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Archive for the ‘Personaggi’ Category

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Il giorno martedì 14 marzo 2017, alle ore 11,30, la Sig.ra Margarita Scocco e le sue figlie Miriam e Nanci Degano Scocco di Rosario in Argentina sono state ricevute in Comune dal nostro Sindaco Francesco Acquaroli.

Erano presenti all’incontro anche due parenti delle Sig.re Scocco, don Bruno Marconi di Porto Potenza Picena, attualmente parroco a Monte San Giusto, con suo fratello Maurizio che invece vive a Civitanova Marche.

Sono i nipoti della signora Rosa Scocco. Insieme sono voluti essere presenti all’incontro alcuni cittadini di Potenza Picena che si occupano dell’accoglienza dei discendenti dei nostri emigrati che vengono dall’Argentina.

Tra di loro Emilio Zamboni, Mariella Morello, Nazzareno Girotti, Giuseppe Properzi e Paolo Onofri che ha mantenuto i rapporti con le Sig.re Scocco. Presenti inoltre l’assessore al turismo Paolo Scocco e l’addetto stampa del nostro comune Michele Emili. Il servizio fotografico è stato effettuato con molta professionalità da Bruno Belardinelli, socio del locale fotoclub, che ringraziamo per la sua disponibilità.

Le signore Scocco sono le parenti del calciatore argentino Ignacio Martin Scocco che attualmente gioca con la squadra di seria A dei Newell’s Old Boys di Rosario, il cui bisnonno Giuseppe era partito nel 1913 da Potenza Picena per emigrare in Argentina.

Ignacio Martin Scocco.Il Sindaco Francesco Acquaroli ha ricevuto dalle Sig.re Scocco la maglia n. 32 di Ignacio Martin Scocco “Nacho”, con una sua dedica alla nostra città.

Consegnati altri doni inviati tramite le signore Scocco dall’Associazione Familia Marchigiana di Rosario e dal Sindaco della città di Elortondo.

Il Comune di Potenza Picena ha consegnato una copia del libro su Potenza Picena “Il Fascino della storia ed il respiro del mare” curato da Renza Baiocco alle Sig.re Scocco, ad Ignacio Martin Scocco, all’Associazione Familia Marchigiana di Rosario ed al Sindaco di Elortondo, che è stato invitato a Potenza Picena. Inviato anche il DVD con la cerimonia dell’inaugurazione della Piramide de Mayo in Largo Leopardi del 16 luglio 1967 e lo scritto di Emilio Zamboni “Panorama di Potenza Picena”.

Il Sindaco di Potenza Picena Francesco Acquaroli ha inoltre consegnato una lettera alle Sig.re Scocco per il calciatore Ignacio Martin Scocco dove lo si ringrazia per il suo dono, cioé la maglietta, e lo si invita a Potenza Picena a conoscere la città del suo bisnonno Giuseppe.

Non poteva mancare a coronamento dell’incontro la foto di gruppo davanti alla Piramide de Mayo di Largo Leopardi, simbolo dell’indipendenza argentina e testimonianza della nostra emigrazione in quella terra lontana del sud America.

flia.José Scocco

Potenza Picena è stata molto felice di aver potuto incontrare le signore Scocco, Margarita e le sue figlie Miriam e Nanci e ci si augura che anche il calciatore Ignacio Martin Scocco, possa accettare l’invito del nostro Sindaco e venire finalmente a Potenza Picena.

 


Potenza Picena Encuentra a la Familia Scocco de Rosario, en Argentina

_DSC1764traducción por Emilio Zamboni

El dia 14 de marzo de 2017, a la hora 11,30, la señora Margarita Scocco y sus hijas Miriam y Nanci Degano Scocco de Rosario en Argentina, fueron recibidas en el Municipio de nuestro Sindico Francesco Acquaroli.

Estaban presente también dos parientes de la Señora Scocco, don Bruno Marconi del Puerto Potenza Picena, actualmente Parroco de Monte San Giusto, con su hermano Maurizio que vive en Civitanova Marche. Son sobrinos de la Señora Rosa Scocco.

También estaban presentes en este encuentro, algunos ciudadanos de Potenza Picena que se ocupan de recibir descendientes de nuestros emigrados que vengan de la Argentina, entre ellos: Emilio Zamboni, Mariella Morello, Nazzareno Girotti, Giuseppe Properzi e Paolo Onofri, que mantuvo la relación con las Scocco.. Presentes además el asesor al turismo, Paolo Scocco, y el diplomático de nuestro municipio, Michele Emili. El servicio fotográfico fue realizado con profesionalidad por Bruno Belardinelli, socio del Foto Club, a quien agradecemos por su disponibilidad.

Las señoras Scocco son parientes del futbolista argentino, Ignacio Martín Scocco, que actualmente juega en la escuadra A de Newell’s Old Boys de Rosario, cuyo bisnono Giuseppe partió en el 1913 de Potenza Picena para emigrar a la Argentina.

Nuestro Sindico Francesco Acquaroli recibió de las señoras Scocco, la camiseta N* 32 de Ignacio Martín Scocco, “Nacho”, con una dedicación a nuestra ciudad. Además recibió otras donaciones de, la Associazione Familia Marchigiana de Rosario y del Sindico de la Ciudad de Elortondo.

Por su parte el Municipio de Potenza Picena remitió una copia del libro sobre Potenza Picena “Il Fascino della storia ed il respiro del mare”, dedicado de Renza Baiocco a las señoras Scocco. a Ignacio Martín Scocco, a la Associazione Familia Marchigiana de Rosario y al Sindico de Elortondo, que fue invitado a Potenza Picena. También fue enviado el DVD con la ceremonia de la Inauguración de la Pirámide de Mayo en Largo Leopardi, el 16 de julio de 1967 y, el folleto escrito por Emilio Zamboni “Panorama de Potenza Picena”.

Ignacio Martin Scocco.El Sindico de Potenza Picena Francesco Acquaroli, además, remitió una carta a traves de las señoras Scocco para el futbolista Ignacio Martín Scocco, donde le agradece por su envío, la camiseta y, lo invita a Potenza Picena a conocer la ciudad de su bisnono Giuseppe.

No podía faltar para completar este encuentro, la foto del grupo delante de la Pirámide de Mayo del Largo Leopardi, símbolo de la independencia argentina y testimonio de nuestra emigración hacia aquella lejana tierra de Sudamérica.
flia.José Scocco
Potenza Picena ha estado muy feliz de haber encontrado a las señoras Scocco, Margarita y sus hijas Miriam y Nanci y deseamos que también su hijo Ignacio Martín, acepte la invitación de nuestro Sindico a visitar Potenza Picena.

