Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Roberto Domenichini’

A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Presentazione restauro quadro di San Michele Arcangelo. Foto di Sergio Ceccotti.

Il giorno 1/8/2022 le restauratrici di Fano Paola Bartoletti e Maria Letizia Andreazzo hanno riconsegnato restaurato alla parrocchia dei Santi Stefano e Giacomo di Potenza Picena il quadro di San Michele Arcangelo, del sec. XVIII, di autore ignoto.
Il restauro del quadro è stato ufficialmente presentato dalle restauratrici nel contesto dell’Auditorium “Ferdinando Scarfiotti” alla presenza del vice parroco Padre Gabriele Lazzarini e dell’Assessore alla cultura del Comune di Potenza Picena Tommaso Ruffini.
Il restauro è stato completamente finanziato dal dott. Roberto Domenichini, nostro concittadino, oggi in pensione, ma fino al mese di settembre 2021 Direttore dell’Archivio di Stato di Pesaro. Il Dott. Roberto Domenichini è intervenuto con una relazione molto interessante che ha messo in rilievo il culto di San Michele Arcangelo a Monte Santo, tanto che agli inizi del Cinquecento la nostra comunità aveva eletto il santo quale protettore della nostra città. Inoltre anticamente vi erano ben tre chiese dedicate a San Michele: una all’interno del nostro centro storico, vicino alla porta di S. Giovanni, le altre due poste all’esterno, in campagna, in contrada Marignano e Sant’Angelo di Mortolo.
Il quadro era stato ritirato dalle restauratrici a Potenza Picena il giorno 10/02/2021.

Quadro di S. Michele Arcangelo prima del restauro. Foto di Roberto Doemnichini.

La parrocchia dei Santi Stefano e Giacomo di Potenza Picena, guidata dal giorno 28/02/2020 da padre Lorenzo Turchi e dal suo vice-parroco, padre Gabriele Lazzarini, ha portato a termine un altro importante recupero di un’opera d’arte che si trovava in origine all’interno della chiesa di San Giacomo Maggiore a Galiziano, chiesa oggi purtroppo ancora chiusa.
Per la Parrocchia dei Santi Stefano e Giacomo questo è il secondo restauro finanziato dal dott. Roberto Domenichini, nel 2015 aveva già finanziato il recupero dell’importante quadro di Giacinto Brandi, del sec. XVII, nel quale troviamo insieme San Girio, compatrono di Potenza Picena e Sant’Ignazio di Loyola, titolare della chiesa dei Gesuiti.

Articolo correlato:

Read Full Post »

di Roberto Domenichini

La Torre del Porto di Montesanto. Foto tratta dal libro “Il fascino della Storia il respiro del Mare”. Op. Cit.

La cosiddetta “Torre di Sant’Anna” è ciò che resta di un edificio fortificato di origine medievale che ha subíto vari rimaneggiamenti nel corso dei secoli. Nei documenti il manufatto viene in genere definito “edificio del Porto”, o più semplicemente “Porto” di Monte Santo.
Ripercorrere la storia della “Torre” significa dunque, in gran parte, analizzare le vicende di questo fabbricato che, dalle raffigurazioni settecentesche, appare di forma quadrangolare, dotato di cortile interno, con la porta rivolta verso il mare. Le sue origini appaiono incerte.
Il primo documento che ne attesta l’esistenza è un foglio membranaceo, forse facente parte di un registro, nel quale sono annotate le spese del Comune; vi compaiono, in particolare, acquisti di utensili per il “Porto Communis”, pagamenti per il trasporto di materiale dal capoluogo al Porto, nonché per il salario di certo Alessandro di Domenico, “Capitano del Porto”. Tale pergamena risale alla prima metà del secolo XV.
Nell’archivio storico comunale si conserva pure un altro foglio membranaceo, restaurato di recente, sul quale, nel febbraio del 1426, si annota la nomina di un Capitano del Porto, seguita dall’inventario, forse parziale, di beni mobili conservati nell’edificio, che doveva essere, già all’epoca, fortificato.
Per il sec. XVI si dispone di maggiori informazioni. Nella prima metà del Cinquecento sono documentate presenze “barbaresche” al largo del nostro mare, pertanto si sente la necessità di rafforzare il Porto, pertanto il Comune, nel Consiglio generale del 8/7/1504 dispone di aumentare la vigilanza nella Torre del Comune ed in quella del Porto; a quella data, dunque la torre del Porto era già “in piena efficienza”.
Nel 1564 il pontefice Pio IV concede al Comune il privilegio di trattenere il denaro “delle pene dei malefitii” ed i beni confiscati ai rei per riparare le mura castellane nel centro abitato e la rocca del Porto. È possibile che questa venga quasi ricostruita integralmente alla fine del secolo, come ricorda una piccola lapide ancora presente sul manufatto.
Si ritiene che la ristrutturazione della Torre sia opera dell’Architetto recanatese Verzelli, anche se l’attribuzione si basa su notizie generiche.

