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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri
Nel mese di Agosto 2018 abbiamo avuto modo di parlare della prima Festa del Grappolo d’Oro che si è svolta a Potenza Picena il giorno 9 Ottobre del 1955, ed abbiamo pubblicato alcune foto, scattate da Bruno Grandinetti quel giorno, che sono appartenute al Segretario comunale della nostra città dott. Elio Ilari e donate al nostro Archivio Storico comunale di Via Trento dal sig. Marco Parigi il giorno 5/2/2018.
Ora siamo in possesso di 9 foto scattate Giovanni Cardinali di Potenza Picena durante la seconda festa del Grappolo d’Oro del giorno 30 Settembre 1956 e ci fa piacere farle conoscere ai nostri affezionati lettori. Insieme a queste foto, nel nostro archivio storico abbiamo trovato altre 4 foto, questa volta scattate quel giorno da Bruno Grandinetti, che provvediamo a pubblicare.

La seconda edizione della Festa del Grappolo d’Oro, come la prima, si è svolta nell’arco di una giornata, Domenica 30 settembre 1956.
A differenza della prima edizione, questa seconda ha introdotto molte novità.
Tra queste la presenza del Messaggero di Bacco a cavallo, che poi è proseguita fino ad oggi, in abito romano rappresentata da Piero Gironi, per tutti “Lo toscano”, che annunciava l’inizio della festa a tutta la popolazione, al suono delle campane della torre civica, al rullo dei tamburi e squilli di trombe. Insieme a lui c’era Guglielmo Imperi, “Lo romano” e Luigino Lavini.

Grappolo d'Oro 1956

Seconda festa del Grappolo d’Oro 30/9/1956. Foto di Bruno Grandinetti. ASCPP

Poi la benedizione del Grappolo d’Oro in Collegiata Santo Stefano da parte del parroco don Giacomo Fortunati. C’era la proclamazione per la pri­ma volta della Reginetta del Grappolo d’Oro, a cui veniva offerto dagli organizzatori un bracciale d’oro. In quella edizione il titolo di Reginetta è andato ad una bellissima ragazza, Rosanna Patacconi, che poi si è sposata con Arturo Rampioni di Porto Potenza Picena.
La festa prevedeva inoltre l’innalzamento di un artistico pallone aerostatico illuminato della ditta Peretti Ettore di Morrovalle, una tombola con ricchi premi ed il concerto della Banda Cittadina, diretta dal maestro Edgardo Latini, che si è svolto in due fasi: una prima parte alle ore 19,30 ed una seconda parte dopo l’estrazione della tombola alle ore 21,30. Il momento più importante della festa era la sfilata dei carri e dei gruppi folcloristici che partendo da Viale Trieste, percorrevano le vie cittadine per concludere il loro giro in Piazza Giacomo Matteotti, con la premiazione dei migliori carri e gruppi folcloristici.
In questa edizione hanno partecipato 5 carri allegorici, di cui uno fuori concorso dal titolo molto significativo “Apoteosi di Bacco”. Il miglior carro è stato quello preparato dai coloni della Valle del Potenza “Le stagioni”, un mastodontico tino girevole, con tre aperture in cui si notavano altrettanti quadri viventi. Gli altri carri che hanno partecipato sono stati “Il Mistero”, con un soggetto religioso, “il Pozzo”, realizzato da Marcello Bompadre e Rinaldo Carestia, e il “Rione dell’Aquila”.
Per quanto riguarda i gruppi folcloristici locali sono stati in tutto 3, “Le Regioni”, complesso canoro, il rione “Sant’Antonio”, con stornelli romaneschi e tarantelle marchigiane ed il complesso, “Piccoli cantori”, che si sono cimentati in belle danze ed in soavi canti popolari. Ha partecipato inoltre il gruppo folcloristico di Sarnano.
Per questa edizione sono stati affittati da una ditta di Bologna, la Sartoria Alberani i costumi di Bacco, dei 4 tamburrini e dei 4 trombettieri, oltre che dei romani e delle vergare in vestiti caratteristici regionali, mentre i tamburi e le trombe sono stati presi in prestito da San Elpidio a Mare.

Rosanna Patacconi

Rosanna Patacconi prima reginetta del Grappolo d’Oro 1956. Foto di Bruno Grandintetti tratta dal libro 50 anni del Grappolo d’Oro. Pro-Loco Potenza Picena. Bieffe 2010.