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di Luca Carestia

Incisione raffigurante Gérard e il fratello Effrénaud nei pressi di Pont du Gard.

Tra i testi che contribuiscono alla narrazione della vita di san Girio vi sono la recente Vita di San Girio comprotettore di Potenza Picena, scritta da padre Eugenio Bompadre (1876-1958) nei primi decenni del XX secolo e il ben più antico Della vita, culto, e miracoli di S. Girio confessore Specialissimo Protettore di Monte Santo nel piceno di Alessandro Marinucci, stampato a Roma nel 1766. Nella premessa al suo libro il Bompadre afferma che per la stesura del testo si è servito di una vecchia vita del Santo, stampata nel 1766 a Roma, dando così certezza che lo scritto a cui fece riferimento sia quello del Marinucci. Questi, come ribadito nell’avvertimento premesso al testo, desunse le notizie agiografiche dagli Atti del Santo, e da un autentico Manoscritto in lingua francese. Riguardo queste fonti il Marinucci ci informa che nel 1326 gli Atti furono trovati nell’Archivio della Curia Arcivescovile di Fermo e ne venne fatta una copia che si conserva nella Biblioteca Vallicelliana di Roma; il manoscritto invece fu redatto sugl’antichi Libri della Ven. Confraternita de’ Penitenti Bianchi (oggi detta altresì del Confalone) di Lunello, città del sud della Francia dove si ritiene san Girio provenga.

 

Antonio Maria Costantini e il culto di san Girio

Entrambi i documenti furono consultati dal cappuccino Antonio Maria Costantini da Monte Santo (1693-1767) a seguito dell’incarico affidatogli dall’arcivescovo di Fermo Alessandro Borgia (1682-1764) circa il riconoscimento ufficiale del culto del beato Girio. Per assolvere tale compito l’erudito santese risiedette a Roma dal 1740 al 1741 e, grazie alla sua opera, la S. Congregazione dei Riti concesse officii et missae in honorem beati Gerii nel 1743 (Urbanelli, 1988, p.472, nota 6). Dalla consultazione del testo I cappuccini a Potenza Picena risulta che una tela raffigurante il beato Girio, realizzata nella seconda metà del secolo XVIII forse a opera della bottega del fermano Filippo Ricci (1715-1793), sia conservata all’interno del convento potentino. Stando agli scritti di padre Giuseppe da Fermo, a cui gli autori fanno riferimento, i cappuccini fecero eseguire questo quadro a ricordo dell’opera del p. Costantini e per devozione verso il beato, considerato, perché terziario francescano, loro “confratello” (Monelli, Santarelli, Urbanelli, 1993, p.129).

Olio su tela del XVIII secolo raffigurante il Beato Girio (cm 140×96). Il dipinto è conservato presso il convento dei frati cappuccini di Potenza Picena.

Definito nella Biblioteca Picena come un dotto religioso preso dal genio verso l’antichità (Vecchietti, Moro, 1793, p.314), il Costantini fu uno studioso molto apprezzato nel suo tempo, autore di interessanti ricerche a cui molti eruditi hanno fatto riferimento. Tuttavia, all’entusiasmo di “scavar tra le sue carte”, si accompagna talvolta una nota di sconforto dovuta allo smarrimento di alcuni suoi scritti. Nelle Antichità picene Giuseppe Colucci (1752-1809) affermò infatti che P. Costantini ha scritto ancora separatamente intorno a questo Santo, ma neppur questo mi fù voluto mostrare, precisando in tal modo che non ebbe possibilità di consultare sia il testo agiografico che la raccolta di documenti riguardanti Monte Santo (Colucci, 1795, p.247).  Della difficile reperibilità di quest’ultima opera, stampata nel 1742 a Ronciglione per i tipi del Poggiarelli e attualmente ritenuta dispersa, ne fa menzione anche Carlo Cenerelli Campana (1773-1859) nella sua Istoria, riferendo che anche il conte Monaldo Leopardi (1776-1847) cercò di rintracciarla ma dopo infinite ricerche dovette persuadersi, che con affetto non era stata redatta (Campana, 1852, pp.137-138). Riguardo san Girio il Cenerelli Campana ne traccia un sommario quadro agiografico, facendo cenno alle prime tappe che ne affermarono il culto e ribadendo il valido apporto offerto dal Costantini alla storia di questo santo (Campana, 1852, pp.146-147).

Del dotto religioso ne fa spesso menzione nelle sue lettere anche il marchese Filippo Bruti Liberati (1791-1867), reclamando in più d’una il desiderio di trovar le carte di una poco nota storia della sua Patria (Bruti Liberati, 1839, prima lettera, p.9) indicando nella settima lettera il percorso di ricerca di quest’opera. Nella decima ritorna sul Costantini, ribadendo che assai si occupò di S. Girio Protettore della sua patria, a cercare notizie, e promuoverne il culto e apponendo in nota a questo passo che dal conte Monaldo Leopardi fu pubblicata un’antica Leggenda di S. Girio. C’è da ricordare a proposito che il corpo del santo venne conteso tra la popolazione santese e quella recanatese e la conoscenza di questa vicenda così come del testo del Marinucci da parte del conte Leopardi è ben nota e se ne ha conferma anche negli Annali (Leopardi, 1993a, pp.11-12, nota l).

 

Sulla Vita de Santo Gerio Franzese di Monaldo Leopardi

Frontespizio del Memoriale di frate Giovanni di Niccolò da Camerino, pubblicato dal conte Monaldo Leopardi. Edizione del 1833.

