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Posts Tagged ‘Carlo Cenerelli Campana’

A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

La Torre Civica di Piazza Matteotti a Potenza Picena è il simbolo della nostra comunità ed è necessario conoscere la sua storia.

Lapide del 1923

L’attuale struttura quadrata, che termina con un terrazzetto, alta in totale 34,50 metri (rilevazione effettuata dal prof. Gianfranco Morgoni di Potenza Picena) è il risultato dell’ultimo lavoro di restauro effettuato dopo che nella notte dell’ 11 gennaio 1886 un fulmine aveva danneggiato in modo irreparabile la cuspide, di forma ottagonale ed alta complessivamente 46,90 metri, cioè 12,40 metri in più rispetto all’attuale, una delle più alte di tutta la provincia di Macerata (come afferma anche Carlo Cenerelli Campana nel suo libro sulla storia di Monte Santo del 1852). Il fulmine aveva causato gravissimi danni alla struttura, ma purtroppo, per gli alti costi necessari per la sua ricostruzione, fu deciso di mettere al suo posto una ringhiera con pilastrini. Gli amministratori dell’epoca chiamarono per i lavori di restauro un ingegnere architetto di Ancona, Gustavo Bevilacqua, amico di un amministratore, anche lui originario di Ancona, il dott. Felice Schelini, eroe garibaldino. I lavori murari furono eseguiti da Cesare Sensini di Potenza Picena.

Il fulmine aveva anche danneggiato, facendole cadere al suolo, due delle quattro campane della Torre e l’orologio. Il nuovo orologio fu acquistato dalla ditta di Milano Isidoro Sommaruga, compresi i due quadranti, mentre, per quanto riguarda le campane, una venne acquistata dalla ditta Pasqualini Pasquale di Montedinove (ditta poi trasferitasi successivamente a Fermo), mentre per la seconda si decise di utilizzare un’antica campana della chiesa di Santa Croce dell’omonimo quartiere di Potenza Picena, di proprietà del demanio dello Stato. Un altro importante intervento intrapreso dopo i danni causati dal fulmine fu quello di installare un parafulmine, per evitare danneggiamenti legati agli agenti atmosferici.

L’originaria torre, la cui prima pietra fu posta il giorno 10 giugno 1732, secondo lo storico locale dott. Roberto Domenichini (il relativo documento si trova presso il nostro archivio storico comunale), era dotata di una cuspide, la stessa che fu danneggiata dal fulmine del 1886, alla quale lavorò alla fine del Settecento l’architetto ingegnere Pietro Augustoni (Como 2/7/1742- Fermo 12/10/1815).

Torre civica di Potenza Picena vista da via Silvio Pellicolo. Foto Bruno Grandinetti. 1960 circa.

All’esterno della cuspide era piantato un olivo benedetto, che la nostra comunità collocava per tradizione.

Sul lato destro della torre si trovava il Palazzetto del Podestà o Pretorile, a sinistra c’era il macello ed un arco li collegava. L’arco nel 1732 venne demolito per costruire al suo posto la nuova pubblica Torre della Comunità di Monte Santo. Il doppio quadrante fu introdotto con i lavori del 1732, con quadranti ottagonali in pietra con numeri arabi (1,2,3 ecc.), oltre al quadrante era presente anche una meridiana. Dopo i lavori del 1886 vennero collocati due quadranti metallici Sommaruga con numerazione romana (I, II, III ecc).

Nel 1938, quando si decise di costruire il Palazzo con il serbatoio dell’acquedotto comunale, questo fu posizionato accanto alla Torre, una scelta molto discutibile, in quanto stona molto con l’antichità della Torre ma soprattutto con il Palazzetto del Podestà e rompe la simmetria in altezza.

Nel 1943 anche le campane della Torre Civica furono prelevate per essere fuse per fini bellici. Solo dopo la fine della 2° guerra mondiale, il giorno 21/5/1951, le tre nuove campane fuse dalla ditta Pasqualini Giuseppe e figli di Fermo vennero ricollocate al loro posto sulla nostra Torre.

La Torre Civica è stata il soggetto di diversi quadri antichi: vogliamo ricordare, in particolare, il quadro di San Sisto del sec. XVII, che probabilmente rappresenta l’unica raffigurazione antica, prima della ricostruzione con la cuspide ottagonale del 1732. Questa raffigurazione è presente invece nel quadro di Benedetto Biancolini del 1770, il “Sant’Emidio”, oggi collocato all’interno della Sala Giunta “Antonio Carestia” nel contesto del palazzo municipale.

Propsetto della Torre Civica prima e dopo il fulmine del giorno 11 gennaio 1886 redatto dal Prof. Gianfranco Morgoni.

La Torre comunale, inoltre, il giorno 30/06/1944 fu colpita da una cannonata tedesca sparata dalle colline di Recanati che causò 5 morti in Piazza, mentre un’altra cannonata colpì un’abitazione in C.da La Concia e provocò altri 3 morti. La cannonata danneggiò la Torre, distruggendo la lapide che ricordava la caduta dei santesi della prima guerra mondiale, disegnata da Giuseppe Mainini di Macerata ed inaugurata nel 1923. Questa lapide, dopo la fine della seconda guerra mondiale fu ricostruita di nuovo, aggiungendo anche i nomi dei caduti della seconda guerra mondiale ed i partigiani locali Mariano Cutini e Mariano Scipioni.

Altre lapidi sono state collocate sulla Torre nel corso degli anni, vogliamo ricordare la prima del 1905, poi spostata sulla parete del Palazzetto del Podestà, dove si trova oggi, che ricorda alcuni personaggi famosi santesi del passato, come il medico Orazio Augeni, il conte Mons. Alessandro Buonaccorsi e Ludovico Marefoschi. Nel 1955, in occasione della proclamazione di Potenza Picena “Città di Maria”, fu collocata una statua in terracotta della Madonna dell’Assunta, opera dello scultore di San Ginesio Nino (Giovanni) Patrizi, fratellastro del Sindaco di Potenza Picena di quel periodo, il prof. Lionello Bianchini.

Nel 1968, in occasione del 50° anniversario della fine della prima guerra mondiale, venne collocata una targa a ricordo.

Infine il giorno 25 aprile 2000 fu collocata una lapide a ricordo degli 8 morti in conseguenza delle due cannonate tedesche del 30/06/1944.

Documenti allegati:

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Copertina del libro

A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Presso la Biblioteca Francescana di Falconara dei Frati Mi­nori si trova il manoscritto originale della storia di Monte Santo di Carlo Cenerelli Campana.

Il libro a stampa fu pubblicato solo nel 1852 presso la Tipografia di Giacomo Jaffei e Figli di Ripatransone, grazie all’interessamento del Marchese Filippo Bruti Liberati e di sua moglie, la contessa Ippolita Compagnoni Marefoschi di Monte Santo, a cui Carlo Cenerelli Campana nella presentazione del suo libro rivolge una calorosa dedica.

Il marchese Filippo Bruti Liberati, storico, è l’autore delle 14 Lettere Sopra Monte Santo, scritte tra il 1839 e il 1858.

Il libro è un documento straordinario, tenuto in ottime condizioni, rilegato da parte dei Frati Minori con molta cura e ci ha consentito di conoscere un altro particolare legato alla sua storia: il giorno 22/12/1846 il Consiglio Comunale di Monte Santo ha discusso anche un punto all’ordine del giorno che riguarda­va proprio la storia di Monte Santo di Carlo Cenerelli Campana. In quel­la occasione l’autore chiedeva al nostro comune di finanziare la stampa dell’opera, che costava scudi 100 e lui tratteneva per se solo 100 co­pie del libro. Il nostro comune in quella occasione non decise la stampa del volume, ma solo la nomina di una commissione di esperti per poter esaminare la validità del testo a livello storico. La commissione era composta dai seguenti membri: Prof. don Luigi Ricciardi, don Antonio Scarafoni, Prof. Clitofonte Fioretti, Conte Osvaldo Carradori e Pietro Mancinforte Sperelli.

Tenuto conto che in nessuna altra delibera del Consiglio Comunale succes­siva è stato trovato riferimento all’esito di questa commissione, si potrebbe dedurre che il nostro comune sia arrivato alla conclusione di non finanziare la stampa dell’opera, stampa che è avvenuta solo do­po 6 anni, cioè nel 1852, grazie a privati nobili.

Leggendo il testo del manoscritto si potrebbe concludere con certezza storica che è l’originale sulla storia di Monte Santo di Carlo Cenerelli Campana che noi conosciamo, poi pubblicato nel 1852..

Inoltre c’è la certezza di quando è stato completato il testo manoscritto, cioè il 1847. Nel libro è contenuta anche un’interessante novità: le raffigurazioni, con i disegni e le descrizioni, degli stemmi delle fa­miglie nobili di Monte Santo, un documento molto interessante.

A parte inoltre troviamo disegno che raffigura Monte Santo, trat­to da un lavoro di Giuseppe Federici del 1773, dove si vede in prima piano la Porta di Galiziano nel quartiere di San Pietro, con la cinta muraria.

Filippo Bruti Liberati

Anche il titolo del manoscritto è diverso in minima parte del libro a stampa del 1852. Nel manoscritto il titolo è “Storia dell’Antica Città di Potenza nel Piceno rediviva in Monte Santo”, mentre nel libro a stampa del 1852 “Istoria dell’Antica Città di Potenza rediviva in Montesanto”. Sul frontespizio del manoscritto vi è una scritta in latino molto interessante “Nemo propheta in patria sua” (nessuno è profeta nella sua patria) probabilmente riferita al fatto che il libro di Carlo Cenerelli Campana sulla storia di Monte Santo è stato stampato a Ripatransone e non nella nostra città.

Per quanto riguarda il volume a stampa originale del 1852, presso la nostra Biblioteca Comunale “Carlo Cenerelli Campana” se ne trova una copia dal 2001, acquistata dal nostro comune al prezzo di Lire 900.000 dalla Libram di Umberto Montali di Porto Recanati.

Nel 1978, grazie all’interessamento di Alberto Rosciani, la Banca Popolare delle Province di Ancona e Macerata ha deciso di far stamspare in anastatica la copia del volume di Carlo Cenerelli Campana, per poter distribuire ai propri clienti. La Banca Popolare di Potenza Picena, fondata nel 1898, era confluita in questo istituto di credito a livello regionale ed Alberto Rosciani era membro del consiglio di Amministrazione. Anche di questo volume presso la nostra Biblioteca ne esiste una sola copia. Il libro per conto della Banca era stato stampato dalla Società Atesa di Bologna, la quale nel 1987 di sua iniziativa ha stampato una nuova edizione anastatica della storia di Monte Santo, con una bella copertina cartonata. Anche di questo volume presso la nostra Biblioteca ne esiste una copia.

Anche in rete è possibile consultare il libro di Carlo Cenerelli Campana sulla storia di Monte Santo, grazie all’iniziativa dell’Università statu­nitense di Harvard. Oggi il volume in anastatica è introvabile e sarebbe opportuno poterlo far ristampare, in modo che possa essere conosciuto a livello popolare.

Frontespizio del Manoscritto della Storia di Montesanto di Carlo Cenerelli Campana del 1847. Biblioteca Francescana di Falconara.

Ringraziamo padre Gabriele Lazzarini per averci consentito di poter conoscere il testo del manoscritto sulla storia di Monte Santo di Carlo Cenerelli Campana gelosamente conservato presso la Biblioteca Francescana dei Minori di Falconara. La presenza di questo manoscritto a Falconara era già conosciuta dal dott. Roberto Domenichini, nostro concittadino ed attualmente Direttore dell’Archivio di Stato di Pesaro.

Dal 2002 la Biblioteca Comunale di Potenza Picena è intitolata a Carlo Cenerelli Campana.

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dsc03154-7di Simona Ciasca e Paolo Onofri
Il giorno sabato 23 Maggio 2009 presso l’Auditorium “Ferdinando Scarfiotti” di Potenza Picena, per l’occasione molto gremito, è stato presentato il libro curato da Renza Baiacco “Il fascino della storia e il respiro del mare, Potenza Picena”. I testi sono stati scritti da Andrea Bovari, che ha curato anche la ricerca storica, mentre il volume è stato stampato da Scocco e Gabrielli srl di Macerata.
Il progetto e la realizzazione grafica di questa importante opera editoriale sono a cura di Renza Baiocco e di Paolo Accoramboni.
Tra gli sponsor che hanno sostenuto la pubblicazione troviamo la Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo e l’Istituto di Riabilitazione Santo Stefano di Porto Potenza Picena, mentre il critico d’arte prof. Vittorio Sgarbi ha curato la presentazione del volume.
Il Sindaco che ha portato a termine questo progetto editoriale era l’ing. Sergio Paolucci, mentre l’assessore alla cultura Andrea Bovari. La pubblicazione del libro è stato un evento molto importante per Potenza Picena, in quanto nella nostra comunità mancava da tempo un’edizione così ricca di notizie e foto.
dsc03159-9L’ultimo libro scritto con molto rigore storico su Potenza Picena è stata la guida storico-artistica curata da Duilio Corona nel 1998, con testi del dott. Roberto Domenichini e Moreno Campetella e foto di Bruno Grandinetti, Sindaco Mario Morgoni. Nel 1958 era uscito il libro di Norberto Mancini “Visioni Potentine”, quando sindaco era l’insegnante Lionello Bianchini ed è stato sponsorizzato dall’imprenditore della Società Ceramica Adriatica di Porto Potenza Picena comm. Eugenio Quaglia. Nel 1852 è uscito il primo libro su Potenza Picena, all’epoca Monte Santo, scritto da Carlo Cenerelli Campana “Istoria dell’antica città di Potenza rediviva in Montesanto”, finanziato dalla contessa Ippolita Compagnoni Marefoschi, sposata con il marchese di Ripatransone Filippo Bruti Liberati, l’autore delle 14 lettere sopra Monte Santo, scritte tra il 1839 ed il 1858.
La serata presso l’Auditorium “Ferdinando Scarfiotti”, presentata da Fabio Marano, è stata anche l’occasione per il conferimento delle cittadinanze onorarie al prof. Luigi Miti, ed ai coniugi Antonello Rosali e Matilde Cassano, oltre che la cittadinanza benemerita all’attore Raffaele Curi, rappresentato dal nipote Viola Giovanni.
Ci sono stati inoltre momenti musicali con al pianoforte il maestro Enrico Reggioli che ha accompagnato Anna Donati nella declamazione de “La Putendina”, musicata e scritta dai compianti Edgardo Latini e Severino Donati, ed il soprano Lucia Caggiano, mentre Giovanni Pastocchi e Maria Luisa Barbaccia hanno declamato poesie in vernacolo.
Il libro a distanza di 10 anni continua ancora ad essere attuale ed utilizzato dal nostro Comune per omaggiare gli ospiti della nostra città.
man libro potenza picena-5Un grazie doveroso al lavoro portato avanti con grande passione, impegno ed a­more per la nostra città da parte di Renza Baiocco e di Andrea Bovari. Il servizio fotografico della serata è stato realizzato da Nico Coppari, che gentilmente ci ha messo a disposizione tutto il suo prezioso lavoro per l’occasione e che ringraziamo di cuore.

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polittico Pietro di Domenicoa cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Conosciamo meglio le opere d’arte di Potenza Picena. Il polittico di Pietro di Domenico da Montepulciano del sec. XV, “Madonna col Bambino ed Angeli tra i Santi Michele Arcangelo, Stefano, Lorenzo e Girio”

La pieve di Santo Stefano a Monte Santo in Piazza Grande, oggi Giacomo Matteotti, ospitava al suo interno uno straordinario capolavoro del Quattrocento. Si trattava di un polittico di Pietro di Domenico da Montepulciano del 1415-1418 circa, una tempera su tavola, oggi purtroppo di proprietà di un collezionista privato di Firenze.
In questa opera troviamo la più antica raffigurazione di San Girio esistente, compatrono della nostra città, raffigurato con un abito rosso ed un mantello cenerino.
Il polittico di Monte Santo era sormontato da un secondo ordine ed aveva una predella sottostante; del secondo ordine è rimasto solo il San Marco, oggi di proprietà di privati e conservato in Ancona, venduto nel 1943 al duca Ferretti dalle nostre Suore delle Figlie dell’Addolorata. Della predella sottostante nessuna traccia.
Dopo l’abbattimento dell’antica Pieve di Santo Stefano in Piazza Grande nel 1796, il polittico fu trasferito all’interno della chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, che prenderà il nome di Santo Stefano ed ospiterà l’Insigne Collegiata. Il polittico in questa nuova sede fu collocato in fondo alla chiesa, dove è rimasto fino al 1922. Nel 1924 fu trasferito nel contesto del Monastero delle Figlie dell’Addolorata, contiguo alla Collegiata di Santo Stefano; successivamente, nel 1943, le suore lo hanno poi venduto, per necessità economiche dell’Istituto, al duca Ferretti di Ancona.
Nel mese di Maggio del 1974 il polittico viene venduto all’asta da Sotheby’s a Firenze per un importo di 70 milioni di lire, infine nel 1988 è stato venduto all’asta da Finarte di Milano ed oggi si trova a Firenze proprietà di un collezionista privato.
Di questo capolavoro del Quattrocento santese ne parlano ampiamente sia Alessandro Marinucci, che il marchese Filippo Bruti Liberati e Carlo Cenerelli Campana.
Nel 1766 nel libro di Alessandro Marinucci sul culto e la vita di San Girio è presente una riproduzione del Santo ad opera dell’incisore Alessio Iardone, tratta dal polittico di Pietro di Domenico da Montepulciano.
Il marchese Filippo Bruti Liberati di Ripatransone nella sua IIIª lettera sopra Monte Santo del 1840, scritta in occasione del matrimonio del conte Paolo Emilio Carradori con la sig.ra Matilde Perozzi, parla di questa opera. In questo caso il polittico viene fatto risalire addirittura al Trecento. Inoltre secondo lui, i santi presenti sono gli stessi che oggi si conoscono, ma in un ordine diverso, ordine cambiato dopo il lavoro di restauro.
Carlo Cenerelli Campana nella sua storia di Monte Santo del 1852, a pagine 151, parla ampiamente di quest’opera fatta risalire, come il Bruti Liberati, al Trecento.
Per quanto riguarda i Santi presenti, egli elimina Santo Stefano, e fa risultare presente invece San Sebastiano, sbagliando. Nel volume “Pittori di Ancona nel Quattrocento” a cura di Andrea De Marchi e Matteo Mazzalupi, Banca Marche 2008, troviamo in tutta la loro bellezza le foto a colori sia del polittico che oggi si trova a Firenze in una collezione privata, che della cuspide di San Marco, che invece si trova in Ancona, sempre in una collezione privata. Molto interessanti gli approfondimenti delle due opere.
S. Matteo part.
Infine citiamo la tesi di laurea di un nostro concittadino, Mauro Mazziero, che nell’anno accademico 1990-1991 presso l’Accademia Belle Arti di Macerata, cattedra di restauro, relatrice la professoressa Francesca Pappagallo, ha svolto il lavoro su Pietro di Domenico da Montepulciano “Il polittico di Recanati, studio storico e progetto di restauro”. All’interno di questa interessante tesi di Mauro Mazziero, che è possibile consultare presso la nostra Biblioteca Comunale “Carlo Cenerelli Campana”, si parla anche del polittico di Monte Santo. In questo caso il polittico si dice che si stato restaurato nel 1940 e ci sono anche le foto antecedenti e successive al restauro, foto fornite da Bruno Grandinetti. In questo lavoro di Mauro Mazziero, citando un documento in possesso dell’avvocato Silvano Mazzoni, recentemente scomparso, si dice che il polittico aveva in origine anche una predella, non solo il secondo ordine.
Questo capolavoro del Quattrocento santese, oggi purtroppo di proprietà di un collezionista privato di Firenze è comunque una nostra opera d’arte, la più antica che si conosca che è sopravvissuta e di cui comunque dobbiamo essere orgogliosi.
Sarebbe straordinario poterla riportare in esposizione a Potenza Picena, in accordo con l’attuale proprietario di Firenze.

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a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Monache Benedettine

Le monache Benedettine di Potenza Picena

Nel 1980, in occasione del XV Centenario della nascita di San Benedetto (480 – 1980) è stato pubblicato un opuscolo contenente notizie molto interessanti riguardanti tutti i monasteri benedettini di Abruzzo, Marche ed Umbria.
All’interno di questo opuscolo, che raccoglie notizie di ben 52 Monasteri presenti nelle 3 regioni del Centro Italia, troviamo anche quelle riguardanti il Monastero di Potenza Picena.
Le monache benedettine sono presenti a Potenza Picena, l’antica Monte Santo, fin dall’anno 1280 secondo un catalogo generale benedettino.
La prima testimonianza certa e documentata è il testamento datato 1348 dove una signora santese, tale Gebelosa, lascia al Monastero delle benedettine di Monte Santo alcuni suoi beni terrieri. Questo documento si trova in pergamena presso l’Archivio Storico Comunale di Potenza Piceana.
Il complesso del Monastero di Santa Caterina d’Alessandria, oggi sede limitatamente alla parte della ex chiesa della Fototeca Comunale “Bruno Grandinetti” , è stato lasciato dalle monache solo nel 1881, quando un decreto governativo impose loro la concentrazione presso altro istituto.
Le monache lasciano Santa Caterina e si trasferiscono per qualche anno nel Monastero di San Tommaso delle locali Clarisse.

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Interno Chiesa di San Sisto – Monastero Benedettine di Santa Caterina in San Sisto a Potenza Picena – Foto Sergio Ceccotti.

Solo nel 1887 si offrirà loro la possibilità di acquistare il Palazzo Marefoschi, detto dei Massucci, nella omonima via, oggi intitolata al partigiano Mariano Cutini (l’attuale sede dell’ordine). Il giorno 22 maggio 1933 il Monastero è riuscito ad ottenere il riconoscimento giuridico del Re Vittorio Emanuele III. Le monache in questa nuova sede utilizzano per le loro funzioni religiose la Chiesa di San Sisto, che era di proprietà della Confraternita dell’Orazione e Morte, in Vico Dogali.
Oggi all’interno del Monastero si trovano 5 monache, ma nel passato ha ospitato una comunità molto più numerosa. Infatti controllando tutti i censimenti della popolazione fatti dal 1853 al 1951, conservati presso il nostro Archivio Storico Comunale, è emersa una realtà molto viva del Monastero di Santa Caterina delle Benedettine di Potenza Picena. Infatti nel 1853 risultavano 19 monache, nel 1861 n° 27, nel 1871 n° 21, nel 1881 n°14, nel 1921 n° 11, nel 1931 n° 17, nel 1936 n° 18 e nel 1951 n° 23.
L’ultima monaca che è entrata in Monastero ed ha vestito l’abito delle benedettine locali è stata Ilaria Antonini il 3/10/2012 (all’epoca di anni 26), prendendo il nome di Suor Maria Beatrice. Tra le tante monache che hanno vestito l’abito religioso abbiamo trovato anche la figlia di Carlo Cenerelli Campana, Francesca.
Il padre viene ricordato perché nel 1852 ha scritto la famosa storia di Monte Santo.
Nel 1987 lo studioso e religioso locale Mons. Giovanni Cotognini, ha avuto modo di poter consultare l’archivio del Monastero ed ha scritto il libro, “Il Monastero delle Benedettine di Potenza Picena”, l’unico che parla dettagliatamente della nostra istituzione religiosa e della sua storia.
Il Monastero delle Benedettine locali è molto legato alla comunità di Potenza Picena, di cui è stato sempre parte integrante. La comunità monastica è guidata oggi dalla Abbadessa Madre Maria Paola Bernardi e la sua vita interna si svolge serenamente ed armonicamente tra preghiere e lavoro, nell’impegno di fedeltà all’ideale monastico benedettino, che per oltre sette secoli si è mantenuto vivo.

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Coretto interno monastero Benedettine di Santa Caterina in San Sisto a Potenza Picena – Foto Sergio Ceccotti.

In particolare le monache di Potenza Picena vengono ricordate per il loro lavoro di ricamo e di rammendo e anche per i loro dolci che sapevano e sanno ancora preparare con antiche ricette. All’interno della Chiesa di San Sisto è esposto l’antico Crocifisso molto venerato del Sec. XVI, secondo il Dott. Mauro Mazziero, il quadro “Madonna col Bambino tra i santi Giovanni Battista e San Sisto” di autore ignoto, fine sec. XVII restaurato nel 2007 da Paola Carestia ed Eleonora Milani.
Nel contesto del Monastero si trova la pala raffigurante “Madonna in Gloria con i Santi Caterina, Benedetto e Scolastica”, Sec. XVII, autore ignoto.
Stupenda la poltrona conservata nel Monastero dove si è seduto il Pontefice Pio IX nel 1857 quando si è fermato al Porto di Monte Santo, insieme alla sua papalina.
L’articolo è arricchito da un bellissimo servizio fotografico di Sergio Ceccotti, con immagini scattate sia all’interno del Monastero che nella Chiesa di San Sisto. Ringraziamo Sergio per averci messo a disposizione in esclusiva questo suo lavoro artistico che documenta in maniera eccellente il nostro Monastero, facendoci conoscere meglio questo luogo di clausura.
Notizie tratte da:
“Il Monastero delle Benedettine di Potenza Picena” di Giovanni Cotognini, 1998, Forlì.
“Monte Santo itinerari storico – artistici del Comune di Potenza Picena” a cura di Duilio Corona, 1998, Pollenza.

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stemma_catasto_rusticoPresso il nostro ricchissimo Archivio Storico Comunale di Via Trento, sistemato in questa struttura dal 1991 ed ordinato con cura e professionalità dal Dott. Roberto Domenichini, oggi Direttore dell’Archivio di Stato di Pesaro, è presente anche la raccolta di volumi del Dizionario di Erudizione Storico-Ecclesiatica, da Pietro sino ai nostri giorni, scritto dal Cav. Gaetano Moroni Romano, secondo aiutante di Camera di Sua Santità Pio IX, composto da n. 103 volumi.

Nel nostro caso purtroppo sono mancanti 4 di questi volumi, ma in particolare il volume XL, cioè il quarantesimo, dove al suo interno alla voce Monte Santo, c’è la storia della nostra città.

Gli altri volumi che attualmente mancano sono i numeri 39, 41 e 73. È un vero peccato comunque non avere il volume n° 40, quello che contiene l’interessante storia di Monte Santo, che sicuramente avrà fatto gola a chi nel passato ha avuto modo di consultarlo e farlo scomparire (purtroppo ad oggi nessuno ha denunciato alle autorità competenti la scomparsa di questi 4 volumi, come non è stata denunciata la scomparsa di tutti i volumi della collana dell’Abate Colucci delle Antichità Picene del sec. XVIII).

Raffigurazione di Monte Santo del 1773Nel caso del volume n. 40, molto importante per la storia della nostra comunità, sarebbe opportuno ricercarlo sul mercato dell’antiquariato ed acquistarlo anche per la sua importanza bibliografica. Comunque grazie alla cortesia ed alla disponibilità del nostro collaboratore Prof. Gianfranco Morgoni, siamo riusciti ad avere il testo che parla della storia di Monte Santo scaricando e poi impaginando la copia anastatica di Google Books. Leggendola l’abbiamo trovata molto interessante e degna di essere conosciuta da parte di tutti, proprio perché riteniamo il suo contenuto non solo utile agli storici e ricercatori ma anche importante per tutti i nostri concittadini che amano la città, la sua storia, cultura, tradizione civile e religiosa.

In questo libro del 1846 è presente ad esempio la dicitura Potenza Picena, riferita alla colonia romana di Potentia, che solo nel 1862, il 21 dicembre verrà utilizzata come nuovo nome della nostra città, cambiando quello di Monte Santo. Ci sono inoltre tantissime notizie e curiosità molto importanti.

Citiamo alcune di queste che ci hanno colpito. Il privilegio del Vescovo di Fermo Liberto del 1128 per la fondazione dalla Città di Monte Santo, il nome antico della nostra città, Monte Santo Stefano, cosi detta dalla chiesa matrice che si trovava nella piazza principale, abbattuta nel 1796, e da cui prese il nome di Monte Santo. In questo caso c’è anche il riferimento al patrono principale della nostra città, cioè il protomartire Santo Stefano, così come viene codificato chiaramente nello Statuto Comunale del Sec. XV. Oggi noi abbiamo perso questa memoria storica religiosa, non celebriamo più degnamente il nostro patrono principale, ci inventiamo nel 2015 una fiera a lui dedicata, mai ricordata nei secoli passati, cioè senza alcun riferimento storico. In pratica ciò che è storicamente accertato, cioè il patrono principale della nostra città lo dimentichiamo, mentre ci inventiamo ex-novo, con finalità commerciali, una fiera a lui dedicata.

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Copertina del primo volume del dizionario Storico-Ecclesiastico di Gaetano Moroni del 1840.

Grazie alla disponibilità e competenza del Prof. Gianfranco Morgoni, che ha trascritto il lavoro del Moroni, oggi noi possiamo mettere a disposizione di tutti il testo integrale del 1846. È una straordinaria operazione di divulgazione storica mai tentata nel passato.

Si tenga conto infine che questo testo su Monte Santo del 1846 è stato scritto prima della storia di Carlo Cenerelli Campana che è del 1852, anzi in questo testo si fa spesso riferimento a quanto scritto in precedenza dal Moroni.

Documento allegato:

pdficon_large Moroni vol XL.pdf – La storia di Monte Santo secondo il Moroni.

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