Raffigurazione del Castello del Porto di Monte Santo con la Torre del tardo Seicento. Foto tratta dal libro “Il fascino della Storia il respiro del Mare”. Op. Cit.

Relativamente al XVII sec. non è stata rintracciata documentazione rilevante, ad eccezione del rinnovo dei “capitolati” per il Porto, che, però, non si riferiscono all’edificio o alla sua manutenzione ma solo al Capitano.
È quasi certo che l’area portuale registri in questo periodo una progressiva decadenza. La contrazione dei traffici commerciali, in particolare nell’Adriatico, determina, forse, un diminuito interesse del Comune per il Porto, ormai utilizzato quasi solo a scopo di difesa militare e sanitaria.
Se ne ha conferma nella prima chiara “descrizione” dell’edificio, forse risalente al primo Settecento, nella quale è ben messa in rilievo la “Torre quadra”, il cui “maschio” appare ancora ben alto e forte, coperto di tegole, “commodo da far sentinella”. Nonostante l’edificio sia ampio, dotato di un pozzo “d’acqua buona” entro le sue mura ed anche di una cappella “di dir messa”, esso è abitato da un solo oste con la sua famiglia; lamentando la quasi completa mancanza di valide armi da difesa, l’anonimo estensore della relazione ricorda i lavori di restauro che sarebbe necessario effettuare.
Dopo la metà del sec. XVIII, a favore del Porto si registrano tangibili segni di interesse, sollecitati dalla crescita economica (questa volta limitata al settore agricolo) e demografico: dal Porto di Monte Santo salpano piccole imbarcazioni colme di cereali, olio ed altri prodotti agricoli, per lo più dirette allo scalo di Ancona, le stesse tornano al Porto cariche di prodotti finiti in buona parte acquistati al mercato anconitano ed alla fiera di Senigallia. Anche le statue della Villa Bonaccorsi sono arrivate con questa modalità dal Veneto. Nel 1766 il Comune interviene in modo consistente sull’intero edificio, e, dunque, sulla Torre che sarà “coronata” anche da merli “ghibellini”, al pari dei muraglioni perimetrali. I lavori sono documentati dagli atti consiliari nonché dalla data incisa su un mattone presente sul manufatto. A quest’epoca risale anche la prima raffigurazione, che offre la prima immagine in prospetto dell’edificio. La Pianta in scala sarà disegnata invece in occasione del primo catasto geometrico – particellare, generalmente detto “gregoriano”, che risale al primo Ottocento.

Piante del Castello del Porto di Monte Santo Foto tratta dal libro “Il fascino della Storia il respiro del Mare”. Op. Cit.

Dopo la fine delle guerre Napoleoniche, esauritosi il fenomeno delle incursioni “barbaresche” sull’Adriatico, viene meno anche la sua funzione di difesa; l’edificio, che in età napoleonica era stato demanializzato, viene poi lasciato in stato di semi abbandono. Dopo l’unità d’Italia il Comune ne riacquista la proprietà e qualche anno dopo decide di demolire il manufatto, in parte semidiroccato, conservando solo la Torre vera e propria. Questa subirà un nuovo intervento nel 1884, quando verrà modificata la sua parte superiore.

Read Full Post »

Di Roberto Domenichini

Interno cineteatro Aurora. Foto Bruno Grandinetti.

