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Archive for agosto 2009

Bruno Grandinetti insieme alla moglie Bruna Simonetti

Bruno Grandinetti insieme alla moglie Bruna Simonetti

Sei anni fa, il giorno 12 Luglio 2003, moriva Bruno Grandinetti. Ha lasciato un grande vuoto, colmato dal ricordo dei suoi insegnamenti, dalla passione che lui metteva sempre in tutte le “battaglie” di impegno civile e culturale a favore della comunità di Potenza Picena, che hanno segnato in maniera significativa tutta la seconda metà del Novecento santese.

La sua macchina fotografica, la sua intelligenza, la sua passione civile a favore della tradizione storica, culturale e religiosa di Monte Santo, hanno fatto crescere questa nostra realtà. Il suo impegno, la sua generosità è proseguita grazie anche al nobile gesto di tutta la sua famiglia, della moglie Bruna Simonetti e dei suoi figli Francesco, Gloria e Caterina, di donare al Comune di Potenza Picena tutto il materiale fotografico prodotto da Bruno in oltre 50 anni di intensa attività professionale, costituendo presso la Chiesa di S. Caterina d’Alessandria, la Fototeca Comunale a Lui intitolata, ed inaugurata il giorno 6/7/2007. Il nostro impegno è quello di continuare a portare avanti con coerenza e passione le sue idee, le sue “battaglie” culturali e civili, facendo crescere sempre più forte il senso di appartenenza e di identità storica, culturale, civile e religiosa della nostra comunità.


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Stemma della Confraternita della Morte ed Orazione.

Stemma della Confraternita della Morte ed Orazione.

Nel maggio 1488, per iniziativa della cosiddetta “nazione fiorentina” che vive ed opera in Roma, si costituisce una confraternita laicale della Misericordia, sotto la protezione di S. Giovanni Battista (Decollato), che si prefigge di fornire assistenza religiosa ai condannati alla pena capitale, provvedendo anche alla loro sepoltura (ricordo questo avvenimento perché anche il sodalizio di Monte Santo, in origine avrà la stessa denominazione della Misericordia o della Misericordia e Morte).
Sempre a Roma, nel 1538, viene eretta la confraternita della Morte ed Orazione con lo scopo – cito testualmente – di seppellire quei morti che, per la loro povertà o per essere essi deceduti lontani dalla loro dimora, restano senza sepoltura o sono tumulati in luogo non sacro. I confratelli, una volta al mese, partecipano all’orazione continua delle quarant’ore.
Questo secondo sodalizio, della Morte ed Orazione, già nel 1560, viene elevato ad arciconfraternita e capo di tutte le “compagnie” che si aggregano o si aggregheranno ad esso. Così, nel 1609, anche la compagnia della Morte della Terra di Monte Santo, nella Marca anconitana, archidiocesi di Fermo, si sarebbe aggregata all’arciconfraternita romana. Da questa data decorre la serie degli atti delle adunanze o consigli nei nostri archivi.
Ma in quale anno si era costituita la confraternita di Monte Santo? Ancora non lo sappiamo con esattezza. Si conserva una registrazione del novembre 1575, nel cosiddetto “libro” della depositaria comunale dei pegni, attestante che il pio sodalizio è attivo a quella data. Di esso fanno parte anche membri di alcune delle famiglie più in vista della nostra Terra, sovente chiamati (“estratti”) a ricoprire cariche di responsabilità. Per tutto l’antico regime, infatti, la confraternita gestisce due importanti istituzioni: un ospedale, destinato ad accogliere poveri e malati, ed un monte frumentario. Il primo era intitolato originariamente a San Giuliano; in seguito, però, quando esso verrà abbattuto, per far posto al collegio dei Gesuiti, e sarà edificato un nuovo ospedale presso la chiesa di San Sisto, questo sarà comunemente denominato “di San Sisto”.
Nell’agosto 1657, il nobile santese Giovanni Mancinforte, con suo testamento, dispone l’erezione del monte frumentario, con una dotazione iniziale di 50 rubbie di grano da distribuire ai bisognosi del posto. Ogni mutuatario è tenuto a pagare 2 quattrini per ogni coppa di grano presa in prestito per coprire le spese di gestione del monte stesso. Per tale motivo questa istituzione montizia della compagnia della Morte viene generalmente denominata, nelle carte, “Monte Mancinforte”. A proposito di questa famiglia, voglio ricordare che uno dei suoi membri, mons. Nicola Mancinforte, nato nella nostra Terra nel 1692, è stato vescovo di Senigallia e successivamente di Ancona.
La chiesa della confraternita, dedicata a San Sisto, conserva ancora due opere di rilievo: un crocifisso ligneo miracoloso e di singolare bellezza, che, secondo la tradizione – il condizionale è d’obbligo – sarebbe stato trovato sulla spiaggia del nostro litorale, ed una tela, raffigurante la Vergine con San Sisto ed il protettore S. Giovanni Battista. Sullo sfondo è una importante raffigurazione della nostra Terra di Monte Santo, circondata da mura e baluardi (credo sia l’unica raffigurazione seicentesca). Il dipinto, lasciato per decenni in precario stato di conservazione, nel 2007 è stato finalmente restaurato da Paola Carestia di Potenza Picena ed Eleonora Maria Milani di Muccia per iniziativa di alcuni cittadini, col contribuito di privati, aziende ed alcune istituzioni.

S. Giovanni Decollato, Sec XVII, anonimo.
S. Giovanni Decollato, Sec XVII, anonimo.

Documentata, fin dai primi del Seicento nelle nostre carte, è anche la presenza delle sorelle della Compagnia, le quali però non partecipano alle assemblee; in queste si delibera anzitutto sui servizi di culto; da menzionare al riguardo, la processione del Venerdì Santo, preparata e seguita con grande solennità a partire dal XIX secolo. Da ricordare anche le delibere in merito ai pellegrinaggi annuali a Loreto, al Santuario di S. Girio e talora al Crocifisso di Monte Cosaro.
I provvedimenti napoleonici del 1810 sulle corporazioni religiose determinano la sospensione dell’attività confraternale (di questa confraternita), la quale attività, dopo le riprese in età di Restaurazione ed in epoca post-unitaria, appare più circoscritta all’ambito religioso e devozionale, come attestano le varie riforme dello statuto, prima fra tutte quella approvata dall’arcivescovo di Fermo, cardinale De Angelis, nel 1842. All’epoca si ribadiscono i doveri di assistenza ai “fratelli” in punto di morte, d’intervento alle cerimonie della Settimana Santa, all’adorazione al SS.mo Sacramento nelle quarant’ore.

Dott. Roberto Domenichini

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