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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri
780972Oltre duecento anni fa, nel 1817, nella notte di San Giovanni tra il 24 ed il 25 Giugno, a Macerata è stato organizzato il primo moto del Risorgimento marchigiano. Pochi animosi di Macerata e delle terre vicine, tra cui Monte Santo, Montelupone, Monte Cosaro, Montolmo (Corridonia), Loreto, Filottrano, Ancona, Fermo ed Ascoli Piceno, affiliati alla società Carbonara hanno tentato di insorgere contro “la tirannide sacerdotale e straniera, ma scoperti e oppressi giacquero nelle galere pontificie.” Il tentativo rivoluzionario probabilmente fallì perché qualcuno dei congiurati tradì. Comunque non bisogna dimenticare il coraggio di tutti coloro che hanno messo a rischio la propria vita per lottare per la libertà e l’unità d’Italia. Questo ambizioso obiettivo è stato raggiunto solo il giorno 17 Marzo del 1861.
La città di Monte Santo, come quella vicina di Montelupone, è stata una del¬le realtà territoriali più attive nell’organizzazione di questo tentativo rivoluzionario. Forte da noi era la società Carbonara e molte riunioni si sono svolte in città.
Ma chi erano i santesi che hanno partecipato a questo fallito tentativo rivoluzionario del 1817 e che in due casi hanno anche pagato con la galera il loro impegno?
Il più importante è stato sicuramente Pierangelo Pierangeli, possidente, figlio di Saverio e di Teresa Ventura, nato a Monte Santo il giorno 17 Ottobre 1791. Aveva sposato la sig.ra Maria Tanfoni di Civitanova; era un ex carabiniere che aveva servito nel Corpo della Gendarmeria sotto il Governo di Gioacchino Murat, Re di Napoli.

stemma_catasto_rustico

Stemma Comunale tratto dal frontespizio del Catasto rustico di Monte Santo (1762-1765) presso l’archivio storico di Potenza Picena, disegnato da Giuseppe Federici.

Pierangeli era l’elemento di spicco che poteva tenere i contatti con gli organizzatori di questo tentativo rivoluzionario marchigiano-romagnolo, i vari Papis, Riva, Carletti e Braga. Per questo suo ruolo strategico nel complotto venne condannato dal Tribunale di Roma all’ergastolo a vita e fu rinchiuso nel Forte di Civita Castellana (VT) il giorno 24/11/1818 e venne messo in libertà solo il giorno 26/2/1831.
Un altro condannato dal Tribunale di Roma è stato Luigi Fioretti, di Monte Santo. Gli è stata inflitta la pena di anni 7 ed è stato rinchiuso nel Forte di Civita Castellana fino al giorno 16/7/1822, dopo di che è stato trasferito al carcere di Macerata.
Altri santesi hanno partecipato a vario titolo a questo tentativo rivoluzionario, ma non sono stati condannati dal Tribunale di Roma; tra di loro troviamo Bernardino Canepini, Luigi Canepini, Vincenzo Michelangeli e Fedele Somma.
A testimonianza di quanto avvenuto a Macerata nel 1817, in via Garibaldi, sulla parete del Palazzo Cioci, oggi si trova ancora una lapide marmorea con il seguente testo:

Nel 1817
Pochi animosi di Macerata e delle terre vicine affratellati nella società dei Carbonari qui si accordarono
per insorgere contro la tirannide sacerdotale e straniera ma scoperti e oppressi giacquero nelle galere pontificie

Noi con questo articolo abbiamo voluto ricordare e rendere omaggio a tutti i santesi che hanno partecipato in vario modo a questo fallito tentativo rivoluzionario del 1817. Già nel 1950 Norberto Mancini nel suo libro “Potentini illustri”, aveva reso omaggio ai nostri Carbonari santesi.

Notizie tratte da:
“Potentini Illustri” del 1950 di Norberto Mancini, Recanati Tipografia Pupilli.
Domenico Spadoni “Il tentativo rivoluzionario marchigiano-romagnolo del 1817 – Atti e Memorie della Regia Deputazione di Storia per le Marche, serie IV, volume III, anno 1926”. “La Rucola” di Macerata n° 233 dell’ottobre 2017, articolo di Romano Ruffini.

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