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Posts Tagged ‘graziella carassi’

_dsc0064-2Siamo arrivati alla quarta edizione del premio di poesia “Giovanni Pastocchi” di-versi, quest’anno il tema scelto era “sapori ed emozioni di terre settembrine”.
Il premio è inserito nel contesto della 56a edizione del Festa del Grappolo d’oro di Potenza Picena. La giuria, presieduta dalla Dott.ssa Cesarina Giustozzi di Macerata e composta dalla Prof.ssa Mariagrazia Lettina e dal Prof. Cesare Angeletti, ha vagliato la bellezza di ben 192 poesie giunte da tutta italia.
È stata una scelta molto difficile, ma alla fine la giuria ha deciso i primi 3 della classifica. Il primo premio è andato al Sig. Vanes Ferlini di Imola (BO) con la poesia “Il sangue del drago”, secondo posto alla Sig.ra Ornella Sala di Monza (Monza-Brianza) con al poesia “Cade l’estate”, terzo posto alla Sig.ra Cinzia Manetti di Siena con la poesia “Danza d’amore”.
Inoltre sono state segnalate altre poesie tra cui quella di Antonio De Rosa di Morano Calabro (CS), Paola Mara De Mastri di Cosio Valtellino (SO), Nicola Cordioli di Valeggio sul Mincio (VR), Giorgia Loi di Gonnesa (CI), Norberto Mazzucchelli di Saronno (VA), Maria Oggioni di Lecco ed Emanuela Agresti di Potenza Picena.

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Il vincitore Vanes Ferlini

La cerimonia di premiazione dei vincitori del quarto concorso si è svolta il giorno domenica 18 settembre 2016, alle ore 17,30, nel bellissimo contesto del Teatro “Bruno Mugellini”, gremito per l’occasione da un folto pubblico. La serata è stata presentata da Fabio Marano, con la presenza di Serenella Marano che ha letto diverse poesie del concorso.
Durante la serata è stato anche presentato il libro di Graziella Carassi “Maddalena profuga per sempre”, presente l’autrice che è stata intervistata da Fabio Marano. Presenti inoltre l’Assessore al Turismo del Comune di Potenza Picena Paolo Scocco, il Presidente della Pro-Loco organizzatrice dell’evento Giuseppe Castagna, la Sig.ra Laura Carota della Biblioteca Comunale “Carlo Cenerelli Campana” e due componenti la giuria Mariagrazia Lettina e Cesare Angeletti.
Assente giustificata la Dott.ssa Cesarina Giustozzi.
Presente infine Riccardo Pastocchi, nipote del poeta Giovanni Pastocchi, impossibilitato quest’ultimo a partecipare, che ha letto in conclusione alcune poesie tra le più significative del libro dello zio Giovanni “Colori e Sorrisi”.
Durante la serata gli alunni delle classi quinta A e B della Scuola Primaria di Potenza Picena “G. Leopardi”, guidati dalle insegnanti Paola e Mirna Bernabiti, Alessandra Grandinetti, Michela Parigi ed Elisabetta Melatini, hanno messo in scena una divertente rappresentazione dialettale agreste, che ripercorre le tradizioni gastronomiche legate all’uva, al vino e alla festa del Grappolo d’Oro che ha molto divertito il pubblico presente.
I vincitori del concorso sono stati omaggiati dai dirigenti della Pro-Loco con il libro sui 50 anni del Grappolo d’Oro, un rimborso spese ed una litografia dell’artista Ferdinando Piras. Bellissimo dono anche la formella in ceramica raffigurante la porta Galiziano, opera dell’artista locale Andrea Pierella. L’artista Mauro Mazziero inoltre ha impreziosito con i suoi lavori artistici la pubblicazione che raccoglie le poesie che hanno vinto il concorso o che sono state segnalate.

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Riccardo Pastocchi

Una bellissima serata quella offerta al teatro “Bruno Mugellini” che fa onore al grande lavoro della Pro-Loco di Potenza Picena guidata dal Presidente Giuseppe Castagna e complimenti alla giuria del Premio “Giovanni Pastocchi” per il notevole impegno nell’esaminare le poesie che sono giunte. Un grande successo nazionale. Le foto che pubblichiamo insieme all’articolo ci sono state messe gentilmente a disposizione da parte di Elisa Cartuccia di Potenza Picena, che ringraziamo di cuore. Sono veramente molto belle ed emozionanti.

