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Locandina della mostra


A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Una delle feste più tradizionali ed originali che si svolgevano a Potenza Picena nel passato è stata sicuramente la Sagra dei piselli, manifestazio­ne che si è tenuta per sei anni consecutivi dal 1959 al 1964, la prima do­menica di Maggio in un solo giorno, organizzata dalla Pro Potenza Picena, dal Comune di Potenza Picena, dal dopolavoro Enal e dell’Ente Provinciale per il Turismo.

Era l’occasione per celebrare uno dei prodotti più importanti del nostro territorio, appunto il pisello nostrale rampicante (pisum sativum), che veniva coltivato particolarmente in grandi estensioni di terreno collinare nelle loca­lità di Montecanepino, Mortolo, Monte Maggio, Monte Cucco, S. Paterniano e Castelletta.

Potenza Picena, insieme ai comuni di Fermo, Civitanova, S. Elpidio a Mare, Porto S. Giorgio, Altidona, Lapedona, Pedaso, Campofilone, Massignano, Grottammare e S. Benedetto del Tronto, era uno dei maggiori produttori marchigiani di piselli.

Il pisello nelle nostre campagne era coltivato in particolare nei territori rivolti a Sud, dove c’erano terreni leggeri, sabbiosi, brecciosi, che si riscaldavano presto, riparati dai venti.

I piselli che si coltivavano a Potenza Picena avevano acini molto piccoli, dolci, adatti alla alimentazione umana.

La Pro Potenza Picena (l’attuale Pro-Loco) nel 1959, Presidente il M° Ed­gardo Latini, credo unica in tutta le Marche, insieme al Comune di Potenza Picena, guidato dal Sindaco Prof. Lionello Bianchini, ebbe l’intuizione di organiz­zare una Sagra per celebrare questo prodotto squisito della nostra terra, con sfilata di carri, la presenza dei nostri tradizionali birocci trainati da buoi, l’intervento di gruppi folcloristici marchigiani, gare di saltarello, elezione di miss Primavera e miss “pisellina”. Inoltre negli stand allestiti in Piazza Matteotti venivano anche offerti i piselli cotti con la barbaglia, in porchetta e pancetta. Non potevano man­care naturalmente i vini locali offerti dalla Cantina dei Colli Potentini (l’attuale Cantina Montesanto).

Locandina della III edizione delle sagra dei piselli 1961

II Fotoclub di Potenza Picena, all’epoca diretto dal Presidente Enzo Romagnoli, ha restaurato le foto di Bruno Grandinetti riguardanti le sei edizioni della Sagra dei piselli ed ha allestito una bellissima mostra che si doveva svolgere presso il Pincio, ma che per motivi tecnici è stata spostata presso i locali della Sala “Umberto Boccabianca” in Via Trento n° 1, e si è tenuta nei giorni 3-4-5 Agosto 2012, riscuotendo un grande successo di pubblico. Sono state esposte n° 43 foto delle sei edizioni dal 1959 al 1964. Per consentire a tutti i cittadini che non hanno avuto la possibilità di vi­sitare la mostra e a coloro che vivono lontani da Potenza Picena, ma man­tengono forti legami con la loro città di origine, il Fotoclub di Potenza Picena ci ha consentito di pubblicare in esclusiva sul nostro blog tutte le immagini esposte nella mostra.

In questo modo anche chi vive lontano da Potenza Picena potrà godersi la bellezza di queste straordinarie immagini di Bruno Grandinetti.

