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Archive for the ‘Personaggi’ Category

Ricordando Don Carlo

A cura della Dott.ssa Maria Belardinelli

Don Carlo Leoni

Lassù tra i monti innevati, riposi.

Sognavi questo rifugio, lo vedevi già da lontano.

Assaporavi il silenzio interrotto dal sibilo del vento o dal cinguettare degli uccelli a primavera.

Vedevi già le farfalle intrecciare voli colorati o il primo mandorlo fiorire.

Sentivi 1’odore della terra dopo il temporale e ti dissetavi alla acqua della fonte limpida e trasparente come te.

Non ti spaventavano le tempeste.

La quiete sarebbe sopraggiunta.

Ti inebriavi di fronte ad albe e tramonti mozzafiato e davanti al cielo stellato il tuo colloquio con Dio diventava più intimo e più vero.

Ci manchi.

Ci manca la tua grande umanità, il tuo parlare “colorito”, le tue battute, le tue risate, le tue sopracciglia aggrottate quando “tuonavi” dal pulpito o quando c’era qualcosa o qualcuno che ti dava dispiacere

Ci manca il tuo amore per la buona tavola, la tua passione nel fare le cose, la tua intelligenza e la tua grande cultura, ambedue usate con grande discrezione, quasi tenute nascoste.

Già perché volevi far brillare solo la tua vera vocazione quella di fare il prete, come dicevi tu.

Nel confessionale o nel colloquio privato incontravamo la tenerezza del Buon Pastore, la misericordia del Padre. Metamorfosi sorprendente la tua e quante testimonianze a tal proposito!

Chi ha voluto veramente conoscerti e non si è fermato in superficie, ha solo potuto trarre grandi insegnamenti per la propria vita.

Hai seminato, Don Carlo, hai tanto instancabilmente seminato e i frutti già si cominciano a vedere ed altri ne verranno di più grandi.

Tutto per la gloria di Dio.

Per ciò che mi riguarda la nostra conoscenza è iniziata quando mi hai comunicato di avermi liberamente scelto come tuo medico, sfidando i pregiudizi di alcuni “ben pensanti”.

Tale rapporto si è consolidato nel tempo, anche se all’inizio ti dovevo “correre dietro” per farti prendere le medicine o ricordarti gli appuntamenti.

Poi sei diventato bravo, più docile attenendoti alle prescrizioni date.

Tra di noi non ci sono mai stati grandi colloqui, poche parole bastavano per capirsi, a volte solo uno sguardo.

Alla base c’era una stima reciproca cresciuta nel tempo e con il tempo sei diventato uno di famiglia.

Hai sempre lavorato e dato te stesso per far amare il Vangelo scuotendo a volte le coscienze per portarle ad un incontro più vero con Dio.

L’altra tua passione era quella di rendere bella e accogliente la Casa del Padre.

Soltanto la tua tenacia, la tua caparbietà, con 1’aiuto del Cielo ti hanno permesso di raggiungere 1’obiettivo.

Ma questo ha avuto un prezzo: la tua salute.

Quanta sofferenza in quegli anni, quante notti insonni, quanta rabbia verso alcuni che tu chiamavi “i ladri della Collegiata”. Anche tu avrai fatto degli errori ma sempre in buona fede.

Mi sembra che qualcuno abbia detto: “chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

Tu hai pagato di persona con la vita.

Hai cominciato a perdere la vista perché dimenticavi le medicine tanto e tali erano le tue preoccupazioni.

Hai rasentato la cecità totale.

Un giorno mi hai confidato: “Tu sai quanto ho sempre amato ed amo i libri, ma adesso che non posso più leggere, ho imparato a pregare”.

E quante volte ti vedevamo lungo la Chiesa in silenzio con la corona in mano!

Due sole volte hai avuto veramente bisogno di me e ringrazio Dio che me lo ha permesso.

La prima fu la notte di un giovedì Santo.

Dovevi celebrare, ma stavi veramente male.

Mi hai fatto cercare.

Io ero altrove.

Volevano chiamare la Guardia Medica o il 118 ma tu hai rifiutato.

