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Archive for the ‘Personaggi’ Category

scocco_990613876Dopo la tennista internazionale argentina Gabriela Sabatini, il calciatore campione del mondo nel 2006 con la nazionale italiana Mauro German Camoranesi, Potenza Picena può vantare un Argentina un altro famoso sportivo le cui origini rimandano alla nostra città. Si tratta del calciatore Ignacio Martin Scocco, meglio conosciuto con il soprannome di nacho, attaccante attualmente in forza alla squadra di Rosario dei Newell’s Old Boys che milita nella serie A argentina.

Ignacio Martin Scocco ha vestito anche la maglia della nazionale argentina, giocando una partita e segnando due goal ed ha giocato anche con la nazionale giovanile, giocando 12 partite e segnando 3 goal.

Ha avuto molte esperienze internazionali in Messico, Grecia, Emirati Arabi, Brasile ed Inghilterra. Ignacio Martin Scocco è uno dei 1813 argentini iscritto all’AIRE (Albo degli Italiani Residenti all’Estero) di Potenza Picena.

Il suo bisnonno Giuseppe Scocco era emigrato da Potenza Picena per l’Argentina nel 1913 a soli 16 anni e non è più ritornato in Italia. E’ morto a Elortondo in Argentina il giorno 24/11/1988. Giuseppe Scocco era nato a Potenza Picena il giorno 7/3/1897 da Nazzareno e Maria Buffolotti in C.da Uccelliera n. 261, che si erano sposati nella nostra città il 10/12/1895. Giuseppe Scocco si è poi sposato in Argentina con la Sig.ra Antonia Camilletti, originaria di Ancona e dal loro matrimonio sono nati sei figli: Ana Maria, Margarita, Medi Norma, Nazareno Hugo, Eugenio Raoul e Ricardo.

Ignacio Martin Scocco è nato il giorno 29/5/1985 a Venado Tuerto, anche se la sua famiglia viveva ad Humes, da Hector Antonio e Maria Del Carmen Donati ed è il nipote di Nazareno Hugo Scocco.

A Potenza Picena vivono ancora dei parenti del calciatore Ignacio Martin Scocco, nipoti di Rosa Scocco che era la sorella di Giuseppe. Tra di loro don Bruno Marconi, attualmente parroco a Monte San Giusto ed i suoi fratelli Maurizio e Sandro. Anche i fratelli Romolo, Luciano e Giuseppa Scocco, figli di Augusto Scocco, sono loro lontani parenti e vivono a Porto Potenza Picena.

scoccoIl giorno martedì 14/3/2017 sono venute a Potenza Picena dall’Argentina le Sig.re Margarita Scocco e le sue figlie Miriam e Nanci Degano Scocco, parenti del calciatore Ignacio Martin Scocco. Sono state ricevute in comune dal nostro Sindaco Francesco Acquaroli e gli hanno consegnato la maglietta di Ignacio Martin Scocco con il suo numero 32 della squadra dei Newell’s Old Boys di Rosario, con una sua dedica alla nostra città.

Il Sindaco Acquaroli è stato molto contento del suo bellissimo dono, lo ha ringraziato e invitato ufficialmente a venire a Potenza Picena a conoscere la città di origine del suo bisnonno Giuseppe Scocco.

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Ignacio Martín Scocco “NACHO”, futbolista argentino con orígenes potentinos Ciudad de Potenza Picena – I T A L I A

Traducción para Emilio Zamboni

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Ignacio Martin Scocco con la maglia della nazionale Argentina. Foto di Miriam Degano Sccocco.

Después de la tennista internacional argentina Gabriela Sabatini y, el futbolista campeón del mundo en el año 2006 con la selección italiana, Mauro Germán Camoranesi, Potenza Picena puede sentirse una Argentina, con otro famoso deportista originario de nuestra ciudad. Se trata del futbolista Ignacio Martín Scocco, mas conocido por “Nacho”, actual atacante del equipo de Newell’s Old Boys de Rosario que milita en la serie “A” en Argentina.
Ignacio Martín Scocco, también ha vestido la camiseta de la Selección Argentina jugando un partido y siendo autor de dos goles y además, jugó en la selección juvenil Argentina 12 partidos, señalando tres goles. Adquirió mucha experiencia internacional en Méjico, Grecia, Emiratos Arabes, Brasil e Inglaterra.
Ignacio Martín Scocco es uno de los 1813 argentinos inscriptos en AIRE ( Albo de los Italianos Residentes en el Exterior) de Potenza Picena.
Su bisabuelo Giuseppe Scocco emigró de Potenza Picena hacia la Argentina en el año 1913, con solo 16 años; nunca retornó a Italia. Murió en Elortondo, Provincia de Santa Fe, Argentina, el dia 24 de noviembre de 1988. Había nacido en Potenza Picena el día 7 de marzo de 1897, hijo de Nazzareno y María Buffolotti, en la avenida Uccelliera N° 261; casado en Argentina con la Señora Antonia Camilletti, originaria de Ancona y de este matrimonio nacieron seis hijos: Ana María, Margarita, Medi Norma, Nazareno Hugo, Eugenio Raoul y Ricardo.
Nuestro personaje, Ignacio Martín Scocco nació un 29 de mayo de 1985 en Venado Tuerto, Provincia de Santa Fe, aunque su familia vivía en Hume, vecino a Rosario, es hijo de Héctor Antonio y de María del Carmen Donati y nieto, de Nazareno Hugo Scocco.
En Potenza Picena viven aún parientes de Ignacio Martín Scocco, nietos de Rosa Scocco, hermana de su bisabuelo Giuseppe, entre ellos, don Bruno Marconi, actualmente Párroco de Monte San Giusto, hermano de Maurizio y Sandro y también, los hermanos Romolo, Luciano y Josefa Scocco, hijos de Augusto Scocco, todos parientes lejanos que viven en Potenza Picena.
scoccoEl dia 14 de marzo de este año, vinieron de la Argentina a Potenza Picena las Señoras Margarita Scocco y sus hijas Miriam y Nanci Degano Scocco, parientes de Ignacio Martín Scocco. Fueron recibidas en la Comuna por nuestro Síndaco Francesco Acquaroli y le consignaron la camiseta número 32 de Ignacio Martín Scocco del equipo de Newel’s Old Boys de Rosario, con una dedicación para nuestra ciudad.
El Síndaco Acquaroli se puso muy contento por la gentil donación. Agradeció e invitó oficialmente a Ignacio Martín a visitar Potenza Picena, para conocer la ciudad originaria de su bisabuelo Giuseppe Scocco.

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Busto di Bruno Mugellini

Il maestro Bruno Mugellini è nato a Potenza Picena il giorno 24 Dicembre 1871 in Piazza Grande, l’attuale Giacomo Matteotti, ed è morto a Bologna il giorno 15 Gennaio del 1912.

La nostra città nel 2012, in occasione del centenario della morte, gli ha dedicato un Convegno Nazionale di studio che ha richiamato a Potenza Picena i massimi esperti di Bruno Mugellini ed anche per la prima volta i suoi parenti, in particolare la nipote Rosa Mugellini di Roma insieme al figlio, il musicista Bruno Re.

Gli atti di questo importante convegno sono stati pubblicati solo agli inizi del 2016, grazie all’impegno economico del Dott. Roberto Domenichini, attuale Direttore dell’Archivio di Stato di Pesaro, nostro illustre concittadino.

