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Posts Tagged ‘opere d’arte’

1_dsc9849Una delle opere d’arte di Potenza Picena più belle e significative è sicuramente il trittico di Paolo Bontulli da Percanestro del 1507, Madonna con Bambino tra i santi Giacomo Maggiore e Rocco, cm 195×212, tempera su tavola.

L’opera dal giorno 18 Giugno del 2014 si trova presso i locali della Fototeca Comunale Bruno Grandinetti, nella ex chiesa di Santa Caterina d’Alessandria.

La proprietà di questa tavola è della Parrocchia dei Santi Stefano e Giacomo ed il nostro Comune si è offerto di ospitarla nella propria struttura, assicurandola per una somma di Euro 250.000.

In precedenza il trittico era stato asportato dalla chiesa di San Giacomo Maggiore e dopo un accurato restauro da parte di Isidoro Bacchiocca di Urbino, collocato nel contesto dei locali della Galleria Nazionale delle Marche ad Urbino dal giorno 22 dicembre del 2013 fino al giorno 6 aprile 2014. Il trittico era stato prelevato dalla Chiesa il giorno 22 novembre 2013, in quanto la struttura non poteva più garantire l’incolumità dell’opera d’arte per il crollo della volta centrale in camorcanna.

Il pittore Paolo Bontulli da Percanestro è vissuto tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento ed era nato a Percanestro, anticamente borgo facente parte di Camerino, oggi rientrante invece nel territorio di Serravalle di Chienti.

Lo stile del pittore si richiama alla scuola di Carlo e Vittorio Crivelli. Di questo pittore poco conosciuto, di cui la maggiore opera è quella di Potenza Picena, nell’anno accademico 1974-1975 la studentessa Rosina Gentili ha effettuato un accurato studio, lavoro che si è concretizzato con una tesi di laurea presso l’Università degli Studi di Macerata, Facoltà di Lettere e Filosofia, relatore il Prof. Franco Barbieri, dal Titolo Paolo Bontulli da Percanestro (la copia della Tesi è disponibile presso la Biblioteca Comunale Carlo Cenerelli Campana di via Trento).

s.giacomo-internoLa chiesa di San Giacomo Maggiore, Parrocchia dal 20/10/1774, che ospitava il trittico si trova nel quartiere popolare di Galiziano e le sue origini risalgono alla seconda metà del Trecento. Al suo interno operava la Confraternita del Corpus Domini o di San Giacomo, le cui origini risalgono al Quattrocento (il più antico documento che parla di questa Confraternita è del 1430).

La tavola in oggetto dovrebbe essere stata commissionata da aderenti di questa Confraternita, che vengono indicati in basso sulla tavola ed il motivo dovrebbe essere stato una grave epidemia di peste, probabilmente quella che ha colpito la nostra comunità nel 1503-1504. La presenza di San Rocco, protettore contro la peste, insieme a San Giacomo Maggiore, titolare della Chiesa, potrebbe giustificare questa commissione dell’opera d’arte al pittore di Percanestro. Colpisce la presenza nell’opera di molta frutta, mele, pere, ciliege ed agrumi. Il trittico, oggi mancante in alto della lunetta e lateralmente delle due originali colonnine, ha mantenuto dopo cinque secoli la predella, dove ci sono qundici comparti.

Vengono rappresentati tutti e dodici gli Apostoli, al centro c’è il Redentore Benedicente ed ai lati l’Arcangelo Gabriele a sinistra e la Vergine Annunciata a destra. Per quanto riguarda la data di esecuzione dell’opera, non ci sono più dubbi che debba essere l’anno 1507, ma in passato molti hanno ipotizzato altre date, come 1505, 1502 o addirittura 1506, in quanto l’ultimo numero dell’anno della tavola era di difficile lettura.

