorda i caduti di Porto Potenza Picena durante la Prima Guerra Mondiale, iniziativa promossa da un comitato locale.
La scuola elementare è stata in questa struttura fino a quando non è stata costruita la nuova scuola di Piazza Douhet, cioè alla fine degli anni Sessanta del Novecento, nuova struttura progettata dall’Architetto Marone Marcelletti di Macerata.
Successivamente, oltre agli uffici comunali, ha ospitato anche le classi dell’Istituto Professionale di Stato per l’Industria e l’Artigianato “Filippo Corridoni”, come sezione distaccata dall’Istituto di Corridonia.
3Nel 1978 inoltre venne avanzata la proposta da parte di Tony Casole e dal club “Amici dell’Arte” di Porto Potenza Picena di utilizzare l’immobile anche come sede della Pinacoteca di Arte Moderna. Oggi finalmente il nostro Comune ha deciso di procedere a dei lavori di restauro e restiling sul manufatto per un importo totale di Euro 130.000, in due stralci, che siamo sicuri ridaranno vitalità ad una struttura identità di Porto Potenza Picena, di cui essere orgogliosi.

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Sacrario ai caduti per la Patria del cimitero di Potenza Picena senza la croce in marmo abbattuta. Foto Mario Barbera Borroni.

Era il giorno 11 dicembre del 2014 quando una gru dell’impresa che stava lavorando nel contesto del nostro Cimitero del Capoluogo aveva abbattuto la croce in marmo del Sacrario ai Caduti della Prima Guerra Mondiale, manufatto risalente all’anno 1937, progettato dal geometra Raoul Moschini e costruito da Edoardo Clementoni di Potenza Picena.
Sono trascorsi due anni dall’abbattimento della croce e nonostante l’impegno dei nostri amministratori e dei tecnici del Comune, ancora non è stata ricollocata al suo posto la nuova croce.
Da nostre informazioni, la croce in marmo è stata già ordinata e ci si augura che quanto prima verrà ricollocata nel contesto del Sacrario.

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Sacrario ai caduti per la Patria del cimitero di Potenza Picena con la croce in marmo. Foto Mario Barbera Borroni.

La spesa complessiva, pari ad € 3018, sarà a totale carico del nostro Comune, mentre all’inizio di questa vicenda si pensava che l’impresa edile che aveva abbattuto la croce era coperta da una polizza assicurativa. Invece sembra di no, in quanto quell’impresa era fallita e pertanto l’assicurazione non ha potuto risarcire il danno al nostro comune.
I nostri amministratori visto che hanno risolto il problema, perché non informano la cittadinanza?

Quando verrà ricollocata la croce in marmo, si procederà anche ad una accurata pulizia del manufatto per ricordare degnamente la ricorrenza degli 80 anni da quando è stato costruito il Sacrario nel lontano 1937?
Comunque il pericolo di vedere collocata una croce di ferro è stato scongiurato.

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SANTA MARIA MADDALENA

Era la notte tra il 13 e il 14 gennaio del 1997, cioè 20 anni fa, quando ignoti ladri sono entrati nel Palazzo Municipale di Potenza Picena in Piazza Matteotti, sprovvisto di allarme, portando via tutte le opere d’arte che erano presenti nella sala del Consiglio Comunale ed in quella della Giunta, oltre ad una ribaltina in noce del Sec. XVIII.
Le opere d’arte, di grande valore artistico, storico ed economico, erano composte tra 3 oli su tela, una piccola tempera su tavola ed un busto in terracotta. Il busto del sec. XVI (cm52x55), rappresentava Santa Maria Maddalena, compatrona di Monte Santo, opera attribuita a fra Ambrogio Della Robbia (1477 – 1527/28) proveniente dalla Chiesa di Sant’Agostino, un olio su tela raffigurante la Pietà del Sec. XVII di scuola marchigiana, probabilmente proveniente dal Monte di Pietà di Monte Santo attivo dal 1558 (cm 147×107), una piccola tempera su tavola di scuola umbra del sec. XV/XVI (cm. 38X33) raffigurante “La Deposizione del Cristo dalla Croce”, una “Madonna col Bambino”, olio su tela di scuola marchigiana del sec. XVIII (cm 74×56), e “l’Allegoria della Pace”, sec. XVIII (cm. 155X115), successivamente attribuita a Corrado Giaquinto, pittore nativo di Molfetta.

