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Posts Tagged ‘Aldo Cingolani’

Presentazione a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

Aldo Cingolani è nato a Potenza Picena, al Porto, il giorno 6 settembre 1923, da Luigi e da Maria Mancinelli.

Pontoise, in Francia, dove era emigrato (25/09/1960)

Ha studiato presso la scuola elementare locale e all’età di 16 anni, nel 1939, è andato a lavorare presso le officine Cecchetti di Civitanova Marche come operaio. Si è subito impegnato sindacalmente all’interno di questa grande realtà produttiva civitanovese ed ha fatto parte della commissione interna sindacale. Nel 1949 viene denunciato, insieme a tanti altri operai della Cecchetti e subisce un processo, difeso dagli avvocati Virginio Bonioni ed Umberto Terracini.

Nel 1953 viene di nuovo licenziato dalla Cecchetti e dopo tale evento frequenta la scuola centrale della CGIL di Ariccia ed al suo ritorno è nominato Segretario della Camera del lavoro di Civitanova Marche.

Diventa in questo modo una delle figure più prestigiose della CGIL di Macerata ed è un dirigente di primo piano del PCI.

Si sposa a Porto Potenza Picena con la signora Elza Scataglini, impiegata, e dal loro matrimonio sono nate Lorenza e Flavia.

Aldo Cingolani con la moglie Elza al mare anni (’50)

Nel 1959 per poter migliorare le condizioni economiche della sua famiglia emigra in Francia per lavoro come falegname ed anche nella periferia di Parigi organizza i lavoratori italiani che in tanti si trovano a lavorare nella capitale francese. Si iscrive al sindacato francese della CGT. Nel 1966 ritorna in Italia e va a lavorare presso la Stylint di Porto Potenza Picena, fabbrica di confezioni femminili di proprietà di Adriano Offidani e di Giuseppe Fiorani. Questa industria lavorava conto terzi in particolare per la IMEC, che produceva sottovesti.

Nel 1975, il giorno 10 novembre, contribuisce a fondare la Cooperativa “Il lavoro” a Porto Potenza Picena, costituita dagli ex dipendenti della Stylint. Aldo Cingolani sarà il primo Presidente del Consiglio di amministrazione, insieme a lui hanno fondato questa cooperativa Moriconi Maria Gabriella, Gironelli Giancarlo, Carbonetti Giuseppa, Torregiani Bruna, Zallocco Paola, Paoletti Maria Rosa, Evangelisti Natalina, Senigagliesi Rosina, Senigagliesi Gianna, Melatini Fernanda, Micucci Giuseppa, Paoletti Renato, Pianaroli Angela, Giorgini Mirella, Faraoni Alfredo e Massaccesi Lina. All’interno di questa cooperativa Aldo Cingolani svolgeva la mansione di tagliatore di tessuti.

È stato anche dirigente politico del PCI di Porto Potenza Picena, ricoprendo l’incarico di Segretario della locale Sezione.

Dal 1970 fino al 1980 è stato consigliere comunale per il PCI nel Comune di Potenza Picena. La figlia Lorenza Cingolani ha ricoperto il ruolo di consigliere comunale dal 1995 fino al 1999 per i Democratici e Progressisti. Oggi la nipote di Aldo Cingolani, Valentina Campugiani, figlia di Lorenza Cingolani e di Leonardo Campugiani, ricopre anche lei il ruolo di consigliere comunale per il Partito Democratico. È stata eletta consigliere sia nel 2014 che nel 2019.

Luigi Cingolani padre di Aldo. ASCPP

Aldo è morto il giorno 3/11/1993.

Sul libro della CGIL Marche “Dizionario biografico del movimento sindacale nelle Marche” (1900-1970), a cura di Roberto Giulianelli e Massimo Papini, presentazione di Gianni Venturi, Casa Editrice Ediesse srl, Roma, 2006, Stelvio Antonini, già consigliere regionale delle Marche, Segretario del PCI di Macerata e dirigente sindacale della CGIL di Macerata, ha tracciato una completa biografia di Aldo Cingolani, che noi pubblichiamo integralmente.

Testo biografico di Stelvio Antonini

Nasce a Potenza Picena (MC) il 6 settembre 1923. Inizia a lavorare alla Cecchetti di Porto Civitanova poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Durante il conflitto la Cecchetti è al servizio dello Stato per la riparazione e costruzione di materiale bellico.

Con decreto ministeriale l’azienda viene militarizzata, i dipendenti sono considerati soldati a tutti gli effetti ed evitano così la partenza per il fronte. Si costruiscono diversi tipi di bombe e spolette, grandi serbatoi per il trasporto di carburante e carrelli per il trasporto delle munizioni dell’esercito italiano. Per soddisfare la continua e alta richiesta dello Stato, l’azienda assume sempre più personale fino a contare circa 2500 dipendenti, di cui un migliaio donne. Un così alto numero di donne in una fabbrica rappresenta una novità di rilievo nel panorama industriale dell’epoca. In questo periodo Cingolani è arruolato nella Marina militare.

Aldo nella sua amata bottega da falegname sotto casa (anni ’80)

Con la conclusione della guerra la Cecchetti riprende l’attività diversificando an­cora la produzione e inizia a costruire e riparare materiale ferroviario per lo stato e a realizzare macchine agricole. Cingolani, dopo qualche mese trascorso al cantiere navale di Ancona, rientra alla Cecchetti dove si apre una stagione di lotte operaie contro i licenziamenti minacciati dalla proprietà e per ottenere migliori contratti di lavoro. È in questa fase che Cingolani matura la sua “coscienza di classe” e il proprio ruolo di guida del movimento sindacale locale. I lavoratori e le lavoratrici lo scelgono pre­sto come loro rappresentante. Appena venticinquenne, viene eletto nella prima commissione interna del dopoguerra in rappresentanza della CGIL e nello stesso periodo assume la carica di segretario della sezione del PCI di Porto Potenza Pice­na, dove risiede.

