Contratto x polittico atto del notaio Antonio Bertacchini, Vol. del 1491-1498 della Sezione di Archivio di Satato di Fermo. Contratto tra il pittore Veneto Vittore Crivelli e Frate Luca, guardiano del Convento di S. Francesco di Monte Santo, insieme a Frate Arcangelo vicario dello stesso convento dei Francescani Conventuali, per l’esecuzione del polittico della Chiesa di S. Francesco (17/10/1491). L’opera è stata completata e consegnata solo il 16 Maggio 1493 e pagata 86 fiorini d’oro. Il polittico doveva essere uguale a quello della cappella Euffreducci, collocata nella Chiesa Francescana di Fermo.
Il giorno lunedì 13 settembre 2009 è finalmente ritornato in Collegiata restaurato il grande quadro (cm 180×263) attribuito al pittore fiorentino Benedetto Luti (1666-1724) “La morte (il transito) di S. Giuseppe”, olio su tela, inizi sec. XVIII.
Il restauro è stato effettuato dalla ditta Ars Nova di Donatella Perugini e Francesca Pignani di Montecosaro (la stessa che in precedenza aveva già restaurato il “S. Isidoro”), per una spesa complessiva di € 6.140, compreso il restauro della vecchia cornice, purtroppo non più riutilizzabile, somma interamente a carico della Parrocchia dei SS. Stefano e Giacomo.
La scena del dipinto raffigura la morte di S. Giuseppe, circondato da Gesù, Maria ed alcuni angeli, ed è l’unica opera presente oggi in Collegiata che anticamente ornava la Chiesa di S. Ignazio dei Padri Gesuiti di Monte Santo (oltre alle statue dei Santi Ignazio, Francesco Borgia, Luigi Gonzaga, Francesco Saverio e Stanislao Kostka).
Infatti tutti gli altri quadri della Chiesa di S. Ignazio sono stati rimossi per far posto alle tele e alle tavole provenienti dalla antica Pieve di S. Stefano, demolita nel 1796, che si trovava nella Piazza centrale del Paese. In particolare il S. Stefano, posto oggi sopra l’altare maggiore, della Scuola Bolognese della prima metà del sec. XVII, la Discesa dello Spirito Santo del milanese Andrea Lanzani del sec. XVII, collocata nella Cappella della Pentecoste, ed il polittico di Pietro di Domenico da Montepulciano, raffigurante la Madonna col Bambino tra i Santi Michele Arcangelo, Girio, Stefano e Lorenzo degli inizi del sec. XV, venduto purtroppo a privati nel 1943 dalle Suore dell’Addolorata di Potenza Picena.
Gli altri quadri della Chiesa di S. Ignazio o sono dispersi, come quello di Giovanni Francesco Romanelli, detto il Viterbese o Raffaellino (Viterbo 1610 – 8/11/1662), commissionato dalla Sig.ra Caterina Massucci di Monte Santo e pagato nel 1661 150 scudi, raffigurante S. Francesco Saverio, oppure sono collocati presso altri Istituti religiosi, come l’opera attribuita al pittore romano Giacinto Brandi che ornava l’altare maggiore, raffigurante S. Ignazio e S. Girio del sec. XVII, oggi presso il convento del Cappuccini di Potenza Picena.
Il quadro della morte di S. Giuseppe, attribuito a Benedetto Luti, si trovava nell’altare di S. Giuseppe della Cappellania eretta da Carlo Gentili, mantenuto dalla Confraternita degli Agonizzanti.
Con questo ultimo restauro la Parrocchia dei SS. Sefano e Giacomo continua a portare avanti con coraggio la scelta i recuperare e valorizzare il grande patrimonio storico ed artistico della nostra comunità.
Notizie storiche a cura del dott. Roberto Domenichini.