Dal giorno 8/10/2016 fino al 22/10/2016 si è svolta a Potenza Picena la prima edizione del Mugellini Festival, Direttore Artistico il M° Lorenzo Di Bella, con tre concerti di pianoforte che hanno avuto un grandissimo successo di pubblico.

Gruppo con busto mugellini

Michela Nibaldi il giorno della presentazione del busto a teatro. 16/10/2016. Foto di Luigi Gasparroni.

Durante il concerto del giovane pianista quindicenne Jacopo Fulimeni, che si è tenuto nel contesto del Teatro Mugellini il giorno 16/10/2016, è stato presentato in anteprima il busto in ceramica del M° Bruno Mugellini, opera dell’artista di Recanati Michela Nibaldi.

È indubbiamente una bellissima opera d’arte che rende omaggio in maniera straordinaria ad un grande musicista, il M° Bruno Mugellini, famoso per il suo metodo di esercizi tecnici per pianoforte in tutto il mondo.

Il nostro Comune, con determina n. 02/2017 del giorno 29/12/2016, ha deciso di acquistare il busto dal Sig. Mauro Mazziero di Potenza Picena al prezzo di Euro 2500,00 e di collocarlo nel contesto del foyer del Teatro Comunale che porta dal giorno 28 ottobre 1933 il suo glorioso nome. L’opera è stata consegnata il giorno mercoledì 15 febbraio 2017.

Potenza Picena deve diventare sempre di più la città di Bruno Mugellini. Abbiamo un Teatro a lui intitolato, una via del nostro centro storico porta il suo nome, una scuola di musica si richiama a lui ed un festival gli è dedicato. Ora abbiamo anche un suo busto in ceramica.

bruno_mugelliniPresso la nostra Biblioteca Comunale Carlo Cenerelli Campana, si trovano diversi volumi dei suoi lavori di revisione di metodi di grandi musicisti internazionali. Mancavano completamente gli otto volumi del suo metodo di esercizi tecnici per pianoforte. I primi cinque volumi di questo metodo sono stati donati da un privato cittadino ed accettati dal nostro comune in data 14/4/2017. Ci si augura che in futuro anche gli altri 3 volumi mancanti del metodo Mugellini, cioè i numeri 6, 7 e 8, possano essere trovati ed acquisiti al patrimonio dell’Ente, in modo da completare il suo “testamento” musicale.

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a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

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Bambini e Bambine dell’asilo intorno all’edicola votiva dedicata alla Madonna di Lourdes – Foto 1961

Nel 1972, il giorno 10 di luglio, hanno lasciato Potenza Picena le suore dell’ordine delle Figlie della Carità di Siena che erano giunte nella nostra città dopo il 1869.

In quell’anno, la Signora Albina Gezzi Ved. Pierandrei, alla sua morte, lasciò con testamento tutti i suoi beni, quelli del marito Giovanni e del cognato canonico Angelo Pierandrei all’Ospedale Alessandro Bonaccorsi di Potenza Picena, decidendo altresì la presenza all’interno della struttura sanitaria delle suore dell’ordine delle Figlie della Carità di Siena.

Quest’ordine religioso fondato in Francia il 29 novembre del 1633 da San Vincenzo de’ Paoli (1581-1660) e da Santa Luisa di Marillac (1591-1660) si è sempre distinto fin dall’inizio per l’assistenza ai malati all’interno degli Ospedali. La memoria liturgica di Santa Luisa di Marillac si celebra il giorno 15 Marzo, mentre quella di San Vincenzo de’ Paoli il 27 Settembre. A Potenza Picena inoltre la Congregazione di Carità gestiva dal 1867 l’Orfanotrofio Femminile Ludovico Marefoschi e dal 1875 anche l’Asilo Infantile Masina Paparella, oltre che il cosiddetto Ospizio per vecchie e vecchi Giuseppe Garibaldi. Prima dell’arrivo delle suore delle Figlie della Carità, a Potenza Picena c’erano le suore dell’ordine di Sant’Anna di Torino, che sono venute da noi nel 1867 chiamate dalla Congregazione di Carità a gestire l’Orfanotrofio Femminile e nel 1886 hanno smesso il loro servizio presso le nostre istituzioni assistenziali per la mancanza di suore.

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Bambini e bambine dell’Asilo Infantile di Potenza Picena. Anno 1958. Foto Eugenio Borroni.

A quel punto le autorità del nostro comune hanno avanzato la proposta di gestione di queste strutture alle Figlie della Carità di Siena, già presenti nel contesto del nostro Ospedale Alessandro Bonaccorsi fin dal 1869. Quindi dall’anno 1886 queste benemerite suore hanno seguito l’organizzazione e la gestione ininterrottamente fino al 1972, quando sono andate via, sia dell’Orfanotrofio Femminile, che dell’Asilo Infantile e dell’Ospizio per vecchi e vecchie, oltre che garantire l’assistenza infermieristica all’interno del nostro Ospedale fino quando questa struttura ha funzionato.

Nel contesto dell’Orfanotrofio dal 5/12/1920 seguivano anche la scuola e laboratorio femminile Regina Elena per le ragazze orfane e non solo, in modo da poterle avviare alla vita civile dopo la loro uscita dall’Istituto. Si insegnavano loro diversi mestieri, tra cui taglio di biancheria per corredi, sartoria semplice, confezione di biancheria, mutande, camice.

Le Figlie della Carità di Potenza Picena seguivano anche le aderenti all’Associazione Figlie di Maria, costituita nella nostra città il giorno 8/9/1904. La loro è stata una presenza molto importante che ha consentito al nostro Comune, tramite prima la Congregazione di Carità poi con l’ECA (Ente Comunale di Assistenza), di portare avanti tutte quelle attività rivolte alle fasce sociali più deboli della nostra società, come le orfane, gli anziani, i bambini ed i malati.

Queste nostre istituzioni assistenziali sono state oggetto di studio da parte di due giovani negli anni passati, Isabella Torresi di Montelupone e Pamela Battistelli di Porto Potenza Picena, con ottimi risultati di ricerca. Inoltre nel 2006 le Edizioni Vincenziane hanno pubblicato un interessante volume dal titolo La storia delle Figlie della Carità continua…, che al suo interno contiene notizie che riguardano la loro presenza sia a Potenza Picena, dal 1885 fino al 1972, che presso l’Istituto di Riabilitazione Santo Stefano di Porto Potenza Picena dal 1935.

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bambini insieme alla suora cappellona in Piazza Matteotti. Anni 20 del Novecento.

Anche se le suore non sono più presenti nella nostra città dal giorno 10/7/1972, rimane molto forte la memoria della loro opera religiosa, assistenziale ed umana nella nostra realtà, sempre al servizio dei più deboli. Le Cappellone, come popolarmente erano chiamate da tutti a Potenza Picena, meritano sicuramente un ricordo affettuoso e riconoscente. Invitiamo tutti coloro che posseggono foto con le suore a Potenza Picena a segnalarcele e se possibile ad inviarcele, per poter eventualmente pubblicarle o organizzare una bella mostra fotografica per ricordarle.

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Clito Carestia bersagliere durante il servizio militare in Italia. Foto Franco Carestia.