Riguardo il giovane di Lunel e la sua antica leggenda, Monaldo Leopardi diede alle stampe nel 1828 e poi nel 1833 il Memoriale di frate Giovanni da Camerino nel quale era contenuta La vita de Sancto Gerio Franzese. Lo scritto agiografico, come il conte riferisce, faceva parte di un codice medievale conservato presso la sua biblioteca, acquistato insieme a molte altre carte provenienti da beni ecclesiastici soppressi dalle leggi napoleoniche (Leopardi, 1833, p.5). Adottando un “prudente” volgare marchigiano come linguaggio narrativo, la prima edizione del Memoriale ottenne positivi riscontri da parte di alcuni letterati dell’epoca: Il Vieusseux e il Giordani ne furono entusiasti, così come Giuseppe Ignazio Montanari e Domenico Vaccolini che lo giudicò cosa del beato trecento (Leopardi, 1993b, p.10); diffidente invece fu il parere di Niccolò Tommaseo in merito all’utilizzo di alcuni vocaboli ritenuti di dubbia origine e sui quali la Crusca avrebbe dovuto indirizzare la sua attenzione. Il parere di quest’ultimo centrava la questione sollevando il dubbio in merito all’autenticità dello scritto, rilevando che questo memoriale di frate Giovanni ha un certo sapore, odore, e colore d’antichità, che…Ma poi, ripensandoci, in alcune pagine, ha tanta finezza, tanta malizia, che… La questione è difficile! – Se si trattasse d’un frate toscano, io potrei dire: i fra Giovanni in Toscana nella seconda metà del Trecento non iscrivevan così: ma si tratta di un frate da Camerino; e chi sa come nel trecento scrivessero i frati da Camerino? (Covino, 2009, vol.I, pp.265-266). Va infatti detto che La vita de Sancto Gerio Franzese (e più in generale il Memoriale) vennero man mano esaminati da vari studiosi che ne confermarono la falsità. La vita de Sancto Gerio, composta da Monaldo Leopardi sulla base dell’agiografia del Marinucci,  fu in pratica la risposta alla provocazione lanciata da suo figlio Giacomo con il Martirio de’ Santi Padri. Se vogliamo, possiamo quindi considerare queste opere come “atti di sfida” con i quali i due Leopardi si fronteggiarono in un duello erudito che trova nel panorama letterario italiano ottocentesco altri e interessanti esempi di contraffazioni testuali (Covino, 2009). Va comunque notata l’abilità di Monaldo nel saper giocare con le rarefatte atmosfere in cui le vicende storiografiche riferibili al santo sono immerse, sviluppando inoltre attorno ad esse una delicata trama giocata sull’arte della simulazione e del non detto. La fioca luminosità che avvolge quegli antichissimi Atti sollevarono la curiosità di Giacomo che, con “elegante ed occultato furore”, chiese al padre nella lettera del 1 marzo del 1826 se gli sapesse dir qualche cosa circa il tempo in cui si sa o si crede che sia vissuto quel San Gerio, ponendo in tal modo l’accento su una questione a lungo discussa dai bollandisti, ovvero sulla contemporaneità tra san Girio e san Liberio i cui apocrifi atti ne sollevavano legittima dubbiosità.

 

Frontespizio del Catalogus sanctorum italiæ di Filippo Ferrari. Edizione del 1613.

Due bollandisti nella Marca

Tale dibattito trova origine nel XVII secolo con i gesuiti Daniel Papebroch (1628-1714) e Godefroid Henschen (1601-1681), i due padri bollandisti che XVII secolo viaggiarono nella Marca con lo scopo di raccogliere informazioni e documenti per la compilazione degli Acta Sanctorum. Riferimenti sur le actes de S. Geri, pelerin, natif de Lunel  si trovano nella nota XXXVIII dell’Histoire générale de Languedoc: in essa viene fatto riferimento al parere di Filippo Ferrari (1551-1626) che ritenne soggette a critica alcune choses peu vraisemblables contenute negli antichi atti della vita del santo. Senza entrare nel merito della discussione gli autori dell’Histoire preferirono citare Henschen affidandosi cautelarmente al suo giudizio: je n’y trouve rien qui mérite une si grande censure (Histoire, 1737, p.594)

Di tutt’altro parere fu invece Agostino Peruzzi (1764-1850) nella sua dissertazione su La chiesa anconitana. Opponendosi al parere dei gesuiti e a quello di Edoardo Corsini (1702-1765), affermò che il Liberio nostro non è il compagno di s. Geri nel secolo decimoterzo, come il Papebrockio congetturò, non il compagno di s. Gaudenzio nell’undicesimo, come il Corsini e gli annalisti camaldolesi congetturarono, ma sì il santo romito, quale l’anconitana tradizione ebbelo sempre, anteriore al secolo stesso di s. Marcellino, e val dire al sesto (Peruzzi, 1845, p.29).

Frontespizio de Histoire generale de Languedoc. Parigi 1730.

Oggi si conviene che i due santi siano vissuti in periodi differenti: Girio (Gerio, Rogerio) nel XIII secolo e Liberio (Liverio, Oliviero) anteriormente all’anno mille. Su quest’ultimo nella Bibliotheca Sanctorum viene riportato che gli Atti, che ne possediamo e a cui si sono ispirate anche le lezioni del Proprium anconitanum, contengono, secondo il giudizio del bollandista Papebroch, elementi chiaramente favolosi e non risalgono oltre il sec. XIII; non è da accertarsi, peraltro, l’ipotesi dello stesso, che il santo sia un eremita o canonico del sec. XIII. Basti ricordare che l’invocazione in onore di s. Liberio appare nei frammenti di alcuni «usi liturgici» anconitani, certamente anteriori al mille; una chiesa in suo onore è ricordata in un documento del 1051 e la figura del santo appare accanto a quella di altri santi anconitani in una lastra graffita del sec. XI-XII (Bibliotheca sanctorum, VIII, pp.24-25).
Riguardo alcune vicende riferibili alla vita di san Girio il Burchi non usa mezzi termini, considerandole una leggenda fantastica e niente affatto originale, da cui non si può trarre nessun dato sulla vita del santo. L’accenno a s. Liberio di Ancona non aiuta perché la sua vera identità è sconosciuta. La sola cosa certa è il culto a Montesanto, antico di molti secoli, e confermato da Benedetto XIV nel 1742 (Bibliotheca sanctorum, VI, p.222). La figura di san Girio assume quindi attualmente dei caratteri complessi, che la collocano in un settore “problematico” della storiografia religiosa perché avente un’identità documentaria dai tratti incerti, fragili e a volte poco definiti (Grégoire, 2013, p.79).

 

Polittico del XV secolo di Pietro di Domenico da Montepulciano (cm 129×214). Si noti sulla destra l’immagine di san Girio.

