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Presentazione a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

Quando nel 1970, i cittadini italiani tra cui i marchigiani, sono stati chiamati ad eleggere il primo consiglio regionale, Potenza Picena è riuscita, nel collegio di Macerata, a vedere eletto un proprio concittadino, Romualdo Clementoni, candidato nelle liste del Partito Comunista Italiano. Insieme a lui sono stati eletti nella nostra Provincia per lo stesso PCI Giuseppe Cerquetti e Vincenzo Palmini.

Romualdo Clementoni

Romualdo (Girio) Clementoni nasce a Potenza Picena il giorno 2 agosto del 1927 da Giuseppe, muratore, e da Francesca Domenichini, casalinga, in Via Corso Vittorio Emanuele II n.344.

Era il primo di 5 figli, tra cui Arnaldo, anche lui muratore emigrato in Francia, a Parigi, nel 1956, Anna, Maria Pia e Stellina.

Studia alle scuole elementari locali con la maestra Dolores Calandri, poi dopo le elementari frequenta l’avviamento professionale. Successivamente si specializza nei corsi per muratori della locale scuola d’arte applicata all’industria “Ambrogio della Robbia”, diretta dal prof. Giuseppe Asciutti.

Finita la scuola d’arte inizia l’attività edile con il padre Giuseppe, bravissimo capo-mastro muratore, anche lui allievo della scuola d’arte. La famiglia Clementoni a Potenza Picena è considerata la più importante nel campo edile, avendo iniziato con il capostipite Pasquale (Pasqualì), nonno di Romualdo ed oggi è arrivata alla quarta generazione, con Massimo e Gianfranco Clementoni, figli di Franco.

Romualdo Clementoni risulta tra i fondatori della società sportiva di calcio locale, l’Unione Sportiva Potentina, presieduta nel 1945 da Pierino Pierandrei e nel primo direttivo ricopre la carica di segretario.

Partecipa giovanissimo all’attività politica locale, si iscrive a soli 17 anni al PCI santese (tessera n. 2280), subito dopo la liberazione di Potenza Picena da parte dei soldati polacchi del Reggimento Skorpion il giorno 13 agosto 1944. Diventa successivamente segretario della locale sezione del PCI “Francesco Margaritini”.

Romualdo Clementoni sul palco ad una manifestazione del PCI insieme a Pietro Ingrao a dx, Argeo Gambelli sx, e Giuseppe Cerquetti dietro. Foto Gianni Macerta. prop Stellina Clementoni.

Nel 1958, dopo aver frequentato la scuola di partito del PCI alle Frattocchie, lascia il lavoro da muratore per diventare funzionario politico a tempo pieno, dal 1959.

Ha ricoperto importanti incarichi   politici, sindacali ed istituzionali.

E’ stato segretario provinciale del PCI di Macerata dal 1962 al 1968.

Ha fatto parte degli organi dirigenti regionali del PCI, è stato segretario provinciale della Federazione Mezzadri della CGIL dal 1968 al 1970 e membro del CO.RE.CO. (Comitato Regionale di Controllo) di Ancona dal 1980 al 1985. Inoltre viene eletto consigliere comunale a Macerata dal 1965 al 1970 e consigliere regionale del PCI delle Marche dal 1970 al 1980, per due legislature consecutive.

Romualdo Clementoni parla a nome del PCI di Macerata al primo congresso provinciale del PSIUP presso la Sala Verde del Teatro Lauro Rossi di Macerata, 8/12/1965. Foto prop Stellina Clementoni.

Durante il tentato golpe di stato del generale De Lorenzo nel 1964 era tra coloro che dovevano essere arrestati dai golpisti e deportati in Sardegna, a Capo Marrangiu, insieme ad altre 700 persone da arrestare in tutta Italia. Insieme a lui Luigi Manzi di Porto Potenza Picena, Giuseppe Cerquetti, Dandolo Sebastianelli, Irnerio Madoni e Argeo Gambelli, della Provincia di Macerata.

Il giorno 31/10/1953 si è sposato a Camerino con la signora Giuseppa Bisbocci e dal loro matrimonio sono nati 5 figli.

Nel 1959 si è trasferito da Potenza Picena a Macerata ed è morto a Perugia il giorno 30/07/1986.