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a cura di Graziella Carassi

Padre Ortensio da Spinetoli con i coniugi Gino Carassi e Clarice Rampioni.

Padre Ortensio da Spinetoli con i coniugi Gino Carassi e Clarice Rampioni.

Desidero portare alla memoria di molti, non solo della mia, la figura del grande Religioso Esegeta e Biblista, Padre Ortensio da Spinetoli, a poco più di un anno dalla morte, avvenuta a Recanati il 31 marzo 2015, all’età di 90 anni.

E’ stata officiata per Lui una Messa di commemorazione a Spinetoli, nel “Santuario della Madonna “, miracolosa per i soldati in guerra i quali, da tutta la provincia di Ascoli Piceno e da altre parti, si rivolgevano a Lei per ricevere la Sua protezione e che poi l’avevano ringraziata con molti ex–voto. Questa chiesa è situata di fronte alla casa natale di Nazzareno Urbanelli (il futuro p. Ortensio), dove il bambino andava a prestare il suo servizio di chierichetto.

Alla cerimonia, oltre a parenti e ad amici, erano presenti i giovani della famiglia Urbanelli, con i figli e i nipoti di Francesco, fratello del defunto , insegnante a riposo di 95 anni , che non è stato messo al corrente della morte di Ortensio. Però era rappresento da sua moglie Adelfia. Gli altri due fratelli, p. Callisto e p. Agatangelo, anch’essi Frati Cappuccini e scrittori, sono morti da tempo.

Fra i veri amici, ritengo di potermi ascrivere anche io. Conobbi p. Ortensio ad Osimo , alla metà degli anni ’60, ad una conferenza da Lui tenuta sull’ “Infanzia di Gesù”. C’era un clima di forte attesa, quel giorno, perché la notorietà nazionale ed internazionale del grande studioso biblico, e la novità delle sue osservazioni teologiche attraevano e richiamavano l’attenzione di molte persone, anche di quelle che Gli si sarebbero rivelate in radicale opposizione.

Fin dall’inizio fui colpita dal suo naturale coraggio nell’affrontare temi spinosi, segno di una limpidità di fondo, dalla sua apertura intellettuale scevra da pregiudizi, ipocrisie e chiusure mostrati talvolta da una certa parte della Chiesa. E soprattutto venni attratta dalla sua capacità di accoglienza e dalla grande umanità, come pure dalla bonarietà, non semplicistica, che lo contraddistinguevano. L a sua naturale elasticità mentale era arricchita da studi approfonditi che avrebbero potuto rischiare di renderlo individualista, ma che invece completavano la sua personalità rendendolo propenso al rapporto. Un dialogo autentico, in cui il ricercatore teneva conto dell’altro, non effettuando alcun tentativo di facile prevaricazione, ma senza neppure rinunciare ad esprimere le proprie idee, non tradizionalistiche anzi audaci e non sempre immediatamente condivisibili. Per di più, possedendo un rilevante strumento di comunicazione come la conoscenza di ben sette lingue straniere, tra cui l’ Aramaico ed il Greco antico, riusciva a trasmettere oralmente quei concetti , derivati dalla sua attività di ricercatore, che andava esprimendo per iscritto. (E’ autore di ben venticinque libri e di numerosissimi articoli!!…). Dialogava semplicemente con tutti, spinto dalla necessità interiore di far comprendere, chiarire. La sua esegesi attenta mirava anche a liberare le Sacre Scritture dagli aspetti sociali e ambientali dell’epoca , allo scopo di rendere il messaggio evangelico assoluto e generalizzabile. Da ciò p. Ortensio traeva un chiaro indirizzo : riportare il Cristianesimo alla semplicità, all’umiltà ed alla povertà delle origini. Quando Cristo si proclamava il servo dei servi e non il Re dei Re. Lo studioso, seguendo gli insegnamenti evangelici, aveva fortemente intaccato l’immagine di un Dio giudice severo a favore di un Dio misericordioso, e lui stesso , nella sua funzione di confessore, praticava nel giudizio La Misericordia. Era convinto che il senso di colpa, appesantito da un giudizio impietoso, imprigiona la persona, la paralizza, impedendole non solo di liberarsi dal male ma anche di riprendere la via del bene. Esprimeva per questo grande forza nell’incoraggiare colui che era prostrato dal peccato. E’ grazie a queste idee di autentica cristianità che aveva instaurato una proficua corrispondenza epistolare con Papa Francesco, dal quale si sentiva compreso a fondo, corrisposto e per questo accolto, al contrario di certe Autorità Ecclesiastiche del passato che lo avevano emarginato.