Una novità di questa edizione che abbiamo avuto modo di scoprire da poco è stato il fatto che sono state effettuate delle riprese cinematografiche, probabilmente con una pellicola 8 millimetri, pellicola che è andata purtroppo smarrita. La pellicola dovrebbe essere stata fornita dal negozio di Renzo Tortelli di Civitanova, nostro concittadino e famoso fotografo, mentre l’operatore dovrebbe essere stato padre Erasmo Percossi, tra gli organizzatori della Festa, che era appassionato sia di fotografia che di cinematografia. Sarebbe straordinario poter ritrovare questo eccezionale filmato, che è stato anche proiettato in pubblico nel 1956, probabilmente al Cine-Teatro “Bruno Mugellini” ed anche a Montecanepino, incassando nelle due proiezioni la somma di Lire 14.800 (a Montecanepino è stata incassata la somma di Lire 3.800).
Tenuto conto che questa festa era molto costosa (si parla di Lire 450.000), gli organizzatori, come per la prima edizione, hanno chiesto un contributo economico agli imprenditori locali ed ai possidenti. Contributi sono venuti quindi da Casimiro Scarfiotti per il cementificio di Porto Recanati, da Eugenio Quaglia per la Ceramica Adriatica di Porto Potenza Picena, da Gerio Matteucci per la contessa Giuseppina Buonaccorsi di Montecanepino, da Ettore Volpini e dal conte Enrico Lucangeli di Porto Recanati, da Gina Casalis Douhet, da Nello Grandinetti e dall’ECA (Ente Comunale di Assistenza).
Il comitato organizzatore di questa seconda edizione della festa era composto dal Sindaco Lionello Bianchini, da Marcello Simonacci, Mario Bocchini, Mauro Mancini, padre Erasmo Percossi, il maestro Edgardo Latini, Borroni Luigi, Pastocchi Emilio, che era anche lo speaker della festa, Malatini Giuseppe, Fontana Umberto e Rossini Francesco.
Questa seconda edizione ha definitivamente gettato le basi per la sua prosecuzione nel corso degli anni, che ci ha portati a festeggiare quest’anno la 58° edizione.

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Pergamena del Prof. Giuseppe Asciutti.Nel 1976, il giorno 31 ottobre, a Potenza Picena la Comunità delle Clarisse di San Tommaso ha festeggiato l’anniversario dei 750 anni della fondazione del loro Monastero, uno dei più antichi insediamenti del secondo ordine francescano.
I festeggiamenti sono stati organizzati da un comitato promotore, composto da fra Salvatore Pantoni, don Erminio Cognigni, direttore del coro della Cappella di S. Stefano, Eliseo Fratalocchi, Mauro Mancini e padre Mario Silvestrini.
Il primo documento che riguarda il Monastero di Monte Santo è un breve del Pontefice Gregorio IX del 20 ottobre 1227. Il monastero di Monte Santo, secondo la tradizione, sarebbe stato fondato, vivente Santa Chiara, da due consorelle della Santa.
Il programma delle celebrazioni prevedeva un momento religioso, con la solenne messa all’interno della Chiesa di San Tommaso Apostolo, celebrata dal vescovo di Fermo Mons. Cleto Bellucci. Inoltre un concerto lirico, vocale e strumentale, presso l’Auditorium della Chiesa di San Francesco, presente il coro della Cappella Musicale “S. Stefano”, diretto da don Erminio Cognigni, con i seguenti cantanti lirici: Edda Piccinini, soprano, Jordy Ramiro, tenore, Eliseo Fratalocchi, basso, Luigino Savoretti, tenore. Al pianoforte la Prof.ssa Emma Raggi Valentini, mentre all’organo il M° Edgardo Latini.
Il Comune di Potenza Picena ha fatto dono alle monache Clarisse di una targa ricordo, mentre le monache, tramite la loro badessa Suor Maria Antonietta Morresi, hanno donato al nostro Sindaco Maria Magi, una originalissima pergamena eseguita dal Prof. Giuseppe Asciutti.

Manifesto dei festeggiamenti dei 750 anni del Monastero delle  Clarisse.

Manifesto dei festeggiamenti dei 750 anni del Monastero delle Clarisse. Foto Sergio Ceccotti.