Potenza Picena è orgogliosa di questo suo muratore, Romualdo Clementoni, un figlio illustre della nostra terra santese che ha dedicato tutta la sua vita all’emancipazione dei lavoratori e delle lavoratrici, venendo anche lui dal mondo del lavoro manuale e che ha onorato con la sua fattiva presenza l’istituzione regionale marchigiana per ben 10 anni.

Romualdo Clementoni parla ad una manifestazione del PCI. Sul tavolo si notano Massimo Gattafoni, Stelvio Antonini, Domenico Valori, Dandolo Sebastianelli, Adolfo Peroni, Ernsto Cicconi ed Argeo Gambelli. Foto Gianni Macerta. prop Stellina Clementoni.

Quest’anno, in occasione dei 50 anni dalla istituzione delle Regioni, anche nelle Marche è stato festeggiato questo avvenimento, ricordando Romualdo Clementoni, tra i primi consiglieri regionali nel 1970.

Nel libro della CGIL Marche “Dizionario biografico del movimento sindacale nelle Marche (1900-1970)”, a cura di Roberto Giulianelli e Massimo Papini, presentazione di Gianni Venturi, Casa editrice Ediesse srl Roma 2006, Stefano Trovato ha tracciato una completa biografia di Romualdo Clementoni, che noi pubblichiamo integralmente.

Testo biografico di Stefano Trovato

Romualdo Clementoni al centro insieme a Feltre Bartoccia dx ed Argeo Gambelli a sx. E’ prensente anche il piccolo Mauro Clementoni, figlio di Romualdo.

Nasce a Potenza Picena (MC) il 2 agosto 1927. Subito dopo la guerra divide il suo tempo tra il partito e l’impresa edile del padre Giuseppe, il quale ha aderito in un primo momento al fascismo, partecipando volontariamente alla campagna di Abissinia, ma poi si è iscritto al PSI, quindi al PCI.

Nei primi anni cinquanta Clementoni è coordinatore, per il Partito comunista, della zona di Montelupone, Morrovalle e Potenza Picena. A ridosso del decennio successivo lascia l’azienda della famiglia per dedicarsi a tempo pieno alla politica, diventando funzionario della Federazione maceratese del PCI. Conosce a Camerino, durante una campagna elettorale, Giuseppa Bisbocci, che sposa e con la quale ha cinque fi­gli. La sua formazione culturale e politica si svolge per intero nel partito: Clementoni fre­quenta la scuola delle Frattocchie e si reca varie volte in URSS.

Romualdo Clementoni a dx insieme a Stelvio Antonini. Foto tratta dal libro di Stelvio Antonini “Saluti si, ma niente baci” – Il lavoro editoriale, Ancona 1998.

Nel 1962 si tiene un Congresso straordinario e di rinnovamento del PCI nella provincia di Macerata. A guidare la federazione, al posto di Ernerio Madoni, vie­ne chiamato Clementoni, incarico che egli manterrà fino al 1968. Questi sono gli anni delle lotte mezzadrili, in cui il partito e la CDL — guidata da Argeo Gambelli e poi, dal 1965, da Vincenzo Palmini – sono fortemente coinvolti. L’apice di questa fa­se si tocca nel 1965 con l’arresto dello stesso Palmini. La direzione di Clementoni si con­centra nel tentativo di rompere l’egemonia della DC sul “blocco agrario”. La sua strategia mira a ridare la terra ai contadini partendo dai fondi posseduti dagli enti pubblici, per dar vita a cooperative-pilota sganciate dalla Confagricoltura. Questa linea permette l’adesione alla Federmezzadri di molti coloni in precedenza legati alla D.C.

Romualdo Clementoni parla ad una manifestazione del PCI. Seduti sul tavolo Stelvio Antonini, Domenico Valori, Ernesto Cicconi e Guido Cappelloni. Foto Gianni Macerta. prop Stellina Clementoni.

