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Santino con l’immagina di S. Stefano Protomartire

Il 2018 per il nostro blog è stato un anno in cui abbiamo assistito ad un’inversione di tendenza rispetto all’anno precedente quando abbiamo avuto un arretramento rispetto alle pagine consultate nel 2016, pari a 23.155. Quest’anno siamo riusciti ad incrementare il risultato dell’anno precedente portandolo a 85.673 pagine consultate dai nostri affezionati lettori rispetto al 2017 che era stato invece di 80.357 con un incrementto di 5.316 unità, pari al 6,61% in più, portando il totale complessivo, compreso il risultato del sito isantesi.it, a 728.958.

In questo positivo contesto sono anche aumentati i visitatori totali dell’anno pari a 20.216, rispetto ai 17.656 del 2017, con un incremento di 2.560 unità, corrispondente al 14,49% in più.

Per quanto riguarda gli articoli quest’anno ne sono stati inseriti 81, portando il totale a 693, mentre le foto ed i documenti sono stati 726, portando il totale a 6.445. I video inseriti in questo anno sono stati solo 1, portando il totale a n° 64. Nel corso del 2018, il giorno 15 Maggio, abbiamo festeggiato i 10 anni di attività del nostro blog, iniziato il giorno 15/5/2008.

Da dx Daniel Marcolin, Graciela Maria Toledo, Beniamino Carestia, Luisa Isidori, Giovanna Pistarelli, Paolo Onofri e Simona Ciasca. Foto di Sergio Ceccotti.

Il 2018 è stato anche l’anno in cui ci ha lasciati il giorno 12 Novembre 2018 Emilio Zamboni, nostro collaboratore ed amico, che curava sul nostro blog tutte le traduzioni in spagnolo, oltre che era anche autore di interessanti articoli. Fondamentale il suo contributo nel rapporto con i discendenti dei nostri emigrati in Argentina con l’articolo scritto sia in italiano che in spagnolo “Panorama di Potenza Picena”, il più seguito del nostro blog. Al suo posto, per quanto riguarda le traduzioni in spagnolo, abbiamo trovato subito la disponibilità di un’amica di Emilio Zamboni, la sig.ra Mariella Morello. Per quanto riguardano le traduzioni in inglese possiamo sempre contare sulla disponibilità di George Dernowski, mentre per il francese sono disponibili sia la prof.ssa Sandra Simoncini che la sig.ra Loretta Lazzarini.

Sig. Emilio Zamboni

Nel corso del 2018 abbiamo ospitato contributi di Emilio Zamboni, Luca Carestia, Gianfranco Morgoni, Roberto Domenichini e Simona Ciasca. Con quest’ultima la collaborazione si è fatta sempre più frequente ed oramai quasi tutti i nostri articoli vengono firmati insieme, con ottimi risultati e riscontri sia di critica che di pubblico.

Per quanto riguarda le foto, fondamentale è il contributo quantitativo e qualitativo di Sergio Ceccotti, ma nel corso dell’anno abbiamo utilizzato anche foto di una brava fotografa locale, Elisa Cartuccia. Insostituibile il ruolo del nostro web master Rodolfo Cingolani, senza il suo prezioso apporto non potremmo fare niente.

Nel corso del 2018 abbiamo avuto la fortuna di conoscere finalmente a Potenza Picena una delle più assidue nostre lettrici che abita in Argentina, a Cañada de Gomez, Santa Fe, la Sig.ra Giovanna Pistarelli Grandinetti, cugina tra l’altro di Bruno Grandinetti, che è stata nella nostra città nel mese di settembre 2018, insieme al figlio ed alla nuora. Purtroppo nel corso dell’anno, il giorno 6 Ottobre 2018, abbiamo anche dovuto assistere alla morte del più grande calciatore di Potenza Pi-cena di tutti i tempi, Mario Zucchini. Una grave perdita per la nostra città ed anche per noi. Nel mese di Agosto 2018 finalmente la Parrocchia dei Santi Stefano e Giacomo ha festeggiato il giorno 3 Agosto la festa del Santo Patrono di Potenza Picena, nel giorno dell’Invenzione di Santo Stefano, cioè del ritrovamento del suo corpo avvenuto nel 415. E’ stato un grandissimo avvenimento religioso e civile, di cui il nostro blog potrà con orgoglio vantare di averlo voluto fortemente, con i tanti interventi storici che abbiamo fatto sull’argomento.

L’esperienza della pubblicazione dei nostri articoli sulla rivista trimestrale diretta da Lino Palanca di Porto Recanati “Lo Specchio” è purtroppo finita con il numero 19, ed i nostri articoli oggi vengono presi in considerazione dal mensile diretto da Ennio Ercoli di Civitanova Marche “Millepaesi”. In quello del mese di Dicembre 2018 ad esempio sono stati pubblicati addirittura 3 articoli firmati da Simona Ciasca e Paolo Onofri, riguardanti l’on. Marcello Simonacci, Marcello Bompadre e Mario Zucchini. Una bella soddisfazione per il nostro blog e per gli autori degli articoli.

Inoltre dal giorno 27 Giugno 2018 abbiamo iniziato la collaborazione con il sito di informazione diretto da Fabrizio Carbonetti “Il Cittadino di Recanti”. I nostri articoli vengono periodicamente inviati e pubblicati sul sito ed hanno un ottimo riscontro di pubblico. Questa per noi è una bellissima esperienza che ci consente di farci conoscere ad un pubblico molto più vasto del nostro blog, che ci ha consentito di aumentare notevolmente i nostri lettori. Ringraziamo per la sua disponibilità il suo Direttore, Fabrizio Carbonetti. Grazie al vostro sostegno ed affetto, noi continueremo il nostro lavoro di informazione e di ricerca sempre al servizio della nostra comunità, con molta umiltà.

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a cura di Emilio Zamboni
traduzione di Gianfranco Morgoni.

Il giorno 12 novembre 2018 è morto Emilio Zamboni, nostro collaboratore ed amico. Avevamo preso l’impegno di pubblicare alcuni suoi lavori di ricerca storica. Questo sulla compagnia di Gesù e i suoi seguaci in Argentina è il primo articolo.

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Papa Francesco

Nel 2014 si sono compiuti 25 anni dalla fondazione, 28 agosto 1989, della Giunta di Studi Storici dei Rioni Chacarita e Colegiales di Buenos Aires. Ricordando il nostro primo presidente, il Professor Diego A. del Pino, e il suo fervente impegno per investigare e diffondere le origini dei due Rioni, ci soffermeremo oggi sui Padri Gesuiti, membri della Compagnia di Gesù, dato che la storia di questi rioni si sviluppò intorno agli edifici da loro costruiti nella chacra o chacarita (fattoria) che essi fondarono.

I seguaci della Compagnia di Gesù giunsero dalla Spagna nell’anno 1608, il 16 di dicembre, e, secondo quanto disposto dall’Assemblea nelle sessioni tenute nei giorni 6 ed 8 dello stesso mese, il governatore Hernando Arias de Saavedra (Hernandarias) fece loro dono di due terreni: uno a due leghe dalla città (10 km circa), l’attuale Chacarita, e l’altro nel villaggio di Las Conchas, oggi Capilla del Señor.

Qui coltivavano grano, mais, alberi da frutto, e allevavano bestiame ed animali da cortile. Questi terreni, oltre ai benefici materiali che producevano, permettevano loro di provvedere all’alimentazione dei sacerdoti e degli allievi del Collegio Massimo di S. Ignazio, da loro fondato, che è il predecessore dell’odierno Collegio Nazionale di Buenos Aires.

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SAnt’Ignazio di Loyola

A partire da questi primi terreni, i Padri Gesuiti accrebbero nel tempo i loro possedimenti, attraverso acquisti e donazioni, arrivando ad una proprietà complessiva di 2700 ettari, cui fu dato il nome di Chacra o Chacarita dei Padri della Compagnia di Gesù. Chacarita è un diminutivo del vocabolo Quechua “chácara” e, secondo l’enciclopedia Espasa Calpe, viene accettato come un americanismo col significato di piccola fattoria.
Nel 1650 i Padri iniziarono la costruzione dei loro alloggiamenti: baracche, capanne e porticati. Nelle planimetrie redatte dall’agrimensore Pedro Benoit, nel 1871, quando i vari edifici non avevano subito alcuna demolizione, si può osservare che erano di grandi dimensioni, 4000 metri quadrati ciascuno.

