Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Personaggi’ Category

a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Conte Commendator Carlo Buonaccorsi. Foto  Sergio Ceccotti.

Conte Commendator Carlo Buonaccorsi. Foto Sergio Ceccotti.

Il giorno 25 Marzo del 1918, cioè cento anni fa, moriva a Potenza Picena il conte Carlo Buonaccorsi. La sua morte improvvisa nel bosco della sua villa di Montecanepino, dove si era recato per una passeggiata, rimane ancora oggi molto misteriosa, anche se all’epoca si disse che era morto per un malore.
Nato a Potenza Picena il giorno 16 ottobre del 1877 dal conte Flavio e dalla Principessa di Roma Angela Chigi, fratello di Mario, Leopoldo, Gina, Alessandro, Giulio, Maria, Giulia ed Elena, il giorno 30/10/1916 sposa la Sig.ra Giuseppina Matteucci, figlia del fattore dei Buonaccorsi e non avranno figli. La moglie è morta il giorno 7/6/1970.
Compiuto il servizio militare, si è dedicato alla sua azienda agricola, occupandosi non solo dei campi, ma anche delle condizioni dei suoi contadini, migliorando notevolmente i patti colonici, con la riduzione dei pesi inerenti e la soppressione di antiche e vessatorie forme di tributi. Il padre, il conte Flavio Buonaccorsi era morto il giorno 20/8/1908, mentre la madre, la Principessa Angela Chigi il 12/1/1901.
I suoi funerali, imponenti, si sono tenuti in forma civile e si sono svolti il giorno 28 Marzo 1918, ed il suo corpo tumulato nella Cappella di famiglia nel nostro Cimitero. I discorsi commemorativi durante il funerale sono stati tenuti dall’avv. Trombettoni per la Cassa di Risparmio di Macerata, dall’ing. Volpino Volpini per l’Amministrazione Provinciale, e per quella comunale di Potenza Picena, dal Segretario comunale di Potenza Picena, dott. Tommasini Corrado e dal Direttore Didattico delle scuole Alessandro Palombari. Il ringraziamento della famiglia Buonaccorsi è stato pronunciato dal conte Corrado.
Ha parlato molto ampiamente di questo funerale il giornale “L’Unione” del giorno 4/4/1918. Il consiglio comunale di Potenza Picena ha ricordato il suo Sindaco nella seduta del giorno 28 Aprile 1918, dove ha parlato l’ing. Volpino Volpini e subito dopo si è tenuta presso il Teatro Condominale una pubblica commemorazione.
3°_DSC3185La figura del Conte Carlo Buonaccorsi è stata ricordata dal Dott. Giuseppe Gazzoni, ex-Segretario Comunale di Potenza Picena ed amico del Sindaco; questo intervento è stato anche stampato e distribuito ai partecipanti la commemorazione.
Carlo Buonaccorsi è stato consigliere ed assessore del comune di Potenza Picena dal 1901, poi dal 1907 Sindaco della nostra città, fino alla sua morte nel 1918. Nei 17 anni di Amministratore ed anche Sindaco viene ricordato in particolare per la sua battaglia per l’apertura di una sezione di Pretura nella nostra città, per la pubblica illuminazione elettrica, per l’acquedotto e la rete fognaria.
E’ stato consigliere provinciale di Macerata dal 1910 fino alla sua morte, Presidente della Cassa di Risparmio di Macerata dal 1912 e Presidente della Banca Popolare di Credito di Potenza Picena dal 1910 fino al 1913. E’ stato Console del Touring Club Italiano e nel 1913 gli è stata conferita la commenda dell’ordine della Corona d’Italia. Potenza Picena gli ha intitolato una via a Porto Potenza Picena, quella che costeggia la stazione ferroviaria vicino alla Torre.
4°_DSC3187La sua famiglia era una delle più antiche ed importanti di Monte Santo, insieme a quella dei Marefoschi. Tra i Bonaccorsi famosi a Potenza Picena vogliamo solo ricordare Mons. Alessandro Bonaccorsi, morto il giorno 6 Agosto del 1737 e che ha contribuito ad istituire nella nostra città l’Ospedale Civico in Corso Vittorio Emanuele II.
Lo scrittore Norberto Mancini nel 1950 ha inserito il conte Carlo Buonaccorsi tra i potentini illustri.
La morte di Carlo Buonaccorsi in questi anni è rimasta sempre un mistero, ma il ricordo di questo gentiluomo di provincia deve essere mantenuto vivo in quanto ha fatto molto per la nostra città come Sindaco ed amministratore pubblico.