Stornello dedicato alla Sagra dei Piselli di Potenza Picena

Potenza Picena, Sagra dei Piselli (1959-1964) foto Archivio Storico Comunale della Fototeca “Bruno Grandinetti”. Restauro effettuato dal Fotoclub di Potenza Picena, custode e responsabile della struttura www.fcpp.it

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Bruno Grandinetti - Fototeca Comunale "B. Grandinetti"Proseguendo l’attività della Fototeca, il giorno 25 giugno 2016 alle ore 18,00 è stata inaugurata la quarta edizione della mostra fotografica “Come eravamo”, quest’anno incentrata sull’anno 1955. Sono state esposte nel contesto dei suggestivi locali della Sala “Umberto Boccabianca” di Via Trento n. 53 foto scansionate da Caterina Grandinetti, figlia di Bruno, e restaurate da Enzo Romagnoli.
La mostra è proseguita fino al giorno 10 luglio 2016. È stata inaugurata alla presenza del Presidente del Consiglio Comunale Mirco Braconi, di Enzo Romagnoli, delle Sig.re Bruna Simonetti e Caterina Grandinetti, moglie e figlia di Bruno Grandinetti.
Ancora una volta dall’immenso archivio di Bruno Grandinetti sono usciti 53 capolavori fotografici che documentano un’epoca di Potenza Picena, i suoi personaggi, i costumi della nostra comunità. Nelle foto tornano di nuovo, come l’anno scorso, personaggi come Alberto Rosciani, futuro imprenditore nel campo dell’abbigliamento femminile che nel 1962, insieme al socio Gino Cameranesi e successivamente con la moglie Giuseppina “Juska” Fioranelli, riuscirà a far nascere una delle più importanti realtà produttive nel campo dell’abbigliamento, la Rogin Fashion.
Troviamo inoltre in una foto molto bella e significativa dei ragazzi che suonano insieme delle piccole fisarmoniche, modello “Pinocchio” della ditta locale “La Fisarmonica” di Egisto Bontempi. Tra di loro l’attuale presidente della Banda Cittadina di Potenza Picena Mario Romagnoli.
005_1955_giugno_foglio_10La ditta “La Fisarmonica” aveva iniziato la sua attività a Potenza Picena nel 1937, proveniente da Castelfidardo e nel corso degli anni si è molto sviluppata, arrivando con il figlio di Egisto, l’Ing. Paolo Bontempi, a diventare il leader mondiale nel settore degli strumenti musicali giocattolo.
Proviamo di nuovo in questa mostra, come la precedente, le foto di Mario e Roberto Carlocchia, oltre quella della piccola Antonella Mazzarella in braccio alla mamma Sig.ra Giovannella Maggini Mazzarella.
Mario con il fratello Roberto poi con la moglie Antonella fonderanno la Ditta MAP, leader nel campo pubblicitario a livello nazionale. In un’altra foto troviamo insieme i fratelli Borroni, Antonio, Giuseppe e Mario, oltre alla Sig.ra Lina Sabbatini, moglie di Antonio. Questi tre personaggi porteranno avanti diverse attività economiche nella nostra città come il forno, il supermercato, lo snack-bar, l’albergo centrale, un ristorante.
Per quanto riguarda il forno, avviato dal capostipite Ulderico Borroni, questa attività prosegue con grande successo portata avanti oggi dai nipoti di Antonio, Matteo, Andrea ed Eva Borroni, e nel 2019 festeggeranno i 100 anni.
In questa mostra spicca la foto di un giovane Mario Zucchini al mare, dove fa bella figura con il suo fisico statuario. Mario è stato un grande campione di calcio ed ha giocato in serie B con l’Anconitana. Finalmente in questa mostra troviamo delle foto dove è anche presente uno degli artefici di questa iniziativa, Enzo Romagnoli.
036_1955_maggio_foglio_4Molti ragazzi che troviamo in alcune delle foto esposte, negli anni successivi emigreranno in massa come muratori e non solo a Parigi, come Luigi e Gerardo Rinaldelli, Valeriano Simonacci, Benito Giri, Giavanni Patacconi, Giri Santino, Antonio Giannini e Pietro Giannini, tanto per fare alcuni nomi. Alcuni di loro ritorneranno a Potenza Picena.
Anche tre matrimoni delle famiglie di Potenza Picena fanno bella figura in questa mostra, quello di Luigi Scataglini e Maria Cutini, di Luigi Riccobelli e Amelia Pepa ed Isidori Giuseppe con Ruffini Ida. Grazie all’impegno di Caterina Grandinetti e di Enzo Romagnoli ancora una volta i cittadini di Potenza Picena hanno avuto la possibilità di poter ammirare questi 53 capolavori fotografici di Bruno Grandinetti e la partecipazione di oltre 200 persone ne è stata la testimonianza del successo dell’iniziativa, che ci si augura possa continuare in futuro con altri importanti recuperi.