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Padre Ortensio da Spinetoli con i coniugi Gino Carassi e Clarice Rampioni.

A distanza di poco più di un anno dalla sua morte, mi fa piacere parlare di Lui, quasi allo scopo di tenerlo ancora in mezzo a noi, come persona e come sacerdote, anche se in lui queste due immagini andavano a coincidere. Egli ha riservato a me ed ai miei familiari tanti anni di profonda amicizia, partecipando con la sua funzione di Religioso ai momenti più significativi della famiglia. In particolare ha benedetto i miei genitori per il 50 anniversario del loro matrimonio, le gioiose Nozze d’Oro, evento che ha riunito tutti noi, figli e nipoti, attorno ai nostri cari nell’allegria. Egli stesso vi ha partecipato con i medesimi sentimenti perché era considerato affettivamente, e si considerava , uno di noi. Una cerimonia proprio intima, nella Chiesetta di legno del lungomare di S. Benedetto del Tronto. C’era mio fratello maggiore, Guido, sua moglie Maribel , laureata in Medicina e chirurgia a Madrid, trasferitasi con la famiglia a Caracas, dove esercitava la professione di anestesista , ruolo che ha poi continuato a rivestire, dopo il matrimonio con un marchigiano e dopo la convalida della Laurea e della specializzazione a Roma, all’Ospedale Maggioni di Ascoli Piceno , ed il loro figlio, adolescente, ErmesGuido; mio fratello Giampiero, secondogenito, sua moglie Tina (Benedettina), figlia della famosa maestra Pavoni di S. Benedetto del Tronto, e le loro figlie adolescenti: Monica, Clarice, Barbara. I soli “invitati” erano le persone a noi più vicine e care: zia Fortunata, sorella di mio padre Gino, che da Offida era andata a vivere con Guido ad Ascoli; il padre di mia cognata Maribel, il Dott. Luis de Léon, anch’egli medico a Caracas, in pensione in quel momento, e che passava alcuni mesi dell’anno ad Ascoli; la signora Maria Canullo, dirimpettaia del nostro appartamento, la quale, pur non essendo nostra parente diretta, aveva, con le figlie Tiziana e Teresa, un posto importante nel cuore di mia madre ed in quello di noi tutti.

P. Ortensio è stato inoltre presente in altri avvenimenti fondamentali, pur se tristissimi: ha officiato il rito funebre di mio padre, quello di mia madre, ed infine quello di mia zia Fortunata, seguendoci al Camposanto di Offida in un gesto di profonda condivisione del dolore.

A proposito della orazione funebre di mia madre, Clarice Rampioni Carassi, non dimenticherò mai alcune parole di quel sacerdote ispirate da grande fede, consolatorie e affettuose insieme, alcune delle quali tratte dal Vangelo ed altre concernenti le sue proprie riflessioni: “ La nostra vera patria è nei cieli (Fil. 3,20 – 21) … la morte non è la fine, ma l’inizio della vita. Essa riguarda noi, non Clarice. Siamo noi ora gli infermi, i paralitici, i ciechi che attendono la guarigione. Non dipende dal nostro credere o non credere il destino di felicità che ci attende, come non dipende da nessuno di noi l’esistere o il non esistere. Possiamo solo accettarlo di buona volontà , come ha fatto lei che nella fede ha trovato sempre la sua serenità e la sua pace. Personalmente ho conosciuto la Signora Clara circa 25 anni fa. Era una persona riguardosa delle situazioni e delle persone. Mi è venuto qualche volta in mente che avrebbe voluto anche a me dire qualcosa. Forse non era convinta della nuova linea che il Concilio aveva accordato ai sacerdoti e che poteva apparire più laicale che religiosa, ma non ha mai detto una parola. L’ha accettato con quella cortesia, bontà e rispetto che le erano abituali. Carissimi, la partenza di un nostro caro lascia sempre un vuoto in noi e attorno a noi. Ci mancherà una persona insostituibile, cara. La fede non varrà a cancellare il dispiacere della sua assenza, ma al di là delle distanze che ci separano, la Signora Clarice è ancora con noi, in un piano superiore del grande edificio in cui pure noi abitiamo, solo che lei è più in alto e ci saluta dal suo nuovo balcone con la sua abituale festosità e con il suo sorriso, e ci attende, in un giorno che nessuno sa quale, presso il Signore della luce. Lei con tutta la sua realtà corporea e spirituale ha acquisito una nuova esistenza , si muove e parla con i suoi congiunti (e sono i più!) compagni di viaggio. Un mondo più bello dove violenze e lutti non esistono . Nel nostro dolore troviamo conforto nella parola del Signore che supera ogni nostra attesa. Con la Liturgia ripetiamo ancora una volta anche noi “La VITA ETERNA dona a noi Signore, splenda su di lei la luce perpetua, VIVA in pace. Così sia.”