Nacque il 3 agosto 1853 da genitori modesti e pii della parrocchia di S. Girio. Avendo manifestato sin dalla fanciullezza una vocazione sacerdotale, fu avviato agli studi presso il Seminario di Fermo. Passò quindi all’Almo Collegio Capranica di Roma, dove ebbe per compagno Giacomo della Chiesa, che nel 1914 sarebbe diventato Papa Benedetto XV, e con il quale mantenne sempre vincoli di amicizia. Dopo aver studiato Teologia all’Università del Collegio Romano, nel Natale del 1878 fu ordinato sacerdote.
Ritornato a Potenza Picena, dal 25 luglio 1888 fu parroco di S. Giacomo, fino a che, dopo aver ricevuto la nomina dal Pontefice Leone XIII, il 31 gennaio del 1904 si insediò come Vescovo nella Diocesi di Ripatransone. Morì il 20 gennaio 1924. Il 22 successivo si svolsero i suoi funerali e venne sepolto nel cimitero di Ripatransone. Il 20 febbraio dello stesso anno, ricorrendo il trigesimo della morte, fu celebrato un ufficio solenne nella nostra Chiesa Collegiata. L’11 febbraio del 1974 le sue spoglie vennero trasferite nella cripta della Cattedrale di Ripatransone.
L’attività episcopale di Mons. Luigi Boschi fu sempre caratterizzata da umiltà, spirito di sacrificio, amore e vicinanza al suo popolo, come evidenziato da Cesare Nisi nel necrologio pubblicato a Fermo nell’anno della sua morte.
Stemma del Vescovo Luigi Boschi
Inoltre, nell’ambito del Movimento Cattolico, favorì la nascita di varie Società Operaie intitolate a S. Pio V, per l’assistenza ed il soccorso delle popolazioni più bisognose: operai, contadini, artigiani. Nel 1922, all’alba del Fascismo, pochi giorni prima della Marcia su Roma, subì azioni squadristiche manifestatesi attraverso atti vandalici contro l’Episcopio e le abitazioni di alcuni sacerdoti.
Sulla sua tomba nel cimitero di Ripatransone fu collocata questa epigrafe:
Aloisius Boschi – Archidioecesis Firmanae et Romani capranicensis collegi – doctrinae et pietatis meritis praeclarus alumnus – Ripanae Ecclesiae episcopus omnium plausu sacratus – viginti prope annos pastorale munus merite cessit – dignus qui ad maiora ascenderet – nisi humilitas virtutem eius aequasset pariter – patris boni et usque vigliantis vita splendide illuxit – omnesque eius mortem deflevere – funeribus triumphi ad Iustar Decoratam – vixit A. 70 M. 5 D. 17 – decessit die 20 Jan. 1924 – soror moerens adhuc posuit.
In occasione della celebrazione del trigesimo in Collegiata fu distribuito un ricordino che diceva:
Potenza Picena dolce terra natale da lui sempre teneramente amata – e che ne ammirò e sperimentò la carità generosa l’illuminato consiglio – come parroco e vicario foraneo – al figlio illustre – con solenni suffragi porge – l’estremo tributo – d’amore di venerazione di pianto.
Nella sagrestia della Chiesa Collegiata di S. Stefano sotto un quadro si legge:
Aloysio Boschi – domo Potentia Picena – viro pietate et doctrina conspicuo – Episcopo Ripano – anno XXII – diligentissimo – qui sancte decessit anno MCMXXIV – aetatis LXXI – Julius Gabriel Monti sodalis augustinianus – civi optime merito faciendum curavit – anno sacro MCMXXV.
Alla schiera di santesi, o montesantesi, illustri che da diciassette mesi sfilano su questo blog può sicuramente essere aggregato il Marchese Filippo Bruti Liberati, che, pur non originario di questo comune, ha frequentato spesso, per ragioni familiari, la nostra città, coltivando anche qui la sua passione per la storia, i personaggi, i monumenti e le opere d’arte e lasciando ai posteri, sotto forma di lettere, che da oggi iniziamo a presentare, significative e preziose testimonianze del passato.
La biografia pubblicata nel 1868 a Ripatransone dalla Tipografia Jaffei, autore il Pievano D. Romualdo Veccia, una cui copia ci è stata gentilmente fatta pervenire dal Prof. Antonio Giannetti, che sta elaborando un nuovo saggio sulla figura e l’opera del Marchese, riporta alcuni dati che adesso andiamo a presentare.
Filippo Bruti Liberati nacque a Roma il 13 aprile 1791, primo dei dieci figli di Gaetano Bruti di Ripatransone e Maddalena Liberati di Viterbo.
Educato nelle scuole del Collegio Romano, il piccolo Filippo diede ben presto prove di capacità e di diligente applicazione agli studi. Nei mesi estivi la famiglia si trasferiva ogni anno a Ripatransone ed anche qui, assecondando il desiderio del padre, il giovanetto continuava a frequentare con profitto la scuola pubblica. Allo stesso tempo la madre lo conduceva spesso con sé alle funzioni religiose, dove il ragazzo mostrava sentimenti di devozione e di viva partecipazione. Si narra, a questo proposito, che una volta fu capace di riferire fedelmente, a memoria, la predica appena ascoltata nella chiesa dei Padri Filippini.
Nel 1806, compiuto il corso di Retorica, intraprese gli studi di Filosofia, Fisica e Matematica. Successivamente passò al Diritto, Civile e Canonico, conseguendo la laurea in queste discipline. Contemporaneamente coltivava anche lo studio delle lingue, antiche e contemporanee, quali il Latino, il Greco, il Francese, il Tedesco, lo Spagnolo e il Portoghese.
Nel 1812, nel corso di uno dei soggiorni annuali a Ripatransone, morì il padre. Da allora iniziò l’esercizio della pratica legale, collaborando con vari prelati del Tribunale della S. Rota e ricoprendo importanti incarichi nell’ambito di questo organismo.
Nel 1834 morì anche la madre. Decise allora di trasferirsi definitivamente a Ripatransone e dedicarsi alla cura dei beni di famiglia. Il 26 luglio 1836 sposò la Contessa Ippolita Compagnoni Marefoschi di Monte Santo. Ricoprì in patria numerose cariche pubbliche (Consigliere, Anziano, Deputato delle Scuole, Governatore Supplente) adoperandosi sempre per il bene della comunità.
Allo stesso tempo si dedicava con instancabile passione allo studio di testi, documenti d’archivio, reperti archeologici e testimonianze del passato, alla continua ricerca di notizie inedite su fatti, personaggi, opere d’arte, memorie storiche del territorio Piceno. Risultato di questo lavoro fu la pubblicazione di circa 350 libretti, in forma di lettera o dissertazione, contenenti rare testimonianze, oltre che su Ripatransone, su Macerata, Ascoli Piceno, Massignano, S. Benedetto, Serra S. Quirico e Monte Santo. A riconoscimento di questa sua benemerita attività, nel 1863 gli venne conferito il titolo di socio corrispondente della Regia Deputazione di Storia Patria per le province della Toscana, dell’Umbria e delle Marche.
Morì a Ripatransone il 3 novembre 1867.
Le quattordici lettere sopra Monte Santo, dal 1839 al 1858, scritte, con l’eccezione di una, in occasione di nozze, contengono notizie inedite o poco note su fatti, personalità, edifici ed opere d’arte locali ed offrono al lettore moderno una rara occasione di compiere un giro nella Montesanto dell’Ottocento. Esse aprono squarci sorprendenti sulla città di ieri, con le chiese che non ci sono più, le porte abbattute, le opere d’arte perdute a causa dell’incuria o della scarsa considerazione di chi le custodiva e che oggi fanno bella mostra di sé in qualche collezione privata o museo fuori d’Italia; una città popolata di personaggi straordinari la cui memoria è svanita, o resta confinata nelle lapidi marmoree, che nessuno legge, o sepolta nelle carte d’archivio.
