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Posts Tagged ‘antonio carestia’

A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

La Banda Cittadina di Potenza Picena è un’istituzione molto antica.

La Banda Cittadina di Potenza Picena nel 1970 a Monte Cosaro diretta dal M° Edgardo Latini.

Fondata nel lontano 1842 dalla fusione dei filarmonici dell’“interno”, facenti capo alla famiglia Marefoschi, con quelli del “giardino”, facenti capo alla famiglia Bonaccorsi, ha proseguito la sua attività nel corso degli anni.

La sua attività si è interrotta solo in concomitanza dei due conflitti mondiali, quello del 1915-18 e l’ultimo del 1940-45.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, a Potenza Picena si sentiva molto forte l’esigenza di ricostituire la Banda Cittadina, in quel momento priva di una guida. Il Sindaco, che era stato eletto con le elezioni democratiche indette dopo la caduta del fascismo nel 1946, Antonio Carestia, anche lui da giovane componente della Banda Cittadina con il maestro Giulio Gasparrini e nella quale suonava il trombone, decise di assumere il maestro Edgardo Latini di Morrovalle, diplomato al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma nel 1939 e perfezionatosi poi al Conservatorio Rossini di Pesaro nel 1946.

Il maestro Latini nell’anno 1947, il giorno 1 Luglio, venne assunto dal nostro comune oltre che per dirigere la Banda Cittadina anche per la direzione della scuola di musica.

Antonio Carestia. A.S.C.P.P.

La prima uscita pubblica della ricostituita Banda Cittadina avvenne nel 1948, a giugno, partecipando alla prima festa di Sant’Antonio da Padova dei Frati Minori.

La Banda Cittadina ricostituita era gestita da un comitato di cittadini, alla cui Presidenza era stato nominato il Sindaco Antonio Carestia e di cui facevano parte: Roberto Valentini, capo-banda, Nazzareno Morresi, cassiere, Gildo Zucchini, il prof. Giuseppe Asciutti, Remo Scoccia, Romeo Renzi, padre Erasmo Percossi e Roberto Granati.

I primi componenti della ricostituita Banda erano i seguenti musicisti: Dino Domenichini, Giuseppe Riccobelli, Ignazio Carestia, Roberto Valentini (capo-banda), Erasmo Domenichini, Igino Spinaci, Luigi Consolani, Romolo Rinaldelli, Remo Scoccia, Ermanno Sargentoni, Adrio Scoccia, Gino Scoppa, Giuseppe Patacconi, Nazzareno Melatini, Nemorino Valentini.

M° Edagardo Latini

Grazie al loro impegno ed alla professionalità del maestro Edgardo Latini, la Banda Cittadina di Potenza Picena è cresciuta ed ha potuto continuare la sua attività fino ad oggi; in questo contesto il contributo del maestro Edgardo Latini è stato fondamentale ed è proseguito fino alla sua morte (12 dicembre 1999).

Dal 2000 la Banda Cittadina di Potenza Picena è diretta dal maestro Samuele Travaglini.

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Presentazione di Simona Ciasca e Paolo Onofri

M° Edgardo Latini

Cento anni fa, il giorno 14 giugno 1920, nasceva a Morrovalle il M° Edgardo Latini, figlio di Giuseppe e di Maria Morelli.

Dal 1947, chiamato dal Sindaco di Potenza Picena Antonio Carestia e fino al 1999, anno della sua morte, ha diretto la Banda Città di Potenza Picena. Il giorno 13/04/1953 si è sposato con la signora Giuliana Clementoni di Potenza Picena e dal loro matrimonio sono nati Fabrizio, Stefania e Lorella.

Oltre che Direttore della Banda Città di Potenza Picena, è stato anche Presidente della Pro Loco di Potenza Picena, dal 1955 fino al 1965. Ha partecipato nel 1959, nei giorni di 11 – 12 e 13 luglio in Ancona, all’ ”VIII Festival Adriatico della canzone”, arrivando secondo con la canzone “Con tutta l’anima”, dove il testo è di Franco Gambini di Potenza Picena e la musica di Edgardo Latini. La canzone doveva essere cantata da Corrado Lojacono, poi è stata cantata da Adriano Celentano.