Delle proprietà immobiliari che la famiglia Compagnoni-Marefoschi deteneva in Potenza Picena si conoscono soprattutto le residenze di campagna, oggetto di studi e di indagini storiografiche anche in tempi recenti. Si pensi, ad esempio, allo studio su “Palazzo Rosso” antica dimora gentilizia ubicata in contrada “La marina”, acquistata da monsignor Gio. Francesco Compagnoni Marefoschi nel 1813, ed alla più recente e approfondita tesi di laurea sul settecentesco “giardino Marefoschi” situato invece in contrada fonte di Galiziano.

Eppure la famiglia ha sempre avuto altresì solide radici nel centro abitato, acquisendo case e palazzi nei pressi della piazza del Comune (o piazza grande). Basti pensare che ancora nel tardo Ottocento, quando il peso politico ed economico della famiglia iniziava a declinare, i fratelli Compagnoni Marefoschi, Camillo e Giulio, possedevano due tra i più grandi palazzi della cittadina (palazzo Massucci e palazzo Marefoschi, appunto) nonché varie case di più modesta consistenza, affittate a privati, situate nelle zone più periferiche della “terra” (di Monte Santo).

Tra queste unità immobiliari il grande palazzo Marefoschi, contrassegnato dalle particelle 1036-1040 occupa senz’altro un posto di primo piano nel tessuto urbano di Potenza Picena ed anche nella storia della famiglia. Colpiscono innanzitutto le dimensioni dell’edificio, che occupava buona parte dell’antico quartiere di San Pietro – più tardi denominato anche Galiziano – composto da n. 4 piani e da n. 87 vani. Nel catasto urbano del 1879 esso risulta intestato a Giulio Compagnoni Marefoschi, musicista di valore, il quale, insieme al fratello Camillo, promosse anche la costituzione della Società filarmonica (banda musicale) di Monte Santo, fin dagli anni Quaranta dell’Ottocento.

Busto in marmo Sec. XVII del Cineteatro Aurora. Foto Sergio Ceccotti.

A causa della mancanza di studi, cui si è fatto cenno, poco si sa sulle origini del grande palazzo. Da una nota e da indicazioni contenute nella pianta tardo settecentesca dell’edificio, conservata nell’archivio di famiglia, il nucleo originario del palazzo risulta essere quello situato a sud-ovest, composto da 10 stanze ed un orto (tra l’attuale via Mercantini ed il Corso), queste stanze costituirono l’abitazione di Pietro Antonio Marefoschi (morto nel 1631), l’uomo che nella prima metà del secolo XVII fece compiere il salto di qualità alla famiglia, accumulando ingenti ricchezze, che contribuirono all’aggregazione dei Marefoschi alla nobiltà cittadina, nonché all’ascesa del nipote Prospero al cardinalato nel 1724.

L’ampliamento del palazzo -rispetto al nucleo originario di Pietro Antonio- è stato conseguito in concreto attraverso il progressivo acquisto di un numero non trascurabile di abitazioni private situate sia di fronte al convento ed alla chiesa degli Agostiniani sia nei pressi della piazza grande, accanto al Comune ed al palazzo dei Podestà. Proprio in questa zona fu realizzata la facciata e l’ingresso principale del palazzo.

Poco si conosce della ristrutturazione del complesso abitativo, che dovrebbe essere avvenuta – stanti le linee architettoniche della facciata ed alcune ricevute di pagamenti – proprio alla fine del Settecento, in concomitanza con il trasferimento stabile della famiglia da Macerata a Monte Santo. I lavori decorativi terminarono nei primi anni del secolo successivo.

Tra le decine di stanze che componevano il palazzo, quella denominata “il Salone” occupa certamente un posto di primaria importanza. Situato nel cosiddetto piano nobile, accanto al cortile interno dove potevano giungere e stazionare le carrozze, “il Salone” era il luogo dove si ricevevano gli ospiti, si tenevano ricevimenti, feste e, soprattutto, concerti di musica da camera, manifestazioni queste ultime forse in testa alle preferenze dei Compagnoni Marefoschi, come si rileva dai documenti del loro archivio. I dipinti delle pareti e del soffitto-esclusa la scena centrale- richiamano moduli in voga nel tardo Settecento; essi sono stati valutati dalla Soprintendenza per il Patrimonio storico artistico delle Marche “di notevole pregio e raffinata qualità”.