Nel 1965 Clementoni viene eletto consigliere comunale a Macerata, carica che conserva fino al 1970. Siede poi nel consiglio cittadino anche di altri centri della provincia. Il 25 settembre 1968 si dimette da segretario della Federazione comunista a causa delle scelte compiute dal partito in merito alle candidature per le elezioni politiche. Lo sostituisce Stelvio Antonini. Nello stesso anno, anche per l’esperienza maturata nel settore agricolo, Clementoni viene chiamato a dirigere la Federmezzadri – CGIL, organiz­zazione che guida fino al 1970, anno in cui il PCI decide di candidarlo alla regione Marche. Eletto nel consiglio regionale, diviene una delle figure più in vista del partito. Si occupa sia di questioni istituzionali, in particolare dello statuto regionale, sia di quelle relative ai vari settori produttivi. Viene riconfermato consigliere anche per la legislatura seguente, terminando il mandato nel 1980, anno in cui diventa membro del comitato regionale di controllo. Successivamente si dedica all’attività associativa: è presidente dell’associazione maceratese italo-argentina “Il Ponte” e si impegna, riprendendo un suo vecchio interesse, nel campo delle organizzazioni sportive. In seguito a problemi cardiaci muore il 30 luglio 1986 presso l’ospedale di Perugia.

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Presentazione a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

Aldo Cingolani è nato a Potenza Picena, al Porto, il giorno 6 settembre 1923, da Luigi e da Maria Mancinelli.

Pontoise, in Francia, dove era emigrato (25/09/1960)

Ha studiato presso la scuola elementare locale e all’età di 16 anni, nel 1939, è andato a lavorare presso le officine Cecchetti di Civitanova Marche come operaio. Si è subito impegnato sindacalmente all’interno di questa grande realtà produttiva civitanovese ed ha fatto parte della commissione interna sindacale. Nel 1949 viene denunciato, insieme a tanti altri operai della Cecchetti e subisce un processo, difeso dagli avvocati Virginio Bonioni ed Umberto Terracini.

Nel 1953 viene di nuovo licenziato dalla Cecchetti e dopo tale evento frequenta la scuola centrale della CGIL di Ariccia ed al suo ritorno è nominato Segretario della Camera del lavoro di Civitanova Marche.

Diventa in questo modo una delle figure più prestigiose della CGIL di Macerata ed è un dirigente di primo piano del PCI.

Si sposa a Porto Potenza Picena con la signora Elza Scataglini, impiegata, e dal loro matrimonio sono nate Lorenza e Flavia.

Aldo Cingolani con la moglie Elza al mare anni (’50)

Nel 1959 per poter migliorare le condizioni economiche della sua famiglia emigra in Francia per lavoro come falegname ed anche nella periferia di Parigi organizza i lavoratori italiani che in tanti si trovano a lavorare nella capitale francese. Si iscrive al sindacato francese della CGT. Nel 1966 ritorna in Italia e va a lavorare presso la Stylint di Porto Potenza Picena, fabbrica di confezioni femminili di proprietà di Adriano Offidani e di Giuseppe Fiorani. Questa industria lavorava conto terzi in particolare per la IMEC, che produceva sottovesti.

Nel 1975, il giorno 10 novembre, contribuisce a fondare la Cooperativa “Il lavoro” a Porto Potenza Picena, costituita dagli ex dipendenti della Stylint. Aldo Cingolani sarà il primo Presidente del Consiglio di amministrazione, insieme a lui hanno fondato questa cooperativa Moriconi Maria Gabriella, Gironelli Giancarlo, Carbonetti Giuseppa, Torregiani Bruna, Zallocco Paola, Paoletti Maria Rosa, Evangelisti Natalina, Senigagliesi Rosina, Senigagliesi Gianna, Melatini Fernanda, Micucci Giuseppa, Paoletti Renato, Pianaroli Angela, Giorgini Mirella, Faraoni Alfredo e Massaccesi Lina. All’interno di questa cooperativa Aldo Cingolani svolgeva la mansione di tagliatore di tessuti.

È stato anche dirigente politico del PCI di Porto Potenza Picena, ricoprendo l’incarico di Segretario della locale Sezione.

Dal 1970 fino al 1980 è stato consigliere comunale per il PCI nel Comune di Potenza Picena. La figlia Lorenza Cingolani ha ricoperto il ruolo di consigliere comunale dal 1995 fino al 1999 per i Democratici e Progressisti. Oggi la nipote di Aldo Cingolani, Valentina Campugiani, figlia di Lorenza Cingolani e di Leonardo Campugiani, ricopre anche lei il ruolo di consigliere comunale per il Partito Democratico. È stata eletta consigliere sia nel 2014 che nel 2019.

Luigi Cingolani padre di Aldo. ASCPP

Aldo è morto il giorno 3/11/1993.

