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Posts Tagged ‘opere d’arte’

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Raffigurazione sacra. Foto di Sergio Ceccotti.

a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri
Dopo aver pubblicato le foto di tutti i quadri e le acqueforti che sono state donate al Comune di Potenza Picena da parte delle monache Clarisse di Pollenza, e che provenivano dal Monastero di San Tommaso di Potenza Picena, esposte dal giorno 2 Giugno 2017 nel contesto della Pinacoteca Comunale “Benedetto Biancolini” di Via Trento, ora proseguiamo con le foto di tutti gli altri oggetti esposti nell’ambito della mostra “Clarisse arte”.
Tutti gli oggetti, ad eccezione della raffigurazione sacra, dei due tavolinetti, dell’orologio antico e del crocefisso rimangono di proprietà delle Clarisse di Pollenza. Abbiamo deciso di fotografarli e farli conoscere perché crediamo che in futuro non potranno più essere visti e pertanto questa è un’occasione unica ed imperdibile.
Si tratta di due originali bambole con abiti ricamati, due vassoi metallici ed infine una tavola lignea dove sono indicati i nomi delle monache del Monastero di Potenza Picena che dovrebbe risalire in base ai nomi agli inizi del Novecento. Inoltre, oggetti in particolare ceramiche molto originali ad uso quotidiano delle Clarisse risalenti agli inizi dell’ Ottocento, probabilmente di fabbricazione locale. Infatti a Potenza Picena è stata sempre fiorente l’attività dei vasari, ed in particolare c’è stata una famiglia che ha portato avanti con grande successo questa particolare attività artigianale ed artistica, i Galeazzi, detti i “Coccioni”, per il loro lavoro e che abitavano in contrada Le Rupi, vicino alle Fontanelle, dove avevano anche una fornace di cottura.

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Foto di Sergio Ceccotti

Questa famiglia ha portato avanti l’attività fino agli inizi del Novecento.
Nell’ambito della mostra è esposta anche la grande tela proveniente sempre dal Monastero delle Clarisse di Potenza Picena e donata al nostro Comune, “Il Calvario” del Sec. XVIII, i quattro antifonari dei secc. XVI e XVII e le 10 statue lignee degli Apostoli del sec. XVII, di cui abbiamo parlato in nostri precedenti articoli.
Le foto scattate da Sergio Ceccotti con molta professionalità ci consentono di poter apprezzare meglio queste antiche testimonianze delle Clarisse di San Tommaso di Potenza Picena.

 

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a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

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Progetto Architetto Pietro Augustoni

Il Monastero di San Tommaso delle Clarisse di Potenza Picena è stato chiuso definitivamente nel mese di maggio del 2008 e le ultime 4 monache si sono trasferite a Pollenza nel monastero di San Giuseppe delle Sorelle Povere di Santa Chiara.
L’origine del monastero di Potenza Picena risale al 1227. L’Abadessa del Monastero di Pollenza Maria Eleonora de Nigris ha voluto donare alla nostra Città quadri, acqueforti, planimetrie, mobili ed oggetti vari appartenuti al monastero di Potenza Picena.
Il nostro comune con atto di giunta n. 258 del 28/12/2016 ha acquisito al patrimonio dell’ente tutto il materiale donato.
Tra il materiale donato troviamo 3 planimetrie del progetto del nuovo monastero di San Tommaso risalente alla fine del Settecento, intervento mai realizzato, opera di Pietro Augustoni (1741-1815). Architetto camerale comasco che secondo il Dott. Roberto Domenichini ha lavorato nella nostra città sia sulla torre civica che sul convento dei Francescani Conventuali al Pincio.
I quadri, oli su tela e le acqueforti sono stati prima ripuliti e sottoposti al trattamento antitarlo da parte di Franco Carestia di Potenza Picena e poi collocati all’interno dei locali della pinacoteca comunale “Benedetto Biancolini” di via Trento.

