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A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Chiesa di San Giacomo Maggiore a Galiziano. Foto di Sergio Ceccotti.

Nel centro storico di Potenza Picena, nel quartiere di Galiziano, anticamente di San Pietro, si trova la chiesa di San Giacomo Maggiore.

La chiesa, le cui origini sono medievali (sec. XIV), è una delle più antiche della nostra città, insieme alla chiesa di San Marco e lo testimonia ancora oggi l’antico rosone goticizzante che si trova al centro della facciata. Essa rappresentava anche la parrocchia di San Giacomo, eretta con bolla del 20/10/1774 dall’Arcivescovo di Fermo, il Cardinale Urbano Paracciani, sciolta nell’anno 1989 ed unita a quella di Santo Stefano.
La chiesa purtroppo è chiusa dall’anno 2001, per l’inagibilità della struttura.
Operava nel contesto di questa parrocchia la Confraternita del Corpus Christi o di San Giacomo, istituzione che risale al 1430, che è ancora oggi esistente ed il cui Priore è Stefano Pescetti.
All’interno della chiesa di San Giacomo Maggiore si trovava un autentico capolavoro artistico, il trittico di Paolo Bontulli da Percanestro del 1507 con predella. Il trittico rappresenta la Madonna col Bambino tra i Santi Giacomo Maggiore e Rocco, mentre nella predella sono presenti quindici raffigurazioni: i Dodici Apostoli, al centro il Cristo ed agli estremi l’Arcangelo Gabriele e la Vergine. Il trittico, che è conservato dal giorno 18/06/2014 presso i locali della Fototeca Comunale “Bruno Grandinetti”, nella ex-chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, in precedenza è stato esposto per un periodo anche all’interno della Galleria Nazionale di Urbino.

Trittico di Paolo Bontulli da Percanestro del 1507. Madonna con Bambino tra i santi Giacomo Maggiore e Rocco. Foto di Sergio Ceccotti.

La facciata della chiesa è stata rifatta nel 1943 su progetto dell’architetto di Potenza Picena Eusebio Petetti, mentre i lavori sono stati eseguiti dall’impresa edile Granati Bonaventura e Persichini Giuseppe. Alla facciata, in mattoni, sono stati aggiunti elementi marmorei e, posta in alto, una cuspide, con all’interno una statua della Madonna.
Il campanile originario conservava la più antica campana bronzea di Potenza Picena, risalente al 1454, come testimonia l’inventario delle campane di tutte le chiese di Potenza Picena redatto nell’anno 1941.
La chiesa conserva ancora oggi un organo attribuito a Nicola Morettini, databile 1906, che si trova in cantoria.
Tra le opere d’arte della chiesa di San Giacomo Maggiore vogliamo ricordare il quadro dedicato a San Michele Arcangelo, del sec. XVIII, oggi in fase di restauro, lavoro finanziato dal dott. Roberto Domenichini. Abbiamo, inoltre, un quadro del 1904 raffigurante il Sacro Cuore di Luigi Fontana (Monte San Pietrangeli, 1827-1908), donato alla parrocchia di San Giacomo dal Vescovo di Ripatransone Mons. Luigi Boschi di Potenza Picena. Inoltre sono presenti quattro tavole di Giuseppe Pauri.
Queste opere del Fontana e del Pauri sono state restaurate ed oggi si trovano all’interno dei locali della Collegiata di Santo Stefano.

Chiesa di S. Giacomo Maggiore, prima dei lavori di modifica eseguiti nel 1943

Il parroco della parrocchia di Santo Stefano e Giacomo, il nostro concittadino Padre Lorenzo Turchi, nel mese di giugno 2021, ha presentato un progetto di restauro della chiesa di San Giacomo Maggiore allo scopo di ottenere il contributo economico della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) di Roma a copertura di buona parte delle spese, la differenza verrà coperta con il contributo di un nostro concittadino, molto legato al luogo di culto.
Grazie all’impegno del nostro parroco, Padre Lorenzo Turchi ed alla generosità del nostro concittadino, siamo certi di poter vedere riaperta di nuovo, ritornata all’originario splendore, la chiesa di San Giacomo Maggiore a Galiziano, riportando al suo interno anche il trittico di Paolo Bontulli da Percanestro del 1507 e tutte le altre opere d’arte.