Notizie tratte da:

  • In memoria del conte Comm. Carlo Buonaccorsi, a cura del Segretario comunale di Potenza Picena dott. Giuseppe Gazzoni 25/4/1918
  • “Potentini Illustri” di Norberto Mancini, Recanati 1950.
  • Filo Diretto n° 5 del gennaio 1999, “Carlo Buonaccorsi, un gentiluomo di provincia”, articolo a cura di Antonella Melatini.
  • I Bonaccorsi. Storia di un casato, Civitanova 1998, di Antonella Melatini
  • Archivio Storico Comunale di Potenza Picena.

pdficon_large carlo_buonaccorsi.pdf – testo del discorso del Segretario Comunale Giuseppe Gazzoni. Archivio Storico Comunale.

Articolo Correlato:

Annunci

Read Full Post »

a cura di don Andrea Bezzini

Don Vicenzo Galiè mentre celebra la S. Messa.Mi è stato chiesto di fare un ritratto del percorso e della personalità di don Vincenzo: lo faccio per come l’ho potuto personalmente conoscere dal 2001 ad oggi e per quanto mi è stato dato di sapere del periodo precedente.
Don Vincenzo è nato a Montefiore dell’Aso, allora provincia di Ascoli e diocesi di Fermo, il 20 agosto del 1940 secondogenito di Pierino e Angela Fraticelli. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 19 marzo del 1965 nella solennità di San Giuseppe, come spesso allora si usava. Dopo un breve periodo come vicario cooperatore contemporaneamente nelle parrocchie di Santa Maria Apparente a Civitanova e della Santissima Annunziata a Montecosaro Scalo, il 24 settembre del 1967 è stato nominato secondo e ultimo parroco della piccola comunità di Montecanepino, creata parrocchia solo 11 anni prima e poi accorpata a quella di Potenza Picena nel 1986. Dopo quell’anno ha continuato a risiedere a Montecanepino ed ha svolto contemporaneamente l’incarico di Cappellano dell’Istituto Santo Stefano nel quale poi, per i capovolgimenti che a volte la vita ci riserva, si è ritrovato degente in questo ultimo anno. Nel 1999, assieme all’anziana mamma, la partenza per Campofilone, parrocchia in cui è rimasto fino al dicembre del 2016 quando la malattia lo ha costretto ad interrompere il suo ministero anche se in realtà, come prevedono le norme, aveva già presentato le dimissioni fin dall’anno precedente, al compimento dei 75 anni. In entrambe le comunità don Vincenzo si è fatto apprezzare e non è retorica dirlo: il carattere buono, il senso genuino dell’amicizia, la capacità di essere davvero di compagnia e le risate abbondanti rendevano particolarmente piacevole lo stare con lui e, soprattutto, per entrambe le comunità si è speso.