In un precedente articolo sul nostro blog ci siamo ampiamente occupati dell’astronomo Reinaldo Carestia, figlio di Clito di Potenza Picena. Ora invece vogliamo parlare di Clito Carestia, uno dei tantissimi emigrati che sono partiti da Potenza Picena per lavorare nella lontana terra d’Argentina.

Clito (Clitofonte, Salvatore), nasce a Potenza Picena il giorno 2 aprile del 1904 in Piazza Principe di Napoli, l’attuale Giacomo Matteotti, da Antonio, facocchio, cioè costruiva birocci e da Anna Moretti, casalinga. È stato battezzato nella Collegiata di Santo Stefano da Don Giuseppe Gironelli. Secondo di sei figli, tra cui Igino, Rinaldo, Luigi, Maria e Fernanda, frequenta la scuola Elementare locale con la maestra Maria Marconi, moglie del M° Azzolino Clementoni.

Insieme a lui durante la scuola elementare troviamo anche Emilio Sabbatini, antenato della tennista internazionale argentina Gabriela Sabatini. Dopo la scuola elementare frequenta i corsi della Scuola d’Arte applicata all’industria Ambrogio Della Robbia dall’anno 1915 fino al 1918, scuola fondata a Potenza Picena nel 1873 da Domenico Filippetti e proseguita con il Prof. Umberto Boccabianca. Dai suoi numerosi disegni conservati nel contesto del materiale di questa scuola, Clito Carestia doveva essere veramente bravo.

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Famiglia Carestia Antonio.

Il suo professore in questi corsi è stato Alessandro Palombari, insegnante elementare. Dopo i corsi della Scuola d’Arte ha svolto il mestiere del padre, cioè il facocchio, costruiva birocci, mentre il fratello Igino li dipingeva.

Dopo il servizio militare nei bersaglieri, nel 1926 emigra in Argentina, a San Juan, dove si trovavano già da molti anni i fratelli di sua madre, i Moretti, Francesco, Eugenio, Augusto e Giulio. In questa nuova realtà ha svolto il mestiere di falegname. Il giorno 24 luglio del 1931 si è sposato con la Sig.ra Maria Vincenza Moretti, sua parente, che era nata in Argentina e dal loro matrimonio sono nati quattro figli, il primo dei quali Reinaldo, l’astronomo nel 1932, poi le altre tre figlie Ana, Fernanda e Dina.

Nel 1968 è ritornato a Potenza Picena a ritrovare i suoi fratelli e sorelle, un ritorno dopo ben 42 anni dalla sua partenza nel 1926. È rimasto a Potenza Picena dal 23/5/1968 fino al 9/10/1968. È morto a San Juan il giorno 2 novembre 1990, mentre sua moglie Maria Vincenza Moretti è morta dopo di lui il giorno 5/7/1997.

Un suo cugino, Antonio Carestia figlio di Augusto, è stato Sindaco di Potenza Picena dal 1946 fino al 1951. Oggi in Argentina vivono tutte le sue figlie, i nipoti e pronipoti.

Un suo pronipote, Francisco Palacio, figlio di Nirva Ana Carestia e di Reinaldo Palacio gioca attualmente in Italia nella società di basket Virtus di Ruvo di Puglia (BA).

Disegno di Clito Carestia della Scuola d'Arte di Potenza Picena. ASCPP.

Disegno di Clito Carestia della Scuola d’Arte di Potenza Picena. ASCPP.

Il giorno 19 gennaio 2017 è venuta a Potenza Picena per la prima volta anche sua nipote Nirva Ana Carestia, figlia dell’astronomo Reinaldo, con suo figlio Santiago ed hanno fatto visita ai loro parenti, in particolare Franco e Beniamino Carestia.

Sono stati anche ricevuti in Comune il giorno 20 gennaio 2017 dal nostro Sindaco Francesco Acquaroli.

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LA HISTORIA DE CLITO CARESTIA DE POTENZA PICENA EN ARGENTINA

Traducción por Emilio Zamboni
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Clito Carestia bersagliere durante il servizio militare in Italia. Foto Franco Carestia.

En un artículo anterior de nuestro blog nos ocupamos ampliamente del astrónomo Reinaldo Carestía, hijo de Clito de Potenza Picena. Ahora, en cambio, queremos hablar de Clito Carestia, uno de los tantísimos emigrantes que partieron de Potenza Picena para trabajar en la lejana tierra Argentina-
Clito ( Clitofonte, Salvatore) nació en Potenza Picena un 2 de abril de 1904 en Plaza Príncipe de Nápoles, actual Piazza Giacomo Matteotti, hijo de Antonio, que construia vehículos de dos ruedas y, de Anna Moretti, ama de casa. Fue bautizado en la Colegiada de Santo Stefano por Don Giuseppe Gironelli; era el segundo de seis hermanos de nombres Igino, Rinaldo, Luigi. María y Fernanda. Frecuentó la escuela elemental local, con la maestra María Marconi, mujer del maestro Azzolino Clementoni.
Junto a él, durante la escuela elementaria, encontramos también a Emilio Sabbatini, antepasado de la tenista internacional argentina, Gabriela Sabatini. Después de la escuela elementaria frecuentó los cursos de la Escuela de Arte, aplicada a la industria Ambroggio Della Robbia, desde el año 1915 hasta el 1918; escuela fundada en Potenza Picena en 1873 por Domenico Filippetti y continuada por el Profesor Umbero Bocabiancca. De sus numerosos diseños conservados en el archivo de materiales de esta escuela, se desprende que Clito Carestia debe haber sido muy habil.

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Famiglia Carestia Antonio.

Su profesor en estos cursos fue Alessandro Palombari, enseñante elemental. Despues de los cursos de la Escuela de Arte, desarrolló el oficio del padre, es decir, constructor de carruajes, mientras el hermano Igino los pintaba.
Luego del servicio militar como experto en tiro, en el año 1926 emigró para la Argentina, Provincia de San Juan, donde se encontraban sus tios Moretti, hermanos de su madre, Francesco, Eugenio, Augusto y Giulio.
En esta nueva realidad desempeñó el oficio de carpintero. Se casó el 24 de julio de 1931 con la señora María Vincenza Moretti, pariente suya, nacida en Argentina y, de este matrimonio nacieron cuatro hijos: el primero el astrónomo Reinaldo en 1932, después, Ana, Fernanda y Dina.
En el 1968 retornó a Potenza Picena a encontrarse con sus hermanos y hermanas; un retorno después de 42 años de su partida en 1926. Estuvo en Potenza Picena desde el 23 de mayo de 1968 hasta, el 9 de octubre del mismo año. Murió en San Juan el día 2 de noviembre de 1990, mientras su mujer Maria Vincenza Moretti falleció el 5 de julio de 1997.
Un primo suyo, Antonio Carestía, hijo de Augusto, fue Síndico de Potenza Picena, desde 1946 hasta 1951. Hoy en Argentina viven todos sus hijos, nietos y sobrinos segundos.
Uno de estos sobrinos, Francisco Palacio, hijo de Nirva Ana Carestía y de Reinaldo Palacio, juega actualmente en Italia en la sociedad de Basket “Virtus di Ruvo di Puglia (BA)”.

Disegno di Clito Carestia della Scuola d'Arte di Potenza Picena. ASCPP.