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Pacifico Mori 1843

Le opere sono state esposte per la prima volta in una mostra allestita da Mauro Mazziero dal titolo significativo “Clarisse arte”, inaugurata il giorno 2 giugno 2017 che si è protratta fino al giorno 4 giugno 2017. Si tenga conto che quasi tutte le tele, per le loro precarie condizioni, hanno bisogno di un’opera di restauro. Solo due tele sul retro hanno la firma dell’autore e l’anno di esecuzione: si tratta di due pittori fermani Pacifico Mori del 1843 e Giuseppe Traini del 1780.
Sarebbe opportuno prevedere uno studio accurato su ogni opera d’arte per determinarne il periodo, l’autore ed il soggetto. In questa sede analizziamo le opere d’arte, le acqueforti e le tre planimetrie da un punto di vista fotografico, tramite le foto di Sergio Ceccotti, che come al solito sono bellissime. Ringraziamo pertanto Sergio per la sua disponibilità e professionalità.

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a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Interno Sala Giunta Antonio Carestia - Palazzo Municipale Potenza Picena.

Interno Sala Giunta Antonio Carestia – Palazzo Municipale Potenza Picena.

Il Palazzo Municipale di Potenza Picena è stato progettato dall’Architetto ticinese Pietro Bernasconi, principale collaboratore di Luigi Vanvitelli ed è stato ricostruito negli anni 1745 – 1750. La sala Giunta, un tempo del Consiglio Comunale, si trova al suo interno al primo piano.

Dopo la costruzione ed inaugurazione del Teatro Condominiale, oggi comunale, Bruno Mugellini avvenuta il 27 dicembre del 1862, la sala dedicata al Consiglio comunale è stata riccamente decorata da Filippo Persiani di Morrovalle, lo stesso che aveva lavorato prima nel contesto del nostro teatro. Le decorazioni della sala rendevano omaggio in particolare ai padri dell’Unità d’Italia, da poco avvenuta (17 Marzo 1861).

Infatti sulla volta della sala si trovano i ritratti del Re Vittorio Emanuele II, di sua moglie la Regina Maria Adelaide Ranieri, del Generale Giuseppe Garibaldi e del Conte Camillo Benso di Cavour.

Sui quattro angoli della volta sono state dipinte decorazioni che esaltano la letteratura, il teatro, la pittura e la musica, cioè le arti e la scienza con raffigurati anche chiari simboli massonici, come le squadre e i compassi.

Nel contesto decorativo di questa sala, per scelta politica dell’epoca, non si trovano simboli religiosi, ma solo laici.

Volta decorata della Sala Giunta. Foto Sergio Ceccotti.

Volta decorata della Sala Giunta. Foto Sergio Ceccotti.

La sala nel 1907 era stata arricchita con un bellissimo tavolo a ferro di cavallo, poi rimosso, che è stato recentemente restaurato da Luigi Morichetti di Potenza Picena e riposizionato al suo interno. Il gonfalone del Comune che si trova oggi all’interno della teca al centro della sala è stato ricamato nel 1933 dalle nostre Monache Benedettine di San Sisto e restaurato nel maggio 2015 dalla Sig.ra Nelide Mazziero di Potenza Picena.

All’interno della sala si trovano oggi tre importanti opere d’arte: si tratta del Sant’Emidio che protegge Monte Santo del 1770 di Benedetto Biancolini, di una Madonna con Bambino tra i Santi Rocco e Martino del 1584 di Simone De Magistris e l’Allegoria della Pace Sec. XVII di Corrado Giaquinto. Quest’ultima tela nel 1997 era stata rubata dal nostro municipio e recuperata solo nel 2002 a Milano.

Dal mese di ottobre del 2015 nel contesto del locale si trova anche l’antico stemma Comunale in pietra arenaria del sec XIV che era collocato sulla parete del Palazzetto del Podestà e restaurato da Paola Carestia di Potenza Picena, lavoro che è stato finanziato dalle sorelle Ballesi di Macerata Chiara, Francesca ed Elisabetta.

Nel 2003 la sala è stata sottoposta ad un lavoro di restauro sia nella parte strutturale che in quella decorativa. Le decorazioni sono state restaurate dai tecnici della ditta Ares snc di Ancona Alessandra Valeri e Elisabetta Luciani, mentre la progettista del recupero è stata l’Arch. Laura Francioni di Recanati.

Sono infine presenti nel locale le Bandiere italiana ed europea oltre a quelle delle nazioni delle città con cui Potenza Picena è gemellata, cioè Templemore per l’Irlanda e Burford per l’Inghilterra. Presente inoltre dal giorno 16/10/2013 anche la Bandiera Argentina benedetta nella Cattedrale di Rosario e donata al nostro Comune dalla Famiglia di Oscar Tramannoni.

Antonio Carestia. A.S.C.P.P.

Antonio Carestia. A.S.C.P.P.

Questa sala, inaugurata dopo i lavori di restauro e miglioramento sismico il giorno 5 Aprile 2003, non è più da considerarsi come sede del consiglio comunale ma della Giunta Municipale, intitolata dal 2004 al Sig. Antonio Carestia, primo sindaco eletto democraticamente dopo la caduta del fascismo, il quale ha amministrato Potenza Picena dal 1946 fino al 1951.

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1_dsc9849Una delle opere d’arte di Potenza Picena più belle e significative è sicuramente il trittico di Paolo Bontulli da Percanestro del 1507, Madonna con Bambino tra i santi Giacomo Maggiore e Rocco, cm 195×212, tempera su tavola.

L’opera dal giorno 18 Giugno del 2014 si trova presso i locali della Fototeca Comunale Bruno Grandinetti, nella ex chiesa di Santa Caterina d’Alessandria.

La proprietà di questa tavola è della Parrocchia dei Santi Stefano e Giacomo ed il nostro Comune si è offerto di ospitarla nella propria struttura, assicurandola per una somma di Euro 250.000.

In precedenza il trittico era stato asportato dalla chiesa di San Giacomo Maggiore e dopo un accurato restauro da parte di Isidoro Bacchiocca di Urbino, collocato nel contesto dei locali della Galleria Nazionale delle Marche ad Urbino dal giorno 22 dicembre del 2013 fino al giorno 6 aprile 2014. Il trittico era stato prelevato dalla Chiesa il giorno 22 novembre 2013, in quanto la struttura non poteva più garantire l’incolumità dell’opera d’arte per il crollo della volta centrale in camorcanna.

Il pittore Paolo Bontulli da Percanestro è vissuto tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento ed era nato a Percanestro, anticamente borgo facente parte di Camerino, oggi rientrante invece nel territorio di Serravalle di Chienti.

Lo stile del pittore si richiama alla scuola di Carlo e Vittorio Crivelli. Di questo pittore poco conosciuto, di cui la maggiore opera è quella di Potenza Picena, nell’anno accademico 1974-1975 la studentessa Rosina Gentili ha effettuato un accurato studio, lavoro che si è concretizzato con una tesi di laurea presso l’Università degli Studi di Macerata, Facoltà di Lettere e Filosofia, relatore il Prof. Franco Barbieri, dal Titolo Paolo Bontulli da Percanestro (la copia della Tesi è disponibile presso la Biblioteca Comunale Carlo Cenerelli Campana di via Trento).

s.giacomo-internoLa chiesa di San Giacomo Maggiore, Parrocchia dal 20/10/1774, che ospitava il trittico si trova nel quartiere popolare di Galiziano e le sue origini risalgono alla seconda metà del Trecento. Al suo interno operava la Confraternita del Corpus Domini o di San Giacomo, le cui origini risalgono al Quattrocento (il più antico documento che parla di questa Confraternita è del 1430).