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Araldo Polidori

Araldo Polidori

Il giorno 23 dicembre 1916 nasceva a Potenza Picena in C.da Via Piana, n. 356 Araldo Polidori, il fotografo che ha documentato con le sue immagini la realtà ed i personaggi di Porto Potenza Picena e non solo.
Araldo era figlio di Rocco, operaio presso la Società Ceramica Adriatica e di Pavoni Regina, casalinga di Porto Potenza Picena. Suo padre Rocco era venuto a Porto Potenza Picena proveniente dall’Abruzzo, da Tollo, in provincia di Chieti. Araldo Aveva un altro fratello, Romeo, più grande di lui e di mestiere calzolaio e 3 sorelle, Ottavia, Sigismonda ed Agata.
Prima di fare il fotografo come professione, Araldo Polidori svolgeva il lavoro di calzolaio, insieme al fratello Romeo. Solo nel 1950 inizia come collaboratore fotografico per il Messaggero di Roma. Araldo “opera a Porto Potenza Picena, ma anche a Montelupone e paesi limitrofi come Loro Piceno, Petriolo, Mogliano che raggiunge negli anni 50 e 60 in bicicletta, rimanendo fuori anche più giorni.” “La vita quotidiana portopotentina viene immortalata ininterrottamente fino a pochi anni dalla sua morte. Classica è la vespa con cui correva ad immortalare qualsiasi avvenimento, dal ciuchino con il bambino e il suo pallone, ai villeggianti in riva al mare.”
Il giorno 30 settembre 1945 a Fossombrone si sposa con la Signora Giuseppina Tinti e dal loro matrimonio nasceranno Claudia ed Albadea. Muore a Civitanova Marche il giorno 30 gennaio 2009. Nel 2011 le figlie Claudia ed Albadea donano alla fototeca comunale “Bruno Grandinetti” di Potenza Picena tutto il materiale fotografico del loro padre Araldo, formato da quasi 600.000 negativi, costituendo nel contesto della nostra fototeca il fondo “Araldo Polidori”.

Rocco Polidori padre di Araldo

Rocco Polidori

Dall’anno 2013, a luglio, a Porto Potenza Picena, organizzata dalla Fototeca Comunale e dalla locale Pro-Loco vengono esposte una serie di foto di Araldo Polidori, “uno sguardo al passato”, recuperate e restaurate da Enzo Romagnoli che riscuotono un grande successo di pubblico.
Le foto vengono esposte lungo la traversa Torresi nel centro di Porto Potenza Picena.

 

Notizie tratte dalla nota biografica della Fototeca Comunale “Bruno Grandinetti” di Potenza Picena.

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La Maddalena ai piedi della croce – sec. XVIII Pietro Tedeschi (opera firmata) foto luigi anzalone