            Col tempo le fortune, soprattutto quelle economiche, della famiglia mutarono. Così tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del secolo XX anche il grande palazzo venne progressivamente svuotato dei suoi arredi e venduto parte a privati parte ad istituzioni. “il Salone” venne acquistato dalla parrocchia della Collegiata e quasi subito trasformato nel luogo deputato alle rappresentazioni teatrali. È nato così il teatro “Alessandro Manzoni” popolarmente denominato il “teatro dei preti” gestito, in origine, dal circolo “Santo Stefano”, di fatto facente capo all’oratorio parrocchiale. Tra le vecchie famiglie di Potenza Picena, poche sono quelle che non possono vantare qualche familiare (antenato) che non abbia recitato o non abbia collaborato alle rappresentazioni nel teatrino, che in seguito sarà denominato teatro “Aurora”, per la decorazione della parte centrale del soffitto, effettuata probabilmente più tardi rispetto agli altri dipinti. Nei tempi antichi l’“Aurora” era raffigurata da una giovinetta alata, coperta di veli e manto d’oro, con una corona di rose sul capo; generalmente sta su un cavallo alato e tiene in mano una fiaccola. Esce da un castello sopra un carro trainato da due cavalli bianchi, spargendo fiori con una mano e reggendo una fiaccola con l’altra: così lei scaccia la Notte e il Sonno. Pur con alcune varanti, quasi tutti questi elementi mitologici sono presenti nel teatrino di Potenza Picena, che negli anni Cinquanta-Sessanta del secondo dopoguerra è stato trasformato in Cine-Teatro.

Ingresso Cineteatro Aurora. Foto Sergio Ceccotti.

Ora dopo anni di abbandono, dopo vari tentativi infruttuosi di utilizzare la struttura, tra i quali quello effettuato dal circolo cittadino, presieduto da Mario Celementoni, nel 1989 (quando l’architetto Scataglini ha disegnato un progetto di recupero dell’immobile da adibire a “sede di attività collettive”), si auspica che l’Amministrazione comunale non si faccia sfuggire l’occasione di acquisirlo al fine di realizzare un graduale restauro e restituirlo quindi alla collettività. Il teatro “Aurora” (o salone Marefoschi) può essere utilizzato come sala di rappresentanza del Comune, per pubbliche cerimonie (anche matrimoni civili), riunioni, conferenze e, soprattutto – come avveniva in passato – per concerti.

Pot. Pic., 23.2.2005

Articoli correlati:

Read Full Post »

Di Roberto Domenichini.

Presentazione da cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

Cardinale Simone Bonaccorsi. 1765, Benedetto Biancolini.

In occasione dei festeggiamenti per i 90 anni di padre Floriano Grimaldi di Loreto, è stato pubblicato un interessante libro che raccoglie le ricerche storiche di molti studiosi marchigiani.

Tra queste ricerche troviamo anche quella del dott. Roberto Domenichini, nostro concittadino e fino al 30/09/2021 Direttore dell’Archivio di Stato di Pesaro, oggi in pensione, dal titolo  “Sulla presenza del pittore Benedetto Biancolini e dell’Architetto Pietro Augustoni a Monte Santo – Potenza Picena nel tardo Settecento”. Come sempre il dott. Domenichini, da archivista per professione e valente storico, ha ampiamente consultato sia il nostro archivio storico di Via Trento che gli archivi familiari della famiglia Bonaccorsi e della famiglia Marefoschi. 

Cardinale Andrea Corsini di Benedetto Biancolini, 1765.

