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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

La Crocefissione di Palma Il Giovane 1595 – Chiesa di S. Antonio di Padova – Foto Sergio Ceccotti.

Su questa tela il nostro blog ha già pubblicato un interessantissimo articolo del dott. Roberto Domenichini, nostro concittadino e Direttore dell’Archivio di Stato di Pesaro.

La tela è collocata all’interno della chiesa di Sant’Antonio di Padova dei Frati Minori Osservanti, da tutti chiamati Zoccolanti, posta nel primo altare laterale sinistro quando si entra, altare dedicato alla famiglia Mancinforte di Monte Santo, committenti dell’opera d’arte.

Infatti la famiglia Mancinforte di Monte Santo, una delle più facoltose ed importanti della nostra città, insieme ai Bonaccorsi ed ai Marefoschi, ha dato incarico al pittore veneto Jacopo Negretti, detto Palma Il Giovane (Venezia 1544-1628), di eseguire l’opera per onorare la memoria testamentaria di Giovanni Mancini, morto nel 1583 e di sua moglie Clezia Massucci di Recanati. L’ opera è stata portata a termine nel 1594 dal loro figlio Marco Antonio Mancini.

L’anno successivo, nel 1595, la famiglia Mancini paga il pittore Palma Il Giovane, secondo quanto riferisce il dott. Roberto Domenichini nel suo articolo. Anche Carlo Cenerelli Campana nella sua storia di Monte Santo, del 1852, parla di questo pagamento, avendo visto il relativo documento nell’archivio della famiglia Mancinforte di Monte Santo.

Il quadro rappresenta la Crocefissione (l’altare dove è stato collocato per volontà dei Mancini era dedicato al SS Crocefisso) di nostro Signore, con la Vergine, San Giovanni Evangelista, il prediletto del Signore, la Maddalena abbracciata alla Croce e San Nicola di Tolentino. La presenza del Santo di Tolentino, da molti scambiato per Sant’Antonio di Padova, Santo titolare della chiesa dei Frati Minori, secondo Roberto Domenichini è giustificata dal fatto che si è voluto rendere omaggio a Nicola Antonelli, marito della sig.ra Vanna Forti, che ha lasciato tutte le sue ricchezze alla famiglia Mancinforte. Questa affermazione del dott. Roberto Domenichini è giustificata anche dalla iconografia del Santo rappresentato, troppo anziano per essere Sant’Antonio di Padova ed in quanto non veste un abito religioso dei Frati Minori Osservanti, che è marrone, ma un abito nero, come quello degli Agostiniani di San Nicola di Tolentino.

Per quanto riguarda inoltre l’anno di esecuzione dell’opera da parte di Palma Il Giovane, secondo il dott. Roberto Domenichini e come sostenuto anche da Carlo Cenerelli Campana, si tratta del 1595, e non dell 1599, come sostiene la dott.ssa Costanza Costanzi nella scheda del quadro inserita nel volume L’aquila e il leone, l’arte veneta a Fermo, Sant’Elpidio Mare e nel Fermano. Jacobello, i Crivelli e Lotto. Catalogo della mostra (Sant’Elpidio a mare. 2006), in occasione della mostra che si è tenuta nella città di Fermo presso la Pinacoteca Civica del 24 marzo al 17 settembre del 2006, dove la tela di Potenza Picena è stata anche esposta ed a Sant’Elpidio a Mare presso la Pinacoteca Civica “Vittore Crivelli”, curata dal prof. Stefano Papetti.

La Crocefissione di Palma Il Giovane 1595 – Chiesa di S. Antonio di Padova – Foto Sergio Ceccotti.

Inoltre la tela di Potenza Picena è stata esposta a Loreto nel contesto della mostra curata dal prof. Vittorio Sgarbi “La Maddalena, tra peccato e penitenza”, dal giorno 3 settembre del 2016 al giorno 8 gennaio del 2017.

La tela, nel 1960, è stata restaurata ad Urbino, in quanto le sue condizioni non erano  buone. Nel 1968 è stata esposta in una mostra dove si potevano ammirare tante opere d’arte marchigiane restaurate.

Noi riteniamo corretta la tesi del dott. Roberto Domenichini, che sostiene che l’opera d’arte sia stata eseguita nel 1595, in quanto i lavori della cappellina della famiglia Mancinforte si sono conclusi nel 1594 e la tela dovrebbe essere stata collocata l’anno successivo, dopo che era stata pagata al pittore veneto.Comunque sia, 1595 oppure 1599, Sant’Antonio di Padova o San Nicola di Tolentino, La Crocefissione di Palma Il Giovane di Potenza Picena è un autentico capolavoro d’arte presente nella nostra città, di cui essere orgogliosi.

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