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Padre Ortensio da Spinetoli con i coniugi Gino Carassi e Clarice Rampioni.

Parole così semplici, convinte, genuine, direi candide, tali da giungere naturalmente al cuore di noi tutti, portandovi calore e speranza.

Desidero anche ricordare che in un momento di grande mio dolore, p. Ortensio mi spedì in una lettera “La preghiera del Viandante”, da “La Grande Sintesi”, che sarebbe interessante riproporre qui per intero. Mi limito a riferirne alcune frasi:

“Quando la tempesta ruggisce e la terra trema, una voce ti dice: Dio. E la visione stupenda supera ogni dolore… Rispondi, o anima, all’immenso amplesso e sentirai veramente Dio. Se l’intelligenza dei Grandi si prostra e venera…. si accosta al Divino per le vie del dolore e dell’amore, lo sente per le vie di questa più profonda Sapienza. Così prega, o anima stanca. Posa il capo sul Suo petto e riposa”

Nella stessa busta inserì anche ”La preghiera del Grande Spirito”, scritta dal Capo Sioux, di cui riporto qualche frase:

“Sono piccolo e debole. Ho bisogno della tua forza e della tua saggezza. Fammi camminare fra le cose belle. Fa’ che i miei occhi ammirino il tramonto rosso, fa’ che le mie mani rispettino ciò che tu hai creato e le mie orecchie siano acute nell’udire la tua voce”.

P. Ortensio aggiunse ad entrambi gli stampati, quasi a scusarsi, queste parole scritte di suo pugno :
“CARISSIMA, AVREI VOLUTO, DOVUTO, INVIARTI DUE RIGHE PIU’ PERSONALI, RICORDANDOTI TUTTA LA MIA STIMA E FIDUCIA CHE SEMPRE HO AVUTO IN TE DA QUANDO CI INCONTRAMMO LA PRIMA VOLTA AD OSIMO ED IN SEGUITO SEMPRE CON EGUALE SIMPATIA, MA MI MANCA IL TEMPO PER FARLO. NON PERDERE LA SPERANZA, TIENITI FERMA IN CHI NON TI HA PERSO MAI DI VISTA, GINO E CLARICE, E IL SOTTOCRITTO P. ORTENSIO.”

Grazie, caro p. Ortensio! Come per te il messaggio del Vangelo è guida alla tua vita, anche per me “la tua parola è lampada ai miei passi”.

Graziella, con affetto

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Maddalena profuga per sempre

Copertina del libro “Maddalena Profuga Per Sempre”


A cura della dott.ssa Graziella Carassi

Mi è stato chiesto dalla redazione della rivista “I Santesi” di scrivere delle notizie riguardanti il mio romanzo storico “Maddalena profuga per sempre”. Devono dire che tale libro ha avuto una buona accoglienza. Infatti è stato selezionato dalla Regione Marche per rappresentare il nostro territorio al Salone del Libro di Torino nel maggio 2012, occasione in cui ha avuto gli interventi del Presidente del Consiglio Regionale, Dr. Vittoriano Solazzi, dell’ex Vice-Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte, Dott.ssa Bianca Vetrino e dell’avvocato sanbenedettese Silvio Venieri. (Sarà presentato più tardi al castello di Grinzane Cavour).
La prima presentazione del libro è avvenuta al Teatro “Serpente Aureo” di Offida, gremito nonostante il caldo afoso del 19 agosto 2011, alle ore 16,30! Oltre alle autorità e alla prof.ssa Olimpia Gobbi, è venuta dal Friuli-Venezia-Giulia la dott.ssa Serenella Ferrari della Fondazione “Coronini Cronberg” di Gorizia, che ha parlato in modo competente e struggente della divisione della città in due governi diversi, l’italiano e lo sloveno, e quindi dei relativi profughi.
Ho sentito doveroso stabilire la seconda presentazione a San Benedetto del Tronto, con i contribuiti del compianto prof. Ugo Marinangeli, del dott. Gabriele Cavezzi e della Prof.ssa Olimpia Gobbi, che hanno suscitato molto interesse ed anche degli interventi dal posto, tra cui quelli della scrittrice Isa Tassi Marinangeli, della dott.ssa Marina Brancaccio e del prof. Gino Troli, già assessore alla cultura della Regione Marche.
In quella occasione il prof. Troli mi suggerì di inviare il libro al prof. Duccio Demetrio dell’Università dell’Autobiografia di Anghiari (Arezzo), suggerimento che accolsi volentieri. Il suddetto prof. Demetrio espresse in una lettera giudizi gratificanti nei confronti della mia scrittura. Ed è per questo che l’anno dopo mi invitò a leggere qualche pagina al teatro di Anghiari per la sezione “Appoggiàti al leggio”.
Successivamente il libro è stato presentato al “Pio Sodalizio dei Piceni” di Roma da parte del dott. Giuseppe Martini, della prof.ssa Claudia Pagan, della giornalista Grazia Mandrelli e della presentatrice televisiva Rosanna Vaudetti, con gli interventi del compianto presidente dott. Giorgio Bizzarri e dell’on. Pietro Colonnella.
Inoltre è stato presentato tre volte ad Ascoli Piceno. Nella prima edizione nell’aula del Consiglio della Provincia con la prof.ssa Antonella Roncarolo, l’ambasciatore emerito ascolano Enrico De Maio e con gli interventi del compianto on. Pietro Paolo Menzietti e del Consigliere Regionale Paolo Perazzoli. La seconda volta alla libreria “Rinascita” con la prof.ssa Franca Maroni, la dott.ssa Maria Antonietta Lupi e l’avv.ssa Maria Rita Bartolomei, con gli interventi del sindaco di San Benedetto del Tronto Giovanni Gaspari, della regista Edelweiss Cinaglia, dei proff. Luigi Portelli e Luigi Morganti, dell’avv. Luigi Girardi. La terza volta, al locale “Decumano” dell’arch. Guido Carassi, con l’assessore alle politiche sociali prof.ssa Donatella Ferretti, la prof.ssa Franca Maroni e il critico d’arte prof. Stefano Papetti.
Mi sembra giusto anche menzionare la presentazione fatta dalla prof.ssa Grazia Rampioni assieme ad altri al Teatro “Mugellini” di Potenza Picena, dove l’amministrazione ha avuto la cortesia di regalarmi un manifesto fatto da mio nonno, Gaudenzio Rampioni, primo titolare di una tipografia del paese all’inizio del Novecento.
Altre presentazioni nella nostra Regione hanno visto come relatori la prof.ssa Maria Elisa Redaelli, l’arch. Anna Rosa Romano, i proff. Alfredo Luzi e Giarmando Dimarti.

Per questo libro ho ricevuto sei premi.
Nel 2014 il libro è stato premiato a Rovigo con medaglia d’oro nella sezione “Saggio Storico”. Certamente mi sentii onorata di questa attribuzione, avvenuta nel teatro in cui il mio corregionale Beniamino Gigli si era esibito per la prima volta, coincidenza che consideravo di buon auspicio per me. Però, nel profondo, ero un po’ perplessa circa l’inserimento del mio lavoro nella sezione “Saggio Storico” in quanto rivendicavo la creatività e la libertà inventiva proprie del romanzo.
Successivamente nel 2015 ho ricevuto il Premio “Mario Soldati” a Torino per la narrativa e poi altri riconoscimenti, di cui due a Roma, uno ad Aulla (La Spezia) ed uno a Milano.
Numerose le recensioni e le interviste radiofoniche: “Radio R”, un’emittente di Recanati; “Radio 105”, di livello nazionale; “Radio Vaticana”; “Cronache Maceratesi”; “Agoradio” di Osimo.

Confermo che il ricavato della vendita di questo libro, sia nella prima che nella seconda edizione, va in beneficenza alla Lega del Filo d’Oro di Osimo. Infatti Maddalena era molto propensa a caldeggiare e sostenere questa istituzione, motivo per il quale ho anche intestato l’appartamento da me ricevuto come sua erede alla suddetta Opera.

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