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Archive for the ‘Personaggi’ Category

V0000248 Horatius Augenius. Line engraving, 1688.Di Norberto Mancini

Un oblio ingiustificato, non da oggi, copre la memoria di alcuni potentini che, attraverso i secoli, recarono il loro valido contributo al progresso dell’arte sanitaria. Meritano di esser conosciuti non solo perché beneficiarono spesso l’umanità sofferente con geniali e severe conquiste, ma anche in quanto sono il decoro e il vanto della terra nativa e della nostra regione.

Il primo insigne medico di cui si occupano gli annali di Potenza Picena è Lodovico Augeni assai famoso nella professione sanitaria che esercitò nelle principali città della Toscana e della Romagna. Egli fu accettissimo a diversi principi francesi e al papa Cle­mente VII che lo prese al suo servizio.

Nel 1511 andò a insegnare nello studio di Perugia. Morì vecchissi­mo il 17 gennaio del 1573. Gae­tano Marini, nel primo tomo della sua opera «Degli archiatri pon­tifici», afferma che scrisse un «Trattatello dei vini».

Figlio del precedente è Orazio Augeni (1527-1603). Fu lettore di logica all’Università di Macerata. A Roma, nella Sapienza, tenne la cattedra di medicina teorica straordinaria per cinque anni, sino al 1558. In seguito si ritirò a vita privata. Ma per breve tempo, poi­ché il principe Carlo di Savoia gli assegnò la prima cattedra di medicina nello studio di Torino dove rimase sino al 1593. Fu as­sunto, in ultimo, alla cattedra di medicina teorica in Padova. In questa città, carico di anni e consunto dalle fatiche, morì nel 1603. Pubblicò non poche opere. Se ne può vedere l’elenco nel primo to­mo dell’opera incompleta «Biblioteca picena» di Filippo Vecchietti e Tommaso Moro. Il figlio Ilario le fece stampare di nuovo offrendole, con lettera dedicatoria, al cardinale Alessandro Peretti. Al­l’edizione egli aggiunse di suo due indici: l’uno contenente il titolo dei capitoli delle varie materie e l’altro delle cose più degne di osservazione. L’edizione uscì a Ve­nezia nel 1607 «apud haeredem Damiani Zenari».

Console Generale Gaetano Solanelli

Gaetano Solanelli

Gli storici della medicina consi­derano Sebastiano Augeni (+1578) come uno dei migliori scienziati del suo tempo. Esercitò la professione di medico a Camerino. Recatosi a Firenze, per alcuni suoi interessi, Cosimo de’ Medici gli affidò la cattedra di medicina dell’Università di Pisa. Da questa, dopo vari anni, passò a quella di Perugia dove si trattenne lunganente. Lasciò opere di non piccolo pregio che trattano svariatissimi argomenti. Notevole quella intitolata «De natura humana».

Arcangelo Mercenari ( + 1585) in­segnò nell’Università di Padova. Ebbe una lunga polemica, su que­stioni di carattere scientifico, con Orazio Augeni. Le dottissime ri­sposte che diede al suo concitta­dino furono raccolte in volume. Si hanno di lui parecchi lavori di non secondaria importanza.

Gli storici Carlo Cenerelli Cam­pana, Antonio Maria Costantini, Giovanni Panelli e Filippo Bruti Liberati ci danno scarse notizie su altri due medici potentini: Giu­lio Pechini e Nicola Casanova. Vissero nel secolo XVI. Si distin­sero assai nelle discipline medico-­scientifiche. Il secondo stampò vari suoi scritti.