Don Vicenzo Galiè e don Andrea Bezzini.A Montecanepino, dove non c’era altro che una contrada di campagna con una chiesetta, ha costruito la chiesa nuova, fondato il circolo Acli, dato inizio alla fortunata festa paesana del lunedì di Pasqua; a Campofilone ha ristrutturato la casa parrocchiale e la chiesa ridotte davvero in condizioni pietose prima del suo arrivo e, soprattutto, la ricca storia dell’abbazia poi diventata parrocchia gli ha permesso di sfoderare tutta la sua cultura storica creando il museo liturgico-archeologico e, per un periodo, anche quello malacologico con una ricca collezione di conchiglie e fossili marini. Però, senza nulla togliere alla secondogenita, per don Vincenzo, Montecanepino è stato il primo e direi anche il più intenso amore, la comunità nella quale e con la quale ha tessuto i legami più forti e che di fatto, non ha mai abbandonato: fino al 2016 è stato lui la spalla forte, l’animatore e soprattutto l’elemento caratterizzante della festa di San Vincenzo.
Io l’ho conosciuto non appena sono arrivato a Porto Potenza come collaboratore perché lui, quasi tutte le domeniche pomeriggio, tornava a Montecanepino a trovare il fratello e la famiglia, a giocare a carte al circolo e poi alla sera scendeva qui a Porto Potenza e tra sacerdoti si sgranocchiava qualcosa. Tempi belli che ricordo con una certa nostalgia e anche con commozione; di quei 6 preti che si ritrovavano abitualmente siamo rimasti in 2, io e don Cesare che è poi della stessa classe di don Vincenzo. Ma fino al 2006 c’erano anche don Carlo Leoni, don Luigi Bella e don Giovanni Ginevri. Peraltro don Vincenzo e don Carlo che battibeccavano spesso per questioni relative alla parrocchia di Potenza Picena – in cui entrambi erano stati se pure con ruoli diversi – adesso condividono l’anniversario di morte, il 16 febbraio, a 7 anni di distanza l’uno dall’altro.
Ma la comunità di Montecanepino, proprio perché piccola, ha permesso a don Vincenzo di vivere significative esperienze parallele quali il decennio di rettorato del collegio Fontevecchia di Fermo, il periodo trascorso in Zambia e Iran come cappellano di cantiere e soprattutto gli ha lasciato il tempo per potersi iscrivere all’Università di Macerata e laurearsi in lettere classiche con indirizzo archeologico nel 1974. La sua tesi di laurea è rimasta sempre il suo cavallo di battaglia: si intitolava “La questione lauretana tra storia e leggenda” poi arricchita da ulteriori studi e ripubblicata nel 1996. Quando sono arrivato in parrocchia a Porto Potenza ne ho trovata una copia impolverata in una stanza dove giacevano vari libri più o meno inutilizzati ed è stata l’occasione per leggerla; quando poi l’ho incontrato gliel’ho detto e ricordo che lui, scrollando le spalle, ha fatto un sorriso e mi ha risposto “Beh, a Porto Potenza i miei libri possono servire giusto per fare polvere”; ironicamente – o forse neanche più di tanto – con un sorriso ci diceva che noi eravamo preti culturalmente scadenti ma poi una volta andato dall’altra parte della diocesi, in Valdaso, aggiungeva che là erano proprio scaduti e allora noi avevamo recuperato qualche punto ai suoi occhi.
Processione festa di San Vicenzo Ferreri a Montecanipone, anno 2012.Tornando alla tesi di laurea mi aveva colpito il sottotitolo che recita “perché la Santa Vergine, Madre, Corredentrice e Mediatrice del genere umano sia finalmente venerata con un culto libero e sciolto da credenze e leggende di sapore medioevale e senza fondamento storico”. Nel tempo ci ho visto una sintesi dell’approccio di don Vincenzo alla fede, integra per contenuto, come dice anche il titolo in relazione alla Beata Vergine Maria, Madre, Corredentrice e Mediatrice, ma critico nel vagliarne le manifestazioni per le quali pretendeva fondamento e ragionevolezza. Nell’introduzione ha scritto: «a qualcuno, superficiale o integralista, può sembrare che in me ci sia una volontà precisa di dissacrare quello che viene venerato da moltitudini di fedeli da secoli: niente affatto! Gesù ha detto “il vostro linguaggio sia sì e no”: in me c’è solo il desiderio sincero di giungere alla verità». D’altronde la sua formazione era di indirizzo storico e archeologico; alla fine della sua vita ha collezionato quasi 90 pubblicazioni. Eppure quasi nessuno di noi lo ha cercato e apprezzato per la sua cultura, anche perché non ne faceva sfoggio: le sue omelie piacevano alla maggioranza non certo per i complessi contenuti culturali quanto per l’ironia e la battuta che spesso suscitavano un sorriso se non addirittura una risata. Eppure la sua cultura era reale anche da me riconosciuta molto tardi, precisamente del 2009 quando ero parroco a Potenza Picena e lui venne a scavare nell’archivio parrocchiale per ritrovare le relazioni originali di due visite pastorali da inserire in una pubblicazione; lì mi accorsi della portata nascosta delle sue conoscenze perché si trattava di documenti del 1573 e del 1765, di fogli ingialliti, scritti molto fitti in latino, a mano, e lui si è messo a leggerli e a tradurli con una facilità che mi ha lasciato davvero senza parole.
Ma la fede di don Vincenzo non era solo una questione di mente ma anche di cuore e di fiducia reale nel Signore: l’abbiamo visto in quest’ultimo anno nel quale la malattia lo ha spogliato di tutto quello che faceva la sua vita di prima – la libertà di muoversi, la possibilità della compagnia, delle feste, di leggere, di scrivere eppure l’ho visto sereno e a volte addirittura sorridente e capace di scherzare.
Don Vicenzo Galiè. Foto di Mauro Mazziero.Un ultimo tratto mi viene in mente di don Vincenzo ed è la sua generosità; chi non ha visto le condizioni della casa e della chiesa di Campofilone al suo ingresso in parrocchia non se ne può rendere conto. Ogni volta che lo andavo a trovare vedevo sistemato un nuovo pezzo e nell’arco di questi anni ha rimesso in sesto praticamente tutto ma per noi preti era evidente che una parrocchia di quelle dimensioni non poteva avere le risorse per questi lavori e infatti lui stesso ci aveva confermato di aver attinto dalle sue risorse personali e da quello che gli avevano lasciato i genitori. Quando gli abbiamo chiesto perché, la sua risposta è stata limpida: “l’ho fatto per la gloria di Dio e in suffragio delle anime dei miei cari”.