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A cura di Paolo Onofri.

Chiesa di S. Giacomo Maggiore, prima dei lavori di modifica eseguiti nel 1943

Piazzale San Martino e Vico della Libertà, le due zone del quartiere di Galiziano sistemate nel 2003 con una bellissima pavimentazione, un nuovo arredo urbano in stile ottocentesco e una nuova illuminazione, costituiscono oggi un vero “salotto” e rappresentano una delle zone più caratteristiche della nostra realtà cittadina.

Nel Medioevo facevano parte del quartiere di San Pietro, infatti all’epoca Monte Santo era suddivisa in quattro quartieri: San Pietro (zona di Porta Galiziano), San Paolo (zona di Porta Girola o Marina), San Giovanni (zona di Porta San Giovanni) e Sant’Angelo (zona di Porta del Cunicolo o della Cava).

Vico della Libertà è la via che costeggia la chiesa di San Giacomo Maggiore ed anticamente si chiamava Vico della Parrocchia.

Piazzale San Martino, invece, più comunemente conosciuto come i “mori”, anticamente non esisteva;  è “nato” solo dopo l’abbattimento di una casa ed a seguito dell’occupazione di un orto, col tempo è stato collegato alla Circonvallazione Le Grazie grazie alla costruzione di una scalinata.

Questo spazio isolato era il luogo ideale per il gioco dei ragazzi del quartiere di Galiziano (Via Galiziano, S. Croce, Carlo Zima, Le Rupi, Galvani, Vico del Ponte, Vico Guarnieri, Volta) che in questo spazio si ritrovavano per giocare a pallone, a “papa” ed altri giochi. 

Il quartiere di Galiziano è l’unico della nostra città che ha saputo mantenere la testimonianza di una porta medioevale, restaurata nel 1999, Porta Galiziano. La Porta risale agli anni compresi tra la fine del sec. XIV e gli inizi del seguente, epoca nella quale viene ampliata la cinta muraria della “terra” di Monte Santo, fino a comprendere quello che nel catasto del 1372 viene chiamato il borgo del quartiere di San Pietro, in seguito denominato di “Galazzano” (o di San Giacomo).

Il manufatto munito di doppie porte, ha subito nel corso dei secoli vari interventi, tra cui quello del 1566/72, del 1775 quando viene rifatta la facciata esterna secondo lo stile neoclassico ed il restauro del 1894. La porta, una costruzione che ospitava il corpo di guardia sormontata da “pinnacoli”, nel 1960 fu isolata dalla cinta delle mura castellane ed fu oggetto di un approssimativo restauro. Nelle vicinanze della Porta si trovava la chiesa della Madonna delle Lacrime o Madonnetta, demolita nel 1961 per consentire l’ampliamento della strada provinciale.

Trittico di Paolo Bontulli da Percanestro del 1507. Madonna con Bambino tra i santi Giacomo Maggiore e Rocco. Foto di Sergio Ceccotti.

Il quartiere di Galiziano si caratterizza, inoltre, per la presenza di una chiesa, purtroppo oggi chiusa, quella di San Giacomo Maggiore, parrocchia dal 1765 fino al 1986, oggi unita a quella di Santo Stefano.

La chiesa dovrebbe risalire alla seconda metà del sec. XIV e si caratterizza per un rosone in pietra arenaria sulla facciata, testimonianza dell’epoca. Venne ristrutturata completamente all’interno alla fine dell’Ottocento, assumendo connotati neo-gotici; la facciata venne rifatta nel 1943 su progetto dell’architetto Eusebio Petetti di Potenza Picena, inserendo sulla facciata, prima completamente in mattoni, la pietra bianca. I lavori furono eseguiti dall’impresa edile Persichini Giuseppe e Granati Roberto.