Di quest’opera ne parla ampiamente e con molti dettagli il Marchese Filippo Bruti Liberati in due delle sue lettere sopra Monte Santo, sia nella III che nella IV, pubblicate rispettivamente nel 1840 e nel 1841. Anche lo storico Carlo Cenerelli Campana nella sua storia di Monte Santo del 1852 riprende quanto scritto in precedenza da Bruti Liberati e ne parla alle pagine 131 e 132.

don Gustavo Spalvieri

don Gustavo Spalvieri

Il trittico è stato sottoposto ad un accurato restauro nel 1955, grazie all’interessamento del parroco di San Giacomo, don Gustavo Spalvieri. Il restauro è stato effettuato a Firenze, con il lavoro eseguito da Giuseppe Rosi e riconsegnato alla nostra comunità il giorno 3 aprile del 1956. Il risultato di tale intervento è stato veramente straordinario ed il trittico è ritornato all’antico splendore. Oggi l’opera d’arte è ben conservata e valorizzata all’interno della Fototeca, ma l’augurio sincero è che prima possibile possa ritornare nel contesto della Chiesa di San Giacomo Maggiore a Galiziano, chiusa da diversi anni, perché significherebbe che la struttura finalmente è stata restaurata e riconsegnata alla popolazione di Potenza Picena, che ne sente la mancanza.

 

Notizie tratte da Un’opera salvata Madonna con Bambino e Santi di Paolo Bontulli a Potenza Picena a cura di Gabriele Barucca, Urbino, 2013.

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de-magistris-frati-minoria cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

La città di Monte Santo durante il Regno Italico (1808-1815) era stata inserita nel contesto del Dipartimento del Musone, Distretto di Loreto dove Podestà era il Sig. Gasparini.

Durante questo periodo storico l’Italia era sotto il controllo dell’Imperatore Napoleone Bonaparte e molte istituzioni religiose furono soppresse, come conventi e monasteri e molte chiese furono chiuse. Le opere d’arte più importanti che si trovavano all’interno di queste chiese e monasteri furono scelte per essere portate via da Monte Santo e collocate nel contesto di pubbliche strutture statali.

Nel caso di Monte Santo la responsabilità di tale scelta fu affidata ad Antonio Boccolari, professore dell’Accademia di Modena.

Il Prof. Boccolari, dopo aver visitato le chiese e i Monasteri di Monte Santo, il giorno 8/7/1811 comunicò al Podestà della nostra città Gasparini l’elenco delle opere d’arte che dovevano essere portate via.

Su ogni tela scelta era stato posto il sigillo in ceralacca rosso con la scritta A.B.G.S. (le prime due lettere stanno per Antonio Boccolari).

Oggi a distanza di oltre due secoli, molte di queste tele scelte nel 1811 dal Boccolari conservano ancora il sigillo dell’epoca. Nello specifico il Boccolari aveva indicato le seguenti opere d’arte:

    1. presso la Chiesa di Sant’Antonio di Padova dei Frati Minori Riformati:
      • quadro olio su tela di Simone De Magistris del 1576 Madonna di Loreto tra i Santi Giuseppe, Caterina d’Alessandria, Francesco d’Assisi e Antonio di Padova
      • quadro olio su tela di Jacopo Negretti detto Palma il Giovane del 1595 La Crocifissione
    2. presso la Chiesa di San Pietro in Via Marefoschi (oggi la chiesa non è più presente):
      • quadro olio su tela attribuito da Mauro Barberini a Giandomenico Cerrini detto Il Cavalier Perugino seconda metà Sec. XVII Madonna col Bambino tra i santi Anna e Giuseppe. Oggi la tela è presente all’interno della Chiesa di Sant’Anna a Porto Potenza Picena.
    3. Presso la Chiesa di S. Lorenzo dei Frati Cappuccini:
      • tempera su tavola di Simone De Magistris del 1576 Deposizione dalla Croce tra i Santi Francesco d’Assisi e Lorenzo Diacono.
    4. Presso la Chiesa di San Tommaso Apostolo delle Clarisse:
      • quadro olio su tela L’incredulità di San Tommaso Apostolo Sec. XVII attribuito a Francesco Caccianiga
      • quadro olio su tela raffigurante Annunciazione sec. XVII-XVIII di autore ignoto
      • quadro olio su tela raffigurante l’Immacolata e i Santi Gioacchino, Anna, Francesco d’Assisi e Caterina d’Alessandria sec. XVII-XVIII di autore ignoto
    5. All’interno del Monastero delle Clarisse di Via Marefoschi:
      • quadro olio su tela raffigurante Annunciazione di autore ignoto
      • grande tempera su tela raffigurante Il Calvario inizi Sec. XVIII di autore ignoto.

Queste nove tele per nostra fortuna non furono mai portate via da Monte Santo in quanto, pur importanti, non furono giudicate dei capolavori degni di poter essere ospitati nel contesto di Gallerie Nazionali.

Si tenga conto che opere come quelle del De Magistris e di Palma il Giovane non dovevano all’epoca trovarsi in ottime condizioni di conservazione, inoltre di nessuna delle nove opere d’arte scelte dal Boccolari si indicava l’autore. Oggi le tele si trovano ancora, nella maggior parte dei casi, nel contesto delle nostre chiese.

Dott. Mauro Mancini (1926 - 1996). Foto prop. Famiglia Mancini Giustozzi.La tesi di laurea del Dott. Mauro Mancini di Potenza Picena del 1978 Montesanto e la sua Amministrazione sotto il Regno Italico (1808-1815) dai documenti dell’Archivio Storico del Comune, relatore il Prof. Dante Cecchi di Macerata, ci consente di poter conoscere questa vicenda dei nove quadri che dovevano essere portati via da Monte Santo nel 1811. La copia della tesi si trova depositata presso la nostra Biblioteca Comunale Carlo Cenerelli Campana di Via Trento dove chiunque sia interessato ha la possibilità di consultarla.

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Allegoria della Pace di Corrado G

L’Allegoria della Pace – foto Sergio Ceccotti

a cura di Simona Ciasca di Paolo Onofri

Nel 1997 e nel 2002 un’importante opera d’arte di Potenza Picena è stata al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica e dei giornali locali e non solo.
Si tratta della tela “l’Allegoria della Pace”, sec. XVIII di Corrado Giaquinto che era collocata nel contesto della Sala Consiliare nel Palazzo Municipale.
Nel 1997, nella notte tra il 13 e il 14 Gennaio, ignoti ladri l’hanno sottratta, insieme a tutte le altre opere d’arte presenti nel Comune, oltre ad una ribaltina del Sec. XVIII.
La tela, attribuita a Corrado Giaquinto del Prof. Setefano Papetti, (pittore nato a Molfetta il giorno 8/2/1703 e morto a Napoli il 18/4/1766), fu probabilmente commissionata all’artista dalla famiglia Bonaccorsi che vi ornarono l’Ospedale da essi istituito a Monte Santo nel 1737 e nello specifico dal Conte Mons. Alessandro Bonaccorsi (Monte Santo 15/1/1663 – 6/8/1737).
Corrado Giaquinto lavorò nelle corti di Napoli, dei Savoia, a Roma e a Madrid, ed è considerato uno dei più importanti maestri della pittura europea del Settecento.
A Napoli fu allievo di Maria Nicola Rossi e Francesco Solimena e collaborò a Roma con il Maestro Sebastiano Conca. Nel 2002 nel mese di giugno, l’opera attribuita a Corrado Giaquinto di Potenza Picena è stata recuperata dai Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Artistico di Monza mentre era stata inserita nel catalogo della casa d’aste di Londra Sotheby’s a Milano, n. di lotto 156 (l’etichetta dalla casa d’aste è ancora presente sulla cornice).

