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Bianchini e Scarfiotti

Il Prof. Lionello Bianchini e il Comm. Casimiro Scarfiotti

A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Potenza Picena dopo la seconda guerra mondiale, con l’avvento della democrazia, nel 1946 è stata governata dall’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco comunista Antonio Carestia, che comprendeva i socialisti, i comunisti ed i repubblicani.  Nel 1951, il giorno 27 Maggio, è stato invece eletto Sindaco il dott. Nazzareno Riccobelli della Democrazia Cristiana, sostituito l’anno successivo dal maestro Lionello Bianchini, con una coalizione che comprendeva la Democrazia Cristiana, i repubblicani, i socialdemocratici e gli indipendenti. Sconfitti i socialisti con i comunisti.

Con le elezioni amministrative del giorno 27 Maggio 1956, cioè 63 anni fa, hanno replicato la vittoria del 1951 i democristiani con i suoi alleati, i repubblicani, i socialdemocratici ed i liberali. Sconfitti di nuovo i socialisti ed i comunisti che si presentavano insieme. È stato confermato Sindaco il maestro Lionello Bianchini.

Camillo Simonacci. Foto Massimo Simonacci.

Camillo Simonacci. Foto Massimo Simonacci.

In queste elezioni amministrative si sono presentate tre liste: quella della DC, insieme a PRI-PSDI e PLI ed avevano sul loro simbolo la scritta “Libertas, l’edera, il sole nascente e la bandiera italiana”, la seconda lista vedeva uniti i socialisti con i comunisti ed aveva sul loro simbolo una spiga di grano con la scritta “Lista Popolare”, la terza lista, che non ha eletto nessun consigliere comunale, aveva sul proprio simbolo la Torre Civica di Piazza Matteotti a Potenza Picena ed una vela, con la scritta “Lista Cittadina”.

Sono stati eletti consiglieri comunali per la maggioranza DC-PRI-PSDI-PLI i seguenti consiglieri: Bianchini Lionello, Bilò Nazzareno, Pasquali Silvio, Grandinetti Mario, Simonacci Camillo, Grandinetti Nello, Carestia Rinaldo, Romagnoli Giuseppe, Gelosi Giuseppe, Torresi Raoul, Fontana Umberto, Rinaldoni Rinaldo, Giustini Nicodemo, Mazzoni Umberto, Palloni Ivo, Paniconi Quirino. Per la minoranza PSI-PCI sono invece stati eletti Ricciardi Giuseppe, Cantarini Vincenzo, Cagnoni Americo e Verrucci Luigi.

Sono stati eletti assessori effettivi i consiglieri Simonacci Camillo (vice-sindaco), Pasquali Silvio, Torresi Raoul e Grandinetti Mario. Gli assessori supplenti erano Paniconi Quirino e Gelosi Giuseppe.

Romagnoli

Parte del Consiglio Comunale Eletto il 27 maggio 1956. Da sx seduti Torresi Raoul, Mario Grandinetti, Nello Grandinetti, Rinaldo Carestia, Giuseppe Romagnoli, Umberto Mazzoni. Foto B. Grandinetti. Per gentile concessione di Enzo Romagnoli.

Questa amministrazione Comunale, guidata dal Sindaco Lionello Bianchini, ha portato a termine regolarmente il suo mandato fino al 1960, quando alle elezioni amministrative del giorno 6/11/1960 è stato eletto Sindaco di Potenza Picena l’Avv. Silvano Mazzoni della Democrazia Cristiana.

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Locandina della mostra


A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Una delle feste più tradizionali ed originali che si svolgevano a Potenza Picena nel passato è stata sicuramente la Sagra dei piselli, manifestazio­ne che si è tenuta per sei anni consecutivi dal 1959 al 1964, la prima do­menica di Maggio in un solo giorno, organizzata dalla Pro Potenza Picena, dal Comune di Potenza Picena, dal dopolavoro Enal e dell’Ente Provinciale per il Turismo.