Fino al 1765 nel quartiere esisteva anche un “ospedale” collegato alla chiesa, gestito dalla Confraternita del “Corpus Christi” o di San Giacomo, che doveva servire ad accogliere poveri ed ammalati, la cui costruzione risale al 1430. L’attività della Confraternita comunque prosegue ancora oggi. 

La chiesa di San Giacomo Maggiore custodiva al suo interno un bellissimo trittico su tavola del 1507 del pittore Paolo Bontulli da Percanestro, che raffigura la Vergine col Bambino tra i santi Giacomo Maggiore e Rocco. L’opera è stata trasferita nel 2014 all’interno dell’ex Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, oggi Fototeca Comunale “Bruno Grandinetti”, mentre all’interno della chiesa di San Giacomo Maggiore si trova ancora oggi l’organo di Angelo Morettini degli inizi del Novecento.

Nel quartiere di Galiziano si trova anche la Fonte di Galiziano, collocata a poche centinaia di metri dall’abitato storico.

Porta Galiziano. Foto di Sergio Ceccotti.

La fonte di Galiziano, risalente al sec. XV, anticamente era utilizzata per gli usi civili e per abbeverare gli animali, era proibito utilizzarla per lavare i panni. Successivamente, nell’Ottocento, con la costruzione di altre vasche, è stata utilizzata anche per il lavaggio dei panni da parte delle nostre vergare. Con l’ampliamento dell’acquedotto comunale, la Fonte di Galiziano, come tutte le altre fonti, ha perso d’importanza ed è stata abbandonata al suo destino, nel totale degrado. Oggi, grazie alla Fondazione Carima di Macerata, che ha concesso un contributo di Euro 20.000, la Fonte di Galiziano verrà restaurata. Il nostro comune metterà altri 28.000 Euro per completare i lavori.  

Nel quartiere di Galiziano c’erano molte attività commerciali ed artigiane. Ricordiamo Orghetta (Olga Mazzarella), Pergè e Pina  (Pergentino Grandinetti e sua moglie Giuseppina Bernacchia), Renata Campitelli con la sua pizzeria, la macelleria di Mari de Pietro de Macerata (Maria Borroni e Pietro Natali), il forno di Nanni de Macerata (Giovanni Natali), il negozio di frutta e verdura di Annetta de Macerata, Anna Donati, quello de Peppe de Sesa (Giuseppe Pigliacampo), di Agostina Pescetti, moglie di Fernando de Carnuà (Cennerelli), il negozio di Gabriella Rebichini (moglie di Armando Scataglini), il negozio di Gianfranco Torbidoni, la lavanderia di Maria Rinaldelli e Nazzareno Simonacci. 

Inoltre gli artigiani: il barbiere Mario Sabbatini (“ferraretto”), il sarto Cardinali Giovanni, il calzolaio Enrico Bernabiti (“Rigo de quaglia”), il muratore Giuseppe Persichini, il carrettiere Guido Cittadini (“Guido de Cocò”) ed il netturbino Gino Romagnoli (“Varavà”). In questo quartiere popolare sono nati e vissuti Renzo Tortelli, famoso fotografo internazionale, lo storico ed archivista dott. Roberto Domenichini, padre Pietro Lavini, il “muratore di Dio” che ha costruito l’eremo di San Leonardo e Severino Donati, poeta e uomo di cultura dialettale. Per la cronaca è nato in questo bellissimo quartiere anche il sottoscritto.

Foto Sergio Ceccotti.

Il quartiere di Galiziano è il simbolo di come l’intervento di singoli cittadini, con l’intelligente recupero delle abitazioni private e quello del nostro Comune, con il recupero di Porta Galiziano, la sistemazione del Piazzale San Martino e Vico della Libertà, oltre che l’intera sistemazione della pavimentazione della zona, hanno potuto trasformare una realtà degradata in luogo ideale per poter ritornare a vivere, anche da parte di famiglie giovani e diventare esempio di recupero del centro storico. Dedichiamo questo lavoro a Bruno Grandinetti, morto il giorno 12/07/2003 che in tutta la sua vita si è impegnato a valorizzare la storia, la cultura e la tradizione di Potenza Picena.  