Disegno di Clito Carestia della Scuola d’Arte di Potenza Picena. ASCPP.

El día 19 de enero del 2017, vino a Potenza Picena por primera vez, su nieta Nirva Ana Carestia, hija del astrónomo Reinaldo, con su hijo Santiago. Visitaron a sus parientes, en particular a Franco y Beniamino Carestía. Además fueron recibidos en la Comuna de Potenza Picena, el dia 20 de enero del 2017, por nuestro Síndico Francesco Acquaroli.

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Quadro di saint Gérard (San Girio) presente all’interno della Chiesa di Notre-Dame du Lac di Lunel. (Foto Mathilde Delprat)

San Girio è il comprotettore di Potenza Picena, insieme a Santo Stefano Protomartire ed a Santa Maria Maddalena, ed è venerato non solo nella nostra città, ma anche in Francia, a Lunello sua città natale.

In un libro pubblicato in francese nel 1878 dal titolo “Notice sur la ville de Lunel au Moyen-Age et vie de Saint Gérard” scritto dall’abate A. Roüet (il volume è consultabile in rete), troviamo al suo interno notizie sulla città di Lunello, sulla vita di San Girio  e riferimenti a p. Antonio Maria Costantini da Monte Santo, postulatore della causa sopra il culto immemorabile del santo, oltre ad altri documenti e notizie molto interessanti.

Tra l’altro viene pubblicata una lettera del Vescovo di Fermo Mons. Gabriele Ferretti del 28/1/1838 indirizzata al Vescovo di Montpellier Mons. Thibault, da cui dipendeva Lunel, che ci fa conoscere notizie che denotano l’interesse della città di Lunello verso San Girio, questo loro figlio illustre morto a Monte Santo.

Infatti nel 1838 il Vescovo di Montpellier mandò due canonici a Fermo, i reverendi Paleirac e Caumette a conferire con il Vescovo della città Mons. Gabriele Ferretti, per poter avere una reliquia di San Girio, per i francesi S. Gérard, da portare a Lunello per la venerazione dei fedeli di quella città.

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Statua di S. Gérard (San Girio) presente all”interno della Chiesa di Notre-Dame du Lac di Lunel. (Foto Mathilde Delprat)

Da questa lettera, sconosciuta a Potenza Picena, si possono conoscere notizie molto importanti, mai citate in precedenza, ad esempio che il corpo di S. Girio era stato cercato nella Piazza Grande, oggi Giacomo Matteotti, dopo il 1796 quando era stata abbattuta la Pieve di S. Stefano dove al suo interno si trovava un altare dedicato a S. Girio. Il Vescovo Gabriele Ferretti comunica che in tale ricerca non è stato ritrovato il corpo del Santo. Pertanto tenendo conto che a Monte Santo si conservavano all’epoca due piccole reliquie di S. Girio, una da parte dei canonici della Collegiata di S. Stefano e l’altra da parte del canonico Terenzio Pierandrei che la usava per far guarire i malati di epilessia, consentì ai due parroci francesi di portarsi via la reliquia che era conservata dal Pierandrei. Inoltre venne mandata in Francia, nel 1874, a Lunello anche una copia del libro sulla vita di S. Girio di Alessandro Marinucci del 1766, insieme ad un libro di preghiere che si usava a Potenza Picena per poter ottenere i favori del Santo e due copie delle bolle del Pontefice Pio II del 27/5/1463 che confermava l’una i miracoli di S. Girio e l’altra accordava le indulgenze alla Chiesa che porta il suo nome.

Gli originali di queste due bolle si conservano ancora oggi gelosamente nel contesto del nostro archivio storico comunale.

Copertina del libro di Adolphe Auguste Roüet. Montpellier 1878.

Copertina del libro di Adolphe Auguste Roüet. Montpellier 1878.

La reliquia di San Girio portata a Lunello è stata collocata in una teca e deposta ai piedi della statua che rappresenta l’immagine del santo. L’avvenimento dell’arrivo della reliquia di San Girio a Lunello è stata una grande festa per tutta la comunità religiosa di quella città. Questo libro storico della città di Lunello ci è stato segnalato da Luca Carestia e testimonia ancora di più il culto di S. Girio nella sua città natale e sarebbe opportuno che la nostra biblioteca comunale ne acquistasse una copia. Inoltre il nostro comune dovrebbe instaurare con Lunello un rapporto di gemellaggio sia nel nome di San Girio ed anche dell’uva, in quanto questa città è famosa per il suo vino moscato, mentre Potenza Picena è rinomata per la sua festa del Grappolo d’Oro, manifestazione che si svolge ogni anno, dal 1955, alla fine di settembre.

Desideriamo ringraziare Mathilde Delprat, segretaria della parrocchia di St. Philippe Vidourle, per averci gentilmente inviato e concesso la pubblicazione delle foto del quadro e della statua di S. Gérard presenti nella chiesa di Notre-Dame du Lac a Lunel. Da come riferisce la sig.ra Delprat non risulta che nella chiesa sia attualmente presente la reliquia di S. Girio; motivo di tale mancanza rimane a lei ignoto, cosi come del fatto che al posto di quella di S. Girio sia presente quella di S. Fructueux.


Le culte de Saint Gérard, copatron de Potenza Picena, à Lunel (France) sa ville natale et la possibilité d’un jumelage entre les deux villes au nom du Saint.

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Quadro di saint Gérard (San Girio) presente all’interno della Chiesa di Notre-Dame du Lac di Lunel. (Foto Mathilde Delprat)

Traduction par Sandra Moroncini

Saint Gérard est le copatron de Potenza Picena, avec le protomartyr Saint Etienne et Sainte Marie Madeleine, il est vénéré non seulement dans notre ville, mais en France aussi, à Lunel sa ville natale.
Dans un livre édité en français en 1878, intitulé « Notice sur la ville de Lunel au Moyen Age et vie de Saint Gérard » et écrit par l’abbé A. Roüet (le volume peut être consulté sur internet), nous trouvons des notices sur la ville de Lunel, sur la vie de Saint Gérard écrite par le père Matteo Masio de l’ordre des Augustins, des références à père Antonio Maria Costantini de Monte Santo, postulateur de la cause au sujet du culte immémorial du Saint, et encore d’autres documents et notices très intéressants.
Entre autres vient éditée une lettre de l’évêque de Fermo, Monseigneur Gabriele Ferretti, duquel dépendait Lunel, qui nous fait connaître des notices lesquelles dénotent l’intérêt de la ville de Lunel pour Saint Gérard, leur fils illustre mort à Monte Santo.
En effet en 1838 l’évêque de Montpellier envoie deux chanoines à Fermo, les curés Peleirac et Caumette, pour avoir un entretien avec l’évêque de la ville, Monseigneur Gabriele Ferretti, dans le but d’obtenir une relique de Saint Gérard à transporter à Lunel, pour la vénération des fidèles de cette ville-là.