L’11 settembre del 1680, l’alcalde ordinario Fernando de Astudillo ordinò al capitano Pedro Izarra Gaete, di trasferire alla Compagnia di Gesù i terreni comprati da Doña Maria de Carvajal, e dispose che si eseguisse la misurazione dei possedimenti, per valutare i compensi e le altre garanzie. Detta misurazione diede come risultato che il Collegio dei Gesuiti possedeva nel 1680 un complesso di terreni che, senza includere le vie interne, ammontavano a un fronte di 1400 verghe lungo il fiume, per una profondità di 6000 verghe, vale a dire 1200 x 5000 metri quadrati, approssimativamente. Vicino alle costruzioni del 1650, i Gesuiti costruirono, nel 1740, una cappella che sarebbe stata la prima nella zona, e, più tardi, il campanile ed il Camposanto.

Nel medesimo anno 1740 gli spagnoli Jorge Juan y Santacilia, geografo e navigatore, e Antonio de Ulloa, navigatore ed erudito, furono incaricati dal Re di Spagna Filippo V di effettuare studi e rilevazioni in un arco di territorio dell’America meridionale, realizzando inoltre anche altri servizi di natura politica e militare. Scrissero un libro: “Notizie Segrete d’America” in cui riportarono, a proposito dei Gesuiti: “Non si avverte in loro la mancanza di religiosità, gli scandali e la condotta rilassata tanto diffusa altrove”.
Giungiamo dunque all’anno 1767. Grazie ad abili investimenti, l’Ordine si era arricchito, ma non così i suoi membri, che continuavano la loro vocazione di povertà e lavoravano sotto una rigida disciplina, ma, per il fatto che difendevano i nativi, non erano ben visti dai coloni, ragion per cui caddero in disgrazia agli occhi del Re Carlo III, che il 27 febbraio dello stesso anno ordinò l’espulsione dei Gesuiti da tutti i territori del Regno. Il successivo 12 luglio furono cacciati dalla provincia di Cordoba, ed il 13 da quella di Santa Fe, con la conseguente confisca dei beni. Riuniti a Buenos Aires, 289 Padri Gesuiti si imbarcarono con destinazione Cadice, in Spagna, e, da lì, ripararono in Italia. Avevano fondato 11 collegi nel Rio de la Plata, di cui i primi cinque furono: Asunción del Paraguay nel 1565, Córdoba nel1600, Santiago del Estero nel 1607, Buenos Aires nel 1608 e Santa Fe nel 1610. Lasciarono il paese in mezzo alla costernazione degli indigeni, che piangevano all’indirizzo dei loro “padri”.

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Paolo III e Sant’Ignazio di Loyola

In quell’anno 1767 governava Buenos Aires Francisco de Paula Bucarelli y Ursúa, acerrimo nemico dell’Ordine Gesuitico, il quale fece occupare i due collegi di Buenos Aires e incarcerò coloro che vi dimoravano. Durante il suo governo gli Inglesi si impossessarono delle Isole Malvine, sbarcando a Porto Egmont dell’isola Gran Malvina.

L’espulsione dei Padri Gesuiti rappresentò un disastro per le colonie. Le missioni si sciolsero, le scuole diminuirono fortemente e gli ospedali e i centri di assistenza e carità sparirono.

Tutti i beni dei Gesuiti furono dichiarati proprietà della Corona e i benefici prodotti da quelle terre, che precedentemente erano a vantaggio del Collegio Massimo di Sant’Ignazio, furono trasferiti nel 1768 a favore del Collegio Convitto e Università Pubblica di San Carlo, e, più tardi, al Real Collegio di San Carlo, fondato dal Viceré Vértiz nel 1783, successivamente al Collegio Seminario nel 1813, per arrivare infine al Collegio Nazionale di Buenos Aires nel 1863.

Nella Piazza dei Collegiali, tra le vie Cramer, Zapiola, Ten. Benjamin Matienzo ed altre proprietà private, una targa in bronzo ricorda i Collegi: Colegio Máximo de San Ignacio, 1767; Colegio Convictorio y Unversidad Pública de San Carlos, 1768; Real Colegio de San Carlos, 1785; Colegio Seminario, 1813; Colegio de la Unión del Sud, 1817; Colegio de las Ciencias Morales, 1823; Colegio de los Jesuitas, 1836; Colegio Nacional de Buenos Aires, 1863.

Xavier Marmier, letterato francese, dopo aver percorso l’Europa e l’America, inclusa una visita a la Chacarita, pubblicò all’incirca 50 volumi, tra cui, “Carte del Sud America”, in tre tomi editi nel 1851 a Bruxelles, in Belgio. Da questo originale fu tratto il libro “Buenos Aires e Montevideo”, nel 1850, e pubblicato nel 1948 da José Luis Busaniche, dove figura la visita di Marmier a la Chacarita e ci dice:

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Missione di Sant’Ignazio nei presso della omonima città argentina

“I missionari cattolici furono i primi civilizzatori in questo paese. La conquista che i governatori spagnoli tentarono per mezzo delle armi, la completarono i missionari mediante la dolcezza e la persuasione. Con la croce in mano e lo spirito della carità nel cuore, la parola di fratellanza sulle labbra, si presentavano agli indios, ottenevano la loro fiducia e, poco a poco, li avviavano ai loro principi di umanità, abituandoli anche all’ordine e al lavoro. In mezzo alla tribù selvaggia, innalzarono una cappella, simbolo di pace e primo punto di riunione in cui i riparavano sotto la protezione di Dio. Vicino alla cappella non tardarono ad apparire la casa rurale e i suoi prodotti, il campo lavorato con il suo raccolto, quindi la fattoria e il granaio. Gli stessi missionari impugnavano la zappa e conducevano l’aratro.

Da ambo i lati delle Ande e sulle rive del Rio de la Plata, i Gesuiti furono i primi agricoltori e i primi coloni. Nel luogo in cui innalzavano una fondazione, apparivano i germogli della prosperità. Una politica ostile dette luogo alla loro espulsione da questa regione, dove avevano dato prove di tanta utilità. L’opera che lasciarono incompiuta, non hanno potuto continuarla coloro che l’avevano ordinato”.

corrientes - lacroze

Strade Corrientes e Federico Lacroze
Centro del quartiere di Chacarita
Citta de Buenos Aires

La Compagnia di Gesù fu fondata nell’anno 1537 da Sant’Ignazio di Loyola, il cui nome completo era Iñigo de Oñez y Loyola. Questo santo, che prima fu militare, poi vestì l’abito religioso, nacque ad Azpeitía (Guipúzcoa), città della Spagna, nell’anno 1491. Nel 1521 fu ferito nel corso della difesa di Pamplona sotto gli attacchi dei Francesi, e, mentre era convalescente, ebbe l’opportunità di leggere dei libri religiosi che lo introdussero nel mondo spirituale. Successivamente frequentò il seminario e fu ordinato sacerdote nel 1538. L’Ordine di cui noi oggi ci occupiamo fu autorizzato da Papa Paolo III nell’anno 1540. Sant’Ignazio morì a Roma nel 1556 e fu canonizzato dal Papa Gregorio XV nell’anno 1622; la sua festa si celebra il 31 di luglio di ogni anno. Il municipio di Azpeitía, dove il Santo era nato, fu dichiarato Patria e Santuario di Sant’Ignazio di Loyola.

Nel 1836, durante il governo di Juan Manuel de Rosas, i Gesuiti tornarono in Argentina; ma questa è un’altra storia.

