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Posts Tagged ‘Umberto Boccabianca’

A cura di Paolo Onofri.

Viale Trieste con la Porta Girola o Marina. Foto p. Nazzarenod Pistelli.

Potenza Picena, grazie all’intuizione del prof. Umberto Boccabianca, dal 1900 può vantare un bellissimo e suggestivo viale alberato composto da 88 tigli, Viale Trieste, in prossimità dell’ingresso principale del nostro centro storico, quello di Porta Girola o Marina, la cui struttura è stata demolita nel 1950 per poter allargare l’accesso.

Il viale alberato è stato creato nel lontano 14 marzo 1900, in occasione della prima festa degli alberi organizzata a Potenza Picena dal Prof. Umberto Boccabianca con le scuole elementari locali, collocandovi 88 tigli. Il viale è lungo 360 metri, largo 2,60 metri e dispone di n.14 panchine in pietra, molto belle ed utili per la socializzazione, in particolare degli anziani che durante l’estate sono soliti passeggiare lungo il viale, un tunnel alberato refrigerante.

Nel 2003 le condizioni del fondo erano gravissime, pieno di buche e di rialzi del terreno causati dalle radici dei tigli. Un gruppo di 150 nostri concittadini ha deciso di lanciare un appello al Comune con una petizione per poter sistemare il viale e renderlo, in questo modo, di nuovo sicuro. L’appello dei nostri concittadini è stato accolto dall’amministrazione comunale, all’epoca guidata dal sindaco Mario Morgoni ed il viale è stato sistemato ed asfaltato.

Il Prof. Umberto Boccabianca insieme agli alunni della Scuola Elementare di Potenza Picena

Le piante dei tigli sono soggette all’azione corrosiva degli insetti e debbono periodicamente essere sostituite da piante nuove. Nel 2019 ne sono state sostituite 2, nel 2020 ben 3. Quest’anno nessuna. Purtroppo da 3 anni nello spazio che occupava il tiglio n.88 non c’è più la pianta e nel corso di questi 3 anni non è stata più rimpiazzata. Pensavamo di poterla vedere collocata durante le sostituzioni dei tigli del 2019 e del 2020, ma niente è avvenuto. Niente nemmeno quest’anno. In questo modo il tunnel d’ombra dei tigli lascerà un vuoto nel punto dove è mancante la ottantottesima pianta.

Norberto Mancini, scrittore e poeta di Potenza Picena, ha dedicato a Viale Trieste una bellissima poesia, pubblicata nel libro “Visioni potentine” del 1958, che noi facciamo conoscere ai nostri lettori. Il nome “Trieste” è stato dato solo dopo la fine della prima guerra mondiale, in precedenza si chiamava Via Piana.

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a cura si Simona Il cedro del Libano durante la nevicata del febbraio 2012. Foto Sergio CeccottiCiasca e Paolo Onofri
Nel contesto del nostro Pincio c’è da sempre la presenza di un albero particolare. Si tratta di un Cedro del Libano, secondo il parere del prof. Gianfranco Morgoni. Quanti anni ha questo monumentale albero, che non è stato mai colpito da fulmini e sostituito, a differenza del gemello che spesso è stato colpito ed anche sostituito?
Nel nostro archivio storico comunale di Via Trento non ci sono notizie particolari in riferimento al cedro del Libano del nostro Pincio. Si parla solo della sistemazione dei tigli nel 1901, nel contesto della festa degli alberi organizzata a Potenza Picena dal prof. Umberto Boccabianca, ancora prima della istituzione a livello nazionale di questa festa, che risale al 1903. L’anno prima, cioè nel 1900, avevano messo a dimora i tigli di Via Piana, oggi viale Trieste.
Per quanto riguarda la più antica foto del nostro cedro del Libano, noi abbiamo avuto la fortuna di averne una risalente 20/10/1929, cioè 90 anni fa, quando è stata inaugurata la Palestra dell’ONB del Pincio, foto che ci è stata fornita da Mario Barbera Borroni e che noi abbiamo già inserito nel nostro blog.

Palestra Pincio

Partecipanti all’inaugurazione della palestra

In questa foto di 90 anni fa il cedro del Libano del Pincio era già maestoso e con la punta curva, con una circonferenza del tronco già molto grande ed una chioma enorme, mentre i tigli messi a dimora nel 1901 erano ancora piccoli. Ci siamo divertiti, anche se dobbiamo confessare la nostra incompetenza in materia, a rilevare alcuni dati tecnici della nostra pianta del cedro del Libano il giorno sabato 4 Novembre del 2014. La circonferenza del tronco risultava di metri 3,63, il diametro di metri 2,30, mentre il diametro medio della chioma risultava di metri 22, tenendo conto però che una parte è stata tagliata e pertanto dovrebbe considerarsi superiore. Non siamo ancora riusciti a stabilire l’altezza attuale della pianta, perché non disponiamo di strumenti tecnici adeguati per questa operazione, ma sicuramente è superiore ai 20 metri, senza considerare la notevole curvatura della punta.
Secondo il nostro modesto parere il cedro del Libano del nostro Pincio potrebbe anche essere tra i più vecchi cedri delle Marche, addirittura il 4°, dopo quello di Osimo, a Villa Simonetti di anni 265, di Macerata a Villa Serra e di Fano in località Belgatto, tutti e due di anni 185, tenendo conto della documentazione storica e fotografica in nostro possesso possiamo sostenere che il cedro abbia costituito e costituisca tutt’oggi un elemento di attrazione turistica aggiuntiva del nostro già bellissimo Pincio, che tutti ci invidiano.

00000003In Europa il Cedro del Libano si è diffuso a partire dal secolo XVII ed il suo legno solido, durevole e compatto è stato apprezzato fin dall’antichità, quando veniva usato per la costruzione di navi e palazzi. L’attuale Pincio un tempo era l’orto e chiostro dei Francescani Conventuali locali e dopo che nel 1867 fu abbattuto il muraglione ed eliminato il chiostro, nel 1873 si realizzò il piazzale con il passeggio, e messo a dimora questo cedro del Libano, in abbinamento con il gemello, oltre che la siepe. In questo modo il nostro cedro del Libano oggi dovrebbe avere un’età superiore ai 145 anni, potendosi considerare a ragione uno dei più vecchi delle Marche. Un bel primato di cui dovremmo essere molto orgogliosi.
Comunque i nostri amministratori potrebbero richiedere un parere tecnico al Corpo Forestale dello Stato per poter stabilire l’età della nostra pianta, effettuando anche tutte le rilevazioni tecniche del Cedro del Libano del nostro Pincio.

Notizie tecniche e storiche tratte da:
Marche, 50 alberi da salvare. I più importanti della regione. Vallecchi
Editore 1984 a cura di Valido Capodarca.
Alberi custodi del tempo, a cura della Provincia di Macerata, prima
edizione 2004, Seconda edizione 2005.
Presso Biblioteca Comunale “Carlo Cenerelli Campana” Potenza Picena.

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a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

00000001-10Nel 1892 si era costituita a Potenza Picena la Cassa di Risparmio locale. Nel 1897, 5 anni dopo, grazie all’iniziativa di un folto gruppo di nostri concittadini, nasce anche la Banca Popolare di Credito, società anonima cooperativa a capitale illimitato.
Ogni azione era del valore di Lire 25 e nella fase iniziale sono state sottoscritte ben 229 azioni, per un valore complessivo di lire 5.725, per un totale di n° 56 azionisti.
Risulta successivamente azionista anche l’avvocato Lodovico Scarfiotti, nonno del pilota di Formula Uno Lodovico junior, tra i fondatori della Fiat di Torino nel 1899 e primo Presidente, che ha sottoscritto il 15/10/1897 n° 10 azioni per un valore complessivo di Lire 250.
Il più importante sottoscrittore di azioni all’inizio è stato il conte Flavio Buonaccorsi, che ne ha sottoscritte ben 100, poi Giuseppe Pagnini 12, il Sindaco di Potenza Picena, cav. Ettore Bocci 10, Domenico Mocchegiani 10, Giovanni Colocci di Porto Potenza Picena 10 e Benedetto Broccolo 8. Tra i fondatori della Banca di Potenza Picena troviamo il prof. Umberto Boccabianca, il maestro Raffaele Petetti, il cav. Francesco Casalis, il dott. Pietro Felici, Matteucci Pacifica, Mazzarella Antonio, il maestro di musica Ernesto Pettenati, l’ingegnere comunale Giuseppe Pierandrei, il veterinario dott. Giuseppe Subissi, Casciotti Pacifico, don Antonio Pierconti, parroco di San Girio, don Alessandro Cipollari, prevosto della Collegiata di Santo Stefano, il farmacista Ezio Mengoni e Paolo Mazzoni. Un’ultima curiosità, tra i fondatori della Banca c’era anche Aldebrando Properzi, fornaio, zio di Giuseppe e Mario Properzi. Era il fratello del loro bisnonno Pasquale. Troviamo anche i nobili delle famiglie Buonaccorsi, i conti Flavio e Leopoldo, ed il conte Prospero Marefoschi.
03°_DSC4025E’ stato approvato uno Statuto della Banca nell’Assemblea del giorno 11/11/1897, che regolamentava l’istituto di Credito, prevedendo l’Assemblea dei soci, un consiglio di Amministrazione che eleggeva al suo interno un Presidente, oltre ad un Direttore. La durata iniziale della banca era di anni 50, prorogabile.
Il primo Presidente è stato il conte Flavio Buonaccorsì, mentre il primo Direttore Domenico Mocchegiani.
La prima sede della Banca è stata messa a disposizione da parte del nostro Comune nell’ex Pretura, nel Palazzetto del Podestà, facendo utilizzare i tre locali del piano terra, per la durata di anni 5.
Successivamente la banca si è trasferita nel Palazzo Marefoschi. Solo nel 1972, Presidente il Comm. Egisto Bontempi, è stata aperta la filiale di Porto Potenza Picena. In quell’anno, il giorno 15 ottobre, ci sono stati anche i festeggiamenti per i 75 anni della Banca, che si sono svolti nel Cinema-Teatro “Aurora” e la Banca fece dono al nostro Comune di una autoambulanza. In quella occasione il Dott. Mauro Mancini scrisse una breve storia della Banca.
Senza titolo-6-7Nel 1977 il giorno 17 dicembre, la Banca Popolare di Potenza Picena ha concluso la sua gloriosa storia, sciogliendosi e confluendo nella Banca Popolare delle Provincie di Ancona e Macerata. Tra le originali iniziative dì questa nuova Banca ci piace ricordare la ristampa anastatica nel 1978 della storia di Monte Santo di Carlo Cenerelli Campana del 1852.
Nel nostro ricchissimo archivio storico comunale di Via Trento troviamo una copia dello statuto della Banca Popolare di Potenza Picena del 1897 ed anche uno dei primi libretti di deposito a risparmio, il n°19 del 5/6/1898. Si trova anche la scheda sottoscritta dall’avvocato Lodovico Scarfiotti.
Grazie alla disponibilità di Giuseppe Properzi, nipote di uno dei fondatori della Banca Popolare, il fornaio Aldebrando, possiamo far conoscere l’elenco completo dei soci fondatori della Banca Popolare di Credito di Potenza Picena. Gianfranco Morgoni, nostro collaboratore, ci ha inoltre messo a disposizione un’azione della Banca Popolare di proprietà di Giuseppe Pagnini, trasferita a suo nonno paterno, Raffaele, il giorno 9/1/1915.
01°_DSC4012Un’ultima curiosità per concludere questa storia della Banca Popolare di Potenza Picena: negli anni scorsi, mentre si stavano effettuando dei lavori di ristrutturazione all’interno dei locali della Banca Popolare di Via Marefoschi, alcuni operai tra il materiale che avevano scartato, avevano inserito anche l’antica targa ovale metallica dell’Istituto di Credito, con la scritta “Banca Popolare di Credito di Potenza Picena”, una testimonianza eccezionale della storia della banca ed anche un bellissimo manufatto. Per fortuna ci siamo trovati a passare in quel momento, prima che la targa venisse portata via con il camion e gettata in discarica e siamo riusciti a recuperarla. Dopo averla ripulita, l’abbiamo depositata presso la nostra Pinacoteca Comunale “Benedetto Biancolini” di Via Trento, dove oggi si trova, acquisita al patrimonio del nostro comune. E’ un cimelio straordinario che rischiavamo di perdere per sempre.
Questo articolo nasce anche grazie alla collaborazione con Carlo Percossi, Giuseppe Properzi e Gianfranco Morgoni, che ringraziamo di cuore.

Documenti allegati:

  • pdficon_large banca_cenni_storici_banca_pop – Cenni storici della Banca Popolare di Potenza Picena a cura del Dott. Mauro Mancini. Prop. Carlo Percossi.
  • pdficon_large statuto_banca_pop – Statuto della Banca Popolare di Credito di Potenza Picena del 11/11/1897. Archivio Storico Comunale Potenza Picena.
  • pdficon_large azionisti_banca – Elenco degli azionisti della Banca Popolare di Credito di Potenza Picena del 1897 – Prop. Giuseppe Properzi.

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a cura di Simona Ciasca e Paolo Onofri

Progetto di Aristide Marazzi del Palazzo del Potere Legislativo di Monte Video (Uruguay del 23-4-1905. ASCPP.

Il Palazzo della Delegazione di Porto Potenza Picena, di recente restaurato, risale al 1895, quando fu collaudato ed il progetto è stato redatto dall’Architetto Aristide Marazzi, che all’epoca ancora studiava a Roma, mentre i lavori sono stati seguiti dall’ingegnere comunale Giuseppe Pierandrei. I due, Marazzi e Pierandrei, si conoscevano ed erano amici.
Il fabbricato oggi utilizzato come sede della Delegazione comunale è nato come scuola elementare di Porto Potenza Picena e nello stesso periodo sono state costruite anche le scuole elementari di San Girio e di Montecanepino. Anche questi due progetti sono di Aristide Marazzi, ed i 3 lavori sono stati esposti in una mostra a Roma nel 1893. Ma chi era l’architetto Aristide Marazzi? Norberto Mancini sul suo libro “Potentini Illustri” del 1950 a pagina 114 gli dedica una nota biografica. In quell’anno lui era ancora vivente.
Nato a Potenza Picena il giorno 5/5/1869 in contrada Santo Stefano dal maestro Achille Marazzi, originario di Civitanova e da Tarsilia Pasquali di Potenza Picena, ha frequentato la scuola elementare locale con maestro suo padre, poi ha studiato a Macerata per passare successivamente a Roma, all’Istituto di Belle Arti. Il nostro comune ha contribuito a mantenerlo agli studi a Roma, concedendo alla sua famiglia ogni anno la somma di Lire 150. In questo modo la nostra città aiutava e sosteneva economicamente tutti i giovani meritevoli, quando le loro famiglie non erano in grado di farlo. E’ successo anche per il prof. Giuseppe Asciutti, per il cantante lirico Giovanni Pastocchi ed altri ancora.

Progetto di Aristide Marazzi per la testata di ingresso alla Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. 2-8-1903. ASCPP.

Il primo, Asciutti frequentava la scuola di Belle Arti di Urbino, il secondo il Liceo Musicale di Pesaro.
Aristide Marazzi è stato un grande amico del prof. Umberto Boccabianca e oggi noi nell’archivio storico, tra la documentazione della scuola d’arte “Ambrogio Della Robbia”, possiamo vantare di possedere della sua documentazione, tre progetti autografati con una dedica al prof. Boccabianca. Dopo il suo diploma in disegno a Roma, abilitato all’insegnamento nelle scuole tecniche e normali e fornito della licenza di Professore di disegno architettonico, equipollente al titolo di architetto, ha aperto uno studio a Parma poi a Trento ha collaborato insieme all’architetto Emilio Paor.
Aristide Marazzi ha partecipato al concorso per il progetto del Palazzo del Potere Legislativo di Montevideo, in Uruguay.
Tra gli altri suoi progetti ricordiamo il Villino Furginele a Napoli, il concorso per la facciata del Duomo di Belluno, a Trento il Palazzo della Società Filarmonica, il rifacimento e restauro della facciata della chiesa di Santa Maria Maggiore, il Padiglione sulla via Regia in Levico, il progetto del nuovo pulpito per il Duomo. Gli ultimi 4 lavori sono stati eseguiti in collaborazione con l’architetto Emilio Paor.
Ha insegnato disegno in diverse Scuole d’Italia, tra cui la Scuola Normale “Margherita di Savoia” di Napoli, reggente alla scuola tecnica di Tivoli, Parma, Melfi, Cagliari, Bari ed infine in quella di Como. E’ andato in pensione il giorno 15 Settembre del 1936, all’età dì 67 anni.
Ha scritto testi scolastici per le scuole superiori d’Italia, tra cui i tre volumi de “L’architettura e l’ornamento attraverso le più grandi civiltà” per i licei scientifici, di cui nel nostro Archivio storico ne abbiamo anche una copia, il volume primo. Ha scritto poi “Il disegno geometrico” per le scuole professionali, e “L’arte nell’Egitto antico” e “Caratteristiche degli stili”.

Palazzina della Delegazione Comunale lato Viale Regina Margherita. Foto di Michele Emili.

Aristide Marazzi si era sposato a Como con la sig.ra Maria Ceschinelli il giorno 6/8/1925 ed è morto nella stessa città il giorno 7/8/1952. Potenza Picena lo aveva completamente dimenticato e solo grazie al nostro articolo sul Palazzo della Delegazione di Porto Potenza Picena il suo nome è ritornato alla conoscenza di tutti.
Non siamo riusciti a trovare una sua foto, ma abbiamo un suo disegno conservato tra quelli della Scuola d’Arte “Ambrogio Della Robbia”, del 1888, quando egli lui frequentava la scuola a Macerata.

Notizie tratte da “Potentini Illustri” di Norberto Mancini, op. cit.

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Documenti allegati (per concessione della Biblioteca Comunale di Como):

  1. pdficon_largeMarazzi La provincia di Como 6/12/1930
  2. pdficon_largemarazzi1 La Provincia di Como 25/3/1932
  3. pdficon_largemarazzi2 La Provincia di Como 30/10/1933
  4. pdficon_largemarazzi3 La Provincia di Como 16/2/1938
  5. pdficon_largemarazzi4 La Provincia di Como 25/2/1938
  6. pdficon_largemarazzi5 La Provincia di Como 28/6/1938
  7. pdficon_largemarazzi6 La Provincia di Como 20/10/1938
  8. pdficon_largemarazzi7 La Provincia 8/8/1952
  9. pdficon_largemarazzi8 La Provincia 9/8/1952

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Interno sala Mostre Centro Culturale “Umberto Boccabianca”

Interno sala Mostre Centro Culturale “Umberto Boccabianca”

La Sala mostre “Umberto Boccabianca” di Via Trento n° I è stata inaugurata nel 1999 e in tutti questi anni è stata utilizzata per tantissime iniziative, mostre, riunioni, presepio artigianale di Gianfranca Sabbatini.
Nel 2002 è stata intitolata al grande educatore che ha operato nella nostra città, anche se nativo di Ripatransone. il prof. Umberto Boccabianca.
Nel 1996, grazie all’iniziativa di un gruppo di volontari, tra cui il fotografo Bruno Grandinetti e Paolo Onofri, insieme all’Amministrazione Comunale dell’epoca, guidata dal Sindaco Mario Morgoni, questi sotterranei che si trovano sotto la chiesa di San Francesco, utilizzati fino a quel momento come deposito comunale, sono stati liberati completamente da tutto quello che contenevano da tanti anni.
Al suo interno sono venuti fuori anche oggetti molto antichi e straordinari, alcuni dei quali successivamente restaurati, come 1’orologio da torre Isidoro Sommaruga del 1887, oggi collocato nel foyer del Teatro Comunale “Bruno Mugellini”, il carrettino antincendio dei pompieri di Monte Santo degli inizi dell’Ottocento, oggi collocato nel corridoio della Biblioteca Comunale “Carlo Cenerelli Campana” e la targa metallica del Touring Club Italiano degli inizi del Novecento ricollocata a Porta Girola o Marina. All’interno del locale non c’era il pavimento e l’impianto elettrico ed in queste condizioni Bruno Grandinetti vi ha voluto tenere una sua straordinaria mostra fotografica, curata da Paolo Onofri, dal 9 al 31 Agosto 1997 “Ignoti sulla bocca di tutti”, seconda edizione, dove sono state esposte 115 foto bellissime. La mostra ha riscosso un grandissimo successo di pubblico, raccogliendo tra i visitatori anche la ragguardevole somma di 2.000.000 delle vecchie lire, utile per il restauro successivo del quadro di Benedetto Biancolini “S. Emidio” del 1770 oggi esposto all’interno della sala “Antonio Carestia” del Palazzo Comunale. Una seconda mostra fotografica si è tenuta in questa struttura dal 25 aprile 1998 al 17 maggio 1998 dedicata a Secondo Torregiani “Omaggio all’artista e all’uomo a 45 anni dalla morte”.

Nazzareno Girotti intento ripulisce la fontana

Nazzareno Girotti intento ripulisce la fontana

Dal 1999 ad oggi sulle pareti di questa originalissima struttura sono stati conficcati chiodi, piccoli e grandi, viti ed arrecato danni vistosi alle pareti con tantissimi buchi che hanno ridotto la struttura ad una groviera.
In presenza di questa drammatica situazione nessuno aveva fino ad oggi provveduto alla rimozione dei chiodi e delle viti ed alla chiusura dei tanti buchi. Grazie alla disponibilità di un nostro volenteroso concittadino, Nazzareno Girotti, che già altre volte era intervenuto gratuitamente al recupero e restauro delle nostre fontane, in particolare quelle della Madonna della Neve e delle Fontanelle, e all’autorizzazione dell’economo comunale, dott.ssa Simona Ciasca, il giorno Venerdì 24 Luglio 2015, nell’arco di una giornata ha completamente tolto tutti i chiodi e le viti dalle pareti, chiuso e stuccato a regola d’arte tutti i buchi utilizzando il prodotto fornito gratuitamente dall’impresa edile dei fratelli Clementoni, Massimo e Gianfranco, di Potenza Picena.
A conclusione dello straordinario lavoro gratuito si sono potuti contare circa 80 tra chiodi e viti tolti dalle pareti e la bellezza di circa 150 buchi chiusi.
Nazzareno Girotti, attualmente pensionato di 75 anni, durante la sua vita lavorativa ha operato anche come muratore con l’impresa edile di Parigi Parigino di Potenza Picena, dopo aver imparato il mestiere nella scuola d’Arte “Ambrogio Della Robbia” di Potenza Picena sotto la direzione del prof. Giuseppe Asciutti.

Sala U. Boccabianca durante la mostra di Gianfranca Sabbattini del 28 luglio 2002. Foto Luigi Anzalone.

Sala U. Boccabianca durante la mostra di Gianfranca Sabbattini del 28 luglio 2002. Foto Luigi Anzalone.

Oggi i locali originalissimi della sala mostre “Umberto Boccabianca” grazie all’intervento di Nazzareno Girotti sono ritornati all’originario splendore. Ci si augura vivamente che la struttura venga così conservata per tanto tempo, negando a chiunque la possibilità di conficcare di nuovo alle antiche pareti altri chiodi e quant’altro, verificando sempre alla riconsegna dei locali che niente è stato inserito. Ci si augura inoltre che l’Amministrazione comunale trovi il tempo per ringraziare Nazzareno Girotti, come ha già fatto l’economo comunale, dott.ssa Simona Ciasca, in data 5/8/2015.
Da parte nostra, anche a nome di tutta la comunità di Potenza Picena, ringraziamo di cuore Nazzareno Girotti per tutto quello che ha fatto, come ringraziamo l’economo comunale per aver autorizzato il lavoro, delegandomi a seguirlo per suo conto.

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Teresa Casalis in Douhet

Teresa Casalis in Douhet

Potenza Picena durante la seconda guerra mondiale è stato uno dei centri più importanti che hanno dato ospitalità a moltissimi sfollati provenienti in particolare da Livorno, Roma ed Ancona, ma non solo.
Il giorno 30 Giugno del 1944, quando sono arrivati nella nostra città i soldati polacchi del 4° Reggimento corazzato Skorpion al comando del colonnello Ignacy Kowalczewski, alcuni di questi sfollati sono morti in conseguenza del cannoneggiamento tedesco dalle colline di Recanati. In Piazza Principe di Napoli, come si chiamava all’epoca Piazza Giacomo Matteotti, sono morti gli sfollati di Livorno Elvira Vitelli e Ersilio Penco, madre e figlio, mentre presso l’abitazione della famiglia Mazzoni in contrada La Concia, la sig.ra Jolanda Silvestrini in Roberti Lauri di Sesto S. Giovanni (Milano) moglie del conte Mario Roberti Lauri. Erano tutti venuti a Potenza Picena per sfuggire ai bombardamenti nelle loro città ed hanno trovato la morte da noi.
Questo fatto mi ha sempre molto incuriosito fin da ragazzo, quando sentivo i racconti dei miei genitori e nonni.
Perché Potenza Picena è stata scelta da tantissimi sfollati che provenivano da tutta l’Italia e dove sono stati ospitati?
Tra di loro c’erano anche importanti personalità? C’erano famiglie di ebrei?
Nei racconti dei più anziani si parla in particolare della presenza di molti sfollati dalla città portuale di Livorno, che erano per la cronaca anche molto vivaci.

Felice

Felice Rao

Ho potuto fare una accurata ricerca presso il nostro Archivio Storico Comunale, ed in particolare nei documenti che fanno capo all’ECA, l’Ente Comunale di Assistenza, che doveva provvedere al sostentamento economico degli sfollati che ne avevano bisogno. Infatti erano pochi i casi di famiglie facoltose che in loco potevano avere anche delle ville estive, come il Console Cancellario d’Addario, la sig.ra Gina Casalis vedova del Generale Giulio Douhet, l’avvocato Bentivoglio, l’avvocato Palloni e pochi altri. A parte chi qui da noi aveva i suoi parenti, come il tenore Giovanni Pastocchi, la figlia del prof. Balduino Bocci, Lydia, i Rampioni, i Lanari, i Petetti, tutti gli altri avevano bisogno di tutto, anche del sussidio economico per sopravvivere. Tra questi anche la figlia del Prof. Umberto Boccabianca, Ilda, moglie di Ignazio Pierandrei (morto in Jugoslavia il giorno 18/7/1941), con i suoi sei figli Bruno, Nazzareno, Fabiola, Umberto, Guido e Maria Vittoria. Questo veniva fornito dall’Eca, dopo il parere positivo del Comandante della locale stazione dei Carabinieri, il Maresciallo Cosimo Scarli, che effettuava accurate indagini. La maggiore parte degli sfollati proveniva da Roma(171), Livorno (132), ed Ancona (124) e da tutte le altre parti d’Italia, compresa la Sicilia (237)e 3 addirittura da Zara. Molti di quelli presenti a Potenza Picena provenivano anche dai paesi vicini, come Porto Recanati (140) e Civitanova Marche (170), per un totale complessivo di 977 unità. Oltre a questi, da Porto Potenza Picena, nel Capoluogo si sono trasferite altre 454 persone.

Lydia Bocci

Lydia Bocci in Brunacci

C’erano tra di loro sotto falso nome dei ricercati dai nazi-fascisti perché ebrei, e che la nostra popolazione ha cercato di proteggere in tutti i modi?­ Dai racconti dei più anziani si accenna a due ebrei romani, ospiti della sig.ra Nelide Bernabei, che sposerà successivamente Mariano Ciuccarelli. Questi erano sotto falso nome e quando furono scoperti furono trasferiti in un campo di concentramento in Germania. Uno di loro si chiamava Samuele Funaro. Ho chiesto negli anni passati informazioni alla comunità ebraica di Roma, ma non sono riuscito a sapere che fine abbia fatto. Tra le tante famiglie di Ancona, una sicuramente aveva chiare origini ebraiche, quella dei Coen-Ascoli. Questa famiglia si è salvata ed è ritornata in Ancona. Purtroppo per quanto riguarda altre famiglie di origine ebraica non sono riuscito a rintracciarle, anche se sono convinto che tra le tante centinaia di presenze dovevano essercene, magari sotto falso nome.

Le comunità di Potenza Picena, di Porto Potenza Picena e dell’intera campagna, durante quei tragici momenti per la nostra Patria hanno saputo accogliere migliaia di sfollati, dare loro una casa, da mangiare, da riscaldarsi, in pratica sono riusciti a sopravvivere a questi tragici momenti. Se tutto questo è stato possibile è grazie al grande cuore dei santesi e all’impegno delle sue istituzioni. Tra i tanti sfollati si trovava anche Giuseppe Spizzico di Trani (Bari), che successivamente sposerà una nostra concittadina, mia zia Bice Bernabiti. Inoltre c’è stato un caso particolare di uno sfollato di nome Felice Rao, il cui vero nome era invece Giuseppe Genovese, originario di Barcellona Pozzo di Gotto, Messina, che era scappato, dopo un bombardamento dal carcere di Ancona dove era rinchiuso per un omicidio.

Hilda Boccabianca

Hilda Boccabianca in Pierandrei

Dopo la guerra era stato raggiunto a Potenza Picena dalla moglie Francesca Fugazzotto e dal figlio Gaetano ed abitavano in via Bonaccorsi e lui svolgeva il mestiere di venditore ambulante di giocattoli, lupini e castagne. Per questa straordinaria opera umanitaria la nostra città dovrebbe a ragione essere insignita di una onorificenza da parte dello Stato Italiano, di un pubblico riconoscimento comunque da parte delle città che maggiormente hanno usufruito della nostra ospitalità come Livorno, Roma ed Ancona, oltre che dalle città di Porto Recanati e Civitanova Marche, per aver aiutato tanti loro concittadini in quei tragici momenti della nostra storia.

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