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LA DEPOSIZIONE DEL CRISTO DALLA CROCE

Solo nel 2002 il nostro comune è riuscito a recuperare l’opera molto importante di Corrado Giaquinto mentre veniva venduta dalla casa d’aste londinese Sotheby’s, grazie all’intervento dei Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Artistico di Monza, al comando del M.llo Sergio Banchellini. Per essere messa all’asta a Milano la tela era stata, per nostra fortuna, anche restaurata. Solo il giorno 5 aprile del 2003 la tela è ritornata a Potenza Picena con una solenne cerimonia presenti tante autorità civili e militari, tra cui il protagonista del recupero a Milano, il M.llo Sergio Banchellini. È stata collocata di nuovo nel contesto della Sala Giunta “Antonio Carestia” insieme al “Sant’Emidio che protegge Monte Santo” del 1770 di Benedetto Biancolini e alla “Madonna con Bambino tra i Santi Rocco e Martino” del 1584 di Simone De Magistris.
Per quanto riguarda il resto delle opere d’arte trafugate quella notte del 1997 nessuna notizia. Ci si augura che i nostri Carabinieri, come hanno recuperato “l’Allegoria della Pace”, possano prossimamente recuperare le altre opere d’arte e la ribaltina in noce. Sperare non costa niente.

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a cura di Emilio Zamboni

INNO NAZIONALE ARGENTINO
I Primi Registrazioni Fonografici

L’Inno Nazionale Argentino, originale di Blas Parera e Vicente Lopez y Planes dell’anno 1813, fu diviso in settantotto tempi musicali e nove strofe e un coro. Posteriormente ha avuto cinque riforme musicali di diversi compositori “Lira Argentina”, 1824; Juan P. Esnaola 1860; Leopoldo Corretjer, 1908; López Buchardo-André y Ugarte, 1927, Alberto Williams e una versione di Serpentini su la traduzione di Esnaola.

Il primo registro fonografico dell’Inno Argentino data dell’anno 1897, fatto in Washington, EE.UU di America, per il tenore italiano Arturo Adamini, e anche, primo registro fonográfico di musica argentina nel mondo.

Nell’anno 1900 il Poter Esecutivo Nazionale Argentino determinò che si canti solo la prima è l’ultima quartina è il coro. Fino ai nostri giorni l’Inno Argentino si canta con la stessa parole e si ripete qualche verso

HIMNO
Oíd ¡mortales! el grito sagrado:
¡Libertad, libertad, libertad!
Oíd el ruido de rotas cadenas,
ved en trono a la noble igualdad.

¡Ya su trono dignísimo abrieron
las Provincias Unidas del Sud!
Y los libres del mundo responden:
¡Al Gran Pueblo Argentino, Salud !
Coro
Sean eternos los laureles
que supimos conseguir.
Coronados de gloria vivamos,
o juremos con gloria morir.

Dopo della risoluzione dal 1900 la nuova versione fu registrata immediatamente dal tenore Emilio de Gogorza, figlio di spagnoli, nato en EE.UU de America. En 1906 lo troviamo in un cilindro fonografico registrato per il “Duetto Misto” integrato per Flora Hortensia Rodriguez e Alfredo Eusebio Gobbi, genitori del famoso musico de tango Alfredo Gobbi.

Nell’anno 1907 registrò l’inno Argentino in Buenos Aires la Banda della Polizia Federale e, nell’anno 1908 la Banda Militare de New York; dopo, nel 1910 due registri, il tenore italiano Alfredo Tedeschi e il baritono spagnolo Josè Mardones; poi, nel 1916 fu registrato per Marcel Journet, basso francese.