Sul libro della CGIL Marche “Dizionario biografico del movimento sindacale nelle Marche” (1900-1970), a cura di Roberto Giulianelli e Massimo Papini, presentazione di Gianni Venturi, Casa Editrice Ediesse srl, Roma, 2006, Stelvio Antonini, già consigliere regionale delle Marche, Segretario del PCI di Macerata e dirigente sindacale della CGIL di Macerata, ha tracciato una completa biografia di Aldo Cingolani, che noi pubblichiamo integralmente.

Testo biografico di Stelvio Antonini

Nasce a Potenza Picena (MC) il 6 settembre 1923. Inizia a lavorare alla Cecchetti di Porto Civitanova poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Durante il conflitto la Cecchetti è al servizio dello Stato per la riparazione e costruzione di materiale bellico.

Con decreto ministeriale l’azienda viene militarizzata, i dipendenti sono considerati soldati a tutti gli effetti ed evitano così la partenza per il fronte. Si costruiscono diversi tipi di bombe e spolette, grandi serbatoi per il trasporto di carburante e carrelli per il trasporto delle munizioni dell’esercito italiano. Per soddisfare la continua e alta richiesta dello Stato, l’azienda assume sempre più personale fino a contare circa 2500 dipendenti, di cui un migliaio donne. Un così alto numero di donne in una fabbrica rappresenta una novità di rilievo nel panorama industriale dell’epoca. In questo periodo Cingolani è arruolato nella Marina militare.

Aldo nella sua amata bottega da falegname sotto casa (anni ’80)

Con la conclusione della guerra la Cecchetti riprende l’attività diversificando an­cora la produzione e inizia a costruire e riparare materiale ferroviario per lo stato e a realizzare macchine agricole. Cingolani, dopo qualche mese trascorso al cantiere navale di Ancona, rientra alla Cecchetti dove si apre una stagione di lotte operaie contro i licenziamenti minacciati dalla proprietà e per ottenere migliori contratti di lavoro. È in questa fase che Cingolani matura la sua “coscienza di classe” e il proprio ruolo di guida del movimento sindacale locale. I lavoratori e le lavoratrici lo scelgono pre­sto come loro rappresentante. Appena venticinquenne, viene eletto nella prima commissione interna del dopoguerra in rappresentanza della CGIL e nello stesso periodo assume la carica di segretario della sezione del PCI di Porto Potenza Pice­na, dove risiede.

Si apre allora un periodo difficile, di licenziamenti, soprattutto a danno degli operai più politicizzati e sindacalizzati. E la “caccia al comunista”, che parte dalla FIAT, guidata da Vittorio Valletta, e arriva nelle più piccole realtà d’Italia. Anche alla Cecchetti e alla Ceramica di Porto Potenza le direzioni aziendali agiscono in tal senso. Cingolani è tra quelli che figurano nel “libro nero” della fabbrica in cui lavora, così come accade a Luigi Manzi nell’azienda di Porto Potenza. Con qualche anno di di­stanza, entrambi verranno infine licenziati. In una comunicazione del prefetto di Macerata al ministero degli Interni del 17 giugno 1948 si legge: “Cingolani risulta denunciato insieme a Luigi Manzi per minacce gravi contro l’ing. Giovanni Serra, in data 30 gennaio 1948”. E nel gennaio 1953 ancora il prefetto informa del licen­ziamento di “Cingolani, presidente commissione interna Cecchetti, per infrazione art. 13 accordo interconfederale relativo a costituzione e funzionamento commis­sioni interne e per aver insultato Petrolati”.

Aldo Cingolani durante la guerra

Nel novembre 1949, dopo l’annuncio di centinaia di licenziamenti dato dalla proprietà della Cecchetti, i sindacati proclamano lo stato di agitazione e organizza­no manifestazioni e scioperi. In risposta, la direzione aziendale decide la serrata e chiude i cancelli della fabbrica. La risposta delle maestranze è immediata e costrin­ge l’azienda ad accogliere le proposte sindacali e riprendere il lavoro nella stessa giornata. Si riaprono i cancelli, ma poco dopo, per rappresaglia, vengono denun­ciati e incriminati per vari reati undici dirigenti sindacali e politici: Leandro Mancinelli, segretario della locale CDL; Mariano Borraccetti, presidente della c.i.; Nino Cavatassi, segretario del PCI di Civitanova Marche; Cingolani, membro della c.i. e segreta­rio del PCI di Porto Potenza Picena; gli operai Francesco Luciani, Leandro Tem­perini, Attilio Bigoni, Federico Fornari, Gustavo Rogani, Natale Mori e Arturo Rossi. Il processo si celebra un anno dopo, nel novembre 1950. La difesa è sostenuta dal Comitato democratico nazionale di solidarietà, che si è formato a soste­gno delle centinaia di lavoratrici e lavoratori che in quei mesi, per rappresaglia, vengono rinviati a giudizio in molte zone d’Italia. La difesa è guidata dal macerate­se Virginio Borioni e da Umberto Terracini. Cingolani, nel frattempo, è stato eletto presi­dente della c.i.

Aldo ospite a casa degli amici Lina e Delio Giampaoli quando vivevano in Francia.

Nel giugno 1953, pur alla guida della commissione interna, Cingolani viene di nuovo li­cenziato assieme a Giuseppe Maroni, della FIOM provinciale. Insieme a loro, altri quattro ricevono la lettera di sospensione dal lavoro: Aldo Battistelli, Alfredo Cal­za, Pietro Emili e Francesco Vallesi. I sindacati proclamano subito due ore di scio­pero generale. Saracinesche abbassate anche nei negozi e grande manifestazione al cinema Rossini. Qui si decide l’immediata partenza per Roma di una delegazione di lavoratori per incontrare i parlamentari delle Marche e il ministro del Lavoro. È l’ultima lotta che Cingolani guida alla Cecchetti, dopodiché inizia una diversa fase della sua vita. Prende infatti a frequentare la scuola centrale della CGIL ad Ariccia e, al suo ritorno, è nominato segretario della CDL di Civitanova Marche. Si impegna nelle vertenze dei mezzadri, che chiedono il 58% nei riparti delle produzioni agricole, e dei braccianti, che si battono per ottenere contratti più dignitosi. Diventa così una delle figure sindacali più prestigiose della CGIL maceratese e al tempo stesso un di­rigente di primo piano del PCI.

Dopo circa sei anni, però, deve interrompere la sua attività nel sindacato per emigrare in Francia alla ricerca di lavoro e di un salario più adeguato per il sosten­tamento della sua famiglia. Neanche all’estero si ferma. Prende immediatamente contatto con l’immigrazione italiana a Parigi e nei comuni che circondano la capi­tale francese. Organizza le prime riunioni dei lavoratori italiani in semiclandestini­tà. Aderisce alla CGT e organizza gli immigrati, che in breve tempo cominciano a battersi per i loro interessi. Stabilisce rapporti anche con il PCF e incontra il suo se­gretario generale, Georges Marchais, che lo saluta regalandogli un suo libro appena uscito, con una dedica personalizzata.

Operaie della Cooperativa “Il Lavoro”di Porto Potenza Picena intente alla confezione dei capi.

Nel 1966, dopo sette anni, rientra in Italia. Riprende immediatamente il ruolo di dirigente della sinistra. Nella sua città, Potenza Picena, sta per chiudere una fabbri­ca di confezioni con una cinquantina di operai, soprattutto donne. Cingolani lancia l’idea di costituire una cooperativa dei dipendenti per acquisire l’azienda e continuare la produzione. Nasce così “Il Lavoro”, una delle prime cooperative di produzione nel Maceratese e nelle Marche. Ancora oggi, dopo trentanni, la cooperativa realiz­za confezioni mantenendo lo stesso numero circa di dipendenti. Nel 1970 Cingolani viene eletto al Consiglio Comunale di Potenza Picena. Qui muore il 3 novembre 1993.

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Presentazione a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

Luigi Manzi. Foto e documenti di Luca Manzi.

Il giorno 23 aprile del 1920 nasceva a Porto Potenza Picena Luigi Manzi, figlio di Giuseppe, operaio e di Eugenia Giorgetti. Il padre Giuseppe Manzi era nato a Morciano di Romagna il giorno 2/4/1888 ed aveva combattuto durante la prima guerra mondiale. Era stato nel 1921 tra i promotori della collocazione della lapide dedicata ai caduti della prima guerra mondiale di Porto Potenza Picena e collocata sulla facciata esterna del palazzo di Via Regina Margherita, all’epoca sede della scuola elementare ed oggi sede della delegazione comunale, dal giorno 17/03/2019 intitolata al conte Alessio Conestabile della Staffa.

Ha frequentato la scuola elementare locale e si è sposato con la signora Elda Cingolani e dal loro matrimonio sono nati Ezio e Miria.

Ha lavorato presso la SCA (Società Ceramica Adriatica) di Porto Potenza Picena fino dall’età di 15 anni. Ha combattuto durante la seconda guerra mondiale in Albania, poi colpito da malaria nel 1942 è dovuto rientrare in Italia, ricoverato in diversi ospedali. Dopo l’8 settembre 1943, fugge per entrare in clandestinità allo scopo di sottrarsi all’arruolamento nell’esercito della R.S.I.

A Potenza Picena aderisce al PCI e al GAP locale (Gruppo di Azione Patriottica). Per questo suo impegno nel 1984 il Presidente della Repubblica Sandro Pertini ed il Ministro della Difesa Giovanni Spadolini gli conferiscono il diploma d’onore al combattente per le libertà, mentre il Segretario Generale della CGIL Sergio Cofferati nel 1995 gli conferirà la medaglia d’argento come dirigente sindacale che ha preso parte alla lotta di liberazione.

Nel 1945 è ritornato a lavorare presso la SCA, dove ricopre il ruolo di responsabile della Commissione interna. Per il suo impegno sindacale viene licenziato dalla SCA nel 1956, insieme a Marcello Morgoni, Ferruccio Rebichini, Armando Spinaci e Franco Babbini e non verrà più riassunto. Diversi anni dopo gli verrà riconosciuto il “licenziamento per discriminazione sindacale” e quindi assegnati tutti i diritti allora ingiustamente negati. La vicenda è stata anche oggetto di una interrogazione parlamentare degli onorevoli Bei Ciufoli Adele, Massola e Capalozza nel 1957.

Giuseppe Manzi

E’ stato Segretario della Sezione del PCI di Porto Potenza Picena e funzionario della Federazione del PCI di Macerata dal 1957 al 1961, facendo parte della Segreteria Provinciale, come organizzatore. Durante questo periodo frequenta un corso di Partito presso la Scuola “quadri” comunista alle Frattocchie.

E’ stato inoltre consigliere provinciale per il PCI dal 1960 fino al 1970. E’ stato consigliere comunale di Potenza Picena per il PCI dal 1960 al 1980. Nel 1962 è stato un funzionario sindacale della CGIL, come Dirigente della Camera del Lavoro di Civitanova Marche. E’ stato tra i fondatori dell’ANPI di Macerata.

Il nipote Luca Manzi, figlio di Ezio, oggi è Presidente della locale sezione Anpi di Potenza Picena “Cutini e Scipioni”. Anche il figlio Ezio Manzi è stato consigliere provinciale ed amministratore di Potenza Picena, ricoprendo anche il ruolo di assessore sia con il sindaco Mario Morgoni che con il sindaco Sergio Paolucci.

Nel 1964 il nome di Luigi Manzi compare insieme a quelli di Giuseppe Cerquetti, Dandolo Sebastianelli, Romualdo Clementoni di Potenza Picena, Irnerio Madoni e Argeo Gambelli della Provincia di Macerata, fra gli enucleandi del “Piano Solo”, ideato dal generale Giovanni Di Lorenzo, che dovevano essere arrestati e rinchiusi a Capo Marrangiu, in Sardegna, insieme ad altre 700 persone da arrestare in tutta Italia.

E’ morto a Civitanova Marche il giorno 4 agosto del 2004.

Nel libro della CGIL Marche “Dizionario biografico del movimento sindacale nelle Marche (1900-1970)”, a cura di Roberto Giulianelli e Massimo Papini, presentazione di Gianni Venturi, Casa Editrice Ediesse srl, Roma 2006, la dott.ssa Annalisa Cegna, dell’Istituto Storico della Resistenza di Macerata, ha tracciato una completa biografia di Luigi Manzi, che noi pubblichiamo integralmente.

Testo biografico di Annalisa Cegna

Luigi Manzi al centro in basso insieme a Palmiro Togliatti segretario del PCI ed altri dirigenti comunisti alle Frattocchie di Roma. Foto e documenti di Luca Manzi.