Era l’occasione per celebrare uno dei prodotti più importanti del nostro territorio, appunto il pisello nostrale rampicante (pisum sativum), che veniva coltivato particolarmente in grandi estensioni di terreno collinare nelle loca­lità di Montecanepino, Mortolo, Monte Maggio, Monte Cucco, S. Paterniano e Castelletta.

Potenza Picena, insieme ai comuni di Fermo, Civitanova, S. Elpidio a Mare, Porto S. Giorgio, Altidona, Lapedona, Pedaso, Campofilone, Massignano, Grottammare e S. Benedetto del Tronto, era uno dei maggiori produttori marchigiani di piselli.

Il pisello nelle nostre campagne era coltivato in particolare nei territori rivolti a Sud, dove c’erano terreni leggeri, sabbiosi, brecciosi, che si riscaldavano presto, riparati dai venti.

I piselli che si coltivavano a Potenza Picena avevano acini molto piccoli, dolci, adatti alla alimentazione umana.

La Pro Potenza Picena (l’attuale Pro-Loco) nel 1959, Presidente il M° Ed­gardo Latini, credo unica in tutta le Marche, insieme al Comune di Potenza Picena, guidato dal Sindaco Prof. Lionello Bianchini, ebbe l’intuizione di organiz­zare una Sagra per celebrare questo prodotto squisito della nostra terra, con sfilata di carri, la presenza dei nostri tradizionali birocci trainati da buoi, l’intervento di gruppi folcloristici marchigiani, gare di saltarello, elezione di miss Primavera e miss “pisellina”. Inoltre negli stand allestiti in Piazza Matteotti venivano anche offerti i piselli cotti con la barbaglia, in porchetta e pancetta. Non potevano man­care naturalmente i vini locali offerti dalla Cantina dei Colli Potentini (l’attuale Cantina Montesanto).

Locandina della III edizione delle sagra dei piselli 1961

II Fotoclub di Potenza Picena, all’epoca diretto dal Presidente Enzo Romagnoli, ha restaurato le foto di Bruno Grandinetti riguardanti le sei edizioni della Sagra dei piselli ed ha allestito una bellissima mostra che si doveva svolgere presso il Pincio, ma che per motivi tecnici è stata spostata presso i locali della Sala “Umberto Boccabianca” in Via Trento n° 1, e si è tenuta nei giorni 3-4-5 Agosto 2012, riscuotendo un grande successo di pubblico. Sono state esposte n° 43 foto delle sei edizioni dal 1959 al 1964. Per consentire a tutti i cittadini che non hanno avuto la possibilità di vi­sitare la mostra e a coloro che vivono lontani da Potenza Picena, ma man­tengono forti legami con la loro città di origine, il Fotoclub di Potenza Picena ci ha consentito di pubblicare in esclusiva sul nostro blog tutte le immagini esposte nella mostra.

In questo modo anche chi vive lontano da Potenza Picena potrà godersi la bellezza di queste straordinarie immagini di Bruno Grandinetti.

Stornello dedicato alla Sagra dei Piselli di Potenza Picena

Potenza Picena, Sagra dei Piselli (1959-1964) foto Archivio Storico Comunale della Fototeca “Bruno Grandinetti”. Restauro effettuato dal Fotoclub di Potenza Picena, custode e responsabile della struttura www.fcpp.it

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a cura del Dott. Roberto Domenichini – Direttore dell’Archivio di Stato di Pesaro