Quell’anno ha vinto il “Festival Adriatico della canzone” la canzone “Il tuo bacio è come il rock”, scritta da Piero Vigorelli, musica di Adriano Celentano, cantata dallo stesso Adriano Celentano.

Il Comune di Potenza Picena, con delibera di Giunta Comunale n. 111 del 13/05/2009, Sindaco Sergio Paolucci, ha dedicato al M° Edgardo Latini il Belvedere del Parco del Colle Bianco, quartiere dove abitava.

La richiesta di intitolazione del Belvedere è stata avanzata da un gruppo di cittadini del quartiere del Colle Bianco in data 18/04/2009 ed accolta dal nostro Comune.

Una delle sue nipoti, Cecilia Latini, figlia di Fabrizio e di Stefania Pesci, dirigente e componente la Banda Città di Potenza Picena, dove suona il clarinetto, ci ha lasciato un suo ricordo biografico del nonno Edgardo, che noi pubblichiamo integralmente.

Testo di Cecilia Latini.

Edgardo Latini nacque a Morrovalle il 14 giugno del 1920, lì visse fino all’ età di quattordici anni, quando ottenne una borsa di studio. Grazie a quest’ ultima partì per Roma, per andare a frequentare l’accademia di S. Cecilia. Negli anni 1937/38/39 superò esami su materie complementari (cultura militare: 8/10; educazione fisica: 7/10; teoria solfeggio e dettato musicale: 8/10; cultura musicale generale: 9/10; storia ed estetica musicale: 8/10; materie letterarie: 6/10) fino ad ottenere il diploma di TROMBA nell’ A.S. 1939/40 con 8,5/10.

Il M° Edgardo Latini

Giunto quasi al termine dei suoi studi venne chiamato alle armi. Solo dopo la fine della seconda guerra mondiale poté riprendere i suoi studi, ma non più a Roma, bensì a Pesaro; lì si diplomò in STRUMENTAZIONE PER BANDA nel 1946, dopo aver superato altri esami di materie complementari. Nel 1947 appena terminati gli studi, avendo ottenuto I’abilitazione d’insegnamento di musica e canto, venne chiamato per I’insegnamento da vari comuni tra i quali quello di Potenza Picena. Il maestro Latini accettò la proposta del sindaco di P. Picena che gli chiese di insegnare a giovani ed adulti l’arte della musica attraverso la sua conoscenza di molteplici strumenti musicali. Andò poi ad insegnare in molte altre città come Pioraco e Civitanova Marche.

La Banda Cittadina scalinata di Via Trento 1953

Diventato poi presidente della pro-loco di Potenza Picena, creò la scuola di musica per ragazzi, I’ orchestra, aiutò la ricostituzione della Schola Cantorum con la quale accompagnava puntualmente le celebrazioni religiose e riformò la banda cittadina. Riportò poi alla luce il tradizionale “Palio del Grappolo d’ Oro”, che in precedenza era stato rimosso. Grazie alle sue numerosissime composizioni vinse medaglie ed attestati e, proprio grazie alle sue canzoni, vinse in Ancona il festival dei bambini. In seguito partecipò al Festival degli Adulti dove però arrivò secondo, poiché la sua canzone fu battuta da Adriano Celentano.

Continuò poi le sue attività a Potenza Picena, dove morì il 12 Dicembre del 1999.

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Documenti allegati:

  • banda cittadina ricostruzione.pdf – Pubblicazione curata dal M° Edgardo Latini in occasione del 50° Anniversario della Ricostituzione della Banda “Città di Potenza Picena” (1947-1997)

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a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

La piazza principale di Potenza Picena oggi si chiama Piazza Giacomo Matteotti, questo nome è stato conferito solo il giorno 27 novembre 1946 dal Consiglio Comunale di Potenza Picena, Sindaco Antonio Carestia.