La tavola in oggetto dovrebbe essere stata commissionata da aderenti di questa Confraternita, che vengono indicati in basso sulla tavola ed il motivo dovrebbe essere stato una grave epidemia di peste, probabilmente quella che ha colpito la nostra comunità nel 1503-1504. La presenza di San Rocco, protettore contro la peste, insieme a San Giacomo Maggiore, titolare della Chiesa, potrebbe giustificare questa commissione dell’opera d’arte al pittore di Percanestro. Colpisce la presenza nell’opera di molta frutta, mele, pere, ciliege ed agrumi. Il trittico, oggi mancante in alto della lunetta e lateralmente delle due originali colonnine, ha mantenuto dopo cinque secoli la predella, dove ci sono qundici comparti.

Vengono rappresentati tutti e dodici gli Apostoli, al centro c’è il Redentore Benedicente ed ai lati l’Arcangelo Gabriele a sinistra e la Vergine Annunciata a destra. Per quanto riguarda la data di esecuzione dell’opera, non ci sono più dubbi che debba essere l’anno 1507, ma in passato molti hanno ipotizzato altre date, come 1505, 1502 o addirittura 1506, in quanto l’ultimo numero dell’anno della tavola era di difficile lettura.

Di quest’opera ne parla ampiamente e con molti dettagli il Marchese Filippo Bruti Liberati in due delle sue lettere sopra Monte Santo, sia nella III che nella IV, pubblicate rispettivamente nel 1840 e nel 1841. Anche lo storico Carlo Cenerelli Campana nella sua storia di Monte Santo del 1852 riprende quanto scritto in precedenza da Bruti Liberati e ne parla alle pagine 131 e 132.

don Gustavo Spalvieri

don Gustavo Spalvieri

Il trittico è stato sottoposto ad un accurato restauro nel 1955, grazie all’interessamento del parroco di San Giacomo, don Gustavo Spalvieri. Il restauro è stato effettuato a Firenze, con il lavoro eseguito da Giuseppe Rosi e riconsegnato alla nostra comunità il giorno 3 aprile del 1956. Il risultato di tale intervento è stato veramente straordinario ed il trittico è ritornato all’antico splendore. Oggi l’opera d’arte è ben conservata e valorizzata all’interno della Fototeca, ma l’augurio sincero è che prima possibile possa ritornare nel contesto della Chiesa di San Giacomo Maggiore a Galiziano, chiusa da diversi anni, perché significherebbe che la struttura finalmente è stata restaurata e riconsegnata alla popolazione di Potenza Picena, che ne sente la mancanza.

 

Notizie tratte da Un’opera salvata Madonna con Bambino e Santi di Paolo Bontulli a Potenza Picena a cura di Gabriele Barucca, Urbino, 2013.

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de-magistris-frati-minoria cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

La città di Monte Santo durante il Regno Italico (1808-1815) era stata inserita nel contesto del Dipartimento del Musone, Distretto di Loreto dove Podestà era il Sig. Gasparini.

Durante questo periodo storico l’Italia era sotto il controllo dell’Imperatore Napoleone Bonaparte e molte istituzioni religiose furono soppresse, come conventi e monasteri e molte chiese furono chiuse. Le opere d’arte più importanti che si trovavano all’interno di queste chiese e monasteri furono scelte per essere portate via da Monte Santo e collocate nel contesto di pubbliche strutture statali.

Nel caso di Monte Santo la responsabilità di tale scelta fu affidata ad Antonio Boccolari, professore dell’Accademia di Modena.

Il Prof. Boccolari, dopo aver visitato le chiese e i Monasteri di Monte Santo, il giorno 8/7/1811 comunicò al Podestà della nostra città Gasparini l’elenco delle opere d’arte che dovevano essere portate via.

Su ogni tela scelta era stato posto il sigillo in ceralacca rosso con la scritta A.B.G.S. (le prime due lettere stanno per Antonio Boccolari).