Si apre allora un periodo difficile, di licenziamenti, soprattutto a danno degli operai più politicizzati e sindacalizzati. E la “caccia al comunista”, che parte dalla FIAT, guidata da Vittorio Valletta, e arriva nelle più piccole realtà d’Italia. Anche alla Cecchetti e alla Ceramica di Porto Potenza le direzioni aziendali agiscono in tal senso. Cingolani è tra quelli che figurano nel “libro nero” della fabbrica in cui lavora, così come accade a Luigi Manzi nell’azienda di Porto Potenza. Con qualche anno di di­stanza, entrambi verranno infine licenziati. In una comunicazione del prefetto di Macerata al ministero degli Interni del 17 giugno 1948 si legge: “Cingolani risulta denunciato insieme a Luigi Manzi per minacce gravi contro l’ing. Giovanni Serra, in data 30 gennaio 1948”. E nel gennaio 1953 ancora il prefetto informa del licen­ziamento di “Cingolani, presidente commissione interna Cecchetti, per infrazione art. 13 accordo interconfederale relativo a costituzione e funzionamento commis­sioni interne e per aver insultato Petrolati”.

Aldo Cingolani durante la guerra

Nel novembre 1949, dopo l’annuncio di centinaia di licenziamenti dato dalla proprietà della Cecchetti, i sindacati proclamano lo stato di agitazione e organizza­no manifestazioni e scioperi. In risposta, la direzione aziendale decide la serrata e chiude i cancelli della fabbrica. La risposta delle maestranze è immediata e costrin­ge l’azienda ad accogliere le proposte sindacali e riprendere il lavoro nella stessa giornata. Si riaprono i cancelli, ma poco dopo, per rappresaglia, vengono denun­ciati e incriminati per vari reati undici dirigenti sindacali e politici: Leandro Mancinelli, segretario della locale CDL; Mariano Borraccetti, presidente della c.i.; Nino Cavatassi, segretario del PCI di Civitanova Marche; Cingolani, membro della c.i. e segreta­rio del PCI di Porto Potenza Picena; gli operai Francesco Luciani, Leandro Tem­perini, Attilio Bigoni, Federico Fornari, Gustavo Rogani, Natale Mori e Arturo Rossi. Il processo si celebra un anno dopo, nel novembre 1950. La difesa è sostenuta dal Comitato democratico nazionale di solidarietà, che si è formato a soste­gno delle centinaia di lavoratrici e lavoratori che in quei mesi, per rappresaglia, vengono rinviati a giudizio in molte zone d’Italia. La difesa è guidata dal macerate­se Virginio Borioni e da Umberto Terracini. Cingolani, nel frattempo, è stato eletto presi­dente della c.i.

Aldo ospite a casa degli amici Lina e Delio Giampaoli quando vivevano in Francia.

Nel giugno 1953, pur alla guida della commissione interna, Cingolani viene di nuovo li­cenziato assieme a Giuseppe Maroni, della FIOM provinciale. Insieme a loro, altri quattro ricevono la lettera di sospensione dal lavoro: Aldo Battistelli, Alfredo Cal­za, Pietro Emili e Francesco Vallesi. I sindacati proclamano subito due ore di scio­pero generale. Saracinesche abbassate anche nei negozi e grande manifestazione al cinema Rossini. Qui si decide l’immediata partenza per Roma di una delegazione di lavoratori per incontrare i parlamentari delle Marche e il ministro del Lavoro. È l’ultima lotta che Cingolani guida alla Cecchetti, dopodiché inizia una diversa fase della sua vita. Prende infatti a frequentare la scuola centrale della CGIL ad Ariccia e, al suo ritorno, è nominato segretario della CDL di Civitanova Marche. Si impegna nelle vertenze dei mezzadri, che chiedono il 58% nei riparti delle produzioni agricole, e dei braccianti, che si battono per ottenere contratti più dignitosi. Diventa così una delle figure sindacali più prestigiose della CGIL maceratese e al tempo stesso un di­rigente di primo piano del PCI.

Dopo circa sei anni, però, deve interrompere la sua attività nel sindacato per emigrare in Francia alla ricerca di lavoro e di un salario più adeguato per il sosten­tamento della sua famiglia. Neanche all’estero si ferma. Prende immediatamente contatto con l’immigrazione italiana a Parigi e nei comuni che circondano la capi­tale francese. Organizza le prime riunioni dei lavoratori italiani in semiclandestini­tà. Aderisce alla CGT e organizza gli immigrati, che in breve tempo cominciano a battersi per i loro interessi. Stabilisce rapporti anche con il PCF e incontra il suo se­gretario generale, Georges Marchais, che lo saluta regalandogli un suo libro appena uscito, con una dedica personalizzata.

Operaie della Cooperativa “Il Lavoro”di Porto Potenza Picena intente alla confezione dei capi.

Nel 1966, dopo sette anni, rientra in Italia. Riprende immediatamente il ruolo di dirigente della sinistra. Nella sua città, Potenza Picena, sta per chiudere una fabbri­ca di confezioni con una cinquantina di operai, soprattutto donne. Cingolani lancia l’idea di costituire una cooperativa dei dipendenti per acquisire l’azienda e continuare la produzione. Nasce così “Il Lavoro”, una delle prime cooperative di produzione nel Maceratese e nelle Marche. Ancora oggi, dopo trentanni, la cooperativa realiz­za confezioni mantenendo lo stesso numero circa di dipendenti. Nel 1970 Cingolani viene eletto al Consiglio Comunale di Potenza Picena. Qui muore il 3 novembre 1993.

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