Perdite e smarrimenti

Delle remote vestigia attribuibili al culto di san Girio nelle nostre contrade, si ricorda che la più antica effige attualmente conosciuta risale al XV secolo ed è identificabile in un polittico realizzato da Pietro di Domenico da Montepulciano, collocato originariamente all’interno della Pieve di Santo Stefano. Anche in questo caso il Bruti Liberati fa presente nella terza lettera sopra Monte Santo che dopo la demolizione dell’antica Pieve, indi Collegiata, situata in Piazza, fu trasportata in questa Chiesa una tavola, che se non avrà altro pregio, avrà quello dell’antichità, essendo stata da due Pittori riportati nel Processo della Causa avanti la Congregazione de’ Riti nell’anno 1741. Se di quest’opera dal valore per noi inestimabile (venduta a un privato nel 1974) rimane il rammarico e uno sbiadito “necrologio” che ne sancisce in maniera ufficiale la perdita, del mancato ritrovamento dei resti del corpo di san Girio si avverte l’eco di una parola incerta,  trattenuta dal palpito di un’ipotesi che sfuma in un silenzio imperscrutabile.

Sulla Pieve di Santo Stefano, secondo uno scritto inedito di Mons. Giovanni Cotognini (1908-1991), nel 1714 i resti del corpo che si disse di s. Girio per il fatto che una lapide lo diceva chiaramente venne trovato dal pievano don Lorenzo Vecchini e questi per ragioni non dettate da prudenza allontanò gli operai e fece scomparire ogni traccia. Della questione si interessarono negli anni seguenti in molti: primo fra tutti Domenico Mozzoni da Montefiore successore del Vecchini e nel 1732 venne fatta un’inchiesta dall’arcivescovo di Fermo Alessandro Borgia che ne diede incarico a Mons. Alessandro Buonaccorsi (1663-1737). Da come scrive il Cotognini le indagini durarono alcuni giorni e furono interrogati 15 testimoni e tutti affermarono che il corpo di S.Girio era stato trovato e che il pievano lo aveva di nuovo nascosto. Riponendo forse tra le righe il desiderio di stimolare maggiori e più approfonditi studi sulla ricerca di questo corpo, l’autore da testimonianza di una nota posta nel libro X dei Battesimi a fianco dell’atto, n°110, a p.164: “Il primo battesimo amministrato nel Battistero di nuovo rimosso dal luogo dove l’avevo fatto trasportare il 17/4/1720, perché nel luogo dove era stato posto, luogo che era sotto l’arco con le pitture della B.V. e di S. Girio, c’era il tumulo di detto Santo, il cui corpo ritrovato nel tempo in cui dal R. Vecchini Pievano, si costruiva in un muro della cappella il Cimitero, fu poi rubato, ex testium depositionibus.

 

Medaglia in ricordo della prima festa in onore di san Gérard. L’iscrizione riporta: S. GÉRARD DE LUNEL PRIEZ POUR NOUS – 1837.

Il pellegrino di Lunel

Noto d’oltralpe come Gérard, l’interesse attorno alla figura di san Girio è in Francia decisamente più recente. Il suo culto fu introdotto nella diocesi di Montpellier dal vescovo Charles-Thomas Thibault e la prima festa in suo onore avvenne l’8 giugno del 1837. In quell’occasione venne coniata una medaglia con l’effigie del santo posto in atteggiamento meditativo all’interno di una grotta nei pressi di Pont du Gard (Guérin, 1872, p.148). Tale grotta sarebbe secondo il parere di Adolphe Auguste Roüet, quella di Balauzière. Il sito, di particolare interesse archeologico per il ritrovamento di tracce di occupazione umana risalenti al paleolitico, è dal 1958 classificato come monumento storico.

Merito di questo rinnovato interesse per la figura del giovane pellegrino lo dobbiamo a due religiosi nativi di Lunel: l’abate Berlen e il sacerdote Farnarier che, costretti ad abbandonare la loro terra dalla furia rivoluzionaria, ebbero modo di venire a conoscenza del culto e dell’ampia devozione che aveva il santo nella Marca. Da come riferisce il Roüet, Berlen attinse le informazioni relative alla vita del santo da un’edizione écrite en italien et imprimée à Rome en 1760 (ovvero dal testo del Marinucci) e, ritornati in Francia, diedero alle stampe nel 1838 per l’editore Seguin di Montpellier, la Vie de Saint Gérard de Lunel (Roüet, 1878, p.148, nota 1). Del testo ne fa ampia menzione l’abate Roüet nel suo Notice sur la ville de Lunel au moyen-age et vie de saint Gérard seigneur de cette ville au XIII° siècle stampato nel 1878.

Copertina del libro di Adolphe Auguste Roüet. Montpellier 1878.

Copertina del libro di Adolphe Auguste Roüet. Montpellier 1878.

In esso, oltre alle notizie relative sia alla vita del santo che alle fonti documentarie che hanno caratterizzato la nascita e la diffusione del suo culto nelle diocesi di Fermo e di Montpellier, risulta di particolare interesse la trascrizione di importanti documenti quali: il decreto di papa Benedetto XIV relativo alla canonizzazione di san Girio, le due bolle di papa Pio VII e un’agiografia del santo scritta da Antonio Maria Costantini. Vi è poi il testo in latino degli atti di s. Girio, seguiti da una “vita” scritta da Matteo Masio dell’ordine degli eremiti di Sant’Agostino. Il libro dell’abate Roüet si rivela quindi un autentico scrigno, che presenta molti particolari di una storia in parte conosciuta ma della quale ci propone un punto di vista inedito, capace di svelare anche vicende a noi poco note come quella che fa riferimento alla donazione alla chiesa parrocchiale di Lunel di una delle due reliquie del santo, utilizzate dal canonico santese Terenzio Pierandrei (1770-1830) per benedire i malati di epilessia (Roüet, 1878, pp.196-201).

 

Interno della chiesa di Notre-Dame du Lac a Lunel. Il cerchio rosso indica il dipinto del XIX secolo raffigurante saint Gérard.

Tracce 

Se nella chiesa di Notre-Dame du Lac a Lunel sia ancora presente la reliquia è da verificare, certo è che attualmente vi si trova un dipinto della prima metà del XIX secolo che raffigura il santo in preghiera nel suo romitorio. Un particolare di questo quadro è visibile in un articolo apparso recentemente sul quotidiano regionale Midi Libre che illustra la ricerca condotta dal sig. Gérard Mathan in merito alle origini di saint Gérard. Innescata dalla consultazione del libro stampato nel 1838 dall’abate Berlen, l’indagine si è rivolta inevitabilmente verso la nostra terra riallacciando, grazie all’intermediazione del sig. Claudio Galleri direttore del Museo Médard di Lunel, le trame di eventi remoti e rivelando una molteplicità di sopravvivenze che affiorano nelle pagine di una storia comune.