1-grappolo-doroÈ difficile rintracciare quelle che si possono definire le origini delle sagre o feste dell’uva e del vino in Italia. Secondo alcuni studiosi le moderne feste si collegherebbero addirittura agli antichi “riti” pagani del mondo romano che celebravano la raccolta dei grappoli ed il vino. Si pensi, ad esempio, alle vinalia ed alle stesse baccanali. Personalmente ritengo non sia il caso di operare collegamenti così remoti e storicamente incerti. Molto più fondata appare la tesi che collega i primi “riti” della vendemmia con la diffusione “su larga scala” della viticultura, che nelle nostre zone inizia ad essere attestata su ampie parti del territorio dal secolo XVIII, come dimostrano i nostri catasti dell’epoca.
Nell’Ottocento, poi, aumentano sia i vigneti a coltura intensiva sia le produzioni dell’uva e del vino e questo finisce per diventare la bevanda più diffusa specie tra le classi sociali più umili.
Che la vendemmia autunnale e la produzione del vino fossero sentite e vissute come un particolare momento di gioia ed allegria, è testimoniato indirettamente anche dal fatto che prima dell’Unità d’Italia, nello Stato pontificio, le vacanze degli scolari generalmente non iniziavano alla fine della primavera e neppure in estate, bensì all’inizio dell’autunno, quando nelle nostre campagne, allora non interessate dai cambiamenti climatici dell’oggi, iniziavano la vendemmia e la pigiatura. Pertanto, si può sostenere che all’epoca, sebbene non ci fossero feste specifiche, tuttavia di certo la vendemmia, e le operazioni ad essa seguenti erano vissute come momento d’allegria e di gioia, quasi una sorta di festa del raccolto ed una dimostrazione della fecondità della terra.
Dopo l’Unificazione, poi, dal tardo Ottocento, un forte impulso alla produzione vitivinicola ed al miglioramento dei vitigni viene dato, nelle nostre zone, anche dall’arrivo dei “Piemontesi”; si pensi agli stessi Scarfiotti e, soprattutto, ai Casalis-Douhet, i quali sperimentano ed introducono nuovi vitigni; questi forestieri, poi, vengono imitati da talune nobili famiglie locali, come i Bonaccorsi ed i Compagnoni Marefoschi, proprietarie di numerosi terreni e generalmente aperte alle innovazioni. Al proposito è il caso di ricordare il conte Prospero Compagnoni M., a lungo impegnato a migliorare i suoi vitigni, che ai primi del Novecento inizia ad esportare il suo vino oltralpe, persino in Inghilterra.
MANIFESTO GRAPPOLO D'OROL’interesse per il settore vitivinicolo coinvolge tuttavia molti produttori della Penisola; non meraviglia dunque che nel primo Novecento, dopo la grande guerra, si organizzino feste e sagre dell’uva e del vino in vari centri d’Italia, incluse le Marche, allo scopo di promuovere i vini prodotti in loco. Ed è pure ben noto che in epoca fascista (1930) viene istituita la “festa nazionale dell’uva” allo scopo di “diffondere il consumo dell’uva” e, probabilmente, anche quello del vino (prodotto in gran quantità nella Penisola), del quale si esaltavano anche le proprietà benefiche (purché consumato in dosi moderate). Ma a Potenza Picena l’idea di dar vita ad una vera e propria festa, quella del Grappolo d’oro, col fine di rievocare e far rivivere tradizioni del passato da una parte e, dall’altra, di promuovere prodotti locali, non sorge in questo periodo, bensì nel secondo dopoguerra. Significativamente la prima festa (1955) viene “celebrata” pochi anni dopo il noto censimento della popolazione italiana del 1951, che fotografa ed attesta, per la prima volta, il maggior numero (il cosiddetto “sorpasso”) degli addetti all’industria ed al terziario, rispetto agli addetti al settore agricolo. Erano già avviati dunque, in quegli anni, quei processi di abbandono delle campagne e di urbanizzazione sui quali molto si è scritto. Sebbene tali mutamenti sociali siano stati piuttosto lenti nella nostra area, tuttavia già a metà degli anni Cinquanta i sintomi del cosiddetto processo di industrializzazione si avvertono chiaramente: alcuni artigiani, che praticano mestieri tradizionali si trasferiscono al Porto, si assiste al progressivo superamento dei contratti di mezzadria ed aumentano i contadini che lasciano “la terra”. Una riprova di ciò si ha pure nella sostenuta crescita, in quegli anni, di Porto Potenza Picena, cittadina a maggior vocazione industriale, commerciale e turistica.