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Statua di S. Gérard (San Girio) presente all”interno della Chiesa di Notre-Dame du Lac di Lunel. (Foto Mathilde Delprat)

Dans cette lettre, inconnue à Potenza Picena, on peut trouver des notices très importantes, jamais citées précédemment, par exemple on dit qu’en 1796, après la démolition de l’église paroissiale de Saint Etienne où se trouvait un autel dédié à Saint Gérard, le corps du Saint avait été cherché dans la « Piazza Grande », aujourd’hui « Giacomo Matteotti », mais la recherche n’avait pas donné de résultats positifs.
Du moment que Monte Santo conservait, à cette époque-là, deux petites reliques de Saint Gérard, l’une chez les chanoines de l’église collégiale de Saint Etienne et l’autre chez le chanoine Terenzio Pierandrei qui l’utilisait pour faire guérir les malades d’épilepsie, l’évêque autorisa les deux curés français à prendre la relique qui était conservée chez Pierandrei.
En outre, en 1874, furent envoyés à Lunel une copie du livre de Alessandro Marinucci sur la vie de Saint Gérard, un autre livre de prières qui était utilisé à Potenza Picena pour obtenir les faveurs du Saint et deux copies des bulles du Pape Pie II du 27 mai 1463, la première confirmait les miracles de Saint Gérard et l’autre accordait les indulgences à l’église qui porte son nom.
Les originaux des deux bulles sont encore conservés, jalousement, dans nos archives historiques.

Copertina del libro di Adolphe Auguste Roüet. Montpellier 1878.

Copertina del libro di Adolphe Auguste Roüet. Montpellier 1878.

La relique de Saint Gérard, amenée à Lunel, a été placée dans une châsse et déposée aux pieds de la statue du Saint.
L’arrivée de la relique de Saint Gérard à Lunel a été une grande fête pour toute la communauté religieuse de la ville.
Luca Carestia nous a signalé ce livre historique, sur la ville de Lunel, qui témoigne encore plus le culte de Saint Gérard dans sa ville natale et il conviendrait d’en acheter une copie pour notre bibliothèque municipale.
De plus notre commune devrait instaurer avec Lunel un jumelage au nom de Saint Gérard et du raisin aussi, puisque cette ville est célèbre pour son muscat et Potenza Picena est renommée pour la fête du « Grappolo d’oro », une manifestation qui se réalise chaque année, depuis soixante-deux ans, fin septembre.
Nous désirons remercier madame Mathilde Delprat, secrétaire de la paroisse de Saint Philippe Vidourle, d’avoir voulu nous envoyer les photos du tableau et de la statue de Saint Gérard qui sont dans l’église de Notre-Dame du Lac à Lunel.
Madame Delprat rapporte que dans l’église la relique de Saint Gérard n’est pas présente, elle ne connaît pas la raison de cette absence et elle ne sait pas expliquer pourquoi dans l’église il y a les reliques de Saint Fructueux à la place de celles de Saint Gérard.

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Il giorno martedì 14 marzo 2017, alle ore 11,30, la Sig.ra Margarita Scocco e le sue figlie Miriam e Nanci Degano Scocco di Rosario in Argentina sono state ricevute in Comune dal nostro Sindaco Francesco Acquaroli.

Erano presenti all’incontro anche due parenti delle Sig.re Scocco, don Bruno Marconi di Porto Potenza Picena, attualmente parroco a Monte San Giusto, con suo fratello Maurizio che invece vive a Civitanova Marche.

Sono i nipoti della signora Rosa Scocco. Insieme sono voluti essere presenti all’incontro alcuni cittadini di Potenza Picena che si occupano dell’accoglienza dei discendenti dei nostri emigrati che vengono dall’Argentina.

Tra di loro Emilio Zamboni, Mariella Morello, Nazzareno Girotti, Giuseppe Properzi e Paolo Onofri che ha mantenuto i rapporti con le Sig.re Scocco. Presenti inoltre l’assessore al turismo Paolo Scocco e l’addetto stampa del nostro comune Michele Emili. Il servizio fotografico è stato effettuato con molta professionalità da Bruno Belardinelli, socio del locale fotoclub, che ringraziamo per la sua disponibilità.

Le signore Scocco sono le parenti del calciatore argentino Ignacio Martin Scocco che attualmente gioca con la squadra di seria A dei Newell’s Old Boys di Rosario, il cui bisnonno Giuseppe era partito nel 1913 da Potenza Picena per emigrare in Argentina.

Ignacio Martin Scocco.Il Sindaco Francesco Acquaroli ha ricevuto dalle Sig.re Scocco la maglia n. 32 di Ignacio Martin Scocco “Nacho”, con una sua dedica alla nostra città.

Consegnati altri doni inviati tramite le signore Scocco dall’Associazione Familia Marchigiana di Rosario e dal Sindaco della città di Elortondo.

Il Comune di Potenza Picena ha consegnato una copia del libro su Potenza Picena “Il Fascino della storia ed il respiro del mare” curato da Renza Baiocco alle Sig.re Scocco, ad Ignacio Martin Scocco, all’Associazione Familia Marchigiana di Rosario ed al Sindaco di Elortondo, che è stato invitato a Potenza Picena. Inviato anche il DVD con la cerimonia dell’inaugurazione della Piramide de Mayo in Largo Leopardi del 16 luglio 1967 e lo scritto di Emilio Zamboni “Panorama di Potenza Picena”.

Il Sindaco di Potenza Picena Francesco Acquaroli ha inoltre consegnato una lettera alle Sig.re Scocco per il calciatore Ignacio Martin Scocco dove lo si ringrazia per il suo dono, cioé la maglietta, e lo si invita a Potenza Picena a conoscere la città del suo bisnonno Giuseppe.

Non poteva mancare a coronamento dell’incontro la foto di gruppo davanti alla Piramide de Mayo di Largo Leopardi, simbolo dell’indipendenza argentina e testimonianza della nostra emigrazione in quella terra lontana del sud America.

flia.José Scocco

Potenza Picena è stata molto felice di aver potuto incontrare le signore Scocco, Margarita e le sue figlie Miriam e Nanci e ci si augura che anche il calciatore Ignacio Martin Scocco, possa accettare l’invito del nostro Sindaco e venire finalmente a Potenza Picena.

 


Potenza Picena Encuentra a la Familia Scocco de Rosario, en Argentina

_DSC1764traducción por Emilio Zamboni

El dia 14 de marzo de 2017, a la hora 11,30, la señora Margarita Scocco y sus hijas Miriam y Nanci Degano Scocco de Rosario en Argentina, fueron recibidas en el Municipio de nuestro Sindico Francesco Acquaroli.

Estaban presente también dos parientes de la Señora Scocco, don Bruno Marconi del Puerto Potenza Picena, actualmente Parroco de Monte San Giusto, con su hermano Maurizio que vive en Civitanova Marche. Son sobrinos de la Señora Rosa Scocco.

También estaban presentes en este encuentro, algunos ciudadanos de Potenza Picena que se ocupan de recibir descendientes de nuestros emigrados que vengan de la Argentina, entre ellos: Emilio Zamboni, Mariella Morello, Nazzareno Girotti, Giuseppe Properzi e Paolo Onofri, que mantuvo la relación con las Scocco.. Presentes además el asesor al turismo, Paolo Scocco, y el diplomático de nuestro municipio, Michele Emili. El servicio fotográfico fue realizado con profesionalidad por Bruno Belardinelli, socio del Foto Club, a quien agradecemos por su disponibilidad.