Molto interessante la vita di Gaetano Solanelli (1834-1898). Lau­reatosi giovanissimo all’Università di Bologna, andò a perfezio­narsi alla Sorbona di Parigi. Fu anche per qualche tempo in In­ghilterra. Egli si trovava in pa­tria il 18 settembre del 1860 quan­do tutta la popolazione era fuori Porta Marina — non esisteva ancora via Piana — e sul colle dei Cappuccini per seguire costernata le sorti della battaglia di Castelfidardo. Quando i «papalini», sbandati e in fuga, protestandosi vittime di una imboscata, attra­versarono la vallata del Potenza per risalire affannosamente i colli di Montesanto e di Montelupone, i cittadini ritennero prudente di rientrare nelle loro case e di chiu­dere le porte del paese. Il Solanelli e altri pochi animosi resta­rono fuori delle mura per soccor­rere i feriti e gli invalidi sotto il porticato della chiesa della Madonna della Neve e per con­vincere i fuggiaschi, violenti per disperazione e per paura, a pro­seguire il loro cammino verso Macerata.

Prof. Bruno Brunacci

Prof. Bruno Brunacci

Dopo un breve regime militare, il Solanelli fu il primo sindaco di Montesanto e quando il Governo Piemontese si trasferì a Firenze, eleggendo questa città a capitale, egli e il consiglio comunale, al­l’unanimità, deliberarono di cam­biare il nome di Montesanto in quello di Potenza Picena.

Per quanto fosse dottore, in me­dicina e chirurgia, riuscì ad entrare nella carriera diplomatica. Fu console d’Italia a Larnaca di Cipro, a Trebisonda, a Tagarong sul Mare d’Azof, a Gerusalemme e a Corfù dove chiuse l’operosa esistenza terrena. I suoi resti mor­tali furono portati nella terra na­tale il 7 marzo del 1898.

Poche le notizie della vita di Bruno Brunacci (1879-1919). Essa fu breve e fruttuosa. Nacque da famiglia antichissima della quale una donna, Piera, fu cognata a Dante Alighieri, e alla quale ap­partenne il celebre cardinale Ercole Brunacci-Consalvi, ministro di Pio VII. Insegnò fisiologia nel­le Università di Siena e di Roma. Egli portò contributi preziosi spe­cialmente alla conoscenza della secrezione parotidea e biliare nel­l’uomo e dell’adattamento degli anfibi all’ambiente liquido esterno mediante la regolazione dei loro liquidi interni. A proposito scrisse pregevoli lavori che resero noto il suo nome in Italia e all’estero, soprattutto in Germania.

Ecco, in ultimo, uno scienziato e umanista di fama internaziona­le: Balduino Bocci (1852-1945). Fu medico provinciale di Roma e pro­fessore di fisiologia nell’Ateneo ro­mano e in quello di Siena. Pub­blicò geniali memorie su l’ottica fisiologica e su la meccanica car­diaca.  Numerosissimi i lavori scientifici da lui dati alle stam­pe, quali: «L’Organo del gusto», «Immagini visive cerebrali» e «Guida allo studio sperimentale della psicologia». Quest’ultimo è il risultato della sua vita di scienziato e specialmente degli intenti che lo guidarono e lo sorressero nell’ardua via dell’insegnamento.

Balduino Bocci

Balduino Bocci

Oltre che scienziato il Bocci fu scrittore, critico, saggista e poe­ta. Molti i suoi libri di argomento letterario. Di particolare valore i seguenti: il poema epico-lirico «Italia! Italia», «Piccolo Decamerone eroico», «Il dinamismo cerebrale del genio: G. Leopardi» e « Le api ».

Maestro della esperienza scien­tifica, scrittore animoso e affascinante, poeta della grazia, uomo di vecchio stampo tutto d’un pezzo, Balduino Bocci può essere addita­to come esempio alle nuove gene­razioni.

Recentemente è stato proposto alla dottoressa Maria Sabbatini, attivissima dirigente del Circolo didattico di Potenza Picena ed amante dello spirito e dell’arte, della storia e della vita delle Mar­che, di adoperarsi perché al Bocci venga dedicato il nuovo edificio scolastico di Porto Potenza.

Articolo tratto dal Resto del Carlino del 1969.

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Maria Carlini

Maria Carlini – foto Claudio Carlini.

