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polittico Pietro di Domenicoa cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Conosciamo meglio le opere d’arte di Potenza Picena. Il polittico di Pietro di Domenico da Montepulciano del sec. XV, “Madonna col Bambino ed Angeli tra i Santi Michele Arcangelo, Stefano, Lorenzo e Girio”

La pieve di Santo Stefano a Monte Santo in Piazza Grande, oggi Giacomo Matteotti, ospitava al suo interno uno straordinario capolavoro del Quattrocento. Si trattava di un polittico di Pietro di Domenico da Montepulciano del 1415-1418 circa, una tempera su tavola, oggi purtroppo di proprietà di un collezionista privato di Firenze.
In questa opera troviamo la più antica raffigurazione di San Girio esistente, compatrono della nostra città, raffigurato con un abito rosso ed un mantello cenerino.
Il polittico di Monte Santo era sormontato da un secondo ordine ed aveva una predella sottostante; del secondo ordine è rimasto solo il San Marco, oggi di proprietà di privati e conservato in Ancona, venduto nel 1943 al duca Ferretti dalle nostre Suore delle Figlie dell’Addolorata. Della predella sottostante nessuna traccia.
Dopo l’abbattimento dell’antica Pieve di Santo Stefano in Piazza Grande nel 1796, il polittico fu trasferito all’interno della chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, che prenderà il nome di Santo Stefano ed ospiterà l’Insigne Collegiata. Il polittico in questa nuova sede fu collocato in fondo alla chiesa, dove è rimasto fino al 1922. Nel 1924 fu trasferito nel contesto del Monastero delle Figlie dell’Addolorata, contiguo alla Collegiata di Santo Stefano; successivamente, nel 1943, le suore lo hanno poi venduto, per necessità economiche dell’Istituto, al duca Ferretti di Ancona.
Nel mese di Maggio del 1974 il polittico viene venduto all’asta da Sotheby’s a Firenze per un importo di 70 milioni di lire, infine nel 1988 è stato venduto all’asta da Finarte di Milano ed oggi si trova a Firenze proprietà di un collezionista privato.
Di questo capolavoro del Quattrocento santese ne parlano ampiamente sia Alessandro Marinucci, che il marchese Filippo Bruti Liberati e Carlo Cenerelli Campana.
Nel 1766 nel libro di Alessandro Marinucci sul culto e la vita di San Girio è presente una riproduzione del Santo ad opera dell’incisore Alessio Iardone, tratta dal polittico di Pietro di Domenico da Montepulciano.
Il marchese Filippo Bruti Liberati di Ripatransone nella sua IIIª lettera sopra Monte Santo del 1840, scritta in occasione del matrimonio del conte Paolo Emilio Carradori con la sig.ra Matilde Perozzi, parla di questa opera. In questo caso il polittico viene fatto risalire addirittura al Trecento. Inoltre secondo lui, i santi presenti sono gli stessi che oggi si conoscono, ma in un ordine diverso, ordine cambiato dopo il lavoro di restauro.
Carlo Cenerelli Campana nella sua storia di Monte Santo del 1852, a pagine 151, parla ampiamente di quest’opera fatta risalire, come il Bruti Liberati, al Trecento.
Per quanto riguarda i Santi presenti, egli elimina Santo Stefano, e fa risultare presente invece San Sebastiano, sbagliando. Nel volume “Pittori di Ancona nel Quattrocento” a cura di Andrea De Marchi e Matteo Mazzalupi, Banca Marche 2008, troviamo in tutta la loro bellezza le foto a colori sia del polittico che oggi si trova a Firenze in una collezione privata, che della cuspide di San Marco, che invece si trova in Ancona, sempre in una collezione privata. Molto interessanti gli approfondimenti delle due opere.
S. Matteo part.
Infine citiamo la tesi di laurea di un nostro concittadino, Mauro Mazziero, che nell’anno accademico 1990-1991 presso l’Accademia Belle Arti di Macerata, cattedra di restauro, relatrice la professoressa Francesca Pappagallo, ha svolto il lavoro su Pietro di Domenico da Montepulciano “Il polittico di Recanati, studio storico e progetto di restauro”. All’interno di questa interessante tesi di Mauro Mazziero, che è possibile consultare presso la nostra Biblioteca Comunale “Carlo Cenerelli Campana”, si parla anche del polittico di Monte Santo. In questo caso il polittico si dice che si stato restaurato nel 1940 e ci sono anche le foto antecedenti e successive al restauro, foto fornite da Bruno Grandinetti. In questo lavoro di Mauro Mazziero, citando un documento in possesso dell’avvocato Silvano Mazzoni, recentemente scomparso, si dice che il polittico aveva in origine anche una predella, non solo il secondo ordine.
Questo capolavoro del Quattrocento santese, oggi purtroppo di proprietà di un collezionista privato di Firenze è comunque una nostra opera d’arte, la più antica che si conosca che è sopravvissuta e di cui comunque dobbiamo essere orgogliosi.
Sarebbe straordinario poterla riportare in esposizione a Potenza Picena, in accordo con l’attuale proprietario di Firenze.

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