A proposito di questo tema, ricordiamo che il 13 marzo del 2013 fu eletto Sommo Pontefice della Chiesa Cattolica un Gesuita nato in Argentina, il Cardinale Jorge Mario Bergoglio, che adottò il nome di Papa Francesco. È il primo Papa Gesuita, il primo latinoamericano e, inoltre, il primo con il nome di Francesco. Dei 266 Papi che registra la storia, San Pietro fu il primo, tra gli anni 64 e 67 dell’era cristiana, e il penultimo, Benedetto XVI, resse la Chiesa dall’anno 2005 al 2013.

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COMPAÑÍA DE JESÚS Sus Miembros en Argentina

Idioma Castellano

papa francescoEn el año 2014 se cumplieron 25 años de la fundación de la Junta de Estudios Históricos de los Barrios de Chacarita y Colegiales de Buenos Aires, 28 agosto 1989. Recordando a nuestro primer presidente, profesor Diego A. del Pino, con su inquietud para investigar y difundir el pasado de nuestros dos barrios, trataremos de hablar de los padres jesuitas, miembros de la Compañía de Jesús, que alrededor de los edificios construidos por ellos en la chacra o chacarita que fundaron, se fue desarrollando la historia de Chacarita y Colegiales..

Estos componentes de la Compañia de Jesus llegaron de España en el año 1608 y el 16 de diciembre, conforme a lo dispuesto por el Cabildo en sesiones realizadas los días 6 y 8 de del mismo mes, el Gobernador Hernando Arias de Saavedra (Hernandarias) les hizo una donación de dos terrenos: uno, a dos leguas de la ciudad, actual Chacarita y el otro, en el pago de Las Conchas, hoy Capilla del Señor.

Cultivaron trigo, maíz, árboles frutales y criaron ganado mayor y animales de corral. Por otra parte, además de los beneficios que producían estos terrenos, les permitían proveer alimentos a los sacerdotes y alumnos del Colegio Máximo de San Ignacio, fundado por ellos en el centro de Buenos Aires, predecesor en muchos años del hoy Colegio Nacional de esta ciudad..

sant_ignazio_di_loyolaA partir de las fracciones de tierras recibidas, fueron acrecentando sus posesiones, por compras y por legados, alcanzando la suma total de 2700 hectáreas que fue llamada, Chacra o Chacarita de los Padres de la Compañía de Jesús.
Chacarita es un diminutivo del término Quechua “chácara” y según la enciclopedia Espasa Calpe, está aceptado como un americanismo que significa chacra pequeña.

En el año l650 los padres iniciaron la construcción de sus aposentos: galerías, barracas y chozas. El 11 de setiembre de 1680, el alcalde ordinario Fernando de Astudillo ordenó al Capitán Pedro Izarra Gaete, que hiciera entrega a la Compañía de Jesús de los terrenos comprados a Doña María de Carvajal y les ordenaba, que se practicaran la mensura de lo que poseían, por mercedes y otros recaudos. Dicha mensura dio por resultado, que en l680 poseían un conjunto de terrenos que, sin incluir las calles intermedias, ascendían a l400 varas de frente al río, por 6000 varas de fondo, es decir en metros: 1200 x 5000, aproximadamente.

En el año l740, cercana a las construcciones construyeron la capilla, la primera en la zona, después, el campanario y el camposanto.
En este año 1740 los españoles Jorge Juan y Santacilia, cosmògrafo y marino y Antonio de Ulloa, marino y sabio, fueron designados por el Rey de España Felipe V para que midiesen en América meridional un arco terrestre y realizaran otros servicios políticos y militares, que escribieron en un libro titulado “Noticias Secretas de América”, donde además, informaron sobre los jesuitas: “No se advierte en ellos la falta de religión, los escándalos y la conducta relajada tan corriente en los demás.”

Llegamos al año 1767. Gracias a las hábiles inversiones de los jesuitas la órden se había enriquecido pero no así sus miembros, que continuaban su vocación de pobreza y trabajaban bajo una rígida disciplina, pero por defender a los indios no eran bien vistos por los colonos y así, cayeron en desgracia ante el Rey Carlos III. El 27 de febrero de este año ordenó su expulsión de todos los dominios de la monarquía, además. el l2 de julio del mismo año fueron eliminados de la provincia de Córdoba y el 13 de julio, de la provincia de Santa Fe, confiscando todos sus bienes.
Reunidos en Buenos Aires, 289 jesuitas se embarcaron con destino a Cádiz, España y de allí, deportados a Italia. Habían fundado 11 colegios en el Río de la Plata, los cinco primeros fueron: Asunción del Paraguay en 1595; Córdoba en 1600; Santiago del Estero en 1607; Buenos Aires en 1608 y Santa Fe en 1610. Salieron del país en medio de la consternación de los indígenas que lloraban a sus “padres”

paolo3_sant_ignazioEn este año 1767 gobernaba Buenos Aires Francisco de Paula Bucarelli y Ursúa, acérrimo enemigo de la órden jesuítica, hizo ocupar los dos colegios de Buenos Aires y encarceló a sus moradores. Durante su gobierno los ingleses se apoderaron de las Islas Malvinas, desembarcando en Puerto Egmont de la Gran Malvina.
La expulsión de los Padres jesuitas representó un desastre para las colonias. Las misiones se disolvieron,. las escuelas menguaron y los hospitales y centros de caridad desaparecieron
Todos los bienes de los jesuitas fueron declarados de propiedad de la Corona y los beneficios que producían estas tierras, que antes percibía el Colegio Máximo de San Ignacio, fueron trasladados en 1768 a favor del Colegio Convictorio y Universidad Pública de San Carlos, más tarde al Real Colegio de San Carlos, fundado por el Virrey Vértiz en 1783, luego, al Colegio Seminario en 1813, hasta llegar al Colegio Nacional de Buenos Aires en 1863.
En el año 1836, durante el gobierno de Juan Manuel de Rosas, los jesuitas regresaron a la Argentina; pero esto es otra historia.

Xavier Marmier (1809-1892), literato francés, después de recorrer Europa y América publicó alrededor de 50 volúmenes, entre ellos, “Cartas de Sud América”, en tres tomos editados en 1851 en Bruselas, Bélgica. De este original tomó datos el escritor Argentino José Luis Busaniche que publicó en su libro “Buenos Aires y Montevideo en 1850”, donde dice que en este año Marmier visitó Buenos Aires y también la Chacarita, a dos leguas de la ciudad, para conocer lo realizado por los jesuitas y lo escribió:
mission de san ignacio“Los misioneros católicos fueron los primeros civilizadores en este país. La conquista que los gobernadores españoles ensayaron por medio de las armas, cumplieronla los misioneros mediante la dulzura y la persuasión. Con la cruz en la mano y el espíritu de la caridad en el corazón, la palabra de unción en los labios, se adelantaban hasta los indios, ganaban su confianza y poco a poco los inclinaban a los principios de la humanidad, acostumbrándolos también al orden y al trabajo. En medio de la tribu salvaje, levantaban una capilla, signo de paz y primer punto de reunión en que se abrigaban bajo el pensamiento de Dios. Cerca de la capilla, no tardaban en aparecer la quinta y sus frutos, el campo labrado con su cosecha, luego la granja y el granero. Los mismos misioneros empuñaban la azada y conducían el arado
.En ambos lados de los Andes y en las orillas del rio de la Plata, los jesuitas fueron los primeros agricultores y los primeros estancieros. Allí donde hacían una fundación, aparecían los gérmenes de la prosperidad. Una política sombría dio lugar a su expulsión de ésta comarca, donde habían dado lecciones de tanta utilidad. La tarea que dejaron inconclusa, no han podido continuarla quienes los prescribieron.

Los filósofos han arreglado muchas y bellas frases sobre la ambición desmesurada de los jesuitas, pero ninguno de estos elocuentes defensores de la libertades humanas ha pensado en trasladarse al desierto para contrabalancear con su enseñanza aquella fatal ambición y hacer, con peligro de la vida, entre las razas salvajes, la propaganda de la razón”.

corrientes - lacrozeLa Compañía de Jesus fue fundada en el año 1537 por San Ignacio de Loyola, cuyo nombre completo era Íñigo de Óñez y Loyola. Este santo, que primero fue militar y después vistió los hábitos, nació en Azpeitía (Guipúzcoa) Villa de España, en el año 1491.