Il 30 Giugno del 1944 è un giorno da ricordare a Potenza Picena per due eccezionali avvenimenti.
Il primo, positivo, l’arrivo delle truppe alleate polacche del 4° Reggimento corazzato Skorpion al comando del Colonnello Ignazy Kowalczewski, che hanno liberato Potenza Picena dai nazi-fascisti, il secondo, tragico, quando dalle colline di Recanati le truppe tedesche in fuga hanno sparato diversi colpi di artiglieria sulla nostra città, con l’intento dì colpire le truppe polacche. Invece un colpo ha centrato, alle ore 16,00, nel Centro Storico del Paese, in Piazza Principe di Napoli (oggi Piazza Matteotti), la base della Torre Civica, distruggendo la lapide in marmo dedicata ai caduti santesi della Prima Guerra Mondiale, mentre un secondo colpo, nello stesso orario, ha colpito in c/da La Concia n° 3 l’abitazione dei fratelli Mazzoni, Augusto e Igino (oggi questa via porta il nome di quel giorno, cioè XXX Giugno, e l’abitazione è stata abbattuta).

Rosa Micucci

Rosa Micucci

I cittadini di Potenza Picena in quel momento in Piazza stavano aspettando l’arrivo delle truppe di liberazione polacche per fare festa. L’evento gioio­so purtroppo si è trasformato in una tragedia collettiva, che ha coinvolto civili inermi di Potenza Picena e sfollati di Livorno e Sesto S. Giovanni. Sono morti in Piazza Principe di Napoli 5 persone, tra cui Alfredo Piccioni, maestro elementare di 39 anni, Antonio Zambruni, farmacista in pensione di 74 anni, Maria Carlini, casalinga di 29 anni, Ersilio Penco, meccanico di 33 anni sfollato di Livorno ed Elvira Vitelli, pensionata di 70 anni, anche lei sfollata di Livorno e madre di Ersilio Penco.
Nell’abitazione dei fratelli Mazzoni, in contrada La Concia n° 3, invece so­no morte 3 donne, Rosa Micucci di anni 34 moglie di Augusto Mazzoni, Maria Battistelli di anni 39 moglie di Igino Mazzoni (quindi tra di loro cognate), e la sig.ra Jolanda Silvestrini sfollata di Sesto S. Giovanni (Mi), moglie del Conte Roberti Lauri Mario.
Sono inoltre rimasti gravemente feriti in Piazza Principe di Napoli molti inermi cittadini, tra cui un bambino di soli 3 anni, Alessandro Carlini, ni­pote di Maria Carlini morta nell’evento, Enrico Sbalestra, Secondo Grandinetti, Nazzareno Patacconi e il maestro Renato De Angelis.
Nell’abitazione dei fratelli Mazzoni in C.da La Concia, 3, è rimasto ferito il giovane diciottenne Alessandro Mazzoni, figlio della Sig.ra Battistelli Maria.

Maria Battistelli

Maria Battistelli

È stata una gravissima tragedia della nostra comunità, che si è stretta vicino alle famiglie dei caduti, ed in particolare alla sig.ra Giuliana Ceccaroni, moglie del maestro Alfredo Piccioni, e madre di 3 figli in tenera età ed in attesa di un quarto, Alfredo nato il 2/8/1944, e alle famiglie Carlini e Penco.
Sono state raccolte tra la popolazione e le Aziende del territorio di Potenza Picena delle somme messe a disposizione delle famiglie Piccioni (Lit. 40.000), Penco (Lit. 17.206) e Carlini (Lit. 5.000), per complessive Lire 62.206.
Il 25/4/2000 il Comune di Potenza Picena ha collocato alla base della Torre Civica una lapide che ricorda il sacrificio di questi 8 cittadini, di cui 5 donne.
Sarebbe opportuno sistemare una lapide anche in Via XXX Giugno, dove un tempo c’era l’abitazione della famiglia Mazzoni (poi Frattari), per ricordare il sacrificio delle tre donne morte in quel tragico pomeriggio.