Si ringraziano Marco Campagnoli e Paolo Onofri per i preziosi suggerimenti.

BIBLIOGRAFIA:

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Berlen, 1838, Vie de Saint Gérard, Seguin, Montpellier.

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Bibliotheca sanctorum, 1961-1970, voll. 13, Istituto Giovanni XXIII della Pontificia Università Lateranense, Città nuova editrice, Roma.

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Colucci G., 1795, Delle antichità picene, Tomo XXIII, Dalli Torchi dell’Autore, Fermo.

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Guérin P., 1872, Les petits bollandistes, Tome sixième, Bloud et Barral, Paris, pp.147-148.

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Leopardi M., 1833, Memoriale di frate Giovanni di Niccolò da Camerino francescano scritto nel secolo del 1300,  Annesio Nobili , Pesaro.

Leopardi M., 1993a, a cura di Franco Foschi, Annali di Recanati Loreto e Portorecanati, CNSL, Recanati.

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Palazzo Comunale facciata. Foto di Sergio Ceccotti.

Palazzo Comunale facciata. Foto di Sergio Ceccotti.

L’architetto ticinese Pietro Bernasconi era nato a Riva San Vitale nel 1705 ed è morto nel 1767 a Caserta, cioè 250 anni fa.

Principale collaboratore di Luigi Vanvitelli, ha lavorato con il grande maestro sia a Roma, a Loreto ed in particolare alla Reggia di Caserta. Il loro solido rapporto di collaborazione si è deteriorato nel 1766, un anno prima che morisse, in quanto Bernasconi aveva cercato di sottrargli un incarico professionale, il rifacimento della Chiesa Parrocchiale del Villaggio Torre, l’attuale Caserta.

Nelle Marche oltre a Loreto ha lavorato nel 1741 in Ancona ed anche secondo le ricercatrici Daniela Biancolini e Patrizia Chierici nella Chiesa di San Vito a Recanati.

A Monte Santo, l’antico nome di Potenza Picena cambiato il giorno 21 dicembre 1862, ha lavorato nel 1744 nel contesto della Villa Bonaccorsi a Montecanepino, sia come Direttore dei lavori che come ideatore dell’ampliamento del complesso. Nel 1745 ha inoltre provveduto, secondo il Dott. Roberto Domenichini, attuale Direttore dell’Archivio di Stato di Pesaro, al progetto dei lavori del Palazzo Comunale nella Piazza Grande, oggi Giacomo Matteotti, prevedendo una facciata con doppio loggiato.

I lavori si sono conclusi nel 1750 e dopo la costruzione del Teatro Condominiale, inaugurato il giorno 27 dicembre del 1862, l’architetto Giuseppe Brandoni ha provveduto alla chiusura del secondo ordine superiore del loggiato. Recentemente presso l’Archivio Storico della Parrocchia dei Santi Stefano e Giacomo di Potenza Picena è stato trovato l’atto di battesimo della figlia di Pietro Bernasconi, una scoperta straordinaria che documenta la permanenza temporanea dell’architetto nella nostra città, probabilmente ospite dei Bonaccorsi e ci consente di poter acquisire ulteriori notizie sulla sua famiglia. Infatti il giorno 26 maggio 1745 è nata a Monte Santo la figlia Rosa Maria Ascenzia ed è stata battezzata nella Pieve di Santo Stefano, che all’epoca si trovava ancora nel contesto della Piazza Grande.

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Villa Buonaccorsi – Potenza Picena.

Il padre dell’architetto si chiamava Giuseppe, la moglie era Elisabetta Albertini di Ancona, mentre la città di provenienza risultava Corsilia o Corzilia.

Questo importante documento d’archivio ci consente di affermare con certezza del solido rapporto dell’architetto Pietro Bernasconi con Monte Santo, dove lui ha lasciato importanti testimonianze della sua opera come il Palazzo Comunale ed anche la Villa Bonaccorsi, ma in particolare perché nella nostra città è nata sua figlia Rosa Maria Ascenzia, che è subito morta, e dove lui è vissuto per un periodo anche insieme alla moglie Elisabetta Albertini.

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a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

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quadro di San Girio

Potenza Picena nell’Ottocento ha annoverato due importanti personalità che si sono occupate della sua storia antica, dei suoi monumenti e delle sue opere d’arte, oltre che dei suoi personaggi più importanti. Il primo è stato il marchese Filippo Bruti Liberati di Ripatransone, nato a Roma il 13/4/1791 e morto il 3/11/1867, sposato con una nostra concittadina, la contessa Ippolita Compagnoni Marefoschi e viene ricordato per aver scritto dal 1839 al 1858 n. 14 Lettere sopra Monte Santo.

Il secondo è stato Carlo Cenerelli Campana, nostro concittadino nato a Monte Santo il 14/7/1773 e morto il 18/6/1859, che viene ricordato per la sua storia di Monte Santo del 1852.

Noi ci siamo ampiamente occupati di questi due eminenti personaggi legati alla storia della nostra città, ma abbiamo sempre trascurato un terzo uomo illustre che prima di loro si era interessato della storia di Monte Santo nel Settecento. Si tratta di un religioso, p. Antonio Maria Costantini, al secolo Antonio Costantino, frate cappuccino che viene ricordato in particolare a Monte Santo perché è stato il postulatore della causa sopra il Culto immemorabile di San Girio, comprotettore della nostra città insieme a Santo Stefano Protomartire e a Santa Maria Maddalena, di cui ne parla Alessandro Marinucci nel suo libro pubblicato nel 1766 Della vita, culto e miracoli di San Girio Confessore Specialissimo Protettore di Monte Santo nel Piceno, santo originario della Francia, della città di Lunello. Questo frate cappuccino, nato a Monte Santo il giorno 19/1/1693 da Giuseppe, battezzato presso la Pieve di Santo Stefano, entrato secondo Norberto Mancini nell’ordine nel 1710 nel Convento di Camerino è morto ad Offida il giorno 26/2/1767, cioè 250 anni fa.

Oltre all’incarico di postulatore della causa di San Girio, ebbe l’incarico anche di postulare la causa di Beatificazione del Venerabile Bernardo d’Offida. Ebbe inoltre un incarico speciale: la compilazione degli Annali della Provincia dei Cappuccini Piceni. Ebbe una particolare predisposizione per lo studio della storia di Monte Santo, avendo la possibilità e capacità di poter consultare la documentazione del nostro Archivio Storico Comunale, degli altri archivi religiosi locali e di quello Episcopale di Fermo.