Caro don Vincenzo, adesso sei al cospetto del Padre in quella eternità dove puoi vedere tutto e comprendere tutto, senza ombre e senza veli; non hai più bisogno di immaginare perché contempli e soprattutto puoi sapere quanto i tuoi studi ti sono stati realmente utili per avvicinarti alla verità. Ma la cosa più importante è che sei nell’abbraccio di Dio, del suo amore, quell’amore che il tuo sorriso, la tua disponibilità e anche le tue battute ci hanno permesso in parte di assaggiare in questa vita. Credo che non solo io ma molti dei presenti oggi sentono di doverti ringraziare perché con il tuo modo di fare hai reso meno pesante e più piacevole il nostro percorso terreno. Grazie don Vincenzo. Arrivederci.

Articoli correlati:

Read Full Post »

Giovanni PastocchiUn anno fa, il giorno 15 Marzo del 2017, moriva ad Osimo Giovanni Pastocchi, il poeta vernacolare di Potenza Picena, di Mondesando come amava chiamare lui la nostra città con l’antico nome.
Giovanni, Antonio Pastocchi era nato a Potenza Picena il giorno 3 Aprile del 1931 in Vico Solanelli da Emilio, rinomato sarto, e da Igina Sensini ed è il fratello di Massimo e Luciano (Ciano).
Ha studiato nelle scuole elementari locali, poi le medie a Recanati e si è diplomato maestro elementare. E’ stato tra coloro che sono partiti a lavorare in Francia, a Parigi, ed esattamente a Pontoise, negli anni Cinquanta del Novecento, insieme a tanti nostri muratori e manovali, lui invece contabile al servizio dell’impresa edile di Civitanova Marche dei fratelli Pagnanini. E’ ritornato a Potenza Picena ed è stato assunto come impiegato nel nostro comune, dove è rimasto fino alla pensione.
Le sue poesie in dialetto santese sono state pubblicate una prima volta nel 1992 nel libro “O Mondesando mia”, poi nel 2014 ha pubblicato il secondo volume “Colori e sorrisi”, curato dal nipote Riccardo Pastocchi. Quest’ultimo volume è stato arricchito con quadri dello zio prof. Giuseppe Asciutti e contiene un interessante glossario del dialetto santese, secondo la versione di Giovanni Pastocchi. Inoltre nel 2016, a cura della Banca di Credito cooperativo di Civitanova e Montecosaro, è stata pubblicata la ristampa anastatica del primo volume “O Mondesando mia”, quando Giovanni, pur malato, era vivente.

copertina

Copertina del libro “Colori e Sorrisi” di Giovanni Pastocchi.

A lui è stato intitolato nel 2013, quando era ancora in vita, il premio di poesia indetto nell’ambito della Festa del Grappolo d’Oro di Potenza Picena, a cura della locale Pro Loco, concorso che prosegue anche dopo la sua morte.
Potenza Picena con la scomparsa di Giovanni Pastocchi ha perso uno dei suoi maggiori poeti vernacolari che abbia mai avuto. Ci manca oggi, a distanza di un anno, la sua presenza solare ed affettuosa.

pdficon_large Ricordino giovanni pastocchi.pdf

Articoli correlati:

Read Full Post »

Frontespizio del volume di Orazio Augeni del 1570. ASCPP.

Frontespizio del volume di Orazio Augeni del 1570. ASCPP.