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img019Nei giorni di sabato 23 e domenica 24 luglio del 1994, cioè 25 anni fa, un nutrito gruppo di ragazzi e di ragazze del Centro Sociale Millepiani di Potenza Picena, ha ripulito per la prima volta la Fonte di Galiziano ed anche quella della Concia.

Il Centro Sociale Millepiani aveva la propria sede nei locali comunali di Vico Balilla. La pulizia della Fonte di Galiziano e di quella della Concia aveva “lo scopo di riscoprire e valorizzare, riportandoli alla bellezza originaria, i luoghi storici di vita e di lavoro dell’antico centro medievale. L’attività si inseriva in un più ampio progetto mirante a ridare prestigio e rinomanza ad un patrimonio artistico e culturale troppo spesso trascurato. L’intenzione che ha mosso i ragazzi del Centro Sociale Millepiani è quella di non limitarsi alla sola pulizia delle fonti, opera già di per sé meritoria dato l’avanzato stato di degrado raggiunto dai luoghi, quanto piuttosto aspirare a fare di esse, una volta restituite al loro antico aspetto, dei siti utilizzabili come punto di incontro e di passeggio. Il lavoro che è stato portato avanti da un gruppo di volontari (con pochi mezzi e nessun fondo finanziario), aspirava a ricevere il consenso e l’appoggio (non solo “verbale”) di un numero sempre più vasto di cittadini”.

img013Erano tanti i ragazzi e le ragazze che si sono impegnati in questo lodevole lavoro di pulizia delle fonti di Galiziano e della Concia. Molti di loro oggi, a distanza di 25 anni, sono diventati genitori. È stata una bellissima esperienza di impegno civico a favore della nostra comunità che noi vogliamo comunque ricordare, facendo anche conoscere tutte le foto che sono state scattate in quelle due gloriose giornate del 1994, per non dimenticarle.

La fonte di Galiziano successivamente è stata ripulita nel 2008 ed ultimamente quest’anno, tra marzo ed aprile 2019, sempre da volontari.

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Don Francesco Campolungo. Parroco di San Girio dal 4-9-1938 al 39-10-1938.

Don Francesco Campolungo. Parroco di San Girio dal 4-9-1938 al 39-10-1938.

La parrocchia di San Girio di Potenza Picena è stata istituita il giorno 28/11/1739, cioè 280 anni fa, dall’Arcivescovo di Fermo Mons. Alessandro Borgia ed alla sua guida si sono alternati 13 parroci fino ad oggi, compreso l’attuale, Don Aldo Marinozzi.

San Girio, il santo compatrono di Potenza Picena insieme a Santo Stefano, viene festeggiato ogni anno con una importante festa il giorno 25 maggio con manifestazioni sia religiose che civili, compresa la fiera e la processione che parte da viale Trieste di Potenza Picena fino al Santuario di San Girio.

Anticamente questa processione partiva dalla Collegiata di Santo Stefano. In queste parrocchie di campagna i parroci rimangono per molti anni. Ad esempio l’attuale, don Aldo Marinozzi, è parroco dal 1979, cioè da quarant’anni. Il precedente, don Elia Malintoppi è stato parroco dal 1946 fino al 1979, quando è morto, cioè per 33 anni.

Solo nel 1938, cioè 80 anni fa, c’è stato un parroco, don Francesco Campolungo che ha svolto il compito di parroco di San Girio per soli 2 mesi, dal 4 settembre 1938 fino al giorno 30 ottobre 1938, quando è morto in conseguenza di un tragico incidente stradale, all’Ospedale di Recanati, accaduto poco distante dal Santuario di San Girio.

Interno Chiesa di San Girio. Foto Bruno Grandinetti.

Interno Chiesa di San Girio. Foto Bruno Grandinetti.