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opera prima del restauro

La tela dopo il furto nel gennaio del 1997 era stata anche restaurata prima di essere posta all’asta a Milano. Il giorno 5 aprile del 2003, in occasione della inaugurazione del restaurato locale della Sala della Giunta, si è anche svolta la cerimonia ufficiale della riconsegna alla nostra comunità dell’opera di Corrado Giaquinto “Allegoria della Pace”. Erano presenti le massime autorità civili e militari, tra cui il Prefetto di Macerata Marcellino, il Generale Ugo Zottin, Comandante dei Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Artistico, il Comandante dei Carabinieri della Regione Marche, Gen. Reho, quello Provinciale Col. Capasso, il Comandante della stazione di Civitanova Marche, Cap. Canfarini e il protagonista del recupero del quadro di Potenza Picena a Milano, il Comandante del Nucleo Tutela del Patrimonio Artistico di Monza Ma.llo Sergio Banchellini. Presenti inoltre il Sindaco di Potenza Picena Mario Morgoni, il Presidente della Provincia di Macerata Sauro Pigliapoco, il deputato Paola Mariani ed il decano dei Sindaci di Potenza Picena, prof. Lionello Bianchini.
Oggi il titolo della tela è “L’Allegoria della Pace”, ma in precedenza era stata anche chiamata “La Fortezza” (una della quattro virtù cardinali), o addirittura si era ipotizzata “l’Europa”, figura mitologica, secondo quanto scritto dalla Dott.ssa Maria Claudia Caldari nella relativa scheda della Soprintendenza di Urbino del 7/8/1998.
f_diretto-paceQuesta importante tela, attribuita oggi a Corrado Giaquinto, nel passato non era stata mai presa in considerazione dagli storici che si sono occupati nel corso degli anni delle opere d’arte di Potenza Picena. Né dal Marchese Filippo Bruti Liberati nelle sue quattordici lettere scritte sopra Monte Santo dal 1839 al 1858, né da Carlo Cenerelli Campana nella sua storia di Monte Santo del 1852 né da Norberto Mancini nel suo libro “Visioni Potentine” del 1958.
Oggi la tela è conservata all’interno dei locali della Sala Giunta “Antonio Carestia” nel Palazzo Municipale insieme ad altri due capolavori artistici di Potenza Picena, il “Sant’Emidio che protegge Monte Santo”, del 1770 di Benedetto Biancolini e la “Madonna con il Bambino tra i Santi Rocco e Martino” di Simone De Magistris del 1584.
Indubbiamente tre tra le più importanti e significative opere d’arte del nostro Ente, di cui essere orgogliosi.

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5_dsc9401A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri
Il pittore di Caldarola Simone De Magistris, (Caldarola 1538- Ascoli Piceno 1611) ha lasciato a Potenza Picena 3 importanti sue opere.
La prima e più significativa opera è la “Deposizione dalla Croce e i Santi Francesco d’Assisi e Lorenzo Diacono”, tavola che si trova all’interno della Chiesa di S. Lorenzo dei Frati Cappuccini ed è stata eseguita nel 1576. La seconda tela si trova nel contesto della Chiesa di Sant’Antonio di Padova dei Frati Minori “La Madonna di Loreto ed i Santi Francesco d’Assisi, Antonio di Padova, Giuseppe e Caterina d’Alessandria” del 1576.
La terza, un olio su tela, cm 226×168, oggi conservata all’interno della Sala Giunta “Antonio Carestia” nel Palazzo Municipale “Madonna con Bambino tra i Santi Rocco e Martino” del 1584, conosciuta anche con il titolo “Sacra Conversazione”. Quest’ultima tela era stata pagata all’epoca la somma di 150 scudi che comprendeva anche i lavori agli stucchi ed affreschi dell’altare. Il Comune di Monte Santo aveva partecipato alla notevole spesa. Questa tela in origine apparteneva alla Confraternita di San Rocco e Martino, le cui origini risalgono al 1576 ed era collocata nell’altare maggiore della Chiesa di San Rocco, chiesa che si trovava nell’omonima piazza, oggi Piazza Giuseppe Garibaldi. La chiesa nel 1888 fu demolita in quanto cadente, per consentire l’allargamento della piazza e la costruzione della pescheria e beccheria (macelleria), oltre allo spazio per il mercato al coperto, da cui il popolare appellativo di “piazzetta delle erbe” che ancora oggi ci si tramanda.
Successivamente, nel 1960, su questa area è stato costruito l’albergo centrale.
14_dsc9422La Confraternita di San Rocco e Martino dopo il 1888 si era trasferita nei locali dell’oratorio di Santa Caterina, nell’ex-monastero delle Benedettine e la tela del De Magistris collocata all’interno della Chiesa dei Santi Caterina ed Antonio, oggi sede della Fototeca Comunale. Quando la Confraternita si è sciolta negli anni Cinquanta del Novecento, la tela è rimasta nel contesto della Chiesa ed è stata acquisita al patrimonio del Comune. Dalla Chiesa dei Santi Caterina ed Antonio, nel 1980 è stata trasferita nei locali della Pinacoteca Comunale “Benedetto Biancolini” di Via Trento, inaugurata il giorno 27 settembre di quell’anno. Nel 2006 è stata definitivamente collocata all’interno dei locali della Sala Giunta nel Palazzo Municipale, dove si trova attualmente, insieme al “Sant’Emidio che protegge Monte Santo”, del 1770 di Benedetto Biancolini e alla “Allegoria della Pace” del sec. XVIII di Corrado Giaquinto.
Il giorno 14 Aprile del 2007 la tela è stata visionata dal critico d’arte Prof. Vittorio Sgarbi e l’anno successivo, dal 20 marzo 2008 al 8 giugno 2008 è stata esposta all’interno del Palazzo dei Cardinali Pallotta a Caldarola nell’ambito della mostra curata dallo stesso critico d’arte dal titolo “Scoperte nelle Marche intorno a De Magistris” che ha riscosso un grandissimo successo di pubblico.
La tela all’epoca della sua collocazione presso la chiesa di San Rocco aveva in alto un timpano, dov’era rappresentato l’Eterno Padre, e nella parte inferiore una predella con 5 scomparti raffiguranti San Francesco d’Assisi in un lato, S. Stefano Protettore della terra di Monte Santo dall’altro, ed al centro tre fatti della vita di San Rocco, cui la chiesa era dedicata.
7_dsc9425Di questo particolare ne parla il Marchese Filippo Bruti Liberati nella sua VIII “lettera scritta sopra Monte Santo” nel 1847, pubblicata in occasione del matrimonio di Filippo Teodori con Maria Giuseppina Adriani. Anche Carlo Cenerelli Campana nella sua storia di Monte Santo del 1852, ne parla alle pagine 132 e 133.
E’ documentato un primo intervento di restauro della tela nel 1652 da parte di Lorenzo Bonomo, successivamente nel 1992 è stato effettuato un secondo restauro ad opera di Licia Tasini.

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Il Calvario inizi Sec. XVII autore ignoto. Foto Sergio Ceccotti.Il Monastero delle Clarisse di Potenza Picena è stato chiuso nel mese di agosto del 2008 e le ultime monache presenti, 4 in tutto, si sono trasferite nel Monastero di San Giuseppe delle Sorelle Povere di Santa Chiara a Pollenza.
All’interno del Monastero di Potenza Picena, le cui origini risalgono al 1227, sono rimaste molte opere, in particolare nella cappellina, una tela molto significativa ma ridotta in pessime condizioni, il “Calvario” di autore ignoto, degli inizi del sec. XVIII.
Le sue dimensioni, centimetri 292×350, ed il tipo di tecnica pittorica, una tempera su tela, fanno supporre che quest’opera d’arte non sia stata mai collocata in un altare, in particolare in quello principale della Chiesa di San Tommaso Apostolo, bensì prevalentemente utilizzata come un fondale, sistemata in origine all’interno della Chiesa delle Clarisse, probabilmente nella parete del presbiterio, come accenna padre Giuseppe Santarelli nel suo libro del 1993 che parla del Monastero. Al Comune di Potenza Picena sono state donate della Clarisse molte opere, tra cui la suddetta tela, la quale il giorno 29 settembre 2016, al mattino, è stata trasferita dal Monastero delle Clarisse di via Marefoschi ai locali della Pinacoteca Comunale “Benedetto Biancolini” di Via Trento, ristrutturati di recente. Il trasferimento è stato autorizzato dalla Soprintendenza di Ancona ed effettuato dalla Ditta Archigeo di Fermo del Geom. Massimo Rugginelli Fanini e dell’Architetto Patrizia Rugginelli Fanini con i restauratori Linda Ricci e Paolo Sciapichetti.
Il Calvario part. inizi Sec. XVII autore ignoto. Foto Sergio Ceccotti.Questi ultimi hanno anche provveduto ad un’accurata pulizia della tela, togliendo in particolare la polvere che si era accumulata negli anni e fissando il nuovo telaio. L’intera operazione di trasporto, pulizia e sistemazione della tela è costata al nostro Comune la somma di Euro 700 + IVA. Le operazioni sono state coordinate dall’Economo Comunale.
Il Comune di Potenza Picena si è anche riproposto, in una fase successiva, di procedere al restauro della tela, visto il suo notevole valore artistico e religioso, anche se il costo dell’operazione sarà considerevole, tenuto conto delle dimensioni dell’opera d’arte e delle sue condizioni.
Nel passato la tela in oggetto non è sfuggita all’attenzione di padre Giuseppe Santarelli, esperto d’arte, che nel libro “Il Monastero delle Clarisse di Potenza Picena” del 1993 a pag. 64 cita questa opera definendola “il Calvario che raffigura Cristo in Croce, con i due ladroni sul patibolo a lati; sotto, a destra la Maddalena in ginocchio, stretta alla croce, la Madonna e San Giovanni (Evangelista, il discepolo prediletto dal Signore); a sinistra due soldati e sullo sfondo, altri (2) personaggi (uno di questi potrebbe anche essere il committente dell’opera e si nota anche la raffigurazione di una città che dovrebbe essere Gerusalemme).
La tela secondo l’inventario del 1728, citato nel libro, fu eseguita su commissione di suor Giovanna Evangelista Nobili di Corridonia, Abbadessa (del Monastero) nel 1728 e costò 30 scudi. Il Cristo denuncia noti modelli reneschi” (Guido Reni, Calvenzano (BO), 4/11/1575, Bologna 18/8/1642).
Il Calvario part. inizi Sec. XVII autore ignoto. Foto Sergio Ceccotti.Questa tela nel 1811, insieme ad altre otto presenti nelle chiese locali, cioè quella di Sant’Antonio di Padova dei Frati Minori, di San Tommaso Apostolo del Monastero delle Clarisse, di San Pietro, e di San Lorenzo dei Frati Cappuccini, secondo quanto scrive il Dott. Mauro Mancini nella sua tesi di Laurea del 1972 “Monte Santo e la sua Amministrazione sotto il Regno Italico (1808-1815) dai documenti dell’Archivio Storico del Comune”, doveva essere portata via dalla nostra città e collocata presso le collezioni della pubblica istruzione statali. La scelta era stata fatta da Antonio Boccolari, professore presso l’Accademia di Modena. Fortunatamente quanto previsto dal Prof. Boccolari non si è realizzato e le nove tele non sono state portate fuori da Monte Santo. Ci si augura che il proposito dell’Amministrazione Comunale di procedere al restauro di questa grande tela divenga realtà e che possiamo in un prossimo futuro vedere quest’opera nella sua originaria bellezza. Ringraziamo il nostro Sindaco Francesco Acquaroli per aver voluto fortemente valorizzare questa importante tela, come ringraziamo le Clarisse di Pollenza che hanno donato al nostro Comune questa bellissima opera d’arte.