Severino Donati ha dedicato al quartiere di Galiziano di Potenza Picena una sua lunga poesia in dialetto santese pubblicata nel libro “Galazzà e dintorni”, curato da Anna Donati, sua figlia, pubblicato nel 2006, che noi facciamo conoscere ai nostri affezionati lettori.

GALLAZZA

di Severino Donati

E’ qui ch’è nato lo paese.
Quanno li putindìni, pé sarvàsse
da Unni e da ladrù,
jè toccò a bbuscàsse
quassù;
scì qui pròpio: a Galazzà.
E lo spiazzétto
fu piazza quella ò’
‘ndo c’èra lo cummune
che li modérni addè ha’ vuttàto jò;
Sagnàcomo però
angò sta llì:
Sagnàcomo ch’ha dato
lo nome a Galazzà;
Sagnàcomo che ‘dè,
più che ‘na chjesa,
lo sinbolo de Galazzà.
E cc’è la porta
che è rmasta llà:
adèssa pare pròpio u’ mmunuméndo
d’andichità.
E ll’abbitandi,
che quella ò’ nò n era certo tandi,
me sà che non passàva cinguecèndo,
addè do’ stà?
E’ jìti a popolà
La parte nòa più ‘nzù,
o è jìti a fadigà,
e tandi è rmasti llà,
in Argindìna per potè magnà.

Adèssa Galazzà non ci sta più,
ussìa, ci stà li muri cò le strade,
ma le persò de quella stréppa è rade:
fra pòco più nisciù.
E s’è rpulito Galazzà!
Addè ci stà
le jènde ‘ngivilìte
vinùte non se sà de dò;
le scene e le cagnare ‘dè finite
e anghe lo parlà tra le persò
nò n è più quillo de ‘na ò’,
addè se parla fino:
non sèndi più a dì ‘frico’ ma ‘bambino’;
tra vicinati non ce se conosce;
le donne non se fa più ròsce
se sgarra carghe ò’
e ll’òmmini, tranguìlli
è sènbre quilli
anghe se rsumìja ‘nbò a li vò.
Però ‘ste mode sta’ ‘nbertutto.
E sse s’è jìto via ‘llò monno vrutto
de Galazzà,
chj ‘dè che po’ giurà,
perché ci sta più pa’,
perché le jènde è fine per parlà,
perché de sesso c’è più libertà,
ch’addè c’è più filicità?
Me sà che carghidù,
venanghe sciàla cò ‘sta civirtà
e fame non cià più,
pè la filicità,
vurrìa canbà comme ‘na ò’
a Galazzà.  