Don Francesco Campolungo era nato a Civitanova Marche il giorno 14 aprile 1905 da Marone e da Maria Foresi. Comunque nel brevissimo tempo della sua presenza nella parrocchia di San Girio, don Francesco Campolungo si era fatto apprezzare da tutti i suoi parrocchiani.

Noi oggi, a distanza di 80 anni, lo vogliamo ricordare.

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matrimonioA cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

La Parrocchia di San Girio di Potenza Picena è la più antica della nostra città, dopo quella di Santo Stefano. È stata istituita il giorno 28 novembre del 1739, cioè 280 anni fa, dall’Arcivescovo di Fermo Mons. Alessandro Borgia. Fino ad oggi ci sono stati 13 parroci, compreso l’attuale, don Aldo Marinozzi di Corridonia.

Dal giorno 8/9/1946 fino alla sua morte, è stato parroco di San Girio don Elia Malintoppi. Don Elia era nato il giorno 28/8/1904 a Falerone (AP) da Antonio e da Irene Ruffini ed è stato parroco a San Girio per ben 33 anni. È morto in Ancona il giorno 3/6/1979. Era laureato in Teologia, ed era un uomo di profonda cultura storica, artistica, oltre che religiosa.

Nella Parrocchia di San Girio don Elia Malintoppi viene ricordato in par­ticolare per due avvenimenti. Il primo lo ha portato a termine nel 1951 ed è consistito in grandi lavori di ristrutturazione della chiesa del Santuario di San Girio, con il rifacimento dell’abiside, scavando la cripta e nella realizzazione delle importanti decorazioni della chiesa, la­vori eseguiti dall’artista di Mombaroccio (PS) Ciro Pavisa, che riproducono le scene della vita di San Girio, compatrono di Potenza Picena, insieme a Santo Stefano. È un ciclo pittorico veramente straordinario sia da un punto di vista artistico che religioso, fondamentale per la nostra comunità.

celebrazioni San girioL’altra notevole iniziativa di don Elia Malintoppi è stata quella che ha avviato nel 1952, riuscendo grazie alla sua forza di convinzione, ca­parbietà e competenza storica, a riportare la festa di San Girio alle antiche tradizioni secolari, riuscendo di nuovo a far partecipare alla processione ed alla festa in forma ufficiale il nostro Sindaco, il maestro Lionello Bianchini, con tutta la Giunta Municipale, il Gonfalone del comune, la Banda Cittadina e con il dono di 12 ceri. Questa processione che si doveva recare da Potenza Picena al Santuario di San Girio, partiva all’epoca dalla Collegiata di Santo Stefano, mentre oggi parte dal Viale Trieste. Don Elia Malintoppi scrisse il giorno 10 maggio del 1952 una toccante lettera al nos­tro Sindaco, dove partendo dai grandiosi lavori che erano stati fatti nel 1951 nel Santuario di San Girio, chiedeva il ri­pristino dell’antica consuetudine, persa negli ultimi anni, della parte­cipazione in forma ufficiale delle nostre autorità comunali con il Gon­falone, della Banda Cittadina e del dono al Santo comprotettore della nostra città San Girio di n° 12 ceri il giorno 25 Maggio.

Faceva presente che il nostro comune doveva dare pubblica comu­nicazione alla cittadinanza con un manifesto, affisso almeno 10 giorni prima. Chiedeva inoltre che il giorno 25 Maggio, come era stato nel passato, fosse un giorno di precetto, cioè festivo per tutta la nostra co­munità. Indicava anche l’orario della processione, cioè al pomeriggio alle ore 17,00, per ragioni di convenienza.

Tutte queste richieste furono accolte dai nostri amministratori e la festa di San Girio è potuta proseguire con grande successo fino ad oggi. Storicamente la partecipazione delle nostre autorità comunali con il dono dei ceri al santo comprotettore della nostra città è cessata con l’Unità d’Italia del 17 Marzo 1861, anche se dobbiamo far presente che la festa di San Girio con la processione dal Capoluogo al Santuario è documentata nel Novecento, ed in particolare negli anni 1915-1919-1920 e le richieste di autorizzazione della processione sono addirittura sottoscritte dal prevosto della Collegiata di Santo Stefano.