Al pittore Benedetto Biancolini, nato ad Ascoli Piceno nel 1717, sposato a Monte Santo nel 1754 con la signora Maria Maddalena Vannelli del luogo, avevamo già dedicato un articolo sul nostro blog nel 2017 per ricordare i 300 anni della sua nascita;   a lui, nel 1999,  con delibera della Giunta Comunale n.306 del 14 maggio, Sindaco Mario Morgoni, venne  intitolata la nostra Pinacoteca Comunale di Via Trento. Benedetto Biancolini era venuto a Monte Santo da Ascoli Piceno solo nel 1750, chiamato dalla famiglia Bonaccorsi per affrescare una sala della loro villa a Montecanepino. Tra le opere più importanti e conosciute, commissionate dal nostro comune, vogliamo ricordare il “Sant’Emidio” del 1770 che protegge la terra di Montesanto dal terremoto che si era verificato in quell’anno, tela che si trova oggi all’interno della Sala Giunta comunale “Antonio Carestia” nel palazzo municipale. L’ altra opera importante e significativa, commissionata dal nostro comune, è il “San Girio”, lavoro eseguito tra il 1791 ed il 1793 e dedicato al compatrono della nostra città, oggi si trova all’interno del Santuario di San Girio. 

Inoltre si riconosce al Biancolini anche l’attribuzione delle decorazioni della volta della Cappella dei Contadini, nel contesto della Collegiata di Santo Stefano.  L’artista è intervenuto anche su opere di altri pittori, ad esempio all’interno della chiesa di Sant’Agostino sulla pala dedicata a “San Nicola da Tolentino che intercede per le anime del Purgatorio”, del sec. XVII della scuola del Pomarancio e all’interno della chiesa di San Tommaso delle Clarisse sul quadro dell’altare maggiore “L’incredulità di San Tommaso” del sec. XVIII. Le ricerche d’archivio del Domenichini ci hanno consentito di scoprire altri lavori commissionati dal nostro comune al pittore ascolano, in particolare due ritratti di cardinali, uno del cardinale santese Simone Bonaccorsi eseguito nel 1763 e l’altro del cardinale Andrea Corsini, romano e protettore della terra di Monte Santo presso la Curia Romana. Queste due tele si trovano oggi all’interno dei locali della Collegiata di Santo Stefano, ma nell’inventario del nostro comune del 1896 si trovavano all’interno del Palazzo Municipale, insieme ad altri ritratti di cardinali. Inoltre al Biancolini nel 1769 è stato commissionato e pagato un quadro per la cappella dei Santissimo Crocefisso che si trovava all’interno del castello del porto di Monte Santo di cui oggi possiamo ammirare solo quanto resta, cioè la Torre di Piazza Marotta. Questa tela è andata persa. L’artista a Monte Santo aveva anche una fiorente scuola di pittura con molti allievi, tra cui si ricordano Giovanni Sari e Bernardino Costanzoni.

Progetto dell’Arc. Pietro Augustoni. Opere d’arte donate dalle Clarisse di Pollenza alla Citta di Potenza Picena. Foto di Sergio Ceccotti.

Per quanto riguarda l’architetto ticinese Pietro Augustoni, nato in provincia di Como nel 1741 e morto nel 1815, è documentato un suo intervento sulla nostra Torre Civica di Piazza Grande, oggi Giacomo Matteotti, nel 1795. L’Augustoni dovrebbe anche essere intervenuto sia sul campanile che sulla facciata della chiesa di San Francesco al Pincio dei Frati Conventuali. Presso la nostra Pinacoteca comunale “Benedetto Biancolini” di Via Trento si trovano dal 2017 tre tavole originali del settecento, due delle quali firmate dall’architetto Augustoni, provenienti dal Monastero di San Tommaso delle nostre Clarisse. Esse rappresentano la facciata esterna del convento di Via Marefoschi e gli interni. 

Il lavoro di ricerca del Dott. Domenichini ci consente di poter conoscere molte novità sia sul pittore ascolano Benedetto Biancolini, morto a Monte Santo il 23 maggio 1797, che sull’opera dell’architetto Pietro Augustoni nella nostra città.

Articoli correlati:

Read Full Post »

A cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri.

Quadro di S. Michele Arcangelo prima del restauro. Foto di Roberto Doemnichini.

