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Archive for the ‘Personaggi’ Category

A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

A Potenza Picena esiste una straordinaria collezione di macchine per cucire creata e custodita con amore e passione da Guglielmo Percossi in Viale Trieste.

Guglielmo Perocossi con la sua collezione di macchine per cucire Necchi e non solo. Foto di Sergio Ceccotti.

Ci sono ben 17 macchine per cucire Necchi che risalgono ad un periodo compreso tra gli anni Venti e gli anni Sessanta del Novecento, tutte funzionanti, grazie alla bravura di Guglielmo. E’ una delle più importanti collezioni di macchine per cucire Necchi d’Italia, all’interno della quale troviamo anche un modello rarissimo, prodotta dalla ditta di Pavia in pochi esemplari.

Si tratta del modello RZZ del 1932 appartenuta alla zia di Guglielmo, la signora Valfrida Percossi, sorella del padre Elio Dante.

Inoltre ci sono anche macchine da cucire Singer (2), William (1), e Butterfly (1), questi tre marchi degli Stati Uniti, Muller (1) della Germania e Borletti (1) dell’Italia.

Le ultime acquisizioni di Guglielmo Percossi, nel 2018, sono tre antiche macchine per cucire della fine dell’Ottocento di fabbricazione tedesca, appartenute alle suore Clarisse di Via Marefoschi. Queste tre macchine, quando sono state ritirate, non erano funzionanti ed oggi grazie all’impegno ed alla capacità professionale di Guglielmo sono anche queste in perfette condizioni.

La collezione completa di Guglielmo è oggi composta da 26 macchine.

La collezione di macchine per cucire Necchi e non solo di Guglielmo Percossi. Foto di Sergio Ceccotti.

La passione di Guglielmo per le macchine Necchi nasce dal fatto che il padre Elio Dante Percossi nel dopoguerra a Potenza Picena era riuscito ad avere la rappresentanza della ditta Necchi di Pavia e ne curava la vendita e la manutenzione. Aveva aperto anche delle filiali a Porto Potenza Picena, Montelupone e Recanati. Curava ed organizzava anche corsi per ragazze per l’uso delle macchine da cucire, oltre che di cucito, taglio e ricamo.

Presso l’archivio storico comunale di Via Trento abbiamo anche trovato un catalogo originale delle macchine per cucire Necchi degli anni Trenta del Novecento, anche questo rarissimo, che facciamo conoscere per l’occasione.

La collezione di macchine per cucire Necchi e non solo di Guglielmo Percossi. Foto di Sergio Ceccotti.

La Necchi è un’antica azienda del settore siderurgico fondata a Pavia nel 1835 da Ambrogio Necchi.

Solo nel 1919, dopo la fine della prima guerra mondiale, il figlio di Ambrogio Necchi, Vittorio, ha iniziato la produzione di macchine per cucire modello BD, azionate a mano.

Le bellissime foto di Sergio Ceccotti consentono di far conoscere oggi a tutti i nostri affezionati lettori questo straordinario e raro patrimonio di Guglielmo Percossi.

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

Padre Michele alla Festa di Santo Stefano patrono di Potenza Picena e della Parrocchia 2018. Foto di Elisa Cartuccia

Tre anni fa, il giorno 15 ottobre 2017 salutavamo l’arrivo a Potenza Picena del nuovo parroco della Parrocchia dei Santi Stefano e Giacomo, padre Michele Ardò, pugliese, di Manfredonia, giunto da Terni, in Umbria e appartenente all’ordine dei Frati Minori.

Prendeva il posto di don Andrea Bezzini, trasferito alla Parrocchia di San Lorenzo Martire a Montecosaro.

Insieme a Padre Michele sono giunti anche altri due frati minori, padre Lorenzo Turchi di Potenza Picena, come vice-parroco e padre Gabriele Lazzarini di Monteprandone, la città di San Giacomo della Marca.

Il giorno mercoledì 30 settembre 2020 siamo venuti a conoscenza direttamente da padre Michele Ardò che la comunità francescana umbra, da cui egli dipende, aveva deciso il suo trasferimento in Sardegna.

Per tutti è stata una notizia inaspettata, sconcertante, inspiegabile.

La comunità parrocchiale di Potenza Picena ha accolto la scelta di trasferire padre Michele con stupore, non giustificandola. Non si può lasciare una Parrocchia dopo soli tre anni quando si è intrapreso positivamente un percorso pastorale e comunitario che stava dando positivi risultati.

Padre Lorenzo Turchi e Padre Michele Ardò. Terza Festa Patronale di S. Stefano a Potenza Picena. Foto di Elisa Cartuccia

La nostra città in questi tre anni di guida da parte di padre Michele ha vissuto un’intensa vita pastorale comunitaria, piena di tante iniziative, non solo religiose, ma anche culturali.

Appena arrivato a Potenza Picena ha saputo riproporre, dopo 150 anni, la Festa di Santo Stefano il giorno 3 agosto, ”Invenzione di Santo Stefano” cioè la festa che ricorda il ritrovamento del suo corpo. Santo Stefano è il titolare della Parrocchia, insieme a San Giacomo Maggiore e Patrono principale della città di Potenza Picena.

Meravigliosa la prima festa di Santo Stefano del 2018, seguita con successo da quella del 2019 ed arrivata, quest’anno, alla terza edizione, conclusa da poco e svolta nonostante le restrizioni del Covid-19.

Inoltre ci piace ricordare anche le due ultime iniziative del 2020 messe in campo dalla Parrocchia, queste di carattere storico-religioso-artistico e fotografico:

La prima, la mostra degli ex voto del Santuario della Madonna delle Grazie di Potenza Picena, esposti nel contesto della Fototeca Comunale “Bruno Grandinetti”, nella ex chiesa di Santa Caterina d’Alessandria , dal 1 agosto 2020 fino al 16 agosto 2020.

Il vescovo Mons. Rocco Pennacchio insieme a Padre Michele Ardò. Terza Festa Patronale di S. Stefano a Potenza Picena. Foto di Elisa Cartuccia

La seconda, la mostra fotografica sui 100 anni di Karol Wojtyla “Cento anni con Karol”, che si sta svolgendo in questi giorni, inaugurata il giorno sabato 3 ottobre  2020 e che proseguirà fino al giorno 1 novembre 2020, sempre all’interno dei locali della Fototeca Comunale.

Queste due iniziative sono state condivise con il locale Fotoclub.

Padre Michele Ardò lascerà Potenza Picena il giorno mercoledì 21 ottobre 2020 per andare in Sardegna, obbedendo ad una decisione della comunità francescana.

Noi lo salutiamo affettuosamente.

Ci mancherai Padre Michele.

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

Adriano Andreani. Foto Famiglia Andreani.

Negli anni Cinquanta ha operato a Potenza Picena un altro fotografo, oltre a Bruno Grandinetti.

Si tratta di Adriano Andreani, detto “lo fornaretto” per via del lavoro che svolgeva il padre in Via Caprera (fornaio).

Adriano ha iniziato la sua attività di fotografo agli inizi degli anni Cinquanta, con la ditta Foto Fulgor, poi nel 1958 è andato a Roma dove ha svolto il mestiere di operatore cinematografico.

Pubblicando, nel corso degli anni, gli articoli sul nostro blog, spesso ci siamo imbattuti su foto scattate da Adriano Andreani.

Egli, inoltre, ha raccolto, nel corso di tutta la sua vita, molto materiale fotografico ed attrezzature per le operazioni cinematografiche, donando questa straordinaria collezione al Comune di Montelupone, che gli aveva offerto il locale dove poterla ospitare.

Sono in totale n.277 macchine fotografiche, di cui n.44 italiane e molte attrezzature per le riprese cinematografiche, provenienti da ogni parte del mondo, che vanno dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri, con esclusione delle moderne digitali.

Disegno di Adriano Andreani del 1949. Scuola d’arte Ambrogio della Robbia di Potenza Picecna. ASCPP

Adriano è nato a Potenza Picena il giorno 11 luglio 1933 da Enrico, fornaio e Iginia Rebichini ed aveva tre sorelle, Dina, Maria e Bruna. Ha frequentato la scuola elementare locale ed anche la Scuola d’Arte “Ambrogio della Robbia” con il prof. Giuseppe Asciutti. Il giorno 23/04/1966 ad Assisi si è sposato con la signora Vera Del Vecchio ed hanno avuto una figlia, Barbara.

È morto a Roma il giorno 04/07/2012 e sepolto nel cimitero di Montelupone.

È un peccato che la sua straordinaria collezione non sia rimasta a Potenza Picena, la nostra città ha perso un grande patrimonio.

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

mappa-circondario-montesanto

A Potenza Picena la tradizione dei vasari è legata sicuramente alla famiglia dei Galeazzi, detti per il loro lavoro i “coccioni”.

Abitavano nella zona di Via delle Rupi, nei pressi delle Fontanelle, vicino alla Porta del Cunicolo o della Cava dove avevano anche la loro fornace di cottura del materiale di terracotta. La materia prima, cioè l’argilla, era prelevata nella zona limitrofa, chiamata anticamente La Cava, per la presenza di argilla da estrarre. Alla fine del Settecento in questa contrada è stata anche costruita una Fonte, chiamata Fonte della Cava, più popolarmente “della Ca”, la quale, che aveva ben cinque archi, viene anche citata nel libro di Carlo Cenerelli Campana del 1852 sulla storia di Monte Santo. Ancora oggi, passeggiando per Via Macerata, lungo la Circonvallazione Nord, sulla scarpata sotto le abitazioni, si possono scoprire con sorpresa resti di terracotta e ceramiche, riconducibili al lavoro della famiglia Galeazzi, che abitavano proprio sopra.

La famiglia Galeazzi è documentato che iniziò l’attività di vasari tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento con Carlo, prima, con i figli Domenico e Paolo, poi. Successivamente, tra la fine dell’Ottocento ed i primi del Novecento troviamo ancora altri Galeazzi cimentarsi in questa nobile attività artigianale ed artistica, tra cui Carlo e Luigi, figli di Domenico, oltre che Lorenzo ed Ignazio, figli di Paolo.

Con loro finisce la tradizione della famiglia Galeazzi come vasari a Potenza Picena.

Trai i lavori degli allievi della Scuola d’arte “Ambrogio Della Robbia” di Potenza Picena abbiamo trovato materiale realizzato da un allievo di nome Galeazzo Galeazzi, figlio di Carlo e di Anna Guzzini, nato a Potenza Picena il giorno 16/11/1892. Si tratta di lavori in terracotta, creta ed alcuni disegni.

SANTA MARIA MADDALENA

Secondo lo storico marchigiano Anselmo Anselmi di Arcevia, che è venuto a Potenza Picena diverse volte tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento e che ha avuto modo di conoscere sia i rappresentanti della famiglia Galeazzi che i loro prodotti, la tradizione dei vasari a Monte Santo è molto antica e, sulla base dei documenti d’archivio storico, risale addirittura al Cinquecento. Egli cita diversi vasari che compaiono nei documenti dell’archivio notarile di Monte Santo, tra cui nel 1516 nel quartiere di San Paolo, troviamo il maestro Stefano di Giovanni, figulo (come anticamente venivano chiamati i maestri vasari); nel quartiere di San Giovanni abitavano i vasai da Pesaro ed un maestro Biagio, figulo, mentre nel quartiere di Sant’Angelo, il maestro Sabato, vasaio ebreo. Ad alcuni di questi il comune concesse qualche privilegio e, nel 1548, il 3 aprile, ai maestri figulinari Domenico e Battista Bellotti si concedeva la licenza “gaciendi molendinellum pro coloribus prope Potentiam”.

Inoltre è documentata la presenza e l’attività a Monte Santo, grazie alle ricerche di Anselmo Anselmi, di fra’ Ambrogio della Robbia, plastificatore di Firenze nel periodo tra il 1523 ed il 1527/1528, dove aveva casa ed officina in Contrada San Giovanni. Egli è stato anche cappellano presso la Pieve di Santo Stefano e dovrebbe essere morto nella nostra città a causa della peste.

Aveva lasciato una sua importante testimonianza artistica, una Maddalena, terracotta policroma del sec. XVI, trafugata nel nostro Comune il giorno 13 gennaio del 1997 e mai più ritrovata.

Nel 2001, durante gli scavi nella grotta posta sotto la Torre Civica, nella zona che corrisponde al palazzo della banca, dove anticamente c’era la Pieve di Santo Stefano, demolita nel 1796, sono emerse tante testimonianze di ceramiche invetriate che vengono fatte risalire dagli esperti al periodo rinascimentale santese.

Quindi da questa ricostruzione storica si evince che l’attività dei vasari a Monte Santo è stata sempre molto fiorente ed il ruolo della famiglia Galeazzi fondamentale, da non dimenticare.

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Presentazione a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

Aldo Cingolani è nato a Potenza Picena, al Porto, il giorno 6 settembre 1923, da Luigi e da Maria Mancinelli.

Pontoise, in Francia, dove era emigrato (25/09/1960)

Ha studiato presso la scuola elementare locale e all’età di 16 anni, nel 1939, è andato a lavorare presso le officine Cecchetti di Civitanova Marche come operaio. Si è subito impegnato sindacalmente all’interno di questa grande realtà produttiva civitanovese ed ha fatto parte della commissione interna sindacale. Nel 1949 viene denunciato, insieme a tanti altri operai della Cecchetti e subisce un processo, difeso dagli avvocati Virginio Bonioni ed Umberto Terracini.

Nel 1953 viene di nuovo licenziato dalla Cecchetti e dopo tale evento frequenta la scuola centrale della CGIL di Ariccia ed al suo ritorno è nominato Segretario della Camera del lavoro di Civitanova Marche.

Diventa in questo modo una delle figure più prestigiose della CGIL di Macerata ed è un dirigente di primo piano del PCI.

Si sposa a Porto Potenza Picena con la signora Elza Scataglini, impiegata, e dal loro matrimonio sono nate Lorenza e Flavia.

Aldo Cingolani con la moglie Elza al mare anni (’50)

Nel 1959 per poter migliorare le condizioni economiche della sua famiglia emigra in Francia per lavoro come falegname ed anche nella periferia di Parigi organizza i lavoratori italiani che in tanti si trovano a lavorare nella capitale francese. Si iscrive al sindacato francese della CGT. Nel 1966 ritorna in Italia e va a lavorare presso la Stylint di Porto Potenza Picena, fabbrica di confezioni femminili di proprietà di Adriano Offidani e di Giuseppe Fiorani. Questa industria lavorava conto terzi in particolare per la IMEC, che produceva sottovesti.

Nel 1975, il giorno 10 novembre, contribuisce a fondare la Cooperativa “Il lavoro” a Porto Potenza Picena, costituita dagli ex dipendenti della Stylint. Aldo Cingolani sarà il primo Presidente del Consiglio di amministrazione, insieme a lui hanno fondato questa cooperativa Moriconi Maria Gabriella, Gironelli Giancarlo, Carbonetti Giuseppa, Torregiani Bruna, Zallocco Paola, Paoletti Maria Rosa, Evangelisti Natalina, Senigagliesi Rosina, Senigagliesi Gianna, Melatini Fernanda, Micucci Giuseppa, Paoletti Renato, Pianaroli Angela, Giorgini Mirella, Faraoni Alfredo e Massaccesi Lina. All’interno di questa cooperativa Aldo Cingolani svolgeva la mansione di tagliatore di tessuti.

È stato anche dirigente politico del PCI di Porto Potenza Picena, ricoprendo l’incarico di Segretario della locale Sezione.

Dal 1970 fino al 1980 è stato consigliere comunale per il PCI nel Comune di Potenza Picena. La figlia Lorenza Cingolani ha ricoperto il ruolo di consigliere comunale dal 1995 fino al 1999 per i Democratici e Progressisti. Oggi la nipote di Aldo Cingolani, Valentina Campugiani, figlia di Lorenza Cingolani e di Leonardo Campugiani, ricopre anche lei il ruolo di consigliere comunale per il Partito Democratico. È stata eletta consigliere sia nel 2014 che nel 2019.

Luigi Cingolani padre di Aldo. ASCPP

Aldo è morto il giorno 3/11/1993.

Sul libro della CGIL Marche “Dizionario biografico del movimento sindacale nelle Marche” (1900-1970), a cura di Roberto Giulianelli e Massimo Papini, presentazione di Gianni Venturi, Casa Editrice Ediesse srl, Roma, 2006, Stelvio Antonini, già consigliere regionale delle Marche, Segretario del PCI di Macerata e dirigente sindacale della CGIL di Macerata, ha tracciato una completa biografia di Aldo Cingolani, che noi pubblichiamo integralmente.

Testo biografico di Stelvio Antonini

Nasce a Potenza Picena (MC) il 6 settembre 1923. Inizia a lavorare alla Cecchetti di Porto Civitanova poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Durante il conflitto la Cecchetti è al servizio dello Stato per la riparazione e costruzione di materiale bellico.

Con decreto ministeriale l’azienda viene militarizzata, i dipendenti sono considerati soldati a tutti gli effetti ed evitano così la partenza per il fronte. Si costruiscono diversi tipi di bombe e spolette, grandi serbatoi per il trasporto di carburante e carrelli per il trasporto delle munizioni dell’esercito italiano. Per soddisfare la continua e alta richiesta dello Stato, l’azienda assume sempre più personale fino a contare circa 2500 dipendenti, di cui un migliaio donne. Un così alto numero di donne in una fabbrica rappresenta una novità di rilievo nel panorama industriale dell’epoca. In questo periodo Cingolani è arruolato nella Marina militare.

Aldo nella sua amata bottega da falegname sotto casa (anni ’80)

Con la conclusione della guerra la Cecchetti riprende l’attività diversificando an­cora la produzione e inizia a costruire e riparare materiale ferroviario per lo stato e a realizzare macchine agricole. Cingolani, dopo qualche mese trascorso al cantiere navale di Ancona, rientra alla Cecchetti dove si apre una stagione di lotte operaie contro i licenziamenti minacciati dalla proprietà e per ottenere migliori contratti di lavoro. È in questa fase che Cingolani matura la sua “coscienza di classe” e il proprio ruolo di guida del movimento sindacale locale. I lavoratori e le lavoratrici lo scelgono pre­sto come loro rappresentante. Appena venticinquenne, viene eletto nella prima commissione interna del dopoguerra in rappresentanza della CGIL e nello stesso periodo assume la carica di segretario della sezione del PCI di Porto Potenza Pice­na, dove risiede.

Si apre allora un periodo difficile, di licenziamenti, soprattutto a danno degli operai più politicizzati e sindacalizzati. E la “caccia al comunista”, che parte dalla FIAT, guidata da Vittorio Valletta, e arriva nelle più piccole realtà d’Italia. Anche alla Cecchetti e alla Ceramica di Porto Potenza le direzioni aziendali agiscono in tal senso. Cingolani è tra quelli che figurano nel “libro nero” della fabbrica in cui lavora, così come accade a Luigi Manzi nell’azienda di Porto Potenza. Con qualche anno di di­stanza, entrambi verranno infine licenziati. In una comunicazione del prefetto di Macerata al ministero degli Interni del 17 giugno 1948 si legge: “Cingolani risulta denunciato insieme a Luigi Manzi per minacce gravi contro l’ing. Giovanni Serra, in data 30 gennaio 1948”. E nel gennaio 1953 ancora il prefetto informa del licen­ziamento di “Cingolani, presidente commissione interna Cecchetti, per infrazione art. 13 accordo interconfederale relativo a costituzione e funzionamento commis­sioni interne e per aver insultato Petrolati”.

Aldo Cingolani durante la guerra

Nel novembre 1949, dopo l’annuncio di centinaia di licenziamenti dato dalla proprietà della Cecchetti, i sindacati proclamano lo stato di agitazione e organizza­no manifestazioni e scioperi. In risposta, la direzione aziendale decide la serrata e chiude i cancelli della fabbrica. La risposta delle maestranze è immediata e costrin­ge l’azienda ad accogliere le proposte sindacali e riprendere il lavoro nella stessa giornata. Si riaprono i cancelli, ma poco dopo, per rappresaglia, vengono denun­ciati e incriminati per vari reati undici dirigenti sindacali e politici: Leandro Mancinelli, segretario della locale CDL; Mariano Borraccetti, presidente della c.i.; Nino Cavatassi, segretario del PCI di Civitanova Marche; Cingolani, membro della c.i. e segreta­rio del PCI di Porto Potenza Picena; gli operai Francesco Luciani, Leandro Tem­perini, Attilio Bigoni, Federico Fornari, Gustavo Rogani, Natale Mori e Arturo Rossi. Il processo si celebra un anno dopo, nel novembre 1950. La difesa è sostenuta dal Comitato democratico nazionale di solidarietà, che si è formato a soste­gno delle centinaia di lavoratrici e lavoratori che in quei mesi, per rappresaglia, vengono rinviati a giudizio in molte zone d’Italia. La difesa è guidata dal macerate­se Virginio Borioni e da Umberto Terracini. Cingolani, nel frattempo, è stato eletto presi­dente della c.i.

Aldo ospite a casa degli amici Lina e Delio Giampaoli quando vivevano in Francia.

Nel giugno 1953, pur alla guida della commissione interna, Cingolani viene di nuovo li­cenziato assieme a Giuseppe Maroni, della FIOM provinciale. Insieme a loro, altri quattro ricevono la lettera di sospensione dal lavoro: Aldo Battistelli, Alfredo Cal­za, Pietro Emili e Francesco Vallesi. I sindacati proclamano subito due ore di scio­pero generale. Saracinesche abbassate anche nei negozi e grande manifestazione al cinema Rossini. Qui si decide l’immediata partenza per Roma di una delegazione di lavoratori per incontrare i parlamentari delle Marche e il ministro del Lavoro. È l’ultima lotta che Cingolani guida alla Cecchetti, dopodiché inizia una diversa fase della sua vita. Prende infatti a frequentare la scuola centrale della CGIL ad Ariccia e, al suo ritorno, è nominato segretario della CDL di Civitanova Marche. Si impegna nelle vertenze dei mezzadri, che chiedono il 58% nei riparti delle produzioni agricole, e dei braccianti, che si battono per ottenere contratti più dignitosi. Diventa così una delle figure sindacali più prestigiose della CGIL maceratese e al tempo stesso un di­rigente di primo piano del PCI.

Dopo circa sei anni, però, deve interrompere la sua attività nel sindacato per emigrare in Francia alla ricerca di lavoro e di un salario più adeguato per il sosten­tamento della sua famiglia. Neanche all’estero si ferma. Prende immediatamente contatto con l’immigrazione italiana a Parigi e nei comuni che circondano la capi­tale francese. Organizza le prime riunioni dei lavoratori italiani in semiclandestini­tà. Aderisce alla CGT e organizza gli immigrati, che in breve tempo cominciano a battersi per i loro interessi. Stabilisce rapporti anche con il PCF e incontra il suo se­gretario generale, Georges Marchais, che lo saluta regalandogli un suo libro appena uscito, con una dedica personalizzata.

Operaie della Cooperativa “Il Lavoro”di Porto Potenza Picena intente alla confezione dei capi.

Nel 1966, dopo sette anni, rientra in Italia. Riprende immediatamente il ruolo di dirigente della sinistra. Nella sua città, Potenza Picena, sta per chiudere una fabbri­ca di confezioni con una cinquantina di operai, soprattutto donne. Cingolani lancia l’idea di costituire una cooperativa dei dipendenti per acquisire l’azienda e continuare la produzione. Nasce così “Il Lavoro”, una delle prime cooperative di produzione nel Maceratese e nelle Marche. Ancora oggi, dopo trentanni, la cooperativa realiz­za confezioni mantenendo lo stesso numero circa di dipendenti. Nel 1970 Cingolani viene eletto al Consiglio Comunale di Potenza Picena. Qui muore il 3 novembre 1993.

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

Elio Dante Percossi. Foto di Guglielmo Percossi.

Nel contesto della storia economica di Potenza Picena, del dopoguerra in particolare, un ruolo molto importante ha rivestito un personaggio locale veramente straordinario.

Si tratta di Elio Dante Percossi, nato a Potenza Picena il giorno 15/04/1907 da Effrendo e da Teresa Bernacchini. Il giorno 16/04/1932 si sposa con la signora Giuseppa Morgoni e dal loro matrimonio nasceranno i figli Maria Pia, Bruna e Guglielmo. Muore a Potenza Picena il 23/02/1968.

Dopo la scuola elementare che frequenta a Potenza Picena con i maestri Renato De Angelis, Raffaele Petetti ed Alessandro Palombari, si iscrive alla scuola d’arte “Ambrogio della Robbia”, segue il corso di avviamento professionale e a 14 anni inizia l’apprendistato presso il fabbro Gualtiero Maggini, in Piazzale Santo Stefano.

Successivamente, nel dopoguerra, si mette in proprio e diventa uno dei commercianti più importanti di Potenza Picena, esempio di coraggio ed intraprendenza.

Elio Dante Percossi suona molto bene la fisarmonica e fa parte della Banda Cittadina, come il fratello Giuseppe, con il maestro Giulio Gasparrini. Ama molto il saltarello.

La sua passione commerciale è iniziata come rappresentante, venditore e riparatore di macchine da cucire “Necchi Meccaniche”, con filiali non solo a Potenza Picena, ma anche a Porto Potenza Picena, Montelupone e Recanati. In queste realtà si effettuano anche i corsi professionali per insegnare alle ragazze del luogo ad usare le macchine meccaniche Necchi.

Macchina da cucire Necchi. Foto Fulgor di Adriano Andreani. Prop. Guglielmo Percossi.

Elio, con la sua macchina Fiat Topolino, garantiva l’assistenza tecnica alle ragazze che avevano acquistato le macchine della ditta di Pavia.

Si tenga conto che, nello stesso periodo, a Potenza Picena c’erano altri due rappresentanti di macchine da cucire, veramente un record, Stelvio Grandinetti per la Borletti ed Igino Ciuccarelli per la Singer.

Grazie alla presenza massiccia di questi rappresentanti di macchine da cucire, Potenza Picena è riuscita a fornire tante ragazze che costituiranno la manodopera per le industrie di abbigliamento che sorgeranno nella nostra città successivamente, in particolare per la Rogin Fashion e non solo.

Esterno del Negozio Necchi di Elio Dante Percossi in Viale Trieste. Foto di Guglielmo Percossi.

Elio Dante Percossi non solo vendeva e curava la manutenzione delle macchine da cucire Necchi, ma successivamente avrà anche la rappresentanza e vendita delle biciclette Bianchi, di motorini e delle moto Motobi e Benelli.

In queste sue molteplici attività commerciali, Elio era aiutato dal figlio Guglielmo.

Oggi il figlio Guglielmo Percossi, fabbro in pensione, possiede una straordinaria collezione di macchine da cucire Necchi e non solo, tutte funzionanti, testimonianza eloquente dell’attività del padre Elio, un vero vulcano di iniziative commerciali ed un esempio di imprenditorialità a Potenza Picena.

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