Comunque una cosa è certa: il ripristino dell’antica tradizione della partecipazione delle autorità comunali, con il Gonfalone ed il dono dei 12 ceri al Santo comprotettore della nostra città si deve esclusivamente ad una persona, al parroco don Elia Malintoppi di Falerone, che ha saputo valorizzare un’antica consuetudine della nostra comunità, che esalta il profondo rapporto che c’è sempre stato tra San Girio e la città di Potenza Picena.

Lettera di don Elia Malintoppi del giorno 10/5/1952 al Sindaco di Potenza Picena.

Il sottoscritto don Elia Malintoppi, parroco di San Girio, si permette di esporre quanto segue: solo da qualche anno, e non si sa il perché, si è sospesa una delle più belle e care tradizioni di questa città, cioè la solenne processione di maggio e di venerazione che ogni anno il 25 Maggio partendo dalla Colle­giata, si recava in questa chiesa.

L’origine di questa Processione è plurisecolare e forse dovrà allacciarsi alla morte del Santo (1296) giacché gli Statuti di Monte Santo com­pilati nel 1431 la descrivono minutamente, stabiliscono che il Gonfalo­niere dovesse fare un’offerta di candele e tutte le Autorità vi dovessero prendere parte. Stabilirono pure che detta festa si celebrasse come festa di precetto.

Il sottoscritto, prendendo occasione dei grandiosi restauri compiti in questa chiesa, desidererebbe che questa processione in quest’anno venisse ripristinata, vi prendesse parte la Giunta Comunale, con il Gonfalone, con la simbolica offerta di candele, con la Banda Cittadina, ecc.

Per ragione di convenienza sarebbe bene farla nel pomeriggio verso le ore 17. All’arrivo qui in Chiesa si formerebbe una breve processione ed il tutto si chiuderebbe con l’omaggio al Santo.

Perché la cosa riuscisse nel miglior modo, sarebbe bene, che il Comune desse avviso alla popolazione, almeno 10 giorni innanzi con un pubblico manifesto. Il sottoscritto è ben lieto di essere sempre a dispo­sizione di codesta On. Giunta per ogni chiarimento ed altro.

Sicuro che la proposta trovi benevola accoglienza sentitamente ringrazia ed ossequia.

San Girio li 10 Maggio 1952

­­Firmato don Elia Malintoppi

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Locandina della mostra


A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Una delle feste più tradizionali ed originali che si svolgevano a Potenza Picena nel passato è stata sicuramente la Sagra dei piselli, manifestazio­ne che si è tenuta per sei anni consecutivi dal 1959 al 1964, la prima do­menica di Maggio in un solo giorno, organizzata dalla Pro Potenza Picena, dal Comune di Potenza Picena, dal dopolavoro Enal e dell’Ente Provinciale per il Turismo.

Era l’occasione per celebrare uno dei prodotti più importanti del nostro territorio, appunto il pisello nostrale rampicante (pisum sativum), che veniva coltivato particolarmente in grandi estensioni di terreno collinare nelle loca­lità di Montecanepino, Mortolo, Monte Maggio, Monte Cucco, S. Paterniano e Castelletta.

Potenza Picena, insieme ai comuni di Fermo, Civitanova, S. Elpidio a Mare, Porto S. Giorgio, Altidona, Lapedona, Pedaso, Campofilone, Massignano, Grottammare e S. Benedetto del Tronto, era uno dei maggiori produttori marchigiani di piselli.

Il pisello nelle nostre campagne era coltivato in particolare nei territori rivolti a Sud, dove c’erano terreni leggeri, sabbiosi, brecciosi, che si riscaldavano presto, riparati dai venti.

I piselli che si coltivavano a Potenza Picena avevano acini molto piccoli, dolci, adatti alla alimentazione umana.