Molti storici hanno scritto su Monte Santo. Conosciamo bene quanto hanno scritto Filippo Bruti Liberati, Carlo Cenerelli Campana, Gaetano Moroni e Norberto Mancini.
E’ poco conosciuto invece quanto ha scritto su Monte Santo alla fine del Cinquecento, cioè nel 1597, padre Orazio Civalli, frate dei Minori Conventuali nato a Macerata da Pietro e da Bellafiore Pellicani, cultore di memorie storiche dell’ordine religioso e delle Marche. Nel suo ruolo di Provinciale dell’ordine dei Frati Conventuali delle Marche, eletto nel Capitolo che si è tenuto proprio a Monte Santo il giorno 9 Luglio dei 1594, nella sua relazione sulla visita triennale alla nostra città, ci fa conoscere tante notizie storiche di Monte Santo, alcune già citate da Gaetano Moroni nel 1846, molte altre non conosciute. Il testo integrale di tale visita è stato pubblicato nell’opera dell’abate Giuseppe Colucci del 1795, volume XXV. Copia in anastatica si trova presso la nostra Biblioteca Comunale “Carlo Cenerelli Campana”. Il Civalli ci dice che la città di Monte Santo è dotata di un bellissimo stagno. Si riferisce sicuramente a quello esistente in contrada Pampanesche, detta lo Stagno, già citato nel Catasto Federici del 1765 e che si trovava nella zona Nord di Porto Potenza Picena, ai confini con Porto Recanati, corrispondente oggi con il Natural Village, zona Torrenova. Questa zona era storicamente paludosa ed è stata bonificata negli anni Trenta del Novecento dalla famiglia Scarfiotti. Si dice inoltre che in un arco della Porta di San Giovanni si legge il millesimo MCC (1200).
Si cita il Vescovo di Fermo Liberto che nel 1128, il giorno 27 Settembre ha concesso a Monte Santo il titolo di città e la sua autonomia, con la facoltà di eleggere i propri rappresentanti. In questo documento si parla della nostra città, chiamandola Monte Santo Stefano, dal nome della Pieve che si trovava nella Piazza centrale, allora Piazza Grande e che è stata abbattuta nel 1796.

Frontespizio del volume di Arcangelo Mercenari del 1582. ASCPP.

Frontespizio del volume di Arcangelo Mercenari del 1582. ASCPP.

All’epoca, cioè alla fine del Cinquecento, l’avvocato, cioè il protettore della nostra città, secondo il Civalli, era San Girio, la cui festa si celebrava il giorno 25 Maggio di ogni anno. Inoltre il Civalli dice di aver avuto modo di leggere un manoscritto sulla vita di San Girio, da lui ritenuto molto bello, e fornito dal sig. Gio.Girio. Monte Santo all’epoca, dal Biondo, veniva chiamata Terra Nobile Oppidum, “poichè è tale per gli uomini illustri che hanno in lei fiorito in ogni tempo”. A questo proposito cita molti nomi di santesi illustri, alcuni dei quali all’epoca viventi.
Tra di loro i medici Sebastiano Augeni, detto Paparella, Arcangelo Mercenari, Orazio Augeni e suo padre Ludovico Eugenio, oltre ai suoi fratelli Simone, Fabrizio e Lelio, ed il dott. Ventidio Zamberlani. Altri personaggi viventi all’epoca l’Ambasciatore Rodolfo Corraducci, il Vescovo di Teramo Vincenzo Busciatti, che poi morì il giorno 6/1/1609.
Presso il Convento dei frati Conventuali al Pincio di Monte Santo era vissuto nel Trecento il Beato Gerardo da Monte Santo. Inoltre nello stesso Convento si erano svolti diversi Capitoli dell’ordine dei Conventuali, tra cui quello del 1425, del 1477, del 1566 e l’ultimo quello del giorno 9 Luglio del 1594 quando è stato eletto Provinciale lo stesso Orazio Civalli.

Zona Pampanesche dette Li Stagni. Dal catasto Federici del 1765. ASCPP.

Zona Pampanesche dette Li Stagni. Dal catasto Federici del 1765. ASCPP.

All’epoca della visita del Civalli si trovava già il polittico, chiamato cona, del pittore veneziano Vittore Crivelli del 1499 (si cita per errore l’anno 1463) ed era posto nell’altare maggiore della chiesa di San Francesco. Per quanto riguarda le informazioni sul convento dei Conventuali di Monte Santo il Civalli ci fornisce molte interessanti notizie, tra cui ci dice che il Vescovo di Fermo Gerardo nel 1257, dona ai nostri frati conventuali un pezzo di terreno vignato, che poi venduto il ricavato serviva per costruire la chiesa di San Francesco sul monte di San Nicolò al Pincio. Inoltre si cita anche il medico santese Giulio Pechini (lui lo chiama Picchini) per aver aiutato in vita i frati conventuali di Monte Santo a restaurare la loro chiesa, dando poi denaro e successivamente alla sua morte ha lasciato ai frati una “possessione” con casa, con facoltà di vendere il tutto ed il ricavato utilizzarlo per la fabbrica del convento. Dalla vendita della casa si ricavò sopra 600 scudi.
Indubbiamente questo breve testo della visita triennale del Provinciale dei Conventuali delle Marche, padre Orazio Civalli, è molto interessante ed importante per la storia millenaria di Monte Santo e ci è sembrato giusto farlo conoscere a tutti.
Notizie tratte dal tomo n° XXV delle Antichità Picene dell’abate Giuseppe Colucci del 1795. Biblioteca Comunale “Carlo Cenerelli Campana”.

