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Posts Tagged ‘Cava’

A cura di Luca Carestia

Nella parte nord-ovest della città di Potenza Picena ricorre con particolare frequenza il toponimo cava: contrada della cava, fosso della cava, porta della cava e fonte della cava.  L’origine di questo termine sarebbe da ascrivere – secondo il Cenerelli Campana – alle attività estrattive che in passato hanno interessato quest’area. Gli «strati di creta smaltati di sostanza argentea» ritrovati durante lo scavo delle fondamenta della fonte della cava, fanno supporre allo storico santese che nella zona vi fosse una cava, successivamente abbandonata perché la «spesa non era compensata dalla rendita».

Sebbene nella città di Potenza Picena (già Monte Santo) la lavorazione della terracotta risulti attiva già nel tardo Trecento e altre testimonianze ne riferiscono il prosieguo anche nei secoli successivi, è utile osservare che non si ha certezza dove questa attività di scavo fu condotta, quale sia stata la sua entità e se l’escavazione venne praticata a cielo aperto o in galleria. Tuttavia, questa esitazione sembra svanire nella tradizione popolare dato che l’esistenza di una cavità sotterranea, capace di estendersi fin nel cuore della città, risulti opinione abbastanza diffusa.

Sebbene nella città di Potenza Picena (già Monte Santo) la lavorazione della terracotta risulti attiva già nel tardo Trecento e altre testimonianze ne riferiscono il prosieguo anche nei secoli successivi, è bene però osservare che non si ha certezza dove questa attività di scavo fu condotta, quale sia stata la sua entità e se l’escavazione venne praticata a cielo aperto o in galleria. Tuttavia, questa esitazione sembra svanire nella tradizione popolare dato che l’esistenza di una cavità sotterranea, capace di estendersi fin nel cuore della città, risulti opinione abbastanza diffusa.

Riferimenti in proposito ci giungono da uno scritto in vernacolo di Severino Donati e da una nota contenuta nel libro Da Potentia a Monte Santo a Potenza Picena di Vincenzo Galiè. In entrambi i testi i due autori concordano nel posizionare nell’area adiacente la fonte della cava e dell’omonima porta, l’ingresso di una lunga galleria capace di raggiungere la piazza principale, finendo poi il suo percorso in un pozzo situato nei pressi dell’angolo dove c’era la chiesa di San Giovanni de Platea.

Raduno in Piazza Principe di Napoli (oggi Piazza Matteotti) negli anni trenta del Novecento. A destra si noti la chiesa di San Giovanni de Platea.

Idea di indubbio fascino, apparentemente avallata anche da un curioso toponimo che già dal XIV secolo compare nelle succinte annotazioni del Vogel (1756-1817). Tra gli appunti del sacerdote alsaziano vi è infatti la segnalazione di una «porta coniculi» negli Annali di Monte Santo del 1365 e di una «porta Conocchiarii» in quelli del 1425. Considerando che il vocabolo cuniculus (cunicolo) è all’origine del termine conocchiario (o cunicchiaro), la presenza di quest’ultimo toponimo nella documentazione cittadina del basso Medioevo sembrerebbe quindi dare una certa validità alla presenza di una “grotta” – o meglio -, di un cunicolo nella zona.

La stretta relazione tra quest’opera e uno specifico settore della città deve però rendersi evidente attraverso altre prove, capaci di documentare anche la possibile funzione assolta da questo cunicolo. Nelle antiche fonti letterarie ed epigrafiche il termine cunicolo veniva infatti usato per identificare un transitum occultum, una via sotterranea utile per vari scopi. Poteva indicare un percorso militare, far riferimento a un angusto passaggio minerario oppure suggerire opere di natura idraulica come canali e acquedotti. In questa prospettiva, orientata a valutare i probabili elementi che possono far emergere questo rapporto, l’accenno del Cenerelli Campana a «riadunare nell’esterno le acque, ed in prossimità alle mura castellane, che fluiscono dall’interna fonte della Cava», credo possa rappresentare un promettente percorso di ricerca, perché in grado di svelare scenari inediti sulle questioni sollevate nelle righe precedenti.