Padre Erasmo Percossi

Padre Erasmo Percossi

Alla luce di ciò, è probabile che, al di là di motivazioni contingenti, l’idea della festa del Grappolo d’oro affondi le sue radici proprio nella volontà, in quel momento, di far rivivere, attraverso la festa, i carri, i tipici balli ed i costumi del passato, tradizioni antiche e finanche le stesse atmosfere del passato, momenti di vita “tradizionali” che, in quella fase di cambiamenti si correva il rischio di perdere, forse per sempre. Sembra infatti prevalere, in tutte le prime edizioni del Grappolo d’oro il recupero della tradizione e si ha la netta sensazione che sia stato proprio il folklore il principale protagonista di quasi tutte le edizioni degli anni Cinquanta e Sessanta. Vanno proprio in questa direzione sia i tipi di complessi invitati all’epoca sia la stessa idea di “affiancare” a quella dell’uva la sagra dei piselli (maggio 1959), che avrà 6 edizioni consecutive. Significativamente, in una pubblicazione del 1961, si riferisce che durante la sagra dei piselli si fanno soprattutto gare di saltarello.
Nell’ambito della riproposizione dei valori tradizionali della cultura contadina non può mancare, neppure nella festa, il momento religioso: la benedizione del parroco e la celebrazione eucaristica, momenti che però sembrerebbero in netto contrasto col cosiddetto “annuncio di Bacco”, il quale, nella mitologia classica pagana rappresenta il dio della vendemmia e del vino ed evoca i noti “baccanali”. Ma nell’ambiente potentino il tutto viene rivisitato in chiave popolaresca e quasi ludica, perdendo così, il Bacco potentino, i classici riferimenti ai riti orgiastici del culto dionisiaco.
È stato scritto che dopo gli anni Sessanta “la magica rassegna del grappolo d’oro” si interrompe, un silenzio che durerà circa sei anni. Secondo alcuni, ragioni di natura economica o contrasti tra gli organizzatori sarebbero state alla base di questa lunga interruzione. Ma è probabile che negli anni successivi al cosiddetto “mitico” ’68 anche il comune sentire della popolazione fosse mutato. Chi scrive ricorda che termini quali tradizione, passato, conservazione di valori, etc. allora non erano più di moda e mal si conciliavano con quello spirito di contestazione che ormai aveva pervaso larghi strati della società del tempo. Tutto questo non poteva non influire negativamente su una festa particolare come quella del Grappolo d’oro, che in questi anni sembra non trovi sostegno neppure nell’Amministrazione comunale, che pure attraversa momenti di instabilità.