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a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

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Sant’Emidio

Una delle opere d’arte più significative e rappresentate, è sicuramente il “Sant’Emidio che protegge Monte Santo”, olio su tela cm 177×113 del 1770 di Benedetto Biancolini. Il pittore Benedetto Biancolini, nato ad Ascoli Piceno nel 1717 e morto a Monte Santo il 23 Maggio 1797, è autore tra l’altro del quadro di San Girio nella omonima chiesa realizzato nel 1791 su incarico del nostro comune e degli affreschi del presbiterio della Cappella dei Contadini, sotto alla Collegiata di Santo Stefano.
Intervenne inoltre sia sul quadro dell’altare maggiore della Chiesa di San Tommaso nel Monastero delle Clarisse, “l’Incredulità di San Tommaso” del Sec. XVII, attribuito a Francesco Caccianiga, che nel contesto della Chiesa di Sant’Agostino sull’opera “San Nicola da Tolentino intercede per le anime del Purgatorio”, inizi sec. XVII, scuola di Cristoforo Roncalli, detto il Pomarancio.
Il Biancolini ha dipinto anche nella Villa Bonaccorsi ed ha tenuto a Monte Santo una fiorente scuola di pittura.
Il 14 Maggio 1999, con delibera di Giunta Comunale n. 306, il Comune di Potenza Picena ha intitolato a Benedetto Biancolini la propria Pinacoteca Comunale di Via Trento, che era stata inaugurata il giorno 27/9/1980. Il quadro di Sant’Emidio era stato commissionato al pittore Benedetto Biancolini dalla nostra comunità dopo che il terremoto del 1770 non aveva arrecato gravi danni sia alle cose che alle persone. Nella scritta in latino della lapide posta sulla destra del quadro si legge “terra tremuit et con tutore nostro quievit MDCCLXX B.B.P.P.” (la terra ha tremato ma grazie all’intervento del nostro protettore (Sant’Emidio) si è calmata 1770, Benedetto Biancolini pictor pinxit).
Inoltre in segno di ringraziamento Sant’Emidio verrà considerato comprotettore della nostra città. Sant’Emidio, patrono di Ascoli Piceno, protettore contro i terremoti, veglia dal 1770 sulla comunità di Monte Santo, proteggendola dagli eventi sismici, fino ad oggi con buoni risultati.