Oggi a distanza di oltre due secoli, molte di queste tele scelte nel 1811 dal Boccolari conservano ancora il sigillo dell’epoca. Nello specifico il Boccolari aveva indicato le seguenti opere d’arte:

    1. presso la Chiesa di Sant’Antonio di Padova dei Frati Minori Riformati:
      • quadro olio su tela di Simone De Magistris del 1576 Madonna di Loreto tra i Santi Giuseppe, Caterina d’Alessandria, Francesco d’Assisi e Antonio di Padova
      • quadro olio su tela di Jacopo Negretti detto Palma il Giovane del 1595 La Crocifissione
    2. presso la Chiesa di San Pietro in Via Marefoschi (oggi la chiesa non è più presente):
      • quadro olio su tela attribuito da Mauro Barberini a Giandomenico Cerrini detto Il Cavalier Perugino seconda metà Sec. XVII Madonna col Bambino tra i santi Anna e Giuseppe. Oggi la tela è presente all’interno della Chiesa di Sant’Anna a Porto Potenza Picena.
    3. Presso la Chiesa di S. Lorenzo dei Frati Cappuccini:
      • tempera su tavola di Simone De Magistris del 1576 Deposizione dalla Croce tra i Santi Francesco d’Assisi e Lorenzo Diacono.
    4. Presso la Chiesa di San Tommaso Apostolo delle Clarisse:
      • quadro olio su tela L’incredulità di San Tommaso Apostolo Sec. XVII attribuito a Francesco Caccianiga
      • quadro olio su tela raffigurante Annunciazione sec. XVII-XVIII di autore ignoto
      • quadro olio su tela raffigurante l’Immacolata e i Santi Gioacchino, Anna, Francesco d’Assisi e Caterina d’Alessandria sec. XVII-XVIII di autore ignoto
    5. All’interno del Monastero delle Clarisse di Via Marefoschi:
      • quadro olio su tela raffigurante Annunciazione di autore ignoto
      • grande tempera su tela raffigurante Il Calvario inizi Sec. XVIII di autore ignoto.

Queste nove tele per nostra fortuna non furono mai portate via da Monte Santo in quanto, pur importanti, non furono giudicate dei capolavori degni di poter essere ospitati nel contesto di Gallerie Nazionali.

Si tenga conto che opere come quelle del De Magistris e di Palma il Giovane non dovevano all’epoca trovarsi in ottime condizioni di conservazione, inoltre di nessuna delle nove opere d’arte scelte dal Boccolari si indicava l’autore. Oggi le tele si trovano ancora, nella maggior parte dei casi, nel contesto delle nostre chiese.

Dott. Mauro Mancini (1926 - 1996). Foto prop. Famiglia Mancini Giustozzi.La tesi di laurea del Dott. Mauro Mancini di Potenza Picena del 1978 Montesanto e la sua Amministrazione sotto il Regno Italico (1808-1815) dai documenti dell’Archivio Storico del Comune, relatore il Prof. Dante Cecchi di Macerata, ci consente di poter conoscere questa vicenda dei nove quadri che dovevano essere portati via da Monte Santo nel 1811. La copia della tesi si trova depositata presso la nostra Biblioteca Comunale Carlo Cenerelli Campana di Via Trento dove chiunque sia interessato ha la possibilità di consultarla.

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Allegoria della Pace di Corrado G

L’Allegoria della Pace – foto Sergio Ceccotti

a cura di Simona Ciasca di Paolo Onofri

Nel 1997 e nel 2002 un’importante opera d’arte di Potenza Picena è stata al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica e dei giornali locali e non solo.
Si tratta della tela “l’Allegoria della Pace”, sec. XVIII di Corrado Giaquinto che era collocata nel contesto della Sala Consiliare nel Palazzo Municipale.
Nel 1997, nella notte tra il 13 e il 14 Gennaio, ignoti ladri l’hanno sottratta, insieme a tutte le altre opere d’arte presenti nel Comune, oltre ad una ribaltina del Sec. XVIII.
La tela, attribuita a Corrado Giaquinto del Prof. Setefano Papetti, (pittore nato a Molfetta il giorno 8/2/1703 e morto a Napoli il 18/4/1766), fu probabilmente commissionata all’artista dalla famiglia Bonaccorsi che vi ornarono l’Ospedale da essi istituito a Monte Santo nel 1737 e nello specifico dal Conte Mons. Alessandro Bonaccorsi (Monte Santo 15/1/1663 – 6/8/1737).
Corrado Giaquinto lavorò nelle corti di Napoli, dei Savoia, a Roma e a Madrid, ed è considerato uno dei più importanti maestri della pittura europea del Settecento.
A Napoli fu allievo di Maria Nicola Rossi e Francesco Solimena e collaborò a Roma con il Maestro Sebastiano Conca. Nel 2002 nel mese di giugno, l’opera attribuita a Corrado Giaquinto di Potenza Picena è stata recuperata dai Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Artistico di Monza mentre era stata inserita nel catalogo della casa d’aste di Londra Sotheby’s a Milano, n. di lotto 156 (l’etichetta dalla casa d’aste è ancora presente sulla cornice).

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opera prima del restauro

La tela dopo il furto nel gennaio del 1997 era stata anche restaurata prima di essere posta all’asta a Milano. Il giorno 5 aprile del 2003, in occasione della inaugurazione del restaurato locale della Sala della Giunta, si è anche svolta la cerimonia ufficiale della riconsegna alla nostra comunità dell’opera di Corrado Giaquinto “Allegoria della Pace”. Erano presenti le massime autorità civili e militari, tra cui il Prefetto di Macerata Marcellino, il Generale Ugo Zottin, Comandante dei Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Artistico, il Comandante dei Carabinieri della Regione Marche, Gen. Reho, quello Provinciale Col. Capasso, il Comandante della stazione di Civitanova Marche, Cap. Canfarini e il protagonista del recupero del quadro di Potenza Picena a Milano, il Comandante del Nucleo Tutela del Patrimonio Artistico di Monza Ma.llo Sergio Banchellini. Presenti inoltre il Sindaco di Potenza Picena Mario Morgoni, il Presidente della Provincia di Macerata Sauro Pigliapoco, il deputato Paola Mariani ed il decano dei Sindaci di Potenza Picena, prof. Lionello Bianchini.
Oggi il titolo della tela è “L’Allegoria della Pace”, ma in precedenza era stata anche chiamata “La Fortezza” (una della quattro virtù cardinali), o addirittura si era ipotizzata “l’Europa”, figura mitologica, secondo quanto scritto dalla Dott.ssa Maria Claudia Caldari nella relativa scheda della Soprintendenza di Urbino del 7/8/1998.
f_diretto-paceQuesta importante tela, attribuita oggi a Corrado Giaquinto, nel passato non era stata mai presa in considerazione dagli storici che si sono occupati nel corso degli anni delle opere d’arte di Potenza Picena. Né dal Marchese Filippo Bruti Liberati nelle sue quattordici lettere scritte sopra Monte Santo dal 1839 al 1858, né da Carlo Cenerelli Campana nella sua storia di Monte Santo del 1852 né da Norberto Mancini nel suo libro “Visioni Potentine” del 1958.
Oggi la tela è conservata all’interno dei locali della Sala Giunta “Antonio Carestia” nel Palazzo Municipale insieme ad altri due capolavori artistici di Potenza Picena, il “Sant’Emidio che protegge Monte Santo”, del 1770 di Benedetto Biancolini e la “Madonna con il Bambino tra i Santi Rocco e Martino” di Simone De Magistris del 1584.
Indubbiamente tre tra le più importanti e significative opere d’arte del nostro Ente, di cui essere orgogliosi.