Foto anno 1887 – Piazza Principe di Napoli (Piazza Matteotti) – Potenza Picena – Al Centro il Palazzo comunale. Unica foto esistente della Piazza senza la fontana e della torre con il quadrante dell’orologio ottagonale in pietra.

Giacomo Matteotti, deputato socialista, nato il giorno 22/05/1885 a Fratte Polesine (Rovigo) da Girolamo Stefano e da Lucia Elisabetta Garzarolo, fu assassinato dai fascisti il giorno 10/06/1924 a Roma. Il suo corpo fu ritrovato solo il giorno 16 agosto 1924 nella macchia della Quartarella, un bosco del comune di Riano (Roma) dal cane di un brigadiere in licenza: Ovidio Caratelli.

Nella stessa seduta del Consiglio Comunale del 27 novembre 1946, che decise il cambio del nome della Piazza, da Principe di Napoli ad appunto Piazza Matteotti, si era anche deciso di cambiare il nome di tutte le vie del paese intitolate ad esponenti della Casa Reale Savoia.

Corso Vittorio Emanuele II fu cambiato in Corso don Giovanni Minzoni, Via Umberto I in Via Antonio Gramsci, Viale Regina Margherita in Viale della Repubblica e Via Duca degli Abruzzi in Via Bruno Buozzi.

Da parte delle autorità superiori, cioè della Prefettura, venne accettato solo il cambio del nome della piazza principale da intitolare a Giacomo Matteotti, mentre tutti gli altri cambi di nome delle vie non furono accettati.

La stessa volontà di cambiare i nomi delle vie intitolate a rappresentanti della Casa Reale di Savoia era stata espressa dal Commissario Prefettizio di Potenza Picena Renato De Angelis il giorno 05/01/1944. Piazza Principe di Napoli veniva cambiata con Piazza del Popolo, il Corso Vittorio Emanuele II con Corso Giuseppe Mazzini, Via Umberto I con Via Goffredo Mameli ed il Viale Regina Margherita con Viale Adriatico. Tutto questo in applicazione di una circolare prefettizia del Governo della R.S.I. del 28/12/1943. Queste modifiche non sono state messe in pratica in quanto Potenza Picena è stata liberata dai nazi-fascisti il giorno 30/06/1944 da parte dei soldati polacchi del Reggimento corazzato Skorpion, al comando del colonnello Ignacy Kowalczewski.

L’antico nome della nostra piazza principale era quello di Piazza Santo Stefano, per la presenza, nella piazza, della Pieve di Santo Stefano, intitolata al Protomartire ed elevata a Collegiata Insigne del 1754 dal Pontefice Benedetto XIV. Si tenga conto inoltre che Santo Stefano era anche il patrono principale della nostra città.

Questa denominazione, secondo le ricerche del dott. Roberto Domenichini, era già in voga nel Medioevo, cioè prima del sec. XIII.

Successivamente, in antico regime, viene chiamata Piazza Grande, probabilmente per la sua grandezza. Questa denominazione è rimasta fino al 17/10/1890, quando il Consiglio Comunale di Potenza Picena, Sindaco Luciano Bocci, decise di intitolare la piazza principale del nostro paese al Principe di Napoli, figlio del Re Umberto I e della Regina Margherita di Savoia, in occasione del suo 21° anno di età, mandandogli anche un telegramma.

Marcello Simonacci parla ad una manifestazione elettorale in piazza Matteotti a Potenza Picena. Foto Bruno Grandinetti. ASCPP

Il Principe di Napoli era nato il giorno 11/11/1869 a Napoli ed è diventato Re d’Italia alla morte del padre Umberto I, assassinato a Monza dall’anarchico Gaetano Bresci il giorno 29/07/1900, prendendo il nome di Vittorio Emanuele III di Savoia. Ha abdicato a favore del figlio Umberto II il giorno 09/05/1946 ed è morto in esilio ad Alessandria d’Egitto il giorno 28/12/1947.