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Simone de Magistris, 1585-1588, sposalizio mistico di Santa Caterina d’Alessandria e i Santi Nicola da Tolentino e Antonio di Padova.

Per questo diede alle stampe diverse pubblicazioni, tra cui la più citata, ma mai ritrovata, Raccolta di documenti antichi estratti diligentemente dall’Archivio Storico Comunale di Montesanto e dall’Episcopale di Fermo, tipografia Domenico Poggiarelli, Ronciglione, 1742.

In molti hanno cercato questo scritto di p. Antonio Maria Costantini, ad esempio il Conte Monaldo Leopardi, padre del grande poeta Giacomo, il Marchese Filippo Bruti Liberati e R. De Amicis, ma inutilmente, tanto da arrivare alla conclusione che non sia mai esistito, nonostante che la tipografia Poggiarelli a Ronciglione abbia operato per diversi anni.

L’altra pubblicazione per cui viene ricordato è stata Memorie della Nobile Terra di Montesanto, manoscritto apocrifo esistente presso la Biblioteca Civile di Fermo (copia di questo interessante lavoro oggi si trova anche presso il nostro Archivio Storico Comunale, grazie all’interessamento del Dott. Roberto Domenichini). Oltre che di Monte Santo, il Costantini si è anche occupato della storia di Pausula, l’attuale Corridonia, scrivendo il testo Dissertazione sopra il sito ed altre antichità di Pausula celebre città nel Piceno, ma ora distrutta, manoscritto che esisteva presso la libreria dei Marchesi Raffaelli di Cingoli. Nella stessa libreria si trovava anche il seguente manoscritto: Catagolus documentorum, Iurium Privilegiorium ad historicam narrationem hominum et Terrae Montis Sancti Dioecesis Firmanae in Piceno spectantum ex variis locis publicis collectus.

Si interessò, secondo p. Callisto Urbanelli, anche alla ricerca delle acque del sottosuolo di Loreto e del prosciugamento delle paludi Pontine. Il Costantini viene ricordato inoltre come pittore e restauratore: è documentato un suo intervento di restauro nel 1742 sulla tavola di Simone De Magistris del 1576 la Deposizione dalla Croce e i Santi Francesco d’Assisi e Lorenzo Diacono presso la Chiesa di San Lorenzo dei Frati Cappuccini di Monte Santo.

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“La Deposizione” di Simone De Magistris del 1876

È intervenuto anche nel 1754 su un’altra tela di Simone de Magistris del 1585-1588 che si trovava a Tolentino, oggi conservata presso il Museo della Basilica di San Nicola da Tolentino, Sposalizio Mistico di Santa Caterina d’Alessandria e i Santi Nicola da Tolentino e Antonio di Padova. È intervenuto, secondo p. Floriano Grimaldi, nell’operazione di restauro degli affreschi del Pomarancio nella Basilica della Santa Casa di Loreto.

Indubbiamente p. Antonio Maria Costantini è stato un religioso di Monte Santo che ha saputo lasciare un segno molto importante per quanto riguarda la storia della nostra città ed il culto di San Girio, oltre che essere stato un bravo restauratore dell’epoca. Comunque deve essere annoverato di diritto tra gli storici di Potenza Picena, il primo del Settecento della nostra città.

Notizie tratte da Potentini Illustri di Norberto Mancini, Recanati, 1950, Industria Tipografica Pupilli.

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Atto di Battesimo di Antonio Maria Costantini del 19-1-1693. Archivio Storico Parrocchia Santi Stefano e Giacomo.

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Reinaldo Carestia Foto Franco Carestia.Il legame di Potenza Picena con l’Argentina è molto forte. La nostra città ha dato tantissimi suoi figli emigrati in particolare in quella nazione dell’America del Sud.
La nostra emigrazione è iniziata nella seconda metà dell’Ottocento fino agli anni Cinquanta del Novecento. La presenza a Potenza Picena in Largo Leopardi della copia della Piramide de Plaza de Mayo, simbolo dell’indipendenza Argentina, dal giorno 16 Luglio 1967 è la testimonianza del forte legame della nostra città con l’Argentina.

Oggi vivono in Argentina tantissimi discendenti dei nostri emigrati. Risultano infatti ufficialmente iscritti all’AIRE (Albo Italiani Residenti all’Estero) n. 2416 persone in tutto il mondo (dati relativi al 13/2/2017) e di questi ben 1813 risiedono in Argentina, pari al 75% del totale. Tra di loro ci sono tutti i discendenti di Clito, Salvatore Carestia, emigrato in Argentina nel 1926, che svolgeva a Potenza Picena il mestiere di facocchio, cioè era costruttore di birocci. Era nato nella nostra città il giorno 2/4/1904 in piazza Principe di Napoli, l’attuale piazza Giacomo Matteotti, da Antonio e Anna Moretti, secondo di 6 figli, tra cui Igino, Rinaldo, Maria, Fernanda e Luigi.

senza-titolo-1È vissuto a San Juan e si è sposato il giorno 24/07/1931 con la Sig.ra Maria Vincenza Moretti, anche lei figlia di emigrati provenienti da Potenza Picena, ed è morto il giorno 2/11/1990.

Uno dei suoi figli, ne ha avuti quattro, Reinaldo nato il giorno 23/4/1932, sposato con Garcia Ana il 23/4/1969, è stato un famoso astronomo che ha lavorato presso l’Osservatorio Astronomico Felix Aguilar di El Leoncito ed è morto il giorno 23/8/1993.

Nel 1977 gli addetti di questo Osservatorio Astronomico avevano scoperto un nuovo asteroide, chiamato all’epoca 1977cc, e dopo la morte di Reinaldo Carestia hanno voluto chiamarlo nel 1994 Carestia in suo onore.

Anche il museo che si trova all’interno dell’Osservatorio porta il nome di Reinaldo Carestia.

Il giorno giovedì 19 gennaio 2017 è venuta a Potenza Picena per la prima volta la figlia di Reinaldo, Nirva Ana, professoressa universitaria sposata con Palacio Reinaldo, la più grande dei 4 figli, insieme a suo figlio Santiago. È stata ospite di Franco Carestia, cugino del padre Reinaldo ed ha fatto visita a tutti i suoi parenti di Potenza Picena, tra cui Beniamino Carestia ed ha voluto conoscere la nostra città.

senza-titolo-6Venerdì 20 gennaio 2017, in mattinata, è stata ricevuta in Comune dal nostro Sindaco Francesco Acquaroli. Un altro figlio, Francisco, si trova attualmente in Italia e gioca a basket con la Società Virtus di Ruvo di Puglia (BA) che milita in serie C.