En 1521 resultó herido durante la defensa de Pamplona ante los ataques franceses y, mientras se recuperaba de las lesiones tuvo la oportunidad de leer libros religiosos que lo introdujeron en el mundo espiritual. Luego cursó el seminario y fue ordenado sacerdote en 1538

La órden que hoy nos ocupa fue autorizada por el Papa Paolo III en el año 1540 (Canino 1468 – Roma 1549) y Papa, (1534-1549) . También dirigió la reforma de la Iglesia Católica, elemento sumamente importante para los jesuitas.

San Ignacio falleció en Roma en el año 1556 y fue canonizado por el Papa Gregorio XV en el año 1622; su festividad se conmemora el 31 de julio de cada año. El municipio de Azpeitía, donde el santo nació, fue declarado Patria y Santuario de San Ignacio de Loyola.

Y a propósito de este tema, recordamos que el 13 de marzo del 2013, fue designado Sumo Pomtífice de la Iglesia Católica un jesuita nacido en la Argentina: Cardenal Jorge Mario Bergoglio, que adoptó el nombre de Papa Francisco; es el primer Jesuita Papa, el primer latinoamericano y además, el primero con el nombre de Francisco. De los 266 Papas que marca la historia, San Pedro fue el número uno, entre los años 64-67 de la era cristiana y el penúltimo fue , Benedicto XVI, desde el año 2005 hasta el 2013.

Emilio Zamboni
Gesuiti – 2018

 

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a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri – traduzione: Mariella Morello

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Sig. Emilio Zamboni

Il giorno Venerdì 12 Novembre 2018 è morto all’Ospedale di Civitanova Marche Emilio Zamboni all’età di 90 anni.
Emilio Zamboni era un nostro collaboratore, nonostante l’età avanzata, ed era molto attivo.
Era lui l’incaricato ufficiale di tradurre i nostri articoli in spagnolo, ed abbiamo anche pubblicato diversi suoi lavori di ricerca storica.
Per le traduzioni spiccano la storia del Teatro “Bruno Mugellini” e la vita di San Girio di padre Eugenio Bompadre, per citarne alcuni.
Un suo articolo, in particolare, è stato fondamentale per far conoscere Potenza Picena in Argentina, scritto sia in italiano che in spagnolo, dal titolo molto significativo “Panorama di Potenza Picena”.
Grazie a questa intuizione di Emilio Zamboni, Potenza Picena è stata fatta conoscere in tutta l’Argentina, tra i tantissimi discendenti dei nostri emigrati, ma non solo. Emilio Zamboni per questo motivo deve essere considerato a ragione il più importante “ambasciatore” di Potenza Picena in Argentina.
Questo articolo di Emilio è il più seguito del nostro blog, e ne siamo orgogliosi.
Tantissimi discendenti dei nostri emigrati in Argentina ci lasciano su questo articolo dei post, chiedendo informazioni sui loro parenti a Potenza Picena, atti di battesimo e di nascita, addirittura in alcuni casi l’albero genealogico della loro famiglia. Noi rispondiamo a tutti e siamo felici quando troviamo la documentazione necessaria per far avere loro la cittadinanza italiana, nei casi in cui ne hanno legittimamente diritto. Quando vengono in Italia, passando per Potenza Picena ci cercano ed Emilio è stato sempre disponibile a farci da traduttore.

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Manifestazione Bicentenario indipendenza argentina 9 luglio 2016. Foto di Enzo Romagnoli.

Ma chi era Emilio Zamboni? Emilio Zamboni era nato il giorno 11/12/1928 a General Villegas (prov. di Buenos Aires), in Argentina, da Gerardo e da Fernandez Victoria, e la sua famiglia era di origine veneta. Aveva un altro fratello, Carlos Montero, musicista morto in Spagna il giorno 4/5/2016, che è stato anche a Potenza Picena per un concerto presso la sede degli Amici della Musica il giorno 3/10/2015.
Emilio Zamboni il giorno 27/7/2008 si è sposato con la sig.ra Gabriela Bitocchi, originaria di Recanati, e nel 1997 sono venuti in Italia e si sono stabiliti a Potenza Picena, dove si trovano dei parenti della moglie, la famiglia Moschini.
Emilio Zamboni era un grandissimo appassionato di musica ed un esperto di tango argentino (faceva parte dell’Associazione Amici del Tango di Buenos Aires, collaborando con le sue ricerche storiche); era socio e membro del Direttivo dell’Associazione Amici della Musica “Arturo e Flavio Clementoni” di Potenza Picena.
Emilio faceva parte, insieme alla moglie Gabriela, del Comitato “Piramide Mayo” di Potenza Picena che in questi ultimi anni si è distinto nella organizzazione di molte manifestazioni legate all’Argentina, come il Bicentenario dall’inizio dei moti per l’Indipendenza Argentina nel 2010, il Bicentenario dell’Indipendenza Argentina nel 2016 ed i 50 anni dell’inaugurazione della Piramide de Mayo di Largo Leopardi nel 2017.
Quando in Comune venivano ricevuti i tanti nostri discendenti degli emigrati che provenivano dall’Argentina, Emilio era sempre molto disponibile ad essere presente e a fare da traduttore.

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Emilio Zamboni espone la cronistoria dell’Indipendenza argentina. Manifestazione Bicentenario indipendenza argentina 9 luglio 2016. Foto di Enzo Romagnoli.

La sua morte ci ha molto addolorati ed Emilio ci mancherà sicuramente. Comunque porteremo avanti il nostro lavoro certi che lui ci seguirà dal cielo e cercheremo di far conoscere a tutti i nostri affezionati lettori quei lavori di ricerca storica di Emilio non ancora pubblicati sul nostro blog.
Questo articolo viene anche pubblicato in spagnolo per facilitare la lettura del testo da parte di tutti coloro che ci seguono dall’Argentina e che hanno avuto modo di conoscere Emilio e di apprezzarlo.

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Dedicado a Emilio Zamboni, nuestro colaborador y amigo, “embajador” de Potenza Picena en Argentina.