Volevi me.

Sono arrivata.

Diabete e pressione erano alle stelle, avevi anche una polimialgia reumatica che ti dava atroci dolori alle articolazioni di un braccio.

Disposi immediatamente per gli accertamenti in Ospedale.

Tu non volevi andare, ma ti convinsi.

Mentre ero lì, mi hai detto: “Sai, se dovessi morire non avrei nemmeno i soldi per il funerale. Qualcuno sarebbe anche contento, se succedesse…” “E tu non gli dare questa soddisfazione, vai in

Ospedale”, replicai.

Tutto hai dato e tutto hai fatto per la Collegiata.

Per te non chiedevi né compravi mai nulla.

La seconda volta fu quel tragico 20 dicembre 2006.

Tutto era predisposto perché mi trovassi lì in quel luogo e in quel momento.

Casualmente pochi giorni fa ho ritrovato una tua preghiera scritta e distribuita ai fedeli in occasione del 50° Anniversario della Consacrazione di Potenza Picena a Maria, datata 1 settembre 2005.

Dopo poco più di un anno il dramma e l’inizio del tuo doloroso Calvario.

Inconsapevolmente avevi scritto e lasciato il tuo Testamento Spirituale.

Era questa la tessera mancante al mosaico della tua vita, il perché di tanta sofferenza.

Nel corso degli anni ho visto trasformarti, vuotarti poco a poco della tua umanità per riempirti di Dio.

Alla fine eri tutto di Dio e Dio era totalmente in te.

Tu sei stato docile all’azione dello Spirito e sei stato premiato con il dono della Pace del Cuore.

Infatti un giorno mi hai detto: “Adesso dormo di notte, sono in pace. Non ho più paura”.

Un tuo grande desiderio era di invitare la veggente Marija affinché l’Apparizione della Madonna avvenisse in Collegiata prima della fine del 50° anniversario.

Questo non è stato possibile, ma tu hai fatto molto di più per la nostra Comunità Parrocchiale, hai offerto te stesso.

Pochi istanti prima dell’incidente ad una nostra amica comune che mi aspettava in macchina hai detto: “Vedi un po’ se riesci a far venire Marija per l’Apparizione. Io ho concluso il 50° anniversario e 1’8 dicembre ho riconsacrato Potenza Picena alla Madonna. Comunque, da parte mia, farò tutto per salvare questa Parrocchia”.

Sono state queste le ultime tue parole, il tuo ultimo pensiero è stato la salvezza delle anime, di tutte le anime della nostra Parrocchia.

Cinque minuti dopo io e la mia amica eravamo inginocchiate accanto a te mentre le nostre mani si riempivano del tuo sangue. Il tuo sacrificio è avvenuto li nel piazzale della Collegiata, non in un altro punto del paese, ma lì dove era il tuo cuore.

Quel piazzale dovrebbe essere ribattezzato “Don Carlo Leoni”. Non credo sia mai esistito a Potenza Picena un sacerdote che abbia dato la propria vita versando anche il proprio sangue per amore della sua Comunità.

Come il Buon Pastore.

Alla luce di tutto questo le atroci sofferenze di quei 4 lunghissimi anni, hanno finalmente un senso.

Il senso della Santità acquistata a caro prezzo.

In un passo si dice “Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori… dopo il suo intimo tormento, vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza, il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità”. ISAIA Gap. 53 vv 10-12.

E in un altro passo si dice: “Nessuno accende una lucerna e la mette in un luogo nascosto e sotto il moggio ma sopra il lucerniere perché quanti entrano vedano la luce”. LUCA Cap. 11, 33-34.

Tu sei stato e sei Luce per questa Parrocchia, fa che anche noi con 1’aiuto dello Spirito Santo possiamo essere Luce per il proprio fratello e amare la Verità.

Grazie Don Carlo per l’amore che hai avuto per ciascuno di noi e da lassù guardaci sempre e sorridici.

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Mons. Giuseppe Bernacchia. Foto Studio Minnoni Fermo. Prop. Gianfranco Morgoni.

Mons. Giuseppe Bernacchia. Foto Studio Minnoni Fermo. Prop. Gianfranco Morgoni.

a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

A Potenza Picena nel Novecento c’è stata una famiglia che ha avuto tre figli tutti consacrati alla vita sacerdotale.
Si tratta della famiglia del muratore Cesare Bernacchia, nato a Potenza Picena il giorno 18/11/1870, e della sig.ra Grazia Sassetti, residenti in vico Bocci, una traversa posta a metà di Via Mugellini.
Hanno avuto tre figli maschi, Giuseppe, Alberto e Marcello e tutti e tre sono diventati sacerdoti.
Il più grande, Giuseppe, nato il giorno 27/9/1900 e morto a Fermo il 22/11/1977, aveva frequentato la scuola elementare di Potenza Picena e poi il Seminario di Fermo. Il suo maestro a Potenza Picena è stato Alessandro Palombari e tra i suoi compagni di classe troviamo, tra gli altri, Maggini Luigi, Carestia Aquilina, Casciotti Lina, Clementoni Elisa, Grandinetti Rosa, Bocchini Alessandro. A Fermo, presso il Seminario, ha conseguito la laurea in sacra Teologia ed è stato consacrato il giorno 29/7/1923; è stato Segretario di Mons. Carlo Castelli Vescovo di Fermo, Cerimoniere Arcivescovile, professore nel seminario di Fermo di Liturgia e Dommatica, parroco dal 1933 ai Santi Martino e Quirico di Fermo.

Don Alberto Bernacchia. Proprietà Maria Belardinelli.

Don Alberto Bernacchia. Proprietà Maria Belardinelli.

Alberto Bernacchia invece è nato a Potenza Picena il giorno 28/12/1905 ed è morto a Fermo il 24/11/1964, a soli 59 anni.
Ha frequentato anche lui la scuola elementare di Potenza Picena con il maestro Romagnoli e tra i suoi compagni di classe troviamo tra gli altri Cardinali Ermanno di Girio, Grandinetti Vitaliano, Orselli Dario, Persichini Giuseppe, Piani Manlio, Pistarelli Venanzo, Roseti Luigi, Sargentoni Alfio e Tanoni Galliano.
Successivamente è entrato nel Seminario di Fermo e la sua consacrazione è avvenuta il giorno di Pasqua del 1930; ha insegnato sempre nel Seminario di Fermo.

Marcello Bernacchia, il più piccolo dei tre fratelli, è nato a Potenza Picena il giorno 23/8/1909 ed è morto a Macerata il 13/11/1990.
Anche lui, come gli altri due fratelli, ha frequentato la scuola elementare di Potenza Picena con la maestra Adelina Romagnoli Matteucci e tra i suoi compagni di classe troviamo, tra gli altri, Belardinelli Giulio, Bernacchia Antonio, Carestia Igino, Carestia Rinaldo, Grandinetti Clito, Lavini Armando, Piani Goffredo, Reucci Primo, Tanoni Attilio e Norberto Mancini, il famoso scrittore che ha raccontato in diverse pubblicazioni sia Potenza Picena che i suoi personaggi più importanti.

Don Marcello Bernacchia. Proprietà Maria Belardinelli.

Don Marcello Bernacchia. Proprietà Maria Belardinelli.

Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il giorno 19/3/1935 a Fermo, presso la Parrocchia dei Santi Martino e Quirico, dopo che il 6/12/1931 aveva avuto la sua prima tonsura. Dal 1957 è stato parroco a Mogliano presso la Parrocchia dell’Arcipretura di Santa Maria.
Dopo il suo pensionamento è ritornato a Potenza Picena, la sua città natale, per occuparsi a tempo pieno della chiesa della Madonna delle Grazie e l’ha seguita per diversi anni con molto impegno.
La storia dei tre fratelli Bernacchia di Potenza Picena, Giuseppe, Alberto e Marcello è la testimonianza di una famiglia molto religiosa che ha donato i suoi 3 figli al servizio della chiesa di Fermo e ci è sembrato giusto ricordarli ai nostri concittadini.

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

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quadro di San Girio

Tra gli storici di Monte Santo, l’antica Potenza Picena, bisogna ricordar padre Antonio Maria Costantini, frate cappuccino.

“Nato a Monte Santo il giorno 19 Gennaio del 1693 da Giuseppe e da Gironima, al secolo Antonio, vestì l’abito cappuccino il giorno 2 Feb­braio del 1710. Ordinato sacerdote partecipò ad un concorso interno per professore di teologia morale. Due i concorrenti che risultarono di pari merito, ma la cattedra non fu assegnata al padre Antonio Maria Costan­tini. Per addolcire la mancata nomina i superiori lo elessero guardia­no di una comunità. Egli rinunciò all’incarico per dedicarsi completamente agli studi.

Come studioso il padre Antonio Maria ebbe una gamma vastissima di inte­ressi. Impossibile in questa sede una rassegna completa della sua atti­vità culturale; se ne darà l’elenco solamente.

Tra gli incarichi che ebbe dai superiori vi fu quello di postulatore delle cause dei santi. In tale veste redasse il processo sopra la fama di santità di fra Bernardo da Offida, laico cappuccino, che inviò alla Congre­gazione dei Santi. Dalla stessa Congregazione ottenne la messa e l’uffi­cio propri per il beato Girio, comprotettore di Monte Santo.

Si era acquistata una notevole fama di restauratore di opere pittoriche poiché fu incaricato dal Governatore di Loreto di un progetto per il res­tauro degli affreschi del Pomarancio.

Coltivò la topografia storica e in particolare si interessò della ro­mana Pausulae, lasciando due dissertazioni manoscritte sul luogo dove esisteva questa città, molto apprezzate dagli studiosi del tempo.

La sua versatilità non aveva limiti. Come egli stesso afferma, “è stato suo studio il soggetto delle acque di vene invisibili e delle acque vi­sibili dei fiumi”. Per tale sua competenza il Governatore di Loreto lo incaricò di rimediare all’inefficienza del sistema di approvvigionamento idrico della città. Tuttavia la ricerca storica fu la sua attività princi­pale. Della sua produzione è pervenuta un saggio giovanile ri­masto inedito su “l’Origine e notizie della terra di Monte Santo, nobile, antica ed illustre nella Marca”. L’anno 1742 per i tipi del Poggiarelli di Ronciglione pubblicava un “Liber tertius in quo varia documenta, iura et privilegia hominum et regiminis Montis Sancti”. Si tratta, come preci­sa l’autore, di un catalogo di documenti in appoggio al “Trattato istorico del territorio di Monte Santo”. Nonostante le ricerche eseguite dai vari eruditi del Sette e Ottocento del primo volume di tale opera, che l’au­tore dice che fosse già pronto per la stampa, non si è mai trovato nulla.

Il padre Antonio Maria Costantini cessava di vivere nel Convento di Offida il giorno 26 Febbraio del 1767.

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“La Deposizione” di Simone De Magistris del 1876

Il padre Antonio Maria Costantini, tipico esponente della cultura erudi­ta e scientifica del suo tempo, con la sua lunga ed operosa esistenza ha dato un suo contributo alla cultura marchigiana del Settecento, con le sue ricerche storiche, topografiche e attività scientifiche molto appre­zzate dai dotti del suo tempo.” (da I Cappuccini a Potenza Picena di Callisto Urbanelli, Giuseppe Santarelli e Nanni Monelli, Edizioni Anibali, Ancona 1993).

Secondo il Bruti Liberati, padre Antonio Maria Costantini, restaurò anche la tavola di Simone De Magistris del 1576 “La Deposizione”, che si trova all’interno della Chiesa di San Lorenzo dei Frati Cappuccini di Potenza Picena. (da Filippo Bruti Liberati 3° lettera sopra Monte Santo del 1840 e lettera del 1842, Ripatransone Tipografia Jaffei. Potentini Illustri di Norberto Mancini, Recanati, Tipografia Pupilli 1950).

Per quanto riguarda Monte Santo, vi facciamo conoscere il suo manoscritto giovanile che si conserva in originale presso la Biblioteca Comunale di Fermo ed il libro del Marinucci sulla vita di San Girio del 1766, di cui il Costantini fu il postulatore della causa di beatificazione.

pdficon_largemanoscritto_padre_maria_costantini_web.pdf  – Manoscritto di Padre Antonio Maria Costantini “Origine e notizie della terra di Monte Santo, nobile, antica ed illustre nella Marca”. – Biblioteca Comunale di Fermo

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Atto di Battesimo di Antonio Maria Costantini del 19-1-1693. Archivio Storico Parrocchia Santi Stefano e Giacomo.

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a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Erasmo Domenichini (foto per gentile concessione della Famiglia Domenichini)

Uno dei più originali artisti autodidatti di Potenza Picena è stato sicuramente Erasmo Domenichini. Ci siamo interessati ad Erasmo solo nel 2004, quando casualmente fu ritrovata presso il centro di raccolta dei rifiuti del comune di Potenza Picena di Via dell’Aurora nel Capoluogo, una tarsia di cui un nostro concittadino si era liberato.
Quando l’incaricato dell’impianto ci ha informato del ritrovamento, tenuto conto della tecnica di esecuzione, cioè l’intarsio in legno, raffigurante un anziano in fase di riposo (per questo motivo abbiamo attribuito all’opera il titolo“La siesta”) e della firma, con le iniziali D.E., senza la data, abbiamo capito che si trattava di una delle prime opere di Erasmo Domenichini maestro intarsiatore, tenendo anche conto della tecnica del quadro e della qualità dell’opera. Infatti aveva utilizzato pochi pezzi di legno, in forma grande, rispetto alle sue opere della maturità (molto più elaborate, pezzi piccoli di legno, molteplici colori).
Questo quadro è stato donato nel 2004 al Comune di Potenza Picena, con l’impegno di collocarlo all’interno della nostra Pinacoteca Comunale. Erasmo Domenichini nasce a Potenza Picena il giorno 30/6/1929, in Via San Marco n° 240 da Ernesto, falegname, e da Adele Sabbatini, casalinga. La tennista argentina Gabriela Sabatini è una sua parente.
Ha frequentato la scuola elementare locale, poi l’Avviamento e la Scuola d’arte “Ambrogio Della Robbia” con il prof. Giuseppe Asciutti, seguendo l’esempio del padre Ernesto.

Tarsia di Erasmo Domenichini. Foto di Sergio Ceccotti.

Nell’Archivio della Scuola d’Arte si trovano oggi 6 suoi disegni e molti, 16, del padre Ernesto, che risalgono addirittura al periodo 1908 e 1909, quando Direttore della scuola era il Prof. Umberto Boccabianca.
Ha fatto parte inoltre della Banda Cittadina con il maestro Edgardo Latini nel periodo della sua ricostituzione, cioè il 1947/1948, suonando il flauto.
Il 15 Ottobre 1956 si sposa con la sig.ra Rosanna Bettei e dal loro matrimonio nascono Paola e Bruno. Erasmo, come il padre, ha sempre svolto il mestiere di falegname in Via Silvio Pellico, insieme a Pierino Pesci. Muore a Potenza Picena il giorno 13/7/1987.
Conversando con la moglie Rosanna Bettei, bravissima ricamatrice, ci ha molto parlato del marito e della sua passione per l’intarsio, mostrandoci tutti i quadri che custodisce gelosamente nella propria casa di Corso Vittorio Emanuele II, trasformata in una vera e propria Pinacoteca, dove sono presenti la bellezza di 22 tarsie, alcune molto belle ed originali.
Ci ha fatto conoscere inoltre una cartella d’arte scritta dal critico di San Severino Marche Nello Biondi su Erasmo Domenichini, pubblicata poco dopo la sua morte.
Erasmo Domenichini in vita non ha mai fatto una mostra personale, ma solo partecipato a collettive di artisti e marguttiane.

Tarsia di Erasmo Domenichini. Foto di Sergio Ceccotti.

Durante una di queste mostre, che si è tenuta nella nostra città, ha donato al comune di Potenza Picena una sua opera, una tarsia molto bella “Il pescatore”.
La sua tecnica di intarsio con il tempo si è evoluta e le ultime opere sono dei veri e proprio capolavori d’arte. Sue opere si conservano a Parigi, Venezia e in diverse città italiane e marchigiane. Straordinaria la sua tarsia che ha dedicato alla sua Monte Santo eseguita nel 1979 e che oggi si trova in una abitazione privata di Parigi. Suggestiva e poetica la tarsia “Verso il lavoro dei campi… in lontananza la sua cara Potenza Picena”, atto d’amore per la sua Monte Santo.
Mettendo insieme tutte le tarsie che conserva gelosamente la moglie Rosanna, cioè 22, quelle che possiedono i suoi figli Paola e Bruno, cioè 4 e quelle che sono in possesso del Comune di Potenza Picena, cioè 2, è possibile allestire una bellissima mostra personale di Erasmo Domenichini, che potrebbe arricchire il panorama culturale della nostra città.

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Don Benedetto Nocelli. Foto Fam. Nocelli.

Don Benedetto Nocelli. Foto Fam. Nocelli.

A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri
Il giorno 22 marzo 2019 è venuto a mancare a Fermo Don Benedetto Nocelli.
Nato ad Amandola il giorno 28/01/1934 da Gualtiero e Giuditta Tossici, dopo aver frequentato il seminario di Fermo, il giorno 30/05/1958 arriva a Potenza Picena come vice-parroco di don Gustavo Spalvieri presso la parrocchia di San Giacomo Maggiore a Galiziano.
Fino alla morte di don Gustavo Spalvieri, avvenuta il giorno 27/11/1960, don Benedetto Nocelli è stato il suo vice, poi dopo la sua morte amministratore dal 28/11/1960 fino 14/4/1962. Dal 26/10/1962 si è trasferito a Corridonia presso l’Abbazia di San Claudio al Chienti come parroco.
Don Benedetto Nocelli era il fratello del Prof. Gabriele Nocelli, residente a Potenza Picena dove è stato Sindaco della nostra città dal novembre 1972 fino al mese di giugno 1975 ed ha sposato l’insegnante Anna Clementoni ed hanno avuto due figli, Silvia e Francesco Maria.

Mons. Gustavo Spalvieri e Don Benedetto Nocelli

Mons. Gustavo Spalvieri (sx) e Don Benedetto Nocelli (dx).

Don Benedetto Nocelli è rimasto sempre molto legato a Potenza Picena, ed in particolare ai suoi parrocchiani di San Giacomo Maggiore a Galiziano. Diversi di loro hanno fatto celebrare il matrimonio dei propri figli a Don Benedetto Nocelli presso l’Abbazia di San Claudio al Chienti a Corridonia. Anche quando a Potenza Picena si celebrava la festa di San Giacomo Maggiore il giorno 25 luglio di ogni anno, don Benedetto Nocelli era sempre presente insieme agli altri parroci.
Potenza Picena con la scomparsa di don Benedetto Nocelli ha perso un sacerdote a cui la nostra comunità era molto legata e che lo ricorderà per sempre.

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Il giorno giovedì 19 settembre 2019, il pomeriggio, il musicista del gruppo “Nomadi” Sergio Reggioli di Porto Potenza Picena, ha chiesto di suonare il nostro organo da sala Giovanni Fedeli del 1757 presso l’Auditorium “Ferdinando Scarfiotti”, nella ex-chiesa di Sant’Agostino.

Non lo conosceva e non lo aveva mai suonato. È rimasto affascinato dallo strumento di Giovanni Fedeli, ha apprezzato il suo suono orchestrale e si è complimentato per l’ottimo restauro fatto dal restauratore Michel Formentelli. Ha provato lo strumento per quasi due ore e si è cimentato in diversi brani musicali, alcuni di questi registrati con il telefonino, che grazie alla sua disponibilità vi facciamo vedere ed ascoltare in esclusiva uno di questi.

Ha anche espresso il desiderio di portarci a suonare l’organo il fratello Enrico Reggioli, direttore e famoso pianista, che per la cronaca si è esibito all’interno dell’Auditorium il giorno della sua inaugurazione, cioè il 19 dicembre del 2004, dirigendo l’Orchestra Filarmonica Marchigiana in un concerto memorabile.

