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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Operai della Fornace Antonelli con il direttore Raoul Bartolini

Una delle più importanti realtà produttive di Potenza Picena nel Novecento è stata sicuramente la Fornace Antonelli.
Questa azienda di laterizi si trovava ad operare in una zona ricca di argilla, materia prima necessaria e fondamentale per questo tipo di lavorazione, quella di Pan Perduto.
Il significato di questo toponimo era chiaro: essendo un terreno ricco di argilla non era adatto per l’attività agricola tradizionale e, pertanto, era considerato tempo perso lavorarlo (da qui il toponimo Pan Perduto). Oggi questa zona viene chiamata erroneamente Pamperduto.
Questa importante azienda della famiglia Antonelli operò fino agli anni Sessanta del Novecento, per essere oggi lasciata in uno stato di totale abbandono.
Grazie alla ricerca del nostro concittadino Tommaso Ruffini, oggi assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Potenza Picena, iscritto nell’anno accademico 2006/2007 all’Università Politecnica delle Marche, Facoltà di Economia “Giorgio Fuà”, al corso triennale di Economia e Amministrazione delle Imprese, dal titolo La Fornace Antonelli di Potenza Picena, relatore il prof. Francesco Chiapparino, ci è consentito di poterne di nuovo parlare.
Già nel libro del 1958, Visioni Potentine, di Norberto Mancini, in uno dei capitoli l’autore aveva approfondito la storia di questa azienda, che in quel periodo era ancora in attività.
Per poter capire l’importanza di questa azienda nel nostro territorio, basta dire che era una delle poche attività industriali che occupavano molti operai ed operaie, nel 1958 ne risultavano ancora ottanta, mentre nel passato molte di più, ad esempio nel 1927 si raggiunsero le centoquarantasei unità, di cui novantanove operai e quarantasette operaie.

La fornace Antonelli in una illustrazione degli inizi del Novecento

Negli anni 1919/1920, prima dell’avvento del fascismo, era una delle realtà produttive più sindacalizzate del nostro territorio.
Durante i famosi scioperi di quegli anni, gli operai e le operaie della Fornace Antonelli scesero in sciopero, insieme ai muratori e manovali, oltre che ai mezzadri dei Bonaccorsi.
Anche il partigiano Mariano Cutini, ucciso a Montalto il giorno 22 marzo 1944 dai nazifascisti, era un operaio della Fornace Antonelli di Potenza Picena.
Fondatore della Fornace Antonelli fu il capostipite della famiglia, il conte Francesco Antonelli, uno dei primi nelle Marche ad aver introdotto i forni “Hoffmann”, che rivoluzionarono il processo produttivo delle Fornaci. Già nel 1888 risultava un forno “Hoffmann” alla Fornace Antonelli di Potenza Picena.
Dopo di lui i figli Antonio e Giuseppe.
Per un determinato periodo Antonio e Giuseppe si misero in società con Pantaleoni Adelchi di Macerata, dove, in Via Santa Croce, gestiva una fornace. Dall’unione di queste due realtà produttive nacque la SALA (Società Anonima Laterizi Antonelli).
Tommaso Ruffini, nel suo lavoro di ricerca, ha consultato sia l’archivio storico comunale di Potenza Picena di Via Trento, che l’archivio storico della Camera di Commercio di Macerata, da cui è risultato il nome di Pantaleoni Adelchi e della creazione della società SALA. Successivamente, dopo l’uscita di Pantaleoni dalla società, subentrò il conte Carlo Lazzarini di Potenza Picena e l’avvocato Nansen Cola, costituendo la SALGA.
Prima di morire, il conte Gian Mario Lazzarini, figlio di Carlo, uno dei proprietari dell’area della Fornace, ci aveva messo a disposizione alcuni documenti e foto che riguardavano i fratelli Antonio e Giuseppe Antonelli e la Fornace, che facciamo conoscere ai nostri lettori.
Dedichiamo questo nostro articolo a Gian Mario Lazzarini di Potenza Picena.

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