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7°_DSC3091La chiesa di San Giacomo Maggiore a Galiziano di Potenza Picena è chiusa dal 2001, la volta interna è crollata, il rosone trecentesco della facciata è danneggiato.
In prospettiva per questa chiesa non ci sono interventi previsti di restauro da parte della Parrocchia dei Santi Stefano e Giacomo, proprietaria dell’immobile storico.
Inoltre in conseguenza della forte scossa di terremoto del giorno 30 Ottobre del 2016, anche il manufatto che si trova sopra alla facciata della chiesa e che racchiude la statua della Madonna, è stato danneggiato. Una delle colonnine interne si è spezzata.
Il giorno lunedì 22 Gennaio 2018 abbiamo segnalato il fatto al parroco, padre Michele Ardò, che ha subito coinvolto i nostri vigili urbani, che dopo un sopralluogo, vista la gravità della situazione, hanno provveduto a transennare lo spazio sotto alla facciata della chiesa di San Giacomo.
Inoltre hanno anche fatto una relazione, che hanno consegnato sia al parroco che al dirigente dell’ufficio tecnico comunale, ing. Giuseppe Percossi per poter adottare i necessari provvedimenti del caso, dopo aver effettuato un sopralluogo.
La Parrocchia di San Giacomo Maggiore era stata istituita con Bolla il giorno 20/10/1774 dall’arcivescovo di Fermo, Cardinale Urbano Paracciani ed è stata sciolta nel 1989, per confluire in quella di Santo Stefano.
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All’interno di questa storica Parrocchia ha sempre operato la Confraternita del Corpus Domini, le cui origini risalgono al 1430 ed oggi il Priore è Stefano Pescetti.
Dalla chiesa di San Giacomo Maggiore, dopo il crollo della volta del giorno 22/11/2013 è stato rimosso il trittico di Paolo Bontulli da Percanestro del 1507 “Madonna col Bambino tra i Santi Giacomo Maggiore e Rocco” compresa la predella. Il trittico, è stato portato prima ad Urbino, dove è stato ripulito ed è rimasto esposto dal giorno 22/12/2013 fino al giorno 6/4/2014 all’interno dei locali della Galleria Nazionale, poi il giorno 18 Giugno 2014 è stato collocato all’interno della ex chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, dove si trova ancora oggi.
Si ricorda che nell’anno 2004 si era formato a Potenza Picena un comitato cittadino con l’intento di raccogliere fondi che dovevano servire per il restauro della chiesa di San Giacomo Maggiore.
Si doveva restaurare in particolare il rosone trecentesco della facciata della Chiesa, dove si era riscontrato il distacco di un elemento. Per questo recupero si era fatta avanti la Fondazione Anton Mario Filippetti, con il suo Presidente Mario Carlocchia, ma purtroppo non si è fatto ancora nulla.
Chiesa di San Giacomo Maggiore a Galiziano.  Foto di Sergio Ceccotti.Il destino di questa antica chiesa, che era stata restaurata nel lontano 1943 su progetto dell’architetto santese Eusebio Petetti, continuando in questo modo, sembra segnato. Nonostante i tanti seri problemi che si sono manifestati, non si fa ancora niente.
Pur in condizioni molto difficili, bisogna battersi perché non venga abbandonata al suo destino, ma prima passibile recuperata.
Incominciamo mettendo in sicurezza subito sia il rosone trecentesco che il manufatto che si trova sopra alla facciata.

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a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri
S.-Giacomo-esternoUna delle Parrocchie più importanti ed antiche di Potenza Picena è stata sicuramente quella di San Giacomo Maggiore a Galiziano.
La Parrocchia è stata istituita con Bolla del 20/10/1774 dall’Arcivescovo di Fermo Cardinale Urbano Paracciani ed ha operato fino alla sua chiusura nel 1989, quando è stata unita con quella di Santo Stefano. Va precisato che già dal mese di Febbraio del 1766 la Parrocchia di San Giacomo Maggiore era funzionante e gestita da un economo spirituale, don Bernardino Pierangeli, che il giorno 20 Ottobre del 1774 verrà confermato Parroco.
Quali sono stati i Parroci che in questi oltre due secoli di attività hanno retto questa Parrocchia?
Da una ricerca effettuata presso l’Archivio storico della Parrocchia dei Santi Stetano e Giacomo risultano dal 1774 fino al 1989 i seguenti parroci:

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Trittico di Paolo Bontulli da Percanestro del 1507. Madonna con Bambino tra i santi Giacomo Maggiore e Rocco. Foto di Sergio Ceccotti.

  • Dal Febbraio 1766 al mese di Ottobre 1774
    Economo Spirituale Canonico don Bernardino Pierangeli
  • Dal 20 Ottobre 1774 al 23/8/1812
    Parroco Canonico don Bernardino Pierangeli
  • Dall’Agosto 1812 al Dicembre 1815
    Economo Spirituale Canonico don Pietro Ciminari
  • Dal Gennaio 1816 all’Ottobre 1817
    Parroco don Antonio Andreani
  • Dal Novembre 1817 ad Agosto 1818
    Economo Spirituale don Gaspare Costantini
  • Dall’Agosto 1818 all’Agosto 1839
    Parroco don Francesco Romani
  • Dal settembre 1839 a Settembre 1860
    Parroco don Giuseppe Pierandrei
  • Dal Settembre 1860 al Marzo 1881
    Economo Spirituale don Giambattista Pierandrei
  • Dal Marzo 1881 al 24 Luglio 1881
    Economo spirituale don Luigi Boschi
  • Dal 25 Luglio 1881 al Gennaio 1904
    Parroco don Luigi Boschi (Diventato dopo tale data Vescovo di Ripatransone)
  • Dal 1/2/1904 al 8/10/1904
    Economo Spirituale don Giuseppe Mosconi
  • Dal 9/10/1904 al 29/12/1918
    Parroco don Giuseppe Miti
  • Dal 30/12/1918 al 10/1/1920
    Economo Spirituale don Gustavo Spalvieri
  • Dal 1920 al 27/11/1960
    Parroco don Gustavo Spalvieri
  • Dal 28/11/1960 al 14/4/1962
    Amministratore don Benedetto Nocelli
  • Dal 15/4/1962 al 1979
    Parroco don Fausto Gazzoli
  • Anno 1980
    Economo Spirituale don Primo Pennacchioni
  • Dal 1981 al 1989 (chiusura Parrocchia unita a quella di S. Stetano)
    Parroco don Giovanni Ginevri.

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La Confraternita del Corpus Domini partecipa alle cerimonie religiose di Potenza Picena. Foto di Sergio Ceccotti.

Tra di loro troviamo anche un Vescovo. Si tratta di Mons. Luigi Boschi, che era stato nominato Vescovo di Ripatransone nel 1904.
Con questa ricerca storica vogliamo ricordare tutti i parroci che si sono alternati nella cura delle anime di questa Parrocchia, in modo che almeno possa rimanere il loro ricordo, anche se la Parrocchia è stata ufficialmente chiusa nel 1989.
Purtroppo anche la chiesa di San Giacomo Maggiore è dal 2011 chiusa e sarebbe opportuno recuperarla al culto ed alla disponibilità dei fedeli. Il polittico di Paolo Bontulli da Percanestro del 1507 “Madonna col Bambino tra i santi Giacomo Maggiore e Rocco” non si trova più all’interno della Chiesa e dal giorno 18 Giugno 2014 è stato collocato nel contesto nella ex chiesa di Santa Caterina d’Alessandria”. Prosegue invece l’attività della Confraternita del Corpus Domini, che conta oggi n° 40 aderenti, tra uomini e donne, ed il cui Priore è Stefano Pescetti.

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1_dsc9849Una delle opere d’arte di Potenza Picena più belle e significative è sicuramente il trittico di Paolo Bontulli da Percanestro del 1507, Madonna con Bambino tra i santi Giacomo Maggiore e Rocco, cm 195×212, tempera su tavola.

L’opera dal giorno 18 Giugno del 2014 si trova presso i locali della Fototeca Comunale Bruno Grandinetti, nella ex chiesa di Santa Caterina d’Alessandria.

La proprietà di questa tavola è della Parrocchia dei Santi Stefano e Giacomo ed il nostro Comune si è offerto di ospitarla nella propria struttura, assicurandola per una somma di Euro 250.000.

In precedenza il trittico era stato asportato dalla chiesa di San Giacomo Maggiore e dopo un accurato restauro da parte di Isidoro Bacchiocca di Urbino, collocato nel contesto dei locali della Galleria Nazionale delle Marche ad Urbino dal giorno 22 dicembre del 2013 fino al giorno 6 aprile 2014. Il trittico era stato prelevato dalla Chiesa il giorno 22 novembre 2013, in quanto la struttura non poteva più garantire l’incolumità dell’opera d’arte per il crollo della volta centrale in camorcanna.