Il musico Juan Serpentini (*) nato a Recanati, Italia, aveva fatto una versione nella tonalità di Si bemolle, che fu adottato il 20 ottobre 1908 per usare nelle scuole della Provincia di Buenos Aires. Più tardi, il 25 settembre 1928 il Potere Esecutivo Nazionale con la firma del presidente Marcelo T. de Alvear, ha stabilito L’inno Nazionale in forma definitiva in coincidenza con la versione di Serpentini

“Si adotti come unico testo speciale la versione dell’Inno Nazionale Argentino del Maestro Esnaola pubblicato nel 1860, con le seguenti indicazioni: 1° Quanto alla tonalità, adottare quella in “Si bemolle”, che determina, per quanto riguarda il canto, il registro adeguato per la generalità delle voci. 2° Ridurre a una sola voce la parte del canto. 3° Conservare gli intervalli che interrompono la strofa, ma con la raccomandazione che non devono eseguirsi. 4° Dare forma ritmica al gruppo corrispondente alla parola “vivamos”.

Come si può apprezzare l’Inno Argentino ha un’interessante storia, in le sue realizzazione e regole, e registri fonografici di cantanti lirici internazionali.

(*) Juan Serpentini

Musicista, Compositore, Docente, nato a Recanati, Italia nel 1864. Studiò musica nel suo paese senza arrivare al titolo. Emigra in Argentina nel 1886.

Ha incominciato le sue attività nella Città de La Plata come professore di musica e anche organista della chiesa di San Ponciano per dieci anni. Ha creato una letteratura musicale Argentina per i ragazzi con il proposito educativo delle scuole elementare.

Ha studiato contrappunto e composizione con il primo direttore della Banda della Polizia della Provincia di Buenos Aires, Juan Bautista Montano, ottenendo il diploma di Professore di musica e canto, destinato alla Direzione delle Scuole e dopo, il Consejo Nacional de Educaciòn lo ha designato Professore de prima categoria per l’insegnamento nelle scuole della Capitale Argentina, Buenos Aires.

Nel 1903 fondò in La Plata il Conservatorio Verdi. Nel 1924 si è trasferito alla Capital Federal, e per diciassette anni stato Professore di Educazione, Fisica, estetica, nella scuola normale Mariano Acosta.

La sua opera in Argentina è stato feconda, ho composto inni per tutti gli eminenti argentini e un inno per il Centenario della Indipendenza Argentina con il testo di Carlos Guido y Spano.

Juan Serpentini muore a Buenos Aires nell’anno 1937.

Emilio Zamboni
I T A L I A – 2016

 

HIMNO NACIONAL ARGENTINO
Primeras Registraciones Fonográficas

El Himno Nacional Argentino del año 1813, original de Blas Parera y Vicente López y Planes, fue dividido en 78 compases en música y en la letra, 9 estrofas y un coro. Posteriormente tuvo cinco reformas de distintos músicos, esto es: “Lira Argentina” en 1824; Juan P. Esnaola en 1860; Leopoldo Corretjer, 1908; López Buchardo-André y Ugarte, 1927, Alberto Williams (?) y una versión de Juan Serpentini sobre la reforma propuesta por Esnaola..

La primera grabación fonografica del Himno Nacional Argentino data del año 1897, fue realizada en Washington, EEUU de America, por el tenor italiano Arturo Adamini..
.
Luego, el 30 de marzo de 1900 por decreto del Poder Ejecutivo se resolvió: “En las festividades oficiales o públicas así como en los colegios o escuelas del Estado, solo se cantará la primera y última cuarteta y el coro de la canción, sancionada por la Asamblea General del 11 de mayo de 1813.”

HIMNO
Oíd ¡mortales! el grito sagrado:
¡Libertad, libertad, libertad!
Oíd el ruido de rotas cadenas,
ved en trono a la noble igualdad.

¡Ya su trono dignísimo abrieron
las Provincias Unidas del Sud!
Y los libres del mundo responden:
¡Al Gran Pueblo Argentino, Salud !

Coro
Sean eternos los laureles
que supimos conseguir.
Coronados de gloria vivamos,
o juremos con gloria morir.

Después de la resolución de 1900, la nueva versión la grabó de inmediato el tenor Emilio de Gogorza, hijo de españoles nacido en EE.UU. y también, en 1906 lo encontramos en un cilindro fonográfico registrado por el “Dúo Mixto”, integrado por Flora Hortensia Rodríguez, Chilena y Alfredo Eusebio Gobbi, Uruguayo, padres del famoso músico de tango Alfredo Gobbi.

En el año 1907 lo grabaron: Banda de la Policía Federal Argentina y otra banda Argentina; en 1908 lo registró la Banda Militar de New York; en el año 1910 fue grabado dos veces, por el tenor italiano Alfredo Tedeschi, cuyo hijo vivió en la Argentina hasta avanzada edad y, por el barítono Vasco- Español, José Mardones; en el año 1916 lo grabó el bajo Marcel Journet, nacido en Francia en 1867.

El músico Juan Serpentini (*) nacido en Italia y radicado en Argentina, realizó una traducción en la tonalidad de Si bemol, adoptada luego por decreto del 20 de octubre de 1908 para uso en las escuelas de la Provincia de Buenos Aires y también, el 25 de setiembre de 1928 por decreto del Poder Ejecutivo Nacional firmado por el Presidente Marcelo T. De Alvear. Luego se determinó que la forma definitiva del Himno fuese en coincidencia con la versión de Juan Serpentini, que lo reeditó en 1929 y aspiró a que el Consejo Nacional de Educación lo adoptara para unificar la enseñanza.Texto del decreto:
“Adóptese como único texto especial la versión del Himno Nacional Argentino del Maestro Esnaola editado en 1860, con las siguientes indicaciones: 1º En cuanto a la tonalidad, adoptar la de “Si bemol”, que determina para la parte del canto el registro adecuado a la generalidad de las voces. 2º Reducir a una sola voz la parte del canto. 3º Conservar los compases que interrumpen la estrofa, pero con la recomendación de que no deben ejecutarse. 4º Darle forma rítmica al grupo correspondiente a la palabra “vivamos”

Como se podrá apreciar, el Himno Nacional Argentino ha tenido una interesante historia en sus primeros años, con arreglos y con valiosos registros de cantantes liricos internacionales

Hacemos notar que las primeras grabaciones del Himno Nacional Argentino fueron realizadas por intérpretes no nacidos en el país y además, la versión inicial del año 1897 se constituyó en la primera grabación fonográfica de música argentina en el mundo, llevada a cabo en aquellos novedosos y ahora legendarios discos de 78 revoluciones por minuto, que se reproducían en gramófonos o tocadiscos.

(*) Juan Serpentini

Músico-Compositor-Docente, nació en Recanati (MC) Italia, en 1864, estudió música en su país y sin lograr el título, emigró a la Argentina en 1886.. Inició sus actividades musicales en la ciudad de La Plata, como profesor de música y también, organista en la parroquia de San Ponciano, durante diez años. Concibió la iniciativa de crear una literatura musical argentina para la niñez con fines educativos, en las escuelas primarias.

Estudió contrapunto y composición con el primer director de la Banda de la Policía de la Provincia, Juan Bautista Montano, obteniendo en 1901 el diploma de profesor de música y canto, otorgado por la Dirección de Escuelas y luego, el Consejo Nacional de Educación lo consagró profesor de primera categoría para la enseñanza en las escuelas de la Capital de la República Argentina.

Su obra como compositor fue fecunda, compuso himnos para todos los próceres argentinos y para el Centenario de la Independencia Argentina, con letra de Carlos Guido y Spano

Juan Serpentini falleció en Buenos Aires en 1937

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