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vasca termale di epoca romana

A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

Dal giorno 18 aprile 2008 presso l’atrio della Fototeca Comunale “Bruno Grandinetti”, nella ex chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, si trova il più antico reperto archeologico della città di Potenza Picena.

Si tratta di una vasca romana ad uso termale di forma ellissoidale, con scolpite in rilievo due maniglie circolari in un solo lato, foro interno, marmo bianco con venature.

La vasca è alta cm. 60, larga cm. 175 e profonda cm.75, risalente secondo gli esperti della Soprintendenza Archeologica delle Marche al periodo dal II sec. a.C. al II – III sec. d.C.

In precedenza la vasca termale di epoca romana si trovava nel deposito comunale sotto l’asilo nido di Via XXX Giugno a Potenza Picena, il giorno 10/03/1998 è stata ritrovata da Bruno Grandinetti, insieme al sipario dedicato a Minerva del nostro teatro “Bruno Mugellini”. Il sipario successivamente è stato prelevato, restaurato e ricollocato al suo posto all’interno del nostro Teatro il giorno 18/11/2006.

Padre Nazzareno Girio Pistelli

Il giorno 10/04/2001 la vasca termale di epoca romana è stata visionata dalla dott.ssa Edvige Percossi della Soprintendenza Archeologica delle Marche di Ancona, confermando l’antichità del manufatto di origine romana. La dott.ssa Percossi è la figlia di Luigi Percossi, nostro concittadino che si è trasferito a Recanati per lavoro.

Da uno studio della dott.ssa Luigina Lampacrescia riguardante “Le vasche marmoree di grandi dimensioni dalle Marche”, siamo venuti a conoscenza che vasche simili a quella di Potenza Picena si trovano anche ad Ascoli Piceno (n.2), Pioraco (n.1), Jesi (n.2) e Pesaro (n.2).

In tutti i casi citati dalla Lampacrescia nel suo studio non si conosce il luogo del ritrovamento e quando questo sia avvenuto.

Comunque è uno studio molto interessante ed approfondito, che noi facciamo conoscere ai nostri affezionati lettori.

Nel caso di Potenza Picena, probabilmente abbiamo individuato sia il luogo che il periodo del ritrovamento della vasca termale di epoca romana.

Bruno Grandinetti. Foto per gentile concessione di Beniamino Carestia.

Dal nostro ricchissimo archivio storico comunale di Via Trento è emerso, da una relazione di padre Nazzareno Pistelli, Regio Ispettore Onorario a Potenza Picena della Soprintendenza di Ancona, che la vasca termale di epoca romana è stata trovata durante gli scavi, seguiti dalla Soprintendenza Archeologica di Ancona, nella zona di San Paterniano di Potenza Picena, scavi iniziati nel 1921, cioè quasi 100 anni fa.

Questi ritrovamenti a San Paterniano sono documentati presso la Soprintendenza Archeologica delle Marche di Ancona.

La vasca termale di epoca romana di Potenza Picena è quindi l’unica nelle Marche di cui si conosce il luogo del ritrovamento ed il periodo.

vasca termale di epoca romana

vasca termale web.pdf – Studio della Dott.sa Luigina Lampacrescia su “Vasche Marmoree di Grandi dimensioni dalle Marche”.

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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Porta MarinaLa porta più importante di ingresso al Centro storico di Potenza Picena era sicuramente quella di Porta Girola o Marina e si trovava nel quartiere di San Paolo, vicino alla chiesa della Madonna della Neve e al campo del gioco del pallone col bracciale, oggi Largo Giuseppe Asciutti.

Era sormontata da “merli a coda di rondine” ed è stata demolita nel mese di dicembre del 1950. Fu infatti il Consiglio Comunale del giorno 8/12/1950, Sindaco Antonio Carestia, con voto unanime a deliberare la spesa di lire 1.080.000, su progetto dell’ ufficio Tecnico Comunale, direttore all’epoca l’ing. Raoul Moschini, per l’abbattimento e la sistemazione della porta principale di accesso al paese con la seguente motivazione: “premesso che da più tempo, in vista dell’aumentato traffico di automobili nella zona di Potenza Picena, si era imposta la necessità di doversi ampliare la porta principale di ingresso all’abitato (Porta denominata Girola), e ciò allo scopo di prevenire soprattutto seri pericoli per le persone transitanti per l’angusto spazio della Porta stessa”.

Nel contesto della nostra popolazione si levarono poche voci contrarie all’abbattimento della Porta Girola, tra queste ci piace ricordare padre Nazzareno Pistelli ofm ed il maestro Azzolino Clementoni.

Vogliamo ricordare che oltrepassando Porta Girola, si trovava a destra la piccola chiesa di San Paolo, presente fino al 1883, da cui prendeva il nome il quartiere, e si diramavano tre vie, da qui il nome di Trivio o Trebbio in dialetto santese dell’attuale scalinata di Via Trento, il cui ingresso era lateralmente a sinistra rispetto al muro che separava la porta dalla scalinata, mentre davanti al muro era posizionata una fontanella.

Porta MarinaSotto la Porta Girola si trovava dal 1567 la lapide che ricordava i lavori di restauro della cinta muraria di Monte Santo ad opera del patrizio alessandrino Cesare Guasco, commissario preposto alle fortezze pontificie sotto il Pontefice Pio V, a difesa dal pericolo dei Turchi. Questa lapide è stata restaurata da Paola Carestia nel 2014. Inoltre sotto la stessa porta si trovava un’immagine dell’Addolorata, sostituita, per vetustà, il 1 Novembre del 1951, da una immagine dell’Assunta in ceramica, opera eseguita dal decoratore di Civitella del Tronto Pietro D’Orazio, che lavorava in quel periodo presso la Società Ceramica Adriatica di Porto Potenza Picena, realizzata in occasione dell’Anniversario della Definizione del Dogma dell’Immacolata Concezione. La collocazione di questa immagine dell’Assunta è stata una decisione della locale Congregazione degli Artisti e dei Cittadini. Dopo il 1914 era stata inoltre collocata sulla parete a sinistra entrando della Porta Girola la targa metallica del Touring Club Italiano, dopo che il nostro Comune era diventato socio, con il numero 3572. Questa targa è un vero capolavoro a livello artistico e dava all’epoca informazioni sul nostro paese molto utili a livello turistico, come l’altitudine (metri 267), la distanza del Capoluogo da Porto Potenza Picena, da Macerata e da Recanati, ed inoltre indicava con simboli tutti i servizi presenti nel 1914 nella nostra città ed al Porto come le poste, il telegrafo, il telefono, il servizio automobilistico della SAP, la stazione ferroviaria. Questa targa dopo l’abbattimento della Porta nel 1950 è stata tolta ed abbandonata in un deposito comunale nei sotterranei di Via Trento di San Francesco, dove è stata ritrovata nel 1996, ripulita e conservata nella nostra Pinacoteca comunale. Nel 2013 è stata restaurata da Paola Carestia e da suo padre Beniamino e riposizionata all’ingresso del paese, nello stesso punto dove si trovava fino al 1950.

Della Porta Girola è documentata un intervento di restauro nel 1894 e noi oggi vogliamo far conoscere tutte le foto e cartoline che nel Novecento l’hanno immortalata. Le prime cartoline sono state quelle di Secondo Torregiani, Secondo “lo ritrattista”, poi le foto di padre Nazzareno Pistelli, il “salvatore” della chiesa di San Francesco, dei soldati polacchi del battaglione Skorpion ed infine quelle di Bruno Grandinetti, tra cui una in cui viene rappresentata la fase iniziale della demolizione. Anche nella prima cartolina degli inizi del Novecento, edizioni del Reale Stabilimento Tipo-litografico Feliciano Campitelli di Foligno, nel panorama di Potenza Picena si vede chiaramente la Porta Girola. In un documento del 1817 conservato presso il nostro Archivio storico comunale, viene ritratta la Porta Girola, già all’epoca con “merli a coda di rondine”.

Porta MarinaAnche in due opere d’arte del Seicento e del Settecento viene raffigurata porta Girola come si presentava in quei periodi. Si tratta del quadro presente all’interno della chiesa di San Sisto raffigurante La Madonna col Bambino tra i Santi Sisto Papa e Giovanni Battista del sec. XVII e del Sant’Emidio del 1770 di Benedetto Biancolini, presente presso la Sala Giunta “A. Carestia” nel Palazzo Municipale.

Dopo l’articolo dedicato all’abbattimento della Porta San Giovanni del 1956, proseguiamo con questo relativo all’abbattimento della Porta Girola del 1950. Due episodi che hanno cancellato per sempre queste testimonianze architettoniche antiche della nostra città, di cui noi comunque non vogliamo perdere la memoria storica e documentale, da poter trasmettere ai più giovani.

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