Il pittore Paolo Bontulli da Percanestro è vissuto tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento ed era nato a Percanestro, anticamente borgo facente parte di Camerino, oggi rientrante invece nel territorio di Serravalle di Chienti.

Lo stile del pittore si richiama alla scuola di Carlo e Vittorio Crivelli. Di questo pittore poco conosciuto, di cui la maggiore opera è quella di Potenza Picena, nell’anno accademico 1974-1975 la studentessa Rosina Gentili ha effettuato un accurato studio, lavoro che si è concretizzato con una tesi di laurea presso l’Università degli Studi di Macerata, Facoltà di Lettere e Filosofia, relatore il Prof. Franco Barbieri, dal Titolo Paolo Bontulli da Percanestro (la copia della Tesi è disponibile presso la Biblioteca Comunale Carlo Cenerelli Campana di via Trento).

s.giacomo-internoLa chiesa di San Giacomo Maggiore, Parrocchia dal 20/10/1774, che ospitava il trittico si trova nel quartiere popolare di Galiziano e le sue origini risalgono alla seconda metà del Trecento. Al suo interno operava la Confraternita del Corpus Domini o di San Giacomo, le cui origini risalgono al Quattrocento (il più antico documento che parla di questa Confraternita è del 1430).

La tavola in oggetto dovrebbe essere stata commissionata da aderenti di questa Confraternita, che vengono indicati in basso sulla tavola ed il motivo dovrebbe essere stato una grave epidemia di peste, probabilmente quella che ha colpito la nostra comunità nel 1503-1504. La presenza di San Rocco, protettore contro la peste, insieme a San Giacomo Maggiore, titolare della Chiesa, potrebbe giustificare questa commissione dell’opera d’arte al pittore di Percanestro. Colpisce la presenza nell’opera di molta frutta, mele, pere, ciliege ed agrumi. Il trittico, oggi mancante in alto della lunetta e lateralmente delle due originali colonnine, ha mantenuto dopo cinque secoli la predella, dove ci sono qundici comparti.

Vengono rappresentati tutti e dodici gli Apostoli, al centro c’è il Redentore Benedicente ed ai lati l’Arcangelo Gabriele a sinistra e la Vergine Annunciata a destra. Per quanto riguarda la data di esecuzione dell’opera, non ci sono più dubbi che debba essere l’anno 1507, ma in passato molti hanno ipotizzato altre date, come 1505, 1502 o addirittura 1506, in quanto l’ultimo numero dell’anno della tavola era di difficile lettura.

Di quest’opera ne parla ampiamente e con molti dettagli il Marchese Filippo Bruti Liberati in due delle sue lettere sopra Monte Santo, sia nella III che nella IV, pubblicate rispettivamente nel 1840 e nel 1841. Anche lo storico Carlo Cenerelli Campana nella sua storia di Monte Santo del 1852 riprende quanto scritto in precedenza da Bruti Liberati e ne parla alle pagine 131 e 132.

don Gustavo Spalvieri

don Gustavo Spalvieri

Il trittico è stato sottoposto ad un accurato restauro nel 1955, grazie all’interessamento del parroco di San Giacomo, don Gustavo Spalvieri. Il restauro è stato effettuato a Firenze, con il lavoro eseguito da Giuseppe Rosi e riconsegnato alla nostra comunità il giorno 3 aprile del 1956. Il risultato di tale intervento è stato veramente straordinario ed il trittico è ritornato all’antico splendore. Oggi l’opera d’arte è ben conservata e valorizzata all’interno della Fototeca, ma l’augurio sincero è che prima possibile possa ritornare nel contesto della Chiesa di San Giacomo Maggiore a Galiziano, chiusa da diversi anni, perché significherebbe che la struttura finalmente è stata restaurata e riconsegnata alla popolazione di Potenza Picena, che ne sente la mancanza.

 

Notizie tratte da Un’opera salvata Madonna con Bambino e Santi di Paolo Bontulli a Potenza Picena a cura di Gabriele Barucca, Urbino, 2013.

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