Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘1885’

a cura di Luca Carestia

Questionario 1885

Frontespizio del questionario del 1885 riguardante la città di Potenza Picena. (Archivio Storico Comunale di Potenza Picena)

Nella seconda metà dell’Ottocento la precaria situazione igienica del Paese (già scosso da diverse ondate epidemiche) indusse la classe medica, politica e amministrativa ad attuare degli interventi di miglioramento delle condizioni igieniche degli abitati. La necessità di organizzare queste operazioni richiese però una specifica conoscenza del territorio nel quale si doveva agire. A tal fine, con una lettera circolare del 9 gennaio del 1885, il Ministero dell’Interno propose di effettuare un’inchiesta nazionale dove si esponevano alcuni quesiti attraverso i quali si cercava di conoscere la situazione di tutti i Comuni del Regno.

Filtrate da un interesse rivolto principalmente alla conoscenza degli aspetti igienico-sanitari, le ventuno questioni tendevano a raccogliere informazioni sulla natura delle risorse idriche presenti nei territori comunali, quali erano le maggiori attività occupazionali della popolazione, il loro stato fisico e le patologie maggiormente diffuse. Erano poi richieste notizie sulle condizioni delle vie e delle abitazioni, sulla presenza di cimiteri e come erano strutturati, quanti e quali erano gli istituti di accoglienza e le case di detenzione.

Il questionario potentino. Aspetti generali

Conservato presso l’Archivio storico comunale della nostra città, il questionario riguardante Potenza Picena ci offre l’opportunità di apprendere molte informazioni e di (ri)scoprire alcuni aspetti della comunità potentina di fine Ottocento che, non discostandosi molto da altre realtà limitrofi, era fortemente ancorata a un’economia essenzialmente rurale. Risulta infatti che i residenti (circa 7400 unità) erano in gran parte occupati nel settore agricolo e nell’industria del bestiame composta in prevalenza da bovini (1200 capi), ovini e suini. In città vi era un pubblico macello, tre spacci di tabacchi e cinque di liquori dei quali, salvo rarissime eccezioni, non vi è abuso. Vi erano poi due farmacie, un asilo per bambini, un orfanotrofio, delle carceri mandamentali e un civico ospedale. Il personale sanitario, tutto in condotta, era composto da due medici chirurghi, un flebotomo, tre levatrici e due veterinari.

Molto estesa era la bachicoltura che, svolgendosi prevalentemente durante il periodo primaverile e non interferendo quindi con l’intensa attività a cui la famiglia contadina era impegnata nei mesi estivi, aveva anche il vantaggio di aggiungere un modesto reddito al lavoro mezzadrile.

Questionario 1885

Immagine della Madonna delle Gallette invocata dai bachicoltori. (Civica raccolta di stampe A. Bertarelli, Milano)

La questione riguardante l’alimentazione ci informa poi che la dieta dei possidenti era composta in prevalenza da carni di vitello e vino, mentre la classe agricola e i campagnoli si cibava di frumentone, riso, patate, legumi ed erbaggi, bevendo abitualmente acqua che, attinta da pozzi o raccolta in cisterne, veniva levata con pompa solo da pochi privati. Tra essi è comunque interessante notare che il possesso di una conduttura per le acque potabili con tubi di piombo era esclusivo privilegio di una Villa particolare. Tale dimora, dotata di un acquedotto privato della lunghezza di circa 3 km, è come ovvio aspettarsi la Villa dei conti Buonaccorsi presso Montecanepino.

Aspetti idrici

Le acque avviate al Comune erano invece incanalate in parte per condotti chiusi ed a piccola distanza. In merito a questi sistemi di canalizzazione è bene ricordare che negli anni a seguire si riscontrano nel nostro archivio numerose richieste di intervento a causa delle infiltrazioni che, particolarmente evidenti negli ambienti sotterranei delle abitazioni, arrecavano danno alla casa e all’igiene.

Scorgendo poi altre interessanti informazioni sui sistemi di conservazione ed approvvigionamento idrico utilizzati al tempo, dal questionario apprendiamo la presenza di una cisterna d’acqua sorgiva con pompa idraulica ed un pozzo d’acqua piovana nella pubblica piazza. Una testimonianza sulla collocazione di questi vani sotterranei possiamo averla in una rara foto scattata proprio in quel periodo. In essa è interessante notare le due pompe aspiranti prementi a moto rotatorio il cui acquisto, specialmente per quella posta davanti al palazzo comunale, fu giustificato da disposizioni ministeriali relative alla incolumità dei teatri in caso di recita. Nella foto è poi anche curioso osservare il quadrante ottagonale dell’orologio della torre e la mancata presenza della fontana centrale, manufatto questo installato pochi anni prima dell’inizio del XX secolo.