Il testo delle lettere, frutto di ricerche minuziose, è a volte appesantito da riferimenti e citazioni, che l’autore inserisce per documentare le sue comunicazioni e, soprattutto, per fornire una traccia a chi volesse cogliere l’invito, ripetuto più volte, a proseguire il corso delle sue indagini. In particolare tali sollecitazioni vengono rivolte, con insistenza, a Carlo Cenerelli Campana, padre di Maria Cenerelli, destinataria della prima lettera, perché porti a termine la sua opera sulla Storia di Montesanto, fornendoci così un’idea del faticoso iter che portò alla pubblicazione del libro nel 1852. La lettura è comunque molto interessante e permette di curiosare tra le reminiscenze del nostro territorio offrendo una notevole mole di informazioni, alcune delle quali assai poco conosciute, perché assenti nelle altre pubblicazioni sul tema della storia cittadina.
Riteniamo pertanto che la pubblicazione online di questi scritti, corredati di opportuni documenti fotografici, possa essere apprezzata da quanti amano tornare alle memorie del passato.
In conclusione, attraverso queste brevi note introduttive vogliamo rivolgere un omaggio e un pensiero riconoscente a Filippo Bruti Liberati, nobiluomo ottocentesco, santese onorario, cui la nostra comunità deve sicuramente molto per il contributo di conoscenza che ci ha donato; allo stesso tempo vogliamo esprimere l’auspicio che, grazie a questa iniziativa, si rinnovi l’invito a dedicare attenzione e cura alle memorie patrie, raccogliendo così, ancora una volta, l’invito espresso in questo senso dall’autore.
Il Prof. Lionello Bianchini e il Comm. Casimiro Scarfiotti
Il 9 ottobre 1955 si svolgeva a Potenza Picena la prima festa del Grappolo d’Oro, dedicata alla celebrazione dell’uva e alle tradizioni folcloristiche della nostra terra.
Sono trascorsi 54 anni e il giorno 27 settembre 2009 si svolgerà la 49ª edizione.
Perché Potenza Picena ha deciso nel lontano 1955 di organizzare questo tipo di festa? Riprendendo la tradizione della Festa Nazionale dell’Uva, istituita dal fascismo nel 1930 e che si svolgeva in ogni comune d’Italia la prima settimana di ottobre, il Sindaco, prof. Lionello Bianchini, insieme ad un comitato organizzatore, formato da Simonacci Marcello (diventato successivamente Deputato al Parlamento per la Democrazia Cristiana), Paolucci M.o Norberto, Clementoni M.o Azzolino, Grandinetti Manlio, Domenella Roberto, Moschettoni Giuseppe, Pigini Francesco, Sagripanti Romolo, Biló Nazzareno, Fontinovo Luigi, Latini M.o Edgardo, Percossi padre Erasmo, Lanari Domenica e Flamini Ines, decise di organizzare questa prima festa, che intendeva valorizzare un prodotto della nostra terra, l’uva, molto importante nel contesto della nostra agricoltura.
Si tenga conto che nel nostro territorio comunale la coltivazione della vite è molto ampia e antica.
Da un documento del 12 agosto 1897 risultavano complessivamente 2.559.750 viti presenti, di cui le maggiori produzioni erano quelle della proprietà del Senatore Bartolomeo Casalis (250.000 viti su 33 ettari), del Conte Flavio Bonaccorsi (200.00 viti su 26 ettari), del Conte Prospero Compagnoni Marefoschi (180.000 su 20 ettari), di Pietro Formiconi (30.000 viti su 3,50 ettari), Lodovico Scarfiotti (nonno del pilota della Ferrari, 27.000 viti su 3 ettari). Nello stesso censimento si citano anche gli esperti viticoltori (oggi li potremmo definire enologi), come Francesco Casalis, il Conte Prospero Compagnoni Marefoschi, Giuseppe Pagnini, Emidio Cardinali, Pietro Formiconi e Benedetto Broccolo.
La prima azienda vinicola del nostro territorio si deve all’impegno del Senatore Bartolomeo Casalis, che nel 1880 fondò una vera e propria industria, trasformata nella cantina Douhet-Casalis dopo il matrimonio della figlia del Senatore, Teresa, con il Generale Giulio Douhet e oggi gestita dalla Regione Campania.
Un’altra importante azienda vinicola fu costituita prima del 1949 da alcuni possidenti, tra cui il Conte Carlo Lazzarini (marito della Contessa Leopolda Bonaccorsi), l’Avv. Paolo Scarfiotti, l’Avv. Iginio Volpini, il Dr. Cav. Gerio Matteucci, il Cav. Casimiro Scarfiotti, il Conte Riccardo Lazzarini, chiamandola SPA Vini Colli del Potenza, la cui sede era presso la Villa Bonaccorsi a Castel S. Filippo (Montecanepino). Successivamente nel 1968 l’azienda fu trasformata in Cooperativa Agricola Montesanto (CAM), con sede e stabilimento lungo la Strada Regina.
M° Edagardo Latini
Più recente è la costituzione della Cantina Vinicola S. Cassella, gestita dal Dr. Sergio Sgarbi, discendente della famiglia Buonaccorsi – Gigotti – Micheli, che trasforma la produzione estesa su 25 ettari di vigneti. Il prodotto di questa casa vinicola si è caratterizzato in questi anni per l’ottima qualità del vino, ed è riuscito ad ottenere premi e riconoscimenti a carattere nazionale.
Le prime feste del Grappolo d’Oro si sono potute svolgere anche grazie al contributo economico (gli attuali sponsor) di facoltosi cittadini di Potenza Picena, come il Comm. Eugenio Quaglia della Ceramica Adriatica di Porto Potenza Picena, di Casimiro Scarfiotti dei Cementi di Porto Recanati, di Gina Douhet-Casalis della Cantina omonima, del Dr. Ettore Volpini, del Dr. Gerio Matteucci e della Contessa Giuseppina Buonaccorsi.
Con l’edizione del 1957, la terza, la Festa del Grappolo d’Oro fa un salto di qualità.
Viene chiamata a partecipare la Racchia di Sarnano, da poco costituita, e viene dato l’incarico ad una Società di Roma, la Astra Cinematografica, grazie all’interessamento di Marcello Simonacci, di girare un filmato della Festa, da proiettarsi poi nel circuito di proiezioni di “Mondo Libero”. Le riprese furono affidate al regista Giovanni Della Valle di Roma.
Padre Erasmo Percossi
Il filmato ebbe una storia curiosa. Inizialmente fu contestato dagli organizzatori, in quanto durante le riprese non compariva mai il carro vincitore, che era quello allestito da Porto Potenza Picena. La soluzione che alla fine fu trovata fu quella che, in mancanza di riprese specifiche del carro in oggetto, si limitarono a far vedere delle foto. In questo modo il filmato poté alla fine essere proiettato alla popolazione di Potenza Picena e Porto Potenza Picena, anche per coprire l’ingente spesa, che era stata di 206.000 lire. Anche nell’edizione dell’anno successivo, quella del 1958, presente l’Arabita di Fano (chiamata per la non disponibilità della Racchia di Sarnano), il comitato commissionò una pellicola, questa volta 16 mm, dando l’incarico alla Ditta F.lli Mammoli di Ancona.
L’attuale logo della Festa, una donna con vestiti tipici marchigiani, che sorregge un cesto carico d’uva, con sullo sfondo il Palazzetto del Podestà e la Torre Civica di Potenza Picena, si è iniziato ad utilizzare solo nel 1959 (in precedenza il logo era un Grappolo d’Oro), e si deve alla penna del Prof. Paolo Panazza (Macerata 24/5/1906 – Potenza Picena 27/2/1963), direttore della locale Scuola di Avviamento Professionale.