El 12 de Noviembre del 2018 falleció en el Hospital de Civitanova Marche EMILIO ZAMBONI a la edad de 90 anos.
Era un nuestro colaborador muy activo a pesar de su avanzada edad. Era el encargado oficial de traducir nuestros artìculos en castellano y gracias a ello hemos podido publicar varios de sus trabajos de investigación histórica.
De sus multiples traducciones se destacan la historia del Teatro Bruno Mugellini y la vida de San Girio de Padre Eugenio Bompadre.
Un articulo suyo en particular ha sido fundamental para hacer conocer Potenza Picena en Argentina, escrito ya sea en italiano, como en castellano, cuyo titulo muy significativo fue: PANORAMA DE POTENZA PICENA.
Gracias a este trabajo de Emilio Zamboni, Potenza Picena ha sido conocida en toda la Argentina, entre los muchos descendientes de nuestros inmigrantes, por tal motivo y siendo él mismo un descendiente de inmigrantes, debe ser considerado y con razon el más importante representante de Potenza Picena en Argentina.
Este articulo es el más seguido de nuestro blog y por ello estamos muy orgullosos.
Muchos descendientes de nuestros inmigrantes en Argentina, dejan comentarios sobre este articulo pidiendo información sobre sus propios parientes en Potenza Picena, como certificados de Nacimiento de Bautismo y además algunos casos el arbol genealogico de sus familias.
Nosotros contestamos a todos y nos sentimos satisfechos cuando encontramos la documentación necesaria para que puedan obtener asì la ciudadania italiana en los casos de legitimo derecho. Cuando vienen a Italia ,pasando por Potenza Picena, nos buscan y ha sido siempre EMILIO con su increible disponilidad a hacer de intérprete.
Pero quien era Emilio Zamboni?
Nacido el 11 de Diciembre de 1928 en General Villegas, Provincia de Buenos Aires, Argentina Hijo de Gerardo Zamboni y Victoria Femandez. Su familia era de origen Veneta.
Tenia un hermano Carlos Montero músico y compositor fallecido en Espana el 4 Mayo del 2016, estuvo en Potenza Picena para realizar un concierto en la sede de la Asociación Amigos de la Musica el dia 3 de Octubre del 2015.
Emilio Zamboni se unió en matrimonio con la Sra. Gabriella Bitocchi nacida en Recanati, el 27 de Julio del 2008 .
En el ano 1997 vinieron a Italia para establecerse en Potenza Picena, donde hay parientes de su esposa, la familia Moschini.
Emilio Zamboni era un grande apasionado de música y un experto del tango argentino, y formò parte por mucho tiempo de la Asociacion Amigos del Tango donde colaboró con sus investigaciones històricas,Tambien fue socio y miembro del Consejo Directivo de la Asociacion Amigos de la Música de Potenza Picena.
También junto a su esposa formaba parte del comité “Pirámide de Mayo de Potenza Picena, institución que en estos ultimos anos se ha distinguido por organizar muchas manifestaciones ligadas a la Argentina, como por ejemplo el Bicentenario de la Revolución de Mayo en el 2010 y el Bicentenario de la Independencia Politica en el 2016 y el 50 aniversario de la inauguración de la réplica de la Piramide de Mayo instalada en el Largo Leopardi en el 2017.
Cuando en la Municipalidad se recibian los descendientes de nuestros inmigrantes , que venian de Argentina, Emilio estaba siempre presente con su disponibilidad para hacer de intérprete. Su fallecimiento nos ha dejado muy dolidos y seguramente sentiremos su ausencia, de todos modos seguiremos adelante con nuestra tarea, seguros que él desde el cielo seguirà acompanandonos y trataremos de hacer conocer a todos nuestros afeccionados lectores, aquellos trabajos de investigación histórica no publicados aun en nuestro blog.
Este articulo ha sido publicado en castellano para facilitar la lectura del texto a todos quello que nos siguen en Argentina y que han tenido modo de conocer a Emilio y apreciar sus cualidades.

Traducion par Mariella Morello

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di Emilio Zamboni
image2Fin dalla più tenera età suonava la chitarra seguendo le orme del padre e dei fratelli. Più tardi prese lezioni private da un maestro e, successivamente, si iscrisse al Conservatorio Nazionale di Musica ed Arte Scenica “Carlos Lopez Bouchardo” di Buenos Aires.
Fece parte di diversi complessi di musica tradizionale, molto in voga all’epoca. All’età di vent’anni iniziò la sua carriera come solista, suonando in alcune emittenti radio della Capitale Federale, di Azul, provincia di Buenos Aires e nei Centri Culturali di tutto il Paese. Nel 1960 lo chiamò il virtuoso di armonica Hugo Diaz e con lui, dopo aver inciso a Buenos Aires un disco long playing per la TK, intraprese una lunga tournée attraverso il continente europeo. Terminato il giro, decise di fermarsi in Europa, precisamente a Madrid, in Spagna, dove fissò la sua residenza dall’anno 1963 fino al 2015.
In tutto questo periodo ebbe l’opportunità di svolgere un’intensa attività artistica, ottenendo premi sia come interprete che come compositore. Una delle sue opere fu incisa da Eduardo Falù. Inoltre realizzò arrangiamenti orchestrali per Luis Eduardo Aute, Alberto Cortez, Mari Trini, Patxi Andión, Maya, Adolfo Cedrán, Pablo Guerrero e molti altri ancora.
Come solista incise vari dischi LP e Compact Disc, con notevole successo. Diffuse la nostra musica, specialmente il tango, in Germania, Belgio, Olanda e in tutta la Spagna, comprese le isole Baleari e le Canarie.
Compì anche varie tournée, accompagnando con la sua chitarra artisti internazionali di grande livello, come Sarita Montiel, Luis Aguilé, Carlos Acuña e Mari Carmen Mulet.
Nel 1990 fu insignito del premio “Gardel d’Oro”, conferitogli dal Centro Culturale Argentino del Tango di Buenos Aires e inoltre, condusse un programma alla Radio Nazionale di Spagna intitolato “La Noche que me Quieras”.

image5DISCOGRAFÍA DI CARLOS MONTERO

  • *De la Huella – 1971
  • *De las Raices – 1973
  • *Tangos a mi Manera – 1973
  • *De allá lejos y este Tiempo – 1976
  • *Y Sigo con los Tangos – 1987
  • *Con el Tango en el Bolsillo – 1989
  • *Perfil de Tango – 1990
  • *Tangos a mi Manera II – 1990
  • *Naturalmente, tangos – 2001
  • *Tangos para Recordar – Canarias
  • *Tangolatría – 2008
  • *Tango a Modo Mio – 2016
  • *Lo Mejor de Carlos Montero
  • *Grandes Exitos-Varios
  • *Antología del Tango

In tutto Montero ha inciso novantatre tanghi. Inoltre, realizzò altre incisioni personali, come ad esempio: “16 sonetos cantados”.

Nel 2015 lo abbiamo potuto ascoltare presso l’Associazione “Amici della Musica Arturo e Flavio Clementoni” di Potenza Picena, dove si è esibito con la sua nuova modalità di canto ed accompagnamento. In quell’occasione ci promise di tornare nel 2016, ma il destino non lo ha consentito.

Riportiamo alcune note pubblicate in Spagna il giorno della sua morte, 4 maggio del 2016.

“In virtù di una lunga e importante carriera professionale ed artistica, Carlos Montero è considerato uno dei migliori musicisti (chitarrista-arrangiatore) contemporanei”.

“La critica riconosce la sua voce coinvolgente e profonda, con un repertorio che rappresenta un vero tesoro”.

“Carlos Fernando Luchini, critico musicale, e una delle massime autorità mondiali nel campo della musica popolare, ha detto: “Grandioso cantante” “Meraviglioso amico” “Non mi stanco di ripeterlo” “ Non è giusto che muoiano persone così buone, generose, oneste e tanto creative”.

“Manuel Gonzalez Ortega, direttore di Mestisay così si esprime: “Oggi è morto, a Madrid, Carlos Montero. Ci lascia la sua musica e il ricordo della sua umana generosità”. “Buon viaggio Carlos”.

Traduzione a cura di Gianfranco Morgoni

pdficon_large montero carlos – Programma di sala del concerto “Tango a modo mio” del 3/10/2015 per Amici della Musica di Potenza Picena

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Recordando CARLOS MONTERO

por Emilio Zamboni

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Carlos Montero con la sua chitarra a 8 corde

Desde temprana edad ejecutó la guitarra siguiendo los pasos de su padre y hermanos. Más tarde cursó estudios con un profesor particular y luego, se recibió en el Conservatorio Nacional de Música y Arte Escénico “Carlos Lopez Bouchardo” de Buenos Aires.
Integró diversos conjuntos folklóricos, muy de moda en la época. A los veinte años comenzó su carrera como solista, actuando en emisoras de la Capital Federal, de Azul, Provincia de Buenos Aires y en Centros Culturales de todo el país. En el año 1960 lo convocó el virtuoso de la armónica Hugo Diaz y con él, luego de grabar en Buenos Aires un disco de larga duración, T K, realizaron una extensa gira por el continente europeo. Finalizado el ciclo decidió quedarse en Europa, concretamente en Madrid, España, donde residió desde el año 1963 hasta el 2016.
Tuvo la oportunidad de desarrollar sus ccondiciones artísticas en ese medio, obteniendo premios como intérprete y compositor. Una de sus obras fue grabada por Eduardo Falù. Además realizó arreglos orquestales para Luis Eduardo Aute, Alberto Cortez, Mari Trini, Patxi Andión, Maya, Adolfo Cedrán, Pablo Guerrero y muchos otros.
Como solista grabó varios discos L.P y Compact Disc, con notable éxito. Difundió nuestra música, especialmente el tango, en Alemania, Bélgica, Holanda y toda España, incluyendo Islas Baleares y Canarias.
También realizó giras artísticas, acompañando con su guitarra a figuras internacionales como Sarita Montiel, Luis Aguilé, Carlos Acuña y Mari Carmen Mulet.
En 1990 fue galardonado con el premio “Gardel de Oro”, otorgado por el Centro Cultural Argentino de Tango de Buenos Aires y además, condujo un programa en la Radio Nacional de España titulado “La Noche que me Quieras”.