M° Edagardo Latini

M° Edagardo Latini

La ripresa (a partire dal 1977) è stata resa possibile da mutamenti avvenuti sia nell’Amministrazione comunale sia nel vertice della pro Loco, ma si ha la sensazione che essa sia stata trainata da privati, dai locali produttori vitivinicoli che hanno inteso, anche attraverso la festa, far conoscere i prodotti del territorio. Tutti ricordano, ad esempio, il conte Carlo Lazzarini, già presidente del Consorzio per la tutela del Rosso piceno, noto per il suo attivismo, un’energia operosa, la sua, che sembra aver positivamente contagiato anche presidenti della pro Loco di quegli anni come l’attivissimo Carlo Strovegli.
Che la ripresa degli anni Settanta-Ottanta nasca primariamente dall’impegno di far conoscere prodotti (vini) locali, è dimostrato anche dalle importanti innovazioni introdotte in quegli anni, prime fra tutte, i convegni sul vino e, in seguito, più in generale, sui prodotti enogastronomici del territorio. Ad essi sono invitati a partecipare nomi di indubbio prestigio (noi, per ragioni si spazio, ricordiamo solo quello del giornalista, gastronomo e scrittore Vincenzo Buonassisi, che diventerà anche un “amico” del Grappolo d’oro potentino). Siccome poi, il percorso dalla discussione o dibattito (sui cibi ed i vini) alla pratica spesso è breve, a metà degli anni Ottanta nascono i “piatti delle vergare”, testimoni della ricchezza e varietà della cucina popolare. Concorrono ad accrescere il livello, per così dire, “culturale” ormai raggiunto dalla manifestazione, anche le mostre d’arte contemporanea, che vedono la partecipazione di artisti non solo locali.
Gli anni Novanta, al contrario dei precedenti, non paiono ricchi di importanti novità. Si ha quasi l’impressione che, in quel decennio, si sia voluto “capitalizzare” le acquisizioni o i progressi precedenti. Si ha, tuttavia, anche la sensazione che nelle varie edizioni di questi anni (a volte, purtroppo, anche guastate in parte dal cattivo tempo) si sia voluto puntare più sul folklore e sul recupero delle tradizioni rispetto al recente passato. Molto numerosi sono infatti i gruppi folkloristici, italiani e non, invitati in questi anni, mentre tra gli ospiti spicca la presenza dell’attore maceratese Silvio Spaccesi (1995). Ancora a proposito di ospiti, si ricorda in questi anni la presenza di attori comici “di grido”, invitati allo scopo, in buona parte riuscito, di avvicinare al Grappolo d’oro parte del numeroso “popolo della televisione”.
Firma dell'atto di cessione del campoLa novità più rilevante degli ultimi anni viene introdotta, dietro suggerimento del gruppo di giovani della pro Loco guidati da Giuseppe Castagna, nel 2000, quando inizia l’esperienza delle cosiddette notti bianche o “notti d’oro”, in onore del nostro Grappolo. A dir il vero il sabato precedente il giorno della sfilata era stato sempre animato da cene nei vari rioni del vecchio centro storico e da qualche spettacolo. Ma le “notti d’oro”, con l’introduzione di spettacoli di artisti di strada, giocolieri, acrobati, funamboli, compagnie teatrali, musicisti di vari generi, poeti, clowns e marionette, sono qualcosa di diverso e contribuiscono ad immergere il centro storico potentino in un’atmosfera particolare, a tratti medievaleggiante, apprezzata molto dai giovani, che numerosi accorrono da varie località. L’esperienza ha avuto e continua a riscuotere molto successo perché essa sembra rispondere alle mutate aspirazioni o esigenze di divertimento delle nuove generazioni. Il successo è stato così convincente che nel 2010 le “Notti d’oro” sono di fatto raddoppiate in quanto alcune manifestazioni serali sono anticipate anche al venerdì precedente, mentre nuove iniziative quali le cene nella Cappella dei contadini (dal 2003) ed il “Carginello d’oro” (dal 2005) appaiono quasi manifestazioni di contorno, destinate più ai potentini che ai “forestieri”. Questi ultimi comunque sembrano gradire anche le sfilate dei carri della domenica, dimostrando di apprezzare il continuo forzo dei carristi di proporre temi, scenografie, costumi musiche e coreografie sempre nuovi.
Vero è che, come la società muta rapidamente, cambiano pure i gusti e le esigenze della gente. Di questo non possono non tener conto gli organizzatori del Grappolo d’oro. E se il compito dello storico è quello di non far cadere nell’oblio e nella dimenticanza le vicende e le preziose esperienze del passato, l’impegno ben più arduo degli amministratori pubblici e, soprattutto, dei responsabili della pro Loco è quello di traghettare il nostro Grappolo d’oro verso mete impareggiabili, tenendo conto delle mutevoli esigenze della società e del pubblico. Il compito, ripeto, è difficile e gravoso, ma si è certi che non mancano tra i responsabili di cui sopra l’impegno, la dedizione e la competenza, doti queste che costituiscono la più solida garanzia per il migliore futuro del Grappolo d’oro potentino.

Articolo tratto dall’opuscolo della 55ª Edizione del Grappolo d’Oro a cura della Pro Loco di Potenza Picena.

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