Il servizio fotografico della giornata, sia all’interno della Chiesa di San Tommaso Apostolo che nella Chiesa di San Francesco, è stato eseguito da Bruno Grandinetti.
Hanno infine parlato molto ampiamente di questa celebrazione dei 750 anni di fondazione del Monastero di San Tommaso delle Clarisse di Potenza Picena l’Osservatore Romano del giorno 17/11/1976, firmato da Chiara Montesanto, ed il Resto del Carlino nei giorni 21/10/1976, 29/10/1976 e 6/11/1976.

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a cura del Dott. Roberto Domenichini – Direttore dell’Archivio di Stato di Pesaro

1-grappolo-doroÈ difficile rintracciare quelle che si possono definire le origini delle sagre o feste dell’uva e del vino in Italia. Secondo alcuni studiosi le moderne feste si collegherebbero addirittura agli antichi “riti” pagani del mondo romano che celebravano la raccolta dei grappoli ed il vino. Si pensi, ad esempio, alle vinalia ed alle stesse baccanali. Personalmente ritengo non sia il caso di operare collegamenti così remoti e storicamente incerti. Molto più fondata appare la tesi che collega i primi “riti” della vendemmia con la diffusione “su larga scala” della viticultura, che nelle nostre zone inizia ad essere attestata su ampie parti del territorio dal secolo XVIII, come dimostrano i nostri catasti dell’epoca.
Nell’Ottocento, poi, aumentano sia i vigneti a coltura intensiva sia le produzioni dell’uva e del vino e questo finisce per diventare la bevanda più diffusa specie tra le classi sociali più umili.
Che la vendemmia autunnale e la produzione del vino fossero sentite e vissute come un particolare momento di gioia ed allegria, è testimoniato indirettamente anche dal fatto che prima dell’Unità d’Italia, nello Stato pontificio, le vacanze degli scolari generalmente non iniziavano alla fine della primavera e neppure in estate, bensì all’inizio dell’autunno, quando nelle nostre campagne, allora non interessate dai cambiamenti climatici dell’oggi, iniziavano la vendemmia e la pigiatura. Pertanto, si può sostenere che all’epoca, sebbene non ci fossero feste specifiche, tuttavia di certo la vendemmia, e le operazioni ad essa seguenti erano vissute come momento d’allegria e di gioia, quasi una sorta di festa del raccolto ed una dimostrazione della fecondità della terra.
Dopo l’Unificazione, poi, dal tardo Ottocento, un forte impulso alla produzione vitivinicola ed al miglioramento dei vitigni viene dato, nelle nostre zone, anche dall’arrivo dei “Piemontesi”; si pensi agli stessi Scarfiotti e, soprattutto, ai Casalis-Douhet, i quali sperimentano ed introducono nuovi vitigni; questi forestieri, poi, vengono imitati da talune nobili famiglie locali, come i Bonaccorsi ed i Compagnoni Marefoschi, proprietarie di numerosi terreni e generalmente aperte alle innovazioni. Al proposito è il caso di ricordare il conte Prospero Compagnoni M., a lungo impegnato a migliorare i suoi vitigni, che ai primi del Novecento inizia ad esportare il suo vino oltralpe, persino in Inghilterra.
MANIFESTO GRAPPOLO D'OROL’interesse per il settore vitivinicolo coinvolge tuttavia molti produttori della Penisola; non meraviglia dunque che nel primo Novecento, dopo la grande guerra, si organizzino feste e sagre dell’uva e del vino in vari centri d’Italia, incluse le Marche, allo scopo di promuovere i vini prodotti in loco. Ed è pure ben noto che in epoca fascista (1930) viene istituita la “festa nazionale dell’uva” allo scopo di “diffondere il consumo dell’uva” e, probabilmente, anche quello del vino (prodotto in gran quantità nella Penisola), del quale si esaltavano anche le proprietà benefiche (purché consumato in dosi moderate). Ma a Potenza Picena l’idea di dar vita ad una vera e propria festa, quella del Grappolo d’oro, col fine di rievocare e far rivivere tradizioni del passato da una parte e, dall’altra, di promuovere prodotti locali, non sorge in questo periodo, bensì nel secondo dopoguerra. Significativamente la prima festa (1955) viene “celebrata” pochi anni dopo il noto censimento della popolazione italiana del 1951, che fotografa ed attesta, per la prima volta, il maggior numero (il cosiddetto “sorpasso”) degli addetti all’industria ed al terziario, rispetto agli addetti al settore agricolo. Erano già avviati dunque, in quegli anni, quei processi di abbandono delle campagne e di urbanizzazione sui quali molto si è scritto. Sebbene tali mutamenti sociali siano stati piuttosto lenti nella nostra area, tuttavia già a metà degli anni Cinquanta i sintomi del cosiddetto processo di industrializzazione si avvertono chiaramente: alcuni artigiani, che praticano mestieri tradizionali si trasferiscono al Porto, si assiste al progressivo superamento dei contratti di mezzadria ed aumentano i contadini che lasciano “la terra”. Una riprova di ciò si ha pure nella sostenuta crescita, in quegli anni, di Porto Potenza Picena, cittadina a maggior vocazione industriale, commerciale e turistica.

Padre Erasmo Percossi

Padre Erasmo Percossi

Alla luce di ciò, è probabile che, al di là di motivazioni contingenti, l’idea della festa del Grappolo d’oro affondi le sue radici proprio nella volontà, in quel momento, di far rivivere, attraverso la festa, i carri, i tipici balli ed i costumi del passato, tradizioni antiche e finanche le stesse atmosfere del passato, momenti di vita “tradizionali” che, in quella fase di cambiamenti si correva il rischio di perdere, forse per sempre. Sembra infatti prevalere, in tutte le prime edizioni del Grappolo d’oro il recupero della tradizione e si ha la netta sensazione che sia stato proprio il folklore il principale protagonista di quasi tutte le edizioni degli anni Cinquanta e Sessanta. Vanno proprio in questa direzione sia i tipi di complessi invitati all’epoca sia la stessa idea di “affiancare” a quella dell’uva la sagra dei piselli (maggio 1959), che avrà 6 edizioni consecutive. Significativamente, in una pubblicazione del 1961, si riferisce che durante la sagra dei piselli si fanno soprattutto gare di saltarello.
Nell’ambito della riproposizione dei valori tradizionali della cultura contadina non può mancare, neppure nella festa, il momento religioso: la benedizione del parroco e la celebrazione eucaristica, momenti che però sembrerebbero in netto contrasto col cosiddetto “annuncio di Bacco”, il quale, nella mitologia classica pagana rappresenta il dio della vendemmia e del vino ed evoca i noti “baccanali”. Ma nell’ambiente potentino il tutto viene rivisitato in chiave popolaresca e quasi ludica, perdendo così, il Bacco potentino, i classici riferimenti ai riti orgiastici del culto dionisiaco.
È stato scritto che dopo gli anni Sessanta “la magica rassegna del grappolo d’oro” si interrompe, un silenzio che durerà circa sei anni. Secondo alcuni, ragioni di natura economica o contrasti tra gli organizzatori sarebbero state alla base di questa lunga interruzione. Ma è probabile che negli anni successivi al cosiddetto “mitico” ’68 anche il comune sentire della popolazione fosse mutato. Chi scrive ricorda che termini quali tradizione, passato, conservazione di valori, etc. allora non erano più di moda e mal si conciliavano con quello spirito di contestazione che ormai aveva pervaso larghi strati della società del tempo. Tutto questo non poteva non influire negativamente su una festa particolare come quella del Grappolo d’oro, che in questi anni sembra non trovi sostegno neppure nell’Amministrazione comunale, che pure attraversa momenti di instabilità.

M° Edagardo Latini

M° Edagardo Latini

La ripresa (a partire dal 1977) è stata resa possibile da mutamenti avvenuti sia nell’Amministrazione comunale sia nel vertice della pro Loco, ma si ha la sensazione che essa sia stata trainata da privati, dai locali produttori vitivinicoli che hanno inteso, anche attraverso la festa, far conoscere i prodotti del territorio. Tutti ricordano, ad esempio, il conte Carlo Lazzarini, già presidente del Consorzio per la tutela del Rosso piceno, noto per il suo attivismo, un’energia operosa, la sua, che sembra aver positivamente contagiato anche presidenti della pro Loco di quegli anni come l’attivissimo Carlo Strovegli.
Che la ripresa degli anni Settanta-Ottanta nasca primariamente dall’impegno di far conoscere prodotti (vini) locali, è dimostrato anche dalle importanti innovazioni introdotte in quegli anni, prime fra tutte, i convegni sul vino e, in seguito, più in generale, sui prodotti enogastronomici del territorio. Ad essi sono invitati a partecipare nomi di indubbio prestigio (noi, per ragioni si spazio, ricordiamo solo quello del giornalista, gastronomo e scrittore Vincenzo Buonassisi, che diventerà anche un “amico” del Grappolo d’oro potentino). Siccome poi, il percorso dalla discussione o dibattito (sui cibi ed i vini) alla pratica spesso è breve, a metà degli anni Ottanta nascono i “piatti delle vergare”, testimoni della ricchezza e varietà della cucina popolare. Concorrono ad accrescere il livello, per così dire, “culturale” ormai raggiunto dalla manifestazione, anche le mostre d’arte contemporanea, che vedono la partecipazione di artisti non solo locali.
Gli anni Novanta, al contrario dei precedenti, non paiono ricchi di importanti novità. Si ha quasi l’impressione che, in quel decennio, si sia voluto “capitalizzare” le acquisizioni o i progressi precedenti. Si ha, tuttavia, anche la sensazione che nelle varie edizioni di questi anni (a volte, purtroppo, anche guastate in parte dal cattivo tempo) si sia voluto puntare più sul folklore e sul recupero delle tradizioni rispetto al recente passato. Molto numerosi sono infatti i gruppi folkloristici, italiani e non, invitati in questi anni, mentre tra gli ospiti spicca la presenza dell’attore maceratese Silvio Spaccesi (1995). Ancora a proposito di ospiti, si ricorda in questi anni la presenza di attori comici “di grido”, invitati allo scopo, in buona parte riuscito, di avvicinare al Grappolo d’oro parte del numeroso “popolo della televisione”.
Firma dell'atto di cessione del campoLa novità più rilevante degli ultimi anni viene introdotta, dietro suggerimento del gruppo di giovani della pro Loco guidati da Giuseppe Castagna, nel 2000, quando inizia l’esperienza delle cosiddette notti bianche o “notti d’oro”, in onore del nostro Grappolo. A dir il vero il sabato precedente il giorno della sfilata era stato sempre animato da cene nei vari rioni del vecchio centro storico e da qualche spettacolo. Ma le “notti d’oro”, con l’introduzione di spettacoli di artisti di strada, giocolieri, acrobati, funamboli, compagnie teatrali, musicisti di vari generi, poeti, clowns e marionette, sono qualcosa di diverso e contribuiscono ad immergere il centro storico potentino in un’atmosfera particolare, a tratti medievaleggiante, apprezzata molto dai giovani, che numerosi accorrono da varie località. L’esperienza ha avuto e continua a riscuotere molto successo perché essa sembra rispondere alle mutate aspirazioni o esigenze di divertimento delle nuove generazioni. Il successo è stato così convincente che nel 2010 le “Notti d’oro” sono di fatto raddoppiate in quanto alcune manifestazioni serali sono anticipate anche al venerdì precedente, mentre nuove iniziative quali le cene nella Cappella dei contadini (dal 2003) ed il “Carginello d’oro” (dal 2005) appaiono quasi manifestazioni di contorno, destinate più ai potentini che ai “forestieri”. Questi ultimi comunque sembrano gradire anche le sfilate dei carri della domenica, dimostrando di apprezzare il continuo forzo dei carristi di proporre temi, scenografie, costumi musiche e coreografie sempre nuovi.
Vero è che, come la società muta rapidamente, cambiano pure i gusti e le esigenze della gente. Di questo non possono non tener conto gli organizzatori del Grappolo d’oro. E se il compito dello storico è quello di non far cadere nell’oblio e nella dimenticanza le vicende e le preziose esperienze del passato, l’impegno ben più arduo degli amministratori pubblici e, soprattutto, dei responsabili della pro Loco è quello di traghettare il nostro Grappolo d’oro verso mete impareggiabili, tenendo conto delle mutevoli esigenze della società e del pubblico. Il compito, ripeto, è difficile e gravoso, ma si è certi che non mancano tra i responsabili di cui sopra l’impegno, la dedizione e la competenza, doti queste che costituiscono la più solida garanzia per il migliore futuro del Grappolo d’oro potentino.

Articolo tratto dall’opuscolo della 55ª Edizione del Grappolo d’Oro a cura della Pro Loco di Potenza Picena.

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