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Ritratto di Montero. Opera dell’artista Spagnolo Luis Eduardo Aute – 1973

DISCOGRAFÍA DE CARLOS MONTERO

  • *De la Huella – 1971
  • *De las Raices – 1973
  • *Tangos a mi Manera – 1973
  • *De allá lejos y este Tiempo – 1976
  • *Y Sigo con los Tangos – 1987
  • *Con el Tango en el Bolsillo – 1989
  • *Perfil de Tango – 1990
  • *Tangos a mi Manera II – 1990
  • *Naturalmente, tangos – 2001
  • *Tangos para Recordar – Canarias
  • *Tangolatría – 2008
  • *Tango a Modo Mio – 2016
  • *Lo Mejor de Carlos Montero
  • *Grandes Exitos-Varios
  • *Antología del Tango

El total de tangos grabados por Montero suman noventa y tres. Además, realizó otras grabaciones personales como por ejemplo: 16 sonetos cantados.

En el año 2015 pudimos apreciarlo en la “Associazione Amici Della Musica Arturo e Flavio Clementoni” de Potenza Picena, con su nueva modalidad de canto y acompañamiento. Nos prometió volver en 2016, pero el destino así no lo quiso.

Transcribimos algunos comentarios realizados en España el día de su muerte, cuatro de mayo de 2016.

“Con una larga e importante carrera profesional y artística, Carlos Montero es considerado uno de los mejores músicos (guitarrista-arreglador) contemporaneo”

“La crítica distingue su voz conmoviente y profunda, con un repertorio que es un verdadero tesoro”.

“Carlos Fernando Luchini, crítico musical, es uno de las maximas autoridades mundiales en el campo de la música popular dijo: “Grandioso cantante” “Maravilloso amigo” “No me canso de decirlo” “ No es justo que muera gente así buena, generosa, honesta y tan creativa”

“Manuel Gonzalez Ortega, director de Mestisay se manifesta: “Hoy a muerto en Madrid, Carlos Montero. “Nos queda su música y el recuerdo de su humana generosidad”. “Buen viaje Carlos”.

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1°_DSC2233Si è tenuta presso la Sala “Umberto Boccabianca” di Via Trento la mostra sui 50 anni dell’inaugurazione della Piramide de Mayo di Largo Leopardi a Potenza Picena, organizzata dal “Comitato Piramide de Mayo”. Il monumento, simbolo dell’Indipendenza argentina e testimonianza della nostra emigrazione in questa terra del Sud America, è stato inaugurato solennemente il giorno 16 Luglio del 1967.
La mostra raccoglie le foto di tale giornata di inaugurazione, scattate da Bruno Grandinetti, oltre a documenti, articoli di giornale dell’epoca. Presenti le bandiere argentina ed italiana, lo stendardo dell’Associazione locale “Dagli Appennini alle Ande”. Sono state esposte inoltre opere d’arte di artisti vissuti in Argentina ma che sono nati a Potenza Picena, come Giuseppe Domenichini e Mario Percossi, quest’ultimo autore anche della statua della Libertà che sormonta il monumento, oppure i cui discendenti sono della nostra città, come Luis Dottori.
Esposta anche la maglietta n° 32 dei Newel’s Old Boys di Rosario del calciatore Ignacio Martin Scocco, il cui bisnonno era di Potenza Picena. Nella maglietta esposta la dedica del campione argentino al nostro Comune.
Esposti i manifesti dei Bicentenari dell’inizio dei Moti e della Indipendenza argentina, rispettivamente del 2010 e del 2016, cerimonie che si sono svolte a Potenza Picena. Bellissimo il manifesto con la riproduzione ingrandita della copertina della pubblicazione del 1967, con il disegno della Piramide de Mayo avvolta dalle bandiere argentina ed italiana, opera del prof. Giuseppe Asciutti.
6°_DSC1555La mostra è stata inaugurata il giorno Sabato 8 Luglio 2017 alle ore 18,00 dal Presidente del Consiglio Comunale di Potenza Picena Mirco Braconi e successivamente è anche intervenuto il nostro sindaco Francesco Acquaroli che ha parlato per ricordare l’avvenimento dei 50 anni della nostra Piramide de Mayo. E’ anche intervenuto a nome del Comitato Piramide de Mayo il sig. Emilio Zamboni. Durante l’inaugurazione è stato proiettato il filmato originale del 16 Luglio 1967. La mostra, vista da oltre 150 persone, è proseguita tutti i giorni fino a Domenica 16 Luglio 2017. In pratica dopo 50 anni le celebrazioni si sono svolte nello stesso periodo del 1967.
Gradita la visita della sig.ra Luisarita Staccini di Gabicce a Mare, figlia del maresciallo dei Carabinieri del 1967 a Potenza Picena Luigi Staccini, e quella del nipote del prof. Giuseppe Asciutti, Daniel Moser, discendente di Oreste Asciutti, fratello del Professore, venuto insieme alla sua fidanzata austriaca. Lui vive in Argentina, ma attualmente lavora a Londra, in Inghilterra. Durante tutti i giorni di apertura della mostra, a cura del Comitato Piramide de Mayo, sono state sempre esposte sul monumento di Largo Leopardi le bandierine argentine ed italiane per ricordare a tutti l’avvenimento.
21°_DSC2023Con questa mostra la nostra città ha voluto ricordare degnamente la ricorrenza dei 50 anni dell’inaugurazione della Piramide de Mayo di Largo Leopardi e rendere un doveroso omaggio a tutti coloro che in Argentina, a Buenos Aires in particolare, ed a Potenza Picena hanno contribuito a rendere possibile questa straordinaria impresa della costruzione nella nostra città dell’unica copia che esiste in Europa della Piramide di Plaza de Mayo di Buenos Aires. La stampa locale si è scarsamente occupata dell’avvenimento della mostra e della ricorrenza dei 50 anni dell’inaugurazione della Piramide de Mayo. Soltanto il sito IL Cittadino di Recanati ed il Corriere Adriatico si sono occupati dell’avvenimento. Niente da parte del Resto del Carlino e neppure una riga da parte del nostro Comune, come se la questione non li riguardasse.
23°_DSC2025Ringrazio la dott.ssa Simona Ciasca per aver condiviso con me l’articolo della ricorrenza dei 50 anni dell’inaugurazione della Piramide de Mayo di Largo Leopardi a Potenza Picena, che veniva distribuito durante la mostra ed è stato anche pubblicato sul numero 18 del mese di agosto 2017 della rivista “Lo Specchio magazine” di Porto Recanati diretta da Lino Palanca. Ci si augura almeno qualche riga sul periodico del nostro comune “Filo diretto” di prossima stampa.

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Muestra de los cincuenta años de la inauguración de la Pirámide de Mayo en Largo Leopardi de Potenza Picena

Tradución por Emilio Zamboni

1°_DSC2233Se ha realizado en la Sala “Umberto Boccabianca” de la via Trento, la muestra de los cincuenta años.de la inauguración de la Pirámide de Mayo, 16 de julio de 1967, monumento símbolo de la Independencia Argentina y testimonio de nuestra emigración a esa tierra Sudamericana.
Se han exhibido fotos de aquella jornada, tomadas por Bruno Grandinetti y otros documentos, como ser, artículos de diarios de aquella época, las banderas Argentinas e Italianas, el estandarte de la asociación local “De los Apeninos a los Andes”. También fueron expuestas obras de arte de artistas nacidos en Potenza Picena que viven, o vivieron en Argentina, como Giuseppe Domenichini y Mario Percossi, autor este último de la Estatua de la Libertad que supera al monumento, o bien, los descendientes de nuestra ciudad como Luis Dottori.
También se expuso la camiseta N* 32 correspondiente al Club Newel’s Old Boys de Rosario perteneciente al futbolista Ignacio Martin Scocco, pues su bisabuelo era de Potenza Picena. En la camiseta se podía leer la dedicación del Campeon Argentino a nuestra Comuna.