Documenti allegati:

Articoli correlati:

Read Full Post »

don andreaIl giorno 8 Ottobre 2017 ha concluso la sua missione come parroco della Parrocchia dei Santi Stefano e Giacomo di Potenza Picena don Andrea Bezzini, sostituito da padre Michele Ardò.
Ha lasciato la nostra città dopo 16 anni di presenza per assumere l’incarico di parroco della Parrocchia di San Lorenzo Martire a Montecosaro.
Era arrivato a Potenza Picena don Andrea Bezzini nel 2001 e in tutti questi anni la nostra comunità ha saputo apprezzare le sue doti di Parroco e di uomo di cultura.
Ha fatto molto per Potenza Picena ed ha portato a termine un’opera molto importante, il nuovo Oratorio parrocchiale “Carlo Acutis” e la casa parrocchiale. Inoltre prima di andarsene a Montecosaro ha voluto concludere i lavori per poter riaprire al culto sia la Collegiata di Santo Stefano che la chiesa della Madonna della Neve.
Per tutto quello che ha saputo fare a Potenza Picena don Andrea Bezzini merita non solo l’affetto da parte di tutti i santesi che gli vogliono veramente bene, ma crediamo che il nostro comune gli debba dare un doveroso riconoscimento per la sua straordinaria opera a favore della nostra comunità, conferendogli la cittadinanza onoraria, annoverandolo tra coloro che la nostra città ricorda con grande affetto e riconoscenza.

DSC_5868

Inaugurazione Oratorio e Casa Parrocchiale Potenza Picena. Foto di Elisa Cartuccia.

Lo stesso riconoscimento nel passato è stato dato giustamente ad altri due parroci, don Vincenzo Galiè e don Cesare Di Lupidio. Siamo certi che il nostro Sindaco Francesco Acquaroli e l’intera Giunta comunale prenderanno seriamente in considerazione questa proposta, che sicuramente sarà accolta con grande entusiasmo da parte di tutti i cittadini di Potenza Picena.

Articoli correlati:

Read Full Post »

Senza titolo-7-4a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri
Il giorno 10 Febbraio del 1968, cioè 50 anni fa, presso la Chiesa di San Sisto, alla presenza del Vicario del Vescovo di Fermo, Mons. Michetti, si consacrava nell’ordine delle Benedettine di Potenza Picena Rita Bernardi, prendendo il nome di suor Maria Paola. Il giorno 25 Gennaio 1967 si è svolta la cerimonia di vestizione.
Nata a Cingoli il giorno 13 Febbraio del 1948 da Armando ed Oliva Fratoni, sorella di Gabriele, Maria, Adriana, Vittorio, Giuseppe ed Anna, viene a Potenza Picena da Monte Roberto nel 1960 quando il padre Armando inizia a lavorare presso la Ceramica Adriatica di Porto Potenza Picena. La loro famiglia viveva inizialmente in contrada Casette Torresi.
Prima di entrare nel Monastero delle Benedettine di Potenza Picena, Rita per 6 mesi ha anche lavorato presso la fabbrica di confezioni Rogin.
È entrata nel nostro Monastero a soli 18 anni, nel 1966, nel 1968 si è consacrata e nel 2006 è diventata Badessa, carica che ricopre tutt’oggi. Il Monastero delle Benedettine di Potenza Picena si trova oggi all’interno del Palazzo un tempo della famiglia Massucci, imparentati con i Marefoschi di Monte Santo, in Via Mariano Cutini.
Senza titolo-2-5Fino al 1880 le monache Benedettine vivevano all’interno del loro antico Monastero di Santa Caterina d’Alessandria, dove oggi si trova la Casa di Riposo e la Chiesa è sede della Fototeca Comunale “Bruno Grandinetti”. Le origini del Monastero delle nostre Benedettine risalgono al 1348 ed oggi nella sede di Via Mariano Cutini ci sono 5 monache, ma nel passato ne ha ospitate molte di più. Tra di loro vogliamo ricordare anche Francesca Cenerelli, la figlia di Carlo Cenerelli Campana, autore del libro sulla storia di Monte Santo, pubblicato nel 1852.

