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Interno teatro "B. Mugellini" anni 60 -  foto Bruno Grandinetti

Interno teatro “B. Mugellini” anni 60 – foto Bruno Grandinetti

a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri
Il giorno 12 Giugno del 1856 si sono riuniti nel Palazzo Comunale di Monte Santo un gruppo di cittadini con l’intenzione di voler costruire a loro spese il nuovo Teatro della città.
Erano in 20 e tra di loro troviamo sia i nobili della nostra città, come i conti Buonaccorsi, i Compagnoni Marefoschi, i Carradori, che esponenti di note famiglie facoltose e benestanti del luogo come Solfanelli (poi Solanelli), i fratelli Gasparrini, Fioretti, Bocci, Zannini, Canepini, Bravi, Canaletti, Pierandrei, Anfolzi, Paolucci e Cori.
L’elenco completo dei 20 fondatori del nostro Teatro, che costituivano la Società Teatrale, era il seguente:
1 – Compagnoni Marefoschi conte Camillo, possidente e nobile.
2 – Buonaccorsi conte Filippo, possidente e nobile.
3 – Carradori conte Osvaldo, possidente e nobile.
4 – Gasparrini Luigi, possidente.
5 – Gasparrini Achille, possidente.
6 – Fioretti Zefferino, possidente e Priore comunale.
7 – Cori Crisippo, possidente.
8 – Bocci Pietro, possidente e negoziante.
9 – Zannini Francesco, Segretario Comunale.
10 – Canepini Alessandro, possidente.
11 – Bravi dott. Silvestro, dottore in legge.
12 – Carradori conte Alesssandro, possidente e nobile.
13 – Solfanelli Gaetano, possidente e poi Console.
14 – Gasparrini Arezio, possidente.
15 – Pierandrei Pio, farmacista.
16 – Anfolzi Napoleone, farmacista.
17 – Canaletti Fortunato, Agente rurale dei Buonaccorsi.
18 – Paolucci Ercole, possidente poi notaio.
19 – Buonaccorsi conte Flavio, possidente e nobile.
20 – Marefoschi conte Giulio, possidente e nobile.

Console Generale Gaetano Solanelli

Console Gaetano Solanelli

I palchi del nuovo Teatro spettavano agli azionisti elencati, che venivano sorteggiati ogni anno, uno al nostro Comune, che aveva messo a disposizione il locale e uno alla Deputazione Teatrale.
Il giorno 10 giugno del 1858 è subentrato come azionista a Luigi Gasparrini il sig. Antonio Cardinali, possidente, mentre nel 1861 il cav. Gaetano Monti al posto di Zannini Francesco.
Il Teatro è stato progettato dall’ingegnere di Recanati Giuseppe Brandoni, mentre le decorazioni sono state effettuate dal pittore di Morrovalle Filippo Persiani. Il quadro in tela del plafone dedicato all’Italia è stato dipinto dal pittore di Roma Ignazio Tirinelli. Il sipario è stato acquistato già fatto dal Seminario di Macerata.
Il collaudo del Teatro è stato effettuato dall’ingegnere David Bocci, del Porto di Recanati, l’ingegnere della Battaglia di Castelfidardo, fratello di uno degli azionisti del nuovo Teatro, Pietro Bocci.

Ing. Davide Bocci

Ing. Davide Bocci

Il Teatro è stato inaugurato il giorno 27 Dicembre del 1862 con l’opera drammatica “Il più brutto uomo dell’Inghilterra, ovvero Glocester il crudele soprannominato cuore di volpe” dato dalla Compagnia del capocomico Demetrio Mugnaini.
Il 28 ottobre del 1933 è stato intitolato al maestro Bruno Mugellini, nato a Potenza Picena il giorno 24 Dicembre del 1871 e morto a Bologna il giorno 15 Gennaio del 1912.

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Teresa Casalis in Douhet

Teresa Casalis in Douhet

Potenza Picena durante la seconda guerra mondiale è stato uno dei centri più importanti che hanno dato ospitalità a moltissimi sfollati provenienti in particolare da Livorno, Roma ed Ancona, ma non solo.
Il giorno 30 Giugno del 1944, quando sono arrivati nella nostra città i soldati polacchi del 4° Reggimento corazzato Skorpion al comando del colonnello Ignacy Kowalczewski, alcuni di questi sfollati sono morti in conseguenza del cannoneggiamento tedesco dalle colline di Recanati. In Piazza Principe di Napoli, come si chiamava all’epoca Piazza Giacomo Matteotti, sono morti gli sfollati di Livorno Elvira Vitelli e Ersilio Penco, madre e figlio, mentre presso l’abitazione della famiglia Mazzoni in contrada La Concia, la sig.ra Jolanda Silvestrini in Roberti Lauri di Sesto S. Giovanni (Milano) moglie del conte Mario Roberti Lauri. Erano tutti venuti a Potenza Picena per sfuggire ai bombardamenti nelle loro città ed hanno trovato la morte da noi.
Questo fatto mi ha sempre molto incuriosito fin da ragazzo, quando sentivo i racconti dei miei genitori e nonni.
Perché Potenza Picena è stata scelta da tantissimi sfollati che provenivano da tutta l’Italia e dove sono stati ospitati?
Tra di loro c’erano anche importanti personalità? C’erano famiglie di ebrei?
Nei racconti dei più anziani si parla in particolare della presenza di molti sfollati dalla città portuale di Livorno, che erano per la cronaca anche molto vivaci.

Felice

Felice Rao

Ho potuto fare una accurata ricerca presso il nostro Archivio Storico Comunale, ed in particolare nei documenti che fanno capo all’ECA, l’Ente Comunale di Assistenza, che doveva provvedere al sostentamento economico degli sfollati che ne avevano bisogno. Infatti erano pochi i casi di famiglie facoltose che in loco potevano avere anche delle ville estive, come il Console Cancellario d’Addario, la sig.ra Gina Casalis vedova del Generale Giulio Douhet, l’avvocato Bentivoglio, l’avvocato Palloni e pochi altri. A parte chi qui da noi aveva i suoi parenti, come il tenore Giovanni Pastocchi, la figlia del prof. Balduino Bocci, Lydia, i Rampioni, i Lanari, i Petetti, tutti gli altri avevano bisogno di tutto, anche del sussidio economico per sopravvivere. Tra questi anche la figlia del Prof. Umberto Boccabianca, Ilda, moglie di Ignazio Pierandrei (morto in Jugoslavia il giorno 18/7/1941), con i suoi sei figli Bruno, Nazzareno, Fabiola, Umberto, Guido e Maria Vittoria. Questo veniva fornito dall’Eca, dopo il parere positivo del Comandante della locale stazione dei Carabinieri, il Maresciallo Cosimo Scarli, che effettuava accurate indagini. La maggiore parte degli sfollati proveniva da Roma(171), Livorno (132), ed Ancona (124) e da tutte le altre parti d’Italia, compresa la Sicilia (237)e 3 addirittura da Zara. Molti di quelli presenti a Potenza Picena provenivano anche dai paesi vicini, come Porto Recanati (140) e Civitanova Marche (170), per un totale complessivo di 977 unità. Oltre a questi, da Porto Potenza Picena, nel Capoluogo si sono trasferite altre 454 persone.

Lydia Bocci

Lydia Bocci in Brunacci

C’erano tra di loro sotto falso nome dei ricercati dai nazi-fascisti perché ebrei, e che la nostra popolazione ha cercato di proteggere in tutti i modi?­ Dai racconti dei più anziani si accenna a due ebrei romani, ospiti della sig.ra Nelide Bernabei, che sposerà successivamente Mariano Ciuccarelli. Questi erano sotto falso nome e quando furono scoperti furono trasferiti in un campo di concentramento in Germania. Uno di loro si chiamava Samuele Funaro. Ho chiesto negli anni passati informazioni alla comunità ebraica di Roma, ma non sono riuscito a sapere che fine abbia fatto. Tra le tante famiglie di Ancona, una sicuramente aveva chiare origini ebraiche, quella dei Coen-Ascoli. Questa famiglia si è salvata ed è ritornata in Ancona. Purtroppo per quanto riguarda altre famiglie di origine ebraica non sono riuscito a rintracciarle, anche se sono convinto che tra le tante centinaia di presenze dovevano essercene, magari sotto falso nome.

Le comunità di Potenza Picena, di Porto Potenza Picena e dell’intera campagna, durante quei tragici momenti per la nostra Patria hanno saputo accogliere migliaia di sfollati, dare loro una casa, da mangiare, da riscaldarsi, in pratica sono riusciti a sopravvivere a questi tragici momenti. Se tutto questo è stato possibile è grazie al grande cuore dei santesi e all’impegno delle sue istituzioni. Tra i tanti sfollati si trovava anche Giuseppe Spizzico di Trani (Bari), che successivamente sposerà una nostra concittadina, mia zia Bice Bernabiti. Inoltre c’è stato un caso particolare di uno sfollato di nome Felice Rao, il cui vero nome era invece Giuseppe Genovese, originario di Barcellona Pozzo di Gotto, Messina, che era scappato, dopo un bombardamento dal carcere di Ancona dove era rinchiuso per un omicidio.

Hilda Boccabianca

Hilda Boccabianca in Pierandrei

Dopo la guerra era stato raggiunto a Potenza Picena dalla moglie Francesca Fugazzotto e dal figlio Gaetano ed abitavano in via Bonaccorsi e lui svolgeva il mestiere di venditore ambulante di giocattoli, lupini e castagne. Per questa straordinaria opera umanitaria la nostra città dovrebbe a ragione essere insignita di una onorificenza da parte dello Stato Italiano, di un pubblico riconoscimento comunque da parte delle città che maggiormente hanno usufruito della nostra ospitalità come Livorno, Roma ed Ancona, oltre che dalle città di Porto Recanati e Civitanova Marche, per aver aiutato tanti loro concittadini in quei tragici momenti della nostra storia.

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