Nella nostra piazza principale si trovava fino al 25 maggio 1796 la Pieve di Santo Stefano, poi demolita e la chiesa di San Giovanni de Platea, posta vicino al palazzo comunale. Si affacciano sulla piazza il palazzo comunale, con il Teatro “Bruno Mugellini”, la Torre Civica, il Palazzetto del Podestà ed i palazzi delle più importanti famiglie nobili di Monte Santo: quello dei Bonaccorsi, dei Marefoschi, dei Mazzagalli e dei Corradori, mentre al centro della piazza troviamo la fontana del 1895.

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Giuseppe-Pastocchi

Giuseppe Nazzareno Pastocchi

A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Potenza Picena è stata liberata dai nazi-fascisti il giorno 30 giugno del 1944 dalle truppe alleate polacche del Reggimento corazzato Skorpion al comando del colonnello Ignacy Kowalczewski.

Il giorno successivo, il 1 luglio 1944, il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) di Potenza Picena formato dal prof. Giuseppe Asciutti, dal maestro Azzolino Clementoni e dell’imprenditore Egisto Bontempi, dava l’incarico di sindaco della nostra città al colonnello Giovanni Pasquali. Il colonnello Giovanni Pasquali è stato poi confermato nel suo ruolo dall’ufficiale incaricato degli affari civili del Governo alleato Militare William A. Lessa.

Il colonnello Giovanni Pasquali nato a Potenza Picena il giorno 24/6/1887, eroe della prima guerra mondiale, più volte decorato, ha prestato servizio anche durante la seconda guerra mondiale nello Stato Maggiore dell’Esercito ed è morto il giorno 3/1/1963.

Il sindaco Pasquali, diventato anche Presidente del C. L.N., il giorno 8 Luglio 1944 ha nominato i componenti della Giunta Comunale: Mazzoni Antonio, in rappresentanza del Partito democra­tico Liberale e degli Istituti Bancari, Pastocchi Nazzareno Giuseppe, in rappresentanza del Partito Comunista Italiano e dell’Artigianato, Azzolino Clementoni, in rappresentanza del Partito Democratico Cristiano e della classe impiegatizia, Bontempi Egisto, in rappresentanza del Partito Socia­lista Italiano e della classe degli industriali.

La funzione di assessore anziano, o vice-sindaco era stata assegnata al sig. Pastocchi Nazzareno Giuseppe.

Il giorno 12/10/1944 si sono dimessi dalla carica di assessori Egisto Bon­tempi, “adducendo di non aver tempo da dedicare alle mansioni specifiche”, ed Azzolino Clementoni, “per comportamento poco garbato di alcuni cittadi­ni, ne discuteva il contenuto e si concludeva che una chiarificazione avrebbe dovuto avvenire fra il vice-sindaco Pastocchi e l’assessore Clementoni”. La Giunta comunale aveva respinto sia le dimissioni di Egisto Bontempi che quelle di Azzolino Clementoni.

Le prime elezioni amministrative si sono svolte il giorno 10 marzo 1946 vinte da una coalizione formata da socialisti, comunisti e repubblicani, ed è stato eletto Sindaco il comunista Antonio Carestia.

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Porta MarinaLa porta più importante di ingresso al Centro storico di Potenza Picena era sicuramente quella di Porta Girola o Marina e si trovava nel quartiere di San Paolo, vicino alla chiesa della Madonna della Neve e al campo del gioco del pallone col bracciale, oggi Largo Giuseppe Asciutti.

Era sormontata da “merli a coda di rondine” ed è stata demolita nel mese di dicembre del 1950. Fu infatti il Consiglio Comunale del giorno 8/12/1950, Sindaco Antonio Carestia, con voto unanime a deliberare la spesa di lire 1.080.000, su progetto dell’ ufficio Tecnico Comunale, direttore all’epoca l’ing. Raoul Moschini, per l’abbattimento e la sistemazione della porta principale di accesso al paese con la seguente motivazione: “premesso che da più tempo, in vista dell’aumentato traffico di automobili nella zona di Potenza Picena, si era imposta la necessità di doversi ampliare la porta principale di ingresso all’abitato (Porta denominata Girola), e ciò allo scopo di prevenire soprattutto seri pericoli per le persone transitanti per l’angusto spazio della Porta stessa”.

Nel contesto della nostra popolazione si levarono poche voci contrarie all’abbattimento della Porta Girola, tra queste ci piace ricordare padre Nazzareno Pistelli ofm ed il maestro Azzolino Clementoni.

Vogliamo ricordare che oltrepassando Porta Girola, si trovava a destra la piccola chiesa di San Paolo, presente fino al 1883, da cui prendeva il nome il quartiere, e si diramavano tre vie, da qui il nome di Trivio o Trebbio in dialetto santese dell’attuale scalinata di Via Trento, il cui ingresso era lateralmente a sinistra rispetto al muro che separava la porta dalla scalinata, mentre davanti al muro era posizionata una fontanella.

Porta MarinaSotto la Porta Girola si trovava dal 1567 la lapide che ricordava i lavori di restauro della cinta muraria di Monte Santo ad opera del patrizio alessandrino Cesare Guasco, commissario preposto alle fortezze pontificie sotto il Pontefice Pio V, a difesa dal pericolo dei Turchi. Questa lapide è stata restaurata da Paola Carestia nel 2014. Inoltre sotto la stessa porta si trovava un’immagine dell’Addolorata, sostituita, per vetustà, il 1 Novembre del 1951, da una immagine dell’Assunta in ceramica, opera eseguita dal decoratore di Civitella del Tronto Pietro D’Orazio, che lavorava in quel periodo presso la Società Ceramica Adriatica di Porto Potenza Picena, realizzata in occasione dell’Anniversario della Definizione del Dogma dell’Immacolata Concezione. La collocazione di questa immagine dell’Assunta è stata una decisione della locale Congregazione degli Artisti e dei Cittadini. Dopo il 1914 era stata inoltre collocata sulla parete a sinistra entrando della Porta Girola la targa metallica del Touring Club Italiano, dopo che il nostro Comune era diventato socio, con il numero 3572. Questa targa è un vero capolavoro a livello artistico e dava all’epoca informazioni sul nostro paese molto utili a livello turistico, come l’altitudine (metri 267), la distanza del Capoluogo da Porto Potenza Picena, da Macerata e da Recanati, ed inoltre indicava con simboli tutti i servizi presenti nel 1914 nella nostra città ed al Porto come le poste, il telegrafo, il telefono, il servizio automobilistico della SAP, la stazione ferroviaria. Questa targa dopo l’abbattimento della Porta nel 1950 è stata tolta ed abbandonata in un deposito comunale nei sotterranei di Via Trento di San Francesco, dove è stata ritrovata nel 1996, ripulita e conservata nella nostra Pinacoteca comunale. Nel 2013 è stata restaurata da Paola Carestia e da suo padre Beniamino e riposizionata all’ingresso del paese, nello stesso punto dove si trovava fino al 1950.

Della Porta Girola è documentata un intervento di restauro nel 1894 e noi oggi vogliamo far conoscere tutte le foto e cartoline che nel Novecento l’hanno immortalata. Le prime cartoline sono state quelle di Secondo Torregiani, Secondo “lo ritrattista”, poi le foto di padre Nazzareno Pistelli, il “salvatore” della chiesa di San Francesco, dei soldati polacchi del battaglione Skorpion ed infine quelle di Bruno Grandinetti, tra cui una in cui viene rappresentata la fase iniziale della demolizione. Anche nella prima cartolina degli inizi del Novecento, edizioni del Reale Stabilimento Tipo-litografico Feliciano Campitelli di Foligno, nel panorama di Potenza Picena si vede chiaramente la Porta Girola. In un documento del 1817 conservato presso il nostro Archivio storico comunale, viene ritratta la Porta Girola, già all’epoca con “merli a coda di rondine”.

Porta MarinaAnche in due opere d’arte del Seicento e del Settecento viene raffigurata porta Girola come si presentava in quei periodi. Si tratta del quadro presente all’interno della chiesa di San Sisto raffigurante La Madonna col Bambino tra i Santi Sisto Papa e Giovanni Battista del sec. XVII e del Sant’Emidio del 1770 di Benedetto Biancolini, presente presso la Sala Giunta “A. Carestia” nel Palazzo Municipale.

Dopo l’articolo dedicato all’abbattimento della Porta San Giovanni del 1956, proseguiamo con questo relativo all’abbattimento della Porta Girola del 1950. Due episodi che hanno cancellato per sempre queste testimonianze architettoniche antiche della nostra città, di cui noi comunque non vogliamo perdere la memoria storica e documentale, da poter trasmettere ai più giovani.

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a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri
Campane Torre CivicaLa Torre Civica in Piazza Giacomo Matteotti a Potenza Picena, oggi alta metri 34,50 ma fino al 1886 copresa la cuspide era di metri 46,90, cioè 12,90 metri in più, conserva al suo interno, nella cella campanaria, n° 4 grandi campane in bronzo, di cui n° 3 realizzate nel 1950 dalla premiata Fonderia del Cav. Giuseppe Pasqualini e Figli di Fermo. Le tre campane antiche della nostra torre, nel passato una delle più alte della provincia di Macerata, progettata dall’architetto di Como Pietro Augustoni e la cui prima pietra è stata posta il giorno 10 giugno del 1732, al pari di tante altre campane dei nostri campanili delle chiese locali, il giorno 16/4/1943 sono state requisite dalle autorità militari italiane per fonderle ai fini di guerra.
Terminata la seconda guerra mondiale, lo Stato Italiano ha provveduto a consegnare delle nuove campane alle chiese e ai comuni, in applicazione del Decreto Legislativo del Capo provvisorio dello Stato del 6/12/1946, fornite dalla ditta del Cav. Giuseppe Pasqualini e Figli di Fermo.
Le tre campane della torre civica sono state benedette da Don Gustavo Spalvieri il giorno 21/5/1951, Sindaco Antonio Carestia, presenti anche don Giuseppe Mosconi e don Dante Marazzi e quel giorno l’operazione di ricollocamento sulla torre è stata immortalata dalle fotografie di Bruno Grandinetti, che noi, grazie alla disponibilità della Fototeca Comunale a lui intitolata, facciamo conoscere a tutti per la prima volta.
Campane Torre CivicaLe campane sono tutte diverse ed ognuna ha la sua effigie sacra: la più grande, quella che viene battuta per le ore, della Madonna dell’Assunta, la più piccola, quella del suono dei quarti, della Madonna della Pace e la media della Madonna dell’Addolorata.
Oggi tutte e quattro le campane della torre sono bloccate ed andrebbero se possibile riattivate in modo che la popolazione di Potenza Picena possa di nuovo sentire il loro suono armonioso, che nel passato scandiva la vita cittadina e venivano azionate manualmente da un addetto, chiamato campanaro. Già dopo le gravi conseguenze del fulmine del giorno 11 gennaio 1886, che ha distrutto la cuspide della torre, due delle quattro campane erano state sostituite in quanto cadute e rotte.
L’anno successivo, cioè nel 1887, una è stata fornita dalla Fonderia di Pasquale Pasqualini e Figli di Montedinove, che poi si sono trasferiti a Fermo, mentre la seconda è stata prelevata dalla chiesa di S. Croce, sempre di Potenza Picena.

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