Se expusieron los manifiestos del inicio de la Revolución de Mayo y de la Independencia Argentina, del 2010 y del 2016 respectivamente, cuya ceremonias se realizaron en Potenza Picena y, un bello manifiesto ampliado de la tapa de la publicación de 1967, con el diseño de la Pirámide de Mayo, envuelta con las banderas Argentina e Italiana, obra del profesor Giuseppe Asciutti.

6°_DSC1555La muestra fue inaugurada el sábado 8 de julio 2017 a la hora 18,00, por el Presidente del Concejo Comunal de Potenza Picena, Mirco Braconi y sucesivamente, también intervino nuestro Sindaco Francesco Acquaroli que habló para recordar los 50 años de nuestra Pirámide de Mayo. También intervino en nombre del Comité Pirámide de Mayo el señor Emilio Zamboni. Durante la inauguración fue proyectado el film original del 16 de julio de 1967
La muestra, vista por 150 personas, prosiguió todo el día hasta el domingo 16 de julio de 2017. Despues de 50 años la celebración se realizo en el mismo período de 1967.

Agradecemos la visita de la señora Luisarita Staccini de Gabice a Mare, hija del Mariscal de los Carabinieros de 1967 en Potenza Picena, Luigi Staccini y la visita del nieto del profesor Giuseppe Asciutti, Daniel Moser, descendiente de Oreste Asciutti, hermano del profesor, arrivado junto a su novia austríaca. El vive en Argentina pero actualmente trabaja en Londres, Inglaterra.

Durante los dias de apertura de la muestra, a cargo del Comité Pirámide de Mayo, fueron expuestas permanentemente las banderas Argentinas e Italianas sobre el monumento del Largo Leopardi, para recordar el avenimiento.

21°_DSC2023Con esta muestra, nuestra ciudad ha recordado dignamente la trayectoria de 50 años de la inauguración de la Pirámide de Mayo del Largo Leopardi y, se rindió un gran homenaje
a todos aquellos que en la Argentina, especialmente en Buenos Aires y en Potenza Picena, han contribuido a hacer posible esta extraordinaria empresa de la construcción en nuestra ciudad, de la única copia que existe en Europa de la Pirámide de Plaza de Mayo en Buenos Aires.

El periodismo local poco se ha ocupado del avenimiento de la muestra y de los 50 años transcurridos de la inauguración de la Pirámide de Mayo, mientras que Il Cittadino de Recanati y el Corriere Adriático hablaron del avenimiento y en cambio, nada del Resto del Carlino y ninguna línea de nuestra Comuna, como si no les importara.

23°_DSC2025Agradezco a la dott.ssa Simona Ciasca por haber compartido conmigo el artículo de los 50 años transcurridos, desde la inauguración de la Pirámide de Mayo en Largo Leopardi de Potenza Picena, que se distribuyó durante la muestra y fue publicado en el número 18 de agosto 2017 en la revista, “Lo Specchio Magazine” del Puerto Recanati, dirigida por Lino Palanca. Esperamos al menos, alguna línea en el periódico de nuestra Comuna “Filo Diretto” en la próxima aparición.

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a cura di Emilio Zamboni

Raffaele Attilio Amedeo Schipa

Raffaele Attilio Amedeo Schipa

Cantante e compositore italiano, nato il 2 di gennaio del 1888 nella città di Lecce, capoluogo della provincia del medesimo nome nella Regione Puglia, che, insieme alle province di Bari, Foggia, Brindisi e Taranto, forma il tallone dello stivale peninsulare italiano.
Il nostro artista fece tredici viaggi nella Repubblica Argentina, dove rappresentò il classico repertorio lirico internazionale ed altro ancora.
Nel suo primo viaggio in Argentina, nell’anno 1913, cantò per la stagione del Teatro Colón nell’opera “La Sonnambula” di Bellini; questo accadeva il 16 giugno; tre giorni dopo cantò l’opera “Mignon” di Thomas, e dopo, il 10 luglio, “La Traviata” di Verdi. Il 31 di agosto nel Teatro Ópera di Rosario tornò a rappresentare l’opera “La Sonnambula”.
Questa intensa attività non gli impedì di comporre un tango di autentico sapore creolo “El Coquetón”, la cui copertina riproduciamo grazie alla gentilezza dello studioso signor Francisco Armentano. Esiste un’incisione non professionale di quest’opera realizzata dalla concertista di pianoforte Signora Silvia Keserbaun.

La maggior parte delle volte cantò al Teatro Colón; tenne anche concerti e recite nei teatri Coliseo e Politeama; alle radio El Mundo, Belgrano y Excelsior; Politeama Argentino de La Plata, Ateneo Popular Esteban Echeverría de San Fernando; nel resto del paese esibì la sua arte cantando nei teatri dell’ Opera e Odeon di Rosario, Rivera Indarte di Córdoba, Odeon e Alberdi di Tucumán, Cóndor di Mendoza e San Rafael.

Per una curiosa coincidenza il nostro paese, Argentina, fu il primo (1913) e l’ultimo (1954) dove Schipa cantò opere fuori d’Italia. In questo ultimo anno svolse un’intensa attività: cantò nell’ Anfiteatro Eva Perón del Parque Centenario, proponendo tre diverse opere in diciotto giorni, due volte ciascuna: Lucia di Lamermoor, il 20 gennaio e il 6 febbraio 1954; Elisir d’Amore, il 24 gennaio e il 2 febbraio; La Traviata il 29 e il 31 di gennaio. Dopo furono tutti recital: nella Penitenciaría Nacional il 13 febbraio del 1954; il 18 febbraio dello stesso anno riunì 100.000 persone nelle Avenidas 9 de Julio e Belgrano, accompagnato dall’Orchestra Municipale. Il 13 marzo cantò nel 1º Festival Internazionale di Cinematografia che si tenne nella Rambla di Mar del Plata, all’aperto e, di seguito, concluse i suoi recital nel Teatro Colón, a San Rafael, Mendoza, San Juan e Tucumán.

Questo singolare artista amò il nostro paese e la nostra musica, specialmente il tango; non solamente lo cantò, ma compose anche dei tanghi. Riportiamo una frase tratta da uno dei suoi dischi pubblicati in Argentina. Sulla copertina si dice:
«Tito Schipa cessò di esser straniero nello stesso istante che calpestò la nostra terra, poco bastò per ambientarsi e percepire così il tango nella sua essenza primordiale, e immediatamente si sentì coinvolto dall’ispirazione dei suoi creatori.»
Un altro tango di sua composizione chiamato “El Gaucho” lo incise a New York l’11 settembre del 1928 e, nell’anno 1932, nella sua partecipazione come attore al film “Tres Hombres en Frac”, torna a ricordarsi del tango e compone e canta “Esperanza”. Inoltre compose i seguenti tanghi: “Ojos lindos y mentirosos”, 1921, “El Pampero”, 1937, “Surriento”, 1953.

cop-spartito-el-coqueton-tito-schipa-1913-coll-ing-gianni-carluccio-copyright

Il primo tango“El Coquetòn”1913

Durante le visite che Tito Schipa fece nel nostro paese, negli anni 1930, 1931 e 1934, oltre a svolgere intense stagioni liriche, lasciò incisi sei tanghi classici che furono accolti con favore dal pubblico degli appassionati: “La Cumparsita”, “Confesión”, “Dónde estás corazón”, “Tinieblas”, “Dímelo al oído” e “Vida mía”. Inoltre incise, nel 1931, un’aria dell’opera “El Matrero” di Felipe Boero. Queste incisioni, registrate presso la R.C.A.-Victor furono accompagnate dalla Típica Victor e le orchestre di Francisco Lomuto e Osvaldo Fresedo.
In un catalogo apparso nel 1931 troviamo una nota sull’artista, che riportiamo testualmente, ritenendo che il giudizio artistico dei suoi contemporanei rappresenti un degno epilogo per chiudere queste note:
«Tito Schipa è senza dubbio il tenore più popolare in tutta l’América Latina, e i suoi dischi, cantati in castigliano, figurano tra quelli prediletti da ogni categoria di pubblico, grazie alla sua chiara dizione e alla fedele interpretazione che egli sa dare alle romanze popolari.»
Raffaele Attilio Amedeo Schipa morì a New York il 16 dicembre del 1965, lasciandoci la sua arte incomparabile nella sua doppia condizione di interprete di musica universale e nazionale.