Nel quesito vengono poi segnalate altre due cisterne nelle vie della città e molti pozzi privati. In questo caso è probabile che una delle due cisterne in questione sia quella atta ad assolvere i bisogni dell’Orfanotrofio. Nel registro delle delibere della locale Congregazione di Carità appare infatti la conferma a procedere ai lavori per rendere potabile l’acqua dato che, contrariamente a quanto le regole d’arte ed igiene suggeriscono, discende senza grondaie e tubi sul pavimento del cortile e da qui penetra nella cisterna.

Potenza Picena - Piazza Principe di Napoli

La Piazza Principe di Napoli in una foto degli ultimi anni dell’Ottocento.  Nelle aree evidenziate sono visibili i sistemi utilizzati per prelevare l’acqua dalla cisterna e dal pozzo.

Curioso poi è constatare che nella questione che si occupa delle acque minerali e termali viene menzionata una sorgente di acqua salino-minerale in contrada Redefosco della quale manca l’analisi qualitativa e quantitativa. Sebbene sconosciuta a molti, tale sorgente risulta comunque essere stata utilizzata per vari usi fino a pochi decenni fa. In merito poi alle analisi di quest’acqua è opportuno osservare che, contrariamente a quanto si afferma nel questionario, nella metà dell’Ottocento esse furono oggetto di interesse da parte del dottor Dazio Olivi. Vi sono infatti documenti d’archivio che attestano uno scambio epistolare tra l’Olivi e il farmacista lauretano Giuseppe Cesaroni circa il compimento di una esatta analisi dell’acqua per conoscere sia la qualità sia la quantità degli elementi costitutivi della medesima. Benché i motivi di tale indagine deriverebbero infatti dal desiderio del dottor Olivi di conoscere in quali malattie potesse venire amministrata con utilità degli infermi, rimane comunque la perplessità di questa mancata informazione nel questionario anche perché, già all’epoca, i risultati di queste analisi erano reperibili in varie pubblicazioni.

Aspetti sanitari 

Sebbene quindi come in questo caso alcune risposte sono da considerarsi poco corrette o comunque alquanto ondivaghe, dalla lettura del questionario emerge l’immagine di una società caratterizzata da una situazione igienico-sanitaria abbastanza fragile, funestata da non infrequenti affezioni. L’alto tasso di mortalità infantile, i numerosi casi di scabbia e di malattie intestinali, l’angina difterica che si è mantenuta per molti anni quale malattia comune, unita poi ad una significativa diffusione del vaiolo (1872), della scarlattina (1879) e non ultimo il colera morbus che nel 1855 assunse forma epidemica contagiosa con vittime tanto nella città che nel contado, delineano una cronicità caratterizzata da eventi tutt’altro che rari e da un quadro clinico lacunoso in cui delle malattie predominanti, come delle varie epidemie manifestatesi, non venne fatto nessun resoconto. Affidare quindi le speranze a una “chirurgia urbana” capace di estirpare la causa di questi malanni divenne negli anni a seguire la direzione verso la quale protendere.

Questionario 1885

Progetto di una ghiacciaia realizzato nel 1886 dall’ing. Gustavo Bevilacqua per la città di Potenza Picena. Tale proposta venne accantonata a causa dei suoi elevati costi di realizzazione. (ASCPP)

La tutela degli abitati e degli abitanti si impose infatti alla fine del XIX secolo attraverso degli interventi disciplinati da una specifica normativa che troverà nella legge 5849 del 22 dicembre 1888 il maggior provvedimento legislativo in materia. La salubrità dello spazio urbano cercherà specialmente nelle applicazioni idrauliche lo strumento capace di ottenere quel risanamento da tempo auspicato, orientando la sua azione nel sottosuolo delle città. Depurare l’ambiente da tutte quelle situazioni insalubri, obsolete e capaci di produrre malattia, attraverso delle opere capaci di gestire l’afflusso e il deflusso delle acque,  investendo anche in strutture capaci di limitare la deperibilità dei cibi, costituì un atto di notevole importanza perché capace di arginare quegli aspetti che potevano rappresentare delle potenziali criticità.

Risalgono infatti a quegli anni alcuni interventi in questa direzione. Due esempi in tal senso risultano essere la costruzione dell’acquedotto a opera della ditta F.lli Torresi di Macerata su progetto dell’ing. Pallucchini di Fossombrone e l’edificazione in sotterraneo di una neviera comunale, sulla quale si era avviato un lungo dibattito già in anni precedenti. Tali opere, trovando nella corrente igienista del tempo un valido alleato, offrirono un concreto sostegno a un risanamento urbano di più vasto raggio, assumendo anche un ruolo di non secondaria importanza nella prevenzione di pericolose epidemie che traevano dalle carenze igienico-sanitarie terreno fertile alla loro diffusione.

Documenti allegati:

Articoli Correlati:

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: