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Posts Tagged ‘silvano mazzoni’

presentazione di Simona Ciasca e Paolo Onofri

stemma_catasto_rustico

Stemma Comunale tratto dal frontespizio del Catasto rustico di Monte Santo (1762-1765) presso l’archivio storico di Potenza Picena, disegnato da Giuseppe Federici.

L’avvocato Silvano Mazzoni di Potenza Picena ha fatto pubblicare all’interno dell’opuscolo che è stato stampato per le celebrazioni italo-argentine del 1967, che hanno poi portato, all’inaugurazione della Piramide de Mayo di Largo Leopardi il giorno 16 Luglio 1967, un interessante scritto storico del dott. Dazio Olivi “Notizie topografiche di Monte Santo”, pubblicato a Fano nel 1850. La pubblicazione è oggi introvabile.
In quel periodo il dott. Dazio Olivi era a Monte Santo dove svolgeva il compito di Medico condotto della nostra città.
Era nato a Loreto nel 1814 da Giuseppe e con la sua famiglia, sua moglie Francesca Galizi di Senigallia ed i suoi 4 figli, Dante, Italiano, Leonida e Torquato, abitavano in contrada Sant’Agostino, oggi Via Silvio Pellico.
Prima di venire a Monte Santo il dott. Dazio Olivi aveva già lavorato a Senigallia, Fano, Marina di Montemarciano e successivamente a Filottrano. È morto nel 1889.
Benedetto Biancolini “S. EmidioNel testo c’è un evidente errore, quando parla delle Parrocchie di Monte Santo esistenti nel 1850 indicandone 4, in quanto all’epoca erano solo 3, quella di Santo Stefano, che contava 3.654 anime, quella di San Giacomo Maggiore, con 1.320 anime ed infine quella di San Girio, con 1.402 anime.
È una bellissima e completa raffigurazione della nostra città di 170 anni fa, testo pubblicato prima della stampa del libro di Carlo Cenerelli Campana sulla storia di Monte Santo, avvenuta solo nel 1852.
Abbiamo ritenuto opportuno far conoscere questo testo ai nostri affezionati lettori, in quanto lo riteniamo straordinario per come presenta la nostra città, che contava all’epoca oltre 6.000 abitanti.

« Montesanto è una antica e illustre terra della Marca di Ancona, nella delegazione di Macerata, Diocesi Arcivescovile di Fermo, posta in ameno colle, sulla destra riva del Potenza, distante di una lega al N. E. dal mare Adriatico, di quattro e mezza al N. E. di Macerata e di una e tre quinti al S. da Loreto. È costituita su di un vago e ben ordinato disegno; dimodoché le sue contrade fanno tutte capo alla piazza Grande che sta nel centro. Ha mura castellane, le quali hanno un miglio di circuito e tre porte. Parecchi edifici vi sono, che meritano qualche menzione; come il palagio governativo, che ha unita una bella torre ed il palagio del Municipio, che di un comodo portico è ornato. Montesanto ha sedici chiese, fra le quali sono da rammentare la chiesa di S. Stefano, che è insigne Collegiata, quella di S. Agostino e l’altra di S. Francesco: hanno vi quattro parrocchie e sei corporazioni religiose. Vi è un Istituto di pie donne sotto il nome di Addolorate, non astrette da voti, le quali dannosi all’arte di tessere tele di ogni qualità e tappeti bellissimi di cotone o di lana, ed alla istruzione delle fanciulle. Avvi un orfanatrofio e un istituto di dotazione per povere ed oneste zitelle, un Monte di pietà pecuniario, un Refugio per i vecchi inabili ed uno Spedale. Montesanto ha un censimento rustico di cinquecentoventinovemila scudi romani; è capoluogo di Governo ed ha una popolazione di oltre seimila abitanti comprensivi quelli del territorio. È molto coltivata in questo paese la industria agricola; ed havvi una buona fabbrica di terraglia, la quale ogni di vassi lodevolmente perfezionando.
I campestri dintorni di Montesanto sono deliziosissimi, e da qualsiasi parte delle mura castellane l’occhio dei riguardanti si volga, contempla una stupenda veduta di mare, di pianura, di montagna; ed in ispecialità dalla piazza di S. Francesco si gode un paesaggio meraviglioso. Dal lato dei Cappuccini vedesi la riguar-devole ed amenissima Villa Buonaccorsi ornata di giardini, boschetti, grotte, giochi di acqua e d’altri piacevoli sollazzi. In prossimità del paese ammirasi ancora un picciolo, ma elegante giardino dei signori conti Marefoschi. Fertile specialmente di frumento, di vino, di olio, è il territorio di Montesanto: le cose necessarie alla vita vi sono buone ed a prezzi discreti ed equi; l’aria vi è purissima; il clima n’è temperato: ma vi dominano certe stagioni li venti sciroccali; Montesanto è celebre nella storia picena del Medio Evo. Imperciocchè fu soggetta a molte avventure di sommovimenti civili e di guerre; fu in lega amichevole con la Repubblica di Venezia; ebbe una piccola parte nei fatti di quel tempo antico, doloroso ed insieme glorioso all’Italia; e fu Madre aperta e generosa ad uomini per lettere, scienze ed armi reputati e di grande animo.

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polittico Pietro di Domenicoa cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Conosciamo meglio le opere d’arte di Potenza Picena. Il polittico di Pietro di Domenico da Montepulciano del sec. XV, “Madonna col Bambino ed Angeli tra i Santi Michele Arcangelo, Stefano, Lorenzo e Girio”

La pieve di Santo Stefano a Monte Santo in Piazza Grande, oggi Giacomo Matteotti, ospitava al suo interno uno straordinario capolavoro del Quattrocento. Si trattava di un polittico di Pietro di Domenico da Montepulciano del 1415-1418 circa, una tempera su tavola, oggi purtroppo di proprietà di un collezionista privato di Firenze.
In questa opera troviamo la più antica raffigurazione di San Girio esistente, compatrono della nostra città, raffigurato con un abito rosso ed un mantello cenerino.
Il polittico di Monte Santo era sormontato da un secondo ordine ed aveva una predella sottostante; del secondo ordine è rimasto solo il San Marco, oggi di proprietà di privati e conservato in Ancona, venduto nel 1943 al duca Ferretti dalle nostre Suore delle Figlie dell’Addolorata. Della predella sottostante nessuna traccia.
Dopo l’abbattimento dell’antica Pieve di Santo Stefano in Piazza Grande nel 1796, il polittico fu trasferito all’interno della chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, che prenderà il nome di Santo Stefano ed ospiterà l’Insigne Collegiata. Il polittico in questa nuova sede fu collocato in fondo alla chiesa, dove è rimasto fino al 1922. Nel 1924 fu trasferito nel contesto del Monastero delle Figlie dell’Addolorata, contiguo alla Collegiata di Santo Stefano; successivamente, nel 1943, le suore lo hanno poi venduto, per necessità economiche dell’Istituto, al duca Ferretti di Ancona.
Nel mese di Maggio del 1974 il polittico viene venduto all’asta da Sotheby’s a Firenze per un importo di 70 milioni di lire, infine nel 1988 è stato venduto all’asta da Finarte di Milano ed oggi si trova a Firenze proprietà di un collezionista privato.
Di questo capolavoro del Quattrocento santese ne parlano ampiamente sia Alessandro Marinucci, che il marchese Filippo Bruti Liberati e Carlo Cenerelli Campana.
Nel 1766 nel libro di Alessandro Marinucci sul culto e la vita di San Girio è presente una riproduzione del Santo ad opera dell’incisore Alessio Iardone, tratta dal polittico di Pietro di Domenico da Montepulciano.
Il marchese Filippo Bruti Liberati di Ripatransone nella sua IIIª lettera sopra Monte Santo del 1840, scritta in occasione del matrimonio del conte Paolo Emilio Carradori con la sig.ra Matilde Perozzi, parla di questa opera. In questo caso il polittico viene fatto risalire addirittura al Trecento. Inoltre secondo lui, i santi presenti sono gli stessi che oggi si conoscono, ma in un ordine diverso, ordine cambiato dopo il lavoro di restauro.
Carlo Cenerelli Campana nella sua storia di Monte Santo del 1852, a pagine 151, parla ampiamente di quest’opera fatta risalire, come il Bruti Liberati, al Trecento.
Per quanto riguarda i Santi presenti, egli elimina Santo Stefano, e fa risultare presente invece San Sebastiano, sbagliando. Nel volume “Pittori di Ancona nel Quattrocento” a cura di Andrea De Marchi e Matteo Mazzalupi, Banca Marche 2008, troviamo in tutta la loro bellezza le foto a colori sia del polittico che oggi si trova a Firenze in una collezione privata, che della cuspide di San Marco, che invece si trova in Ancona, sempre in una collezione privata. Molto interessanti gli approfondimenti delle due opere.
S. Matteo part.
Infine citiamo la tesi di laurea di un nostro concittadino, Mauro Mazziero, che nell’anno accademico 1990-1991 presso l’Accademia Belle Arti di Macerata, cattedra di restauro, relatrice la professoressa Francesca Pappagallo, ha svolto il lavoro su Pietro di Domenico da Montepulciano “Il polittico di Recanati, studio storico e progetto di restauro”. All’interno di questa interessante tesi di Mauro Mazziero, che è possibile consultare presso la nostra Biblioteca Comunale “Carlo Cenerelli Campana”, si parla anche del polittico di Monte Santo. In questo caso il polittico si dice che si stato restaurato nel 1940 e ci sono anche le foto antecedenti e successive al restauro, foto fornite da Bruno Grandinetti. In questo lavoro di Mauro Mazziero, citando un documento in possesso dell’avvocato Silvano Mazzoni, recentemente scomparso, si dice che il polittico aveva in origine anche una predella, non solo il secondo ordine.
Questo capolavoro del Quattrocento santese, oggi purtroppo di proprietà di un collezionista privato di Firenze è comunque una nostra opera d’arte, la più antica che si conosca che è sopravvissuta e di cui comunque dobbiamo essere orgogliosi.
Sarebbe straordinario poterla riportare in esposizione a Potenza Picena, in accordo con l’attuale proprietario di Firenze.

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a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

PPortale Palazzo Trionfi (oggi Mazzoni) del 1469. Foto di Sergio Ceccotti.ortale del 1469 del palazzo Trionfi a Potenza Picena. Uno dei più antichi della nostra città verrà nei prossimi mesi restaurato.

Uno dei portali in pietra bianca più antico, bello ed originale di Potenza Picena è sicuramente quello che si trova in Vico Solanelli, nel Palazzo un tempo della famiglia Trionfi risalente all’anno 1469. Il Palazzo oggi di proprietà della famiglia Mazzoni è disabitato è ed in uno stato di avanzato degrado.

La famiglia Trionfi, di cui Giovanni che viene citato nel portale è stato uno dei più importanti rappresentanti, commerciava in olio e pelli e si era trasferita in Ancona nel 1448 dove è stata aggregata al patriziato della città dorica.

Giovanni Trionfi era nato a Monte Santo nel 1420 circa da Niccolò ed Elisabetta ed è morto in Ancona nel 1483. Dopo la famiglia Trionfi il palazzo dovrebbe essere passato di proprietà alla famiglia Solfanelli, cognome poi cambiato in Solanelli, il cui più importante rappresentante è stato sicuramente Gaetano, nato a Monte Santo il giorno 4/3/1834 e morto a Corfù il 28/2/1898, Console Italiano Generale prima al Pireo poi a Corfù e Larnaka (Cipro).

Gaetano Solanelli è stato anche il primo Sindaco di Potenza Picena dopo l’Unità d’Italia, dal maggio 1861 al mese di Ottobre 1862.

Il vicolo dove si trova l’ingresso al palazzo porta quindi il nome della famiglia Solanelli.

6°_DSC0233Successivamente il palazzo è passato ai fratelli Giovanni ed Enrico Mazzoni, quest’ultimo agente rurale e padre degli attuali proprietari.

Un aspetto curioso emerso dai documenti dell’archivio storico comunale è che nel 1925 i fratelli Mazzoni, Giovanni ed Enrico, avevano deciso di vendere, staccandolo dalla parete, il portale del 1469 sostituendolo con un altro portale.

La Soprintendenza delle Marche e di Zara informata dell’iniziativa non autorizzata dei fratelli Mazzoni è intervenuta ed ha evitato lo scempio storico ed architettonico del palazzo. Oggi la Signora Margherita Mazzoni, figlia di Euro e moglie dell’Avv. Giorgio Ballesi di Macerata ha deciso di procedere al restauro del portale del 1469 affidandone l’incarico alla restauratrice di Potenza Picena Paola Carestia, che già in passato ha avuto modo di poter effettuare altri recuperi del nostro patrimonio storico pubblico (ricordiamo l’intervento all’epigrafe marmorea del 1567 di Porta Girola o Marina, la colonnina rinascimentale del 1562 ed infine lo stemma comunale del Sec. XIV in pietra arenaria del Palazzetto del Podestà, tutti e due di Piazza Matteotti).

Veduta del Palazzo Trionfi (oggi Mazzoni) del 1469. Foto di Sergio Ceccotti.La Soprintendenza di Ancona ha autorizzato l’intervento di restauro del portale del Palazzo Trionfi e nei prossimi mesi la restauratrice Paola Carestia inizierà l’intervento di recupero.

In questo modo la comunità di Potenza Picena ritornerà ad apprezzare, nella sua originaria bellezza. questo straordinario portale del 1469 di Vico Solanelli.

Si auspica che si prenda in considerazione, quanto prima, anche il recupero del palazzo e dell’orto.

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La Maddalena ai piedi della croce – sec. XVIII

Visitando il giorno domenica 8 gennaio 2017 la mostra curata dal Prof. Vittorio Sgarbi nel Palazzo Apostolico di Loreto dal titolo “Maddalena tra peccato e penitenza”, che era stata inaugurata il giorno 3 settembre 2016, mi è venuto in mente di analizzare S. Maria Maddalena nelle opere d’arte che sono presenti nella nostra città. Perché questa curiosità vi domanderete?

Il motivo è legato al fatto che S. Maria Maddalena era compatrona di Monte Santo, dopo S. Stefano Protomartire, già nel Medioevo.

Infatti nello Statuto Comunale approvato nel 1445 viene definita “Governatrice Feconda della città di Montesanto”. Nel contesto della mostra di Loreto faceva una bellissima figura, secondo molti era l’opera più bella dopo quella di Carlo Crivelli di Montefiore dell’Aso, la tela di Jacopo Negretti detto Palma il Giovane La Crocifissione del 1599 (secondo il Dott. Roberto Domenichini è del 1595), proveniente dalla Chiesa di S. Antonio di Padova dei Frati Minori di Potenza Picena. Inoltre a Monte Santo c’era anche una Chiesa dedicata a S. Maria Maddalena, quella degli agostiniani, chiamata popolarmente di Sant’Agostino.

Questa struttura dal giorno 19/12/2004 è stata trasformata in Auditorium Ferdinando Scarfiotti.

All’interno di questa chiesa si trovava il busto in terracotta della Maddalena attribuito a fra Ambrogio della Robbia del sec. XVI, poi collocato nel contesto del Palazzo Municipale da dove è stato rubato il giorno 14 gennaio 1997 e mai più ritrovato.

L’altare maggiore di questa chiesa conserva ancora oggi una grande tela del pittore di Pesaro Pietro Tedeschi La Maddalena ai piedi della Croce sec. XVIII, opera firmata.

Nel contesto della stessa chiesa si trova inoltre una piccola tela di autore ignoto del sec. XVIII raffigurante la Maddalena.

All’interno della Chiesa di S. Lorenzo dei Frati Cappuccini al Colle Bianco si trova la tavola di Simone De Magistris del 1576 la Deposizione dalla Croce e i Santi Francesco d’Assisi e Lorenzo Diacono, dove la Maddalena guarda nostro Signore deposto dalla Croce.

Nel contesto del Monastero delle Clarisse di S. Tommaso si trovava una grande tela, una tempera, raffigurante il Calvario degli inizi del Sec. XVIII di autore ignoto, oggi collocata all’interno dei locali della Pinacoteca Comunale Benedetto Biancolini di via Trento.

Presso la Chiesa di San Girio, negli affreschi di Ciro Pavisa de 1951, troviamo la Maddalena come compatrona di Potenza Picena insieme a S. Stefano Protomartire e San Girio.

Infine citiamo un’opera d’arte molto importante rubata il giorno 14/1/1997 dal Palazzo Municipale e mai più ritrovata. Si tratta di una piccola tempera su tavola raffigurante La deposizione del Cristo dalla Croce, Sec. XV/XVI di autore ignoto di scuola umbra che proveniva dalla Chiesa di San Francesco, dove è presente la Maddalena.

Il Calvario inizi Sec. XVII autore ignoto. Foto Sergio Ceccotti.

Il Calvario inizi Sec. XVII autore ignoto. Foto Sergio Ceccotti.

Queste sono le più importanti opere d’arte di Potenza Picena dove troviamo la presenza della Maddalena. I festeggiamenti di S. Maria Maddalena cadono il giorno 22 luglio e nel contesto della Chiesa di Sant’Agostino veniva solennemente celebrata.

Nel 1962 il Sindaco dell’epoca, l’avv. Silvano Mazzoni, aveva ripristinato questa ricorrenza nel contesto della Chiesa. Comunque credo che sia opportuno che le autorità religiose e civili riprendano a celebrare degnamente S. Maria Maddalena anche perché è compatrona di Potenza Picena e questo è ampiamente documentato.

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Affreschi di Ciro Pavisa 1951 – Chiesa di San Girio. Tra i santi la Maddalena. Foto tratta dal libro “San Nicola da Tolentino e le Marche, culto e arte” a cura di Roberto Tollo ed Elena Bisaccci. Loreto 1999.

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