Traduzione: Gianfranco Morgoni


 TITO SCHIPA Y EL TANGO

editado por Emilio Zamboni

schipaRaffaele Attilio Amedeo Schipa (Tito Schipa), cantante y compositor italiano, nacido el 2 de enero de 1888 en la ciudad de Lecce, capital de la provincia del mismo nombre en la Región de Puglia que, junto a las provincias de Bari, Barletta- Andria-Trani, Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto, forman el talón de la bota peninsular.
Nuestro artista realizó trece viajes a la República Argentina, donde representó el clásico repertorio lírico internacional y algo más.
En su primer viaje a la Argentina, año 1913, cantó en la temporada del Teatro Colón ofreciendo la ópera La Sonámbula de Bellini, esto ocurrió el 16 de junio; tres días más tarde cantó la ópera Mignon de Thomas, y luego, el 10 de julio, La Traviata de Verdi. El 31 de agosto en el Teatro Ópera de Rosario volvió a representar la ópera La Sonámbula.

Esta intensa actividad no le impidió componer un tango con auténtico sabor criollo “El Coquetón”, cuya carátula reproducimos gracias a la gentileza del estudioso señor. Francisco Armentano. Existe una grabación no profesional de esta obra realizada por la concertista de piano Sra. Silvia Keserbaun
La mayor parte de las veces actuó en el Teatro Colón; también lo hizo en los teatros Coliseo y Politeama; radios El Mundo, Belgrano y Excelsior; Politeama Argentino de La Plata; Ateneo Popular Esteban Echeverría de San Fernando; en el interior del país desarrolló su arte actuando en los teatros de la Ópera y Odeón de Rosario; Rivera Indarte de Córdoba; Odeón y Alberdi de Tucumán; Cóndor de Mendoza y San Rafael.

Por rara coincidencia nuestro país fue el primero (1913) y el último (1954) donde Schipa cantó óperas fuera de Italia. En este último año desarrolló una intensa actividad: actuó en el Anfiteatro Eva Perón del Parque Centenario, ofreciendo tres óperas distintas en dieciocho días, dos veces cada una: Lucia de Lamermoor, el 20 de enero y el 6 de febrero de 1954; Elixir de Amor, el 24 de enero y el 2 de febrero; La Traviata el 29 y el 31 de enero. Luego fueron todos recitales: en la Penitenciaría Nacional el 13 de febrero de 1954; el 18 de febrero de ese mismo año reunió 100.000 personas en las avenidas 9 de Julio y Belgrano, acompañado por la Orquesta Municipal. El 13 de marzo actuó en el 1º Festival Internacional de Cinematografía que se llevó a cabo en la Rambla de Mar del Plata, al aire libre y a continuación, concluyó sus recitales en el Teatro Colón, en San Rafael, Mendoza, San Juan y Tucumán.

Este singular artista amó a nuestro país y a nuestra música, especialmente al tango; no solamente lo cantó, además compuso tangos. Reproducimos una frase tomada de uno de sus discos editados en la Argentina. En la caja dice:

«Tito Schipa dejó de ser extranjero en el mismo instante que pisó nuestra tierra y, poco necesitó para acriollarse y así sentir el tango tal como este había sido concebido e inmediatamente se sintió hechizado por la inspiración de sus creadores.»

cop-spartito-el-coqueton-tito-schipa-1913-coll-ing-gianni-carluccio-copyrightAdemás del tango “El Coquetón” que compuso, realizó otras composiciones, por ejemplo: “El Gaucho” tango que grabó en Nueva York el 11 de setiembre de 1928 y, en el año 1932, en su incursión como actor de cine en el Film “Tres Hombres en Frac”, vuelve a recordar el tango y compone y canta el tango: “Esperanza”. También compone los tangos “Ojos lindos y mentirosos”, en 1921, “EPampero”, en 1937 y “Surriento” en 1953.
En las visitas que realizó Schipa a nuestro país, años 1930,1931 y1934, además de desarrollar intensas temporadas líricas, dejo grabados seis tangos clásicos que fueron aceptados con beneplácito por la grey tanguera: “La Cumparsita”, “Confesión”, “Dónde estás corazón”, “Tinieblas”, “Dímelo al oído” y “Vida mía”. También grabó, en 1931, un aria de la ópera El Matrero de Felipe Boero. Estas grabaciones registradas en la R.C.A.-Victor fueron acompañadas por la Típica Victor y las orquestas de Francisco Lomuto y Osvaldo Fresedo.
En un catálogo aparecido en el año 1931 encontramos un comentario sobre el artista, y lo transcribimos, considerando que el juicio artístico de sus contemporáneos es un digno broche para cerrar esta nota:
Tito Schipa es sin duda el tenor más popular en toda América Latina, y sus discos, cantados en castellano, figuran entre los predilectos de todos los públicos debido a su clara dicción y a la fiel interpretación que sabe dar a las romanzas populares.»
Raffaele Attilio Amadeo Schipa falleció en Nueva York el 16 de diciembre de 1965, dejándonos su arte incomparable en su doble condición de intérprete de música universal y nacional.

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Carlos Montero durante il Concerto a Potenza Picena il 3 ottobre 2015. Foto Luigi Anzalone.

Carlos Montero, cantante e chitarrista argentino, stabilito in Spagna dagli anni 70, è mancato il 4 maggio a Madrid. Era nato a Buenos Aires il 12 agosto 1938.
Con una lunga e importante carriera professionale e artistica, Carlos Montero è considerato uno dei migliori musicisti (chitarrista, arrangiatore) contemporanei.
La sua opera si caratterizza per una squisita selezione di testi e musica, dove impera la qualità e il suo particolare stile per l’interpretazione: tranquillo, intimo e sussurrante nella forma del canto.
Carlos Fernando Lucini, critico musicale e una delle massime autorità mondiali nel campo della musica popolare ha detto: “Grandioso cantante!” “Meraviglioso amico!” “Non mi stanco di dirlo!” “Non è giusto che muoia gente cosi buona, generosa, onesta, tanto creativa !“
Su Facebook, Manuel Gonzalez Ortega, direttore di Mestisay Si esprime: “Oggi è morto a Madrid, Carlos Montero”. “Ci resta la sua musica e il ricordo della sua umana generosità”. “Buon viaggio Carlos”.
La critica distingue la sua voce commovente e profonda, con un repertorio che è un vero tesoro.

Traduzione Emilio Zamboni
Articolo tratto da: San Borondón – Notizie

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Emilio Zamboni

Carlos Montero (il suo vero nome era Juan Carlos Zamboni) era il fratello minore del nostro amico e collaboratore Emilio Zamboni.
Nel 2015, il giorno 3 ottobre, Carlos Montero si era esibito per la prima volta a Potenza Picena presso la sede degli Amici della Musica di Corso Vittorio Emanuele II con un concerto dal titolo “Tango a modo mio”.
La scomparsa di Carlos Montero ci priva della possibilità di poterlo riascoltare una seconda volta nella nostra città, concerto che era stato programmato per il 2016.
Siamo vicini al nostro amico Emilio Zamboni in questo triste momento, esprimiamo le nostre condoglianze sincere e gli dedichiamo questo articolo a ricordo di suo fratello, un grande musicista argentino.

pdficon_largemontero carlos.pdf – programma di sala del concerto tenuto il 3-10-2015

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