Gli altri due suoi figli sono Maria Fernanda e Reinaldo Nicolas.

Reinaldo Carestia, astronomo, si va ad aggiungere ai tanti famosi personaggi nati in Argentina da discendenti che provenivano da Potenza Picena, come la tennista internazionale Gabriela Sabatini, i calciatori Mauro German Camoranesi e Ignacio Martin Scocco, i pittori Giuseppe Domenichini e Luis Dottori, tanto per fare alcuni nomi. Di alcuni di essi il nostro blog si è occupato ampiamente.

Ringrazio Nirva Ana Carestia, Franco Carestia, Beniamino e Luca Carestia per la loro collaborazione.

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UN ASTEROIDE LLEVA EL NOMBRE “CARESTIA” EN RECUERDO DE REINALDO CARESTIA, ASTRÓNOMO EN ARGENTINA, HIJO DE CLITO DE POTENZA PICENA.

Reinaldo Carestia Foto Franco Carestia.El vínculo de Potenza Picena con Argentina es muy fuerte. Nuestra ciudad ha dado muchísimos de sus hijos que emigraron en particular a esa nación de América del Sur.

La emigración fue iniciada en la segunda mitad del ochocientos hasta los años Cincuenta del Novecientos. La presencia en Potenza Picena, en Largo Leopardi, de la copia de la Pirámide de Mayo, símbolo de la independencia Argentina, desde el día 16 de julio de 1967, es el testimonio de la fuerte unión de nuestra ciudad con Argentina.

Hoy viven en Argentina tantísimos descendientes de nuestro emigrados. En efecto, resultan en la realidad inscriptos en AIRE (Albo Italiano Residenti all’Estero) 2416 personas en todo el mundo ( datos al 13/02/2017) de los cuales 1813 residen en Argentina (75% del total). Entre estos estan todos los descendientes de Clito, Salvador Carestia, emigrado a la Argentina en 1926, que desempeñaba en Potenza Picena la profesión de facocchio, es decir, constructor de carruajes agrícolos. Era nacido en nuestra ciudad el dia 02/04/1904 en Plaza Príncipe de Nápoli, hoy Plaza Matteotti, hijo de Antonio y de Anna Moretti, fue el segundo de sus hermanos llamados Igino, Rinaldo, María, Fernanda y Luigi.

senza-titolo-1En Argentina vivió en la Provincia de San Juan y se casó el día 24 de julio de 1931, con la señora María Vincenza Moretti, también hija de emigrantes provenientes de Potenza Picena. Murió el día 2 de noviembre del año 1990.

Uno de sus cuatro hijos, Reinaldo, nacido el 23/04/1932, casado con García Ana 23 de abril 1960, fue un famoso astrónomo que trabajó en el Observatorio Astronómico Felix Aguilar de Leoncito. Murió el 23 de agosto de 1993.

En el año1977 los adeptos de este Observatorio Astronómico, descubrieron un nuevo asteroide llamado en esa época “1977 cc” y, despues de la muerte de Reinaldo Carestía, en 1994, lo rebautizaron “Carestia” en su honor. También el museo que se encuentra en el interior del Observatorio, lleva el nombre de Reinaldo Carestia.

El dia jueves 19 de enero del 2017 vino a Potenza Picena por primera vez, junto a su hijo Santiago, la hija de Reinaldo, Nirva Ana, la más grande de cuatro hijos, profesora universitaria casada con Palacio Reinaldo.. Fue ospedada por Franco Carestía, primo del padre Reinaldo. Visitó a todos sus parientes de Potenza Picena, entre ellos Beniamino Carestía; ha sido su deseo conocer toda nuestra ciudad.

senza-titolo-6En la mañana del viernes 20 de enero de 2017 fue recibida en la Comuna por nuestro Sindaco Francesco Acquaroli. Tiene tres hijos: Maria Fernanda, Reinaldo Nicolas y Francisco, este se encuentra en Italia y es integrante de un equipo de Basket en la Sociedad Virtus di Rugo di Puglia (BA) que milita en serie C.

Reinaldo Carestía, Astrónomo, se suma a famosos personajes nacidos en Argentina, descendientes de aquellos que provinieron de Potenza Picena, como la tenista profesional Gabriela Sabatini y los futbolistas Mario Germán Camoranesi e Ignacio Martín Scocco; los pintores Giuseppe Dominichini y Luis Dottori, entre otros nombres. De algunos de estos personajes nuestro blog se ha ocupado en su oportunidad.

Agradecemos a Nirva Ana Carestia, Franco Carestia, Beniamino y Luca Carestia, por vuestra colaboración.

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de-magistris-frati-minoria cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

La città di Monte Santo durante il Regno Italico (1808-1815) era stata inserita nel contesto del Dipartimento del Musone, Distretto di Loreto dove Podestà era il Sig. Gasparini.

Durante questo periodo storico l’Italia era sotto il controllo dell’Imperatore Napoleone Bonaparte e molte istituzioni religiose furono soppresse, come conventi e monasteri e molte chiese furono chiuse. Le opere d’arte più importanti che si trovavano all’interno di queste chiese e monasteri furono scelte per essere portate via da Monte Santo e collocate nel contesto di pubbliche strutture statali.

Nel caso di Monte Santo la responsabilità di tale scelta fu affidata ad Antonio Boccolari, professore dell’Accademia di Modena.

Il Prof. Boccolari, dopo aver visitato le chiese e i Monasteri di Monte Santo, il giorno 8/7/1811 comunicò al Podestà della nostra città Gasparini l’elenco delle opere d’arte che dovevano essere portate via.

Su ogni tela scelta era stato posto il sigillo in ceralacca rosso con la scritta A.B.G.S. (le prime due lettere stanno per Antonio Boccolari).

