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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Prof. Bruno Brunacci

Prof. Bruno Brunacci

Il giorno 14 settembre 1919, cioè cento anni fa, moriva a Roma all’età di 40 anni il Prof. Bruno Brunacci, eminente fisiologo. Era nato a Potenza Picena il giorno 22 dicembre del 1879 da Cesare e da Giovanna (Anna) Bocci in via Corso n. 338 (l’attuale Corso Vittorio Emanuele II) nel palazzo oggi di proprietà di Alberto Rosciani.

La sua famiglia, proveniente da Civitanova (il nonno Ignazio è stato vis-duca di Civitanova, Governatore di Monte Cosaro e nobile di Morrovalle), era di origini toscane, e poteva annoverare tra i suoi antenati Piera, co­gnata di Dante Alighieri ed anche il Cardinale Ercole Brunacci-Consalvi, Segretario di Stato del Papa Pio VII. Anche la madre di Michelangelo Buonarroti era una Brunacci.

Il 12/12/1918 presso la Collegiata di S. Stefano di Potenza Picena si spo­sa con la Sig.ra Erminia (detta Lydia) Bocci, figlia del prof. Balduino Bocci, e dal loro matrimonio non avranno figli. Infatti Bruno Brunacci muo­re a Roma il 14/9/1919, a soli quarant’anni.

Compiuti gli studi classici, si iscrive all’Università di Roma, dove nel 1902 si laurea in medicina e chirurgia. Dall’ottobre dello stesso anno sino al novembre del 1912 è stato assistente nell’Istituto di Fisiologia dell’Università di Siena presso lo zio prof. Balduino Bocci, che poi succes­sivamente diventerà anche il suocero, (avendo spostato la figlia di Balduino, cioè sua cugina) ottenendo poi la docenza in fisiologia sperimentale. In seguito è stato assistente e quindi aiuto presso l’Istitu­to di Fisiologia dell’Università La Sapienza di Roma, chiamato dal fisiolo­go di fama mondiale Luigi Luciani.

Lydia Bocci

Lydia Bocci

Il prof. Bruno Brunacci portò preziosi contributi specialmente alla cono­scenza della secrezione parotidea e biliare dell’uomo, dell’adattamento de­gli anfibi all’ambiente liquido esterno mediante la regolazione della pres­sione osmatica dei loro liquidi interni e dell’importanza dei sacchi lin­fatici e della vescica urinaria.

Il prof. Bruno Brunacci è ricordato anche per un nuovo metodo per la preparazione dei brodi di carne negli stabilimenti militari.

Per molti anni l’opera di questo straordinario fisiologo a Potenza Picena non è stata conosciuta.

Dobbiamo a Norberto Mancini, che lo ha inserito di diritto tra i “Potentini illustri” nel suo libro uscito nel 1950 e successivamente anche nel volume “La mia terra” del 1954, se la nostra comunità ha potuto conoscere il valo­re di questo insigne fisiologo.

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Il prof. Bruno Brunacci con il fratello tenente Francesco Brunacci

A Potenza Picena dal 31/1/1970 (delibera del Consiglio Comunale n° 11) c’è una via dedicata a Bruno Brunacci. Si tratta del tratto di strada che da Viale Trieste costeggia il campo sportivo comunale “Luigia Favale-Scarfiotti- “Skorpion”, fino all’impianto in sintetico “Ferruccio Orselli”.

Notizie tratte da “Potentini Illustri” Tipografia – Pupilli – Recanati, 1950 e “La mia terra” – Ancona, 1954 di Norberto Mancini.

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Palazzo Comunale facciata. Foto di Sergio Ceccotti.a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Il Palazzo comunale di Potenza Picena, che noi ammiriamo oggi in tutta la sua bellezza, ha subito delle trasformazioni nel corso dei secoli. Secondo Vincenzo Galiè sembra che in origine il palazzo fosse del Vescovo di Fermo e che risalisse agli anni 1199 – 1200.
Con la progressiva conquista dell’autonomia comunale, in particolare dalla metà del sec. XIII, l’edificio diventa sede dei Consigli Generali e di Credenza, del Magistrato e di uffici del Comune.
Il Palazzo viene praticamente ricostruito negli anni 1745-50 per mano dell’architetto ticinese Pietro Bernasconi, principale collaboratore del Vanvitelli.
L’edificio del Palazzo comunale era dotato di una doppia loggia, anche al piano superiore. Al di sopra delle logge c’era una torretta. Dopo la seconda metà del sec. XIX, la loggia superiore viene chiusa per far posto ad uffici, mentre la torretta viene abbattuta per dar luogo ad una soffitta con finestre ad occhio di bue, destinata ad ospitare l’archivio comunale e oggi gli uffici. Al primo piano nel 1816, si trovavano 13 stanze che ospitavano tra l’altro il forno, la stufa, lo spaccio del pane venale, il farinaro, la posta, il Monte di Pietà, l’Archivio Pubblico e la pesa.
Planimetria del Palazzo Comunale dopo l'incendio del 17-10-1816. A.S.C.P.P.Al secondo piano c’erano cinque vani, occupati due dalla Congregazione di Carità, uno dallo Stato Civile, uno dalla segreteria ed uno era la sala consiliare.
Nel terzo piano si trovavano tre vani, due dei quali occupati dall’Ispettorato di Polizia, mentre uno era inservibile.
Un violento incendio scoppiato il giorno 17 ottobre del 1816, duecento anni fa, per colpa del forno, ha causato gravi danni al Palazzo Comunale, tra cui il danneggiamento della scalinata principale e quello di due locali che ospitavano il forno ed il farinaro.
Sono stati eseguiti lavori di restauro delle parti danneggiate che si sono protratti negli anni successivi. Nel 1856 si era costituito a Monte Santo un comitato con lo scopo di costruire un Teatro Condominiale. Il Comune ha messo i locali, sacrificando nel contesto del primo piano del Palazzo Comunale sia il deposito del Monte di Pietà che l’archivio pubblico. Il Teatro, una volta ultimato è stato inaugurato il giorno 27/12/1862.
La facciata del Palazzo Comunale nel corso degli anni è stata arricchita da quattro lapidi marmoree. Due sono state collocate nel 1889 opera del marmista Francesco Grison di Ancona e dedicate al Re Vittorio Emanuele II ed al Generale Giuseppe Garibaldi, tra i principali artefici, insieme a Cavour, dell’Unità d’Italia e due collocate nel 1913, il giorno 23 novembre, opera del marmista Egidio Gabrielli di Macerata e dedicate una ai caduti di Potenza Picena nella guerra di Libia e di Eritrea ed una ai Veterani dell’Indipendenza Nazionale, in rappresentanza dei quali era presente quel giorno il Dott. Felice Schelini, garibaldino.
senza-titolo-2Inoltre sulla facciata si trovano anche due medaglioni metallici con lo stemma della Repubblica Italiana e quello del Comune di Potenza Picena realizzati da Beniamino Carestia nel 1993. A fianco del Palazzo Comunale, sulla destra, si trova l’ex chiesa di S. Giovanni Battista de “Platea”, che dipendeva dalla famiglia Bonaccorsi, anche questa trasformata nel corso degli anni in uffici comunali collegati al palazzo principale.

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