L’ultima monaca che è entrata in questo monastero è stata suor Maria Beatrice Antonini, al secolo Ilaria, consacrazione avvenuta presso la Collegiata di Santo Stefano il giorno 3/10/2012, presente il Vescovo di Fermo, Mons. Luigi Conti.
Madre Maria Paola Bernardi si è sempre fatta apprezzare per la sua capacità di saper ascoltare tutti, per la sua profonda umanità e sensibilità e per la sua fede religiosa.
Senza titolo-4-6Il giorno della sua consacrazione, cioè il 10 febbraio, è la festa di una Santa molto legata all’ordine delle Benedettine, Santa Scolastica, sorella di San Benedetto da Norcia, e fondatrice dell’ordine e 3 giorni dopo, il 13, è anche il compleanno di Madre Maria Paola Bernardi.
Quindi doppia festa per lei. Auguri di cuore a madre Maria Paola Bernardi da parte nostra, di tutti i nostri lettori e siamo sicuri anche di tutti i cittadini di Potenza Picena che in questi 50 anni hanno imparato a conoscerla ed apprezzarla.

Articoli correlati:

 

Read Full Post »

di Emilio Zamboni
image2Fin dalla più tenera età suonava la chitarra seguendo le orme del padre e dei fratelli. Più tardi prese lezioni private da un maestro e, successivamente, si iscrisse al Conservatorio Nazionale di Musica ed Arte Scenica “Carlos Lopez Bouchardo” di Buenos Aires.
Fece parte di diversi complessi di musica tradizionale, molto in voga all’epoca. All’età di vent’anni iniziò la sua carriera come solista, suonando in alcune emittenti radio della Capitale Federale, di Azul, provincia di Buenos Aires e nei Centri Culturali di tutto il Paese. Nel 1960 lo chiamò il virtuoso di armonica Hugo Diaz e con lui, dopo aver inciso a Buenos Aires un disco long playing per la TK, intraprese una lunga tournée attraverso il continente europeo. Terminato il giro, decise di fermarsi in Europa, precisamente a Madrid, in Spagna, dove fissò la sua residenza dall’anno 1963 fino al 2015.
In tutto questo periodo ebbe l’opportunità di svolgere un’intensa attività artistica, ottenendo premi sia come interprete che come compositore. Una delle sue opere fu incisa da Eduardo Falù. Inoltre realizzò arrangiamenti orchestrali per Luis Eduardo Aute, Alberto Cortez, Mari Trini, Patxi Andión, Maya, Adolfo Cedrán, Pablo Guerrero e molti altri ancora.
Come solista incise vari dischi LP e Compact Disc, con notevole successo. Diffuse la nostra musica, specialmente il tango, in Germania, Belgio, Olanda e in tutta la Spagna, comprese le isole Baleari e le Canarie.
Compì anche varie tournée, accompagnando con la sua chitarra artisti internazionali di grande livello, come Sarita Montiel, Luis Aguilé, Carlos Acuña e Mari Carmen Mulet.
Nel 1990 fu insignito del premio “Gardel d’Oro”, conferitogli dal Centro Culturale Argentino del Tango di Buenos Aires e inoltre, condusse un programma alla Radio Nazionale di Spagna intitolato “La Noche que me Quieras”.

image5DISCOGRAFÍA DI CARLOS MONTERO

  • *De la Huella – 1971
  • *De las Raices – 1973
  • *Tangos a mi Manera – 1973
  • *De allá lejos y este Tiempo – 1976
  • *Y Sigo con los Tangos – 1987
  • *Con el Tango en el Bolsillo – 1989
  • *Perfil de Tango – 1990
  • *Tangos a mi Manera II – 1990
  • *Naturalmente, tangos – 2001
  • *Tangos para Recordar – Canarias
  • *Tangolatría – 2008
  • *Tango a Modo Mio – 2016
  • *Lo Mejor de Carlos Montero
  • *Grandes Exitos-Varios
  • *Antología del Tango

In tutto Montero ha inciso novantatre tanghi. Inoltre, realizzò altre incisioni personali, come ad esempio: “16 sonetos cantados”.

Nel 2015 lo abbiamo potuto ascoltare presso l’Associazione “Amici della Musica Arturo e Flavio Clementoni” di Potenza Picena, dove si è esibito con la sua nuova modalità di canto ed accompagnamento. In quell’occasione ci promise di tornare nel 2016, ma il destino non lo ha consentito.

Riportiamo alcune note pubblicate in Spagna il giorno della sua morte, 4 maggio del 2016.

“In virtù di una lunga e importante carriera professionale ed artistica, Carlos Montero è considerato uno dei migliori musicisti (chitarrista-arrangiatore) contemporanei”.

“La critica riconosce la sua voce coinvolgente e profonda, con un repertorio che rappresenta un vero tesoro”.

“Carlos Fernando Luchini, critico musicale, e una delle massime autorità mondiali nel campo della musica popolare, ha detto: “Grandioso cantante” “Meraviglioso amico” “Non mi stanco di ripeterlo” “ Non è giusto che muoiano persone così buone, generose, oneste e tanto creative”.