Un cunicchio da indagare

Il passo poco sopra citato precede le considerazioni dello storico santese sul «nome di Cava», e fa riferimento agli interventi effettuati per la costruzione di una nuova fonte pubblica da collocarsi all’esterno delle mura cittadine.

Nella Mappa del Circondario di Monte Santo del 1817, appare una struttura segnalata come «nuova costruzione di una Fontana», mentre un’altra viene identificata come «antiche Fonti della Cava». Essendo queste ultime «in parte dirute» venne proposta una loro «rimessa in attività» ma, vista la «gravissima spesa» per questo intervento e l’ampliamento della «strada esterna che collega la Porta Girola con quella di Galazzano», ciò non avvenne e si decise di costruire una nuova fonte, utile a chi era in transito verso località prossime al nostro comune. Le “acque interne” che fluivano dall’antica fonte della cava vennero quindi “riadunate” e convogliate in prossimità delle mura castellane, presso una fonte di nuova costruzione.

Mappa del Circondario di Monte Santo del 1817. A: porta della cava. B: «antiche Fonti della Cava» C: «nuova costruzione di una Fontana»

Svelando importanti interventi idraulici, cenni sulla presenza di una grotta compaiono in un resoconto del 1821. Nell’agosto di quell’anno venne redatto un elenco di lavori necessari a ripristinare un corretto flusso d’acqua presso la fonte della cava. Nello scritto si fa riferimento all’ispezione di una grotta e al lavoro di sterro da compiersi per tutta la lunghezza della cavità al fine di predisporre un nuovo canale per «trasportare l’acqua nelle tre cannelle». Nel settembre dell’anno successivo si fa cenno alla «livellazione della Fontana della Cava, incominciando dalla Cisterna dove è la sorgente per fino alle Fonti Vecchie entro l’abitato». Infine, ulteriori lavori nel «cunicolo ove scorre l’acqua» ed altri «necessari ripari di cui abbisogna la cisterna ove evvi la sorgente» vengono eseguiti nel 1855, ribadendo così, in maniera inequivocabile, la presenza di un cunicolo e di una cisterna destinata alla raccolta d’acqua sorgiva.

Resoconto del 1821 riguardante i lavori da effettuarsi nella fonte della cava.

A tali testimonianze va aggiunta poi una relazione degli anni Trenta del secolo scorso che, sottolineando la costante opera di manutenzione praticata all’interno della cavità, offre la possibilità di comprendere meglio il suo sviluppo. Nello scritto si fa presente che il sig. Agostino Asciutti, abitante in via Cesare Battisti, chiese al Comune di Potenza Picena un sussidio in denaro per ricostruire la propria casa, crollata – a suo dire – a causa dell’«improvviso franamento di una grotta sottostante la sua abitazione». Al fine di verificare se sussistevano eventuali responsabilità da parte del Comune, il locale Ufficio Tecnico iniziò a condurre degli accertamenti all’interno della «grotta (o galleria) della cava». Vennero notati piccoli crolli dovuti a «rilasci delle stratificazioni di tufo arenario misto ad argilla della volta» tali però da non destare preoccupazione di stabilità e quindi non imputabili al crollo dell’abitazione. Oltre ciò, «la imponente massa di terreno soprastante la grotta, che nei punti più critici arriva ad avere lo spessore minimo di mt.17», non aveva subìto cedimenti di rilevante importanza e pertanto rappresentava un ulteriore elemento in disaccordo con la tesi del sig. Asciutti che, in tal maniera, vide naufragare la sua richiesta.

Ad incrementare le testimonianze sulla presenza della cosiddetta “grotta (o galleria) della cava” va infine citato lo «Stato finale dei lavori in muratura eseguiti al rifugio della Cava». Durante l’ultimo conflitto mondiale la cavità fu infatti ritenuta idonea per ospitare un rifugio antiaereo e, per garantire una maggiore sicurezza a tutto l’ipogeo, vennero effettuati alcuni interventi. A sostegno della volta furono costruiti 8 archi in muratura «a sesto intero con pilastri da 30 cm»; «in fondo ad una Galleria» venne eretto un muro di chiusura che, alto 2 metri e largo 1,50, ci consente di valutare le dimensioni della galleria, mentre «ad una svolta di incrocio» ne fu posto uno di sostegno.

Agostino Asciutti

Un ambiente da immaginare

Nonostante tutte queste informazioni ci offrano la possibilità di individuare l’area in cui questa cavità si trovi, gli interrogativi irrisolti sono ancora molti. Se l’incertezza principale riguarda il reale sviluppo del suo tracciato, lasciando anche incognita la direzione e la lunghezza di possibili tratti che da quella «svolta di incrocio» potrebbero estendersi, altri dubbi avanzano per la presenza all’interno dell’ipogeo di opere di raccolta e canalizzazione dell’acqua. Queste, offuscando l’ipotesi estrattiva proposta dal Cenerelli Campana, offrono esplicite evidenze alla funzione idraulica del cunicolo che, però, non trova un chiaro riscontro della sua estensione fino al pozzo della cava.

Sebbene possa confortare l’idea che la «cisterna ove evvi la sorgente» corrisponda – per dirla con le parole di Severino Donati – al «pozzo, lla lo spigolo verso la cchjesa de Sagnuànno», alcune perplessità impongono una certa cautela che è bene conservare fino a quando non si avranno ulteriori prove, utili a valutare il tutto con maggiore chiarezza. Poter disporre di una più ampia documentazione potrebbe infatti dissipare molti dubbi, ma, ad oggi, possiamo solo immaginare se lo sviluppo e la funzione originaria di questo cunicolo vada oltre le evidenze che si sono imposte.

Supporre l’esistenza di luoghi che si trovano sottoterra è lecito, la loro perfetta invisibilità può innescare nella nostra immaginazione una sorprendente moltitudine di forme e spazi che si plasmano nell’ascolto di un flebile sussurro. Come la città invisibile di Argia «da qua sopra, non si vede nulla; c’è chi dice: «È là sotto» e non resta che crederci. Di notte, accostando l’orecchio al suolo, alle volte si sente una porta che sbatte».

Mappa del centro storico di Monte Santo tratta dal catasto gregoriano. In evidenza alcuni punti di interesse citati nel testo. 1: porta della cava. 2: nuove fonti della cava. 3: antiche fonti della cava. 4: casa Agostino Asciutti. 5: pozzo della cava. 6: via del cunicchiaro (attuale via Galvani). Il tratto 2-5 indica l’ipotetico tracciato della “grotta (o galleria) della cava”.

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mappa-circondario-montesanto

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

La quarta Porta Medievale di Monte Santo, la meno conosciuta, si chiama­va Porta del Cunicolo o della Cava e si trovava nel quartiere di Sant’An­gelo, nella zona della Circonvallazione nord, posta a tramontana.

Il suo nome “La Cava”, o in dialetto santese “la Ca’”, è riferito alla presenza in zona di una cava di argilla, materia prima sia per le fornaci che per i vasari. Secondo Carlo Cenerelli Campana, nella sua storia di Monte Santo del 1852, in questa zona sono stati trovati strati di creta smaltata di sostanza argentea (pagina 110).

Il secondo nome della Porta, cioè “cunicolo”, evidenzia la presenza in zona di una cavità, di una grotta, di un cunicolo appunto. In questo caso si­curamente si fa riferimento alla cavità, al cunicolo che conduceva da questa zona fino alla Piazza centrale, Piazza Grande oggi Piazza Giacomo Matteotti. Questa cavità durante la seconda guerra mondiale è stata utilizzata come rifugio antiaereo e poi successivamente chiusa.

La Porta del Cunicolo o della Cava viene menzionata in una mappa del 1817, ma già all’epoca era stata chiusa; la Porta era situata nelle vicinanze della Fonte della Cava, nei pressi delle attuali fontanelle. Ancora oggi a testimonianza del manufatto antico rimane un rudere di muro a ridosso delle abitazioni di Via Lodovico Scarfiotti con evidenti feritoie.

mura

Resti delle antiche mura

Vista la posizione della Porta, questa era di modeste dimensioni, sormon­tata da “pinnacoli” e riservata solo all’accesso pedonale.

Nei pressi della Porta si trovava la Fonte della Cava le cui origini ri­salgono alla fine del Settecento: composta da 5 archi è stata de­molita nel 1970. La porta era circondata da mura castellane, parti delle quali sono emerse durante i lavori di sistemazione della scarpata.

Con la presenza della cava di argilla, in una delle abitazioni poste so­pra, dove avevano anche un forno di cottura, lavorava una famiglia di vasari, i Galeazzi chiamati anche i “coccioni” per il tipo di lavoro che svolgevano. Questa famiglia storica di Monte Santo svolgeva il lavoro di vasari dalla fine del Settecento. È testimoniata anche la presenza di fra Ambrogio Della Robbia con un suo laboratorio e una sua fornace nel quartiere di San Giovanni a Monte Santo, vissuto nella nostra città agli inizi del Cinquecento. Aveva lasciato a Monte Santo una famosa terracotta della Maddalena, sottratta da ignoti al nostro Comune nel 1997.

Nei pressi delle Fontanelle, nel 1872, fu decisa la costruzione di una neviera, poi nello stesso spazio sorse il Parco della Rimembranza nel 1923 a ricordo dei 116 soldati di Potenza Picena morti durante la prima guer­ra mondiale. Nel 1927 questo Parco è stato abbellito da un tempietto prefabbricato, dono del cementificio Scarfiotti e Volpini di Porto Recanati.

Progetto definitivo neviera

Progetto definitivo della neviera dell’ing. Giuseppe Pierandrei. (Archivio Storico Comunale di Potenza Picena)

Nel terreno dei “coccioni” nel 1927 fu costruito inoltre il fabbricato che ospitava il lavatoio pubblico, poi nel 1965 trasformato in locale pubblico “Le Fontanelle” con due gancie di bocce, gestito dalla locale Pro Loco, il cui Presidente era il maestro Edgardo Latini.

Oggi questo locale è sede della Casa dell’Hockey di Potenza Picena. Davanti a questo locale nel 1944 sono stati ricavati i rifugi antiaerei, oggi chiusi.

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cartolina via le rupia cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Durante la seconda guerra mondiale a Potenza Picena furono scavati due rifugi antiaerei, oggi chiusi. Un terzo rifugio fu ricavato in un tunnel già esistente, situato nelle zona della Cava, in prossimità della Fonte omonima. La decisione di costruirli fu adottata solo nel 1944, nel mese di gennaio, per poter garantire ai nostri concittadini un sicuro riparo in caso di bombardamento aereo. Il progetto di questi nuovi rifugi fu redatto dall’ingegnere comunale Raoul Moschini, mentre il Commissario Prefettizio era il maestro Renato De Angelis e furono completati nel mese di marzo 1944. Uno dei rifugi che tutti ricordano, in quanto da ragazzi ci si andava a giocare al suo interno, è sicuramente quello posto sotto il Pincio, il cui ingresso principale si trovava davanti alle Fontanelle, un tempo lavatoio pubblico ed oggi sede dell’Hockey Club di Potenza Picena, dove all’ingresso si trovava una cabina elettrica, oggi non più presente.

Questo rifugio era lungo in totale metri 81 (metri 30 + 20 + 31) ed il suo scavo è costato la somma di Lire 4.455. Aveva un ingresso principale e due diramazioni laterali, quella a sinistra sbucava davanti al Parco della Rimembranza mentre quella a destra sopra al locale che veniva utilizzato da Mario Scipioni “lo Callarà” per le sue lavorazioni in rame.

Percorso del rifugio di Via Le Rupi. ASCPP.

Pianta del rifugio di via Le Rupi

Il secondo rifugio, molto più esteso di quello del Pincio, chiamato di Via Le  Rupi, posto nella via omonima, vicino all’abitazione di Amicucci “Frogna”, di fronte al manufatto che serviva al cordaio Luigino Cittadini per la lavorazione delle corde; pochi se lo ricordano, in quanto è stato  subito chiuso ed era lungo metri 153 (41 + 43 + 39,20 + 10×3) ed aveva un’unica uscita posta sotto il Mercato delle Monache e per il suo scavo è stata spesa la somma di Lire 7.660. I due rifugi scavati ex novo dagli operai incaricati dal nostro comune avevano una larghezza all’ingresso di metri 1,30 ed un’altezza di metri 1,90.

Un terzo rifugio, chiamato della Cava, fu ricavato utilizzando un tunnel già esistente che si trovava sopra la zona della   Cava, vicino alla Fonte omonima. In questo caso non sappiamo la lunghezza di questo rifugio, mentre per il suo utilizzo furono eseguiti dei lavori di consolidamento edilizio, come archi e muri. Infatti furono eseguiti n. 8 archi in muratura di sostegno al voltone a sesto intero con pilastri da 30 centimetri, un muro di chiusura a spessore di cm 30 in fondo ad una galleria ed infine un muro di sostegno ad una svolta di incrocio di una galleria, per una spesa di Lire 1.960. Questa galleria dopo la guerra è stata sepolta sotto la scarpata, che è stata utilizzata dalla nostra comunità come discarica pubblica e Severino Donati, in un suo racconto, ne parla ampiamente (nel volume “Galazzà e dintorni” del 2006). Nel racconto, a pagina 43 “la Cà”, dice che questa grotta addirittura arrivava fino in Piazza Matteotti, all’interno della cisterna, chiamata “Neara”, che si trova davanti al Palazzo comunale.

Le somme necessarie per lo scavo dei rifugi di Potenza Picena furono raccolte tra i nostri concittadini possidenti terrieri, che versarono Lire 20 per ogni ettaro di terreno posseduto. Inoltre i mattoni necessari per i lavori al rifugio della Cava furono trasportati dal carrettiere Umberto Melatini, mentre la stigliatura (levigatura) dei picconi utilizzati per lo scavo dei rifugi fu fatta da Bartoli Angelo (Angiolì) e Domenichini.

Percorso del rifugio del Pincio. ASCPP.

Pianta del rifugio del Pincio

Per concludere, anche un gruppo di nostri concittadini, Giuseppe Natali, Enrico Valentini e Domenico Rinaldelli avevano chiesto al nostro Comune di poter ricavare a loro spese un rifugio nella grotta della “Neara”, la Neviera, che si trovava sotto al Parco della Rimembranza ed il cui ingresso era nella scarpata sottostante. Di questa neviera ne ha parlato molto dettagliatamente Luca Carestia in un articolo pubblicato nel nostro blog.

Nel nostro ricchissimo archivio storico comunale di Via Trento abbiamo inoltre trovato anche i disegni abbozzati dei percorsi dei rifugi sia del Pincio che di quello di Via Le Rupi, e sono dei documenti veramente eccezionali che facciamo conoscere a tutti per la prima volta.

Inoltre, grazie ad una foto di Bruno Grandinetti, utilizzata per una rara cartolina, facciamo conoscere l’ingresso del rifugio di Via Le Rupi, oggi completamente coperto ed irriconoscibile, come si presentava all’esterno nel 1953, dopo una nevicata.

pdficon_large la ca.pdf di Severino Donati – Estratto dal libro “Galazzà e dintorni” 2006

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