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Particolare con Monte Santo

La raffigurazione di Monte Santo di fine Settecento che troviamo in questo quadro, sorretta da un putto, è molto importante e realistica. Troviamo in questa raffigurazione la torre della piazza principale con la cuspide, struttura alta all’epoca mt. 46,90, successivamente abbattuta da un fulmine il giorno 11 gennaio 1886, che l’ha ridotta di metri 12,40, portandola agli attuali metri 34,50. La pieve di Santo Stefano, demolita nel 1796, viene raffigurata nella piazza principale e troviamo anche la chiesa di San Francesco da poco iniziata a costruire (nel 1766) ma non conclusa (è stata terminata nel 1778). Si nota in primo piano l’imponente cinta muraria rifatta nel 1567 a difesa dal pericolo dei Turchi, con due grandi bastioni e porta Girola con dietro la Chiesa di San Paolo. Il Palazzo Comunale mostra sopra una torretta, che verrà eliminata nella seconda metà dell’Ottocento; si notano inoltre la Chiesa di Sant’Antonio Abate ed il Collegio dei Gesuiti. Indubbiamente il tutto rappresenta uno spaccato santese di fine Settecento del centro storico molto originale.
Il quadro, dopo essere stato ospitato all’interno del Palazzo Comunale, è stato portato nel contesto della chiesetta del cimitero del Capoluogo, dove è rimasto fino al 1980, quando è stato collocato nei locali della Pinacoteca Comunale.

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la terra ha tremato ma grazie all’intervento del nostro protettore (Sant’Emidio) si è calmata 1770, Benedetto Biancolini pictor pinxit

Dal giorno 18/1/2006 è stato di nuovo sistemato nel contesto della sala giunta “Antonio Carestia” nel Palazzo Municipale. La tela, ridotta in pessime condizioni, è stata sottoposta nel 1998 ad un accurato intervento di restauro da parte di Gianfranco Pasquali di Macerata per una spesa complessiva di Lire 3.827.040 (iva compresa). Questo quadro aveva una particolare cornice curva che solo nel 2006 è stata sottoposta ad un intervento di restauro per renderla lineare ed il lavoro è stato eseguito da Orietta Olivetti di Ostra Vetere.
Durante la mostra fotografica di Bruno Grandinetti “Ignoti sulla bocca di tutti”, seconda edizione, che si è tenuta nei locali recuperati di San Francesco dal giorno 9 al 31 agosto 1997, tra i visitatori sono stati raccolti la bellezza di Lire 2.000.000 da destinarsi al restauro del Sant’Emidio.
Questo quadro deve quindi considerarsi a tutti gli effetti l’opera a cui tutti i santesi si sentono maggiormente legati ed affezionati.

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Quadro San Nicola da Tolentino intercede per le anime del Purgatorio. Foto di Sergio Ceccotti.

