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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

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“La Deposizione” di Simone De Magistris del 1876

Giovanni Libani, già insegnante in Caldarola, nel 1882 ha pubblicato pres­so la Tipografia Natalucci di Civitanova Marche un interessante libro dal titolo le “Memorie storiche degli illustri pittori caldarolesi”. Tra questi troviamo i pittori Giovanni Andrea Di Bernardino De Magistris, Simone De Magistris, Giovan Francesco e Polomino De Magistris, Solerzio e Federico de Magistris, Federico De Magistris e Durante De’ Nobili, tutti di Caldarola. Questa pubblicazione è stata incoraggiata dalla Regia Accademia “Raffaele Sanzio” di Urbino.

Il libro in oggetto, ripubblicato nel 1969, viene sempre citato dagli storici dell’arte, quando si parla in particolare delle opere di Simone De Magistris (1538 Caldarola – Ascoli Piceno 1611).

Per quanto riguarda Potenza Picena l’insegnante elementare Giovanni Libani, descrive dettagliatamente le tre opere del pittore di Caldarola che si trovano nella nostra città e che lui ha avuto modo di visionare, realizzate tra il 1576 ed il 1584. Mancano purtroppo le foto dei nostri tre capolavori come si trovavano all’epoca.

Per quanto attiene alla tavola del 1576 che si trovava all’interno della chiesa di San Lorenzo dei Frati Cappuccini, dice “Nel coro della chiesa de’ Cappuccini di Potenza-Picena, già Montesanto, avvi una tavola in buonissimo stato alta metri 2,85 larga 1,86, rappresentante la Deposizione di Cristo dalla Croce. Sono in essa quindici figure, fra le quali a destra in basso sta S. Francesco, dipintovi, a quanto sembra, in epoca posteriore da mano poco esperta, cosa che in parte diminuisce il pregio del quadro, che pel resto si può dire un vero capolavoro. A sinistra sotto la Vergine svenuta si legge: Simone De-Magistris da Cald. P. MDLXXVI. Nell’altare maggiore dell’abbandonata chiesa de’ Minori Osservanti fuori di Potenza-Picena trovasi pure una tavola, della grandezza circa della sunnominata, con la Vergine, che tiene in braccio il Bambino e a destra e a sinistra in alto un gruppo di Angeli vagamente intrecciati, che stanno in atto di cantar lodi tenendo in mano carte di musica. In basso sono collocati S. Giuseppe, S. Agata e Sant’Antonio di Padova, e a piè del quadro in un piccolo tronco di albero è questa iscrizione: Simone De Magistris da Caldarola P. MDLXXVI.

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Simone De Magistris, 1576, Madonna di Loreto tra i santi Giuseppe, Caterina d’Alessandria, Francesco d’Assisi e Antonio di Padova. Foto tratta dal libro “Il fascino della Storia il respiro del Mare. Potenza Picena.” a cura di Renza Baiocco.

Questa tavola però, che buonissima sembra per la composizione, ha ora perduto ogni pregio essendo stata barbaramente ritoccata, come risulta dalla seguente leggenda posta nella stessa: Lorentius Bonomus M. Oss. restauravit 1632.

Altro guasto anche peggiore, che io penso essere opera pure dello stesso Bonomo, si è il restauro del quadro in tela tuttora esistente nell’altar maggiore della piccola chiesa di S. Rocco nell’interno della città. In esso è dipinta la Vergine seduta entro un baldacchino, nella cui base si legge questa iscrizione:

Rem Sacram quoties habet
Hoc altare, Sacerdotes
ex poenis animam
Purgantibus eribit unam.

A. D.
MDLXXXIIII
S.M.F.

A destra della Vergine sta S. Martino e a sinistra S. Rocco. Nel timpano dell’altare è l’eterno Padre, e nel basamento sonvi piccoli quadretti della vita di S. Rocco lodatissimi per il disegno, ma poi, come tutto il resto, mascherati”.

Dalla descrizione del Libani si deduce che nel 1882 la chiesa dei Frati Minori di Sant’Antonio di Padova era “abbandonata” e che la chiesa di San Rocco era ancora presente nel nostro Centro Storico situata nell’omonima Piazza, oggi Giuseppe Garibaldi e che all’epoca la tela era completa di timpano e di basamento.

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San Rocco e San Martino

Questa opera di Simone De Magistris, chiama “La Sacra Conversione”, è stata esposta nel 2008 a Caldarola, nell’ambito della mostra, ideata e curata dal prof. Vittorio Sgarbi, “Scoperte nelle Marche intorno a De Magistris”.

Tra i libri antichi del Monastero di San Tommaso delle Clarisse, abbiamo trovato questo libro, ancora intonso, rarissimo, che noi oggi facciamo conoscere a tutti i nostri concittadini e a coloro che amano la tradizione artistica marchigiana, in particolare quella dei Pittori di Caldarola.

pdficon_large libani.pdf – Libro di Giovanni Libani del 1882 “Memorie Storiche degli Insigni Pittori Caldarolesi” – Archivio Storico Comunale Potenza Picena.

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a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri
Mobili donati dalle clarisseLe Monache Clarisse di Pollenza hanno donato molte opere d’arte, quadri, acqueforti e mobili antichi al nostro comune, provenienti dal Monastero di San Tommaso di Potenza Picena, Monastero chiuso nel 2008.
In tre precedenti articoli abbiamo ampiamente parlato dei quadri, acqueforti ed oggetti. Ora, con questo ultimo articolo, vogliamo approfondire la conoscenza di tutti i mobili antichi che sono stati donati alla nostra comunità.
Nello specifico si tratta di n° 6 cassapanche in noce, n° 2 comò, n° 2 tavolinetti, n° 12 sedie,  un leggio ed una vetrinetta per un totale di n° 24 pezzi.
È un patrimonio straordinario, unico nel suo genere, che andrebbe anche restaurato e valorizzato collocandoloMobili donati dalle clarisse all’interno dei locali della Pinacoteca Comunale “Benedetto Biancolini” di Via Trento, dove già si trovano dal 2 giugno 2017 quadri, acqueforti, n° 2 planimetrie ed un prospetto del Monastero di fine Settecento dell’Architetto Pietro Augustoni, insieme ad oggetti provenienti dal Monastero di San Tommaso di Potenza Picena, oltre alle 10 statue lignee degli Apostoli del sec. XVII ed ai quattro antifonari dei sec. XVI e XVII.
Il loro valore storico ed economico è notevole e le bellissime foto di Sergio Ceccotti li esaltano, consentendo ai nostri affezionati lettori di apprezzarli maggiormente.

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L’Assunta tra i Santi Tommaso Apostolo e Chiara d’Assisi. Foto di Sergio Ceccotti.

a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri
Il monastero di San Tommaso delle Clarisse di Potenza Picena è stato chiuso nel 2008 e le ultime quattro monache si sono trasferite nel monastero di Pollenza. Le monache di questo monastero hanno voluto donare alla nostra città tanti quadri, acqueforti e mobili.
Una prima parte è stata prelevata dal monastero il giorno 28 aprile 2017 ed è esposta dal giorno 2 giugno 2017 all’interno dei locali della Pinacoteca Comunale “Benedetto Biancolini” di Via Trento.
Tutte queste opere d’arte le abbiamo fatte conoscere nell’articolo pubblicato il giorno 31 agosto 2017 sul nostro blog. Il resto del donativo è stato prelevato dal monastero di Potenza Picena il giorno 30 novembre 2017 e portati nel deposito della Pinacoteca Comunale. Tra questi quadri troviamo anche la tela “L’Assunta tra gli Angeli” del Sec. XVII di autore ignoto, di cui nel 1961 le monache hanno venduto la bellissima cornice ad un antiquario di Fermo, ricavandone la somma di L. 250.000. Presente anche la pregevole tela con cornice del Sec. XVII di autore ignoto “L’Assunta tra i Santi Tommaso Apostolo e Chiara d’Assisi”.

L'Assunta tra gli angeli. Sec XVII. Foto di Sergio Ceccotti.

L’Assunta tra gli angeli. Sec XVII. Foto di Sergio Ceccotti.

Le tele che sono state portate in pinacoteca sono state n° 17, mentre le acqueforti n° 35 ed una immagine della “Madonna de li Cuppitti”.
Per quanto riguarda invece i mobili troviamo n° 6 cassapanche n° 3 comò n° 2 tavolinetti, 11 sedie antiche ed un leggio, che rimangono in un deposito comunale in Via Edmondo De Amicis. Si tratta veramente di un grande patrimonio d’arte, di storia e di tradizione che le monache Clarisse di Pollenza hanno voluto donare alla nostra città e di questo dono le dobbiamo veramente ringraziare di cuore.
Tutte le opere d’arte, tele ed acqueforti, sono state fotografate con molta professionalità da Sergio Ceccotti e per noi è una grandissima soddisfazione poterle far conoscere a tutti i nostri affezionati lettori.
Per quanto riguarda i mobili, cassapanche, comò, tavolinetti, sedie ed un leggio, saranno oggetto di un successivo articolo di approfondimento.

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Pergamena del Prof. Giuseppe Asciutti.Nel 1976, il giorno 31 ottobre, a Potenza Picena la Comunità delle Clarisse di San Tommaso ha festeggiato l’anniversario dei 750 anni della fondazione del loro Monastero, uno dei più antichi insediamenti del secondo ordine francescano.
I festeggiamenti sono stati organizzati da un comitato promotore, composto da fra Salvatore Pantoni, don Erminio Cognigni, direttore del coro della Cappella di S. Stefano, Eliseo Fratalocchi, Mauro Mancini e padre Mario Silvestrini.
Il primo documento che riguarda il Monastero di Monte Santo è un breve del Pontefice Gregorio IX del 20 ottobre 1227. Il monastero di Monte Santo, secondo la tradizione, sarebbe stato fondato, vivente Santa Chiara, da due consorelle della Santa.
Il programma delle celebrazioni prevedeva un momento religioso, con la solenne messa all’interno della Chiesa di San Tommaso Apostolo, celebrata dal vescovo di Fermo Mons. Cleto Bellucci. Inoltre un concerto lirico, vocale e strumentale, presso l’Auditorium della Chiesa di San Francesco, presente il coro della Cappella Musicale “S. Stefano”, diretto da don Erminio Cognigni, con i seguenti cantanti lirici: Edda Piccinini, soprano, Jordy Ramiro, tenore, Eliseo Fratalocchi, basso, Luigino Savoretti, tenore. Al pianoforte la Prof.ssa Emma Raggi Valentini, mentre all’organo il M° Edgardo Latini.
Il Comune di Potenza Picena ha fatto dono alle monache Clarisse di una targa ricordo, mentre le monache, tramite la loro badessa Suor Maria Antonietta Morresi, hanno donato al nostro Sindaco Maria Magi, una originalissima pergamena eseguita dal Prof. Giuseppe Asciutti.

Manifesto dei festeggiamenti dei 750 anni del Monastero delle  Clarisse.

Manifesto dei festeggiamenti dei 750 anni del Monastero delle Clarisse. Foto Sergio Ceccotti.

Il servizio fotografico della giornata, sia all’interno della Chiesa di San Tommaso Apostolo che nella Chiesa di San Francesco, è stato eseguito da Bruno Grandinetti.
Hanno infine parlato molto ampiamente di questa celebrazione dei 750 anni di fondazione del Monastero di San Tommaso delle Clarisse di Potenza Picena l’Osservatore Romano del giorno 17/11/1976, firmato da Chiara Montesanto, ed il Resto del Carlino nei giorni 21/10/1976, 29/10/1976 e 6/11/1976.

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a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri
Senza titolo-2-6E’ uno dei più antichi insediamenti del secondo ordine francescano. Secondo la tradizione, il Monastero sarebbe stato fondato, vivente Santa Chiara, da due consorelle della Santa.
Il primo documento che lo riguarda è una bolla, in pergamena, emessa dal Pontefice Gregorio IX in data 20 Ottobre 1227, primo anno del suo Pontificato (era stato eletto Papa il giorno 19 marzo 1227).
Alle fondatrici vengono pure attribuite alcune tonachelle ancora oggi conservate nel luogo. Il monastero rivela un’architettura povera, in sintonia con gli ideali dell’ordine francescano, e si è sviluppato con interventi di vario tipo nel corso dei secoli, occupando una vasta area del centro storico, “dalla parte di tramontana”. La chiesa invece, è stata ricostruita tra la fine del sec. XVII e gli inizi del seguente, demolendo quasi del tutto la precedente struttura. Infatti all’interno mostra linee e decorazioni barocche, con l’eccezione degli altari in pietra policroma di stile neoclassico realizzati nel 1780. Sopra i due altari laterali sono presenti altrettanti dipinti (“L’Annunciazione” e “L’Immacolata tra i Santi Gioacchino ed Anna, Francesco e Chiara d’Assisi”) forse di scuola romana di fine secolo XVII, inizi sec. XVIII.
La pala d’altare maggiore, invece, che raffigura “L’incredulità di San Tommaso Apostolo”, è stata attribuita a Francesco Caccianiga (1700-1781). Nel cenobio è sempre stata in vigore la regola francescana e le monache hanno fatto vita comune. Fino all’arrivo delle armate napoleoniche, nel 1797, il monastero possedeva vari beni terrieri, in genere ricevuti con lasciti testamentari da persone pie. Le soppressioni napoleoniche e ancor più quelle post-unitarie del Commissario Valerio Lorenzo (1861) determinano uno sconvolgimento dell’assetto, non solo economico, del monastero.
Senza titolo-3-6Questo però è sopravvissuto alle vicissitudini, tanto che, nel 1881, per alcuni anni, il monastero di San Tommaso ha ospitato anche le monache benedettine di santa Caterina di Potenza Picena, cui era stata imposta, per decreto, la concentrazione presso altri Istituti.
La famiglia religiosa del monastero di San Tommaso di Potenza Picena ha visto sempre una notevole presenza di monache, che provenivano non solo dalla nostra città, ma anche dai comuni limitrofi. Nel 1899 si sono riuniti alle nostre monache n° 21 religiose provenienti dal Monastero di Petritoli che nel 1621 era stato fondato da due religiose provenienti dal Monastero di Monte Santo, suor Bernardina Coti e suor Caterina Spiriti. Nel 1927 si sono inoltre aggiunte altre 4 monache provenienti dal Monastero di Santa Maria di Loreto.
Nel 2008 per carenze di vocazioni, le ultime 4 monache rimaste sono state trasferite nel Monastero di San Giuseppe di Pollenza. Il Monastero di Potenza Picena è stato quindi definitivamente chiuso, compresa la bellissima chiesa in stile barocco di San Tommaso Apostolo, un vero gioiello. Nel Monastero di Monte Santo è vissuta tra il 3 Novembre del 1656 ed il 24/11/1713, giorno della sua morte, la Serva di Dio, suor Angela Benedetta Bongiovanni, che era nata a Servigliano il giorno 23/11/1640. Tra i sostenitori del Monastero di Potenza Picena negli ultimi anni risulta anche Giorgio La Pira (1904-1977).
Senza titolo-4-7Il giorno Lunedì 19 Febbraio 2018, al mattino, siamo potuti entrare all’interno del Monastero, dopo aver avuto l’autorizzazione da parte delle Clarisse di Pollenza, per poter prendere della documentazione storica dell’ordine di Potenza Picena.

pdficon_largetesto breve papale_web.pdf – Testo del Breve del Pontefice Gregorio IX del 20 ottobre 1227.

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a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.
L'Assunta tra gli angeli. Sec XVII. Foto di Sergio Ceccotti.L’avvocato Silvano Mazzoni di Potenza Picena nella pubblicazione realizzata in occasione delle celebrazioni italo-argentine per l’inaugurazione della Piramide de Mayo di Largo Leopardi del giorno 16 Luglio 1967, nella rubrica relativa alle opere d’arte di Potenza Picena chiamata “L’A-B-C dell’arte a Montesanto”, cita per quanto riguarda il Monastero delle Clarisse di San Tommaso una tela raffigurante “La Vergine Assunta in Cielo”, attribuita al Pomarancio (Cristoforo Roncalli 1552-1626), e fa presente che il dipinto in questione era montato su “cornice finemente intarsiata” (secondo lui venduta ad un antiquario di Fermo nel 1963 dalle monache, che avevano probabilmente urgente bisogno di soldi per il loro Monastero).
La cornice è stata invece venduta nel 1961 e le monache hanno ricavato la notevole somma di Lire 250.000.
In questi cinquant’anni molti si sono domandati che fine avesse fatto la tela, una volta venduta la preziosa cornice. Si tenga conto che all’epoca, cioè nel 1961, un esperto, il sig. Giuseppe Bartozzi, aveva addirittura ipotizzato l’attribuzione della tela al Maratta, cosa però smentita sia dalla Soprintendenza di Urbino, tramite il suo soprintendete dott. Giuseppe Marchini, che da altri esperti d’arte del Vaticano.
Il nostro comune ha acquisito al proprio patrimonio una notevole quantità di tele, acqueforti, aggetti vari e mobili, donati dalle Clarisse di Pollenza, dopo che il Monastero di Potenza Picena era stato chiuso nel 2008.
quadro con corniceDi alcune tele abbiamo già avuto modo di parlare nel nostro blog, tra cui “Il Calvario”, “L’Assunta tra i Santi Tommaso Apostolo e Chiara”, e tutte le opere d’arte esposte dal giorno 2 Giugno 2017 nella Pinacoteca comunale “Benedetto Biancolini” di Via Trento.
Il giorno 30 Novembre 2017 inoltre sono stati definitivamente prelevati dal monastero di San Tommaso delle Clarisse tutti gli altri quadri, acqueforti e mobili che rientravano nel donativo a favore del nostro Comune e sono stati collocati temporaneamente nel soppalco dell’Auditorium “Ferdinando Scarfiotti”. Successivamente il giorno 22 Marzo 2018 le opere sono state trasferite nei locali di deposito della nostra Pinacoteca comunale. Tra questi quadri troviamo eccezionalmente anche quello citato dall’avvocato Silvano Mazzoni, purtroppo non più collocato nella sua straordinaria cornice intagliata, in quanto venduta nel 1961.
On quell’anno la persona che si era occupata per conto delle Clarisse della vendita del quadro e della cornice agli antiquari, è stato Mons. Giuseppe Bernacchia, nostro concittadino, nel passato Segretario del Vescovo di Fermo Mons. Carlo Castelli.
Nella corrispondenza con la Soprintendenza di Urbino, il Soprintendente dott. Giuseppe Marchini definisce la cornice del quadro “dorata e decorata da un motivo a girari in pastiglia rilevata”. Era stata inviata alla soprintendenza la foto del quadro con la preziosissima cornice, foto scattata da Bruno Grandinetti. Secondo la Soprintendenza di Mons. Giuseppe Bernacchi. Foto Studio Minnoni Fermo. Prop. Gianfranco Morgoni.Urbino l’attribuzione della tela al Maratta non era corretta, per motivi di qualità, per loro si trattava dell’opera di “un ignoto artista marchigiano della seconda metà del sec. XVII”.
Oggi l’opera d’arte in oggetto fa parte del patrimonio del nostro Comune ed andrebbe adeguatamente restaurata, incorniciata e valorizzata collocandola presso la nostra Pinacoteca Comunale, insieme a tutte le altre opere d’arte provenienti dal Monastero di San Tommaso delle Clarisse di Potenza Picena.

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1°_DSC3188Il Monastero delle Clarisse di Potenza Picena è stato chiuso nel 2008 e le ultime monache si sono trasferite nel Monastero di Pollenza. Tra i tanti beni del Monastero che sono stati ceduti al comune di Potenza Picena, troviamo anche un antico orologio da parete, non funzionante, con il quadrante in legno, decorato finemente.
Sul retro del quadrante si può leggere la firma del costruttore francese, Pietro Gautier, ed il n° 72. Secondo la tradizione orale delle nostre monache, che ci è stata riferita dal sig. Franco Clementoni, che per i lavori edili frequentava spesso il nostro Monastero, questo orologio dovrebbe risalire al settecento.
Per una conferma di questa ipotesi, abbiamo chiamato il sig. Sauro Corinaldi di Cingoli, esperto in materia di antichi orologi da torre, che tra l’altro ha restaurato nel 2004 l’orologio Isidoro Sommaruga del 1887 che oggi si trova nel foyer del Teatro “Bruno Mugellini”.
Il giorno Mercoledì 7 Marzo 2018, è venuto a Potenza Picena sia per visionare l’impianto Sommaruga del 1887, che l’orologio da parete di Pietro Gautier presso la nostra Pinacoteca Comunale “Benedetto Biancolini” in Via Trento.
Dopo aver visionato questo antico orologio da parete delle Clarisse, il sig. Sauro Corinaldi ha potuto confermare l’antichità dello strumento, sicuramente settecentesco, se non più antico. Ha per l’occasione fatto delle foto sia al quadrante che all’impianto, che purtroppo non è completo, anche se per i pezzi mancanti è possibile la loro ricostruzione per poterlo rendere ancora funzionante.
Si è impegnato a far visionare tutte le foto dell’orologio a dei suoi amici, esperti in questa tipologia di orologi. Ha fatto inoltre presente di aver visto a Firenze, presso il Museo Leonardo, alcuni orologi similari al nastro.

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Orologio Pietro Gautier da parete. Bene donato dalle Clarisse di Potenza Picena. Foto di Sergio Ceccotti.

Comunque ci ha confermato che anche in questo caso l’orologio in questione è un pezzo rarissimo, quindi molto importante da valorizzare adeguatamente all’interno della nostra Pinacoteca Comunale.
Ringraziamo il Sig. Sauro Corinaldi per la sua visita e la sua gratuita consulenza storica.

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