La scelta di riportare all’interno dei locali dell’Auditorium “Ferdinando Scarfiotti”, nella ex-chiesa di Sant’Agostino, tutte le sei pale d’altare, ricollocandole al loro originario posto dove sono state per oltre 2 secoli, è stata molto importante ed appropriata.
Dal 27 settembre del 1980 queste opere d’arte si trovavano all’interno dei locali di via Trento dove quel giorno è stata inaugurata la Pinacoteca (insieme alla Biblioteca Comunale), poi successivamente intitolata al pittore Benedetto Biancolini che ha lavorato a Monte Santo, anche se nativo di Ascoli Piceno.
Le sei pale d’altare, di dimensioni notevoli (cm 340×180) erano state collocate all’interno di piccole stanze ed il visitatore era costretto ad ammirarle ad una distanza di pochi metri. Troppo vicine ed in questo modo si perdeva sicuramente molto del fascino e della loro bellezza.
Queste pale d’altare sono nate per essere posizionate negli altari laterali ed in quello centrale della Chiesa di Sant’Agostino e solo in questo naturale contesto si possono con maggiore efficacia ammirare ed apprezzare.
Inoltre tutti i soggetti dei quadri hanno a che fare con questa chiesa e con i santi dell’ordine degli Agostiniani. L’idea di poter creare all’interno della Chiesa di Sant’Agostino una “pinacoteca naturale” è molto vecchia, risale addirittura al 1974 quando era Sindaco il Prof. Gabriele Nocelli e si è potuta concretizzare solo nel 2007, grazie alla lungimiranza del Sindaco Sergio Paolucci, con l’approvazione del Dott. Gabriele Barucca della Soprintendenza di Urbino. Tutte le fasi di trasferimento delle opere d’arte dalla Pinacoteca comunale all’Auditorium “Ferdinando Scarfiotti” sono state seguite con competenza e professionalità dalla Dott.ssa Simona Ciasca, Economo Comunale di Potenza Picena.

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San Nicola da Tolentino che intercede per le anime del Purgatorio

In occasione del trasferimento delle 6 pale d’altare, si è anche provveduto al restauro di 3 di queste tele, ed in particolare quelle che necessitavano maggiormente di un intervento di consolidamento. Il compito del delicato restauro è stato affidato dal nostro comune alla ditta Kriterion di Bologna, responsabile la Dott.ssa Francesca Rabbi, che già in precedenza aveva provveduto al restauro ed alla sua ricollocazione nel contesto del Teatro “Bruno Mugellini” dell’antico sipario dedicato a Minerva ed inaugurato il giorno 18 novembre del 2006.
L’intervento di restauro ha riguardato la “Maddalena ai piedi della Croce” di Pietro Tedeschi del Sec. XVIII, la “Vergine del Rosario” attribuita ai fratelli Ricci di Fermo del Sec. XVIII e la “Madonna col Bambino ed i Santi Monica e Agostino”, sempre del Sec. XVIII di autore ignoto, per una spesa complessiva di € 22.423,33, iva inclusa.
Insieme a queste 3 pale d’altare restaurate sono state ricollocate a loro posto inoltre il “San Nicola” da Tolentino che intercede per le anime del “Purgatorio” degli inizi del Sec. XVII della scuola di Cristoforo Roncalli detto “Il Pomarancio” (opera che era già stata restaurata nel 1972 ad Urbino), la “Vergine col Bambino, Santa Chiara, il Beato Antonio da Amandola, San Clemente da Osimo e Sant’Agostino” Sec. XVIII, il “Miracolo del pozzo” Sec. XVIII, gli ultimi due di autore ignoto.
Successivamente sono state ricollocate all’interno della ex-chiesa altre due opere, la “Maddalena” e “Sant’Agostino” Sec. XVIII di autore ignoto.
Anche queste due tele erano state restaurate negli anni scorsi. Infine è stata collocata sul soppalco (anche se inizialmente era prevista nella Sagrestia della ex-chiesa), la famosa tavola di Bernardino di Mariotto del 1506 “Madonna col Bambino tra i santi Francesco, Antonio di Padova e Giovannino ed Angeli Musicanti”.