Ancora una volta abbiamo una bella notizia in fatto di restauro di opere d’arte della tradizione santese: la Parrocchia dei Santi Stefano e Giacomo di Potenza Picena, guidata da Padre Lorenzo Turchi e dal suo Vice Padre Gabriele Lazzarini, ha deciso di procedere al restauro della tela di San Michele Arcangelo del sec. XVIII, di autore ignoto, attualmente collocata presso la Collegiata di Santo Stefano, ma proveniente dalla Chiesa di San Giacomo Maggiore a Galiziano, dove era situata sul lato destro della chiesa. Il quadro, un olio su tela, misura cm. 126×180 e raffigura l’Arcangelo Michele attorniato da angeletti, mentre trafigge un demone.

Il restauro dell’opera d’arte del sec. XVIII verrà eseguito dalle restauratrici di Fano Paola Bartoletti e Maria Letizia Andreazzo e l’intervento costerà alla Parrocchia Euro 5.300,00 compresa la cornice. Il progetto di restauro è stato approvato dalla Soprintendenza di Ancona e verrà finanziato per intero dal Dott. Roberto Domenichini, nostro concittadino ed attualmente Direttore dell’Archivio di Stato di Pesaro. La tela è stata ritirata dalla chiesa della Collegiata di Santo Stefano il giorno 10/02/2021.

Il Dott. Domenichini aveva già in precedenza finanziato il restauro del quadro del sec. XVII di Giacinto Brandi dove troviamo insieme San Girio, compatrono di Potenza Picena e Sant’Ignazio di Loyola, titolare della chiesa omonima, poi successivamente trasformata in Collegiata di Santo Stefano. L’intervento in oggetto è costato la somma di Euro 2.200,00 ed i lavori di restauro sono stati eseguiti da Ars Nova di Montecosaro.

P. Gabriele e P. Lorenzo

Inoltre il Dott. Domenichini ha finanziato, nell’ambito del Progetto Art Bonus per il Comune di Potenza Picena, il restauro di n.3 statue lignee degli Apostoli del sec. XVII, San Giacomo Maggiore, San Giacomo Minore e Sant’Andrea per un importo di euro 2.350,00 (lavori eseguiti dalla dott.ssa Letizia Bruscoli di Pesaro) ed il restauro di n.2 antifonari del 1544  e del 1611, per un valore di euro 3.764,43 (lavoro effettuato dal sig. Gabriele Dondi della “Legatoria artistica e restauro del libro” di Urbino).

A favore delle locali suore Benedettine del Monastero di San Sisto ha anche finanziato il restauro del quadro del 1630 di Pietro Paolo Jacometti “Madonna con Bambino tra i Santi Caterina d’Alessandria, Benedetto e Scolastica” oltre ad altri 4 quadri, restauri eseguiti da Letizia Bruscoli di Pesaro. Ha contribuito notevolmente al restauro del quadro, sempre delle locali Benedettine, del sec. XVII, di autore ignoto “Madonna con Bambino tra i Santi Giovanni Battista e Sisto Papa”. Il restauro è stato effettuato dalle restauratrici Eleonora Maria Milani di Muccia e Paola Carestia di Potenza Picena ed è costato euro 5.200,00.

Un grazie particolare la nostra comunità deve necessariamente rivolgere al Dott. Roberto Domenichini per questo suo ennesimo bellissimo gesto di sensibilità, che dimostra un grande interesse al recupero ed alla valorizzazione dello straordinario patrimonio artistico e storico della nostra città.

Articoli correlati:

Read Full Post »

Di Roberto Domenichini

Presentazione a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

La Maddalena ai piedi della croce – sec. XVIII Pietro Tedeschi (opera firmata) foto luigi anzalone

La città di Potenza Picena possiede una delle più importanti opere d’arte del pittore di Pesaro Pietro Tedeschi, che si trova all’interno della ex chiesa di Sant’Agostino, oggi Auditorium “Ferdinando Scarfiotti” e raffigurante la “Maddalena ai piedi della Croce”, inserita in una cornice in scagliola con effetto marmo molto bella. Nel passato la pala ornava l’altare maggiore di questa chiesa degli Agostiniani di Monte Santo, poi, dal giorno 27 settembre 1980, venne esposta all’interno dei locali della Pinacoteca Comunale “Benedetto Biancolini” di Via Trento e successivamente spostata di nuovo presso la ex chiesa di Sant’Agostino; nel 2007 venne restaurata dalla Dott.ssa Francesca Rabbi della Kriterion di Bologna, per una spesa complessiva di Euro 9.360,00.

La venerazione della Maddalena a Monte Santo è stata sempre molto sentita e viva e nel nostro Statuto Comunale del sec. XV viene definita “feconda Governatrice”, cioè protettrice della nostra città, dopo Santo Stefano. La festa della Maddalena a Monte Santo si celebrava ogni anno il giorno 22 di luglio.

Il Dott. Roberto Domenichini, nostro concittadino che abita in Ancona, dal 2014 Direttore dell’Archivio di Stato di Pesaro, il giorno 27 maggio del 2017 è stato tra i promotori di un Convegno Nazionale di studi sul pittore di Pesaro Pietro Tedeschi, artista marchigiano, allievo del Lazzarini, nato nel 1744 e morto a Roma nel 1812, artista poco conosciuto e studiato. Il Dott. Domenichini, oltre che essere stato tra i promotori di questo importante convegno che ha richiamato a Pesaro molti studiosi, ha curato due interventi, oltre che la presentazione: il primo intervento riguarda una ricerca biografica su Pietro Tedeschi, il secondo, per noi di Potenza Picena molto più importante, riguarda uno studio approfondito e meticoloso sul quadro di Pietro Tedeschi presente nella nostra città all’interno della ex chiesa di Sant’Agostino, nel centro storico.

Roberto Domenichini
Dott. Roberto Domenichini

Nel suo articolo riguardante la biografia di Pietro Tedeschi, il dott. Domenichini ci fa sapere la data di nascita del pittore a Pesaro, cioè il 21/05/1744 e che è morto a Roma nella notte tra il giorno 8 ed il 9 agosto 1812, il padre si chiamava Pietro e la madre Elisabetta Menchetti.

Il secondo intervento, invece, è uno straordinario studio sull’opera del Tedeschi dedicata alla “Maddalena ai piedi della croce”, che ci permettere di conoscere finalmente alcuni particolari storici sull’opera, prima mai analizzati dagli studiosi. Viene approfondito lo studio iconografico dell’opera d’arte e determinato il periodo di esecuzione della stessa: secondo Roberto Domenichini il periodo di esecuzione dovrebbe risalire agli anni 1786-1790 circa. Il committente dovrebbe essere stata la famiglia Guarnieri di Monte Santo. Inoltre, in un altro interessante intervento al Convegno di Pesaro, quello di Giacomo Maranesi su “Pietro Tedeschi e i pittori nella Diocesi di Fermo tra Tardobarocco e Classicismo”, veniamo a conoscenza dell’attribuzione di altre due opere d’arte presenti all’interno della ex chiesa di Sant’Agostino di Potenza Picena, prima ignote. Si tratta di due quadri citati nell’inventario della chiesa del 1729 che ornavano l’altare maggiore: il Sant’Agostino Vescovo, attribuito ai fratelli Ubaldo e Natale Ricci di Fermo e Maria Maddalena attribuito al solo Natale Ricci.

Copertina del libro “Pietro Tedeschi
Pesaro 1744 – Roma 1812

Anche per quanto riguarda il quadro della Madonna del Rosario con San Domenico e Santa Caterina da Siena, sempre presente all’interno della ex chiesa di Sant’Agostino di Potenza Picena, citato anche questo nell’inventario della chiesa del 1729, il Maranesi lo attribuisce a Natale Ricci. In precedenza l’opera era stata attribuita ad Alessandro e Filippo Ricci di Fermo.

Tutti gli interventi che ci sono stati nell’ambito del Convegno del 2017 a Pesaro su Pietro Tedeschi sono stati raccolti e pubblicati in un volume monografico dedicato all’artista, finanziato dal Dott. Roberto Domenichini e stampato nel mese di Novembre 2020 dalla Casa Editrice Metauro Editrice srl di Pesaro.
Il libro è possibile consultarlo presso la Biblioteca comunale “Carlo Cenerelli Campana” di Via Trento, oppure richiederlo alla Casa Editrice Metauro srl di Pesaro.

Articoli correlati:

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: