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cartolina via le rupia cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Durante la seconda guerra mondiale a Potenza Picena furono scavati due rifugi antiaerei, oggi chiusi. Un terzo rifugio fu ricavato in un tunnel già esistente, situato nelle zona della Cava, in prossimità della Fonte omonima. La decisione di costruirli fu adottata solo nel 1944, nel mese di gennaio, per poter garantire ai nostri concittadini un sicuro riparo in caso di bombardamento aereo. Il progetto di questi nuovi rifugi fu redatto dall’ingegnere comunale Raoul Moschini, mentre il Commissario Prefettizio era il maestro Renato De Angelis e furono completati nel mese di marzo 1944. Uno dei rifugi che tutti ricordano, in quanto da ragazzi ci si andava a giocare al suo interno, è sicuramente quello posto sotto il Pincio, il cui ingresso principale si trovava davanti alle Fontanelle, un tempo lavatoio pubblico ed oggi sede dell’Hockey Club di Potenza Picena, dove all’ingresso si trovava una cabina elettrica, oggi non più presente.

Questo rifugio era lungo in totale metri 81 (metri 30 + 20 + 31) ed il suo scavo è costato la somma di Lire 4.455. Aveva un ingresso principale e due diramazioni laterali, quella a sinistra sbucava davanti al Parco della Rimembranza mentre quella a destra sopra al locale che veniva utilizzato da Mario Scipioni “lo Callarà” per le sue lavorazioni in rame.

Percorso del rifugio di Via Le Rupi. ASCPP.

Pianta del rifugio di via Le Rupi

Il secondo rifugio, molto più esteso di quello del Pincio, chiamato di Via Le  Rupi, posto nella via omonima, vicino all’abitazione di Amicucci “Frogna”, di fronte al manufatto che serviva al cordaio Luigino Cittadini per la lavorazione delle corde; pochi se lo ricordano, in quanto è stato  subito chiuso ed era lungo metri 153 (41 + 43 + 39,20 + 10×3) ed aveva un’unica uscita posta sotto il Mercato delle Monache e per il suo scavo è stata spesa la somma di Lire 7.660. I due rifugi scavati ex novo dagli operai incaricati dal nostro comune avevano una larghezza all’ingresso di metri 1,30 ed un’altezza di metri 1,90.

Un terzo rifugio, chiamato della Cava, fu ricavato utilizzando un tunnel già esistente che si trovava sopra la zona della   Cava, vicino alla Fonte omonima. In questo caso non sappiamo la lunghezza di questo rifugio, mentre per il suo utilizzo furono eseguiti dei lavori di consolidamento edilizio, come archi e muri. Infatti furono eseguiti n. 8 archi in muratura di sostegno al voltone a sesto intero con pilastri da 30 centimetri, un muro di chiusura a spessore di cm 30 in fondo ad una galleria ed infine un muro di sostegno ad una svolta di incrocio di una galleria, per una spesa di Lire 1.960. Questa galleria dopo la guerra è stata sepolta sotto la scarpata, che è stata utilizzata dalla nostra comunità come discarica pubblica e Severino Donati, in un suo racconto, ne parla ampiamente (nel volume “Galazzà e dintorni” del 2006). Nel racconto, a pagina 43 “la Cà”, dice che questa grotta addirittura arrivava fino in Piazza Matteotti, all’interno della cisterna, chiamata “Neara”, che si trova davanti al Palazzo comunale.

Le somme necessarie per lo scavo dei rifugi di Potenza Picena furono raccolte tra i nostri concittadini possidenti terrieri, che versarono Lire 20 per ogni ettaro di terreno posseduto. Inoltre i mattoni necessari per i lavori al rifugio della Cava furono trasportati dal carrettiere Umberto Melatini, mentre la stigliatura (levigatura) dei picconi utilizzati per lo scavo dei rifugi fu fatta da Bartoli Angelo (Angiolì) e Domenichini.

Percorso del rifugio del Pincio. ASCPP.

Pianta del rifugio del Pincio

Per concludere, anche un gruppo di nostri concittadini, Giuseppe Natali, Enrico Valentini e Domenico Rinaldelli avevano chiesto al nostro Comune di poter ricavare a loro spese un rifugio nella grotta della “Neara”, la Neviera, che si trovava sotto al Parco della Rimembranza ed il cui ingresso era nella scarpata sottostante. Di questa neviera ne ha parlato molto dettagliatamente Luca Carestia in un articolo pubblicato nel nostro blog.

Nel nostro ricchissimo archivio storico comunale di Via Trento abbiamo inoltre trovato anche i disegni abbozzati dei percorsi dei rifugi sia del Pincio che di quello di Via Le Rupi, e sono dei documenti veramente eccezionali che facciamo conoscere a tutti per la prima volta.

Inoltre, grazie ad una foto di Bruno Grandinetti, utilizzata per una rara cartolina, facciamo conoscere l’ingresso del rifugio di Via Le Rupi, oggi completamente coperto ed irriconoscibile, come si presentava all’esterno nel 1953, dopo una nevicata.

pdficon_large la ca.pdf di Severino Donati – Estratto dal libro “Galazzà e dintorni” 2006

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