Las señoras Scocco son parientes del futbolista argentino, Ignacio Martín Scocco, que actualmente juega en la escuadra A de Newell’s Old Boys de Rosario, cuyo bisnono Giuseppe partió en el 1913 de Potenza Picena para emigrar a la Argentina.

Nuestro Sindico Francesco Acquaroli recibió de las señoras Scocco, la camiseta N* 32 de Ignacio Martín Scocco, “Nacho”, con una dedicación a nuestra ciudad. Además recibió otras donaciones de, la Associazione Familia Marchigiana de Rosario y del Sindico de la Ciudad de Elortondo.

Por su parte el Municipio de Potenza Picena remitió una copia del libro sobre Potenza Picena “Il Fascino della storia ed il respiro del mare”, dedicado de Renza Baiocco a las señoras Scocco. a Ignacio Martín Scocco, a la Associazione Familia Marchigiana de Rosario y al Sindico de Elortondo, que fue invitado a Potenza Picena. También fue enviado el DVD con la ceremonia de la Inauguración de la Pirámide de Mayo en Largo Leopardi, el 16 de julio de 1967 y, el folleto escrito por Emilio Zamboni “Panorama de Potenza Picena”.

Ignacio Martin Scocco.El Sindico de Potenza Picena Francesco Acquaroli, además, remitió una carta a traves de las señoras Scocco para el futbolista Ignacio Martín Scocco, donde le agradece por su envío, la camiseta y, lo invita a Potenza Picena a conocer la ciudad de su bisnono Giuseppe.

No podía faltar para completar este encuentro, la foto del grupo delante de la Pirámide de Mayo del Largo Leopardi, símbolo de la independencia argentina y testimonio de nuestra emigración hacia aquella lejana tierra de Sudamérica.
flia.José Scocco
Potenza Picena ha estado muy feliz de haber encontrado a las señoras Scocco, Margarita y sus hijas Miriam y Nanci y deseamos que también su hijo Ignacio Martín, acepte la invitación de nuestro Sindico a visitar Potenza Picena.

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di Luca Carestia

Incisione raffigurante Gérard e il fratello Effrénaud nei pressi di Pont du Gard.

Tra i testi che contribuiscono alla narrazione della vita di san Girio vi sono la recente Vita di San Girio comprotettore di Potenza Picena, scritta da padre Eugenio Bompadre (1876-1958) nei primi decenni del XX secolo e il ben più antico Della vita, culto, e miracoli di S. Girio confessore Specialissimo Protettore di Monte Santo nel piceno di Alessandro Marinucci, stampato a Roma nel 1766. Nella premessa al suo libro il Bompadre afferma che per la stesura del testo si è servito di una vecchia vita del Santo, stampata nel 1766 a Roma, dando così certezza che lo scritto a cui fece riferimento sia quello del Marinucci. Questi, come ribadito nell’avvertimento premesso al testo, desunse le notizie agiografiche dagli Atti del Santo, e da un autentico Manoscritto in lingua francese. Riguardo queste fonti il Marinucci ci informa che nel 1326 gli Atti furono trovati nell’Archivio della Curia Arcivescovile di Fermo e ne venne fatta una copia che si conserva nella Biblioteca Vallicelliana di Roma; il manoscritto invece fu redatto sugl’antichi Libri della Ven. Confraternita de’ Penitenti Bianchi (oggi detta altresì del Confalone) di Lunello, città del sud della Francia dove si ritiene san Girio provenga.

 

Antonio Maria Costantini e il culto di san Girio

Entrambi i documenti furono consultati dal cappuccino Antonio Maria Costantini da Monte Santo (1693-1767) a seguito dell’incarico affidatogli dall’arcivescovo di Fermo Alessandro Borgia (1682-1764) circa il riconoscimento ufficiale del culto del beato Girio. Per assolvere tale compito l’erudito santese risiedette a Roma dal 1740 al 1741 e, grazie alla sua opera, la S. Congregazione dei Riti concesse officii et missae in honorem beati Gerii nel 1743 (Urbanelli, 1988, p.472, nota 6). Dalla consultazione del testo I cappuccini a Potenza Picena risulta che una tela raffigurante il beato Girio, realizzata nella seconda metà del secolo XVIII forse a opera della bottega del fermano Filippo Ricci (1715-1793), sia conservata all’interno del convento potentino. Stando agli scritti di padre Giuseppe da Fermo, a cui gli autori fanno riferimento, i cappuccini fecero eseguire questo quadro a ricordo dell’opera del p. Costantini e per devozione verso il beato, considerato, perché terziario francescano, loro “confratello” (Monelli, Santarelli, Urbanelli, 1993, p.129).

Olio su tela del XVIII secolo raffigurante il Beato Girio (cm 140×96). Il dipinto è conservato presso il convento dei frati cappuccini di Potenza Picena.

Definito nella Biblioteca Picena come un dotto religioso preso dal genio verso l’antichità (Vecchietti, Moro, 1793, p.314), il Costantini fu uno studioso molto apprezzato nel suo tempo, autore di interessanti ricerche a cui molti eruditi hanno fatto riferimento. Tuttavia, all’entusiasmo di “scavar tra le sue carte”, si accompagna talvolta una nota di sconforto dovuta allo smarrimento di alcuni suoi scritti. Nelle Antichità picene Giuseppe Colucci (1752-1809) affermò infatti che P. Costantini ha scritto ancora separatamente intorno a questo Santo, ma neppur questo mi fù voluto mostrare, precisando in tal modo che non ebbe possibilità di consultare sia il testo agiografico che la raccolta di documenti riguardanti Monte Santo (Colucci, 1795, p.247).  Della difficile reperibilità di quest’ultima opera, stampata nel 1742 a Ronciglione per i tipi del Poggiarelli e attualmente ritenuta dispersa, ne fa menzione anche Carlo Cenerelli Campana (1773-1859) nella sua Istoria, riferendo che anche il conte Monaldo Leopardi (1776-1847) cercò di rintracciarla ma dopo infinite ricerche dovette persuadersi, che con affetto non era stata redatta (Campana, 1852, pp.137-138). Riguardo san Girio il Cenerelli Campana ne traccia un sommario quadro agiografico, facendo cenno alle prime tappe che ne affermarono il culto e ribadendo il valido apporto offerto dal Costantini alla storia di questo santo (Campana, 1852, pp.146-147).

Del dotto religioso ne fa spesso menzione nelle sue lettere anche il marchese Filippo Bruti Liberati (1791-1867), reclamando in più d’una il desiderio di trovar le carte di una poco nota storia della sua Patria (Bruti Liberati, 1839, prima lettera, p.9) indicando nella settima lettera il percorso di ricerca di quest’opera. Nella decima ritorna sul Costantini, ribadendo che assai si occupò di S. Girio Protettore della sua patria, a cercare notizie, e promuoverne il culto e apponendo in nota a questo passo che dal conte Monaldo Leopardi fu pubblicata un’antica Leggenda di S. Girio. C’è da ricordare a proposito che il corpo del santo venne conteso tra la popolazione santese e quella recanatese e la conoscenza di questa vicenda così come del testo del Marinucci da parte del conte Leopardi è ben nota e se ne ha conferma anche negli Annali (Leopardi, 1993a, pp.11-12, nota l).

 

Sulla Vita de Santo Gerio Franzese di Monaldo Leopardi

Frontespizio del Memoriale di frate Giovanni di Niccolò da Camerino, pubblicato dal conte Monaldo Leopardi. Edizione del 1833.