La Pro Potenza Picena (l’attuale Pro-Loco) nel 1959, Presidente il M° Ed­gardo Latini, credo unica in tutta le Marche, insieme al Comune di Potenza Picena, guidato dal Sindaco Prof. Lionello Bianchini, ebbe l’intuizione di organiz­zare una Sagra per celebrare questo prodotto squisito della nostra terra, con sfilata di carri, la presenza dei nostri tradizionali birocci trainati da buoi, l’intervento di gruppi folcloristici marchigiani, gare di saltarello, elezione di miss Primavera e miss “pisellina”. Inoltre negli stand allestiti in Piazza Matteotti venivano anche offerti i piselli cotti con la barbaglia, in porchetta e pancetta. Non potevano man­care naturalmente i vini locali offerti dalla Cantina dei Colli Potentini (l’attuale Cantina Montesanto).

Locandina della III edizione delle sagra dei piselli 1961

II Fotoclub di Potenza Picena, all’epoca diretto dal Presidente Enzo Romagnoli, ha restaurato le foto di Bruno Grandinetti riguardanti le sei edizioni della Sagra dei piselli ed ha allestito una bellissima mostra che si doveva svolgere presso il Pincio, ma che per motivi tecnici è stata spostata presso i locali della Sala “Umberto Boccabianca” in Via Trento n° 1, e si è tenuta nei giorni 3-4-5 Agosto 2012, riscuotendo un grande successo di pubblico. Sono state esposte n° 43 foto delle sei edizioni dal 1959 al 1964. Per consentire a tutti i cittadini che non hanno avuto la possibilità di vi­sitare la mostra e a coloro che vivono lontani da Potenza Picena, ma man­tengono forti legami con la loro città di origine, il Fotoclub di Potenza Picena ci ha consentito di pubblicare in esclusiva sul nostro blog tutte le immagini esposte nella mostra.

In questo modo anche chi vive lontano da Potenza Picena potrà godersi la bellezza di queste straordinarie immagini di Bruno Grandinetti.

Stornello dedicato alla Sagra dei Piselli di Potenza Picena

Potenza Picena, Sagra dei Piselli (1959-1964) foto Archivio Storico Comunale della Fototeca “Bruno Grandinetti”. Restauro effettuato dal Fotoclub di Potenza Picena, custode e responsabile della struttura www.fcpp.it

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Francesco Margaritini. ASCPP

Francesco Margaritini

La locale sezione del Partito Comunista Italiano di Potenza Picena è stata intitolata da sempre a Francesco Margaritini.

Ma chi era questo personaggio?

Era nato a Potenza Picena il giorno 1/10/1892 in via S. Croce n° 389 da Giambattista e da Maria Carestia ed aveva un altro fratello Stanislao (Giulio), più grande di lui. La madre Maria Carestia era la figlia di Emidio, quindi sorella di Augusto e di Antonio.

Francesco Margaritini aveva frequentato la scuola elementare locale, solo la prima e la seconda classe, con il maestro Anfolzo Anfolzi e tra i suoi compagni di classe troviamo nell’anno scolastico 1900/1901 il futuro maestro di musica Arturo Clementoni, Simonacci Abele, il padre dello on. Marcello Simonacci di Recanati, Riccobelli Attilio di Giuliano, Percossi Roberto, Percossi Guido, Mazzarella Virgilio, Belluccini Alfredo (lo sifonà) e Grandinetti Leone.

Ha partecipato alla prima guerra mondiale come caporale zappatore, fante nella zona di Gorizia ed è stato insignito della medaglia al merito di guerra. Ha lavorato come fornaciaio presso la fornace Antonelli, come il fratello Stanislao.

Aveva sposato il giorno 20/7/1914, prima di partire per la guerra, la sig.ra Cleta Pupitti e dal loro matrimonio è nato il giorno 6/5/1928 Giambattista (Giovanni) Margaritini. È anche emigrato in Argentina a La Plata, come fornaciaio, negli anni Trenta del Novecento.