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Vergine del Rosario – Sec. XVIII

L’Auditorium “Ferdinando Scarfiotti” infine dal giorno 31 agosto 2006 si è arricchito della presenza dell’organo da sala Giovanni Fedeli del 1757 restaurato da Michel Formentelli di Camerino. Successivamente l’Auditorium è stato visitato dal Prof. Vittorio Sgarbi.
In questo modo la ex-chiesa di Sant’Agostino oggi Auditorium intitolato a Ferdinando Scarfiotti, scenografo nato a Potenza Picena il 6/3/1941 e morto a Los Angelese il 30/4/1994, premio Oscar del film “L’ultimo imperatore” di Bernardo Bertolucci, può e deve essere considerato a tutti gli effetti una “pinacoteca naturale” della nostra città e per questo fatta conoscere e valorizzare in ogni modo ed occasione, come è avvenuto nei giorni 3 e 4 settembre 2016 durante le due giornate della “Notte magica della fotografia®” promossa da Enzo Romagnoli, che hanno richiamato nella nostra città tantissimi appassionati di fotografia da tutta l’Italia.

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Alla scoperta delle personalità più nascoste della fotografia italiana che con la loro attività contribuiscono alla crescita culturale del Paese

a cura di Claudio Marcozzi.

Enzo Romagnoli all'inaugurazione del Museo dedicato alle fotocamere Kodak. Foto ©  Claudio Marcozzi.

Enzo Romagnoli all’inaugurazione del Museo dedicato alle fotocamere Kodak. Foto © Claudio Marcozzi.

La provincia italiana è ricca di persone che lavorano in silenzio raggiungendo livelli di eccellenza di cui si parla troppo poco e anche nel settore della fotografia ci sono individualità capaci di portare avanti progetti che nulla hanno da invidiare a quelli più celebrati dai media, anzi, spesso è proprio nei piccoli ambiti periferici che tante iniziative possono più facilmente realizzarsi. Ci sono naturalmente i pro e i contro nel lavorare lontano dai centri propulsivi, bisogna viaggiare molto per avere dei contatti che non siano solo di mail e di monitor ma abbiano il calore che va da una stretta di mano in poi, fino al toccare le stampe fotografiche e sentirne la magia anche col tatto, mentre la voce dell’autore aggiunge quello che manca alla visione. Si è più distanti dalla comunicazione che conta, perché anche in questo caso una semplice mail può essere utile a stabilire il contatto e mantenerlo, ma quello che diventa determinante, anche con i media, le gallerie e le grandi aziende del settore, è sempre il rapporto diretto. Esistono, fortunatamente, anche aspetti positivi, che sono quelli tipici delle realtà locali, frutto di conoscenze e vicinanze, di stime reciproche confermate dagli anni che possono dare impulso immediato alle iniziative. In una grande città bisogna mettersi in fila per ottenere udienza nelle istituzioni, mentre nei piccoli centri basta un incontro per strada o in un bar con un sindaco o un assessore per dare la spinta necessaria a tanti progetti.

Letture portfolio con Nino Migliori.

Letture portfolio con Nino Migliori.

A Potenza Picena, nelle Marche, c’è Enzo Romagnoli, da tempo conosciuto come un grande organizzatore di manifestazioni fotografiche la cui attività è ben nota anche fuori regione. Con un passato di consulente aziendale e una grande passione per la fotografia, è stato tra i fondatori del fotoclub locale, ricoprendone la carica di presidente per cinque anni. Non so in quante altre parti del mondo sia possibile mettere in programma ben 45 eventi in cinque anni, tutti di buon livello, bene, a Potenza Picena è successo, grazie soprattutto a lui. Ottime mostre, conferenze, corsi, letture di portfolio, incontri con autori e critici, edizione di libri, quando Romagnoli si mette in moto diventa un rullo compressore. La sua capacità di raccogliere fondi e sponsorizzazioni è incredibile, merito del rispetto che si è saputo guadagnare con il suo precedente lavoro e anche della cordialità con cui sa gestire i rapporti con le persone. L’amministrazione comunale ha concesso al fotoclub una sede importante, la chiesa sconsacrata di Santa Caterina (1280) con gli ambienti annessi. Ora la navata è diventata una grande sala per le esposizioni, mentre gli altri spazi sono destinati alle riunioni, ai laboratori e agli archivi. Nello stesso luogo è ospitata la Fototeca Comunale, affidata in gestione al circolo, che raccoglie diversi fondi di fotografi scomparsi, come il potentino Bruno Grandinetti, al quale è intitolata.
Romagnoli ha al suo attivo anche alcune mostre personali, ma questo aspetto non figura in cima alla sua lista di priorità, sicuramente si diverte di più ad organizzare e promuovere mostre degli altri, si sente più gratificato quando può contribuire a dare spazio e soddisfazione a qualche autore che con il proprio lavoro è riuscito a fulminare la sua attenzione, che sia già noto o sia un giovane che merita di essere valorizzato poco importa. Giusto per fare qualche nome: Nino Migliori, Francesco Cito, Giuliana Traverso, Antonio Manta, Renzo Tortelli, Daniele Cinciripini, Gianluigi Scarfiotti e, tra i più giovani, Ilaria Di Biagio e Gianluca Ferroni.

Mostra di Sandro Mongardini allestita nello Spazio Produttivo del Panificio Eredi Borroni durante la notte Magica della Fotografia.

Mostra di Sandro Mongardini allestita nello Spazio Produttivo del Panificio Eredi Borroni durante la notte Magica della Fotografia.

Tra le tante manifestazioni ce n’è però una che può essere considerata come il fiore all’occhiello, la “Notte Magica della Fotografia”. Una notte bianca, in pratica, ma questa ha qualcosa che la distingue e la caratterizza fortemente: delle 49 mostre aperte in contemporanea (avete letto bene, quarantanove!) ben 46 sono ospitate in luoghi privati, soprattutto abitazioni che i cittadini hanno aperto e messo a disposizione. Questo ha generato un coinvolgimento totale degli abitanti, uno scambio continuo di esperienze e di considerazioni da parte di chi raramente produce o visita mostre, un tipo di ospitalità particolare che va dall’allestimento e custodia delle opere al piacere dell’accoglienza fino al buffet dolce o salato preparato in casa, tanto per dare una prova ulteriore delle sapienze locali. Alcune mostre sono poi allestite all’interno di attività produttive, artigianali, commerciali e ricreative, creando delle associazioni intriganti tra la tipicità dello spazio e il tipo di mostra che non mancano di sorprendere per la genialità progettuale. Le istituzioni, naturalmente, non mancano all’appello, mettendo a disposizione i locali prestigiosi di cui dispongono. Il percorso di visita è poi disseminato di proiezioni multimediali su maxischermo, punti di ristoro, angoli caratteristici destinati alla musica, mostre di altre arti, in un corollario di appuntamenti che arricchiscono il visitatore di emozioni indimenticabili.
Un intero centro storico animato dalla passione per la fotografia e la diffusione di cultura con un evento così pensato è innegabile. Il sogno di Enzo Romagnoli, frequentatore delle Notti di Arles, soprattutto quella del quartiere della Roquette, era di fare qualcosa di simile nel suo paese e alla fine c’è riuscito alla grande, trasformando in realtà quella che a molti appariva come una follia.
Grande collezionista di apparecchi fotografici, ha deciso di donare al comune una parte della sua collezione e così nel mese di marzo del 2014 è stato inaugurato il Museo di Fotocamere d’Epoca tematico dedicato alla Kodak: tutte le macchine prodotte dalla gloriosa casa di Rochester sono custodite in vetrine con dati storici, da George Eastman fino ai tempi più recenti con un percorso che evidenzia l’evoluzione delle tecnologie. Un indubbio arricchimento per tutta la comunità.

Monaci della Scuola Buddista di Danbulla. Foto © Enzo Romagnoli.

Monaci della Scuola Buddista di Danbulla. Foto © Enzo Romagnoli.

Ma parliamo un po’ anche del Romagnoli fotografo, e del suo ultimo lavoro, un reportage nello Sri Lanka. Di sicuro non è andato fin laggiù per fare il turista, ma il suo interesse per la gente lo ha portato nelle zone interne dell’isola a cercare quegli incontri che soli possono dare il giusto senso ad ogni viaggio. Dopo le vaste piantagioni di the e il caldo feroce della foresta equatoriale, ha deciso di fermarsi nella provincia di Sabaragamuwa, tra i minatori di Ratnapura. Il nome del capoluogo significa “città delle gemme” e costituisce infatti un importante centro del commercio internazionale di pietre preziose. Dietro ai mondi scintillanti degli affari, però, ci sono spesso storie umane che di sfarzoso hanno ben poco, storie di persone che stentano a mettere insieme la giornata.
Le miniere sono in realtà dei pozzi costruiti in modo rudimentale, senza rispettare le norme più elementari di sicurezza, in cui gli uomini si calano a mani nude reggendosi alle strutture. Una volta sul fondo sono in ammollo, rastrellano e portano in superfice il pietrisco mentre le pompe rumoreggiano per liberare quel budello dall’acqua. Gli incidenti, ovviamente, sono frequenti.
Quella di Ratnapura è una pianura alluvionale dove il fiume Kalu Ganga e i suoi affluenti erodono continuamente i fianchi delle montagne, provocando uno sbriciolamento che contiene una percentuale di gemme commerciabili che vengono raccolte e selezionate dai cercatori con i loro setacci. Ai minatori spetta di diritto una piccola parte delle pietre, quelle meno pregiate, che va poi ad alimentare il contrabbando per le strade della città.
Intorno ai pozzi, in mezzo al fiume e nelle baracche in cui alloggiano Enzo Romagnoli si è fuso con loro, dopo aver preso confidenza anche con gli scorpioni e le sanguisughe, per raccontare gli stenti, i pericoli e le piccole soddisfazioni di una comunità che vive con dignità ai margini del mondo.

Minatori dello Sri Lanka attivi lungo i fiumi della zona di Ratnapura. Foto © Enzo Romagnoli.

Minatori dello Sri Lanka attivi lungo i fiumi della zona di Ratnapura. Foto © Enzo Romagnoli.

Da un ambiente come questo, fino alle scuole buddiste dei templi di Dambulla, il passaggio è dal materialismo più rude al misticismo delle tecniche spirituali.
Quello di Dambulla è il tempio di roccia meglio conservato dello Sri Lanka e sovrasta le pianure circostanti. Nel circondario vi sono oltre 80 grotte, alcune delle quali ricche di statue e pitture dedicate al Buddha ed alla sua vita: vi sono in totale 153 statue del Buddha e i murali coprono un’area di oltre 2000 metri quadrati. Numerosi sono i monasteri, ben conservati, con le loro scuole.
Qui Romagnoli si è soffermato per raccontare la giornata dei giovani allievi, monaci bambini e ragazzi più avanti nel loro percorso di crescita, li ha seguiti senza essere invadente e ci ha reso partecipi anche dell’orgoglio delle famiglie locali, soprattutto delle zone rurali, di avere un figlio che faccia da tramite tra loro e la divinità.
Anche nel villaggio dei Mujahadeen Puram, abitato dalla minoranza Tamil di religione musulmana, ha incrociato sguardi che arricchiscono lo spirito, stabilendo quel contatto profondo che va oltre le barriere linguistiche, oltre la diffidenza verso l’estraneo di passaggio, oltre la miseria evidente. Il rapporto umano, quando è sincero, può fare a meno di molti dogmi erroneamente importanti altrove, basta uno sguardo, basta un cenno, un sorriso. E quando le parole non bastano, o non servono, basta una fotografia.

Articolo tratto dalla rivista “Fotografia Reflex – Luglio 2015”

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