A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri
Tra le opere d’arte presenti nel contesto dell’Auditorium “Ferdinando Scarfiotti”, nella ex chiesa di Sant’Agostino, dal 2007 troviamo la pala d’altare raffigurante “San Nicola da Tolentino intercede per le anime del Purgatorio” olio su tela inizi Sec. XVII, attribuito alla Scuola di Cristoforo Roncalli, detto il Pomarancio (Pomarance 1552 – Roma 1626).
L’opera in oggetto è stata restaurata nel 1972 a cura della Soprintendenza alle Gallerie delle Marche di Urbino, grazie all’interessamento iniziale del Sindaco di Potenza Picena, Avv. Silvano Mazzoni.
Nel 2003 il Comitato VII Centenario San Nicola da Tolentino ha richiesto l’opera di Potenza Picena per una mostra sul Santo.
Per quanto riguarda il Santo a cui è dedicata la pala, individuato in San Nicola da Tolentino, è chiaro a tutti che la sua raffigurazione non è sicuramente nello stile iconografico del Santo, sempre dipinto minuto, senza barba e mai a torso nudo. Secondo Filippo Bruti Liberati che ne parla nella sua Terza Lettera sopra Monte Santo, scritta nel 1840 in occasione del matrimonio del Conte Paolo Emilio Carradori e di Vittoria Perozzi, rappresentava in origine “San Girolamo semi-nudo al quale il Biancolini tolse dalla destra il sasso ed aggiunse nell’intero quadro molti accessori, affinché indicasse San Nicola di Tolentino”, Santo dell’ordine degli Agostiniani, nato a Sant’Angelo in Pontano nel 1245 e morto a Tolentino nel 1305. L’opera secondo il Bruti liberati è attribuibile al Pomarancio. Secondo Carlo Cenerelli Campana nella sua “Istoria dell’antica città di Potenza rediviva in Montesanto”, del 1852 l’autore doveva essere invece Carlo Maratta e raffigurava “San Nicola di Tolentino nell’atto di flagellarsi”.

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Particolari del quadro San Nicola da Tolentino intercede per le anime del Purgatorio. Foto di Sergio Ceccotti.

Anche secondo Norberto Mancini su “Visioni Potentine” del 1958 il quadro è opera del Maratta. L’intervento di Benedetto Biancolini, pittore che ha operato a Monte Santo anche se nativo di Ascoli Piceno, ha adattato la tela alle dimensioni dei nuovi altari laterali della Chiesa di Sant’Agostino, aggiungendo una lunetta in alto e facendo un’aggiunta in basso, portando le dimensioni complessive della tela a cm 340 x cm 180. Si può anche notare una firma “Pomarance” sulla sinistra, in basso, che non dovrebbe essere originale, ma aggiunta dal Biancolini.
Quando l’opera d’arte è stata sottoposta ad un accurato intervento di restauro a cura della Soprintendenza di Urbino e restituita il giorno 27/7/1972 al Sindaco di Potenza Picena Alberto Rosciani, viene definita “San Pietro che libera le anime del Purgatorio” del Pomarancio.
Nel 1998 secondo la Dott.ssa Claudia Caldari, Direttrice Storica dell’Arte della Soprintendenza di Urbino, l’autore della tela è Cristoforo Roncalli. Nel libro “San Nicola da Tolentino e le Marche, culto e arte” a cura di Roberto Tollo e Elena Bisacci, pubblicato nel 1999, risulta al suo interno anche la scheda riferita all’opera di Potenza Picena e la Dott.ssa Chiappini Di Sorio afferma che l’autore, a suo parere, potrebbe essere il fratello del Pomarancio, Donato Roncalli.

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Firma Pomarance sul quadro San Nicola da Tolentino intercede per le anime del Purgatorio. Foto di Sergio Ceccotti.

Anche secondo questa studiosa “inconsueta risulta sul piano iconografico la raffigurazione di San Nicola da Tolentino”. Secondo infine il Dott. Roberto Domenichini, nostro concittadino ed attualmente Direttore dell’Archivio di Stato di Pesaro, gli autori potrebbero essere degli allievi del Pomarancio, ed esattamente il recanatese Pietro Paolo Giacometti e l’umbro Giovanni Antonio Scaramuccia.
La storia della pala dedicata a San Nicola da Tolentino di Potenza Picena è molto bella ed affascinante e siamo convinti sia giusto che tutti la possono conoscere ed apprezzare.

Riferimenti bibliografici:
1. Terza Lettera sopra Monte Santo di Filippo Bruti Liberati, 1840, Ripatransone.
2. Istoria dell’antica città di Potenza rediviva in Montesanto di Carlo Cenerelli Campana, 1852, Ripatransone
3. Visioni Potentine di Norberto Mancini, 1958, Fermo.
4. San Nicola da Tolentino e le Marche, culto e arte a cura di Renato Tollo ed Elena Bisacci, 1999, Tolentino
5. Monte Santo, itinerari storico-artistici del Comune di Potenza Picena – curatore Duilio Corona, 1998, Pollenza.

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