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Archive for the ‘Personaggi’ Category

a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

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Pio IX

L’unico Papa che dalle fonti del nostro Archivio Storico risulta essersi fermato nella nostra città è Pio IX, al secolo Giovanni Mastai Ferretti marchigiano di Senigallia, che il giorno 16 Maggio del 1857 in un suo trasferimento da Loreto a Fermo volle far tappa anche nella nostra città.
In quell’occasione fu solennemente accolto dalle autorità locali e dalla popolazione nell’area del Castello del Porto di Monte Santo, dove oggi si trova solo la Torre e la chiesa di Sant’Anna.
Di questo straordinario avvenimento, ne parla molto ampiamente Mons. Giovanni Cotognini nella sua storia dell’Insigne Collegiata di Santo Stefano del 1951, che noi abbiamo pubblicato integralmente sul nostro blog.
In quella occasione Papa Pio IX si è seduto su una meravigliosa poltrona oggi conservata all’interno del Monastero di San Sisto delle Benedettine, dove si trova anche la papalina del Pontefice.
Il Pontefice Pio IX nel 1874 donò alla Collegiata di Santo Stefano un bellissimo ostensorio grazie all’interessamento del Vescovo santese Eusebio Magner.
Il nostro Comune, per poter ricordare questo straordinario avvenimento, aveva commissionato all’ingegnere Giuseppe Brandoni di Recanati, lo stesso che aveva progettato il nostro Teatro Condominiale, oggi comunale “Bruno Mugellini”, l’esecuzione di un monumento da collocarsi nell’area del castello del Porto di Monte Santo, con una lapide dove era inciso un testo in latino che ricordasse l’avvenimento della visita del Pontefice.

Trono papale

Trono papale

Questo ambizioso progetto non si è potuto concretizzare, all’inizio per mancanza di fondi, poi per il sopraggiungere degli avvenimenti politici che hanno portato all’Unità d’Italia il giorno 17 Marzo del 1861. Nel nostro ricchissimo archivio storico comunale abbiamo comunque ritrovato il testo della lapide che doveva essere collocata sul monumento progettato dall’ingegnere Brandoni.
Questo testo, con la relativa traduzione in italiano, potrebbe essere oggi collocato in una targa da inserire nell’area di Piazza Marotta per ricordare in maniera perenne a tutti la visita al Porto di Monte Santo del Pontefice Pio IX, che risale a 160 anni fa oppure, tenuto conto della difficoltà di traduzione del testo in latino, potrebbe essere apposta una semplice targa che ricordi la visita di Pio IX al Porto di Monte Santo il giorno 16 Maggio del 1857.

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a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

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Gabriela Sabatini

Potenza Picena il giorno Sabato 27 Maggio 2017, presso l’Oratorio Parrocchiale “Don Bosco” di Porto Potenza Picena, ha voluto conferire la cittadinanza onoraria della nostra città a due personaggi che si sono distinti in campi diversi.
Si tratta di Assunta Legnante, sportiva, medaglia d’oro paralimpica a Rio De Janeiro nel 2016 nel lancio del peso, e di don Cesare Di Lupidio, già parroco di Sant’Anna a Porto Potenza Picena,in occasione dei suoi 50 anni di Sacerdozio.
Dopo questa cerimonia abbiamo voluto fare una ricerca storica per ricordare tutti coloro che nel corso gli anni hanno ricevuto la cittadinanza onoraria della nostra città.
Abbiamo fatto approfondite ricerche sia presso il nostro Archivio Storico comunale che presso gli uffici competenti. Cogliamo l’occasione per ringraziare per la fattiva collaborazione la dott.ssa Francesca Baiocco.
La prima cittadinanza onoraria addirittura risale al 1924, conferita il giorno 31 Agosto. In quella occasione il Consiglio Comunale, Sindaco l’avvocato Paolo Scarfiotti, padre dello scenografo Ferdinando Scarfiotti premio Oscar nel 1988 per il film di Bernardo Bertolucci “L’ultimo Imperatore”, conferì la cittadinanza onoraria addirittura a S.E. Benito Mussolini.
La seconda cittadinaza onoraria arriva dopo molti anni, nel 1956, il giorno 19 Febbraio Sindaco il prof. Lionello Bianchini e l’ha ricevuta il maestro padre Pietro Carlucci, frate Minore, in occasione dei suoi 50 anni di Sacerdozio.
Il giorno 4 Maggio del 1957 è toccato all’industriale della ceramica Comm. Eugenio

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Il Cardinale Adam Kozlowiecki (1/4/1911 – 28/9/2007) biblioteca Comunale Carlo Cennerelli Campana.

Quaglia, Presidente della Societa Ceramica Adriatica di Porto Potenza Picena, sempre Sindaco il prof. Lionello Bianchini.
Nel 1974, il giorno 21 Febbraio, Sindaco il prof. Gabriele Nocelli è la volta di Mons. Adam Kozlowiecki, dal 1969 Vescono ausiliario di Potenza Picena poi nel 1998 il giorno 12 Febbraio nominato da Giovanni Paolo II Cardinale.
Nel 1999, il giorno 9 Agosto è toccato al baritono Renato Bruson,Sindaco Mario Morgoni.
La prima donna che ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Potenza Picena è stata la tennista internazionale argentina Gabriela Sabatini, il cui bisnonno David era di Potenza Picena e l’ha ri-cevuta il giorno 23/5/2003 presso il Teatro “Bruno Mugellini”, sempre Sindaco Mario Morgoni.
Il Sindaco Sergio Paolucci ha conferito con atto di Giunta Comunale n° 112 del 23/5/2009 la cittadinanza onoraria in una unica giornata a tre personalità, ai coniugi Matilde Cassano ed Antonello Rosali ed al prof. Luigi Miti. Nella stessa giornata è stata anche conferita la cittadinanza benemerita all’attore Raffaele Curi.
L’attuale Sindaco Francesco Acquaroli ha conferito la cittadinanza onoraria a tutt’oggi a tre personalità.
Il primo è stato don Vincenzo Galiè il giorno 29 Luglio 2015 presso l’Auditorium “Ferdinando Scarfiotti”, mentre gli ultimi due, come abbiamo accennato all’inizio, sono stati il giorno 27 Maggio 2017, Assunta Legnante e don Cesare Di Lupidio.

padre Pietro Carlucci, foto ASCPP.

padre Pietro Carlucci, foto ASCPP.

Abbiamo voluto fare questa ricerca storica sulle cittadinanze onorarie conferite dal nostro Comune fino ad oggi per colmare una lacuna e per ricordare tutti coloro che possono vantare questo titolo, dalla prima del 1924 fino alle ultime del 27/5/2017. È un modo per non perdere la memoria storica di questi personaggi. Dopo questo lavoro di ricerca storica ci si augura che il nostro Comune utilizzi queste informazioni ed istituisca ufficialmente 1’albo dei Cittadini Onorari di Potenza Picena, rendendolo pubblico presso il Palazzo Comunale.

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a cura di Emilio Zamboni

Raffaele Attilio Amedeo Schipa

Raffaele Attilio Amedeo Schipa

Cantante e compositore italiano, nato il 2 di gennaio del 1888 nella città di Lecce, capoluogo della provincia del medesimo nome nella Regione Puglia, che, insieme alle province di Bari, Foggia, Brindisi e Taranto, forma il tallone dello stivale peninsulare italiano.
Il nostro artista fece tredici viaggi nella Repubblica Argentina, dove rappresentò il classico repertorio lirico internazionale ed altro ancora.
Nel suo primo viaggio in Argentina, nell’anno 1913, cantò per la stagione del Teatro Colón nell’opera “La Sonnambula” di Bellini; questo accadeva il 16 giugno; tre giorni dopo cantò l’opera “Mignon” di Thomas, e dopo, il 10 luglio, “La Traviata” di Verdi. Il 31 di agosto nel Teatro Ópera di Rosario tornò a rappresentare l’opera “La Sonnambula”.
Questa intensa attività non gli impedì di comporre un tango di autentico sapore creolo “El Coquetón”, la cui copertina riproduciamo grazie alla gentilezza dello studioso signor Francisco Armentano. Esiste un’incisione non professionale di quest’opera realizzata dalla concertista di pianoforte Signora Silvia Keserbaun.

La maggior parte delle volte cantò al Teatro Colón; tenne anche concerti e recite nei teatri Coliseo e Politeama; alle radio El Mundo, Belgrano y Excelsior; Politeama Argentino de La Plata, Ateneo Popular Esteban Echeverría de San Fernando; nel resto del paese esibì la sua arte cantando nei teatri dell’ Opera e Odeon di Rosario, Rivera Indarte di Córdoba, Odeon e Alberdi di Tucumán, Cóndor di Mendoza e San Rafael.

Per una curiosa coincidenza il nostro paese, Argentina, fu il primo (1913) e l’ultimo (1954) dove Schipa cantò opere fuori d’Italia. In questo ultimo anno svolse un’intensa attività: cantò nell’ Anfiteatro Eva Perón del Parque Centenario, proponendo tre diverse opere in diciotto giorni, due volte ciascuna: Lucia di Lamermoor, il 20 gennaio e il 6 febbraio 1954; Elisir d’Amore, il 24 gennaio e il 2 febbraio; La Traviata il 29 e il 31 di gennaio. Dopo furono tutti recital: nella Penitenciaría Nacional il 13 febbraio del 1954; il 18 febbraio dello stesso anno riunì 100.000 persone nelle Avenidas 9 de Julio e Belgrano, accompagnato dall’Orchestra Municipale. Il 13 marzo cantò nel 1º Festival Internazionale di Cinematografia che si tenne nella Rambla di Mar del Plata, all’aperto e, di seguito, concluse i suoi recital nel Teatro Colón, a San Rafael, Mendoza, San Juan e Tucumán.

Questo singolare artista amò il nostro paese e la nostra musica, specialmente il tango; non solamente lo cantò, ma compose anche dei tanghi. Riportiamo una frase tratta da uno dei suoi dischi pubblicati in Argentina. Sulla copertina si dice:
«Tito Schipa cessò di esser straniero nello stesso istante che calpestò la nostra terra, poco bastò per ambientarsi e percepire così il tango nella sua essenza primordiale, e immediatamente si sentì coinvolto dall’ispirazione dei suoi creatori.»
Un altro tango di sua composizione chiamato “El Gaucho” lo incise a New York l’11 settembre del 1928 e, nell’anno 1932, nella sua partecipazione come attore al film “Tres Hombres en Frac”, torna a ricordarsi del tango e compone e canta “Esperanza”. Inoltre compose i seguenti tanghi: “Ojos lindos y mentirosos”, 1921, “El Pampero”, 1937, “Surriento”, 1953.

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Il primo tango“El Coquetòn”1913

Durante le visite che Tito Schipa fece nel nostro paese, negli anni 1930, 1931 e 1934, oltre a svolgere intense stagioni liriche, lasciò incisi sei tanghi classici che furono accolti con favore dal pubblico degli appassionati: “La Cumparsita”, “Confesión”, “Dónde estás corazón”, “Tinieblas”, “Dímelo al oído” e “Vida mía”. Inoltre incise, nel 1931, un’aria dell’opera “El Matrero” di Felipe Boero. Queste incisioni, registrate presso la R.C.A.-Victor furono accompagnate dalla Típica Victor e le orchestre di Francisco Lomuto e Osvaldo Fresedo.
In un catalogo apparso nel 1931 troviamo una nota sull’artista, che riportiamo testualmente, ritenendo che il giudizio artistico dei suoi contemporanei rappresenti un degno epilogo per chiudere queste note:
«Tito Schipa è senza dubbio il tenore più popolare in tutta l’América Latina, e i suoi dischi, cantati in castigliano, figurano tra quelli prediletti da ogni categoria di pubblico, grazie alla sua chiara dizione e alla fedele interpretazione che egli sa dare alle romanze popolari.»
Raffaele Attilio Amedeo Schipa morì a New York il 16 dicembre del 1965, lasciandoci la sua arte incomparabile nella sua doppia condizione di interprete di musica universale e nazionale.

Traduzione: Gianfranco Morgoni


 TITO SCHIPA Y EL TANGO

editado por Emilio Zamboni

schipaRaffaele Attilio Amedeo Schipa (Tito Schipa), cantante y compositor italiano, nacido el 2 de enero de 1888 en la ciudad de Lecce, capital de la provincia del mismo nombre en la Región de Puglia que, junto a las provincias de Bari, Barletta- Andria-Trani, Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto, forman el talón de la bota peninsular.
Nuestro artista realizó trece viajes a la República Argentina, donde representó el clásico repertorio lírico internacional y algo más.
En su primer viaje a la Argentina, año 1913, cantó en la temporada del Teatro Colón ofreciendo la ópera La Sonámbula de Bellini, esto ocurrió el 16 de junio; tres días más tarde cantó la ópera Mignon de Thomas, y luego, el 10 de julio, La Traviata de Verdi. El 31 de agosto en el Teatro Ópera de Rosario volvió a representar la ópera La Sonámbula.

Esta intensa actividad no le impidió componer un tango con auténtico sabor criollo “El Coquetón”, cuya carátula reproducimos gracias a la gentileza del estudioso señor. Francisco Armentano. Existe una grabación no profesional de esta obra realizada por la concertista de piano Sra. Silvia Keserbaun
La mayor parte de las veces actuó en el Teatro Colón; también lo hizo en los teatros Coliseo y Politeama; radios El Mundo, Belgrano y Excelsior; Politeama Argentino de La Plata; Ateneo Popular Esteban Echeverría de San Fernando; en el interior del país desarrolló su arte actuando en los teatros de la Ópera y Odeón de Rosario; Rivera Indarte de Córdoba; Odeón y Alberdi de Tucumán; Cóndor de Mendoza y San Rafael.

Por rara coincidencia nuestro país fue el primero (1913) y el último (1954) donde Schipa cantó óperas fuera de Italia. En este último año desarrolló una intensa actividad: actuó en el Anfiteatro Eva Perón del Parque Centenario, ofreciendo tres óperas distintas en dieciocho días, dos veces cada una: Lucia de Lamermoor, el 20 de enero y el 6 de febrero de 1954; Elixir de Amor, el 24 de enero y el 2 de febrero; La Traviata el 29 y el 31 de enero. Luego fueron todos recitales: en la Penitenciaría Nacional el 13 de febrero de 1954; el 18 de febrero de ese mismo año reunió 100.000 personas en las avenidas 9 de Julio y Belgrano, acompañado por la Orquesta Municipal. El 13 de marzo actuó en el 1º Festival Internacional de Cinematografía que se llevó a cabo en la Rambla de Mar del Plata, al aire libre y a continuación, concluyó sus recitales en el Teatro Colón, en San Rafael, Mendoza, San Juan y Tucumán.

Este singular artista amó a nuestro país y a nuestra música, especialmente al tango; no solamente lo cantó, además compuso tangos. Reproducimos una frase tomada de uno de sus discos editados en la Argentina. En la caja dice:

«Tito Schipa dejó de ser extranjero en el mismo instante que pisó nuestra tierra y, poco necesitó para acriollarse y así sentir el tango tal como este había sido concebido e inmediatamente se sintió hechizado por la inspiración de sus creadores.»

cop-spartito-el-coqueton-tito-schipa-1913-coll-ing-gianni-carluccio-copyrightAdemás del tango “El Coquetón” que compuso, realizó otras composiciones, por ejemplo: “El Gaucho” tango que grabó en Nueva York el 11 de setiembre de 1928 y, en el año 1932, en su incursión como actor de cine en el Film “Tres Hombres en Frac”, vuelve a recordar el tango y compone y canta el tango: “Esperanza”. También compone los tangos “Ojos lindos y mentirosos”, en 1921, “EPampero”, en 1937 y “Surriento” en 1953.
En las visitas que realizó Schipa a nuestro país, años 1930,1931 y1934, además de desarrollar intensas temporadas líricas, dejo grabados seis tangos clásicos que fueron aceptados con beneplácito por la grey tanguera: “La Cumparsita”, “Confesión”, “Dónde estás corazón”, “Tinieblas”, “Dímelo al oído” y “Vida mía”. También grabó, en 1931, un aria de la ópera El Matrero de Felipe Boero. Estas grabaciones registradas en la R.C.A.-Victor fueron acompañadas por la Típica Victor y las orquestas de Francisco Lomuto y Osvaldo Fresedo.
En un catálogo aparecido en el año 1931 encontramos un comentario sobre el artista, y lo transcribimos, considerando que el juicio artístico de sus contemporáneos es un digno broche para cerrar esta nota:
Tito Schipa es sin duda el tenor más popular en toda América Latina, y sus discos, cantados en castellano, figuran entre los predilectos de todos los públicos debido a su clara dicción y a la fiel interpretación que sabe dar a las romanzas populares.»
Raffaele Attilio Amadeo Schipa falleció en Nueva York el 16 de diciembre de 1965, dejándonos su arte incomparable en su doble condición de intérprete de música universal y nacional.

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a cura di Ernesto Riccobelli

Sulle tracce di Lucy - Donne d'Etiopia.Lucy in the Sky with diamonds cantavano i Beatles quando gli archeologi Johanson e Gray scoprirono i resti del più antico ominide mai ritrovato; e, poiché si trattava di una femmina, decisero di darle il nome della canzone. Oggi lo scheletro di Lucy è esposto nel museo nazionale di Addis Ababa, e fa impressione pensare che quel mucchietto di ossa che non arriva al metro di altezza appartenesse ad una persona vissuta oltre tre milioni di anni fa.
La vita pullula per le strade della Capitale. Molti ragazzi ci avvicinano, ci stringono la mano: “Hello! Welcome to Ethiopia” ci dicono sorridendo. Alcuni bambini si fanno cautamente e timidamente avanti tentando di venderci caramelle, o accendini.
Lungo la strada principale peraltro da pochi anni asfaltata, che da Addis Ababa, ci porta a Sodo, incrociamo pochissimi mezzi: autobus sgangherati , qualche fuoristrada e camion. Per il resto, solo persone. Uomini, donne, bambini che camminano a piedi nudi sull’asfalto scottato dal sole, diretti chissà dove. Ognuno va verso il proprio destino: donne chine sotto ceste piene di sterco seccato che verrà usato come combustibile ; giovani, per lo più bambini guidano le mandrie; ragazzi vestiti con colorate divise di calcio percorrono chilometri verso la scuola più vicina. E poi tantissima altra gente che procede, sotto il sole, camminando con calma per decine di chilometri ogni giorno in terre prive, di acqua. Sono così tanti che il nostro autista deve suonare il clacson in continuazione per allontanarli. E poi le mandrie, di mucche, di pecore, di capretti, che si parano davanti al nostro fuoristrada come se la strada fosse loro. E poi ci sono i bambini; migliaia e migliaia di bambini che camminano formando una fila interminabile ci salutano festosi. Alcuni, piccolissimi conducono le mandrie lungo la strada, altri trasportano taniche di plastica gialla utilizzate per contenere la preziosa acqua. Quando ci fermiamo a fotografare veniamo subito circondati da bambini spuntati fuori da chissà dove che ci sorridono e ci guardano come fossimo alieni.
Indossano per lo più una divisa di calcio logora e scolorita, forse l’unico indumento che abbiano mai posseduto, sono scalzi, si lavano negli stessi ruscelli dove le bestie si abbeverano e, talvolta addirittura si approvvigionano di acqua. La maggior parte delle loro case sono sprovviste di corrente elettrica e acqua, mangiano quando capita, i letti sono pagliericci di foglie di banano stesi in terra. Sembrano felici, i loro sorrisi, la brillantezza dei loro occhi ci disarmano mentre le mosche camminano indisturbate sulle facce.

Ernesto Riccobelli

Ernesto Riccobelli

Mi vengono in mente i nostri figli, i nostri nipoti, forse anche viziati, ricoperti di giocattoli e di attenzioni.
Di donne sono poi le migliaia di braccia che coltivano e recidono fiori nelle immense campagne a sud della capitale, dove crescono le rose che ogni giorno arrivano in aereo in Europa. E di donne sono le sagome chine al tramonto sui campi di teff, l’unico cereale che cresce a queste altitudini, la cui farina è materia prima per il cibo nazionale etiope, una spugnosa focaccia chiamata injera .

Si ringrazia particolarmente l’Associazione ONLUS SORRISI PER L’ETIOPIA che ci ha permesso di conoscere questa particolare inimmaginabile realtà che ha scosso le nostre coscienze.

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Sandro Pesci insieme al Sindaco Francesc Acquaroli e Paolo Onofri.La lunga storia dell’emigrazione santese in Argentina ha coinvolto tantissime famiglie di Potenza Picena. Molti di loro partiti per cercare una vita migliore, non hanno fatto più ritorno a Potenza Picena ed hanno addirittura perso i legami con i loro parenti in Italia.
Hanno formato in Argentina la loro famiglia, ma non hanno perso la voglia di poter ritrovare i loro lontani parenti, anche a distanza di ben 107 anni.
È il caso di Sandro Pesci di Leones, nella Provincia di Cordoba, il cui bisnonno Pietro Pesci insieme alla moglie Gelsomina Spinaci erano partiti da Potenza Picena ben 107 anni fa, nel 1910, dopo che si erano sposati nella nostra città. In Argentina hanno avuto 8 figli, tra maschi e femmine.
Sandro Pesci, il loro pronipote, architetto sta seguendo un master di specializzazione presso l’Università di Salerno e il giorno 26 Gennaio 2017 è venuto a Potenza Picena con l’intenzione di poter ritrovare le sue radici, i suoi parenti.
Tenuto conto che oggi a Potenza Picena ci sono molte famiglie con
il cognome Pesci, Sandro ha cercato nel nostro archivio storico l’origine della sua famiglia. Da queste ricerche è emerso che Pietro Pesci, figlio di Paolo, era della stessa famiglia di Giambattista Pesci, ramo familiare conosciuto popolarmente a Potenza Picena con il soprannome di “Lo crocchio”.
Pietro Pesci - Gelsomina Spinaci e figli e nipoti - Leones - CórdobaQuindi dopo questa conclusione Sandro Pesci ha fatto visita alla sig.ra Rosa Pesci ed ai suoi nipoti Mirco e Sabrina Pesci. Ha preso contatti anche con Amedeo Pesci, figlio di Emilio ed è stato a trovare anche Anna Pesci, moglie di Mario Scipioni. Tutti sono suoi lontani parenti.
Grazie quindi alla sua tenacia ed anche al nostro aiuto, Sandro Pesci è stato in grado di poter ritrovare a distanza di tanti anni, ben 107, le sue radici ed i suoi parenti a Potenza Picena ed è stata una bellissima soddisfazione ed emozione per tutti. Sandro Pesci il giorno 28 Gennaio 2017 è stato anche ricevuto in Comune dal nostro sindaco Francesco Acquaroli.
Ancora una volta Potenza Picena ha saputo accogliere con calore ed affetto un discendente di un suo figlio partito nel 1910, Pietro Pesci, insieme alla moglie Gelsomina Spinaci, per l’Argentina.

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La familia de Pesci Pietro y de Gelsomina Spinaci en Argentina. Una larga historia: 107 años

Traducción: Emilio Zamboni

Sandro Pesci insieme al Sindaco Francesc Acquaroli e Paolo Onofri.La larga historia de la emigración santese (nacidos en Monte Santo) a la Argentina registró, tantísimas familias que se expatriaron de Potenza Picena. Muchos de ellos partieron para encontrar una vida mejor, no regresaron a Potenza Picena y perdieron el contacto con sus parientes de Italia.

Formaron su familia en Argentina, pero nunca perdieron el deseo de volver a ver a su lejana parentela, aún después de cien años. Es el caso de Sandro Pesci, de Leones, Provincia de Córdoba, cuyo bisnono Pietro Pesci y su mujer Gelsomina Spinaci, habían partido de Potenza Picena en 1910, después de casarse en nuestra ciudad. En la Argentina tuvieron 8 hijos, entre varones y mujeres.

Sandro Pesci, sobrino segundo de Pietro, arquitecto, que está siguiendo un curso de especialización en la Universidad de Salerno, el dia 26 de enero de este año vino a Potenza Picena con la intención de poder encontrar sus raices y a sus parientes.

Teniendo en cuenta que hoy en nuestra ciudad viven muchas familias con apellido Pesci, Sandro buscó en el Archivo Histórico de Potenza Picena el origen de su familia. De esta búsqueda descubrió que Pietro Pesci, hijo de Paolo, era de la misma familia de Giambattista Pesci, ramo familiar conocido popularmente en Potenza Picena con el sobrenombre de “Locrocchio”.

Pietro Pesci - Gelsomina Spinaci e figli e nipoti - Leones - CórdobaAdemás de esta conclusión, Sandro Pesci hizo una visita a la Señora Rosa Pesci y a sus sobrinos Mirco y Sabrina Pesci.. Además hizo contacto con Amedeo Pesci, hijo de Emilio y también encontró a Anna Pesci, la mujer de Mario Scipioni. Todos son sus lejanos parientes.

Por consiguiente, gracias a su tenacidad y a nuestra ayuda, Sandro Pesci pudo encontrar sus raices, a sus familiares en Potenza Picena, aún a distancia de más de cien años; con mucha emoción y bella satisfacción para todos.

El dia 28 de enero del corriente año, Sandro Pesci fue recibido en la Comuna por nuestro Síndaco Francesco Acquaroli.

Epílogo: Una vez más Potenza Picena supo acoger con calor y con afecto a un descendiente de uno de sus lejanos hijos, Pietro Pesci, que partió con su mujer Gelsomina Spinaci de nuestra comunidad.en el año 1910

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a cura di Gianfranco Morgoni
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Quadro di S. Gérard (San Girio) presente all”interno della Chiesa di Notre Dame du Lac di Lunell. Foto per gentile concessione della Parrocchia di San Filippo di Vidourle – Mathilde Delprat.

Il libro “Notice sur la Ville de Lunel au Moyen-Age et Vie de Saint Gérard Seigneur de cette Ville au XIII siècle” scritto dall’Abate Adolphe Auguste Roüet e pubblicato nel 1878 dagli editori Félix Seguin di Montpellier e G. Pédone-Lauriel di Parigi, già segnalato in rete da Luca Carestia, autore dell’ottimo studio sulle fonti di riferimento per la storia del nostro Santo protettore, contiene, come recita il titolo, alcuni capitoli dedicati alla vita di San Gerardo, quale era in origine il nome di Girio.

Il libro stesso, disponibile anche in edizione cartacea su copia anastatica, è stato poi acquistato da Paolo Onofri per il nostro Archivio Storico Comunale. La “Vie de Saint Gérard” è compresa tra le pagine 147 e 230, suddivisa in sei capitoli. Completano la sezione “S. Girio”, alcuni documenti agiografici, quali il Decreto del Papa Benedetto XIV relativo alla canonizzazione del B. Gerardo, patrono di Monte Santo, due Bolle del Papa Pio II, per l’istituzione di una casa dei Minori Osservanti e la concessione di alcune indulgenze alla sua chiesa, una biografia in italiano del Santo, opera del Padre Antonio Maria Costantini da Monte Santo, il testo latino degli Atti di S. Girio, opera del Padre Matteo Masio degli Eremitani di S. Agostino, contenuti nel tomo VI del mese di maggio degli Acta Sanctorum, pubblicati dalla “Società dei Bollandisti”, ed infine un componimento poetico in latino intitolato “Prose pour la fête de S. Gérard de Lunel”, in forma di preghiera. Da segnalare anche alcuni importanti documenti indirettamente connessi alla storia del Santo, quali i testamenti di Raymond Gaucelm IV e di Rosselin II, signori di Lunello, e gli atti di cessione della Baronia di Lunello al re Filippo il Bello di Francia nel 1295.

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Statua di S. Gérard (San Girio) presente all”interno della Chiesa di Notre Dame du Lac di Lunell. Foto per gentile concessionedella Parrocchia di San Filippo di Vidourle – Mathilde Delprat.

La parte che viene offerta in traduzione è quella biografica, con l’aggiunta dei documenti papali. Le notizie riferite dall’Abate Roüet sono basate sulla “Vita di S. Girio protettore di Monte Santo” di Alessandro Marinucci, testo del 1766, tradotto in francese nel 1838, e ripubblicato da noi nel 1999. A queste l’autore aggiunge importanti riferimenti storici sulla famiglia d’origine del Santo e le relative vicende dinastiche, ed una interessante storia della Confraternita dei Penitenti Bianchi di Lunello, cui appartenevano i fratelli Girio ed Effrendo, che contiene anche una versione inedita, tratta da un verbale del 1765, dei fatti riguardanti i due fratelli, accreditati di una lunga permanenza nella nostra città, nel corso della quale si sarebbero prodigati ad assistere i malati di peste, ed accomunati in seguito nella santità. A parte questo, la “Vita” francese non offre nuovi spunti strettamente biografici, in quanto, come si ribadisce, è basata sulle fonti abituali. Diverso è il discorso sui riferimenti storici, che sono molto interessanti, in quanto diretti e precisi, e definiscono in maniera eccellente il contesto storico d’origine della figura di S. Girio o Gerardo. L’autore infatti, profondo conoscitore della storia locale, integra opportunamente le notizie, necessariamente sommarie, del testo del Marinucci.

Copertina del libro di Adolphe Auguste Roüet. Montpellier 1878.

Da rimarcare infine la sincera devozione che traspare nei confronti del “nostro” Santo, come viene più volte definito dall’autore, espressa con accenti di autentico orgoglio, ogni volta che ne è ricordata l’origine, quasi a sottolineare il merito per la propria terra di aver dato i natali a un così illustre campione della fede. Devozione e venerazione straordinariamente vive e presenti per un figlio la cui santità era stata praticamente ignorata per cinque secoli, riscoperta quasi per caso dopo la Rivoluzione Francese e accolta con entusiasmo dalla locale comunità dei fedeli. Sentimenti che, dopo altri due secoli, ci sentiamo senz’altro di condividere.

 

 

Vita di San Girio tradotta da Gianfranco Morgoni

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Une nouvelle “Vie” de Saint Gérard

édité par Gianfranco Morgoni

Peinture par S. Gérard (San Girio) à l’intérieur de l’église Notre-Dame-du-Lac Lunell. Photo gracieuseté de la Paroisse St. Philippe du Vidourle – Mathilde Delprat.

Le livre «Notice sur la ville de Lunel au Moyen Age et vie de Saint Gérard Seigneur de cette ville au XIII siècle» contient, comme affirme le titre, quelques chapitres dédiés à la vie de Saint Gérard, qui était à l’origine le nom de Girio.
Ce livre a été écrit par l’Abbé Adolphe Auguste Roüet et édité, en 1878, par les éditeurs Félix Seguin de Montpellier et G.Pédone-Lauriel de Paris, ensuite le livre a été signalé sur internet par Luca Carestia, auteur de l’excellente étude sur les sources de référence pour l’histoire de notre patron.
Le livre en question, disponible sur papier en copie anastatique, a été acheté par Paolo Onofri pour les archives historiques de Potenza Picena.
La «Vie de Saint Gérard», décrite à partir de la page 147 jusqu’à la page 230, est subdivisée en six chapitres.
La section «S.Girio» est complétée par quelques documents hagiographiques: le Décret de Pape Benoît XIV concernant la canonisation de Gérard, patron de Monte Santo, deux Bulles de Pape Pie II pour l’institution d’une maison des Mineurs Observantins et la concession des indulgences à son église, une biographie en italien du Saint écrite par Père Antonio Maria Costantini de Monte Santo, le texte latin des Actes de S.Girio, écrits par Père Matteo Masio des Augustins, et contenus dans le tome VI du mois de mai des Acta Sanctorum, édités par la «Società dei Bollandisti», pour finir il y avait aussi une pièce poétique en latin «Prose pour la fête de Saint Gérard de Lunel», sous forme de prière.
Il ne faut pas oublier d’autres documents très importants, indirectement liés à l’histoire du Saint, par exemple les testaments de Raymond Gaucelm IV et de Rosselin II, Seigneurs de Lunel, et les actes de cession de la Baronnie de Lunel à Philippe le Bel, roi de France, en 1295.

Statue de S. Gérard dans l’église de Notre-Dame-du-Lac Lunell. Photo gracieuseté de la Paroisse St. Philippe du Vidourle – Mathilde Delprat.

La section traduite est celle biographique, complétée par des documents papaux.
Les notices mentionnées par l’Abbé Roüet se basent sur la «Vie de S.Girio patron de Monte Santo», texte écrit par Alessandro Marinucci en 1766, traduit en français en 1838, que nous avons réédité en 1999.
A ces notices l’auteur ajoute d’importantes références historiques sur la famille d’origine du Saint, ses événements dynastiques, et une intéressante histoire de la Confrérie des Pénitents Blancs de Lunel, à laquelle appartenaient les frères Girio et Effrendo.
Cette histoire contient une version inédite, verbalisée en 1765, des faits concernant les deux frères , on y réfère d’un long séjour dans notre ville pendant lequel ils se seraient prodigués à assister les malades de peste et, ensuite, ils auraient été unis dans la sainteté.
A part cela, la « Vie » française n’offre pas de nouvelles idées strictement biographiques, parce qu’elle se base sur les sources habituelles.
Tout à fait différent est le discours sur les références historiques, très intéressantes parce que directes et précises, qui définissent d’une façon excellente le contexte historique d’origine de la figure de S.Girio ou Gérard.
En effet l’auteur, profond connaisseur de l’histoire locale, complète les notices, nécessairement sommaires, du texte de Marinucci.

Copertina del libro di Adolphe Auguste Roüet. Montpellier 1878.

A remarquer enfin la sincère dévotion envers « notre » Saint, comme le définit plusieurs fois l’auteur, dévotion exprimée avec un accent d’orgueil chaque fois qu’on mentionne son origine, comme si on voulait souligner le mérite à sa terre pour avoir donner le jour à cet illustre champion de foi.
Une dévotion et une vénération extraordinairement vivantes et présentes pour un fils dont la sainteté, ignorée pendant cinq siècles, a été redécouverte presque par hasard après la Révolution Française et accueillie, avec beaucoup d’ enthousiasme, dans la communauté locale des fidèles.
Aujourd’hui, deux siècles plus tard, nous voulons fortement partager encore ces sentiments.

Traduction par Sandra Moroncini

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scocco_990613876Dopo la tennista internazionale argentina Gabriela Sabatini, il calciatore campione del mondo nel 2006 con la nazionale italiana Mauro German Camoranesi, Potenza Picena può vantare un Argentina un altro famoso sportivo le cui origini rimandano alla nostra città. Si tratta del calciatore Ignacio Martin Scocco, meglio conosciuto con il soprannome di nacho, attaccante attualmente in forza alla squadra di Rosario dei Newell’s Old Boys che milita nella serie A argentina.

Ignacio Martin Scocco ha vestito anche la maglia della nazionale argentina, giocando una partita e segnando due goal ed ha giocato anche con la nazionale giovanile, giocando 12 partite e segnando 3 goal.

Ha avuto molte esperienze internazionali in Messico, Grecia, Emirati Arabi, Brasile ed Inghilterra. Ignacio Martin Scocco è uno dei 1813 argentini iscritto all’AIRE (Albo degli Italiani Residenti all’Estero) di Potenza Picena.

Il suo bisnonno Giuseppe Scocco era emigrato da Potenza Picena per l’Argentina nel 1913 a soli 16 anni e non è più ritornato in Italia. E’ morto a Elortondo in Argentina il giorno 24/11/1988. Giuseppe Scocco era nato a Potenza Picena il giorno 7/3/1897 da Nazzareno e Maria Buffolotti in C.da Uccelliera n. 261, che si erano sposati nella nostra città il 10/12/1895. Giuseppe Scocco si è poi sposato in Argentina con la Sig.ra Antonia Camilletti, originaria di Ancona e dal loro matrimonio sono nati sei figli: Ana Maria, Margarita, Medi Norma, Nazareno Hugo, Eugenio Raoul e Ricardo.

Ignacio Martin Scocco è nato il giorno 29/5/1985 a Venado Tuerto, anche se la sua famiglia viveva ad Humes, da Hector Antonio e Maria Del Carmen Donati ed è il nipote di Nazareno Hugo Scocco.

A Potenza Picena vivono ancora dei parenti del calciatore Ignacio Martin Scocco, nipoti di Rosa Scocco che era la sorella di Giuseppe. Tra di loro don Bruno Marconi, attualmente parroco a Monte San Giusto ed i suoi fratelli Maurizio e Sandro. Anche i fratelli Romolo, Luciano e Giuseppa Scocco, figli di Augusto Scocco, sono loro lontani parenti e vivono a Porto Potenza Picena.

scoccoIl giorno martedì 14/3/2017 sono venute a Potenza Picena dall’Argentina le Sig.re Margarita Scocco e le sue figlie Miriam e Nanci Degano Scocco, parenti del calciatore Ignacio Martin Scocco. Sono state ricevute in comune dal nostro Sindaco Francesco Acquaroli e gli hanno consegnato la maglietta di Ignacio Martin Scocco con il suo numero 32 della squadra dei Newell’s Old Boys di Rosario, con una sua dedica alla nostra città.

Il Sindaco Acquaroli è stato molto contento del suo bellissimo dono, lo ha ringraziato e invitato ufficialmente a venire a Potenza Picena a conoscere la città di origine del suo bisnonno Giuseppe Scocco.

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Ignacio Martín Scocco “NACHO”, futbolista argentino con orígenes potentinos Ciudad de Potenza Picena – I T A L I A

Traducción para Emilio Zamboni

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Ignacio Martin Scocco con la maglia della nazionale Argentina. Foto di Miriam Degano Sccocco.

Después de la tennista internacional argentina Gabriela Sabatini y, el futbolista campeón del mundo en el año 2006 con la selección italiana, Mauro Germán Camoranesi, Potenza Picena puede sentirse una Argentina, con otro famoso deportista originario de nuestra ciudad. Se trata del futbolista Ignacio Martín Scocco, mas conocido por “Nacho”, actual atacante del equipo de Newell’s Old Boys de Rosario que milita en la serie “A” en Argentina.
Ignacio Martín Scocco, también ha vestido la camiseta de la Selección Argentina jugando un partido y siendo autor de dos goles y además, jugó en la selección juvenil Argentina 12 partidos, señalando tres goles. Adquirió mucha experiencia internacional en Méjico, Grecia, Emiratos Arabes, Brasil e Inglaterra.
Ignacio Martín Scocco es uno de los 1813 argentinos inscriptos en AIRE ( Albo de los Italianos Residentes en el Exterior) de Potenza Picena.
Su bisabuelo Giuseppe Scocco emigró de Potenza Picena hacia la Argentina en el año 1913, con solo 16 años; nunca retornó a Italia. Murió en Elortondo, Provincia de Santa Fe, Argentina, el dia 24 de noviembre de 1988. Había nacido en Potenza Picena el día 7 de marzo de 1897, hijo de Nazzareno y María Buffolotti, en la avenida Uccelliera N° 261; casado en Argentina con la Señora Antonia Camilletti, originaria de Ancona y de este matrimonio nacieron seis hijos: Ana María, Margarita, Medi Norma, Nazareno Hugo, Eugenio Raoul y Ricardo.
Nuestro personaje, Ignacio Martín Scocco nació un 29 de mayo de 1985 en Venado Tuerto, Provincia de Santa Fe, aunque su familia vivía en Hume, vecino a Rosario, es hijo de Héctor Antonio y de María del Carmen Donati y nieto, de Nazareno Hugo Scocco.
En Potenza Picena viven aún parientes de Ignacio Martín Scocco, nietos de Rosa Scocco, hermana de su bisabuelo Giuseppe, entre ellos, don Bruno Marconi, actualmente Párroco de Monte San Giusto, hermano de Maurizio y Sandro y también, los hermanos Romolo, Luciano y Josefa Scocco, hijos de Augusto Scocco, todos parientes lejanos que viven en Potenza Picena.
scoccoEl dia 14 de marzo de este año, vinieron de la Argentina a Potenza Picena las Señoras Margarita Scocco y sus hijas Miriam y Nanci Degano Scocco, parientes de Ignacio Martín Scocco. Fueron recibidas en la Comuna por nuestro Síndaco Francesco Acquaroli y le consignaron la camiseta número 32 de Ignacio Martín Scocco del equipo de Newel’s Old Boys de Rosario, con una dedicación para nuestra ciudad.
El Síndaco Acquaroli se puso muy contento por la gentil donación. Agradeció e invitó oficialmente a Ignacio Martín a visitar Potenza Picena, para conocer la ciudad originaria de su bisabuelo Giuseppe Scocco.

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