Il Prof. Lionello Bianchini e il Comm. Casimiro Scarfiotti
Origine: Potentia in Picenum, 184 a.C, dopo Monte Santo fino 1862 quando prende il nome attuale
Piramide de Mayo
Potenza Picena prende il nome dalla antica colonia romana Potentia distrutta nel corso del VI secolo. I superstiti avrebbero fondato sul colle vicino il borgo di Monte Santo (attuale centro storico). Nel porto, oggi Porto Potenza Picena, era stata costruita una torre per poter osservare le possibili invasioni; questa torre restaurata si innalza maestosa davanti al mare. La veduta panoramica di Potenza Picena è degna di commento: la sua forma circolare, il luogo dove si trova e la sua altezza, 237 mt. sul livello del mare Adriatico, ci permettono di contemplare diverse vedute: ad Est il mare, che non si stanca mai di ammirare, e Porto Potenza Picena; al Nord, Ovest e Sud, la campagna con i simmetrici solchi di aratura, che si alternano con alcuni capannoni industriali, e più in là, si stagliano le silhouettes, e di sera le luci, del Monte Conero e quelle delle città di Porto Recanati, Loreto, Castelfidardo, Recanati, Montelupone, Morrovalle e Monte Cosaro. Più in là, la cornice della catena dei Monti Sibillini, compresa negli Appennini Centrali. L’immagine che presenta l’interno della città è altrettanto interessante; come tanti paesi antichi d’Italia ha ancora una struttura architettonica medievale. Cominciamo con la ottocentesca piazza centrale, Piazza Matteotti, punto nevralgico della vita commerciale, amministrativa e bancaria, si distinguono la torre Civica, il Palazzo del Comune ed il Teatro Mugellini. Scendendo per le sue vie si possono osservare antiche e interessanti costruzioni, e le magnifiche chiese (1) ubicate in ogni rione della città; alcune strade sono solo pedonali, qualcuna di queste con scalinate, come Via Trento (212 scalini); Via Galiziano (124); Via Luca Spano (97); Via Masaniello (72) con un prolungamento perpendicolare verso Via Trento, senza scalini; Via Marsala (34) ; Via San Marco (29), Via Castelfidardo (28) e Vico Carradori, perpendicolare a Via Trento, dopo 5 scalini.
Ci sono anche le piazzette, come quella delle Erbe, chiamata così perché anticamente lì si trovava il mercato dove i contadini venivano a vendere i loro prodotti, e il Largo Leopardi, dove si erige una replica della “Piramide de Mayo” di 6 metri circa di altezza, omaggio dei potentini alla Repubblica Argentina. Di fronte a questa piramide si trova il belvedere (Pincio), sicuramente il punto più panoramico di Potenza Picena. Fuori le mura che cingono la città si erige la nuova Potenza Picena, con i suoi conventi e chiese (2) e una struttura edilizia moderna. Inoltre, sulla strada che conduce alla valle del Fiume Potenza, c’e il Santuario di San Girio (XIII secolo) e nel litorale di Porto Potenza Picena la Chiesa di S. Anna, Patroni della città. Esistono anche dei campi sportivi dove si svolgono moltissime attività, fra queste, l’hockey, il baseball e il calcio. Questi sono in linea generale i diversi aspetti che caratterizzano la nostra città, e che ci piace raccontare perché sempre ci affascinano.
1) Chiesa di S.Stefano; Chiesa di S. Giacomo; Convento dei Francescani (S. Nicolò o S. Francesco); Complesso di S. Agostino; Monastero delle Clarisse di S. Tommaso apostolo; Monastero Benedettine di S. Caterina in S. Sisto.
2) Chiese della Madonna della Neve e della Madonna delle Grazie e i conventi dei Cappuccini (S. Lorenzo) e degli Zoccolanti (S. Antonio da Padova)
IDIOMA CASTELLANO
Origenes: Potentia in Picenum, 184 a.C, luego Monte Santo hasta 1862 cuando toma el nombre actual Potenza
Piramide de Mayo
Picena toma el nombre de la antigua colonia romana Potentia que fue destruida en el curso del siglo VI; algunos sobrevivientes habrían fundado en los montes vecinos el pueblo de Monte Santo (actual centro histórico). En la costa, hoy Puerto Potenza Picena, construyeron una torre para vigilar a posibles invasores; esta torre, dos veces reestructurada, aún se alza majestuosa. Nuestra ciudad ofrece una panorámica externa digna de ser comentada. Debido a su forma circular, a su ubicación y a su altura, 237 m sobre el nivel del mar Adriático, pueden verse panoramas diversos como los que a continuación describimos: al Este el mar, que de por sí es una visión que no cansa y Puerto Potenza Picena; al Norte al Oeste y al Sur, la campaña con sus simétricos y ondulantes surcos de labranza, alternando con alguna planta industrial y más allá, las siluetas y de noche las luces, de Monte Conero y las ciudades Porto Recanati, Loreto, Castelfidardo, Recanati, Monte Lupone, Morrovale y Monte Cosaro, entre otras; más allá aún, en el horizonte, los picos más altos de la cadena de los Montes Sibillinos comprendida en Los Apeninos Centrales. La vista que presenta el interior de la ciudad no es menos interesante; al igual que tantas otras ciudades antiguas de Italia posee una atractiva línea edilicia propia del Medioevo. La plaza central, Piazza Matteotti, edificada en el siglo XVIII, es el punto neurálgico donde se desarrolla casi todo el movimiento administrativo, comercial y bancario; se ditinguen su Torre Civica, el Palacio del Municipio y el Teatro Mugellini. Bajando y transitando sus estrechas y sinuosas calles se pueden ver antiguas y bellas construcciones, algunas palaciegas, y sus magníficas Iglesias distribuidas en cada punto o barrio de este lugar. (1) Varias de las calles son peatonales y escalonadas, como “Via Trento” (212 escalones); “Via Galiziano (124); Via Luca Spano (97); Via Masaniello (72) con una prolongacion perpendicular hacia Via Trieste, sin escalones; Via Marsala (34); Via San Marco (29) ; Via Castelfidardo (28) y Vico Carradori, perpendicular a Via Trento, despues de 5 escalones. También pueden verse pequeñas plazas secas, entre ellas, “Piazzeta dell’ Erbe”, que antiguamente funcionaba como mercado porque los productores vendían allí sus productos; “Piazzeta Giácomo Leopardi”, donde se erige una réplica de la Pirámide de Mayo de 6 metros de altura, aproximados, homenaje de los potentinos a la República Argentina; enfrente, un mirador y un frondoso parque,”Il Pincio”, tal vez el mejor punto para apreciar una amplia perspectiva externa. Fuera de los históricos muros y puertas que rodean esta ciudad se alza y se extiende una nueva y pintoresca Potenza Picena, con sus conventos e iglesias (2) y una estructura edilicia moderna. Además, por una calle que conduce hacia el valle del Rio Potenza se encuentra el “Santuario di San Girio” (siglo XIII) y en el Puerto Potenza Picena la Iglesia de Santa Anna, ambos Patronos de la ciudad. Completan el panorama varios campos deportivos donde se desarrollan distintas actividades, entre ellas el hockey, el baseball y el futbol. Estos son, a grandes rasgos, los cambiantes paisajes que caracterizan a Potenza Picena y que nos place enumerarlos pues nos atrapan permanentemente.
1) Iglesias de San Stéfano y de San Giácomo; Convento de los Francscanos (San Nicolò o San Francisco); Complejo de San. Agustín; Monasterio delle Clarisse di San Tommaso apóstol; Monasterio Benedettine de Santa Catalina en San Sisto.
