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Zio Francesco Libia 003

Tenente Francesco Brunacci

Il tenente Francesco Brunacci di Potenza Picena ha combattuto volontario nella guerra Italo-turca del 1911-1912 ed è morto ad El-Fatia, nel Fezzan in Libia, il giorno 2/9/1914.
Noi abbiamo voluto ricordare il sacrificio di questo nostro giovane concittadino, pubblicando il giorno 25 novembre 2014 un articolo nel centenario della sua morte.
Nel 2012 il Signor Maurizio Brunacci di Mentana, Roma, aveva donato al nostro comune diversi documenti, oggetti e foto appartenuti alla famiglia dei Brunacci. Tra questi c’erano anche alcuni oggetti lasciati dal tenente Francesco Brunacci, tra cui un pugnale libico, un portafoglio originale di quella terra ed un album contenente oltre 100 foto scattate nella guerra italo-turca.
Sono documenti fotografici straordinari, successivamente scansionati con molta professionalità da Enzo Romagnoli e messi a nostra disposizione dall’Economo Comunale, Dott.ssa Simona Ciasca, su autorizzazione di Maurizio Brunacci.
Testimoniano in maniera molto esaustiva l’avventura italiana in Libia, mai viste prima, di sicuro interesse storico a livello nazionale. Alcune di queste foto sono veramente drammatiche e documentano l’atrocità di tutte le guerre, anche quella italo-turca in Libia.
Maurizio Brunacci aveva intenzione, nel contesto del centenario della morte di Francesco Brunacci, di pubblicare con queste foto e con i documenti un libro, ma purtroppo questo ambizioso progetto nel 2014 è svanito e noi abbiamo offerto volentieri il nostro blog per ricordare questo avvenimento.
Pubblicando questi straordinari documenti fotografici, noi non vogliamo esaltare la guerra italo-turca del 1911-1912 e l’avventura coloniale italiana in Libia.
Vogliamo solo farli conoscere a tutti. Meriterebbero sicuramente una mostra fotografica a livello nazionale, che il locale fotoclub potrebbe organizzare in collaborazione con il Comune di Potenza Picena.

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Lapide che ricorda i caduti di Potenza Picena in Libia ed Eritrea inaugurata nel 1913. Foto di Sergio Ceccotti.

Durante la guerra italo-turca sono inoltre morti in Libia altri nostri concittadini, che sono ricordati nella lapide inaugurata il giorno 23/11/1913 e collocata sulla facciata del Palazzo Municipale. Nazzareno Belluccini, bersagliere, morto il 26/10/1911, Giampaoli Giuseppe morto il 18/1/1912 e Salvatori Calister morto il 16/5/1913. Nella lapide c’è un altro nome, Luigi Carlini, morto il giorno 1/3/1896 ad Adua (Eritrea) nella guerra Italo-Abissina del 1895-96. Il testo dell’epigrafe marmorea è stato scritto dall’Avv. Alberto Fioretti di Ancona, la lapide è opera del marmista Egidio Gabrielli di Macerata. Sono intervenuti alla cerimonia di inaugurazione oltre 2.000 persone.

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Teresa Casalis in Douhet

Teresa Casalis in Douhet

Potenza Picena durante la seconda guerra mondiale è stato uno dei centri più importanti che hanno dato ospitalità a moltissimi sfollati provenienti in particolare da Livorno, Roma ed Ancona, ma non solo.
Il giorno 30 Giugno del 1944, quando sono arrivati nella nostra città i soldati polacchi del 4° Reggimento corazzato Skorpion al comando del colonnello Ignacy Kowalczewski, alcuni di questi sfollati sono morti in conseguenza del cannoneggiamento tedesco dalle colline di Recanati. In Piazza Principe di Napoli, come si chiamava all’epoca Piazza Giacomo Matteotti, sono morti gli sfollati di Livorno Elvira Vitelli e Ersilio Penco, madre e figlio, mentre presso l’abitazione della famiglia Mazzoni in contrada La Concia, la sig.ra Jolanda Silvestrini in Roberti Lauri di Sesto S. Giovanni (Milano) moglie del conte Mario Roberti Lauri. Erano tutti venuti a Potenza Picena per sfuggire ai bombardamenti nelle loro città ed hanno trovato la morte da noi.
Questo fatto mi ha sempre molto incuriosito fin da ragazzo, quando sentivo i racconti dei miei genitori e nonni.
Perché Potenza Picena è stata scelta da tantissimi sfollati che provenivano da tutta l’Italia e dove sono stati ospitati?
Tra di loro c’erano anche importanti personalità? C’erano famiglie di ebrei?
Nei racconti dei più anziani si parla in particolare della presenza di molti sfollati dalla città portuale di Livorno, che erano per la cronaca anche molto vivaci.

Felice

Felice Rao

Ho potuto fare una accurata ricerca presso il nostro Archivio Storico Comunale, ed in particolare nei documenti che fanno capo all’ECA, l’Ente Comunale di Assistenza, che doveva provvedere al sostentamento economico degli sfollati che ne avevano bisogno. Infatti erano pochi i casi di famiglie facoltose che in loco potevano avere anche delle ville estive, come il Console Cancellario d’Addario, la sig.ra Gina Casalis vedova del Generale Giulio Douhet, l’avvocato Bentivoglio, l’avvocato Palloni e pochi altri. A parte chi qui da noi aveva i suoi parenti, come il tenore Giovanni Pastocchi, la figlia del prof. Balduino Bocci, Lydia, i Rampioni, i Lanari, i Petetti, tutti gli altri avevano bisogno di tutto, anche del sussidio economico per sopravvivere. Tra questi anche la figlia del Prof. Umberto Boccabianca, Ilda, moglie di Ignazio Pierandrei (morto in Jugoslavia il giorno 18/7/1941), con i suoi sei figli Bruno, Nazzareno, Fabiola, Umberto, Guido e Maria Vittoria. Questo veniva fornito dall’Eca, dopo il parere positivo del Comandante della locale stazione dei Carabinieri, il Maresciallo Cosimo Scarli, che effettuava accurate indagini. La maggiore parte degli sfollati proveniva da Roma(171), Livorno (132), ed Ancona (124) e da tutte le altre parti d’Italia, compresa la Sicilia (237)e 3 addirittura da Zara. Molti di quelli presenti a Potenza Picena provenivano anche dai paesi vicini, come Porto Recanati (140) e Civitanova Marche (170), per un totale complessivo di 977 unità. Oltre a questi, da Porto Potenza Picena, nel Capoluogo si sono trasferite altre 454 persone.

Lydia Bocci

Lydia Bocci in Brunacci

C’erano tra di loro sotto falso nome dei ricercati dai nazi-fascisti perché ebrei, e che la nostra popolazione ha cercato di proteggere in tutti i modi?­ Dai racconti dei più anziani si accenna a due ebrei romani, ospiti della sig.ra Nelide Bernabei, che sposerà successivamente Mariano Ciuccarelli. Questi erano sotto falso nome e quando furono scoperti furono trasferiti in un campo di concentramento in Germania. Uno di loro si chiamava Samuele Funaro. Ho chiesto negli anni passati informazioni alla comunità ebraica di Roma, ma non sono riuscito a sapere che fine abbia fatto. Tra le tante famiglie di Ancona, una sicuramente aveva chiare origini ebraiche, quella dei Coen-Ascoli. Questa famiglia si è salvata ed è ritornata in Ancona. Purtroppo per quanto riguarda altre famiglie di origine ebraica non sono riuscito a rintracciarle, anche se sono convinto che tra le tante centinaia di presenze dovevano essercene, magari sotto falso nome.

Le comunità di Potenza Picena, di Porto Potenza Picena e dell’intera campagna, durante quei tragici momenti per la nostra Patria hanno saputo accogliere migliaia di sfollati, dare loro una casa, da mangiare, da riscaldarsi, in pratica sono riusciti a sopravvivere a questi tragici momenti. Se tutto questo è stato possibile è grazie al grande cuore dei santesi e all’impegno delle sue istituzioni. Tra i tanti sfollati si trovava anche Giuseppe Spizzico di Trani (Bari), che successivamente sposerà una nostra concittadina, mia zia Bice Bernabiti. Inoltre c’è stato un caso particolare di uno sfollato di nome Felice Rao, il cui vero nome era invece Giuseppe Genovese, originario di Barcellona Pozzo di Gotto, Messina, che era scappato, dopo un bombardamento dal carcere di Ancona dove era rinchiuso per un omicidio.

Hilda Boccabianca

Hilda Boccabianca in Pierandrei

Dopo la guerra era stato raggiunto a Potenza Picena dalla moglie Francesca Fugazzotto e dal figlio Gaetano ed abitavano in via Bonaccorsi e lui svolgeva il mestiere di venditore ambulante di giocattoli, lupini e castagne. Per questa straordinaria opera umanitaria la nostra città dovrebbe a ragione essere insignita di una onorificenza da parte dello Stato Italiano, di un pubblico riconoscimento comunque da parte delle città che maggiormente hanno usufruito della nostra ospitalità come Livorno, Roma ed Ancona, oltre che dalle città di Porto Recanati e Civitanova Marche, per aver aiutato tanti loro concittadini in quei tragici momenti della nostra storia.

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a cura di padre Nazzareno Pistelli
articolo pubblicato sull’Avvenire d’Italia del 17/12/1936

 Libia 001

Tenente Francesco Brunacci

Nacque il 9 gennaio del 1882 a Potenza Picena a morì in Libia presso i pozzi di El-Fatia il 2/9/1914. Appartenente a una distinta famiglia di Potenza Picena, Francesco Brunacci, fu il più giovane figlio di Cesare Brunacci e di Giovanna Bocci. Sin da ragazzo mostrò un temperamento sensibile ed entusiasta: dotato di qualità fisiche vantaggiose, aitante della persona, robusto e di bell’aspetto, quando fu in età di scegliere una professione scelse quella delle armi, e con slancio e passione si arruolò nell’Arma di Artiglieria. Fu prima in Artiglieria da fortezza, poi in Artiglieria da montagna, quale tenente al Primo Reggimento di stanza a Torino. Si fece notare per attaccamento al servizio, per competenza e cultura, occupandosi sempre con passione dell’istruzione e del miglioramento del reparto. Scoppiata la guerra italo-turca fu tra i primi a chiedere di essere trasferito in Libia. Accolta la sua domanda fu assegnato alla 2ª Batteria Indigeni, prendendo parte ai combattimenti di Tripoli, Henni, Ain-Zara, Gargaresch, alle due battaglie di Zanzur e di altri gloriosi scontri in Libia. Per la sua condotta brillante tenuta sempre di fronte al nemico, Francesco Brunacci, oltre ad un encomio solenne, venne decorato al valore. L’11 Agosto 1914, una spedizione composta dei tenenti Brunacci, Castelli e De Virgiliis partì per Qzizia per portare rifornimenti e Lire 300.000 in oro ed argento alla colonna Miani che operava nel Fezzan. Giunta a Gheriat, la carovana fu divisa in due: una parte prese altra direzione col tenente Castelli; il Brunacci con De Virgiliis proseguì il 26 Agosto per Marzuk e Brac dove avrebbero dovuto raggiungere la batteria eritrea Mondini, con 14 ascari eritrei e circa 30 guardie arabe locali, ingaggiate volta per volta e con 12 cammelli.

Tenente Francesco Brunacci.

Tenente Francesco Brunacci.

I due ufficiali erano i soli bianchi e la zona non era affatto sicura. Da Gheriat, prima di proseguire, il Brunacci scrive al fratello che temeva che la sua scorta araba fosse venuta a conoscenza delle somme che viaggiavano con la carovana, ciò che faceva temere della stessa scorta; e con serena decisione concludeva: “Se saremo attaccati non potremo far altro che vendere cara la nostra pelle”. Questa lettera giunse al fratello assieme alla notizia del massacro della intera carovana, distrutta presso i pozzi di El-Fatia il 2 settembre 1914, dopo aver venduta cara la vita con un’eroica resistenza che costò gravissime perdite ai numerosi assalitori Dervisci, forse avvertiti e forse chiamati da qualche arabo della scorta. Sulla località non rimasero che i cadaveri dei due gloriosi nostri ufficiali e dei fedelissimi ascari eritrei.” F. Bertole, colonnello Comandante del Primo Reggimento Artiglieria da montagna di stanza a Torino, il 12 settembre del 1914 ai propri dipendenti dava notizia dell’eroico sacrificio del Brunacci con il seguente ordine del giorno: “È giunta ora la dolorosa notizia della immatura morte del Tenente Francesco Brunacci della 2ª Batteria Indigeni della Tripolitania, avvenuta nelle vicinanze di El-Fatia durante un assalto dato dai beduini a una carovana diretta al Fezzan, della quale egli faceva parte. Al nostro prode commilitone perito in mezzo al deserto, mentre compiendo il suo dovere di soldato, compieva opera di civiltà, vada il nostro commosso saluto. Il Reggimento è orgoglioso di aver avuto nelle sue file un Ufficiale che alla grandezza della Patria ha sacrificato la sua balda e promettente giovinezza. Il suo nome rimarrà nel cuore di tutti noi che lo vedemmo all’opera feconda nei perigliosi ed aspri cimenti guerreschi e nell’ignorate amorevoli militari cure del tempo di pace.

Tenente Francesco Brunacci

Tenente Francesco Brunacci

Egli ammonisce che alla grandezza della patria e al buon nome del Reggimento ogni artigliere da montagna deve essere pronto, sempre ed ovunque, ad immolare la vita.” Il 24 Maggio 1936 la Sottosezione potentina dell’Arma di Artiglieria veniva ufficialmente dedicata a Francesco Brunacci.

Testo tratto da “Potentini Illustri” di Norberto Mancini del 1950 Edizioni Pupilli Recanati.

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