Oggi a distanza di oltre due secoli, molte di queste tele scelte nel 1811 dal Boccolari conservano ancora il sigillo dell’epoca. Nello specifico il Boccolari aveva indicato le seguenti opere d’arte:

    1. presso la Chiesa di Sant’Antonio di Padova dei Frati Minori Riformati:
      • quadro olio su tela di Simone De Magistris del 1576 Madonna di Loreto tra i Santi Giuseppe, Caterina d’Alessandria, Francesco d’Assisi e Antonio di Padova
      • quadro olio su tela di Jacopo Negretti detto Palma il Giovane del 1595 La Crocifissione
    2. presso la Chiesa di San Pietro in Via Marefoschi (oggi la chiesa non è più presente):
      • quadro olio su tela attribuito da Mauro Barberini a Giandomenico Cerrini detto Il Cavalier Perugino seconda metà Sec. XVII Madonna col Bambino tra i santi Anna e Giuseppe. Oggi la tela è presente all’interno della Chiesa di Sant’Anna a Porto Potenza Picena.
    3. Presso la Chiesa di S. Lorenzo dei Frati Cappuccini:
      • tempera su tavola di Simone De Magistris del 1576 Deposizione dalla Croce tra i Santi Francesco d’Assisi e Lorenzo Diacono.
    4. Presso la Chiesa di San Tommaso Apostolo delle Clarisse:
      • quadro olio su tela L’incredulità di San Tommaso Apostolo Sec. XVII attribuito a Francesco Caccianiga
      • quadro olio su tela raffigurante Annunciazione sec. XVII-XVIII di autore ignoto
      • quadro olio su tela raffigurante l’Immacolata e i Santi Gioacchino, Anna, Francesco d’Assisi e Caterina d’Alessandria sec. XVII-XVIII di autore ignoto
    5. All’interno del Monastero delle Clarisse di Via Marefoschi:
      • quadro olio su tela raffigurante Annunciazione di autore ignoto
      • grande tempera su tela raffigurante Il Calvario inizi Sec. XVIII di autore ignoto.

Queste nove tele per nostra fortuna non furono mai portate via da Monte Santo in quanto, pur importanti, non furono giudicate dei capolavori degni di poter essere ospitati nel contesto di Gallerie Nazionali.

Si tenga conto che opere come quelle del De Magistris e di Palma il Giovane non dovevano all’epoca trovarsi in ottime condizioni di conservazione, inoltre di nessuna delle nove opere d’arte scelte dal Boccolari si indicava l’autore. Oggi le tele si trovano ancora, nella maggior parte dei casi, nel contesto delle nostre chiese.

Dott. Mauro Mancini (1926 - 1996). Foto prop. Famiglia Mancini Giustozzi.La tesi di laurea del Dott. Mauro Mancini di Potenza Picena del 1978 Montesanto e la sua Amministrazione sotto il Regno Italico (1808-1815) dai documenti dell’Archivio Storico del Comune, relatore il Prof. Dante Cecchi di Macerata, ci consente di poter conoscere questa vicenda dei nove quadri che dovevano essere portati via da Monte Santo nel 1811. La copia della tesi si trova depositata presso la nostra Biblioteca Comunale Carlo Cenerelli Campana di Via Trento dove chiunque sia interessato ha la possibilità di consultarla.

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bruno_mugelliniLeggendo attentamente la tesi della Dott.ssa Claudia Ottaviano di Ragusa su Bruno Mugellini e l’innovazione della didattica pianistica italiana, sono venuto a conoscenza che ci sono 8 volumi del metodo di esercizi tecnici per pianoforte.

Questi otto volumi del metodo che ha rivoluzionato la tecnica pianistica italiana e mondiale, sono stati stampati nel 1911 in Germania dalla casa editrice Carisch e Jänichen di Milano.

L’anno dopo, il giorno 15 gennaio 1912, il maestro Bruno Mugellini è morto prematuramente a Bologna all’età di soli 41 anni.

Presso la nostra Biblioteca Comunale Carlo Cenerelli Campana di via Trento abbiamo diversi volumi delle opere di revisione di Bruno Mugellini, ma nessuno degli otto volumi del metodo di esercizi tecnici per pianoforte che ha reso famoso Bruno Mugellini in tutto il mondo.

Consultando eBay sotto la voce Bruno Mugellini ci siamo resi conto che erano in vendita i primi cinque volumi della serie, uno addirittura originale del 1911, gli altri quattro erano ristampe del 1946, 1965, 1977 e 1979.

La spesa complessiva dei 5 volumi era di € 40 + spese di spedizione (si tenga conto che si trattava di 3 spedizioni distinte provenienti dalle provincie di Mantova, Pescara e Como).

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Cosnegna tesi Dott.ssa Claudia Ottaviano, da sx la Simona Ciasca, Francesco Acquaroli e Paolo Onofri. Foto Michele Emili.

Abbiamo immediatamente segnalato per iscritto al nostro Comune questa possibilità, sicuri di trovare interesse verso questo materiale librario considerato come il testamento pianistico di Bruno Mugellini. Nonostante il valore sia bibliografico che culturale del materiale, non abbiamo avuto alcun accenno di interesse da parte del nostro Ente.

A questo punto, per evitare di perdere l’occasione di poter portare a Potenza Picena questo materiale molto importante, abbiamo provveduto noi ad acquistarli come privati cittadini che amano la loro città ed anche Bruno Mugellini.

Nel giro di pochi giorni i 5 volumi sono arrivati e la nostra città è riuscita ad avere per il momento queste opere di Bruno Mugellini. Ci si augura che in futuro si possa completare la serie con l’acquisto degli altri 3 volumi mancanti cioè i numeri 6, 7 ed 8.

La città di Potenza Picena dove Bruno Mugellini è nato il giorno 24 dicembre del 1871, dove il Teatro porta dal 1933 il suo nome, dove una via del nostro centro storico è a lui dedicata, dove c’è stato nel 2012 un Convegno Nazionale in occasione del centenario della sua morte, dove nel 2016 si è svolto il primo Mugellini Festival, dove il nostro Ente ha acquistato da Mauro Mazziero un busto in ceramica di Bruno Mugellini, opera dell’artista di Recanati Michela Nibaldi, pagandolo la somma di € 2.500, ora non ha dimostrato interesse e sensibilità ad acquistare 5 volumi del metodo di esercizi tecnici per pianoforte di Bruno Mugellini per una spesa complessiva di € 40 + spese di spedizione.

Piano degli otto volumi del Metodo di esercizi tecnici di Bruno Mugellini

Piano degli otto volumi del Metodo di esercizi tecnici di Bruno Mugellini

In questo caso il nostro Ente non ha fatto di certo una bella figura nei confronti di un personaggio come il M° Bruno Mugellini. Comunque la comunità di Potenza Picena potrà vantare di possedere nella propria Biblioteca Comunale della presenza oggi dei primi cinque volumi del metodo di Bruno Mugellini. Tutto questo grazie all’interesse e alla sensibilità di privati cittadini.

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