2) Iglesias de la Madonna della Neve y de la Madonna delle Grazie y los conventos de los Padres Capuchinos” (San Lorenzo) y de los Padres Zoccolanti (San Antonio de Padova),
PIRAMIDE DE MAYO
In via Yerbal 6249 della città di Buenos Aires, ha sede la “Società Potentina di Buenos Aires” fondata da residenti italiani oriundi di Potenza Picena (MC) Marche-Italia.
Nell‘anno 1967, quale gesto di gratitudine verso il paese che li accolse a braccia aperte quando decisero di emigrare, hanno deliberato di costruire una copia di dimensioni ridotte della Piramide di Mayo, interamente realizzata in marmo e abbelita da pannelli bronzei, opera dell’artista Giuseppe Asciutti.
La piramide è sormontata da una statua anchessa in bronzo, raffigurante la Libertà Argentina, realizzata da Mario Percossi, allora segretario della società. Fu inviata in dono al comune di Potenza Picena, che poi venne collocata in Piazza Leopardi, e dal 16 luglio 1967 ingentilisce il paesaggio potentino.
I membri del comitato direttivo furono: F. Fontinovo; D. Carestia: G. Giampaoli; G. Tanoni; M. Percossi; G. Scarpa; I. Carestia; L. Rossi; U. Linardi; A. Di Lello.
TRADUZIONE:
En la calle Yerbal 6249 de la Ciudad de Buenos Aires tiene su sede la “Sociedad Potentina de Buenos Aires”, formada de residentes italianos oriundos de Potenza Picena.
En el año 1967, cual gesto de gratitud hacia el pais que los recibió con los brazos abiertos cuando decidieron emigrar, acordaron construir una copia reducida de la Pirámide de Mayo, realizada integramente en mármol y adornada con paneles de bronze, obra del artista Giuseppe Asciutti.
En la parte superior una estatua de bronze, que representa la Libertad Argentina, producto del artista Mario Percossi, en ese entonces secretario de la sociedad. Donada la pirámide al municipio de Potenza Picena fue instalada en la plaza Giacomo Leopardi el 16 de julio de 1967 y desde esa fecha forma parte del paisaje potentino. Los nombres de los miembros del comité directivo de la Sociedad Potentina que intervinieron en este hecho fueron: F. Fontinovo; D. Carestía; G. Giampaoli: G. Tanoni; M. Percossi; G. Scarpa; I. Carestía; L. Rossi; U. Linardi; A. Di Lello.
Si ringrazia il dott. Roberto Domenichini per la consulenza
POTENZA PICENA
Provincia: Macerata
Superficie: 48,2 kmq
Altitudine: 237 m
Abitanti: 15.200
Origine del nome: da Potentia,
antica colonia romana sorta nel
184 a.C.; antico insediamento
di popolazione Picena.
Nomi degli abitanti: potentini
Patroni: S. Stefano (26 dicembre)
S. Girio (25 maggio)S. Anna (26 luglio)
L’11 Giugno 1984 moriva a Padova Enrico Berlinguer, Segretario del PCI.
Questo articolo è un omaggio ad un grande italiano da parte di chi quel giorno a Roma, al suo funerale, era presente e può testimoniare la partecipazione di tantissimi cittadini addolorati per la scomparsa di un uomo apprezzato non solo dai suoi compagni, ma anche da tutti gli italiani.
Viviamo in un’epoca in cui si sta perdendo la memoria storica degli avvenimenti e dei personaggi più importanti.
La pubblicazione delle prime pagine dell’Unità di quei drammatici giorni del 1984, il filmato del funerale che si è svolto a Roma il 13 Giugno crediamo possano essere utili, in particolare ai più giovani che non hanno vissuto quei momenti, per capire una pagina importante della nostra storia.
Anche molti cittadini di Potenza Picena parteciparono il giorno 13 Giugno 1984 al funerale di Enrico Berlinguer a Roma. Nella foto Polo Onofri.