Sergio Reggioli con in Nomadi dal 1998 suona il violino molto magistralmente (si è diplomato nel 1992 al Conservatorio “Rossini” di Pesaro), ma oggi ha dimostrato di essere anche un ottimo musicista suonando molto bene il nostro organo. Grazie Sergio Reggioli per essere venuto a suonare il nostro antico organo, che purtroppo durante tutto l’anno rimane quasi sempre muto.

Sergio Reggioli con i Nomadi

È un peccato che non si valorizzi questo straordinario strumento del 1757. Sarebbe auspicabile un concerto d’organo con Sergio Reggioli al violino ed il fratello Enrico al pianoforte. Sarebbe un evento straordinario.

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Igino Ceccotti. Per gentile concessione della Famiglia Ceccotti.

Il primo fotografo professionale di Porto Potenza Picena è stato Igino Ceccotti, dopo di lui troviamo Araldo Polidori. Prima di questi due fotografi c’era una donna già nel 1947, la sig.ra Letizia Offidani, che svolgeva questa attività. La licenza per l’attività di fotografo è stata rilasciata ad Igino Ceccotti il giorno 3 Novembre del 1949, cioè 70 anni fa, dalla Camera di Commercio di Macerata ed il proprio negozio “Foto 3P” era situato in via Dante Alighieri n° 22.

Igino Ceccotti ha documentato fotograficamente per molti anni la vita civile e sociale di Porto Potenza Picena e dopo di lui l’attività è stata portata avanti dal figlio Paolo.

Ma chi era Igino Ceccotti? Nato a Potenza Picena il giorno 18/10/1920 in via Tripoli n° 220 da Odoardo, cantoniere, e da Sodini Luigia, casalinga, ha frequentato la Scuola Elementare di Potenza Picena con i maestri Gabrielli Alessandrina ed Azzolino Clementoni. Tra i suoi compagni di scuola troviamo Grandinetti Ado, Grandinetti Manlio, Grandinetti Oliviero, Orselli Giuseppe, Pupitti Ermanno, Riccobelli Nazzareno, Bernacchia Antonio, Borroni Giuseppe, Paolucci Norberto e Percossi Luigi. Dopo le Elementari ha frequentato i corsi di Avviamento professionale, poi la scuola d’arte “Ambrogio Della Robbia” con il prof. Giuseppe Asciutti. Nell’archivio della scuola d’arte abbiamo trovato 5 suoi disegni che oggi facciamo conoscere a tutti.

Il giorno 29/12/1957 si è sposato a Recanati con la sig.ra Ivana Frogioni ed hanno avuto due figli, Paolo e Silvia.

È morto il giorno 14/1/1997 a Pavullo nel Frignano (Modena).

Il giorno 10/10/2005 il figlio Paolo Ceccotti aveva manifestato la volontà di donare al comune di Potenza Picena, per la Fototeca Comunale che si stava costituendo in quel momento, molto materiale appartenuto al padre Igino, tra cui fotografie, negativi, macchine fotografiche ed attrezza­ture, oltre a documentazione varia.

Era stata anche predisposta una delibera di Giunta Comunale, la n° 273 del 28/10/2005, ma poi il donativo non si è purtroppo concretizzato.

Igino Ceccotti. Per gentile concessione della Famiglia Ceccotti.

È stato un vero peccato, che la nostra comunità ha perso questa occasione, che sicuramente era fondamentale per far conoscere il grande patrimonio fotografico accumulato da Igino Ceccotti in tanti anni di attività, consentendo a tutti di poterlo conoscere, costituendo parte della nostra storia cittadina.

Ci si augura che tra il nostro comune e la famiglia Ceccotti si possa raggiungere un accordo, per acquisire questo fondo di Igino Ceccotti al patrimonio della nostra fototeca comunale, valorizzandolo.

Cogliamo l’occasione, il prossimo anno 2020, del centenario della nascita di Igino Ceccotti per concretizzare questo progetto.

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