Da sempre antifascita, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, organizza a Potenza Picena la cellula del Partito comunista Italiano, iscrivendosi il giorno 1 Novembre del 1943. Con lui troviamo Antonio Carestia, suo cugino, che sarà poi sindaco di Potenza Picena dal 1946 fino al 1951, Giuseppe Pastocchi, Edmondo Pastocchi, Severino Donati, Secondo Torregiani (Secondo lo ritrattista), Nazzareno Patacconi, Giuseppe Persichini, Bonaventura Granati, Cutini Mariano, Scipioni Mariano e Giuseppe Carota. Faceva parte del locale GAP che ha accolto trionfalmente il giorno 30 giugno del 1944 i soldati polacchi del Reggimento Skorpion al comando del colonnello Ignacy Kowalczewski, anche se questi non hanno gradito le loro bandiere rosse. Durante la presenza dei soldati polacchi a Potenza Picena in Via Tripoli, dove Francesco Margaritini abitava con la sua famiglia, il giorno 29 Aprile del 1945 è intervenuto per difendere una donna dalle molestie di un soldato polacco ubriaco. L’epilogo di questa drammatica vicenda è stata l’uccisione del soldato polacco, colpito da una coltellata dal fornaciaio Francesco Margaritini, a sua volta colpito dalla pistola del polacco. I soldati polacchi hanno sempre avuto con la popolazione di Potenza Picena un buon rapporto, ed infatti dopo la fine della guerra molti di loro, ben 33, si sono sposati con ragazze del posto, ma ci sono stati anche alcuni episodi sgradevoli, come quello del giorno 29/4/1945, dove hanno trovato la morte sia il soldato polacco, di cui non siamo riusciti a sapere il suo nome, che il nostro concittadino, Francesco Margaritini, intervenuto per difendere una donna.

Maria Teresa Granati nel 1959 a Potenza Picena alla Festa dell'Unità.

Maria Teresa Granati

I soldati polacchi del battaglione Skorpion a Potenza Picena inoltre vengono anche ricordati per aver costruito il nuovo campo sportivo, inaugurato il giorno 10/6/1946, con un incontro di calcio tra una rappresentativa di giovani locali ed una squadra di soldati polacchi. L’incontro è finito 8 a 1 per i polacchi, con il goal della bandiera segnato per il Potenza Picena da Antonio Bernacchia e tra i giocatori del Potenza Picena troviamo anche Mario Zucchini, che poi proseguirà la sua carriera agonistica fino a giocare con l’Anconitata in serie B.

 

Dopo la morte di Francesco Margaritini i suoi compagni di cellula, in particolare il cugino Antonio Carestia, hanno voluto ricordarlo intitolandogli la locale sezione, dove sul pavimento ancora oggi spicca un vero capolavoro artistico ed artigianale, la bandiera del Partito Comunista Italiano, lavoro eseguito dai muratori locali, Giuseppe Carota ed Arturo (Adelmo) Granati.

In questa sezione sono cresciuti tra gli altri Romualdo Clementoni, nato il 2/8/1927 e morto il 30/7/1986, che nel 1970 verrà eletto consigliere regionale delle Marche per il PCI di Macerata, carica che ricoprirà fino al 1980, e Maria Teresa Granati nata il 30/9/1937, che nel 1976 verrà eletta a Modena Deputata del PCI, carica che ricoprirà fino 1979 e che nel 1964 a Potenza Picena è stata la prima donna eletta nel nostro consiglio comunale, Sindaco Rolando Simonetti.

Romualdo Clementoni secondo da dx seduto. ASCPP

Romualdo Clementoni

Quindi da questa sezione sono usciti il primo Consigliere Regionale ed il primo deputato al parlamento, nati a Potenza Picena, Romualdo Clementoni e Maria Teresa Granati. Successivamente Potenza Picena ha avuto come Consigliere Regionale Francesco Acquaroli, come senatore Mario Morgoni e che oggi sono membri della Camera dei Deputati.

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