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5_dsc9401A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri
Il pittore di Caldarola Simone De Magistris, (Caldarola 1538- Ascoli Piceno 1611) ha lasciato a Potenza Picena 3 importanti sue opere.
La prima e più significativa opera è la “Deposizione dalla Croce e i Santi Francesco d’Assisi e Lorenzo Diacono”, tavola che si trova all’interno della Chiesa di S. Lorenzo dei Frati Cappuccini ed è stata eseguita nel 1576. La seconda tela si trova nel contesto della Chiesa di Sant’Antonio di Padova dei Frati Minori “La Madonna di Loreto ed i Santi Francesco d’Assisi, Antonio di Padova, Giuseppe e Caterina d’Alessandria” del 1576.
La terza, un olio su tela, cm 226×168, oggi conservata all’interno della Sala Giunta “Antonio Carestia” nel Palazzo Municipale “Madonna con Bambino tra i Santi Rocco e Martino” del 1584, conosciuta anche con il titolo “Sacra Conversazione”. Quest’ultima tela era stata pagata all’epoca la somma di 150 scudi che comprendeva anche i lavori agli stucchi ed affreschi dell’altare. Il Comune di Monte Santo aveva partecipato alla notevole spesa. Questa tela in origine apparteneva alla Confraternita di San Rocco e Martino, le cui origini risalgono al 1576 ed era collocata nell’altare maggiore della Chiesa di San Rocco, chiesa che si trovava nell’omonima piazza, oggi Piazza Giuseppe Garibaldi. La chiesa nel 1888 fu demolita in quanto cadente, per consentire l’allargamento della piazza e la costruzione della pescheria e beccheria (macelleria), oltre allo spazio per il mercato al coperto, da cui il popolare appellativo di “piazzetta delle erbe” che ancora oggi ci si tramanda.
Successivamente, nel 1960, su questa area è stato costruito l’albergo centrale.
14_dsc9422La Confraternita di San Rocco e Martino dopo il 1888 si era trasferita nei locali dell’oratorio di Santa Caterina, nell’ex-monastero delle Benedettine e la tela del De Magistris collocata all’interno della Chiesa dei Santi Caterina ed Antonio, oggi sede della Fototeca Comunale. Quando la Confraternita si è sciolta negli anni Cinquanta del Novecento, la tela è rimasta nel contesto della Chiesa ed è stata acquisita al patrimonio del Comune. Dalla Chiesa dei Santi Caterina ed Antonio, nel 1980 è stata trasferita nei locali della Pinacoteca Comunale “Benedetto Biancolini” di Via Trento, inaugurata il giorno 27 settembre di quell’anno. Nel 2006 è stata definitivamente collocata all’interno dei locali della Sala Giunta nel Palazzo Municipale, dove si trova attualmente, insieme al “Sant’Emidio che protegge Monte Santo”, del 1770 di Benedetto Biancolini e alla “Allegoria della Pace” del sec. XVIII di Corrado Giaquinto.
Il giorno 14 Aprile del 2007 la tela è stata visionata dal critico d’arte Prof. Vittorio Sgarbi e l’anno successivo, dal 20 marzo 2008 al 8 giugno 2008 è stata esposta all’interno del Palazzo dei Cardinali Pallotta a Caldarola nell’ambito della mostra curata dallo stesso critico d’arte dal titolo “Scoperte nelle Marche intorno a De Magistris” che ha riscosso un grandissimo successo di pubblico.
La tela all’epoca della sua collocazione presso la chiesa di San Rocco aveva in alto un timpano, dov’era rappresentato l’Eterno Padre, e nella parte inferiore una predella con 5 scomparti raffiguranti San Francesco d’Assisi in un lato, S. Stefano Protettore della terra di Monte Santo dall’altro, ed al centro tre fatti della vita di San Rocco, cui la chiesa era dedicata.
7_dsc9425Di questo particolare ne parla il Marchese Filippo Bruti Liberati nella sua VIII “lettera scritta sopra Monte Santo” nel 1847, pubblicata in occasione del matrimonio di Filippo Teodori con Maria Giuseppina Adriani. Anche Carlo Cenerelli Campana nella sua storia di Monte Santo del 1852, ne parla alle pagine 132 e 133.
E’ documentato un primo intervento di restauro della tela nel 1652 da parte di Lorenzo Bonomo, successivamente nel 1992 è stato effettuato un secondo restauro ad opera di Licia Tasini.

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