Nasce a Potenza Picena (MC) il 23 aprile 1920. Consegue la licenza ele­mentare. Da bambino, mentre frequenta la scuola, aiuta la famiglia an­dando saltuariamente a pescare in mare. All’età di quindici anni viene assunto presso uno stabilimento industriale che produce piastrelle di ceramica a Porto Potenza Picena, la Società Ceramica Adriatica (SCA). È qui che matura una coscienza sindacale che lo porterà in seguito a diventare prima membro, poi se­gretario della commissione interna di fabbrica.

Dopo aver svolto il servizio militare, il 2 febbraio 1940 viene chiamato alle armi con la specializzazione di marconista e nel 1941 è trasferito in zona di operazioni di guerra in Albania. Qui contrae la malaria e nell’agosto del 1942 viene rimpa­triato, in precarie condizioni fisiche. Ricoverato in vari ospedali militari, 1’8 set­tembre 1943 fugge per entrare in clandestinità, allo scopo di sottrarsi all’arruola­mento nell’esercito della RSI. La brutta esperienza della guerra, l’amore per la pace e il desiderio di combattere contro la dittatura e le ingiustizie lo portano, appena ritornato a Potenza Picena, a iscriversi al PCI e ad aderire al GAP locale, all’interno del quale svolge l’importante funzione di mantenere i contatti tra i vari gruppi partigiani. Attività, questa, che gli varrà due riconoscimenti: nel 1984 gli sarà conferito dal presidente della Repubblica, Pertini, e dal ministro della Difesa, Spadolini, il Diploma d’onore al combattente per la libertà d’Italia e nel 1995 il segretario generale della CGIL, Cofferati, gli consegnerà a nome della Confederazione una medaglia d’argento come dirigente sindacale che ha preso parte alla lotta di liberazione.

Nel 1945 ritorna a lavorare presso la SCA, dove riprende l’attività sindacale portando avanti, in qualità di responsabile della commissione interna, dure lotte. Molte sono in questo periodo le denunce a suo carico: il 30 gennaio 1948 viene denunciato per minacce gravi all’ing. Giovanni Serra; il 28 dicembre 1950 viene condannato per aver affisso manifesti senza licenza; il 2 dicembre 1951 è di nuovo condannato per aver venduto giornali in luogo pubblico senza licenza, ecc. Del resto, negli anni cinquanta Manzi, che nel frattempo è diventato segretario della sezione del PCI di Potenza Picena, svolge attività sindacale anche all’esterno della fabbrica, partecipando a varie lotte, in particolar modo a fianco dei lavoratori delle campagne, alla testa dei quali partecipa alle proteste per il miglioramento del riparto mezzadrile. Nel 1956 viene licenziato dalla SCA: vari anni dopo gli verrà riconosciuto il “licenziamento per discriminazione sindacale” e quindi gli saranno assegnati i diritti allora ingiustamente negati.

Luigi Manzi al Centro, alla sua sinistra Romualdo Clementoni al settimo congresso del PCI di Macerata. Foto e documenti di Luca Manzi.

Dal 1957 al 1961 viene chiamato alla segreteria della Federazione provinciale del PCI di Macerata, dove svolge la funzione di organizzatore. Durante questo periodo partecipa a un corso di partito presso la scuola “quadri” comunista alle Frattocchie. Nel 1960 viene eletto consigliere comunale nelle liste del PCI a Potenza Picena, carica che manterrà ininterrottamente per quattro mandati, fino al 1980. Nello stesso anno diviene anche consigliere provinciale, funzione che svolgerà fino al 1970. Nel 1962 è chiamato a dirigere e organizzare la nuova CDL di Civitanova Marche, che opera in una zona molto importante e vasta, comprendente tutte il distretto calzaturiero. Nel 1964 il suo nome compare fra gli enucleandi del Piano Solo, ideato dal generale Giovanni De Lorenzo, il quale, oltre a prevedere l’occupazione, da parte dell’arma dei carabinieri, di prefetture, questure, sedi di partiti, giornali e altri punti di controllo, indica il nome di oltre settecento persone considerate pericolose, da arrestare e trasferire coattivamente a Capo Marrargiu in Sardegna. Manzi è tra i fondatori della sezione ANPI di Macerata, del cui direttivo provinciale e consiglio nazionale fa parte. Muore a Civitanova Marche il 4 agosto 2004.

Documentazione giornalistica:

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