Riguardo il giovane di Lunel e la sua antica leggenda, Monaldo Leopardi diede alle stampe nel 1828 e poi nel 1833 il Memoriale di frate Giovanni da Camerino nel quale era contenuta La vita de Sancto Gerio Franzese. Lo scritto agiografico, come il conte riferisce, faceva parte di un codice medievale conservato presso la sua biblioteca, acquistato insieme a molte altre carte provenienti da beni ecclesiastici soppressi dalle leggi napoleoniche (Leopardi, 1833, p.5). Adottando un “prudente” volgare marchigiano come linguaggio narrativo, la prima edizione del Memoriale ottenne positivi riscontri da parte di alcuni letterati dell’epoca: Il Vieusseux e il Giordani ne furono entusiasti, così come Giuseppe Ignazio Montanari e Domenico Vaccolini che lo giudicò cosa del beato trecento (Leopardi, 1993b, p.10); diffidente invece fu il parere di Niccolò Tommaseo in merito all’utilizzo di alcuni vocaboli ritenuti di dubbia origine e sui quali la Crusca avrebbe dovuto indirizzare la sua attenzione. Il parere di quest’ultimo centrava la questione sollevando il dubbio in merito all’autenticità dello scritto, rilevando che questo memoriale di frate Giovanni ha un certo sapore, odore, e colore d’antichità, che…Ma poi, ripensandoci, in alcune pagine, ha tanta finezza, tanta malizia, che… La questione è difficile! – Se si trattasse d’un frate toscano, io potrei dire: i fra Giovanni in Toscana nella seconda metà del Trecento non iscrivevan così: ma si tratta di un frate da Camerino; e chi sa come nel trecento scrivessero i frati da Camerino? (Covino, 2009, vol.I, pp.265-266). Va infatti detto che La vita de Sancto Gerio Franzese (e più in generale il Memoriale) vennero man mano esaminati da vari studiosi che ne confermarono la falsità. La vita de Sancto Gerio, composta da Monaldo Leopardi sulla base dell’agiografia del Marinucci,  fu in pratica la risposta alla provocazione lanciata da suo figlio Giacomo con il Martirio de’ Santi Padri. Se vogliamo, possiamo quindi considerare queste opere come “atti di sfida” con i quali i due Leopardi si fronteggiarono in un duello erudito che trova nel panorama letterario italiano ottocentesco altri e interessanti esempi di contraffazioni testuali (Covino, 2009). Va comunque notata l’abilità di Monaldo nel saper giocare con le rarefatte atmosfere in cui le vicende storiografiche riferibili al santo sono immerse, sviluppando inoltre attorno ad esse una delicata trama giocata sull’arte della simulazione e del non detto. La fioca luminosità che avvolge quegli antichissimi Atti sollevarono la curiosità di Giacomo che, con “elegante ed occultato furore”, chiese al padre nella lettera del 1 marzo del 1826 se gli sapesse dir qualche cosa circa il tempo in cui si sa o si crede che sia vissuto quel San Gerio, ponendo in tal modo l’accento su una questione a lungo discussa dai bollandisti, ovvero sulla contemporaneità tra san Girio e san Liberio i cui apocrifi atti ne sollevavano legittima dubbiosità.

 

Frontespizio del Catalogus sanctorum italiæ di Filippo Ferrari. Edizione del 1613.

Due bollandisti nella Marca

Tale dibattito trova origine nel XVII secolo con i gesuiti Daniel Papebroch (1628-1714) e Godefroid Henschen (1601-1681), i due padri bollandisti che XVII secolo viaggiarono nella Marca con lo scopo di raccogliere informazioni e documenti per la compilazione degli Acta Sanctorum. Riferimenti sur le actes de S. Geri, pelerin, natif de Lunel  si trovano nella nota XXXVIII dell’Histoire générale de Languedoc: in essa viene fatto riferimento al parere di Filippo Ferrari (1551-1626) che ritenne soggette a critica alcune choses peu vraisemblables contenute negli antichi atti della vita del santo. Senza entrare nel merito della discussione gli autori dell’Histoire preferirono citare Henschen affidandosi cautelarmente al suo giudizio: je n’y trouve rien qui mérite une si grande censure (Histoire, 1737, p.594)

Di tutt’altro parere fu invece Agostino Peruzzi (1764-1850) nella sua dissertazione su La chiesa anconitana. Opponendosi al parere dei gesuiti e a quello di Edoardo Corsini (1702-1765), affermò che il Liberio nostro non è il compagno di s. Geri nel secolo decimoterzo, come il Papebrockio congetturò, non il compagno di s. Gaudenzio nell’undicesimo, come il Corsini e gli annalisti camaldolesi congetturarono, ma sì il santo romito, quale l’anconitana tradizione ebbelo sempre, anteriore al secolo stesso di s. Marcellino, e val dire al sesto (Peruzzi, 1845, p.29).

Frontespizio de Histoire generale de Languedoc. Parigi 1730.

Oggi si conviene che i due santi siano vissuti in periodi differenti: Girio (Gerio, Rogerio) nel XIII secolo e Liberio (Liverio, Oliviero) anteriormente all’anno mille. Su quest’ultimo nella Bibliotheca Sanctorum viene riportato che gli Atti, che ne possediamo e a cui si sono ispirate anche le lezioni del Proprium anconitanum, contengono, secondo il giudizio del bollandista Papebroch, elementi chiaramente favolosi e non risalgono oltre il sec. XIII; non è da accertarsi, peraltro, l’ipotesi dello stesso, che il santo sia un eremita o canonico del sec. XIII. Basti ricordare che l’invocazione in onore di s. Liberio appare nei frammenti di alcuni «usi liturgici» anconitani, certamente anteriori al mille; una chiesa in suo onore è ricordata in un documento del 1051 e la figura del santo appare accanto a quella di altri santi anconitani in una lastra graffita del sec. XI-XII (Bibliotheca sanctorum, VIII, pp.24-25).
Riguardo alcune vicende riferibili alla vita di san Girio il Burchi non usa mezzi termini, considerandole una leggenda fantastica e niente affatto originale, da cui non si può trarre nessun dato sulla vita del santo. L’accenno a s. Liberio di Ancona non aiuta perché la sua vera identità è sconosciuta. La sola cosa certa è il culto a Montesanto, antico di molti secoli, e confermato da Benedetto XIV nel 1742 (Bibliotheca sanctorum, VI, p.222). La figura di san Girio assume quindi attualmente dei caratteri complessi, che la collocano in un settore “problematico” della storiografia religiosa perché avente un’identità documentaria dai tratti incerti, fragili e a volte poco definiti (Grégoire, 2013, p.79).

 

Polittico del XV secolo di Pietro di Domenico da Montepulciano (cm 129×214). Si noti sulla destra l’immagine di san Girio.

Perdite e smarrimenti

Delle remote vestigia attribuibili al culto di san Girio nelle nostre contrade, si ricorda che la più antica effige attualmente conosciuta risale al XV secolo ed è identificabile in un polittico realizzato da Pietro di Domenico da Montepulciano, collocato originariamente all’interno della Pieve di Santo Stefano. Anche in questo caso il Bruti Liberati fa presente nella terza lettera sopra Monte Santo che dopo la demolizione dell’antica Pieve, indi Collegiata, situata in Piazza, fu trasportata in questa Chiesa una tavola, che se non avrà altro pregio, avrà quello dell’antichità, essendo stata da due Pittori riportati nel Processo della Causa avanti la Congregazione de’ Riti nell’anno 1741. Se di quest’opera dal valore per noi inestimabile (venduta a un privato nel 1974) rimane il rammarico e uno sbiadito “necrologio” che ne sancisce in maniera ufficiale la perdita, del mancato ritrovamento dei resti del corpo di san Girio si avverte l’eco di una parola incerta,  trattenuta dal palpito di un’ipotesi che sfuma in un silenzio imperscrutabile.

Sulla Pieve di Santo Stefano, secondo uno scritto inedito di Mons. Giovanni Cotognini (1908-1991), nel 1714 i resti del corpo che si disse di s. Girio per il fatto che una lapide lo diceva chiaramente venne trovato dal pievano don Lorenzo Vecchini e questi per ragioni non dettate da prudenza allontanò gli operai e fece scomparire ogni traccia. Della questione si interessarono negli anni seguenti in molti: primo fra tutti Domenico Mozzoni da Montefiore successore del Vecchini e nel 1732 venne fatta un’inchiesta dall’arcivescovo di Fermo Alessandro Borgia che ne diede incarico a Mons. Alessandro Buonaccorsi (1663-1737). Da come scrive il Cotognini le indagini durarono alcuni giorni e furono interrogati 15 testimoni e tutti affermarono che il corpo di S.Girio era stato trovato e che il pievano lo aveva di nuovo nascosto. Riponendo forse tra le righe il desiderio di stimolare maggiori e più approfonditi studi sulla ricerca di questo corpo, l’autore da testimonianza di una nota posta nel libro X dei Battesimi a fianco dell’atto, n°110, a p.164: “Il primo battesimo amministrato nel Battistero di nuovo rimosso dal luogo dove l’avevo fatto trasportare il 17/4/1720, perché nel luogo dove era stato posto, luogo che era sotto l’arco con le pitture della B.V. e di S. Girio, c’era il tumulo di detto Santo, il cui corpo ritrovato nel tempo in cui dal R. Vecchini Pievano, si costruiva in un muro della cappella il Cimitero, fu poi rubato, ex testium depositionibus.

 

Medaglia in ricordo della prima festa in onore di san Gérard. L’iscrizione riporta: S. GÉRARD DE LUNEL PRIEZ POUR NOUS – 1837.

Il pellegrino di Lunel

Noto d’oltralpe come Gérard, l’interesse attorno alla figura di san Girio è in Francia decisamente più recente. Il suo culto fu introdotto nella diocesi di Montpellier dal vescovo Charles-Thomas Thibault e la prima festa in onore del santo avvenne l’8 giugno del 1837. In quell’occasione venne coniata una medaglia con l’effigie del santo posto in atteggiamento meditativo all’interno di una grotta nei pressi di Pont du Gard (Guérin, 1872, p.148). Tale grotta sarebbe secondo il parere di Adolphe Auguste Roüet, quella di Balauzière. Il sito, di particolare interesse archeologico per il ritrovamento di tracce di occupazione umana risalenti al paleolitico, è dal 1958 classificato come monumento storico.

Merito di questo rinnovato interesse per la figura del giovane pellegrino lo dobbiamo a due religiosi nativi di Lunel: l’abate Berlen e il sacerdote Farnarier che, costretti ad abbandonare la loro terra dalla furia rivoluzionaria, ebbero modo di venire a conoscenza del culto e dell’ampia devozione che aveva il santo nella Marca. Da come riferisce il Roüet, Berlen attinse le informazioni relative alla vita del santo da un’edizione écrite en italien et imprimée à Rome en 1760 (ovvero dal testo del Marinucci) e, ritornati in Francia, diedero alle stampe nel 1838 per l’editore Seguin di Montpellier, la Vie de Saint Gérard de Lunel (Roüet, 1878, p.148, nota 1). Del testo ne fa ampia menzione l’abate Roüet nel suo Notice sur la ville de Lunel au moyen-age et vie de saint Gérard seigneur de cette ville au XIII° siècle stampato nel 1878.

Copertina del libro di Adolphe Auguste Roüet. Montpellier 1878.

Copertina del libro di Adolphe Auguste Roüet. Montpellier 1878.

In esso, oltre alle notizie relative sia alla vita del santo che alle fonti documentarie che hanno caratterizzato la nascita e la diffusione del suo culto nelle diocesi di Fermo e di Montpellier, risulta di particolare interesse la trascrizione di importanti documenti quali: il decreto di papa Benedetto XIV relativo alla canonizzazione di san Girio, le due bolle di papa Pio VII e un’agiografia del santo scritta da Antonio Maria Costantini. Vi è poi il testo in latino degli atti di s. Girio, seguiti da una “vita” scritta da Matteo Masio dell’ordine degli eremiti di Sant’Agostino. Il libro dell’abate Roüet si rivela quindi un autentico scrigno, che presenta molti particolari di una storia in parte conosciuta ma della quale ci propone un punto di vista inedito, capace di svelare anche vicende a noi poco note come quella che fa riferimento alla donazione alla chiesa parrocchiale di Lunel di una delle due reliquie del santo, utilizzate dal canonico santese Terenzio Pierandrei (1770-1830) per benedire i malati di epilessia (Roüet, 1878, pp.196-201).

 

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Dipinto raffigurante saint Gérard (San Girio) conservato all’interno della Chiesa di Notre-Dame du Lac di Lunel. (Foto Mathilde Delprat)

Tracce 

A seguito dei contatti avuti con la sig.ra Mathilde Delprat, segretaria della parrocchia di St. Philippe Vidourle, non risulta che nella chiesa di Notre-Dame du Lac a Lunel ci sia la reliquia di san Girio; motivo di tale mancanza rimane a lei ignoto, così come del fatto che al posto di quella di san Girio ci sia quella di st. Fructueux. Certa è invece la presenza di una statua e un dipinto della prima metà del XIX secolo che raffigura il santo in preghiera nel suo romitorio. La tela appare in un discreto stato di conservazione ed è riconoscibile nell’angolo in basso a destra il periodo nel quale è stata realizzata. Sembra infatti che la data apposta faccia riferimento agli anni trenta dell’ottocento, periodo di particolare importanza per il culto del santo nella città.

Recentemente è stato pubblicato nel quotidiano regionale Midi Libre un articolo  che illustra la ricerca condotta dal sig. Gérard Mathan in merito alle origini di saint Gérard. Innescata dalla consultazione del libro stampato nel 1838 dall’abate Berlen appartenuto ai suoi familiari, l’indagine si è rivolta inevitabilmente verso la nostra terra riallacciando, grazie all’intermediazione del sig. Claudio Galleri direttore del Museo Médard di Lunel, le trame di eventi remoti e rivelando una molteplicità di sopravvivenze che affiorano nelle pagine di una storia comune.

 

Si ringraziano Marco Campagnoli e Paolo Onofri per i preziosi suggerimenti. Un particolare ringraziamento è rivolto a Mathilde Delprat per aver gentilmente concesso la pubblicazione della foto del dipinto di saint Gérard.

 

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