“Manuel Gonzalez Ortega, direttore di Mestisay così si esprime: “Oggi è morto, a Madrid, Carlos Montero. Ci lascia la sua musica e il ricordo della sua umana generosità”. “Buon viaggio Carlos”.

Traduzione a cura di Gianfranco Morgoni

pdficon_large montero carlos – Programma di sala del concerto “Tango a modo mio” del 3/10/2015 per Amici della Musica di Potenza Picena

Articolo correlato:


Recordando CARLOS MONTERO

por Emilio Zamboni

image2

Carlos Montero con la sua chitarra a 8 corde

Desde temprana edad ejecutó la guitarra siguiendo los pasos de su padre y hermanos. Más tarde cursó estudios con un profesor particular y luego, se recibió en el Conservatorio Nacional de Música y Arte Escénico “Carlos Lopez Bouchardo” de Buenos Aires.
Integró diversos conjuntos folklóricos, muy de moda en la época. A los veinte años comenzó su carrera como solista, actuando en emisoras de la Capital Federal, de Azul, Provincia de Buenos Aires y en Centros Culturales de todo el país. En el año 1960 lo convocó el virtuoso de la armónica Hugo Diaz y con él, luego de grabar en Buenos Aires un disco de larga duración, T K, realizaron una extensa gira por el continente europeo. Finalizado el ciclo decidió quedarse en Europa, concretamente en Madrid, España, donde residió desde el año 1963 hasta el 2016.
Tuvo la oportunidad de desarrollar sus ccondiciones artísticas en ese medio, obteniendo premios como intérprete y compositor. Una de sus obras fue grabada por Eduardo Falù. Además realizó arreglos orquestales para Luis Eduardo Aute, Alberto Cortez, Mari Trini, Patxi Andión, Maya, Adolfo Cedrán, Pablo Guerrero y muchos otros.
Como solista grabó varios discos L.P y Compact Disc, con notable éxito. Difundió nuestra música, especialmente el tango, en Alemania, Bélgica, Holanda y toda España, incluyendo Islas Baleares y Canarias.
También realizó giras artísticas, acompañando con su guitarra a figuras internacionales como Sarita Montiel, Luis Aguilé, Carlos Acuña y Mari Carmen Mulet.
En 1990 fue galardonado con el premio “Gardel de Oro”, otorgado por el Centro Cultural Argentino de Tango de Buenos Aires y además, condujo un programa en la Radio Nacional de España titulado “La Noche que me Quieras”.

image5

Ritratto di Montero. Opera dell’artista Spagnolo Luis Eduardo Aute – 1973

DISCOGRAFÍA DE CARLOS MONTERO

  • *De la Huella – 1971
  • *De las Raices – 1973
  • *Tangos a mi Manera – 1973
  • *De allá lejos y este Tiempo – 1976
  • *Y Sigo con los Tangos – 1987
  • *Con el Tango en el Bolsillo – 1989
  • *Perfil de Tango – 1990
  • *Tangos a mi Manera II – 1990
  • *Naturalmente, tangos – 2001
  • *Tangos para Recordar – Canarias
  • *Tangolatría – 2008
  • *Tango a Modo Mio – 2016
  • *Lo Mejor de Carlos Montero
  • *Grandes Exitos-Varios
  • *Antología del Tango

El total de tangos grabados por Montero suman noventa y tres. Además, realizó otras grabaciones personales como por ejemplo: 16 sonetos cantados.

En el año 2015 pudimos apreciarlo en la “Associazione Amici Della Musica Arturo e Flavio Clementoni” de Potenza Picena, con su nueva modalidad de canto y acompañamiento. Nos prometió volver en 2016, pero el destino así no lo quiso.

Transcribimos algunos comentarios realizados en España el día de su muerte, cuatro de mayo de 2016.

“Con una larga e importante carrera profesional y artística, Carlos Montero es considerado uno de los mejores músicos (guitarrista-arreglador) contemporaneo”

“La crítica distingue su voz conmoviente y profunda, con un repertorio que es un verdadero tesoro”.

“Carlos Fernando Luchini, crítico musical, es uno de las maximas autoridades mundiales en el campo de la música popular dijo: “Grandioso cantante” “Maravilloso amigo” “No me canso de decirlo” “ No es justo que muera gente así buena, generosa, honesta y tan creativa”

“Manuel Gonzalez Ortega, director de Mestisay se manifesta: “Hoy a muerto en Madrid, Carlos Montero. “Nos queda su música y el recuerdo de su humana generosidad”. “Buen viaje Carlos”.

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: